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domenica 26 aprile 2026

CRISI ENERGETICA E RESPONSABILITÀ    
di Romano Rinaldi
 


Ci risiamo! A distanza di quattro anni siamo di nuovo nel bel mezzo di una crisi energetica e riaffiorano alla mente le considerazioni che feci allora (1) e che occorre ora rivedere alla luce delle attuali condizioni.
Volendo ripartire da considerazioni generali, le risorse naturali, sia energetiche sia dei materiali, sono frutto delle scoperte e delle invenzioni di quella parte dell’umanità che potremmo definire “produttiva”. Le crisi energetiche e di scarsità dei materiali utili, sono viceversa di solito prodotte dalla stoltezza delle persone al comando che, invece di occuparsi delle normali relazioni commerciali e di scambio tra i popoli, come l’uomo usa fare dai più remoti tempi della sua esistenza su questo pianeta, intraprendono lotte e conflitti per accaparrarsi quelle risorse attraverso la forza, la prepotenza, l’usurpazione e la guerra. Le crisi sono dunque da imputare a quella parte dell’umanità che meno rappresenta il concetto di civiltà umana. Questa mia semplicissima e forse semplicistica deduzione scaturisce dai fatti recenti di cui dobbiamo occuparci ogni giorno, volenti o nolenti, perlopiù come spettatori dei notiziari ma purtroppo anche come soggetti destinati a pagarne le conseguenze con le bollette energetiche e il rifornimento di carburante. Per una buona ottantina d’anni, in Europa e in Italia, abbiamo vissuto nella relativa tranquillità della pressoché certa disponibilità della fornitura energetica, con piccoli scostamenti temporanei della copertura del fabbisogno, principalmente degli idrocarburi, di qualsiasi provenienza, e sulla lenta e progressiva introduzione di fonti alternative rinnovabili, per gli scopi della salvaguardia ambientale. Questa improvvisa e improvvida crisi, causata dalla scriteriata guerra (operazione Epic Fury) scatenata dall’Israele di Netanyahu e dagli USA di Trump contro l’Iran, a parte l’immediato impatto dovuto alla temporanea interruzione dei flussi marittimi (stretto di Hourmuz), sta mettendo a serio rischio la fornitura futura a seguito della distruzione di impianti di produzione in altri Paesi del Medio Oriente che richiederanno lunghi anni per essere rimessi in funzione.



Purtroppo l’Italia, in questi ultimi quattro anni ha fatto pochissimi sforzi per lo sfruttamento delle risorse energetiche naturali di cui il nostro territorio dispone ben più della media europea e per dotarsi di un sistema di produzione energetica più indipendente dagli idrocarburi che ci costringono a rivolgerci all’estero. Con buona pace della tanto sbandierata sovranità nazionale. Quest’ultimo aspetto racchiude un motivo di enorme colpevolezza da parte della classe dirigente ovvero i detentori del potere politico e quindi del potere di indirizzo delle scelte energetiche a medio e lungo termine. Evidentemente tutti, ad onor del vero anche prima di questo governo, si sono accontentati del sistema “from hand to mouth” (dalla mano alla bocca) che mi piace richiamare di tanto in tanto. Il fatto è che quella mano e quella bocca non sono da intendere come appartenenti alla collettività, bensì a coloro che detengono quel potere decisionale, non so se ho reso l’idea…
Volendo intraprendere un percorso più virtuoso, dovremmo innanzitutto considerare l’enorme potenziale energetico rappresentato da due fonti rinnovabili, non esauribili e non intermittenti di cui la natura è molto generosa nel nostro territorio. Si tratta della produzione idroelettrica e della geotermia, campi di produzione energetica in cui l’Italia vanta posizioni di assoluto primato sia storico, sia di effettiva disponibilità ma non sembra averne contezza. Come dicevo, sono argomenti che già trattai, per gli aspetti “tecnici” su queste pagine quattro anni fa (1), nell’occasione di un altro momento critico per il mercato dell’energia a cui il nostro Paese è particolarmente sensibile per avere i costi più elevati in Europa. Dopo quattro anni è più che mai opportuno tornare sull’argomento all’inizio di una nuova crisi energetica. Ma stavolta val la pena affrontare l’argomento dal punto di vista normativo e quindi più prettamente politico dato che i dettagli tecnici forniti nel mio scritto quattro anni fa, sono tutt’ora validi e formulati in modo semplice ma accurato per un pubblico generico; non occorre quindi ripetere nulla. Oggi è dunque opportuno cercare di capire cosa può aver determinato la mancanza di progettualità e di spinta al miglioramento della situazione da parte della classe politica dirigente della Nazione che tanto aveva promesso di fare, proprio in questo campo, a cominciare dallo sbandieratissimo “Piano Mattei”. Ecco, Enrico Mattei fu la prima e più illustre vittima del tentativo di affrancare l’Italia dalla dipendenza energetica dalle “7 sorelle”. Una storia che purtroppo non ha ancora avuto un epilogo di inconfutabile verità.



