Ci si
aspetta, forse correttamente, che a parlare di un libro appena uscito sia un
lettore esterno e disinteressato, immaginando che la distanza restituisca una
lettura imparziale. Nel mio caso non è così, lo dico subito: ho collaborato con
l’autore e ho anche costruito con lui un capitolo del libro. La mia è
l’opinione di un “abitante” del libro, che ne scrive dall’interno. Fatta la
doverosa premessa, ecco le mie impressioni su Suture di Gabriele
Scaramuzza. Il libro raccoglie interventi in parte provenienti da pubblicazioni
precedenti e ripete la formula spezzettata che contraddistingue altri libri di
Scaramuzza: ricordi, impressioni, letture, riflessioni. A riunire queste pagine
sparse è un titolo che dà unità al tutto e regala una prospettiva di lettura
appassionante: sutura è qualcosa di volontario, la ricomposizione di due
margini, il desiderio di risanare, di capire. Nella sutura c’è fatica,
intelligenza, dolore e rispetto; per questo il richiamo all’arte del Kintsugi,
citato nella premessa, è suggestivo e calzante. L’arte della sutura è
l’arte del vivere, in fondo, del trasformare la sconfitta in un passo avanti,
una difesa dell’esistenza, ma a ricordare questa vittoria resta comunque una
cicatrice che l’oro non nega. La prima cosa di Suture
che s’incontra è la copertina: una “Girandola-segnavento” di Giancarlo
Consonni, ultimo regalo dell’artista recentemente scomparso. L’immagine non
descrive una ricucitura, ma piuttosto quanto nel libro è processo di
interpretazione e ricomposizione: la girandola di Consonni, nel suo disegno
limpido, è una relazione, un equilibrio, un aggiustamento… Mi emoziona
ricordare che l’autore di questa copertina ha dato prova in passato di essere
uno dei lettori più attenti e sensibili degli scritti di Scaramuzza. Una
combinazione di anime forse non casuale.All’interno un indice che in
parte ripercorre i grandi amori di Scaramuzza: la Shoah e la cultura ebraica,
Kafka, Verdi, i ricordi, gli studi, le riflessioni sulla spiritualità e sulla
morte. C’è qualcosa di antico, per chi conosce l’autore, ma presto si scopre
che c’è anche il nuovo, ed è proprio nelle suture, nel collante che accoglie
questi pensieri e li tiene in equilibrio. Il lettore può quindi percorrere il
libro come un esercizio di pensiero, saltando fra argomenti diversi e cercando
anche nel proprio modo di leggere la scintilla di una riflessione vivace, quasi
in dialogo con l’autore. E infatti a molte delle cose scritte viene voglia di
rispondere, come ho avuto l’occasione di fare io con il contrappunto in “Qual
figlia m’abbracciate…”. Coinvolgenti, a mio avviso, gli
interventi su Kafka, dove cercare l’equilibrio è anche accettare
coraggiosamente domande aperte, che restano senza soluzione. Fra i molti ambiti delle suture
di Scaramuzza, insieme alle profonde radici culturali, emerge una vitalità che
rende dinamici ed empatici i rapporti con personaggi, autori, forme di
pensiero; una vivacità che attrae e invita al confronto. Perché le suture,
quelle vere, si fanno nella carne viva.
Gabriele Scaramuzza Suture Mimesis Edizioni 2026 pp. 128, € 14,00