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venerdì 20 marzo 2026

SCRITTRICI PER UN PITTORE


Autoritratto del pittore

Testi ispirati alla mostra personale di Emilio Palaz presso il Gruppo Culturale Bagutta a Milano in Corso Garibaldi 17, tenutasi dal 14 febbraio a primo marzo 2026.
 
Giorgia



Accanto a ciò che rimane della storica struttura di quel che fu il Teatro Fossati, c’è un luogo adibito alle mostre d’artisti. In queste settimane i quadri alle pareti raccontano il talento di ritrattista di Emilio Palaz. Guardo il dipinto che più mi ha colpita, seppure ognuno ha una propria fascinazione. Il nome, Giorgia. Osservo la giovane donna seduta. Immediatamente il mio sguardo diventa pensiero. È Carmen, opera in quattro atti di Georges Bizet. E così il dipinto diventa Opera, l’arte si esplicita nelle due espressioni artistiche, il pittore e il compositore, e nella posa della modella: atteggiamento anticonformista, libertà assoluta, fissata in un momento non convenzionale. L’abito nero con la scollatura da cui emerge parte del seno, la spallina che scivola lungo il braccio destro, scalza e scarmigliata. Suggestivo il contrasto fra il tessuto d’un giallo luminoso che copre il pavimento sul quale sono posati piccoli oggetti di ceramica e il buio della parete di fondo. Emilio Palaz è come sempre il Maestro, talento creativo, artefice di bellezza! 
Giovanna Ferrante
  

Ilaria


 
“Bello il quadro. Bella tu”.
“Tutto qui?”
“Bravo il pittore. Brava la modella”.
“Tutto qui?”
Non aveva saputo aggiungere altro. Allora.
 
Entra in casa. La chiama, attende una risposta. Come sempre spera di sentire la sua voce. Invece come sempre il silenzio. Si abbandona sul divano. Chiude gli occhi e per un attimo pensa a lei bambina: arguta, caparbia, pronta a chiedere il perché di ogni cosa, e ancora il perché del perché. A stare sulle sue spalle per arruffargli i ricci e ridere con mani e sguardo al cielo azzurro. Che adorava. Apre gli occhi. Non vuole ricordare il dolore tremendo quando era andata via di casa. Progetti di lavoro l’avevano portata prima a San Francisco e poi a Sidney. Sempre più lontano. E lei forse troppo giovane per un padre forse troppo vecchio. E solo. Che si era aggrappato alla sorpresa che un giorno gli avrebbe fatto. Il suo ritorno? Chissà quando? Si alza. Vuole guardarla. E cosa vede di fronte a sé? Il drappo azzurro? No, il suo cielo, libertà sconfinata.
I lunghi capelli castani, lisci e luminosi? No, le strade che sta percorrendo per raggiungere la meta. Lo sguardo intenso con un accenno di sorriso? No, la tenacia. E quella posa elegante quasi carezzevole avvolta dall’abito nero?
Chi ha detto che la tenacia è fredda?
La poltroncina vecchia… macché vecchia, antica? La casa, la sicurezza, lui, proprio lui che voleva tenerla accanto a sé. Per proteggerla. E la rosa rossa? Amore, passione… rispetto. E una rosa è una rosa, si sa. E lei è quello che è diventata: una donna che con mano leggiadra scosta i capelli e con l’altra stringe forte la rosa. 
Sente la propria voce pronunciare un nome: Ilaria.
 
Elena Maria Sangalli
26/02/2026
 
Ilaria
[mora capelli lisci vestito nero con una rosa rossa in mano]


 
Mi perdonerà la modella in questione se dico questa cosa: ha proprio il volto da Ilaria. Ilaria è buona e affidabile, è timida ma anche intelligente e furba. Ilaria sa quello che vuole, perché a guardarla bene Ilaria è seduta sul palchetto di un grande teatro dell’Opera, e sta aspettando il suo grande amore. Ilaria guarda la folla dal suo palchetto dello splendido Gran Teatro dell’Opera. Ad affacciarsi di sotto, si vede un variegato viavai di persone che cercano rumorosamente i propri posti a sedere, commentano la maestosità del sipario chiuso, si salutano dopo anni. Ilaria si gode quel vociare scomposto, distorto dall’eco della galleria, prima del silenzio. L’Opera le ha sempre messo malinconia, ma la malinconia quella buona, che risveglia ricordi e ti fa assaporare la vita. Il suo sguardo si perde mentre gioca con la sua rosa rossa. È la prima volta che vede un’Opera dal vivo. È stata secoli davanti all’armadio a scegliere il vestito adatto. “Prét” dice un giovane uomo dietro di lei annunciandosi, “C’era una lunga fila al caffè”. Si siede trafelato, si sistema la sciarpa di seta bianca e le dà un bacio, “Ti stanno bene i capelli, amore. Ti piace il fiore che ti ho regalato?”
“Moltissimo” risponde Ilaria voltandosi verso di lui.
“Sono contento”
Le luci si abbassano.
“Oh, si comincia!” dice l’uomo, e le cinge le spalle.
 
Eleonora Di Vico