Con Il
popolo è immortale si conclude l’edizione italiana della grandiosa
trilogia dedicata da V. Grossman all’invasione nazista dell’Unione Sovietica,
iniziatasi il 22 giugno 1941 e conclusa con la disfatta tedesca a
Stalingrado. Cronologicamente,
per anno di pubblicazione e per il periodo di cui tratta (i primi tempi
dell’invasione tedesca), Il popolo è immortale è in realtà il
primo dei tre romanzi (seguiranno Stalingrado, Vita e
destino): esce a dapprima puntate su Stella Rossa nel 1942, e rivisto e
completato nel 1945. Percorre un’oasi di resistenza nei mesi dell’inesorabile
avanzata dei tedeschi e nelle inarrestabili ritirate di sovietici, è scritto
con puntualità, freschezza e grande fiducia nell’ umanità del popolo russo.
Improvvisamente assalita da forze soverchianti, impreparata ad affrontarle,
colta alla sprovvista, anche per il colposo comportamento di Stalin, l’Unione
Sovietica si ritira continuamente, soccombe dapprima. La Postfazione di
Chandler e Volochova è di estrema utilità per contestualizzare e meglio
intendere il romanzo nella storia del suo farsi. Così come l’appendice completa
in modo assai istruttivo il materiale antecedente. Non sono
tempi, quelli, in cui ancora si possa scegliere tra guerra e no; la guerra
aggredisce senza scampo, certo per colpa di Hitler. La si ha addosso senza
tregua nella propria carne, nel proprio sangue, nei propri campi, nei propri
animali; il problema è come ci si debba difendere, come la si possa affrontare,
come si possa sopravvivere. Emergono le qualità umane, le viltà, la dignità, in
una ampia gamma di esistenze comunque ferite. Qui, e tanto più negli altri
romanzi, la scrittura di Vasilij Grossman emerge in tutta la sua duttilità, la
sua inarrivabile forza, la sua straordinaria “bellezza”. Non a caso è Guerra
e pace che Grossman porta con sé a Stalingrado…
Vasilij
Grossman Il popolo è
immortale. A cura di
Robert Chandler e Julija Volochova. Traduzione
di Claudia Zonghetti Adelphi,
Milano 2024.