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domenica 17 maggio 2026

CONTROCANTO
di Davide Santi
 
Davide Santi

L
a melodia singola basta a se stessa. Il controcanto aggiunge una seconda voce, e l’ascolto si sposta: non seguiamo più una linea, ma la relazione tra le linee. Per questo è l’inizio della musica in senso completo: trasforma il monologo in dialogo. Accade a partire dal IX secolo, nei monasteri. I monaci cantano il gregoriano, e qualcuno comincia a sovrapporre una seconda voce che si muove libera intorno alla prima. Non è più una preghiera unanime: è un intreccio. Due voci che parlano insieme, e ciò che conta è ciò che accade tra loro. Di lì, secolo dopo secolo, il dialogo si fa più fitto: contrappunto, polifonia rinascimentale, Bach. Una voce chiama, un’altra risponde. Lamusica diventa relazione. Nel tempo, il controcanto ha assunto molte forme e significati. Non è solo la seconda voce: sono i compositori stessi a cercare il dialogo nascosto. Monteverdi e più tardi Bussotti, scrivono linee che si muovono in rottura con il passato, tracciando percorsi nuovi. Nel jazz, Benny Goodman crea un controcanto sociale: mette insieme musicisti bianchi e neri in un’epoca in cui erano rigidamente separati. La musica da film – a volte considerata di serie B rispetto alla tradizione classica – viaggia su un binario parallelo, dialogando con la musica “accademica” senza mai esserle subordinata. E poi ci sono strumenti e voci che raramente guidano la melodia – la viola, il mezzosoprano – ma sono essenziali per creare lo spazio in cui le linee si intrecciano e si rispondono. Oggi le voci si moltiplicano, e il dialogo potrebbe diventare un intreccio complesso. Invece la musica spesso si semplifica, riduce le tensioni, quasi si svuota. Eppure in ogni epoca lo spazio tra canto e controcanto ha raccontato la società e le sue tensioni: armonie distese, contrapposizioni aspre, voci che si cercano o si ignorano. Le ragioni del controcanto ci portano in un mondo ricco di idee. Perché la ricchezza non sta nella voce sola, ma in ciò che nasce nel mezzo.