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martedì 5 maggio 2026

DAL NOMOS AL KAOS  
di Franco Astengo
 


Riprogettare le coscienze e la società.
 
Roberto Ciccarelli (‘il Manifesto’ 3 maggio) analizza il testo di Kaos il nuovo libro di Massimo Cacciari e Roberto Esposito sviluppando il suo ragionamento sui termini che i due autori individuano nella distruzione del "Nomos" e nel Kaos il punto di frontiera dove il mondo si è inabissato in una guerra civile mondiale, la politica scompare dietro l'efficienza interessata degli algoritmi, mentre si rafforzano i riferimenti al sangue, all'identità e al patrimonio.
Non basta però affrontare il Kaos acconciandosi con l'espressione del "senso del limite" dentro ai confini stabiliti dai canoni novecenteschi. Il Kaos ha dentro gli arcaismi ipertecnologici dei nuovi fascismi: questo fatto necessita - appunto - una "riprogettazione della società" considerandolo (come del resto Cacciari sostiene da tempo, forse da "Krisis") fase ambivalente oltre la dissoluzione del Nomos, quale "grembo generativo per ogni possibile ordine futuro". All'idea del "riprogettare la società" andrebbe però anteposta l'idea del "riprogettare la coscienza" quale punto di affrontamento del nodo "individuo/collettivo": nodo che è saltato dall'epoca del passaggio dall' "homo faber" all'uomo-consumo.
Non basta quindi il "senso del limite" (come nell'ipotesi ecologista ed eco-socialista) e non è certo sufficiente una riproposizione della società socialista raccolta attorno al vecchio intreccio "socialismo e democrazia".
Vale la conclusione dell'articolo di Ciccarelli "Il compito di un pensiero politico è passare da una scienza del limite (cioè la resistenza) verso una prassi istituente (cioè la creazione")."
Rimane attuale il tema della lotta di classe a partire dai rapporti sociali di produzione al fine di creare soggettività capaci di progettare e sostenere una nuova transizione? Questa domanda è ancora valida? Difficile disporre di risposte efficaci.



Nello stesso giorno, 3 maggio, della pubblicazione dell'articolo di Ciccarelli nel merito del libro di Cacciari e Esposito sulle colonne della ‘Lettura del Corriere della Sera’ il politologo Mark Leonard mette in guardia l'Occidente: "Il consenso sulle regole non tornerà più (di conseguenza il Nomos n.d.r)  cambia tutto in base a quattro agenti: capitale, clima, tecnologia, civiltà."
Leonard allora distingue tra "architetti" ed "artigiani". Un confronto che si colloca ben oltre il confronto tra Oriente e Occidente, tra autocrazie e democrazie.
La scommessa dei prossimi tempi, almeno ad avviso di chi scrive, sarà sul ruolo degli architetti: gli architetti del pensiero dovranno tornare a lavorare in termini storici immaginando il mondo come dovrebbe essere e in quale mondo si potrà fornirgli nuova forma come era avvenuto nel grande confronto tra '800 e '900. Guardare cioè alle forze profonde che stanno trasformando l'orizzonte umano, riaprendo così il discorso della transizione dal Kaos. Quelli che potevano apparirci come i punti-cardine di un progetto adesso possono essere considerati soltanto elemento di partenza: Pensiamo alla democrazia. Una questione sulla quale è necessario dimostrarsi estremamente chiari nelle nostre espressioni. In precedenza all’esplosione dell’emergenza sanitaria la democrazia liberale appariva già in forte difficoltà (svaniva allora il sogno della "fine della storia).
È urgente rinnovare un tentativo di transizione dal Kaos partendo da un punto fermo: l'inevitabilità di ricostruire una coscienza e una volontà politica, prima ancora di elaborare (e indicare) una proposta di società. Assieme ricostruire la coscienza dell'io penso e la coscienza morale, il pilastro dell'etica. Ferma restando però la necessità della battaglia politica quotidiana attorno all'esistente e al contingente da condurre prioritariamente per l'affermazione dei principi costituzionali che rimangono traccia intangibile da considerare elemento concreto del progetto di transizione dal Kaos.



La difesa dei principi costituzionali e la lotta politica immediata rappresentano una necessità che non si intende negare: sarà l'intreccio tra la battaglia politica quotidiana anche negli aspetti maggiormente legati ai "rami bassi" e la definizione dell'orizzonte a stabilire i termini di una possibile transizione da muovere in una complessità che segnerà comunque il passaggio della storia evidenziando colossali contraddizioni.
La coscienza della propria appartenenza e la volontà politica di determinare il cambiamento rimangono fattori insuperabili e necessari come motore di qualsivoglia iniziativa della trasformazione dello stato presente delle cose.
Attenzione però lo stato presente delle cose va cambiato sia nel senso della condizione oggettiva della nostra esistenza sia in quello dell'assunzione di una consapevolezza soggettiva del vivere con gli altri.