UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

domenica 1 marzo 2026

LA DEMOCRAZIA DELLE BOMBE



Dichiarazione di condanna della nuova aggressione imperialista di Stati Uniti e Israele contro l'Iran
  
Il Consiglio Mondiale della Pace (WPC) denuncia e condanna con la massima fermezza l'aggressione imperialista e omicida degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran. Autoproclamatisi “sceriffi del mondo”, gli imperialisti stanno seminando terrore e morte in Medio Oriente. Sono gli unici responsabili e colpevoli di questa nuova escalation di aggressione volta a un violento regime change e al controllo delle risorse minerarie dell'Iran. Le ciniche dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti e del suo partner israeliano sono un monumento di ipocrisia e costituiscono un'altra azione arbitraria e omicida di Stati potenti contro uno Stato e il suo popolo. Tutte le affermazioni e le accuse degli Stati Uniti, mentre erano ancora in corso i presunti negoziati a Ginevra, sono false e costituiscono un pretesto per la più grande concentrazione di navi da guerra statunitensi e altri mezzi militari nella regione dal 2003. L'aggressione è stata pianificata minuziosamente per lungo tempo senza alcuno scrupolo da parte imperialista.
 


Colpita anche una scuola
massacrate decine di ragazze

Colpevoli sono anche tutti gli alleati degli Stati Uniti, vale a dire le principali forze europee che considerano l'attacco legittimo e giustificato. Questa guerra e le prevedibili ritorsioni avranno gravi conseguenze per l'intera regione, costituiscono un'enorme minaccia e un pericolo di guerra generalizzata di dimensioni regionali e persino globali. Questa aggressione deve cessare e finire subito! Gli Stati Uniti e i loro alleati stanno violando il diritto internazionale già calpestato senza alcuna autorità morale o politica. Di fronte al nuovo episodio di aggressione, l'ONU sta divenendo ancora una volta spettatrice degli eventi, non propensa e in grado di assumere una posizione forte e di principio. I popoli del mondo, le forze amanti della pace devono alzare la voce contro questo crimine. Li invitiamo a scendere in piazza, a organizzare proteste e manifestazioni per chiedere la fine dell'attacco. Allo stesso tempo, esprimiamo la nostra solidarietà militante al popolo iraniano, l'unico che può decidere e determinare il proprio destino, senza alcuna interferenza straniera.
 
Chiediamo la chiusura e la rimozione delle basi militari statunitensi dalla regione! 
USA fuori dal Medio Oriente! 
Abbasso l'imperialismo!
 
Il Segretariato del WPC
28 febbraio 2026
 
[Traduzione a cura del Comitato Contro La Guerra Milano]

BOMBARDATO L’IRAN



Dunque, Trump si è deciso, e il motivo non è solo la pressione di Israele, sebbene questa è immaginabile sia stata decisiva nella scelta del momento dell’attacco, forse nell’anticiparlo. L’altro motivo lo spiega in un’analisi che non è esagerato definire perfetta e ineccepibile, Brian Berletic: la conquista dell’Iran rientra nel piano di controllo del mercato del petrolio; un controllo finalizzato allo strangolamento di Russia e Cina, l’obiettivo ultimo essendo il fallimento del progetto multipolare. In realtà Iran e Cina sono comprimari in un’analisi che vede come protagonisti Russia e Stati Uniti. Se l’allarme di Lavrov nei giorni scorsi, inteso a raddrizzare la barra della politica estera di Mosca, si limitava a denunciare l’inaffidabilità di Trump, Berletic va oltre e scrive: Trump non vuole lo scontro militare diretto con la Russia, ma punta al suo collasso con altri mezzi – qui si potrebbe aggiungere che Trump non vuole lo scontro diretto, perché lo teme. Tra gli altri mezzi spiccano, dopo le sanzioni, i blocchi di petroliere, e i terroristi ucraini, i superidioti europei, ormai prossimi a inviare truppe al fronte per rimpiazzare le forze locali in via di esaurimento. Berletic torna anche sulla guerra di attrito o logoramento fornendo ulteriori elementi di approfondimento. L’analisi spiega anche l’espressione preoccupata di Putin in questi giorni: egli ha fatto di tutto per contenere la guerra nei limiti prestabiliti, ma questa ora gli sta sfuggendo di mano, e la fiducia in un aiuto di Trump per il suo contenimento si sta esaurendo, nonostante l’insistere di Dimitriev. Diciamo che il punto più basso Putin l’ha toccato ricevendo personaggi come Jared Kushner, un cialtrone come Elkann – abbino i due nomi perché ho sempre presente l’immagine di papa Francesco che riceve il capo della banda Agnelli, e si inchina, anziché pretendere che sia il giovanotto a farlo. Sono giorni di decisioni a Mosca, dove vanno messe in conto anche le elezioni parlamentari del 20 settembre. Intanto Maria Zakharova ci ricorda che fra pochi giorni ricorre un altro ottantesimo anniversario, quello del discorso di un maestro pataccaro, forse del Maestro, a Fulton, Missouri [Franco Continolo]




 
 
