Il 23 di
agosto, cadrà il centenario di Rodolfo Valentino (23 agosto 1926 - 23 agosto 2026).
Poiché a ridosso del Ferragosto “Odissea” si prenderà un po’ di giorni di
riposo, abbiamo chiesto all’amica giornalista e scrittrice Chicca Morone di
potere anticipare questo suo scritto per i nostri lettori. A settembre, in quel
di Moncalieri, sempre su iniziativa e a cura di Chicca, il mitico attore di
Castellaneta verrà ricordato da estimatori ed autori provenienti da varie città
italiane.
Rodolfo
Valentino dalla luce all’ombra. Nell’ormai lontano 1995 abbiamo festeggiato qui a
Torino il Centenario della nascita del Cinema, e non solo, con una mostra
fotografica molto particolare: erano esposte le foto che Rodolfo Valentino
(1895- 1926), aveva inviato alla madre dall’America con dediche tenerissime a
suggellare l’amore che l’attore provava per la famiglia. Un amore non sempre
ricambiato dai parenti, poco inclini a vedere nella professione di attore
un’attività lavorativa degna di tale nome: siamo a cavallo del secolo e tra ingegneri
e laureati in materie scientifiche, nati in quel Sud intellettuale, leggermente
“snob”. Il Mondo delle Idee, oltre a organizzare la mostra nella prestigiosa
sede della Borsa Valori, firmata dall’architetto Carlo Mollino, aveva
pubblicato la prima traduzione in italiano di “Day Dream’s” la raccolta di
poesie scritta dall’attore con la moglie Natasha Rambova. Ecco un estratto
dalla prefazione a cura di Antonio Miredi. Il più
grande mito della storia del cinema è muto. Milioni
di occhi hanno guardato ammirati Rodolfo Valentino, senza ascoltarne la voce.
Una parabola, nella sua perfezione semantica, abbraccia il mito Rodolfo
Valentino. Egli viene alla luce il 6 maggio 1895, l’anno della nascita del
cinema, e muore nel 1926, quando il cinema comincia a parlare. Con la
parola il cinema è un’altra cosa: diventa più adulto, sempre più spettacolare,
ma perde anche la sua voce interiore più poetica, più essenziale, più espressiva,
dove i contrasti di luce e ombra sono più profondi. Il cinema
è Arte Muta. All’ambiguità
si fa riferimento quando si spiega il mito di Rodolfo Valentino, ma è il cinema
ad essere ambiguo. Vediamo ombre che palpitano, morti che tornano a vivere
sullo schermo; il cinema manifesta un desiderio e può creare nell’animo dello
spettatore un altro desiderio, diverso, persino opposto. Il mito di Valentino è
stato attribuito anche alla morte improvvisa e precoce - l’attore al massimo
della sua fama aveva appena 31 anni - e mai morte è apparsa più provvidenziale
per l’immortalità. Una creazione nasce necessariamente dalla morte. È con
amici poeti, giurati del Premio Internazionale “Rodolfo Valentino. Sogni ad
occhi aperti”, che abbiamo dedicato al nostro mito un pensiero in forma di
Haiku...
Lo
sceicco bianco attraversando
il tempo Incanta
ancora Fabia Baldi Tu,
messaggero di
lontana bellezza Amore
sempre Giuseppe Conte
Divin Amore che voli
nella luce tu vivi
ancora Giancarlo Guerreri Bellezza muta fu americano
il sogno? Rudy,
ombra d’acqua Simonetta Longo
Morendo
giovane libero e
appassionato ci
insegna a vivere Mario Marchisio È
Primavera. L’Infinito
negli occhi, pura
Visione Antonio Miredi Fine
d’estate nel buio
si ritira l’amato
divo. Chicca Morone
Ed è
nella ricorrenza del Centenario della morte che proponiamo l’immagine di
Rodolfo, prossimo all’abbandono del corpo, mentre chiede al fratello Alberto che
vengano aperte le tende affinché possa vedere la luce... e nella luce diventa
un’ombra silenziosa, poi un mito celebrato ad alta voce, ovunque nel mondo!