La posta in gioco scritto
da Pierangela Micozzi devo dire che è un racconto breve, ma davvero pieno di
sostanza. Mi ha colpito in particolare il contrasto tra l’ambiente “tossico”
dell’ufficio a Olbia e la dimensione intima di Carlo: da un lato l’arroganza di
chi usa il potere per schiacciare gli altri, dall’altro un uomo mite che trova
nella moglie Mafalda la spinta per non subire in silenzio. Poi la scena ad Arzachena con la consegna
dell’encomio chiude il cerchio in modo perfetto e regala una bellissima
sensazione di dignità ritrovata e di giustizia. Nella scrittura, poi, ho notato
una cura particolare nella scelta delle parole e nella costruzione della
storia, cosa rara e molto apprezzabile e che devo dire calza alla perfezione
con tutto il racconto. La frase finale che chiude il racconto è bellissima: “Avrebbe
sempre avuto quel senso di colpa, pur non essendo colpevole, poiché il male che
ci portiamo dentro, quando è causato dagli altri, resta come una tara nascosta
sul fondo dell’animo”. Diego Di Bucchianico - attore della Compagnia Teatrale Oneira