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lunedì 21 settembre 2026

RONDINI
di Angelo Gaccione


 
Questo scritto vuole essere un controcanto al bellissimo articolo dell’amico Zaccaria Gallo pubblicato ieri, domenica 20 settembre, con lo stesso titolo.
 
Dove sono state per tutto questo tempo le rondini nella città? Dove hanno nidificato? Sotto quale grondaia dal momento che non abbiamo visto un solo nido se qualche volta abbiamo alzato lo sguardo verso i tetti dei palazzi? No, le grandi metropoli non sono idonee per le rondini, e se non ci fossero ancora alberi e giardini, non ci metterebbe più piede un solo volatile. I grattacieli e i palazzi in vetrocemento sono ostili e non hanno appigli per loro; non possono crearvi un nido e la luce che riverbera tagliente dalle vetrate le acceca e le ferisce. Qualche volta è capitato che vi si siano violentemente abbattute su quei vetri; non sapremo mai se per imprudenza, perché abbagliate o perché decise a suicidarsi volontariamente.


 
Io sono andato loro incontro qua e là, in zone periferiche della città dove ancora un campanile isolato accoglie i loro volteggi, e le case si prestano per comporre in tranquillità il ricamo dei loro bellissimi nidi. Ora però, mentre settembre comincia a farsi meno mite, oltre lo scalo ferroviario della via Ripamonti, subito dopo aver scavalcato il ponte, iniziano a vedersi numerose. Volteggiano ad ampie nuvole richiamandosi, unendosi, compattandosi fitte per poi sfilacciarsi di nuovo e di nuovo ricomporsi in una coreografia sempre mutevole, disordinatamente coerente: una bellezza di forme ineguagliabile da qualsiasi pennello di pittore. Si preparano per il lungo viaggio che le porterà nei climi caldi, e ritornare da noi in primavera.



Ogni fine estate si danno appuntamento in alcuni luoghi della metropoli: per ritrovarsi, per contarsi, per serrare le file e aiutarsi, darsi coraggio nella lunga traversata che le attende. Molte mancheranno all’appello, come avviene a noi umani, e questo sarà stato il loro ultimo viaggio, insepolte in terra straniera come chi emigra. Forse queste che ora volteggiano e disegnano a volte una spirale, a volte un turbine come fosse una tromba d’aria, a volte il corpo di un gigantesco granchio marino e altra volta un veliero, stanno facendo per quelle poverette, una danza funebre di commiato prima della partenza.



Ora lo sfondo del cielo si è arrossato e stanno calando le ombre; è magnifico osservare i loro volteggi in questo fondale. Sembra impossibile che uno spettacolo come questo possa avvenire in una metropoli; e se non fosse per il traffico assordante che mi ha oppresso per tutto il tempo del mio incanto, potrei credere di trovarmi nella mia di città come un tempo lontano. Come quando mi incantavo alla Casa delle Rondini – così ancora oggi chiamo il Palazzo del Municipio della mia città – e dove di nidi le rondini ne costruivano lungo l’intero orizzonte della facciata. Come facevano sotto i tetti delle case del mio vecchio quartiere; come fanno ancora ogni primavera sotto le grondaie della casa di mia suocera.
Mai da ragazzo ho osato dirigere la mia fionda contro uno stormo di rondini in volo. Forse perché il loro gioioso garrire, la loro anarchica e pacifica esistenza l’ho sentita sin da subito vicina e fraterna. O forse perché nel mio cuore indomito, si nasconde da sempre una rondine, destinata a volare libera o morire.


 
Nota
Alla Casa delle Rondini di Treccani in via Carlo Porta ho dedicato un capitoletto del libro La mia Milano. Di rondini parlano miei versi e di rondini parla una delle fiabe del libro L’orologio di mastro Hanus. Se mi sono opposto alla costruzione del Ponte di Messina dando vita ad un Comitato Nazionale di “Odissea”; se ho stilato il testo dell’appello che firmammo congiuntamente io e il mio amico scrittore siciliano Vincenzo Consolo;
se raccogliemmo migliaia e migliaia di firme da ogni dove; se con l’appoggio del compianto amico Giovanni Bianchi (deputato al Parlamento) una nutrita delegazione del Comitato si recò a Roma per tenere una conferenza nella Sala della Stampa Estera di Montecitorio; se ci siamo battuti per sensibilizzare l’opinione pubblica non solo italiana, è per loro che l’ho fatto. Per le rondini, che da quel ponte avrebbero avuto un danno nel corso della migrazione.