LA STRATEGIA DI DOMINIO AMERICANA
di Brian Berletic



Nonostante le affermazioni della nuova amministrazione Trump tra la fine del 2024 e l'inizio del 2025, secondo cui avrebbe cercato di porre fine rapidamente alla guerra in corso in Ucraina, gli Stati Uniti l'hanno invece costantemente intensificata. Oggi, i media occidentali dicono apertamente che la Central Intelligence Agency (CIA) statunitense sta conducendo attacchi con droni a lungo raggio in territorio russo e attacchi marittimi con droni contro le esportazioni energetiche russe, il tutto mentre gli Stati Uniti continuano a presentarsi come una sorta di "mediatore" imparziale del conflitto. Inoltre, gli Stati Uniti stanno ora preparano i loro alleati europei a un ruolo più diretto e pericoloso nei combattimenti in Ucraina, spostando i finanziamenti statali dai servizi al pubblico europeo verso la spesa militare specificamente rivolta alla Russia. Mentre gli Stati Uniti stanno certamente conducendo attacchi contro la produzione energetica russa all'interno dei confini russi e attacchi con droni marittimi contro le petroliere che trasportano energia russa oltre i confini, stanno preparando l'Europa a svolgere un più aggressive role per intercettare, abbordare e infine bloccare la cosiddetta "flotta ombra russa".
Anche i delegati europei di Washington sono spinti a intervenire direttamente intervenire all'interno dell'Ucraina stessa, per colmare il vuoto crescente che un'Ucraina in progressivo collasso sta creando. Anche se gli Stati Uniti affermano di voler prendere le distanze dalla propria guerra per procura contro la Russia in Ucraina per perseguire altri obiettivi geopolitici, questi obiettivi sono collegati ai partner più importanti della Russia in tutto il mondo, tra cui Venezuela e Cuba in America Latina, l'Iran in Medio Oriente e la Cina nella regione Asia-Pacifico. In sostanza, a prescindere dalla retorica, gli Stati Uniti sono ancora pienamente impegnati nella loro guerra per procura contro la Russia come parte di una guerra molto più ampia che stanno conducendo contro il multipolarismo emergente, il tutto nell'ambito del mantenimento del primato statunitense a livello mondiale.


 
Gli obiettivi degli Stati Uniti in Ucraina rimangono invariati
Molto prima che la Russia iniziasse la sua Operazione Militare Speciale (SMO) in Ucraina nel 2022, i documenti politici statunitensi avevano esposto le ragioni non solo per controllare l'Ucraina, ma anche per usarla come strumento belligerante contro la Russia per estenderla eccessivamente, proprio come era successo all'Unione Sovietica prima del crollo alla fine della Guerra Fredda. Il documento del 2019 della RAND Corporation, "Extending Russia: Competing from Advantageous Ground", conteneva due ammissioni importanti e rivelatrici. In primo luogo, che il continuo sostegno degli Stati Uniti all'Ucraina, incluso il trasferimento di aiuti letali al suo esercito (iniziato dalla prima amministrazione Trump), era stato fatto specificamente per provocare la Russia, non per proteggere l'Ucraina. In secondo luogo, il documento ammetteva che il conflitto risultante avrebbe probabilmente provocato "un numero sproporzionato di vittime ucraine, perdite territoriali e flussi di rifugiati. Potrebbe persino condurre l'Ucraina verso una pace svantaggiosa". E questo è esattamente ciò che sta accadendo. L'obiettivo degli Stati Uniti, allora come oggi, non è che l'Ucraina (o persino l'Europa) sconfigga mai la Russia, ma che il costo per la Russia sia il più alto possibile, nell'ambito di una strategia molto più ampia volta a "far sì che la Russia si estenda militarmente o economicamente oltre le proprie possibilità, o che il regime perda prestigio e influenza a livello nazionale e/o internazionale".
In altre parti del documento, sempre riguardo all'Ucraina, il conflitto in Afghanistan, progettato dagli Stati Uniti per trascinarvi l'Unione Sovietica negli anni '80, è stato utilizzato come paragone con ciò che gli Stati Uniti cercano di replicare oggi.



A tal fine, nonostante il costo non solo per l'Ucraina ma anche per il resto d'Europa, gli Stati Uniti continuano questa guerra per procura, costringendo la Russia a impegnare enormi quantità di uomini e attrezzature militari al fronte, tanto che gli impegni russi altrove, inclusa la Siria, sono stati prima indeboliti, prima di portare al collasso totale della Siria nel 2024. E sebbene venga ammesso che gli attacchi con droni della CIA statunitense stiano prendendo di mira la produzione energetica russa all'interno della Russia e le esportazioni di energia via mare ben oltre i confini russi, tutti miranti a minare il potere economico e quindi militare della Russia, prendere di mira la produzione e le esportazioni di energia russa fa anche parte di una strategia molto più ampia volta ad accerchiare e contenere la Cina nella regione Asia-Pacifico. Il rapporto del 2018 della US Naval War College Review, "Un blocco petrolifero marittimo contro la Cina", non solo raccomandava di aumentare le capacità militari statunitensi nell'Asia-Pacifico per attuare un "blocco a distanza" (misure che nel frattempo sono state adottate), ma ha anche identificato sia la Belt and Road Initiative (BRI) cinese sia le esportazioni di energia russa verso la Cina come ostacoli al completo isolamento e strangolamento della Cina stessa. Sebbene il documento raccomandasse "azioni cinetiche", inclusi "attacchi aerei e aerial mining" da parte degli Stati Uniti per attaccare fisicamente e interrompere la BRI, non prescriveva alcuna azione militare specifica per ridurre le esportazioni di energia russa verso la Cina. Tuttavia, da allora, gli attacchi con droni organizzati dalla CIA contro la produzione energetica russa rispecchiano esattamente l'"azione cinetica" raccomandata dal documento contro la BRI. Per quanto riguarda la BRI stessa, Washington non è riuscita ad attaccare le infrastrutture della BRI, ma ha invece armato e sostenuto militanti – in particolare in Myanmar e Pakistan – per attaccare progetti, ingegneri e forze di sicurezza locali per suo conto. Quella che sta prendendo forma è una guerra su più fronti che gli Stati Uniti stanno conducendo contro la Russia, i suoi alleati e, naturalmente, contro la Cina in primo luogo. Indebolire la Russia non è un fine, ma piuttosto un mezzo.



