La
ghianda e il ciclamino La ghianda
rotolò piano tra le foglie, finché si fermò accanto a un piccolo ciclamino. “Da dove vieni?” domandò il
fiore. “Dalla grande quercia”, rispose
la ghianda “sono caduta stanotte. Il vento mi ha portata via dai suoi rami”. Il ciclamino inclinò appena la
corolla “E hai paura?” La ghianda rimase in silenzio per
un momento. “Un poco. Lassù conoscevo ogni ramo, ogni
nido, ogni voce. Qui non conosco nulla, non conosco nessuno”. “Neanche io conosco molto”, disse il ciclamino
“sono nato fra queste erbe, senza sapere quanto sarebbe durato il mio viaggio”. “E allora perché sorridi?” Il ciclamino tremò leggermente
nel vento: “Perché l’autunno non chiede alle cose dove vogliono andare. Le
prende per mano e le accompagna”. La ghianda guardò verso l’alto.
Tra i rami della quercia, il cielo sembrava ormai più lontano. “Credi che tornerò mai lassù?” “Forse no”, disse ciclamino “ma
guarda sotto di te”. La ghianda guardò la terra scura,
morbida di pioggia. “Che cosa dovrei guardare?” “Il luogo dove sei arrivata”. La ghianda rimase immobile: “E
che cosa c’è di speciale?” Il ciclamino sorrise: “C’è spazio
per te”. Il vento tornò a soffiare. La
ghianda si sistemò un poco più dentro la terra. “Allora”, sussurrò “forse non sono caduta”. “No”. Rispose il ciclamino “Sei
arrivata”. E quella notte, mentre il bosco
si addormentava sotto il primo respiro dell’autunno, la ghianda cominciò a
sognare radici e il ciclamino invece continuò a fiorire, come se custodisse un
piccolo segreto. Ogni caduta può essere l’inizio
di una nuova primavera.