Pur senza voler infierire, per carità di Patria, è inoltre opportuno ricordare le roboanti dichiarazioni sull’azzeramento delle accise dei carburanti fatte in campagna elettorale, in uno famoso sketch della nostra attuale Presidente del Consiglio, alla pompa della benzina.
È chiaro che siamo di fronte a una totale delusione delle aspettative della popolazione, in questi quattro anni di governo, riguardo alle legittime aspirazioni per ottenere condizioni di mercato dell’energia almeno in linea con la media europea, senza le quali è impossibile dotare il Paese di una prospettiva economica che ci consenta di guardare al futuro con qualche po' di fiducia. Si tratta di costi dell’energia che ricadono su tutti, cittadini e imprese (industria, artigianato, servizi ecc., ecc.) e quindi con ricadute perversamente doppie in un Paese la cui economia è sostanzialmente retta dalle piccole e medie imprese a conduzione familiare.



Lo sfruttamento per la collettività del calore da fonti geotermali in Italia, testimoniato già oltre un millennio prima di Cristo, ha grande sviluppo a partire dall’epoca Romana, non è quindi una novità! Dal sito web dell’ENEL si ricava questa premessa: “L’ Italia ha un potenziale di energia geotermica stimato tra 500 milioni e 10 miliardi di tonnellate di petrolio equivalente, sufficiente a coprire il fabbisogno energetico nazionale. Vale a dire, tra i 5.800 e i 116mila terawattora (TWh) di energia, a fronte di un fabbisogno annuo di poco superiore ai 300 terawattora. Attualmente, l’energia geotermica contribuisce a circa 1,6-1,8% della produzione elettrica nazionale.
Dunque, a fronte di una pressoché illimitata disponibilità, si sfrutta meno del 2% di questa risorsa naturale. Perché? Questa domanda rimarrà purtroppo inevasa perché non di mia competenza tentare una qualsiasi risposta. Ciò non toglie che sia una domanda legittima che mette la classe dirigente di fronte alle sue responsabilità. Tocca a lorsignori dare quella risposta e darla in fretta ma soprattutto impegnarsi ad offrire soluzioni per il superamento di questa palese illogicità. Una riprova di questa colpevolezza sta anche nel costo stimato dello sfruttamento di questa risorsa (Tabella 1) che si attesta alla metà della media dei costi per la produzione da idrocarburi e persino dal nucleare e dall’idroelettrico.


Costi produzione energia elettrica
 
Passando a quest’ultima fonte energetica naturale anch’essa ben sfruttata in Italia da moltissimo tempo, la prima considerazione consiste nel fatto che l'Italia produce circa 30.000 GWh di energia idroelettrica all'anno, coprendo circa il 15% del fabbisogno elettrico nazionale e rappresentando la principale fonte rinnovabile storica del Paese, con almeno il 50% della produzione da fonti rinnovabili. Questi sono impianti storici ampiamente ammortizzati nel tempo e con costi di manutenzione bassissimi in confronto con centrali termiche.
Già quattro anni fa facevo questa semplice considerazione. Quale perverso meccanismo è in atto in Italia perché possa verificarsi che il prezzo dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili (in totale oltre il 40%) venga di continuo adeguato al costo di produzione mediante combustibili fossili e quindi segua le bizze del mercato degli idrocarburi sul quale l’Italia non ha alcun controllo? Ecco dunque la seconda domanda da porre alla nostra classe dirigente. Ma forse è troppo occupata a formulare e riformulare decreti e decretini “sicurezza” ad elevato profilo anticostituzionale, o a perseguire anche peggiori tentativi (fortunatamente falliti, finora) di manomissione della nostra Carta Costituzionale, allo scopo di distrarre la popolazione dai veri problemi che affliggono l’economia della Nazione, impoveriscono la popolazione e perpetuano la sudditanza del Paese evidentemente retto da persone non all’altezza del compito al quale li ha chiamati il voto popolare.



(1) R. Rinaldi, ODISSEA 9 Gennaio, 2022.
https://libertariam.blogspot.com/2022/01/fabbisogno-energetico-e-sviluppo.html?m=1