IL GIARDINO DEI POETI
di Angelo Gaccione

La poetessa Donatella Bisutti
nel suo giardino (foto: A. G.)
Tra le zone collinari residenziali, il quartiere Castelletto è
uno dei più eleganti della città genovese. Se si hanno buone gambe lo si può
raggiungere in una quindicina di minuti affrontando la salita che non vi
deluderà per le sue continue sorprese. Uscendo dalla Stazione di Piazza
Principe, sempre trafficata e animata, e superando la piazza Acquaverde, non vi
resta che mettervi di buzzo buono e predisporvi alla salita. Se invece volete
risparmiare energie non vi resta che salire sul curioso ed originalissimo
ascensore che da via Balbi vi depositerà, in una manciata di minuti, in corso
Dogali a due passi dal Castello del capitano Enrico Alberto D’Albertis che ne
aveva fatto la sua dimora e che poi lo ha donato alla città per farne quello
che è ora: il Museo delle Culture del Mondo. Noi ci abbiamo fatto una toccata e
fuga su suggerimento della poetessa Donatella Bisutti perché vi si gode
un’ottima vista panoramica sul porto e sulla curva che costeggia il mare. Di
ascensori pubblici Genova ne ha più di uno; questo è conosciuto anche con il
nome di “Montegalletto” e non solo è il più lungo, ma, come ho accennato, è
veramente originale. Lo hanno costruito nel 1929 e poi nel 2004 è stato
trasformato in “impianto sollevatore”. Dopo un breve percorso lineare sulle
rotaie, infatti, con una manovra rotatoria la cabina che vi contiene fa una
leggera svolta su sé stessa e si predispone ad elevarsi verso l’alto. Credo che
non ve ne sia uno identico in nessun luogo del nostro Paese. La cabina dovrebbe
contenere 23 passeggeri, così informa una targhetta in lamiera, ma è una
esagerazione tipicamente ligure; in 8 stavamo già fin troppo stretti e se il
tragitto non fosse stato così breve, col caldo avremmo fatto fatica a
respirare. Parlo di me, dei poeti Giuseppe Langella, Alfredo Panetta, Adam
Vaccaro e consorte.

nel suo giardino (foto: A. G.)

Panetta, Barone, Langella, Gaccione
Vaccaro, Bisutti nel giardino
La nostra meta era Corso Firenze, Palazzo Piaggio, una
splendida dimora signorile dove da qualche anno la nota poetessa milanese
Donatella Bisutti ha fissato la sua residenza e svolge la sua attività creativa
ed intellettuale. Il suo salotto milanese di via Anelli è stato sempre
attivissimo ed ha accolto nel corso degli anni un numero enorme di letterati non
solo milanesi e italiani. Il suo splendido giardino di Palazzo Piaggio fa
altrettanto e non per nulla è stato battezzato “Il giardino dei poeti”. Un giardino
interno come quello che troviamo nelle dimore storiche milanesi, invisibile
dall’esterno e predisposto a custodire la propria intimità. Ma con una
particolarità in più: si tratta di un giardino privato parte integrante
dell’appartamento situato al secondo piano del palazzo; è contiguo alla cucina dove
troneggiano un lavello antico in marmo della tradizione ligure e un forno a
legna di cui oggi è difficile rinvenirne uno simile. Al giardino si accede
tramite una passerella che è come un arto indivisibile del complesso. Un
giardino a piani, discendenti e ascendenti, come è in fondo questa città. Un
giardino mosso e lussureggiante ricco di fiori e di piante, di colori e
di silenzio, intimo e nello stesso tempo popolato dai versi suadenti di
creature volatili che lo godono. Lo abbiamo riempito di voci e di risa anche
noi che vi siamo stati accolti con generosità e premura dalla padrona di casa. A
noi si sono uniti altri due ospiti genovesi: l’intellettuale Eros Barone e la
delicata Simona Ceccoli che di Donatella è amica e collaboratrice, in un
convivio in cui l’amicizia e la consanguineità delle menti, per usare
una locuzione proustiana, ci ha accomunati.

Vaccaro, Bisutti nel giardino