 
La realtà sul campo in Ucraina
La Russia ha rapidamente modernizzato e ampliato il suo esercito, sia prima che dopo la conquista politica dell'Ucraina da parte degli Stati Uniti nel 2014, per poi provocare l'Operazione SMO nel 2022. Da allora, la Russia è riuscita a superare in produzione non solo una singola nazione europea o gli Stati Uniti da soli, ma l'intero Occidente in termini di mezzi corazzati, munizioni d'artiglieria, missili da crociera e balistici, droni, difese aeree e capacità di guerra elettronica, un'impresa che ha richiesto anni di pianificazione e preparazione ben prima del lancio dell'Operazione SMO del 2022. È quasi certo che i pianificatori militari russi sapessero che il conflitto in Ucraina (e altrove) sarebbe stato di natura logorante e abbiano organizzato le proprie imprese statali per dare priorità alla produzione rispetto ai profitti, in modo diametralmente opposto alla produzione industriale militare occidentale. Ciò si è manifestato sul campo di battaglia in una guerra di logoramento che ha costantemente favorito la Russia, indipendentemente dalla costante escalation e dalle provocazioni impiegate dall'Occidente. Gli analisti occidentali hanno regolarmente sminuito i progressi della Russia in Ucraina, utilizzando le conquiste territoriali come unico parametro di misura. In realtà, una linea del fronte può rimanere stagnante per anni prima del crollo improvviso e rapido delle forze da una parte o dall'altra. Per misurare veramente il successo in una guerra di logoramento, si dovrebbero invece considerare parametri come il reclutamento e l'addestramento della forza umana, la produzione industriale militare e i tassi di causality – parametri che non si adattano alle narrazioni statunitensi e quindi vengono mentiti o non menzionati affatto. Dalla fine del 2025 fino al 2026, in seguito al crollo di Pokrovsk e Myrnograd a sud di ciò che resta del territorio del Donbass controllato dagli ucraini e alle continue avanzate russe verso e intorno a Lyman a nord, Slovyansk e Kramatorsk, controllate dagli ucraini, affrontano lo stesso tipo di interruzione delle rotazioni delle truppe e delle linee di rifornimento che i russi hanno utilizzato per isolare e conquistare molte delle città del Donbass fino a questo punto. Le forze russe continueranno a esercitare pressione lungo tutto il fronte, spostando al contempo operatori di droni, artiglieria e altri sistemi d'arma sempre più vicino alle linee di comunicazione che l'Ucraina sta utilizzando per controllare queste due città pesantemente fortificate nel Donbass. Quanto più questi sistemi d'arma diventano vicini e numerosi, tanto più complicate saranno le rotazioni delle truppe e il rifornimento delle città, e tanto più difficile diventerà per l'Ucraina continuare a controllarle. Allo stesso tempo, le truppe ucraine stanno attualmente conducendo un'offensiva più a sud. Tuttavia, come tutte le precedenti offensive ucraine, per quanto superficialmente riuscite possano apparire, a meno che la carenza di personale, armi e munizioni non sia stata risolta (e non è stato fatto), tali operazioni si tradurranno solo in un maggior numero di vittime e in un più rapido esaurimento di risorse già scarse – perdite e esaurimento di risorse che non faranno altro che accelerare una vittoria di logoramento per la Russia.



Cosa verrà dopo
Gli Stati Uniti hanno già chiarito ampiamente che non porranno fine alla loro guerra per procura con la Russia in Ucraina a breve. Al contrario, stanno posizionando l'Europa per colmare il vuoto che le forze ucraine, in rapido esaurimento, stanno lasciando dietro di sé, per mantenere una pressione costante sulla Russia lungo il fronte, mentre continuano ad attaccare la produzione energetica russa all'interno dei confini russi e i loro alleati europei si preparano a strategie più aggressive, prendendo di mira e persino sequestrando navi che trasportano energia russa all'estero. Con l'occupazione politica del Venezuela da parte degli Stati Uniti, la pressione su Cuba e i preparativi per la guerra con l'Iran in rapido avanzamento, gli Stati Uniti stanno cercando di ridurre i partner chiave del mondo multipolare guidato da Russia e Cina, fino a quando non rimarranno solo Russia e Cina. Comprendere il futuro del conflitto in Ucraina richiede di comprendere sia come sono organizzati e gestiti il ​​mondo unipolare guidato dagli Stati Uniti sia il mondo multipolare, e quale ruolo gioca la guerra per procura degli Stati Uniti contro la Russia in Ucraina in una guerra molto più ampia che Washington sta conducendo contro il multipolarismo mondiale. Bisogna comprendere che l'Europa è subordinata agli Stati Uniti, non si oppone ad essi, e che, a prescindere da ciò che i leader europei affermano pubblicamente, i preparativi per attuare le direttive statunitensi che prevedono un ruolo più ampio, più pericoloso e più diretto dell'Europa nel conflitto ucraino sono già in corso. Inoltre, l'obiettivo geopolitico primario di Washington deve essere compreso chiaramente: la sua ricerca del primato su tutte le nazioni del mondo. Non è possibile negoziare con una parte il cui obiettivo finale è la subordinazione e persino l'eliminazione di coloro che cercano di negoziare con essa. Solo rafforzando il potere militare, economico, politico e sociale necessario per difendere, scoraggiare e infine disarmare gli Stati Uniti dalla loro aggressione globale, il conflitto in Ucraina – e i conflitti ovunque – può essere posto fine in modo giusto e permanente.
 

