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lunedì 31 agosto 2015

ALCUNE OPINIONI SULL’ESPOSIZIONE UNIVERSALE
DI MILANO

Mons. Luis Infanti (vescovo della Patagonia cilena)
Il territorio mistico, l´abbondanza di acque e la poca popolazione fanno della Patagonia Cilena una regione di speciale conquista per le multinazionali. ENEL è proprietaria del 96% delle acque della regione di Aysén (Patagonia Cilena) e ha in progetto di costruire 5 grandi dighe per produrre idroelettricità per le grandi miniere del nord del Cile (a 3.000 Km). L´opposizione e la resistenza della popolazione (chiesa inclusa) e della società cilena hanno frenato (per ora) il mega progetto. Resta sempre il problema della proprietà monopolistica dell´acqua, promossa in Cile dalla stessa Costituzione Politica dello Stato (redatta e approvata nella dittatura di Pinochet). Di fronte a questi problemi ho scritto una lettera pastorale sul tema dell´acqua (ambiente, energia, conflitti di poteri…): “Dacci oggi la nostra acqua quotidiana” (2008).

Susan George (Transnational Institute Amsterdam/Parigi)
Sono favorevole a conoscere le culture di altri Paesi e la loro cucina, ma lo slogan di EXPO "Nutrire il pianeta" mostra che gli organizzatori non hanno compreso nulla di cosa significa costruire un mondo senza fame e malnutrizione e sono incapaci di comprendere il ruolo negativo che l'agrobusiness, presente in forze ad EXPO, gioca nel nostro sistema alimentare. Dare una possibilità, significa abbastanza terra e reddito sufficiente; le persone si nutrono senza fare appello all'EXPO o a uno qualsiasi dei suoi partecipanti

Paul Nicholson (Via Campesina Internazionale)
Allevamenti di piccole dimensioni possono raffreddare il pianeta e il mondo contadino può sfamare la popolazione. Già ci sono segnali di cambiamento a fronte delle politiche neo liberiste  e dei cambiamenti climatici, i contadini stanno sviluppando e perfezionando modelli agro ecologici di produzione, stanno creando mercati alternativi per difendere la terra, l'acqua e i semi di fronte alle politiche di privatizzazione e all'agrobusinnes.

Padre Alex Zanotelli (missionario comboniano)
Expo 2015 è la grande vetrina del nostro sistema economico-finanziario: un Sistema assurdo dove l’1% della popolazione mondiale ha più del 99% della stessa, secondo le stime di OXFAM. Altro che “Nutrire il Pianeta”, come recita lo slogan dell’Expo di Milano! Sono le stesse multinazionali del cibo, così ben rappresentate all’Expo, ad affamare un miliardo di esseri umani e ad ingozzare un altro miliardo, rendendoli obesi. Senza parlare dell’altro slogan Expo: ”Energia per al vita”. Dovremo invece dire che l’energia di questo Sistema, prodotta utilizzando il petrolio e il carbone, sta portando il Pianeta a una spaventosa crisi ecologica. Se vogliamo salvarci, dobbiamo lasciare il petrolio e il carbone nel sottosuolo. Altrimenti il Pianeta Terra non sopporterà più la presenza di Homo Sapiens, che è diventato Homo Demens.

Vittorio Agnoletto (Associazione CostituzioneBeniComuni)
"Dietro ogni grande fortuna c'è un crimine" scriveva Honorè de Balzac. Dietro i vestiti scintillanti, le vetrine illuminate, i cibi colorati e i padiglioni sfavillanti di Expo [anche se già cadono a pezzi dopo 24 ore dall'inaugurazione] ci sono i responsabili di ogni essere umano che muore di fame. Hanno nomi e cognomi, sono le grandi corporations dell'agrobusiness, coloro che hanno privatizzato l'acqua e i semi, sono i governi responsabili delle politiche liberiste, dei sussidi alle grandi multinazionali agroalimentari, delle politiche di water e land grabbing. La "Carta di Milano" è un contenitore vuoto ed inutile, l'unica eredità di Expo saranno i debiti milionari che i cittadini milanesi e lombardi dovranno pagare per i prossimi anni.

Gianni Barbacetto (giornalista de "Il Fatto Quotidiano")
Expo con suoi ritardi, gli sprechi, la corruzione, le infiltrazioni mafiose e la retorica dell'evento di cui non si deve parlar male altrimenti si è nemici della patria e della ripresa – ormai è partito e, come diceva Chiambretti, "comunque vada sarà un successo". Quel che resta aperto è il destino dei terreni: che cosa fare su quell'area immensa dopo la fine di expo? La domanda, finora senza risposta, sul futuro di un'area  privata, agricola, inutilizzabile, che valeva 20 milioni e che ora ne vale 314, qualifica expo come operazione immobiliare. Operazione oltretutto fallita, perché nessun operatore privato si è fatto avanti per comprare i terreni, con il rischio di lasciare un debito milionario al comune di Milano e alla regione Lombardia, cioè ai cittadini.

