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lunedì 6 luglio 2026

ANCORA SULLA POESIA CIVILE


Casiraghy per Odissea

Caro Angelo, Ti ringrazio per l’articolo sulla poesia civile e per i commenti che lo hanno accompagnato, i quali hanno inevitabilmente toccato anche questioni più generali della poesia. In particolare, è emersa questa idea, che condivido: «i valori specificamente poetici non possono essere separati dai valori morali, sociali, politici, conoscitivi, esistenziali». E vorrei svilupparla un poco. Ogni creatore vive delle proprie esperienze personali. Ma, nell’atto creativo, tali esperienze non sono più semplicemente biografiche o quotidiane: diventano universali, archetipiche. Sono le sofferenze dell’“inconscio collettivo”, per usare la terminologia di Jung, oppure le “sofferenze trascendentali”, per dirla con Schelling. Sono la memoria di tutte le generazioni di creatori che ci hanno preceduto. Entrambi avevano compreso qualcosa di essenziale sulla natura dell’arte. Spero che questa catena di osservazioni venga proseguita da qualcun altro, come spesso accade in questo giornale, aprendo la strada a discussioni feconde.
Julia Pikalova