CONTRO LE LORO GUERRE




sabato 28 febbraio 2026

L’UNIONE EUROPEA PENSA ALLA GUERRA
di Péter Szijjártó*



I leader dell'Unione Europea stanno cercando di trasformare il blocco in un'alleanza militare, preparandosi a un conflitto prolungato con la Russia, e intendono continuare a fornire sostegno finanziario all'Ucraina, ha dichiarato il Ministro degli Affari Esteri e del Commercio ungherese Peter Szijjarto in un discorso al Parlamento. A suo avviso, l'attuale leadership dell'UE ha dimenticato che l'Unione è stata creata per garantire pace e prosperità ai suoi Stati membri e ora cerca di "imporre loro obblighi militari". "Bruxelles si sta preparando a una guerra prolungata" con la Russia e sta adattando l'economia europea di conseguenza, ha osservato il Ministro. "Le decisioni sono già state prese. Ci sono due potenze nucleari in Europa [Regno Unito e Francia]. Hanno dato il loro consenso scritto all'invio di truppe in Ucraina. Il leader della più forte fazione pro-guerra del Parlamento europeo, il Partito Popolare Europeo, Manfred Weber, ha già dichiarato che le truppe saranno inviate in Ucraina sotto la bandiera dell'UE. Abbiamo anche ascoltato le dichiarazioni del Cancelliere tedesco [Friedrich Merz] sugli aerei tedeschi e sui missili nucleari francesi", ha affermato Szijjarto.
Ha ricordato che l'UE ha fornito all'Ucraina 193 miliardi di euro negli ultimi quattro anni e prevede di stanziarne una quantità notevolmente superiore nei prossimi dieci anni per continuare a sostenere militarmente il conflitto con la Russia. Il ministro ha confermato che il governo ungherese non parteciperà a questi piani dell'UE né finanzierà aiuti militari all'Ucraina. "Diremo 'no' a Bruxelles su tutte queste questioni", ha assicurato Szijjarto. Ha invitato i parlamentari a votare una risoluzione a sostegno della posizione pacifista dell'Ungheria. La bozza del documento è stata presentata al parlamento da Szijjarto insieme a Mate Kocsis, leader del partito al governo Fidesz-Unione Civica Ungherese.

[*Ministro degli Esteri ungherese]

