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martedì 28 aprile 2026

A PROPOSITO DEL CORTEO DEL 25 APRILE A MILANO
di Rosella Simone


 


Ci sono giunti diversi scritti sul 25 Aprile di Milano, soprattutto da fuori. Abbiamo scelto di pubblicare le note del musicista Aldo Bernardi e del poeta e critico letterario Adam Vaccaro. Per il resto, questo scritto di Rosella Simone  basta e avanza, e soprattutto smentisce tutte le falsità che se ne sono scritte. I cartelli della Brigata ebraica hanno sfilato liberamente e sono stati applauditi. I provocatori che inneggiavano ai massacratori criminali (Trump, Netanyhau, Reza Pahlavi), erano quattro gatti e non si è permesso loro di sporcare il corteo.



Io c’ero e invece di fermarmi al punto di raduno mi sono portata in testa risalendo il flusso, ma arrivata all’incrocio di corso di Porta Venezia e via Senato la strada è bloccata da un cordone di polizia, non propriamente attrezzato da guerriglia tipo Genova 2001, ma, comunque, con scudo antisommossa e bastone. Mi fermo perché la cosa è molto curiosa: in più di sessant’anni di onorata partecipazione a cortei vari è una cosa che non avevo mai visto, ed è: o molto stupita o creata ad arte, una sorta di teatro a beneficio della propaganda. Davanti ci sono pochi manifestanti dietro la moltitudine con i camion con la musica, i gruppi con i tamburi, centri sociali, ProPal, Ebrei ed ebree contro il fascismo, l’Anpi… e, proprio di fronte ai poliziotti, dietro di me, che ormai sto in mezzo a vedere come la faccenda va a finire, un gruppo che inalbera piccoli cartelli neri con scritti in bianco tutti i nomi dei campi di sterminio nazisti. 
A uno con la bandiera rossa chiedo: “Perché ci hanno fermato?”. “Hanno fatto entrare la brigata ebraica”, mi risponde. “Come, non sono questi qua dietro?”, commento sorpresa. “No, sono quelli lì davanti”. Guardo ed effettivamente davanti, oltre il cordone di polizia, c’è un gruppetto formato da Forza Italia, le bandiere dell’Iran dei tempi del tiranno Reza Pahlavi, una bandiera ucraina, bandiere israeliane, una bandiera statunitense, qualche cartello in onore di Netanyahu. Il solito baraccone, penso. C’è dal 2004, una invenzione dell’allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi, immagino in combutta con Ariel Sharon, allora presidente in Israele. Coppia formidabile di inventori di provocazioni e di “burlesque”. 
Il fatto è che questo scherzetto poteva finire molto male. Il cordone di polizia aveva evidentemente l’ordine di tenere bloccato il corteo ma di far passare alla spicciolata i dimostranti. Sperando che intimoriti se ne andassero? Il fatto è che non se ne sono andati e, alla fine, il cordone di polizia era “circondato” davanti e dietro da dimostranti, e non era un bel vedere. Da un punto di vista dell’ordine pubblico era la cosa più stupida che potessero fare. È vero che nelle strade adiacenti, come ho potuto constatare in seguito, c’erano, al solito, parcheggiati parecchi altri blindati ma, questo resta il punto più opaco. Farli entrare prima del tempo, lasciarli bloccati per 90 minuti circondati su tutti i lati, poi estrarli non è gestione dell'ordine pubblico, è teatro. L’ipotesi più benevola è incompetenza. La meno benevola è che si volesse produrre esattamente quelle immagini: la polizia che “protegge gli ebrei” dai manifestanti di sinistra. Immagine che servirà probabilmente al governo ma distrugge l’immagine della polizia, costretti a raggrupparsi in quadrato e sperare di uscirne indenni. Cosa che è successa, fortuna loro e nostra, soprattutto per la intelligenza dei partecipanti al corteo che avevano chiaro, e lo hanno dimostrato senza necessità di esibizionismi, che sapevano con chiarezza la differenza tra antisionismo e antisemitismo, che non erano cascati nella sperata manipolazione semantica e neanche in quella diretta che avrebbe potuto finire male, bastavo un solo imbecille da parte dei passanti, dei partecipanti o della polizia. Non posso non ricordare l’agente ventinovenne a Torino al corteo per Askatasuna che, preso dal panico, se è lanciato in avanti da solo, evidentemente non aveva retto alla tensione ed era scattato nonostante gli ordini fossero ben diversi, e così facendo mettendo a rischio l’incolumità sua e di tutto un corteo. Entrambe azioni assolutamente vietate dalle tattiche di piazza, tanto che si potrebbe malevolmente pensare che il governo Meloni mandi senza troppi riguardi la polizia allo sbaraglio e a fare brutte figure. Il corteo era pacato, saggio, fiero e lieto di sé e, soprattutto, consapevole e infatti ha applaudito le “ebree e gli ebrei contro il fascismo”, fischiato la brigata ebraica che è vero che è esistita, tre mesi nel 1945 insieme agli inglesi che l’avevano inventata per creare quella bella confusione che ancora oggi porta devastazione e morte. La solita politica del caos che fa tanto comodo ai capi totalitari vecchi e nuovi.