Riprogettare le coscienze e la
società. Roberto
Ciccarelli (‘il Manifesto’ 3 maggio) analizza il testo di Kaos il nuovo
libro di Massimo Cacciari e Roberto Esposito sviluppando il suo ragionamento sui
termini che i due autori individuano nella distruzione del "Nomos" e
nel Kaos il punto di frontiera dove il mondo si è inabissato in una guerra
civile mondiale, la politica scompare dietro l'efficienza interessata degli
algoritmi, mentre si rafforzano i riferimenti al sangue, all'identità e al
patrimonio. Non basta però affrontare il Kaos
acconciandosi con l'espressione del "senso del limite" dentro ai
confini stabiliti dai canoni novecenteschi. Il Kaos ha dentro gli arcaismi
ipertecnologici dei nuovi fascismi: questo fatto necessita - appunto - una
"riprogettazione della società" considerandolo (come del resto
Cacciari sostiene da tempo, forse da "Krisis") fase ambivalente oltre
la dissoluzione del Nomos, quale "grembo generativo per ogni possibile
ordine futuro". All'idea del "riprogettare la società" andrebbe
però anteposta l'idea del "riprogettare la coscienza" quale punto di
affrontamento del nodo "individuo/collettivo": nodo che è saltato
dall'epoca del passaggio dall' "homo faber" all'uomo-consumo. Non basta quindi il "senso
del limite" (come nell'ipotesi ecologista ed eco-socialista) e non è certo
sufficiente una riproposizione della società socialista raccolta attorno al
vecchio intreccio "socialismo e democrazia". Vale la conclusione dell'articolo
di Ciccarelli "Il compito di un pensiero politico è passare da una
scienza del limite (cioè la resistenza) verso una prassi istituente (cioè la
creazione")." Rimane attuale il tema della
lotta di classe a partire dai rapporti sociali di produzione al fine di creare
soggettività capaci di progettare e sostenere una nuova transizione? Questa
domanda è ancora valida? Difficile disporre di risposte efficaci.
Nello stesso giorno, 3 maggio,
della pubblicazione dell'articolo di Ciccarelli nel merito del libro di
Cacciari e Esposito sulle colonne della ‘Lettura del Corriere della Sera’ il
politologo Mark Leonard mette in guardia l'Occidente: "Il consenso sulle
regole non tornerà più (di conseguenza il Nomos n.d.r) cambia tutto in base a quattro agenti:
capitale, clima, tecnologia, civiltà." Leonard allora distingue tra
"architetti" ed "artigiani". Un confronto che si colloca
ben oltre il confronto tra Oriente e Occidente, tra autocrazie e democrazie. La scommessa dei prossimi tempi,
almeno ad avviso di chi scrive, sarà sul ruolo degli architetti: gli architetti
del pensiero dovranno tornare a lavorare in termini storici immaginando il
mondo come dovrebbe essere e in quale mondo si potrà fornirgli nuova forma come
era avvenuto nel grande confronto tra '800 e '900. Guardare cioè alle forze
profonde che stanno trasformando l'orizzonte umano, riaprendo così il discorso
della transizione dal Kaos. Quelli che potevano apparirci come i punti-cardine
di un progetto adesso possono essere considerati soltanto elemento di partenza:
Pensiamo alla democrazia.
Una questione sulla quale è necessario dimostrarsi estremamente chiari nelle
nostre espressioni. In precedenza all’esplosione dell’emergenza sanitaria la
democrazia liberale appariva già in forte difficoltà (svaniva allora il sogno
della "fine della storia). È urgente rinnovare un tentativo di transizione dal Kaos partendo
da un punto fermo: l'inevitabilità di ricostruire una coscienza e una volontà
politica, prima ancora di elaborare (e indicare) una proposta di società.
Assieme ricostruire la coscienza dell'io penso e la coscienza morale, il
pilastro dell'etica.Ferma restando però la necessità della battaglia politica
quotidiana attorno all'esistente e al contingente da condurre prioritariamente
per l'affermazione dei principi costituzionali che rimangono traccia
intangibile da considerare elemento concreto del progetto di transizione dal
Kaos.
La difesa dei principi costituzionali e la lotta politica
immediata rappresentano una necessità che non si intende negare: sarà
l'intreccio tra la battaglia politica quotidiana anche negli aspetti
maggiormente legati ai "rami bassi" e la definizione dell'orizzonte a
stabilire i termini di una possibile transizione da muovere in una complessità che
segnerà comunque il passaggio della storia evidenziando colossali
contraddizioni. La coscienza della propria appartenenza e la volontà
politica di determinare il cambiamento rimangono fattori insuperabili
e necessari come motore di qualsivoglia iniziativa della trasformazione dello
stato presente delle cose. Attenzione però lo stato presente delle cose va cambiato sia nel
senso della condizione oggettiva della nostra esistenza sia in quello
dell'assunzione di una consapevolezza soggettiva del vivere con gli altri.