Caro Angelo, in fondo,
basterebbe non presentarsi ai premi e ai concorsi, tutti pilotati dalle case
editrici o influenzati da correnti interne, come si sa da
sempre. Quando nel 24 la giuria tecnica dello Strega ha proposto il
mio Quanto di storia allo Strega poesia, mi sono affrettata ad
auto-escludermi, come ho sempre chiesto di fare a tutti i miei editori
(Einaudi, Saya, Animamundi, compreso l’ultimo Ignazio Pappalardo). Ti dirò che nutro
la stessa diffidenza per le antologie a tema, con contributi a più voci, che mi
sembrano più che altro operazioni commerciali o di presenzialismo personale.
Può darsi che alla base del mio atteggiamento ci sia soprattutto una
scontrosità del carattere o una timidezza genetica, per cui non sono mai salita
su un palcoscenico in vita mia, e non ho mai fatto una lettura pubblica dei
miei versi, ma tutte queste competizioni letterarie, le inimicizie, il fango
gettato a manate sugli altri, le consorterie in difesa e in attacco: vale
davvero la pena? Va be’ che Michele Mari prende a pugni i recensori malevoli e
Bontempelli e Ungaretti si sono sfidati a duello, però guastarsi il sangue per
la letteratura, con tutto il male che ci perseguita ovunque, non ti pare
eccessivo? Un caro
saluto, Alida.