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sabato 30 maggio 2026

DISTRUZIONI
di Cataldo Russo
 


Le guerre degli uomini e la guerra della natura.
 
Da sempre gli uomini e la natura combattono guerre su molti fronti: i primi per affermare il proprio dominio sui propri simili e soddisfare la sete di potere su nemici, quasi sempre ipotetici o inventati. La natura, invece, è in guerra per lo più con sé stessa, mossa dalla necessità di ristabilire equilibri che il tempo, i mutamenti ambientali e geologici e gli abusi umani alterano. La lotta della natura ha sempre dei riflessi sugli uomini e, naturalmente, viceversa. Basti pensare ai terremoti, ai maremoti, al surriscaldamento atmosferico, alla desertificazione, all’erosione delle coste e all’innalzamento del livello delle acque per comprendere quanto enormi siano le conseguenze per l’umanità.
Ma anche i conflitti degli uomini lasciano cicatrici profonde sulla natura. L’atomica poi rischia addirittura di sconvolgerla e comprometterla per sempre, con decine di migliaia di specie animali e vegetali che potrebbero scomparire per sempre.



Il 22 giugno 2025 la NATO ha raggiunto l’accordo di portare le spese militari al 5% del PIL dei singoli Paesi entro il 2035, superando il veto della Spagna grazie a un compromesso che permetterà a Madrid di mantenere la flessibilità sui propri contributi. In un momento di generale sofferenza economica in cui si dibattono quasi tutti i 32 Stati che compongono l’Alleanza, e con il debito pubblico di alcuni Paesi – in primis l’Italia – a livelli di guardia, aver portato le spese militari dall'1,5% o 2% di prima al 5% è stata una scelta drastica, folle, che rischia di scavare una voragine nei conti pubblici. Questa decisione si rifletterà pesantemente sulla sanità pubblica, sulla scuola, sui servizi e sui trasporti, anche perché è stata adottata facendo non poche forzature sui numeri. Insomma, s’è trattato di un’errata percezione del pericolo legata all’aggressione della Russia all’Ucraina, senza averne voluto capire i motivi profondi, né aver cercato di rimuovere le cause del conflitto per favorire la pace. Mi sorge, quindi, il sospetto che la guerra sia stata alimentata e potenziata di proposito, e che la minaccia russa sia stata ingigantita intenzionalmente per farci “gridare al lupo, al lupo” in modo da potenziare la macchina bellica e riempire gli arsenali di armi e i portafogli dei magnati delle armi.



Ora che questa follia è diventata realtà vincolante per gli Stati con gli atti amministrativi che ne sono seguiti, credo che sia obbligatorio dirottare le spese per gli armamenti sulla messa in sicurezza del territorio, sul risanamento e il recupero del patrimonio edilizio, sul rafforzamento delle infrastrutture, eccetera. Occorre fin da subito destinare risorse sufficienti per contrastare in maniera seria il fenomeno dell’erosione marina, che sta divorando centinaia di migliaia di ettari di spiaggia, risanare i territori devastati da frane e smottamenti, consolidando il perimetro di comuni come Niscemi, che rischia di sparire dalla carta geografica d’Italia, così come tanti altri comuni della Calabria e di moltissime altre regioni. Non dobbiamo credere alla storia che non ci sono soldi per la messa in sicurezza del territorio quando, in quattro e quattr’otto, hanno trovato le risorse per aumentare la spesa per gli armamenti di circa 70 miliardi l’anno. Le risposte questa volta non dobbiamo aspettarle, dobbiamo pretenderle anche attraverso forme di mobilitazione forti e dure.