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lunedì 11 maggio 2026

RIPROPOSTE
di Alida Airaghi
 

Massimo Bontempelli 

L’antica Milano operosa in un romanzo di Massimo Bontempelli.
                                                                                                                                       
La casa editrice milanese Utopia, fondata nel 2020, si è guadagnata in questi pochi anni un ruolo di grande considerazione per l’elevato livello letterario e l’eleganza delle sue pubblicazioni, proponendo una selezione rigorosa di opere che comprendono nomi di rilievo del ’900 in lingua italiana (Bontempelli, Deledda, Ottieri, Scanziani), insieme ad autori internazionali di successo, con un’attenzione particolare alle culture emergenti. Il primo titolo uscito da Utopia sei anni fa è stato Gente nel tempo, romanzo del 1937 di Massimo Bontempelli, del quale sono state stampate finora altre quattro opere, tra cui quest’ultima: La vita operosa.
Massimo Bontempelli (Como 1878 - Roma 1960) fu una controversa figura di poeta, romanziere traduttore, giornalista, compositore, critico, drammaturgo. Laureato in filosofia e in lettere, visse in varie città, collaborando a numerose e importanti testate giornalistiche e case editrici. Convinto interventista, inviato di guerra, combatté come artigliere al fronte, ottenendo la Medaglia di bronzo al valor militare. Trasferitosi a Parigi, entrò in contatto con le avanguardie artistiche francesi, affidandosi nelle prime opere a un irrazionalismo onirico sulle tracce del movimento surrealista di Breton, e inaugurando con gli amici Alberto Savinio e Giorgio De Chirico la corrente sperimentale del “realismo magico”. Tornato a Roma, aderì al Partito Fascista insieme a Pirandello, per la cui compagnia teatrale iniziò a scrivere opere drammatiche, sempre oscillanti tra atmosfere fiabesche e spettrali. Estremamente critico nei confronti del provincialismo letterario italiano, fondò prestigiose riviste dal respiro cosmopolita (“900” – con Curzio Malaparte –, “Quadrante”, “Città”), rivalutando l’imprevedibilità del caso e il fascinoso dominio della magia contro il determinismo massificante della società borghese, e sottolineando il ruolo fondamentale dell’inconscio nelle azioni umane, insieme alla necessità di rifarsi al mito come sorgente immaginativa di ogni forma artistica. 


