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giovedì 25 giugno 2026

“POESIA CIVILE”: QUALCHE PRECISAZIONE
di Angelo Gaccione


 
Le domande comprese sotto il titolo: Abbiamo bisogno di una poesia civile oggi? per l’incontro che si è tenuto a Genova il 16 giugno scorso erano state suggerite da Donatella Bisutti. Sei domande secche a cui alcuni di noi erano stati chiamati a rispondere. I pochissimi minuti a disposizione e il numero degli invitati non avevano alcuna pretesa di arrivare a conclusioni, né di affrontarle tutte e sei, ma, appunto, di interrogarsi. Proprio perché non avremmo avuto il tempo di affrontarle tutte, avevo pubblicato su “Odissea” le mie brevi risposte alle altrettante brevi domande della poetessa milanese, limitandomi a rispettare i minuti concessi a ciascuno di noi, leggendo la noticina pubblicata mercoledì 24 su “Odissea” e a cui fa riferimento Angela Passarello. La mia noticina seguiva a quelle di Adam Vaccaro e di Eros Barone, anche queste pubblicate su “Odissea”. All’amica Passarello devono essere sfuggiti sia questi due interventi, sia le mie risposte più articolate e complessive alle sei domande. Per comodità inserisco qui il link in modo che si possano leggere tutte le domande della Bisutti e tutte le mie risposte. https://libertariam.blogspot.com/2026/06/sulla-poesia-civile-conversazione-fra.html
Gli interventi di Vaccaro e di Barone si trovano anch’essi in prima pagina e facilmente consultabili. Se Angela avesse avuto modo di leggere questi scritti, di sicuro la sua riflessione di stamattina avrebbe avuto un altro taglio. Per quanto mi riguarda ho detto e scritto fino alla noia che chi scrive poesia può trattare tutti i temi che vuole e sono pienamente convinto, come il poeta Éluard, che quando si parla d’amore si parla anche d’altro. La mia recente raccolta poetica, Una gioiosa fatica, di tematiche ne tocca parecchie. Io non distinguo tra “poesia civile” e “poesia incivile”, ma tra buona poesia e pessima poesia. Però distinguo, e come distinguo! Tra individui indifferenti al dolore del mondo, alle sue storture, alle sue ingiustizie, ai suoi massacri, e che da menefreghisti tacciono, non muovono un dito, non li vedi mai in piazza, non li vedi prendere posizione su nulla, conniventi di fatto con i massacratori, con gli aguzzini, con i corrotti. Se ne guardano bene dal compromettersi, dal guastarsela con chicchessia. La stragrande maggioranza dei nostri poeti e letterati sono campioni in queste pratiche. Se un verseggiatore non ha la sensibilità di commuoversi davanti al bambino palestinese mutilato di gambe e braccia dai macellai dello Stato israeliano e non si indigna, sono affari suoi. Io non lo accuso di non fare versi su questo, lo accuso di non venire in piazza a protestare come uomo contro l’orrore, come uomo contro il disumano. Certo, a volte ho questa illusione di credere che un poeta, un artista, un uomo di cultura abbiano una sensibilità più accesa e dovrebbero comportarsi meglio di tanti farabutti, ma siccome conosco a fondo gli uomini, me ne faccio una ragione. E per tantissime altre, di ragioni, li ritengo umanamente peggiori delle persone semplici e scarsamente acculturate.