Illustre Professore, tornando a leggere
la Sua intervista*, dove traspare con solennità la sua encomiabile umiltà,desidero esprimerle
il mio più vivo compiacimento per la straordinaria lucidità che la attraversa,
in particolare per la profondità della sua riflessione conclusiva. L’aver
individuato nel dogma della inevitabilità della guerra il luogo comune più
pernicioso del nostro tempo costituisce un contributo di altissimo spessore
critico. Rifiutare l’idea che il conflitto armato rappresenti un tratto
ineliminabile della natura umana — una verità che la cronaca odierna rende
purtroppo ancora più urgente — significa sottrarre il futuro alla retorica
della fatalità, restituendo alla politica e alla cultura la responsabilità
primaria della costruzione della pace. La ringrazio per
questo autorevole richiamo alla ragione e alla speranza, che nobilita l’intera
intervista e offre una prospettiva di inestimabile valore etico per il lettore. Con i sensi della
mia più alta stima e considerazione, Rosario Undiemi - Biblioteca Pio Albergo Trivulzio, Milano