HIROSHIMA E NAGASAKI
Il
crimine ma non il criminale

Finiremo così? Domanda lecita
Ieri, per il 6 agosto, ci siamo limitati a pubblicare la
locandina che chiamava alla mobilitazione davanti alla base nucleare della Nato
ad Aviano. Ci è sembrato il modo migliore per ricordare il bombardamento
atomico americano su Hiroshima. Ci aspettavamo di leggere parole chiare e nette
dalle Istituzioni internazionali, ed invece, come scrive Franco Continolo in
questa piccola rassegna, si è ricordato il crimine, ma non il criminale.
“La parola d’ordine
della ricorrenza potrebbe essere: si ricorda il crimine, ma non il
criminale. Infatti gli oratori ufficiali alla cerimonia, a cominciare dal
segretario generale delle Nazioni Unite, si sono ben guardati dal nominare gli
Stati Uniti. In realtà il sindaco della città giapponese li nomina, ma per
l’attacco all’Iran, a pari merito con la Russia per l’invasione dell’Ucraina - questo secondo The Mainichi; secondo la TASS invece, l’attacco alla
Russia è stato più pesante e davvero fuori luogo. Fuori luogo perché Putin si è
limitato ad affermare che la Russia farà ricorso all’arma nucleare solo qualora
fosse in pericolo la sua sopravvivenza. Ammesso che la versione della TASS sia
quella corretta, il sindaco ha dimostrato di essere indegno di presenziare alla
cerimonia, e in linea con l’avventurismo della nuova premier giapponese, le cui
dichiarazioni possono essere definite nel migliore dei casi omertose, almeno
secondo quanto riportato da The Mainichi. Se il sindaco fosse
una persona onesta e responsabile avrebbe denunciato piuttosto i provocatori
attacchi alla Russia, ossia a una superpotenza nucleare - punto mai raggiunto
nel corso della Guerra Fredda -, se non altro per dimostrare che la deterrenza
nucleare non funziona quando gli avversari siano dementi, superidioti, o
comunque inaffidabili, e che dunque occorre procedere sulla strada del disarmo.
Va riconosciuto che qualcosa del genere ha detto il segretario generale delle
Nazioni Unite, sebbene in una forma estrema: che le armi nucleari non siano
garanzia di sicurezza è un conto, ma che siano addirittura fonte
di insicurezza è un’affermazione che sfiora il paradosso. Convincente,
oserei dire coraggioso è poi lo stesso Guterres quando afferma che la pace non
è il frutto della forza, ma della fiducia - coraggioso, perché i
riferimenti incontrovertibili sono Trump e von der Leyen”.
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