“POESIA CIVILE”: QUALCHE PRECISAZIONE
di Angelo Gaccione
Le domande comprese sotto il titolo: Abbiamo bisogno di una
poesia civile oggi? per l’incontro che si è tenuto a Genova il 16 giugno
scorso erano state suggerite da Donatella Bisutti. Sei domande secche a cui alcuni
di noi erano stati chiamati a rispondere. I pochissimi minuti a disposizione e
il numero degli invitati non avevano alcuna pretesa di arrivare a conclusioni,
né di affrontarle tutte e sei, ma, appunto, di interrogarsi. Proprio perché non
avremmo avuto il tempo di affrontarle tutte, avevo pubblicato su “Odissea” le
mie brevi risposte alle altrettante brevi domande della poetessa milanese,
limitandomi a rispettare i minuti concessi a ciascuno di noi, leggendo la
noticina pubblicata mercoledì 24 su “Odissea” e a cui fa riferimento Angela
Passarello. La mia noticina seguiva a quelle di Adam Vaccaro e di Eros Barone,
anche queste pubblicate su “Odissea”. All’amica Passarello devono essere
sfuggiti sia questi due interventi, sia le mie risposte più articolate e
complessive alle sei domande. Per comodità inserisco qui il link in modo che si
possano leggere tutte le domande della Bisutti e tutte le mie risposte. https://libertariam.blogspot.com/2026/06/sulla-poesia-civile-conversazione-fra.html
Gli interventi di Vaccaro e di Barone si trovano anch’essi in
prima pagina e facilmente consultabili. Se Angela avesse avuto modo di leggere
questi scritti, di sicuro la sua riflessione di stamattina avrebbe avuto un
altro taglio. Per quanto mi riguarda ho detto e scritto fino alla noia che chi
scrive poesia può trattare tutti i temi che vuole e sono pienamente convinto,
come il poeta Éluard, che quando si parla d’amore si parla anche d’altro. La
mia recente raccolta poetica, Una gioiosa fatica, di tematiche ne tocca
parecchie. Io non distinguo tra “poesia civile” e “poesia incivile”, ma tra
buona poesia e pessima poesia. Però distinguo, e come distinguo! Tra individui
indifferenti al dolore del mondo, alle sue storture, alle sue ingiustizie, ai
suoi massacri, e che da menefreghisti tacciono, non muovono un dito, non li
vedi mai in piazza, non li vedi prendere posizione su nulla, conniventi di
fatto con i massacratori, con gli aguzzini, con i corrotti. Se ne guardano bene
dal compromettersi, dal guastarsela con chicchessia. La stragrande maggioranza
dei nostri poeti e letterati sono campioni in queste pratiche. Se un
verseggiatore non ha la sensibilità di commuoversi davanti al bambino palestinese
mutilato di gambe e braccia dai macellai dello Stato israeliano e non si
indigna, sono affari suoi. Io non lo accuso di non fare versi su questo, lo accuso
di non venire in piazza a protestare come uomo contro l’orrore, come uomo contro
il disumano. Certo, a volte ho questa illusione di credere che un poeta, un artista, un uomo di cultura abbiano una sensibilità più accesa e dovrebbero comportarsi meglio di tanti farabutti, ma
siccome conosco a fondo gli uomini, me ne faccio una ragione. E per tantissime
altre, di ragioni, li ritengo umanamente peggiori delle persone semplici e
scarsamente acculturate.