Ungaretti e Bontempelli
in duello

Di carattere burrascoso e polemico (rimane nell’immaginario collettivo il duello con Giuseppe Ungaretti, avvenuto nella villa di Pirandello a Sant’Agnese nel 1926, e conclusosi con il ferimento del temerario poeta), Bontempelli vinse il Premio Strega nel 1953 con la raccolta di racconti L’amante fedele, quando ormai era approdato a una più tranquilla condivisione degli ideali democratici, sia con la fondazione del Sindacato Nazionale Autori Drammatici, sia con l’elezione al Senato nelle liste del Fronte Democratico Popolare e l’adesione al Gruppo Democratico di Sinistra.
La vita operosa è un romanzo in nove capitoli uscito a puntate in rivista nel 1920, ripreso da Vallecchi nel 1921, da Mondadori nel 1925, e infine nell’opera omnia mondadoriana del 1961 (riproposta nel 1978 e nel 1997), curata dalla compagna dell’autore Paola Masino.
Racconta un anno di vita milanese di un giovane reduce della Grande Guerra, con ambizioni letterarie e vaghe aspirazioni di successo mondano, approdato nel capoluogo lombardo in cerca di fortuna economica e riconoscimenti culturali. Accompagnato e custodito da un suo Dàimone personale, che come un’ombra mordace e rimproverante commenta i suoi errori, le sbadataggini, le ingenuità attraverso risatine e caustiche sottolineature, il glorioso sottotenente del nostro esercito attraversa la Milano di un secolo fa a piedi, in carrozza, su tranvai sferraglianti. Suo esplicito memento incoraggiante è il pensiero a mezza voce “Perdio, qui bisogna trovar modo di fare molti quattrini!”, e con questo proposito si imbarca in una serie di iniziative imprenditoriali o decisamente truffaldine oppure destinate a totale fallimento. Tenta la strada della pubblicità, inventando campagne di réclame puerili; progetta ipotesi urbanistiche irrealizzabili; si candida come mediatore di legname all’ingrosso facendosi soffiare ogni compravendita da volpeschi concorrenti; rifiuta per viltà di convalidare brevetti industriali futuristici, e per pigrizia congenita evita appuntamenti risolutivi in orari troppo mattinieri. I personaggi in cui si imbatte sono non solo bizzarri, ma anche minacciosi: ladruncoli, prostitute, millantatori, impostori, attaccabrighe o squilibrati. Non fanno bella figura nemmeno gli intellettuali che il giovane reduce ambisce frequentare, individui boriosi e vanesi che si riuniscono in bar alla moda o in salotti aristocratici, “professorume e scrivaneria” intorno a tavole imbandite, in cui si discute continuamente della bellezza del passato, dell’incertezza del presente, appellandosi però a un finto ottimismo per ricostruire l’Italia distrutta. L’amarezza consapevole che affiora nel protagonista di tanto in tanto, gli fa intuire la falsità delle nuove ideologie, ammantate di linguaggi ingannevoli: “OGGI è il nome della Volontà di vivere nata dalla rassegnazione a morire… È dunque la volontà ferma di rifare all’Italia i cinquecentomila rósi dai vermi del Piave e del Carso…”.




La Milano del 1919 è tuttora riconoscibile nel nome delle sue piazze, strade, chiese e ristoranti, ma soprattutto nel clima umido, nei colori grigi della periferia: “Il cielo era coperto, come si conviene a una città di vita operosa. L’aria avvolgeva un velo di grigio intorno alle case”, “Andavo a caso. L’erba era polverosa e l’orizzonte bigio, perché Milano è un’austera città”, “In mezzo alla nebbia cinerea che cinge Milano, austera città”, “Questa prima sala del Caffè Campari di Milano, città di vita operosa, è luogo classico per incontri d’affari”. Nel capoluogo lombardo allora come ora valeva la stessa dinamica laboriosità, un’uguale frenesia economica, la smania per il successo e il prevalere di una comunicazione spesso artificiosa: “Tutti, di giorno e di notte, d’estate e d’inverno e anche nelle stagioni intermedie, mi narrano, e io ascolto. Mi narrano la loro vita le loro speranze i loro affanni le loro crisi le loro perversioni spirituali sessuali cerebrali, e io ascolto ascolto tutto, tutti, tutte, idioti e sapienti, infanti e decrepiti, uomini donne invertiti, cortigiane fanciulle semifanciulle, mogli, avole, vedove semplici, vedove rimaritate…”.
Massimo Bontempelli utilizza in questa sua seconda prova narrativa, pubblicata a quarantadue anni, un repertorio stilistico assorbito dalle esperienze letterarie contemporanee, lontane da ogni ampolloso classicismo come da qualsiasi retorica nazionalistica, e invece vicine alle esperienze artistiche promosse dal surrealismo e dal futurismo: immaginazione, avventura, cambi veloci di scene, molteplicità di personaggi e ambienti, tutto reso omogeneo da tonalità ironiche, canzonatorie o addirittura beffarde, con un’evidente polemica verso il conformismo sociale. Similmente alle forme di scrittura inaugurate da Savinio e Palazzeschi, si allinea alla loro impostazione giocosa e dissacrante, nell’accostarsi con curiosa vitalità e leggerezza allo spettacolo coinvolgente della rinascita di un paese umiliato e ferito dalla tragedia della prima guerra mondiale.


 
La copertina del libro
 
Massimo Bontempelli
La vita operosa
Utopia Ed. 2026
Pagine 152 €