LO STATO PONTIFICIO E LE PATRIE LETTERE di
Michele Fabbri
Ivan Pozzoni,
originale figura di guastatore poetico, si è già messo in luce con vari
interventi mirati a un rinnovamento del mondo letterario e in particolare della
poesia contemporanea che appare impantanata in una condizione di impotenza
rispetto all’ambizione della parola di poter intervenire sul mondo. Il
titolo dell’ultima raccolta di Pozzoni, Lo Stato Pontificio
(2026), rimanda a una metafora storica che contestualizza il discorso
nell’ambito di un auspicato nuovo “Risorgimento”: da una parte le caste
clerico-nobiliari dell’Ancien Régime, dall’altra le rivendicazioni di
forze emergenti che aspirano ad aprire nuove visioni del mondo.Leggendo
il lavoro di Pozzoni, l’impressione è quella di un’opera di grande originalità
in cui l’elemento che emerge maggiormente è un’ironia corrosiva che attacca la
credibilità di un mondo letterario, e specialmente poetico, che sopravvive in
cerchie chiuse di autori-autolettori che sostanzialmente non hanno pubblico,
scrivono per se stessi e non riescono a parlare alla società contemporanea. Nel
quadro generale di una grande povertà di idee e di stimoli, un’opera come Lo
Stato Pontificio cerca di offrire una via d’uscita da questo desolante
grigiore.
Pozzoni
accenna anche al clima di conformismo generato dalla piaga purulenta della
correttezza politica: «Se
scrivo froci e ricchioni mi bannano». La
metafora dello Stato Pontificio è in questo caso davvero congruente, visto che
gli intellettuali oggi si caratterizzano per lo più come casta clericale che
nasconde la sua mediocrità dietro una Santa Inquisizione che vigila solerte su
pensieri, parole, opere e omissioni… L’Ancien
Régime letterario si è così costruito una potente blindatura per
fronteggiare gli stili di pensiero che cercano di aprire le menti attraverso il
confronto col mondo reale! Ma
lo “Stato Pontificio” di cui parla Pozzoni non è fatto solo di libertà vigilata
delle coscienze, è anche lo stanco trascinarsi di un filone poetico
lirico/elegiaco ormai estenuato e avulso da una realtà che diventa di giorno in
giorno sempre più distopica e che delinea un orizzonte che si potrebbe
definire, parafrasando Nietzsche, “disumano, troppo disumano”… A
fronte delle sfide antropologiche del nostro tempo la poesia sembra avere poco
da dire, in parte per lo spirito radicalmente impoetico della società dei
consumi, in parte per l’incapacità della classe intellettuale di cogliere la
posta in gioco esistenziale del nostro tempo profondamente disorientato.
La
scrittura di Pozzoni ha ormai caratteristiche ben definite: versi liberi lunghi
dall’aspetto magmatico che tuttavia non rinunciano a una musicalità
strutturata, con rime generalmente baciate o alternate, e occasionalmente anche
con altri schemi. Il linguaggio è straordinariamente ricco e attinge a un
lessico variegato che opera un saccheggio semantico in svariati territori. Si
va dalle citazioni colte dei grandi classici ai gerghi tipici dei social, la
scelta delle parole spazia dalla lingua quotidiana a numerosi inserti in
inglese e in altre lingue straniere, fino ad arrivare a irriverenti incursioni
nel vocabolario porno… Il
tutto è mescolato con richiami settoriali agli autori di poesia contemporanea e
anche a editori, riviste, siti internet noti ai lettori di poesia, come Nazione
Indiana, Le Parole e le Cose, Atelier… Sempre
grande è l’abilità di Pozzoni nei giochi di parole che danno ritmo al discorso
poetico: «La
cirrosi empatica: sono anti-patico come un portellone anti-panico». L’opera
di Pozzoni presuppone lettori onnivori ed estremamente colti, che siano in
grado di decodificare l’insieme dei riferimenti trasversali di cui è ricca la
sua scrittura: il lettore si trova di fronte a dispositivi retorici che hanno
effetti di sorprendente originalità. Pozzoni, che definisce la sua proposta
poetica come “tardomodernismo”, porta i lettori verso una estetica della
dissonanza che può essere feconda di sviluppi in uno scenario cimiteraile come
quello della cultura contemporanea.
Quale
può essere il senso delle Patrie Lettere nel XXI secolo ormai inoltrato? In
effetti c’è da chiedersi che ruolo possa avere la letteratura se concepita
secondo modalità che appaiono superate. Come lo stesso Pozzoni ha proposto in
suoi precedenti interventi, sarebbe il caso di ripensare alle stesse modalità
di fruizione del testo. La tradizionale diffusione con libri e riviste può
essere opportunamente affiancata da iniziative che possono andare dall’utilizzo
delle tecnologie digitali, alla performance, alla disseminazione di
testi effettuata con varie modalità… La
Repubblica delle Lettere abbisogna di una ventata di aria nuova: questa
raccolta di Pozzoni è un pamphlet abilmente confezionato, caratterizzato da un
taglio dissacrante che fa l’effetto di un colpo di frusta su una società
letteraria intorpidita da decenni di immobilismo.
Ivan
Pozzoni Lo
Stato Pontificio Edizioni
Divinafollia, 2026 Pagine
58 - €12