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domenica 12 aprile 2026

LE SUTURE DI SCARAMUZZA
di Tiziana Canfori
 

Gabriele Scaramuzza

Ci si aspetta, forse correttamente, che a parlare di un libro appena uscito sia un lettore esterno e disinteressato, immaginando che la distanza restituisca una lettura imparziale. Nel mio caso non è così, lo dico subito: ho collaborato con l’autore e ho anche costruito con lui un capitolo del libro. La mia è l’opinione di un “abitante” del libro, che ne scrive dall’interno. Fatta la doverosa premessa, ecco le mie impressioni su Suture di Gabriele Scaramuzza. Il libro raccoglie interventi in parte provenienti da pubblicazioni precedenti e ripete la formula spezzettata che contraddistingue altri libri di Scaramuzza: ricordi, impressioni, letture, riflessioni. A riunire queste pagine sparse è un titolo che dà unità al tutto e regala una prospettiva di lettura appassionante: sutura è qualcosa di volontario, la ricomposizione di due margini, il desiderio di risanare, di capire. Nella sutura c’è fatica, intelligenza, dolore e rispetto; per questo il richiamo all’arte del Kintsugi, citato nella premessa, è suggestivo e calzante. L’arte della sutura è l’arte del vivere, in fondo, del trasformare la sconfitta in un passo avanti, una difesa dell’esistenza, ma a ricordare questa vittoria resta comunque una cicatrice che l’oro non nega.
La prima cosa di Suture che s’incontra è la copertina: una “Girandola-segnavento” di Giancarlo Consonni, ultimo regalo dell’artista recentemente scomparso. L’immagine non descrive una ricucitura, ma piuttosto quanto nel libro è processo di interpretazione e ricomposizione: la girandola di Consonni, nel suo disegno limpido, è una relazione, un equilibrio, un aggiustamento… Mi emoziona ricordare che l’autore di questa copertina ha dato prova in passato di essere uno dei lettori più attenti e sensibili degli scritti di Scaramuzza. Una combinazione di anime forse non casuale. All’interno un indice che in parte ripercorre i grandi amori di Scaramuzza: la Shoah e la cultura ebraica, Kafka, Verdi, i ricordi, gli studi, le riflessioni sulla spiritualità e sulla morte. C’è qualcosa di antico, per chi conosce l’autore, ma presto si scopre che c’è anche il nuovo, ed è proprio nelle suture, nel collante che accoglie questi pensieri e li tiene in equilibrio. Il lettore può quindi percorrere il libro come un esercizio di pensiero, saltando fra argomenti diversi e cercando anche nel proprio modo di leggere la scintilla di una riflessione vivace, quasi in dialogo con l’autore. E infatti a molte delle cose scritte viene voglia di rispondere, come ho avuto l’occasione di fare io con il contrappunto in “Qual figlia m’abbracciate…”.
Coinvolgenti, a mio avviso, gli interventi su Kafka, dove cercare l’equilibrio è anche accettare coraggiosamente domande aperte, che restano senza soluzione.
Fra i molti ambiti delle suture di Scaramuzza, insieme alle profonde radici culturali, emerge una vitalità che rende dinamici ed empatici i rapporti con personaggi, autori, forme di pensiero; una vivacità che attrae e invita al confronto. Perché le suture, quelle vere, si fanno nella carne viva.


 
Gabriele Scaramuzza
Suture
Mimesis Edizioni 2026
pp. 128, € 14,00