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sabato 28 marzo 2026

UN CAPPIO AL COLLO
di Romano Rinaldi
 


I miei recenti ragionamenti sulla “politica internazionale” (1) riguardo le guerre ereditate e soprattutto promosse dalla presente amministrazione americana, potrebbero sembrare incompleti non facendo riferimento a motivazioni addotte o presunte, per le attività belliche recentemente intraprese contro l’Iran. Le motivazioni israeliane sono arcinote ed esplicitate dallo stesso Netanyahu già da molti anni. Si tratta della pretesa di espansione territoriale (lo “spazio vitale”: ricorda qualcosa?) tesa ad occupare tutta l’area “biblica” di Israele senza alcuna considerazione riguardo le popolazioni che in quell’area vivono da migliaia di anni e comunque ben prima che venisse istituito lo Stato di Israele, sotto l’egida dell’ONU, su una porzione del territorio di Palestina. Oltre ad assicurarsi che Stati ostili limitrofi siano inoffensivi o resi tali mediante azioni di guerra. Viceversa, le motivazioni addotte da Trump inizialmente riguardavano la crudele repressione del dissenso operata sul suo popolo dal regime teocratico in Iran e il dichiarato intento di rovesciare quel regime per sostituirlo con un governo più “democratico”. Questo evidente bluff ripeteva lo schema Venezuela per filo e per segno ed in effetti si è puntualmente ripetuto anche il seguito, con la teocrazia saldamente al suo posto con tutte le sue milizie di controllo della popolazione e l’esercito a salvaguardia del sistema. Così come per il Venezuela è subito emersa la vera posta in gioco ma di dimensioni talmente enormi da non potersi paragonare. L’Iran rappresenta infatti un produttore di idrocarburi tra i più importanti al mondo con destinazione della produzione in gran parte verso il continente asiatico. Questo sarebbe dunque l’obiettivo finale: mettere sotto controllo la produzione e la distribuzione di questa enorme risorsa energetica a carattere globale. Un’operazione di una vastità e ambizione che supera di gran lunga qualunque immaginazione persino di un megalomane patologico come Trump. 


Isola Kharg

Se non fosse che, la simbiosi con Netanyahu gli ha fatto intravedere una possibilità di riuscita, perlomeno nella primissima fase dell’operazione con l’eliminazione fisica della guida suprema Ali Khamenei. Alla quale, nella sua immaginazione, Trump sperava sarebbe seguita una rivolta popolare in grado di rovesciare il regime nel suo insieme. Evidentemente una pia speranza basata sul nulla, non certo su qualche analisi che avrebbe facilmente potuto fornire lo stesso alleato israeliano. Trump è noto e se ne vanta molto, per essere un “deal maker” un creatore di accordi (tra lui e il malcapitato interlocutore). Il fatto è che il suo metodo è quello tradizionalmente adottato nei sistemi malavitosi e consiste nel mettere un cappio (metaforico) attorno al collo dell’interlocutore in virtù della forza che può dispiegare e minacciarlo di qualsiasi nefasta conseguenza finché non soggiace alle sue richieste. Mutatis mutandis, è esattamente lo stesso metodo adottato nei confronti degli alleati coi dazi sugli scambi commerciali, così come i tentativi di annessione del Canada, della Groenlandia e presto di Cuba.
Nel caso dell’Iran però il boccone è molto grosso e la resistenza del regime con la capacità di contrattaccare sui Paesi del Golfo produttori di risorse energetiche altrettanto imponenti ma stavolta dirette soprattutto verso l’occidente, sta creando una situazione “imprevista” che sta dando parecchio filo da torcere al “deal maker”. Una situazione probabilmente prevista e forse anche propiziata dall’astuzia dell’alleato israeliano che deve appoggiarsi alla potenza di fuoco delle forze armate americane per perseguire il suo obiettivo di stroncare la potenza militare del nemico.



Ecco, dunque, che si profila uno scambio di collo per quel cappio che sta roteando, ormai mosso da moto proprio, sui cieli del Medio Oriente. Per questo motivo Trump sta chiamando a gran voce tutti gli (ex) alleati NATO a fornire altri possibili bersagli per il cappio, cercando disperatamente di salvare il suo collo. Dimenticando quante ne ha dette e fatte per rendere tutti questi Paesi non solo diffidenti ma più che legittimamente contrari alle sue ambizioni e metodi per soddisfarle.
Volendo restringere il campo degli alleati NATO a chi non ha ancora espresso chiaramente una posizione contraria al modus operandi di questa amministrazione americana, anzi ostenta una pericolosa prossimità con Trump, c’è da essere molto preoccupati per il nostro Paese (o Nazione che dir si voglia!). Non vorrei che, gira-gira, il cappio finisse intorno al collo più leggiadro di tutto il cucuzzaro!



N.B.: L’assonanza con le parole “leggi” e “ladro” è puramente casuale. 
(1) R. Rinaldi “Odissea” 25/3/2026
https://libertariam.blogspot.com/2026/03/politica-internazionale-di-romano.html?m=1