Che l’intelligenza si erediti dalla madre in parte
è vero, ma non in modo esclusivo: il ruolo della madre è fondamentale poiché i
geni legati alle capacità cognitive sono concentrati nel cromosoma X. Bisogna
sottolineare però che il patrimonio genetico del padre e l’ambiente circostante
non siano assolutamente da sottovalutare. Se le donne posseggono due cromosomi
X significa raddoppiare le possibilità che sia la madre a trasmettere i geni
legati alle capacità intellettive, specie quelle legate alla corteccia
cerebrale; non sono però esclusi dalla trasmissione i cromosomi X paterni, i
quali andrebbero a influenzare maggiormente aree cerebrali diverse, come il sistema
limbico e l’intelligenza emotiva. Una certa attenzione è stata riferita ai
cosiddetti “geni condizionati” che a seconda del genitore da cui vengono
ereditati si attivano o disattivano in base a criteri non decodificabili a
priori: la Natura ci insegna che è libera di agire secondo leggi proprie con
buona pace dell’Intelligenza Artificiale a cui qualcuno attribuisce la facoltà
di avere risposte per qualsiasi fenomeno. In
quanto al ruolo dell’ambiente in cui veniamo al mondo, mi sembra ovvio che
influenzi parecchio, non solo per la stagione che comporta una maggiore o
minore esposizione alla luce e alla percezione del risveglio delle forze che
emergono dal sottosuolo. La nascita in una famiglia da cui siamo accolti con
amore, ci insegna presto la sensazione di benessere nel ricevere e di
conseguenza nel saper dare: purtroppo il difficile ruolo di genitore sul quale
sono stati fatti grossi investimenti per sminuirne l’importanza, ha creato oggi
molti giovani lontani dal nucleo fondamentale per la crescita emotiva,
imponendo valori fittizi. D’altra parte, non mi pare di aver mai sentito pronunciare
la parola “morale” da un solo rappresentante del Word Economic Forum, quella congrega
di persone che fino a poco tempo fa spargeva perle di saggezza attraverso
personaggi come Klaus Schwab, Bill Gates, Jacques Attali e tutti gli altri,
anche capi di governo, i cui nomi compaiono abbondantemente nei file di Jeffrey
Epstein.
Che il forte legame anche solo con uno dei due
genitori stia alla base di una particolare crescita psicofisica del figlio è un
concetto perfettamente esplicitato dalle parole di Sigmund Freud “Un uomo
che è stato l’indiscusso favorito di sua madre mantiene per tutta la vita
l’atteggiamento interiore di un conquistatore, quella fiducia nel successo che
di frequente porta al successo effettivo”. Ma esiste anche la situazione capovolta, cioè
un figlio che interviene positivamente nella vita della propria madre. È il
caso di un uomo famoso come Johannes Keplero in difesa diKatharina accusata di stregoneria:
la donna, rimasta vedova da giovane e con conoscenza delle erbe medicinali, non
salì sul rogo solo per l’intervento del prestigioso figlio, astronomo imperiale
in carica, tra le cui carte ci è pervenuta tutta la documentazione. La disputa
- durata sei anni - tra Katharina e la vicina di casa (che l’aveva accusata di
averla avvelenata con una pozione) era iniziata nel 1615, nella cittadina
tedesca di Leonberg: ingigantita, pare a causa del carattere determinato e poco
accomodante della donna, aveva finito per coinvolgere anche l’Inquisizione.
Johannes, convinto luterano, ma incline alla tolleranza sia verso l’altro corno
protestante calvinista sia verso i papisti, ne aveva ereditato il legame con la
Natura, ma non la reattività impulsiva. Consultando l’oroscopo della madre,
aveva tratto la convinzione che gli astri non influiscano sulla realtà umana, e
tantomeno offrano indicazioni sulle caratteristiche della personalità; la cui
formazione, dopo matura riflessione circa le incongruenze tra oroscopi e
accadimenti, per Keplero divenne chiaro dipendesse non dalle stelle ma dall’ambiente,
dall’educazione, nonché dall’ereditarietà familiare.
Le madri
di personaggi noti non sempre sono state costruttive nella crescita della vera
identità del proprio figlio: la laurea in ingegneria di Carlo Emilio Gadda
rappresenta quanto di più lontano dall’impronta creativa dello scrittore,
almeno quanto gli studi giuridici di Franz Kafka. Spesso la proiezione dei
nostri incompiuti si abbatte sulle nostre creature, anche se pensiamo di essere
in perfetta buonafede, convinte di volere “il loro bene”. È da considerare
il fatto che veniamo al mondo con un programma in previsione della
realizzazione delle caratteristiche personali e, per quanto i cromosomi stiano
alla base del nostro essere, siamo sempre noi, con il nostro libero arbitrio e
le reazioni agli accadimenti della nostra vita, a costruirci il destino.