Ci sono interviste che
informano e altre che, risposta dopo risposta, restituiscono il profilo morale
di chi parla. Questa appartiene alla seconda categoria:https://www.ilgiornalaccio.net/le-intersviste/angelo-gaccione/ Di Angelo Gaccione apprezzo da tempo non soltanto la
scrittura, ma soprattutto quella rara coerenza fra cultura, indipendenza
intellettuale e coscienza civile che attraversa anche queste risposte. Mi
ritrovo particolarmente nella sua diffidenza verso il conformismo, le cordate
culturali, il successo come misura del valore e, più ancora, nella convinzione
che scrivere possa essere un obbligo morale, non un esercizio di compiacimento.
Splendida la sua formula: “Ho imparato come non devo scrivere”. E ancora più
preziosa, in tempi di superficialità elevata a sistema, l’idea che le cose
profonde richiedano profondità, studio, fatica. Ma è soprattutto nel rifiuto
della guerra e nella difesa della vita che riconosco in Gaccione qualcosa di
più di uno scrittore: un intellettuale nel significato ormai quasi dimenticato
del termine, capace di scegliere la marginalità pur di non barattare la propria
libertà con il consenso. E oggi, a ben vedere, questa è già una forma di
letteratura civile.
*avvocato,
dir. “Centro Culturale Candide”
A seguito della pubblicazione di questa nota dell’avvocato
Bonomo sui Social, sono arrivati tantissimi messaggi ed email da diverse parti
d’Italia. La stima e l’affetto che viene riservata al lavoro che facciamo, ci
gratificano e ci rendono più forti e sicuri. Ne abbiamo scelti alcuni, ma
ringraziamo pubblicamente tutte e tutti. “Ci fosse fisicamente J. P. Sarte, sono certa che ti avrebbe
invitato a bere un caffè in uno dei bar della zona, per compiacersi di te e dei
tuoi scritti”. Maria Luisa Belfiore
(Con invio di una foto da Parigi, Place Saint
Germain des Prés) “Magnifica l’intervista ed epocale ed eroica la tua
testimonianza! L’ultimo testo ti rende veramente onore”. Gabriella Cinti “Concordo pienamente con questo ritratto”. Marisa Brecciaroli “Bella, condivido tutto”. Maria Antonietta Montella “Condivido pienamente”. Gianna Caliari “Bellissima manifestazione di stima!! Goditela tutta perché è
vera. Buonasera” Teresa Straface “Le tue risposte all’intervista hanno valore
indipendentemente dal suo riconoscimento”. Lodovica San Guedoro “Ciao Angelo, ho letto con ammirazione questa intervista,
l’importanza dello studio continuo per chi scrive e fa cultura, il non essere
troppo severi con sé stessi rispetto alle opere giovanili e alla loro naturale
ingenuità, la coerenza di scegliere la marginalità rispetto a certi salotti pur
di mantenere la libertà espressiva, e secondo me anche una certa dignità di
persona. Insomma nelle tue risposte mi rispecchio tanto, ovviamente con la
necessità da parte mia di approfondire ancora tanto, ma non ho fretta. Intanto
incomincio a leggere chi come te mi fornisce sempre spunti interessanti. Grazie
infinite e buona serata. Tania Chimenti “Caro Angelo, ecco una nota di qualche giorno fa mai inviata:
con le fresche carezze delle tue narrazioni sai far vivere una Milano bucando
la calura con la musica e la tua schietta cultura…”. Oggi invece leggo con
attenzione la tua intervista e condivido questa posizione dove “la ragione
vacilla”. La ragione del potere è mostruosa come gli effetti che produce.
Lo studio appassionato e faticoso dello scrittore sa trovare come bucare questo
potere e, anche se la forza brutale ne spazza via le aspirazioni ci sarà sempre
chi ci riprova a bucare il male distruttivo della guerra anche di quella
pantoclastica. La parola scritta ha un suo grande e resistente potere
costruttivo”. Giuseppe Pozzi