CANNIBALISMO E DINTORNI
di Chicca Morone
 


Con la nascita dell’Intelligenza Artificiale ci hanno abituati a dubitare di ogni informazione che ci raggiunga, sia questa altamente gratificante, sia orribile. Un progetto messo in atto tantissimo tempo fa da menti determinate ad assoggettare la popolazione con una sorta di inconsapevolezza, di dipendenza ma soprattutto di assenza di pensiero critico in presenza di diktat deliranti. Così, quando ha incominciato a trapelare la smodata passione per la pizza e relativi infanganti sospetti su un gruppo di persone facenti parte dell’élite politico finanziaria statunitense, il pensiero è stato che fosse un nuovo modo, molto scorretto, di combattere per le elezioni presidenziali del 2016... la povera Hillary Clinton offesa nell’onore! Un complotto naturalmente “dell’estrema destra” etichettato come leggenda metropolitana con un centro nella pizzeria Comet Ping Pong di Washington: il Pizzagate. Una vera bufala.... non fosse che un congruo numero di informazioni fatte emergere dalle intercettazioni illegali di messaggi di posta privati, pubblicati dall'organizzazione di Julian Assange e riferiti a traffico di esseri umani, nonché abuso di minori, siano risultate in seguito tragicamente vere. A oggi, la figura del giornalista che ha cercato di metterci in guardia contro la follia di questi criminali, dediti a riti satanici fino al cannibalismo, risulta essere una vera e propria immagine di eroe: è un uomo che ha subito persecuzioni e anni di carcere duro, in quanto determinato a denunciare l’orrore che si nascondeva dietro a personaggi dall’apparente filantropia. Il cannibalismo è un’antica pratica (se ne hanno tracce fin nell’antico Egitto) ma sinceramente non credevo potesse essere presente ai giorni d’oggi tra persone apparentemente “normali”. Si tratta di una sorta di comportamento patologico dalle motivazioni più anomale, tra le quali certamente sentimenti di potere, controllo e dominanza sull’altro: un filo conduttore che in questi anni ci ha visti vittime se non proprio di antropofagia, almeno di abusi inconcepibili. Ormai il web rigurgita di immagini agghiaccianti di bambini in attesa di essere seviziati, circondati da individui festanti pronti a cibarsi delle loro tenere carni, nella speranza di acquisire eterna giovinezza e potere derivato dai rituali sacrificali: naturalmente incutendo in precedenza il massimo terrore nelle vittime, in modo che il sangue sia ricco di adrenalina, cioè della sua ossidazione, l’adrenocromo.
Vedere un bimbo turco di non più di 4 anni, dalla bocca sanguinante (l’estrazione dentaria è d’obbligo affinché durante lo stupro non morda) che si cala l’ultimo indumento rimastogli addosso con aria terrorizzata, è un’immagine che grida vendetta... poi torna alla mente il post in cui fanno ritorno in Ucraina gli orfani mandati in Turchia dall’associazione di Lady Zelenskji all’arrivo dei primi carri armati al di là dei confini e non c’è altro da sapere.
Infatti secondo l'agenzia di stampa ucraina Slidstvo, il progetto "Infanzia senza guerra" della dark lady Olena, che ha evacuato nel febbraio 2022 diverse migliaia di orfani dalla regione di Dnipropetrovsk in Turchia, è stato colpito da gravi accuse di violazioni e abusi. Dalla pubblicazione, nel 2025 risulta che due adolescenti di 14 e 16 anni siano tornate in Ucraina incinte dai dipendenti di hotel turchi dove alloggiavano insieme ad altri bambini e che questi vivessero in condizioni precarie tra violenze e maltrattamenti vari, quando non spariti.
Ci sono anche ex collaboratori stretti di questa fondazione che l’hanno definita centrale di smistamento del traffico di bambini destinati alla élite pedofila europea, alla quale apparterebbero personaggi famosi, probabilmente quelli sbianchettati nelle mails, non del tutto desecretate, del pedofilo Jeffrey Epstein.
La pioggia di dimissioni tra gli appartenenti alla classe dirigente non solo statunitense fa venire i brividi: tutti ovviamente ricattati e burattini nelle mani di qualche entità che in questo modo è riuscita a imporre decreti e leggi contro il popolo che avrebbe dovuto essere tutelato dai demandati a tale compito.
E su tutto questo Zelenskji, il comico portato alla ribalta politica da figuri come Timur Myndich - ex produttore televisivo che costruì il demenziale personaggio televisivo e riapparso magicamente in Israele alle prime avvisaglie di controlli anticorruzione a Kiev - pretende ancora denaro da noi. Il peggio è che non siamo capaci di rispondere adeguatamente. Perché? Chi ci ricatta? Come è possibile che siamo ancora agli ordini di chi ha dimostrato essere solo un criminale?
Il problema vero è che il supergoverno globale - che ha favorito l’ascesa del regime nazista ucraino - ha visto, come vera minaccia, diventare la Russia forte e indipendente: Mosca, opposta a questa idea di dominio mondiale, ha impedito alla tirannia dei globalizzatori di avere il sopravvento ed è per questo il continuo tentativo di protrarsi dello stillicidio sul suolo ucraino, dove ormai è evidente l’esito della guerra. Il razzo russo Burevestnik a propulsione nucleare dal tempo di volo (in grado di restare in orbita oltre le quindici ore) e imprevedibilità dei suoi movimenti, non è un’arma qualunque, uno scherzo; ma pare che a tutti sfugga questo piccolo particolare. E meno male che dicevano essere i comunisti a mangiare i bambini...
 

 

 

 

 

ECCO COME SPENDONO I NOSTRI SOLDI 





PASSEGGIATA ANTICOLONIALE
di Giuseppe Natale


 
Le due sezioni ANPI del Municipio 2 di Milano (Crescenzago e 10 Agosto 1944) ripropongono la "Passeggiata decolonizzante", sabato 28 febbraio 2026.
Si parte alle ore 15 da Via Varanini (Angolo Viale Monza), si attraversa il Parco Trotter e si percorrono le vie Pietro Toselli, Assab, Giuba e Benadir: alla scoperta di nomi e luoghi del colonialismo italiano in Libia, Etiopia, Eritrea, Somalia. Partecipate! Si vuole fare memoria sulla nostra storia di "potenza" coloniale, e riflettere sui tempi terribili che stiamo vivendo oggi. Anche l'Italia, arrivata per ultima sulla scena mondiale del colonialismo e imperialismo occidentali, mostrò il suo volto aggressivo e razzista prima con i governi liberali e poi con il fascismo, che intensificò con atti di sterminio le occupazioni coloniali, usando armi chimiche proibite dalle norme internazionali. La nostra iniziativa riprende quella del 2021 quando si promosse un'azione simbolica di cambio di targhe delle vie Assab e Giuba, dedicate a Kedebeck Seyoum (1910-1975), leader partigiana combattente per la liberazione dell'Etiopia dalla dominazione italiana, e a Bob Marley (1943-1981), musicista e attivista giamaicano antirazzista e antifascista; il primo artista che tenne il primo concerto a San Siro (27 giugno 1980, 100.000 spettatori!). Il 19 febbraio ricorre l'anniversario del tremendo massacro delle truppe italiane fasciste compiuto ad Addis Abeba nel 1937, che durò per tre giorni. Fu il comandante in capo delle truppe di invasione, Vicerè d'Etiopia, Rodolfo Graziani, criminale di guerra mai processato, a ordinare il massacro per rispondere al fallito attentato da lui subìto lo stesso giorno, che causò 7 morti e circa 50 feriti. La rappresaglia del Viceré uccise tra i 20 e i 30 mila Etiopi, in stragrande maggioranza civili.

