BOUNTY KILLER
di Marcello Campisani - avvocato
Forse non riuscirò a perdonarmi
questa bassa voglia di commentare, peraltro non in rima, queste manifestazioni
di matta bestialitate. Certamente alcuni politici, Salvini in
primis, danno il peggio di sé quando si avventurano sul terreno minato della
giustizia. Infatti la vorrebbero à la carte, secondo cioè gli
umori del momento e non già secondo le norme che essi stessi hanno deliberato,
come nella fattispecie. Troppe cose mi intrigano. Intanto come ha fatto l’uccisore
dei due rapinatori a farsi rifilare 14 anni di reclusione? O è un ceffo della
peggior specie o deve essersi dato da fare per ottenere una durissima condanna
e poi atteggiarsi a vittima. In breve e all’ingrosso: la pena per l’omicidio
volontario è di 21 anni. Dedotto un terzo, per le cosiddette attenuanti
generiche, che competono a tutti i non i non particolarmente carogna, fanno 14
anni. Un altro terzo gli va riconosciuto per l’attenuante della provocazione.
Letteralmente: aver agito in stato d’ira, determinato da un fatto
ingiusto altrui. Col che scendiamo sotto la doppia cifra. La terza
attenuante poteva ben comprarsela, nel senso che con un milione o poco meno
avrebbe potuto risarcire gli eredi. Somma misera per due vite, ma che i
giudicanti avrebbero ben potuto ritenere congrua, attesa l’aleatorietà del
reddito dei rapinatori.
In sintesi: dopo circa un anno e mezzo di reclusione intra-muraria (decurtata
dell’eventuale detenzione domiciliare) sarebbe stato ammesso ai servizi
sociali, come Berlusconi e, ops, Minetti. Del resto, se invece di accoppare
esseri umani, si fosse dedicato alla caccia in riserva ed ancor più alla caccia
grossa, non avrebbe speso molto meno. Credo che togliersi lo sfizio di
stecchire a pistolettate dei ceffi chiusi in un'autovettura e che non possono
difendersi, se non con armi a turacciolo, valga almeno quel prezzo. Ma non va
bene invece per i nostri giustizialisti politicanti. Questo omicidio andrebbe
anzi premiato col futuribile Nobel per il miglior bounty killer. È un coro unanime
di tutti coloro che sono rimasti i trucidi longobardi di manzoniana memoria:
“cui fu ragion l'offesa e gloria il non aver pietà”.
Non dubito poi che, se in saccoccia agli assassinati venisse rinvenuta una
tessera di partito di suo gradimento, l’ineffabile Salvini comincerebbe a
berciare per ottenere la revisione del processo e la condanna del gioielliere
pistolero all’ergastolo. Intanto poveretto lo compatiamo, visto che a breve
sarà accolto nelle grandi braccia di San Vittore, sottratto agli affetti familiari,
fottendocene invece alla grande dei suoi cattivoni, che giacciono serenamente
sotto due metri di terra e che, contrariamente a lui, in quanto rapinatori, non
lasciano né affetti, né familiari, né rimpianti.


