Sai, oggi è il 25 Aprile Sai, oggi è
il 25 aprile. Sulle pagine di
facebook incombono le immagini di
chi canta Bella ciao dai
balconi o
davanti allo schermo di un computer. Non
è una canzone partigiana, obietta
qualcuno, ma un’invenzione, un
inno guerrillero che irrompe perfino
nella Casa de papel. La
filologia però ha partita persa se
un simbolo la distanzia e s’avvera. Ricordo
le battaglie elettorali, la
vernice scarlatta sui muri e
un controcanto che non capivo, Fischia il vento, e il vento nella zuffa tra
rossi e neri continuava a fischiare fino
a quando divenne rosso-sangue quella
rossa primavera. Solo
allora, raschiato dai muri, quel
canto si strozzò in gola tra
strategia e strage, lotta
armata e resistenza. Sai,
nello stordimento generale le
cose non sono molto cambiate. Non
s’è conclusa questa bufera, ma
dura la memoria di chi muore combattendo,
vittima e
carnefice di una stessa guerra. Non
finirà neppure la paura in
questo nostro tempo gramo che
penetra nella carne e nelle ossa. Oh,
com’è lontano il sacrificio di
chi spezzando il proprio corpo ha
sconfitto la morte con la morte. * Il
poeta a
Tomaso Kemeny
Tomaso Kemeny
Non sta a destra o a sinistra, il poeta sta sopra. Con un occhio guarda la terra e con l’altro la volta celeste che custodisce e sostiene la terra. Punta in alto, prendi bene la mira. Colpisci quel solco di luce fioca e ardente.