 

 

ATENEO LIBERTARIO MILANO




venerdì 27 febbraio 2026

POPOLO E DEMOS
di Romano Rinaldi


 
Le due parole del titolo possono essere etimologicamente considerate sinonimi, tuttavia, hanno assunto nel tempo significati diversi fino all’antitesi quando si pensi ai termini “populismo” e “democrazia” che ne derivano. Cinque anni fa (1), a margine dell’emblematico episodio dell’assalto al Campidoglio americano da parte dei “patrioti” di Trump, riportai qualche riflessione sul significato del populismo, compresa l'adozione di questa pratica politica da parte di alcuni partiti italiani e le possibili conseguenze sulla tenuta della nostra democrazia liberale, fondata su una delle più moderne e giovani Costituzioni di questo stampo. L’inizio dei recenti movimenti populisti in seno ai partiti politici italiani può essere ragionevolmente ricondotto alla “discesa in campo” del padrone di un impero mediatico (a quel tempo si chiamavano mass media) con forte ascendente sul popolo teledipendente italiano ai primi anni ’90 del secolo scorso (1994).
Alcuni cenni su questo stesso argomento, fatti recentemente (2), mi inducono ad un seppur lieve approfondimento. Lieve perché affrontato da semplice cittadino, forse un po' più attento della media, ma senza alcuna pretesa di competenza specifica nella materia. Dopo 34 anni dall’inizio di quell’esperimento politico totalmente innovatore, uno dei cardini della “ristrutturazione” della nostra democrazia fortemente voluta da Berlusconi, anche per motivi di salvaguardia personale, sta nel ridimensionamento del potere giudiziario a vantaggio del potere esecutivo (Governo), erodendo quindi uno dei pilastri fondamentali della democrazia liberale: l’equilibrio e l’indipendenza tra i poteri dello stato (Legislativo, il Parlamento; Esecutivo, il Governo; Giudiziario, la Magistratura) pur utilizzando la denominazione della liberal democrazia come vessillo irrinunciabile dal proponete delle famose “leggi ad personam”. E già questa fu una formidabile contraddizione.



In generale, la tentazione di impadronirsi del potere assoluto (i pieni poteri) è sempre dietro l’angolo per coloro che sentano l’investitura popolare (il voto) come l’inequivocabile segnale di poter procedere senza alcun indugio a perseguire la propria volontà che necessariamente coincide, nella loro mente, con la volontà del popolo. Fino a qui si potrebbe ancora pensare che popolo e demos coincidano ma è proprio in questo passaggio pratico, non solo semantico che c’è una grande differenza. Il capo-popolo si fa infatti interprete del consenso ricevuto fomentando il suo popolo nella convinzione di fare quello che questi desidera, semplicemente rincorrendolo e assecondandone i più bassi istinti ”di pancia” piuttosto che favorire la presa di coscienza e la condivisione della sostanza dei problemi per ricavarne soluzioni ragionate al meglio da parte di quei cittadini che in buona fede e coscienza desiderano il bene di tutta la comunità, non solo il loro stesso tornaconto.



Qui, a mio giudizio sta tutta la differenza tra l’idea di demos e l’idea di popolo. Nel primo caso si tratta di una comunità raziocinante, informata e sensibile alle esigenze della convivenza armoniosa pur tra le mille differenze che devono essere affrontate secondo le regole che vengono approvate nel tempo (dal Parlamento) in funzione dei principi della gestione democratica della sovranità (che appartiene al popolo, il quale la esercita... bla…bla… bla… Art. 1 Costituzione Italiana). Nel secondo caso, il popolo (di solito una minoranza molto rumorosa) che ha eletto il capo perché ne sia rappresentato in tutto e per tutto, gli demanda ogni potere pur di essere lasciato in pace a farsi gli affari suoi senza tanti vincoli, lacci e lacciuoli anche a scapito della convivenza armoniosa in uno stato non più di diritto. In pratica si tratta di scambiare il principio della sovranità locale con qualche perdita di libertà individuali, e contemporanea interruzione del principio: “la libertà individuale finisce dove comincia la libertà del prossimo”.
Come già si profilava cinque anni fa, oggigiorno siamo di fronte ad un enorme e radicale cambiamento nella comunicazione. Non c’è più nemmeno bisogno di possedere un impero mediatico-editoriale. Tutti abbiamo in tasca uno strumento di comunicazione di massa attraverso i cosiddetti social media e chiunque riesca a sfruttare questa opportunità al massimo, può ottenere il consenso popolare della parte più influenzabile e meno attenta della popolazione.
Se vogliamo qualche esempio pratico di quanto sto cercando di esprimere, basta guardare, di nuovo alla recente destrutturazione della più antica democrazia al mondo che sta cercando di attuare la presente amministrazione americana a seguito dell’inopinata rielezione del colpevole dei primi misfatti in questo senso. Purtroppo, non è che da noi le cose si stiano mettendo molto meglio, è solo una questione di scala… In America si sono sempre fatte le cose in grande!
Un po’ più in dettaglio. Prendiamo la orami stucchevole diatriba su chi e come alza i toni della discussione, o meglio della propaganda, per il Si o per il No nella Campagna referendaria che ci porterà alle urne il 22 e 23 marzo. Sul merito e nemmeno sul metodo non è più il caso di provare ad intavolare qualsiasi discorso, tanto la materia si è talmente aggrovigliata che neppure i proponenti si sentono in grado di difendere la proposta sulla base di elementi di giudizio obiettivi. E allora, come avviene la comunicazione? Semplicemente attraverso slogan perlopiù basati su fatti del giorno che nulla hanno a che fare coi principii informatori della riforma ma che hanno grande risonanza mediatica e fanno presa sull’immaginario collettivo in base al più semplice e bieco dei ragionamenti: se la Giustizia è male amministrata, la colpa è dei Giudici. Come dire: se gli ospedali non funzionano è colpa dei medici. Infatti, i frequenti episodi di assalto ai medici dei pronto soccorso, il comparto dove si verificano le carenze peggiori per colpa del potere politico, ne sono un esempio eclatante.
Non vorrei tediare il lettore con una elencazione delle decine e forse centinaia di esempi che si potrebbero portare. Ciascuno può facilmente fare mente locale e trovarne almeno una dozzina.



