Quando
scrivo sono sorvegliato a vista dai
grandi poeti del presente e del passato. Raffaele Urraro nei suoi testi poetici ricerca
sempre, nonostante sia uomo colto, direi erudito, modalità semplici e
accessibili del dire, forse un ripiegarsi quasi religioso verso quel che è
significativo in esistenza, un voler conservare i giorni della fanciullezza.
Uno di quei modi di dire e di pensare è che le cose abbiano un lato oscuro e,
quindi, uno in luce, secondo l’antica opposizione /dialettica che scandisce i
nostri modi di vedere le cose. Tale il titolo del libro: il concetto degli
opposti compare tra l’altro in un testo intitolato “Il chiaroscuro della luna”, che in aggiunta è detto inquietante. Ma nella sua nota a inizio
di libro, l’autore pone il difficile problema: se cercare il lato oscuro della
realtà ci è dato solo tramite la parola, davvero noi troviamo il senso delle
cose in generale? E pochi come lui, che si occupa della parola da esperto della
classicità e di antiche letterature, possono offrire una risposta di grande,
semplice buon senso: “ci accontentiamo di scoprire quello che ci appare come
tale” e ciò che ci propizia un sorriso: le stelle o “un raggio della luna”.
Sebbene questo possa darci tanto “speranza o un po’ di conforto” quanto
“illusione”. Illusione,
come un lieve dubbio, Se alla
fine della strada ci fosse
qualcuno o qualcosa… che viene
cancellato allo svelarsi di sicura consapevolezza: ma alla
fine del cammino non c’è
nessuno nemmeno
un gatto che ti accarezzi e ti
consoli con lo sguardo profondo dei suoi
occhi più tristi dei tuoi - quello stesso
“filo di tristezza” che è negli occhi del cane, in altra poesia del libro. Si
direbbe: fatto psicologico, proiettivo, perché la stessa tristezza è nell’animo
del poeta. Senonché di poeta si tratta, che comunica con gli animali, maneggia
il ricordo e il tempo con delicatezza, ha a che fare a suo modo con stelle luna
e sole, mare silenzio e notte, neve e incanto, luce ombra e sogno. Egli ruba
per donare: Io sono
ladro di stelle… le lascio
lì per te… perché
possiate navigare con un
po’ di luce… svegliarvi
con una cometa nelle mani Problema
è la percezione del tempo della vita che scorre via. Che i versi non vengono
dalle stelle ma “dalla carne e/dal sangue” – si ha l’impressione, leggendo, di
una indecisione centrale, al cuore di questa poesia, tra il fascino delle
parole-cose con il loro magico potere
e il pensare e interrogarsi di quello che siamo, della fine, con l’orrore del vuoto
niente. Il non voler farsi illusioni, pur avendone alla portata di molto
importanti: il pensare le parole dei poeti con la stessa ambiguità tra darsi dell’enigma
e sapere illusorio dell’enigma. Non ci
sono segni di punteggiatura e le sole maiuscole presenti si trovano a inizio
d’ogni testo. A sottolineare le pause del ritmo e del respiro, della lettura,
dunque, i singoli brani poetici e i versi, disposti talora con lievi asimmetrie:
si tratta di un unico flusso di parola, pur scandito in pensieri alquanto
difformi, che fa un libro di poesia.
Raffaele
Urraro Il lato oscuro delle cose RP libri,
S. Giorgio del Sannio (BN), 2019