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mercoledì 2 settembre 2026

CAMPI ELISI
di Alida Airaghi
 

La poetessa Mariella Bettarini ci ha lasciati.
 
Tutti i poeti della mia generazione credo abbiano avuto rapporti con la poetessa fiorentina Mariella Bettarini. Per la sua rivista dal nome splendido: “Salvo Imprevisti”, e perché era una poetessa militante, come lo era gente come me. Non mi ricordo se avesse preso parte al gruppo di quella che noi definivamo “letteratura operaia” e alla rivista “Abiti Lavoro”; è passato tanto tempo e cercare fra il mio disordine non mi è agevole. Eravamo tutti lavoratori, o lavoratori-studenti, come ero io. Ricordo, però, almeno due libri da me curati in cui è presente: l’antologia poetica Addio a Proust (Meravigli Editrice 1982) con tanti poeti come Roversi, Zanzotto, Loi, Lamarque, Brugnaro, Piersanti, Vaccaro, Ravizza ecc. e il saggio La crisi della ragione e le ragioni della crisi. Gli anni ’80 fra caduta della razionalità e incubo nucleare uscito nel 1987 presso le Edizioni Nuove Scritture. Con Mariella in questo volume ci sono nomi di amici come Mario Spinella, Fulvio Papi, Fernanda Pivano, Antonio Porta, Pio Baldelli, Giorgio Bàrberi Squarotti, Sandro Canestrini, Bruno Munari, Ernesto Treccani e Remo Brindisi. Naturalmente fra l’ammasso delle mie carte ci sono anche sue lettere, ma poi con l’introduzione dei computer, hanno viaggiato le email. “Odissea” le dà il suo addio con questo scritto della poetessa Alida Airaghi. [Angelo Gaccione]



Mariella Bettarini (Firenze, 1942-2026), poeta, saggista, scrittrice e traduttrice italiana, è morta nella sua città a 84 anni lo scorso 30 agosto. Aveva svolto nell’ultimo mezzo secolo un’importante funzione aggregatrice di giovani talenti letterari, fondando riviste di poesia autogestite (“Salvo imprevisti”, “L’area di Broca”) e la casa editrice Gazebo. Definita da Giuliano Manacorda “una delle voci più coraggiose e più originali nel campo delle iniziative culturali e della produzione poetica”, si è sempre prodigata intellettualmente in un incisivo lavoro di sensibilizzazione politica e femminista. 



Scrittrice feconda, tra le sue ultime pubblicazioni dobbiamo ricordare la raccolta di poesie Haiku Alfabetici (Il ramo e la foglia, 2021), in cui si rincorrono versi in forma di haiku, elencati alfabeticamente dalla A alla Z e raggruppati a tema, con argomenti che spaziano dalla natura alla scienza, dai sentimenti alla socialità: attenta sempre a un’esigenza comunicativa aperta e solidale con l’habitat umano e ambientale che ci circonda. In questa sua originale rassegna, che partendo da Animali arriva a Zenith, con tappe significative che esplorano soprattutto atteggiamenti interiori dell’anima (Bene, Cuore, Dono, Ricordi, Gioia, Luce, Umanità, Vita), ha segnato un percorso emotivo di illuminazione personale, generosamente trasmesso ai lettori utilizzando la sinteticità dei tre versi canonici della millenaria composizione orientale.
Che cos’è gioia? / Misterioso pensiero / gioia – sì gioia // Gioire come? / Condividere gioia / è maggior gioia // Eppure gioia / è solitaria speme / solinga gioia // Viva la gioia / gioia non solitaria / sì – condivisa // Dunque che cosa? / Gioia contraddittoria / sempre gioiosa.



Secondo la postfatrice del libro Annamaria Vanalesti, Bettarini “ha costruito una trama sottile, che fa da mappa del vivere, rilanciando a chi legge la sfida di riorganizzare il proprio itinerario esistenziale, ripercorrendolo con maggiore attenzione verso tutto ciò che si dà per scontato e che invece ha perso significato”.
Nel riconoscere la gratuità della limpida purezza che ci viene offerta, la poeta esprime la propria gratitudine in un entusiastico omaggio alla luce:
Illuminante / luce che illumini / tu luminosa // Viva lucente / tu che il buio allontani / fammi tu luce // Ti dico grazie / per quello che ci doni: / luce – sì – luce // Se tu non fossi / come faremmo – oscuri / cuori oscurati? // E invece vivi / vivacemente vivi / di vita fonte.



Un’altra manifestazione di lieta adesione alla bellezza materiale del creato, nella convinzione quasi francescana della radice comune di tutto l’esistente (uomini e donne di ogni razza, animali e piante, ma anche aria, fuoco, terra e acqua), si trova nella fresca cinquina di versi dedicata alle foglie:
Stupende foglie / creature viventi / cuor di fogliame // Che dire – dirvi / o foglie maternali? / Son figlia vostra // Quando stormite / con voi l’anima canta / la mente vola // Quando cadete / ci pieghiamo con voi / voi aspettiamo // E sempre sempre / ci è sicura compagna / la beltà vostra.



Persino la fine (sorella morte, diceva il Santo) è avvertita come traguardo luminoso da raggiungere, nella certezza di un approdo sicuro e confortante cui arrivare dopo un’esistenza spesa nel dono e nel per-dono, nella fratellanza, nella fiducia verso l’altro da sé:
Eccomi giunta - / eccomi – sì – allo zenith – / eccomi giunta // Cos’è lo zenith? / è – sì – l’intersezione / tra l’orizzonte… // … e tutto il cielo - / il cielo che sta sopra - / sopra la testa // E perché zenith? / zenith che non è nadir - / e perché zenith? // Zenith – sì – zenith? / perché è amico del Sole – del Sole amico.



La pace come obiettivo finale da porsi, quindi, come sigillo a una promessa fatta a se stessi e alla comunità amicale in cui si è inseriti, alla koinè espansa che tutto e tutti raccoglie, simbolizzata dalle lettere dell’alfabeto, dalla A iniziale alla Z conclusiva.