Quali le soluzioni? In primis, non potendo cambiare da un giorno all’altro la mentalità politica di coloro che hanno abbracciato il populismo come veicolo del consenso e del potere, vi si dovrebbero opporre tutte le forze politiche che ancora sentono lo stimolo verso lo stato di diritto e il bene comune. Anche nell’interesse di coloro che la pensano diversamente ma che dopo le elezioni si troveranno ad essere governati dalla parte opposta. Il famoso detto “io sarò il presidente di tutti” che viene poi messo immediatamente nel cassetto quando ci sono da fare gli interessi di pochi. Subito dopo bisogna escogitare un sistema di nuove regole per la gestione della comunicazione in generale e quella politica in particolare, mediante i social media.



È facile chiedersi come mai i proprietari di questi potentissimi mezzi di comunicazione siano tanto opposti a qualsiasi regolamentazione, dopo una timida retromarcia a seguito della vittoria elettorale di Biden negli USA, prima dell’attuale presidenza. L’unica regola che ora vale per loro è l’arricchimento ad libitum sulla pelle dell’utente… nel sacrosanto nome della libertà di espressione e di parola! Dovrebbe risultare più chiaro ora il significato dell’accusa che lanciò l’anno scorso il vicepresidente degli USA Vance alla UE (arretratezza e mancanza di libertà) per aver osato proporre una tassa sugli astronomici guadagni di queste società, in massima parte americane. Ecco, dunque, negli Stati Uniti si va oggi nella direzione di un’autocrazia illiberale sostenuta dalle immense ricchezze accumulate da pochi oligarchi del Web che possono pilotare il consenso del popolo e quindi il potere dei capi-popolo che si fanno eleggere alle più alte cariche. Una volta arrivati al potere non si fanno alcuno scrupolo per l’arricchimento personale e della loro ristretta cerchia, oligarchi compresi naturalmente, persino violando le più elementari regole del mercato attraverso pratiche di insider trading. Uno dei più esecrandi crimini e per questo severamente punibili, nel sistema capitalista dotato di borse valori per gli scambi finanziari. Figuriamoci poi se possano sentire il dovere di ottemperare alle disposizioni delle leggi interne ed internazionali che dovessero andare contro i loro personali interessi! Lo vediamo costantemente con i più alti incarichi dello Stato conferiti a parenti ed amici senza che ci sia alcun rapporto tra questi individui e le Istituzioni che dovrebbero occuparsi di queste funzioni (i famosi “negoziatori” di pace Kushner e Wickoff). O con l’istituzione del cosiddetto Board of Peace, a tutti gli effetti una società privata per la gestione di una improbabile ricostruzione della striscia di Gaza nella forma di un “parco giochi” per ricconi, senza alcuna considerazione per il popolo palestinese che viene di fatto espropriato del suo territorio per questa visione distorta del processo di pace in Medio Oriente. Ed ultimamente con le più infamanti accuse, da parte del Presidente USA, ai giudici della Suprema Corte per non aver “obbedito” al mandato conferito loro dalla parte politica attualmente al potere. Ma anche noi, nel nostro piccolo, non ci siamo fatti mancare l’attrazione verso questa inqualificabile iniziativa di privatizzazione del diritto internazionale, né il richiamo, da parte della nostra Presidente del Consiglio alla Magistratura italiana che non collabora col Governo ed anzi osa remare contro i suoi intendimenti…! Ma qui rischio di essere ripetitivo e mi fermo. Resto tuttavia nella convinzione di aver contribuito a chiarire un aspetto che tende a rimanere sottotraccia mentre dovrebbe essere affrontato quanto prima per evitare lo sgretolamento delle nostre Istituzioni Democratiche similmente a quanto sta accadendo alla rupe di Niscemi.
 
(1) R. Rinaldi – Odissea 17-01-2021
https://libertariam.blogspot.com/2021/01/democrazia-populismo-e-reti-sociali.html
(2) R. Rinaldi – Odissea 23-02-2026
https://libertariam.blogspot.com/2026/02/acronimi-e-significati-reconditi-di.html?m=1

IL GOVERNO DEL NULLA
di Cataldo Russo
 

Giorgia Meloni

Bollette alle stelle, pensioni da fame, servizio sanitario allo sfascio,
emigrazione di massa dei giovani italiani che non rientreranno più
, corruzioni, sperperi, riarmo per spingerci ad una folle guerra con la Russia, miliardi all’Ucraina per far continuare il massacro mentre il territorio italiano si sfalda, diminuzione delle tasse ai più ricchi, protezione degli evasori, aumenti scandalosi degli stipendi dei parlamentari regionali, silenzio sul genocidio palestinese ad opera di Israele, servilismo verso Trump e i suoi metodi da teppista fascista… ecco alcuni dei risultati che può vantare il Governo Meloni. E intanto ci propina un Referendum contro la Magistratura per evitare che i colletti bianchi, cioè i peggiori nemici della Nazione, la facciano franca impunemente.
 
