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domenica 5 luglio 2026

LIBRI
di Carlo Di Legge


Raffaele Urraro

Quando scrivo sono sorvegliato a vista
dai grandi poeti del presente e del passato
.
 
Raffaele Urraro nei suoi testi poetici ricerca sempre, nonostante sia uomo colto, direi erudito, modalità semplici e accessibili del dire, forse un ripiegarsi quasi religioso verso quel che è significativo in esistenza, un voler conservare i giorni della fanciullezza. Uno di quei modi di dire e di pensare è che le cose abbiano un lato oscuro e, quindi, uno in luce, secondo l’antica opposizione /dialettica che scandisce i nostri modi di vedere le cose. Tale il titolo del libro: il concetto degli opposti compare tra l’altro in un testo intitolato “Il chiaroscuro della luna”, che in aggiunta è detto inquietante. Ma nella sua nota a inizio di libro, l’autore pone il difficile problema: se cercare il lato oscuro della realtà ci è dato solo tramite la parola, davvero noi troviamo il senso delle cose in generale? E pochi come lui, che si occupa della parola da esperto della classicità e di antiche letterature, possono offrire una risposta di grande, semplice buon senso: “ci accontentiamo di scoprire quello che ci appare come tale” e ciò che ci propizia un sorriso: le stelle o “un raggio della luna”. Sebbene questo possa darci tanto “speranza o un po’ di conforto” quanto “illusione”.
Illusione, come un lieve dubbio,
 
Se alla fine della strada
ci fosse qualcuno o qualcosa…
 
che viene cancellato allo svelarsi di sicura consapevolezza:
 
ma alla fine del cammino
non c’è nessuno
nemmeno un gatto che ti accarezzi
e ti consoli con lo sguardo profondo
dei suoi occhi più tristi dei tuoi
 
- quello stesso “filo di tristezza” che è negli occhi del cane, in altra poesia del libro. Si direbbe: fatto psicologico, proiettivo, perché la stessa tristezza è nell’animo del poeta. Senonché di poeta si tratta, che comunica con gli animali, maneggia il ricordo e il tempo con delicatezza, ha a che fare a suo modo con stelle luna e sole, mare silenzio e notte, neve e incanto, luce ombra e sogno. Egli ruba per donare:
 
Io sono ladro di stelle…
le lascio lì
per te…
perché possiate navigare
con un po’ di luce…
svegliarvi con una cometa nelle mani
 
Problema è la percezione del tempo della vita che scorre via. Che i versi non vengono dalle stelle ma “dalla carne e/dal sangue” – si ha l’impressione, leggendo, di una indecisione centrale, al cuore di questa poesia, tra il fascino delle parole-cose con il loro magico potere e il pensare e interrogarsi di quello che siamo, della fine, con l’orrore del vuoto niente. Il non voler farsi illusioni, pur avendone alla portata di molto importanti: il pensare le parole dei poeti con la stessa ambiguità tra darsi dell’enigma e sapere illusorio dell’enigma.
Non ci sono segni di punteggiatura e le sole maiuscole presenti si trovano a inizio d’ogni testo. A sottolineare le pause del ritmo e del respiro, della lettura, dunque, i singoli brani poetici e i versi, disposti talora con lievi asimmetrie: si tratta di un unico flusso di parola, pur scandito in pensieri alquanto difformi, che fa un libro di poesia.
 
 
Raffaele Urraro
Il lato oscuro delle cose
RP libri, S. Giorgio del Sannio (BN), 2019