Se il 31
ottobre 2006 per un incidente mortale sulla super strada per Roma ce l’ho fatta
è grazie a te. Mia figlia mi portò, mentre ero ricoverata in gravi condizioni,
la rivista di Psicologia Contemporanea (ero abbonata da anni). Leggendo l’intervista ad Alex
Zanardi sull’incidente che gli tranciò le gambe, mi colpì una delle sue
risposte. Col suo spirito semplice e intelligente dichiarò di concentrarsi
sulla metà che gli era rimasta. Questa risposta cambiò il mio approccio con la
vita, con il rischio realistico di fronte ad una eventuale amputazione. Nessuno
ne parlava ma avevo intuito di essere in pericolo di vita o di rimanere su una
carrozzella. Reagii di colpo alla celata disperazione con la forza della speranza:
“Se ce l’ha fatta lui ce la farò anch’io”. Pensai. “Con le protesi starò in
piedi, di giorno con il bastone dal manico di cuoio e la sera con quello di
vernice nera con lo swarovski” dissi
all’infermiera divertita. Subii molti interventi chirurgici, anche di molte
ore, affrontai una ventina di camere iperbariche, un innesto di lembo muscolare,
ecc... In piedi sulle mie gambe ho
potuto, dopo un paio di anni, fare dei viaggi da sola, con treni e aerei, avendo
introiettato nella mia anima l’esempio e la lezione di Zanardi. Non è passato
giorno senza pensare a lui, al mio amico reale nella mia immaginazione. Grazie
campione dei campioni, eroe di coraggio e umanità. Ti ho voluto bene anche
senza conoscerti di persona. Ti seguivo in tivù piena di stima e ammirazione,
emulandoti e con le mie modeste capacità ho affrontato con accettazione ogni
difficoltà, che si è presentata. E soprattutto con la serenità e la fiducia trasmessemi.
Persino i medici si stupirono non poco. E ancora oggi. La tua forza è stata la
mia come un miracolo. Buon viaggio Alex, il cielo ha grandi spazi per
accoglierti con amore.