Personaggi Alfredo,
scrittore fallito Drammaturgo,
esperto di Drammaturgia di un grande teatro di Stato, colpevole di aver
rifiutato uno dopo l’altro diversi pezzi di Alfredo. Lo stesso prato, la stessa
locanda. È pomeriggio avanzato. A sinistra della casa, verso il fondo, è
apparsa un’amaca, da cui sporge la coda di un pavone. L’occupante
non si vede. Da sinistra entra Alfredo. Si trascina dietro come una preda di
guerra il drammaturgo.
ALFREDO: Non resta che
eseguire la condanna. DRAMMATURGO: Pietà! Pietà! ALFREDO: Nessuna! Tu sei
completamente in mio potere, un agnello consegnato al mio vorace arbitrio, da
quando il tuo cuore si è messo a battere per me. DRAMMATURGO: Pietà! Ti
prego! Pietà! ALFREDO: I miei voti più
ardenti, i miei più pazzi desideri, i miei più sfrenati lamenti, un’astuzia
suprema, una demoniaca essenza di benevola sapienza, li ha finalmente esauditi.
L’amore ti ha dato quel tanto di vita che ti è servita per soffrire e io ne ho
goduto, ne ho goduto, sì. Ora son sazio. Preparati, dunque, a morire nel
peggior dei modi... con strazio. DRAMMATURGO: (supplicandolo
in modo struggente) Ma prima un bacio, un bacio solo, ti prego, e poi
sopporterò anche il supplizio! ALFREDO: (arrivato al
centro del prato, mollandolo) Non posso accontentarti in tutto... Avrai il
supplizio, ma il bacio è riservato a un altro. DRAMMATURGO: (afferrandosi
il cuore) Oh, crudele! A chi l'hai destinato? Chi è il giovane amante che
mi umilia? Gianduia? ALFREDO: (duro e
glaciale) Non ti riguarda! Non vorresti mica aver rivali, con quella faccia
d’avvoltoio lesso?! DRAMMATURGO: (disperato)
Ahimè, sono sicuro che è con lui che mi tradisci! ALFREDO: Beh, e se mi
andasse? Quella freschezza, quella giovinezza, quelle forme salde... DRAMMATURGO: Non posso
sentirlo! ALFREDO: Oh, le sue
labbra, che cielo! DRAMMATURGO: (soffrendo
come un cane) Taci! ALFREDO: Oh, il suo
petto... DRAMMATURGO: Taci, per
amor di Dio! ALFREDO: ...che dolcezza! DRAMMATURGO: (spezzandosi)
No, no! ALFREDO: Sì, sì, invece,
che incanto! E le gambe poi... che inferno! Stanotte, dopo la tua esecuzione,
credo che rivedrò tutto. Oh, che paradiso un fringuelletto giovane così! DRAMMATURGO: (la faccia
quasi a terra) Oh, come soffro, oh, come soffro... Lui, il fortunato, lui,
il vittorioso, lui... E io schiacciato sotto il tacco... ALFREDO: Rasserénati: tra
poco niente avrà più importanza per te! Tutto sarà uguale e indifferente... DRAMMATURGO: (tornando
su) Sono rassegnato, ormai... Ma come vuoi uccidermi? ALFREDO: Vedrai, sarai
bravo: a poco a poco. Durerà un po’, il tempo di un atto unico a teatro.
Se lo trascina dietro.
DRAMMATURGO: E dove
andiamo? ALFREDO: Nel boschetto, e
lì c’è un punto ameno, dove la terra è morbida, assai morbida e lieve. E la
fossa è già scavata, e tu ti adagerai sul fondo e dirai le tue preghiere con le
mani sul petto, e io ti coprirò dolcemente... Vedrai la terra volarti addosso,
planare su di te, nascondendo gambe e braccia, crescere ai lati e riempire
gli sgraditi vuoti, cingerti, abbracciarti amorosamente... E se poi sentirai
oppressione al petto e ti verrà voglia di gridare, io sarò là e ti guarderò
fidente e, quando ti entrerà la terra nelle nari, potrai aprir la bocca e
respirare ancora un po’ con quella... DRAMMATURGO: Ma è
orribile! Mi vuoi seppellire vivo?! ALFREDO: Consólati, a me è
successo tante volte, a te capiterà una volta sola! Andiamo! Quando sarai
completamente avvolto, potrai urlare, urlare forte, ma non ne uscirà suono...
come negli incubi... Parlo da esperto.