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domenica 5 luglio 2026

POESIE CIVILI
di Francesco Macciò


 
Sai, oggi è il 25 Aprile
 
Sai, oggi è il 25 aprile. Sulle pagine
di facebook incombono le immagini
di chi canta Bella ciao dai balconi
o davanti allo schermo di un computer.
Non è una canzone partigiana,
obietta qualcuno, ma un’invenzione,
un inno guerrillero che irrompe
perfino nella Casa de papel.
La filologia però ha partita persa
se un simbolo la distanzia e s’avvera.
Ricordo le battaglie elettorali,
la vernice scarlatta sui muri
e un controcanto che non capivo,
Fischia il vento, e il vento nella zuffa
tra rossi e neri continuava a fischiare
fino a quando divenne rosso-sangue
quella rossa primavera.
Solo allora, raschiato dai muri,
quel canto si strozzò in gola
tra strategia e strage,
lotta armata e resistenza.
 
Sai, nello stordimento generale
le cose non sono molto cambiate.
Non s’è conclusa questa bufera,
ma dura la memoria di chi muore
combattendo, vittima
e carnefice di una stessa guerra.
Non finirà neppure la paura
in questo nostro tempo gramo
che penetra nella carne e nelle ossa.
Oh, com’è lontano il sacrificio
di chi spezzando il proprio corpo
ha sconfitto la morte con la morte.
 
*
Il poeta
a Tomaso Kemeny
 

Tomaso Kemeny

Non sta a destra o a sinistra,
il poeta sta sopra.
Con un occhio guarda la terra
e con l’altro la volta celeste
che custodisce e sostiene la terra.
 
Punta in alto, prendi bene la mira.
Colpisci quel solco di luce fioca
e ardente.