Piero Basso (Associazione CostituzioneBeniComuni)
Deficit di partecipazione.  Nel 1901 il sindaco di Milano chiese ai cittadini se il Comune dovesse prioritariamente finanziare la Scala o l'istruzione elementare. Qualche anno fa la scelta avrebbe potuto essere tra la grande esposizione universale e i mille bisogni della città, dagli asili-nido alle case di riposo, dalle case popolari al trasporto pubblico, al sostegno all'occupazione. Oggi l'esposizione è partita e direttamente o indirettamente coinvolge tutta la città, appannando il ricordo degli scandali del "prima", e i grossi problemi del "dopo". E sono convinto che la soluzione migliore per il "dopo" possa essere trovata solo con la partecipazione piena, attiva e cosciente (perché informata) di tutti i cittadini e le cittadine. E' questa partecipazione che vogliamo sollecitare e promuovere

Monica Di Sisto (Comitato Nazionale STOP-TTIP)
L'Expo all'italiana è il tentativo di raccontare agricoltura e cibo e modellarli per intero sull'identità e le esigenze di quel 10% della produzione che viaggia attraverso le filiere globali. Ci vogliono far credere che possiamo coltivare, allevare, scambiare, salvaguardare solo quello. In realtà ciò che regala la vita e il suo sapore alla maggior parte degli abitanti del pianeta è tutto al di fuori di quei patinati tornelli.

Mamadou Goita (Associazione contadini Africa occidentale)
Occorre che i mercati funzionino per le persone e non il contrario, i produttori di piccola scala, che già garantiscono in Africa l'80% del cibo prodotto, devono essere al centro delle politiche agricole ed alimentari.

Marco Job (Comitato Italiano per il Contratto Mondiale dell'Acqua)
Expo 2015 con la sua "Carta di Milano" sembra essere una grande sagra del buonismo. Grande assente è il tema della responsabilità dei Governi, delle Istituzioni internazionali e delle multinazionali; i primi nell'aver creato regole che sono la causa delle attuali iniquità e le multinazionali nell'essere le protagoniste dei processi di accaparramento privato di beni comuni: acqua, terra, in primis. L'acqua è un bene fondamentale nella produzione di cibo e di energia; l'assetto futuro delle nostre società dipenderà da come saranno gestite le risorse fondamentali alla vita come l'acqua. La risoluzione dell'Assemblea dell'ONU del 2010 ha riconosciuto l'acqua un diritto umano e resta oggi una risoluzione in larga parte inapplicata. Dobbiamo dotarci di strumenti giuridici che vincolino prima di tutto gli Stati a rendere concreto il diritto all'acqua e a fermarne la privatizzazione in tutte le sue forme.

Chukki Nanjundaswamy (Via Campesina, India) 
L'agroecologia è un sistema di vita, di produzione, di commercializzazione che può aprire possibilità per i giovani e le donne in India. Le donne sono coinvolte dal seme alla trasformazione dei prodotti, anche se la proprietà della terra resta nelle mani degli uomini. I giovani possono trovare opportunità attraverso l'economia solidale, cosa che li tratterrebbe dal migrare verso le città

Nora McKeon (Associazione Terranuova)
All’EXPO del 2015 si metteranno in mostra le “migliori tecnologie” per cercare un modo migliore di alimentare il pianeta tuttavia il vero problema è un altro ed è politico. La responsabilità della sicurezza alimentare che era compito degli Stati è stata svenduta a mercati e corporazioni mentre gli attori in prima linea,  come i piccoli produttori agroalimentari locali, hanno perso ogni loro diritto.

Curzio Maltese (parlamentare europeo "L'Altra Europa con Tsipras")
L’Expo 2015 è soltanto una fiera, tanto costosa per le casse pubbliche quanto vantaggiosa per le multinazionali in passerella. Un’occasione persa, ha detto Carlin Petrini.  

Basilio Rizzo (presidente del Consiglio Comunale di Milano)
A partire dalle modalità con cui veniva realizzandosi l’EXPO 2015, scelta delle aree, di proprietà private acquistate a caro prezzo; paralizzanti scontri di potere  al vertice della società Expo; sostanziale abbandono del tema prescelto sostituito dallo schema affaristico/speculativo del sistema “Grandi Eventi” e dei connessi fenomeni di corruzione e dilapidazione di risorse pubbliche ho tenuto una linea di denuncia e di critica al modello Expo 2015, rivendicando il ritorno ai temi del cibo, dell’acqua e della sovranità alimentare beni comuni da valorizzare come centrali sia nell’evento sia nella sua eredità ideale e materiale (destinazione delle aree).

Gianni Tamino (Università di Padova)
L’Expo di Milano, lungi dal saper affrontare il problema di come nutrire tutti gli abitanti del pianeta, condizionato dagli interessi delle multinazionali-sponsor, non ha mai posto all’attenzione generale il vero problema dell’alimentazione e dell’agricoltura nel mondo: quello della sovranità alimentare.

Emilio Molinari (Associazione CostituzioneBeniComuni)
Per il governo è l'occasione per propinare al popolo italiano l'ennesima illusione ovvero: che Expo sarà il rilancio dell'economia italiana. Per tutti noi è l'occasione per denunciare le multinazionali che dominano e distruggono gli elementi fondamentali per nostra vita: l'acqua e il cibo e proporre delle alternative.

Eleonora Forenza (parlamentare europea "L'Altra Europa con Tsipras")
Expo è una vetrina che nasconde appalti, corruzione, infiltrazione mafiosa. Rappresenta un modello di sfruttamento e precarizzazione. Per questo ero in piazza il primo maggio a Milano e per questo come militante e deputata europea continuerò a contestare questa vetrina che serve per nutrire le multinazionali, non certo il pianeta.