La
poetessa Mariella Bettarini ci ha lasciati. Tutti i
poeti della mia generazione credo abbiano avuto rapporti con la poetessa
fiorentina Mariella Bettarini. Per la sua rivista dal nome splendido: “Salvo
Imprevisti”, e perché era una poetessa militante, come lo era gente come me. Non
mi ricordo se avesse preso parte al gruppo di quella che noi definivamo “letteratura
operaia” e alla rivista “Abiti Lavoro”; è passato tanto tempo e cercare fra il
mio disordine non mi è agevole. Eravamo tutti lavoratori, o lavoratori-studenti,
come ero io. Ricordo, però, almeno due libri da me curati in cui è presente: l’antologia
poetica Addio a Proust (Meravigli Editrice 1982) con tanti poeti come
Roversi, Zanzotto, Loi, Lamarque, Brugnaro, Piersanti, Vaccaro, Ravizza ecc. e
il saggio La crisi della ragione e le ragioni della crisi. Gli anni ’80 fra
caduta della razionalità e incubo nucleare uscito nel 1987 presso le
Edizioni Nuove Scritture. Con Mariella in questo volume ci sono nomi di amici
come Mario Spinella, Fulvio Papi, Fernanda Pivano, Antonio Porta, Pio Baldelli,
Giorgio Bàrberi Squarotti, Sandro Canestrini, Bruno Munari, Ernesto Treccani e
Remo Brindisi. Naturalmente fra l’ammasso delle mie carte ci sono anche sue
lettere, ma poi con l’introduzione dei computer, hanno viaggiato le email. “Odissea”
le dà il suo addio con questo scritto della poetessa Alida Airaghi. [Angelo
Gaccione]
Mariella Bettarini (Firenze, 1942-2026), poeta, saggista, scrittrice e traduttrice italiana,
è morta nella sua città a 84 anni lo scorso 30 agosto. Aveva svolto nell’ultimo
mezzo secolo un’importante funzione aggregatrice di giovani talenti letterari,
fondando riviste di poesia autogestite (“Salvo imprevisti”, “L’area di Broca”)
e la casa editrice Gazebo. Definita da Giuliano Manacorda “una delle voci più coraggiose
e più originali nel campo delle iniziative culturali e della produzione
poetica”, si è sempre prodigata intellettualmente in un incisivo lavoro di
sensibilizzazione politica e femminista.
Scrittrice
feconda, tra le sue ultime pubblicazioni dobbiamo ricordare la raccolta di poesie Haiku Alfabetici (Il
ramo e la foglia, 2021), in cui si rincorrono versi in forma di haiku, elencati
alfabeticamente dalla A alla Z e raggruppati a tema, con argomenti che spaziano
dalla natura alla scienza, dai sentimenti alla socialità: attenta sempre a
un’esigenza comunicativa aperta e solidale con l’habitat umano e ambientale che
ci circonda. In questa sua originale rassegna, che partendo da Animali arriva
a Zenith, con tappe significative che esplorano soprattutto
atteggiamenti interiori dell’anima (Bene, Cuore, Dono, Ricordi, Gioia, Luce,
Umanità, Vita), ha segnato un percorso emotivo di illuminazione personale,
generosamente trasmesso ai lettori utilizzando la sinteticità dei tre versi
canonici della millenaria composizione orientale. “Che
cos’è gioia? / Misterioso pensiero / gioia – sì gioia // Gioire come? /
Condividere gioia / è maggior gioia // Eppure gioia / è solitaria speme /
solinga gioia // Viva la gioia / gioia non solitaria / sì – condivisa // Dunque
che cosa? / Gioia contraddittoria / sempre gioiosa”.
Secondo
la postfatrice del libro Annamaria Vanalesti, Bettarini “ha costruito una trama
sottile, che fa da mappa del vivere, rilanciando a chi legge la sfida di
riorganizzare il proprio itinerario esistenziale, ripercorrendolo con maggiore
attenzione verso tutto ciò che si dà per scontato e che invece ha perso
significato”. Nel
riconoscere la gratuità della limpida purezza che ci viene offerta, la poeta
esprime la propria gratitudine in un entusiastico omaggio alla luce: “Illuminante
/ luce che illumini / tu luminosa // Viva lucente / tu che il buio allontani /
fammi tu luce // Ti dico grazie / per quello che ci doni: / luce – sì – luce //
Se tu non fossi / come faremmo – oscuri / cuori oscurati? // E invece vivi /
vivacemente vivi / di vita fonte”.
Un’altra
manifestazione di lieta adesione alla bellezza materiale del creato, nella
convinzione quasi francescana della radice comune di tutto l’esistente (uomini
e donne di ogni razza, animali e piante, ma anche aria, fuoco, terra e acqua),
si trova nella fresca cinquina di versi dedicata alle foglie: “Stupende
foglie / creature viventi / cuor di fogliame // Che dire – dirvi / o foglie
maternali? / Son figlia vostra // Quando stormite / con voi l’anima canta / la
mente vola // Quando cadete / ci pieghiamo con voi / voi aspettiamo // E sempre
sempre / ci è sicura compagna / la beltà vostra”.
Persino
la fine (sorella morte, diceva il Santo) è avvertita come traguardo luminoso da
raggiungere, nella certezza di un approdo sicuro e confortante cui arrivare
dopo un’esistenza spesa nel dono e nel per-dono, nella fratellanza, nella
fiducia verso l’altro da sé: “Eccomi
giunta - / eccomi – sì – allo zenith – / eccomi giunta // Cos’è
lo zenith? / è – sì – l’intersezione / tra l’orizzonte… // … e tutto il
cielo - / il cielo che sta sopra - / sopra la testa // E perché zenith?
/ zenith che non è nadir - / e perché zenith?
// Zenith – sì – zenith? / perché è amico del Sole – del Sole
amico”.
La pace
come obiettivo finale da porsi, quindi, come sigillo a una promessa fatta a se
stessi e alla comunità amicale in cui si è inseriti,
alla koinè espansa che tutto e tutti raccoglie, simbolizzata dalle
lettere dell’alfabeto, dalla A iniziale alla Z conclusiva.