Per gente sola Questa
raccolta poetica Per gente sola di Fabio Dainotti (Book Editore 2026, pp.
110 Euro 18,00), composta da due sezioni (L’originale mostrarsi e Remedia Cose
da fare, che potresti mostrare), con prefazione di Luigi Fontanella e
postfazione di Vincenzo Guarracino, si concentra su ciò che accade all’uomo e alla
sua solitudine. Vediamo che la solitudine, l’essere solo, si misura con un
limite, un gesto, un’azione del quotidiano, in cui qui l’uomo, nella sua comfort
zone, non rintraccia l’incanto o la partecipazione tra simili, anche se non
manifesta né discriminazione né confini, forse cerca solo uno spazio
rivelatore, di pace, una terra silente, perché non vuole rapporti rischiosi in
quanto tutto potrebbe divenire barriera, non condivisione, “In fuga da sé
stesso, in capo al mondo, / ma se attraversa il mare, può trovare, / sul molo,
un altro sé ad aspettare”. E così facendo, l’uomo con il suo
romitaggio smette di fare esperienze. Un libro, un luogo dell’anima che
racconta di un corpo solitario e le derive che rimangono lasciando un segno.
Senza filtri e senza rimpianti questi versi senza titolo diventano un atto di
presenza nel cosmo. Una voce poetica è l’età di una voce sicura, dello sguardo
che scava per comprendere un’esplorazione simbolica ed evolversi in rivelazione,
perché ogni fine porta a una rinascita. I componimenti evocano e si tramutano
in poesie polifoniche e aggraziate, fatti di silenzi che l’assenza di umanità
rende percepibili, lasciando alle spalle i tentacoli e le amarezze del mondo. Intenso
è il percorso poetico, che dal ricordo porta alla memoria passata con
l’emozione di una consapevolezza ritrovata, un declino, un ripiegamento come un
soffio di luce, abitare il silenzio, la solitudine senza perdervisi. “Gettare un soldino /a un
artista di strada / per averne uno sguardo / in ricambio, un inchino”. “Potresti chiamare qualcuno /
sentire il suono di una voce umana / di una persona viva, magari in viva voce”.
Quale solitudine: quella interiore o quella fisica? Allontanamento dalle
relazioni o avvicinamento e viverle? Poesie per esternare il malessere o la
paura del domani, oppure viaggiare affrontando le discrepanze che la vita ci
pone di fronte? A noi la scelta di isolarci e tormentarci o stare al mondo e
dare un senso alla nostra esistenza trasformando il vissuto in condivisione, i
valori positivi in crescita interiore. “Hai provato lo strazio, la
ferita / dell’abbondono. / Ma ora prendi in mano la tua vita”.