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mercoledì 17 giugno 2026

IL GIARDINO DEI POETI
di Angelo Gaccione
 


La poetessa Donatella Bisutti
nel suo giardino (foto: A. G.) 

Tra le zone collinari residenziali, il quartiere Castelletto è uno dei più eleganti della città genovese. Se si hanno buone gambe lo si può raggiungere in una quindicina di minuti affrontando la salita che non vi deluderà per le sue continue sorprese. Uscendo dalla Stazione di Piazza Principe, sempre trafficata e animata, e superando la piazza Acquaverde, non vi resta che mettervi di buzzo buono e predisporvi alla salita. Se invece volete risparmiare energie non vi resta che salire sul curioso ed originalissimo ascensore che da via Balbi vi depositerà, in una manciata di minuti, in corso Dogali a due passi dal Castello del capitano Enrico Alberto D’Albertis che ne aveva fatto la sua dimora e che poi lo ha donato alla città per farne quello che è ora: il Museo delle Culture del Mondo. Noi ci abbiamo fatto una toccata e fuga su suggerimento della poetessa Donatella Bisutti perché vi si gode un’ottima vista panoramica sul porto e sulla curva che costeggia il mare. Di ascensori pubblici Genova ne ha più di uno; questo è conosciuto anche con il nome di “Montegalletto” e non solo è il più lungo, ma, come ho accennato, è veramente originale. Lo hanno costruito nel 1929 e poi nel 2004 è stato trasformato in “impianto sollevatore”. Dopo un breve percorso lineare sulle rotaie, infatti, con una manovra rotatoria la cabina che vi contiene fa una leggera svolta su sé stessa e si predispone ad elevarsi verso l’alto. Credo che non ve ne sia uno identico in nessun luogo del nostro Paese. La cabina dovrebbe contenere 23 passeggeri, così informa una targhetta in lamiera, ma è una esagerazione tipicamente ligure; in 8 stavamo già fin troppo stretti e se il tragitto non fosse stato così breve, col caldo avremmo fatto fatica a respirare. Parlo di me, dei poeti Giuseppe Langella, Alfredo Panetta, Adam Vaccaro e consorte.



Panetta, Barone, Langella, Gaccione
Vaccaro, Bisutti nel giardino 

La nostra meta era Corso Firenze, Palazzo Piaggio, una splendida dimora signorile dove da qualche anno la nota poetessa milanese Donatella Bisutti ha fissato la sua residenza e svolge la sua attività creativa ed intellettuale. Il suo salotto milanese di via Anelli è stato sempre attivissimo ed ha accolto nel corso degli anni un numero enorme di letterati non solo milanesi e italiani. Il suo splendido giardino di Palazzo Piaggio fa altrettanto e non per nulla è stato battezzato “Il giardino dei poeti”. Un giardino interno come quello che troviamo nelle dimore storiche milanesi, invisibile dall’esterno e predisposto a custodire la propria intimità. Ma con una particolarità in più: si tratta di un giardino privato parte integrante dell’appartamento situato al secondo piano del palazzo; è contiguo alla cucina dove troneggiano un lavello antico in marmo della tradizione ligure e un forno a legna di cui oggi è difficile rinvenirne uno simile. Al giardino si accede tramite una passerella che è come un arto indivisibile del complesso. Un giardino a piani, discendenti e ascendenti, come è in fondo questa città. Un giardino mosso e lussureggiante ricco di fiori e di piante, di colori e di silenzio, intimo e nello stesso tempo popolato dai versi suadenti di creature volatili che lo godono. Lo abbiamo riempito di voci e di risa anche noi che vi siamo stati accolti con generosità e premura dalla padrona di casa. A noi si sono uniti altri due ospiti genovesi: l’intellettuale Eros Barone e la delicata Simona Ceccoli che di Donatella è amica e collaboratrice, in un convivio in cui l’amicizia e la consanguineità delle menti, per usare una locuzione proustiana, ci ha accomunati. 



L’amore per la poesia ci ha condotti qui, in un Eden, cioè in un luogo di piacere e di delizia, di pace e di bellezza, che più poetico non si può.  
“Se presso alla biblioteca ci sarà un giardino, nulla ci mancherà” ha affermato Cicerone, che da questo felice connubio ricavava godimento intellettuale e beatitudine. Ed anche per me non esiste luogo naturale più intimo di quello di un giardino, che mi dia altrettanta gioia, se in esso posso condividere in amicizia un bicchiere di vino, una conversazione, della buona musica o una lettura poetica, con quanti alla poesia hanno consacrato le loro vite.