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sabato 31 ottobre 2026

TEATRO
Amore è stufo, di Lodovica San Guedoro  



Personaggi
Alfredo, scrittore fallito
Drammaturgo
, esperto di Drammaturgia di un grande teatro di Stato, colpevole di aver rifiutato uno dopo l’altro diversi pezzi di Alfredo. 
 
Lo stesso prato, la stessa locanda. È pomeriggio avanzato. A sinistra della casa, verso il fondo, è apparsa un’amaca, da cui sporge la coda di un pavone. L’occupante non si vede. Da sinistra entra Alfredo. Si trascina dietro come una preda di guerra il drammaturgo.



ALFREDO: Non resta che eseguire la condanna.
DRAMMATURGO: Pietà! Pietà!
ALFREDO: Nessuna! Tu sei completamente in mio potere, un agnello consegnato al mio vorace arbitrio, da quando il tuo cuore si è messo a battere per me.
DRAMMATURGO: Pietà! Ti prego! Pietà!
ALFREDO: I miei voti più ardenti, i miei più pazzi desideri, i miei più sfrenati lamenti, un’astuzia suprema, una demoniaca essenza di benevola sapienza, li ha finalmente esauditi. L’amore ti ha dato quel tanto di vita che ti è servita per soffrire e io ne ho goduto, ne ho goduto, sì. Ora son sazio. Preparati, dunque, a morire nel peggior dei modi... con strazio. 
DRAMMATURGO: (supplicandolo in modo struggente) Ma prima un bacio, un bacio solo, ti prego, e poi sopporterò anche il supplizio!
ALFREDO: (arrivato al centro del prato, mollandolo) Non posso accontentarti in tutto... Avrai il supplizio, ma il bacio è riservato a un altro.
DRAMMATURGO: (afferrandosi il cuore) Oh, crudele! A chi l'hai destinato? Chi è il giovane amante che mi umilia? Gianduia?
ALFREDO: (duro e glaciale) Non ti riguarda! Non vorresti mica aver rivali, con quella faccia d’avvoltoio lesso?!
DRAMMATURGO: (disperato) Ahimè, sono sicuro che è con lui che mi tradisci!
ALFREDO: Beh, e se mi andasse? Quella freschezza, quella giovinezza, quelle forme salde...
DRAMMATURGO: Non posso sentirlo!
ALFREDO: Oh, le sue labbra, che cielo!
DRAMMATURGO: (soffrendo come un cane) Taci!
ALFREDO: Oh, il suo petto...
DRAMMATURGO: Taci, per amor di Dio!
ALFREDO: ...che dolcezza!
DRAMMATURGO: (spezzandosi) No, no!
ALFREDO: Sì, sì, invece, che incanto! E le gambe poi... che inferno! Stanotte, dopo la tua esecuzione, credo che rivedrò tutto. Oh, che paradiso un fringuelletto giovane così!
DRAMMATURGO: (la faccia quasi a terra) Oh, come soffro, oh, come soffro... Lui, il fortunato, lui, il vittorioso, lui... E io schiacciato sotto il tacco...
ALFREDO: Rasserénati: tra poco niente avrà più importanza per te! Tutto sarà uguale e indifferente...
DRAMMATURGO: (tornando su) Sono rassegnato, ormai... Ma come vuoi uccidermi?
ALFREDO: Vedrai, sarai bravo: a poco a poco. Durerà un po’, il tempo di un atto unico a teatro.



Se lo trascina dietro.

DRAMMATURGO: E dove andiamo?
ALFREDO: Nel boschetto, e lì c’è un punto ameno, dove la terra è morbida, assai morbida e lieve. E la fossa è già scavata, e tu ti adagerai sul fondo e dirai le tue preghiere con le mani sul petto, e io ti coprirò dolcemente... Vedrai la terra volarti addosso, planare su di te,  nascondendo  gambe e braccia, crescere ai lati e riempire gli sgraditi vuoti, cingerti, abbracciarti amorosamente... E se poi sentirai oppressione al petto e ti verrà voglia di gridare, io sarò là e ti guarderò fidente e, quando ti entrerà la terra nelle nari, potrai aprir la bocca e respirare ancora un po’ con quella...
DRAMMATURGO: Ma è orribile! Mi vuoi seppellire vivo?!
ALFREDO: Consólati, a me è successo tante volte, a te capiterà una volta sola! Andiamo! Quando sarai completamente avvolto, potrai urlare, urlare forte, ma non ne uscirà suono... come negli incubi... Parlo da esperto.

Escono a destra.