Pagine

venerdì 7 agosto 2026

HIROSHIMA E NAGASAKI
Il crimine ma non il criminale
 

Finiremo così? Domanda lecita

Ieri, per il 6 agosto, ci siamo limitati a pubblicare la locandina che chiamava alla mobilitazione davanti alla base nucleare della Nato ad Aviano. Ci è sembrato il modo migliore per ricordare il bombardamento atomico americano su Hiroshima. Ci aspettavamo di leggere parole chiare e nette dalle Istituzioni internazionali, ed invece, come scrive Franco Continolo in questa piccola rassegna, si è ricordato il crimine, ma non il criminale.
 
La parola d’ordine della ricorrenza potrebbe essere: si ricorda il crimine, ma non il criminale. Infatti gli oratori ufficiali alla cerimonia, a cominciare dal segretario generale delle Nazioni Unite, si sono ben guardati dal nominare gli Stati Uniti. In realtà il sindaco della città giapponese li nomina, ma per l’attacco all’Iran, a pari merito con la Russia per l’invasione dell’Ucraina - questo secondo The Mainichi; secondo la TASS invece, l’attacco alla Russia è stato più pesante e davvero fuori luogo. Fuori luogo perché Putin si è limitato ad affermare che la Russia farà ricorso all’arma nucleare solo qualora fosse in pericolo la sua sopravvivenza. Ammesso che la versione della TASS sia quella corretta, il sindaco ha dimostrato di essere indegno di presenziare alla cerimonia, e in linea con l’avventurismo della nuova premier giapponese, le cui dichiarazioni possono essere definite nel migliore dei casi omertose, almeno secondo quanto riportato da The Mainichi. Se il sindaco fosse una persona onesta e responsabile avrebbe denunciato piuttosto i provocatori attacchi alla Russia, ossia a una superpotenza nucleare - punto mai raggiunto nel corso della Guerra Fredda -, se non altro per dimostrare che la deterrenza nucleare non funziona quando gli avversari siano dementi, superidioti, o comunque inaffidabili, e che dunque occorre procedere sulla strada del disarmo. Va riconosciuto che qualcosa del genere ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite, sebbene in una forma estrema: che le armi nucleari non siano garanzia di sicurezza è un conto, ma che siano addirittura fonte di insicurezza è un’affermazione che sfiora il paradosso. Convincente, oserei dire coraggioso è poi lo stesso Guterres quando afferma che la pace non è il frutto della forza, ma della fiducia - coraggioso, perché i riferimenti incontrovertibili sono Trump e von der Leyen”. 

Franco Continolo