SCAFFALI

Beniamino Andrea Piccone
Abbiamo
chiesto a Beniamino Piccone di parlarci del suo ponderoso volume Attacco
alla Banca d’Italia. La difesa di Paolo Baffi, in occasione della pubblicazione. Dopo anni
di ricerca, colmando un’analisi storica che sorprendentemente mancava, ho
ricostruito l’attacco politico giudiziario che colpì la Banca d’Italia il 24
marzo 1979. Paolo Baffi, governatore della Banca d’Italia e Mario Sarcinelli,
vicedirettore generale con delega alla vigilanza, in modo pretestuoso e
grottesco vengono accusati dalla Procura di Roma di interesse privato in atti
d’ufficio e favoreggiamento personale per non aver trasmesso all’autorità
giudiziaria le notizie contenute in un rapporto ispettivo sul Credito Industriale
Sardo, istituto di credito pubblico che aveva largamente finanziato il gruppo
chimico SIR del finanziere Nino Rovelli, oggetto di indagine da parte della
magistratura. Nelle parole di Mario Draghi si trattò di un «attacco
intimidatorio all’autonomia della Banca d’Italia». Nei suoi diari, Cronaca breve
di una vicenda giudiziaria - pubblicati daMassimo Riva su Panorama
nel febbraio 1990 - Paolo Baffi definisce coloro che lo attaccarono con
l’espressione «complesso politico-affaristico-giudiziario». Allora non si
sapeva che era all’opera in Italia un’organizzazione capillare e potentissima,
la Loggia P2, capitanata da Licio Gelli e i cui membri erano generali dei
Carabinieri e della Guardia di Finanza, politici, magistrati, giornalisti (tra
cui il direttore del Corriere della Sera Franco di Bella, che costrinse alle
dimissioni Massimo Riva, baffiano di ferro, nell’estate del 1979). La Banca d’Italia di Baffi e
Sarcinelli - ben diversa sul fronte della Vigilanza da quella guidata da Guido
Carli - dava fastidio. A chi? Alla P2 di Licio Gelli, a Michele Sindona, a
Roberto Calvi a capo del Banco Ambrosiano, al gruppo Caltagirone, indebitato
fino al collo con l’Italcasse, che verrà commissariata. Baffi aggiunge, in una
lettera a Gianpaolo Pansa - pubblicata nel volume, denso di oltre 500 pagine - «i
giornalisti come quelli del Fiorino, dell’Aipe, del Borghese; finanzieri
vaticani e dirigenti di qualche istituto centrale di credito; uomini politici e
loro caudatari; alti funzionari dello Stato; “magistrati”, e qui virgoletto
perché applicati ad alcuni il nome stride».
Nel campo della vigilanza,
sottolinea lo storico Alfredo Gigliobianco, «Baffi, insieme con il
vicedirettore generale Mario Sarcinelli, contrastò i fenomeni degenerativi che
si manifestavano in quegli anni, usando anche con efficacia e senza timori
reverenziali lo strumento delle ispezioni». I banchieri di nomina politica,
come Giuseppe Arcaini, direttore generale dell’Italcasse, vennero definiti da
Mino Pecorelli «foche ammaestrate» perché nell’erogazione del credito
eseguivano pedissequamente le volontà dei loro sponsor politici.Grazie a un’ispezione iniziata
nell’aprile del 1978 al Banco Ambrosiano di Roberto Calvi - dove mai e poi mai
il precedente governatore Guido Carli sarebbe mani andato - Sarcinelli scoprì
le malversazioni orchestrate dalla P2 ai danni del Banco, che lo portarono al
fallimento.
Purtroppo la relazione ispettiva, spedita dalla Banca d’Italia alla
Procura di Milano, finì sul tavolo del magistrato Emilio Alessandrini della sezione
reati finanziari, ucciso dai terroristi rossi di Prima Linea il 29 gennaio
1979. Così il Banco Ambrosiano poté proseguire i suoi loschi affari, prima del
fallimento dell’agosto 1982, successivo
all’omicidio di Calvi da parte di Cosa Nostra a Londra sotto il ponte dei Frati
Neri.Nel volume si evidenzia come i
mandanti dell’attacco alla Banca d’Italia siano gli stessi che verranno
condannati in via definitiva quali mandanti della Strage di Bologna - Licio
Gelli, in primis, aiutato nel realizzare la “macchina del fango” da Michele
Tedeschi, parlamentare del Movimento Sociale italiano e direttore del
“Borghese” - ai quali Baffi e Sarcinelli bloccarono le vie di finanziamento
occulte provenienti dal Banco Ambrosiano.Baffi e Sarcinelli verranno
prosciolti da ogni accusa l’11 giugno 1981. Troppo tardi, quando ormai Baffi
aveva lasciato Via Nazionale (ottobre 1979) e per Sarcinelli, a cui di fatto si
impedì di diventare governatore.Il libro è appassionante, una
sorte di spy story, una storia buia italiana, dove però emergono due
luci, enormi, Paolo Baffi e Mario Sarcinelli, che dovrebbero essere ricordati
dagli italiani, sempre che si attivi la memoria, spesso quella del pesce rosso.
Beniamino
Andrea PicconeAttacco
alla Banca d’Italia. La difesa di Paolo BaffiEd.i.p. 2025Pagine 520 -
€ 35 PS: Il volume può essere richiesto
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| Beniamino Andrea Piccone |
Abbiamo
chiesto a Beniamino Piccone di parlarci del suo ponderoso volume
Dopo anni
di ricerca, colmando un’analisi storica che sorprendentemente mancava, ho
ricostruito l’attacco politico giudiziario che colpì la Banca d’Italia il 24
marzo 1979. Paolo Baffi, governatore della Banca d’Italia e Mario Sarcinelli,
vicedirettore generale con delega alla vigilanza, in modo pretestuoso e
grottesco vengono accusati dalla Procura di Roma di interesse privato in atti
d’ufficio e favoreggiamento personale per non aver trasmesso all’autorità
giudiziaria le notizie contenute in un rapporto ispettivo sul Credito Industriale
Sardo, istituto di credito pubblico che aveva largamente finanziato il gruppo
chimico SIR del finanziere Nino Rovelli, oggetto di indagine da parte della
magistratura. Nelle parole di Mario Draghi si trattò di un «attacco
intimidatorio all’autonomia della Banca d’Italia».
La Banca d’Italia di Baffi e
Sarcinelli - ben diversa sul fronte della Vigilanza da quella guidata da Guido
Carli - dava fastidio. A chi? Alla P2 di Licio Gelli, a Michele Sindona, a
Roberto Calvi a capo del Banco Ambrosiano, al gruppo Caltagirone, indebitato
fino al collo con l’Italcasse, che verrà commissariata. Baffi aggiunge, in una
lettera a Gianpaolo Pansa - pubblicata nel volume, denso di oltre 500 pagine - «i
giornalisti come quelli del Fiorino, dell’Aipe, del Borghese; finanzieri
vaticani e dirigenti di qualche istituto centrale di credito; uomini politici e
loro caudatari; alti funzionari dello Stato; “magistrati”, e qui virgoletto
perché applicati ad alcuni il nome stride».




