DISTRUZIONI
di Cataldo Russo
Le
guerre degli uomini e la guerra della natura.
Da sempre
gli uomini e la natura combattono guerre su molti fronti: i primi per affermare
il proprio dominio sui propri simili e soddisfare la sete di potere su nemici,
quasi sempre ipotetici o inventati. La natura, invece, è in guerra per lo più
con sé stessa, mossa dalla necessità di ristabilire equilibri che il tempo, i
mutamenti ambientali e geologici e gli abusi umani alterano. La lotta della
natura ha sempre dei riflessi sugli uomini e, naturalmente, viceversa. Basti
pensare ai terremoti, ai maremoti, al surriscaldamento atmosferico, alla
desertificazione, all’erosione delle coste e all’innalzamento del livello delle
acque per comprendere quanto enormi siano le conseguenze per l’umanità.
Ma
anche i conflitti degli uomini lasciano cicatrici profonde sulla natura.
L’atomica poi rischia addirittura di sconvolgerla e comprometterla per sempre,
con decine di migliaia di specie animali e vegetali che potrebbero scomparire
per sempre.
Il
22 giugno 2025 la NATO ha raggiunto l’accordo di portare le spese militari al
5% del PIL dei singoli Paesi entro il 2035, superando il veto della Spagna
grazie a un compromesso che permetterà a Madrid di mantenere la flessibilità
sui propri contributi. In un momento di generale sofferenza economica in cui si
dibattono quasi tutti i 32 Stati che compongono l’Alleanza, e con il debito
pubblico di alcuni Paesi – in primis l’Italia – a livelli di guardia, aver
portato le spese militari dall'1,5% o 2% di prima al 5% è stata una scelta
drastica, folle, che rischia di scavare una voragine nei conti pubblici. Questa
decisione si rifletterà pesantemente sulla sanità pubblica, sulla scuola, sui
servizi e sui trasporti, anche perché è stata adottata facendo non poche
forzature sui numeri. Insomma, s’è trattato di un’errata percezione del
pericolo legata all’aggressione della Russia all’Ucraina, senza averne voluto
capire i motivi profondi, né aver cercato di rimuovere le cause del conflitto
per favorire la pace. Mi sorge, quindi, il sospetto che la guerra sia stata
alimentata e potenziata di proposito, e che la minaccia russa sia stata
ingigantita intenzionalmente per farci “gridare al lupo, al lupo” in modo da
potenziare la macchina bellica e riempire gli arsenali di armi e i portafogli
dei magnati delle armi.
Ora
che questa follia è diventata realtà vincolante per gli Stati con gli atti
amministrativi che ne sono seguiti, credo che sia obbligatorio dirottare le
spese per gli armamenti sulla messa in sicurezza del territorio, sul
risanamento e il recupero del patrimonio edilizio, sul rafforzamento delle
infrastrutture, eccetera. Occorre fin da subito destinare risorse sufficienti
per contrastare in maniera seria il fenomeno dell’erosione marina, che sta
divorando centinaia di migliaia di ettari di spiaggia, risanare i territori
devastati da frane e smottamenti, consolidando il perimetro di comuni come
Niscemi, che rischia di sparire dalla carta geografica d’Italia, così come
tanti altri comuni della Calabria e di moltissime altre regioni. Non dobbiamo
credere alla storia che non ci sono soldi per la messa in sicurezza del
territorio quando, in quattro e quattr’otto, hanno trovato le risorse per
aumentare la spesa per gli armamenti di circa 70 miliardi l’anno. Le risposte
questa volta non dobbiamo aspettarle, dobbiamo pretenderle anche attraverso
forme di mobilitazione forti e dure.