 

Siamo a quasi tre anni e mezzo di Governo Meloni e le leggi liberticide che questo governo ha confezionato non si contano. Tutte leggi e decreti emanate a caldo, all’indomani di un evento definito traumatico dalla gang di governo.  Lungo questo arco di tempo, sono state partorite, senza alcun serio travaglio, raffiche di decreti. Primo fra tutti quello “anti-rave party” (Dl 162/2022, convertito in l. 199/2022), che colpisce i raduni musicali organizzati da gruppi di giovani. La legge, entrata in vigore il primo gennaio del 2023, ha introdotto l’art. 633-bis del Codice penale (invasione di terreni o edifici con pericolo per la salute o l’incolumità pubblica) punendo con la reclusione da 3 a 6 anni e multe da 1.000 a 10.000 euro chi organizza raduni illegali e pericolosi. Ma non basta, c’è anche la confisca obbligatori dei mezzi e degli strumenti adoperati. Il decreto ha fatto discutere, ha visto gli elettori del centrodestra applaudire, ma ha anche rafforzato il convincimento che fosse stato “un molto rumore per nulla” per l’irrilevanza del problema. La legge, entrata in vigore nel Capodanno del 2023, ha portato all’imputazione di otto sfigati che hanno pagato per tutti, per essere poi disattesa per le difficoltà pratiche nel renderla operativa. È stata poi la volta del dl anti-imbrattamento del 2023, che ha preso di mira gli attivisti ambientalisti inasprendo le pene per quei giovani che manifestano il loro dissenso contro il degrado ambientale imbrattando simboli e luoghi pubblici. Dopo il naufragio di Steccato di Cutro, avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 di febbraio del 2023, anziché appurare le responsabilità per quei 94 corpi lasciati cinicamente annegare, che gravano come un macigno sulle nostre coscienze, e fare un mea culpa, la risposta, ancora una volta, è stata il Decreto Cutro (DL 20/2023, convertito nella legge 50/23). Una legge razzista, che assolve chi ha avuto colpe nell’organizzazione dei soccorsi, arrivati colpevolmente in ritardo, ma si accanisce contro l’immigrazione irregolare in Italia sparando nel mucchio. La legge limita la “protezione speciale”, accelera le espulsioni sulla carta, riduce i servizi di accoglienza e facilita i rimpatri. Al di là dell’assurdità di questa legge e dell’inasprimento delle pene, dobbiamo dire che essa non ha inciso granché sulla situazione degli sbarchi che continua ad essere lasciata a sé. In seguito all’odioso stupro di due adolescenti ad opera di alcuni minorenni nelle periferie di Napoli, ecco sfornato il Decreto Caivano (D.L. 15 sett. 2023, n. 123) con il quale si è pensato di arginare la criminalità giovanile, a partire dalle «baby gang», conosciute meglio come le «bande di maranza», inasprendo le pene per i minori, tra cui ammonimenti da parte del Questore. Il decreto prevede anche il controllo sui genitori che non vigilano o non mandano i figli a scuola, con la perdita della responsabilità genitoriale in casi gravi. Come se non bastasse, è stato introdotto il daspo urbano e l’abbassamento a 6 anni della pena edittale per l’arresto in flagranza. Il decreto facilita, altresì, il fermo per reati di violenza o possesso d’armi.
Sempre in tema di grida di Manzoniane memoria c’è il DL 48/2025 (convertito in l. 80/2025), che ha introdotto una dozzina di nuovi reati e ne ha inasprito altri, punendo anche la resistenza passiva posta in essere dai dimostranti. Il povero Gandhi, il più pacifista dei pacifisti, sarebbe sbattuto nelle patrie galere a vita in questo clima. Ma la mano lunga della repressione si è fatta particolarmente sentire dopo la manifestazione di Torino del 31 gennaio.




Sfruttando in maniera tanto magistrale quanto strumentale gli scontri tra una parte dei manifestanti e le forze di pubblica sicurezza, il governo ha partorito il nuovo pacchetto sicurezza che ha come obiettivo la creazione di un vero e proprio ordine pubblico di matrice fascista dove nessuno possa protestare (fermo preventivo, ammende super salate per i promotori delle manifestazioni, pene rigorosissime, ecc.). Da molte parti si sottolinea l’inefficacia e l’inapplicabilità di così tanti decreti perché per renderli veramente operativi occorrerebbero risorse economiche ingenti e decine di migliaia di assunzioni di personale addetto alla sicurezza. La percezione dei più è che siano, come le famose grida manzoniane, destinate a restare inapplicate. Io non prenderei con leggerezza questa tendenza a sfornare decreti come se fossero pasticcini perché, per dirla alla Montesquieu, “Non c’è tirannide peggiore di quella esercitata all’ombra delle leggi”. Ora, fare leggi e non farle applicare, significa abituare la gente ad accettare l’emergenza legislative con una certa superficialità con il convincimento che “una grida” in più, una in meno, non cambia nulla perché tanto saranno disattese. Non è così, soprattutto perché viviamo in un paese dove le leggi per le persone comuni si applicano e per gli amici si interpretano. Non vorrei che esse siano disattese di proposito nei momenti di pace sociale per essere poi applicate duramente in occasioni di competizioni elettorali, manifestazioni e scioperi, per massacrare avversari politici, sindacalisti e anarchici.  Ricordiamoci che il fascismo raramente ha applicato le leggi, le ha sempre interpretate in base a chi sedeva nelle aule dei tribunali. La Meloni, che di fascismo se ne intende, sta trasformando il centrodestra in una fabbrica d’odio e di nemici politici. E le leggi e i decreti che sta sfornando con tanta alacrità non resteranno inapplicati, ma le serviranno un giorno per reprimere dissenso e opposizioni politica, perché è questo che ha in mente la donna, la madre, la cristiana della Garbatella.

  

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