UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

venerdì 31 luglio 2026

PREPARANO LA GUERRA CONTRO TUTTI NOI


 
Trieste sempre più snodo del riarmo globale. È senza sosta la movimentazione di armi nello scalo
 
La scorsa settimana l’ambasciatore statunitense Fertitta, in visita a Trieste sul suo yacht di 117 metri con scorta militare a spese di noi cittadini, ha affermato: “è raro che quando si parla di iniziative (…) riguardanti la difesa in Italia non venga menzionato (il Friuli Venezia Giulia)” - Il Piccolo,24/7/2026. Un chiaro riferimento non solo alla base Usa di Aviano, dove recentemente il tribunale di Pordenone ha confermato esser pronte decine di bombe nucleari, ma anche al porto di Trieste, al suo ruolo nell’Imec e al suo essere purtroppo snodo nella movimentazione globale di armi. L’ultimo caso di traffico bellico nel nostro scalo, di cui abbiamo avuto notizia solo poco giorni fa, è accaduto sabato 11 luglio: l’imbarco dal molo VII di un elicottero M-73 (formalmente TH 73A) prodotto dalla multinazionale italiana Leonardo e destinato alla marina della Malesia, come si deduce dalle scritte al di sotto del mezzo nella foto che trovate nel pdf allegato. È stato caricato sulla nave CMA CGM Adonis, in servizio per il Phoenician Express che collega il Mediterraneo con l’Asia sud-orientale, anche con Port Klang in Malesia, gestito dalla compagnia CMA CGM con sede a Marsiglia. Il Comitato No Imec rende pubblica tale spedizione in continuità alla sua denuncia delle mire speculatrici e guerrafondaie degli Usa, dell’Ue, della Nato e del regime sionista di “Israele” sul nostro porto e sul nord Adriatico. 



Come ormai noto, due progetti funzionali alla logistica di una prossima guerra mondiale - annunciata da numerosi capi di Stato – potrebbero avere base a Trieste. Da una parte vi è l’Imec (Corridoio India – Medio Oriente – Europa), che nel Mediterraneo avrebbe come fulcro il collegamento tra il porto militare israeliano di Haifa e quello di Trieste. Dall’altra l’Iniziativa Three Seas o Trimarium, che in funzione antirussa punta ad unire gli stati che si si affacciano su Mar Nero, Baltico e Adriatico, assegnando a Trieste un ruolo strategico. Non stupisce, dunque, che da Trieste passino mezzi militari destinati al riarmo della Malesia, con le crescenti tensioni che riguardano l’Estremo Oriente, dove gli Usa puntano all’accerchiamento della Cina e a tal fine si stanno servendo del rapporto con diversi paesi dell’area. Ricordiamo a proposito le parole del presidente della Camera di Commercio, Antonio Paoletti, nel febbraio 2024, secondo cui sarebbe auspicabile che il porto di Trieste “diventasse una base Nato essendo posto in una regione cruciale per il contenimento cinese, sia in termini economico-commerciali sia in caso di un eventuale conflitto mondiale”. In tempi nei quali, giustamente, si discute pubblicamente di come tutelare l’assetto autonomo e di porto franco del nostro scalo, rispetto alla sciagurata riforma centralista portata avanti dal governo Meloni, vogliamo ribadire un’altra specificità di Trieste. Se l’Allegato Ottavo al Trattato di Pace di Parigi fonda il regime di extradoganalità, l’Allegato Sesto, così come la Risoluzione 16/1947 del Consiglio di Sicurezza, stabilisce la smilitarizzazione e la neutralità del Territorio Libero di Trieste. Perché quello che vale per gli affari e il commercio non può valere per la pace? Su tutto ciò abbiamo rivolto, a giugno, una lettera aperta all’attuale presidente dell’Autorità Portuale, il dottor Consalvo, senza ottenere risposta. La alleghiamo al presente comunicato. Per ciò che ci riguarda andremo avanti a mobilitarci perché il porto di Trieste non sia un anello della terza guerra mondiale, ma un avamposto di pace, in conformità al diritto internazionale, in adempimento alle tragiche lezioni della storia e in nome, soprattutto, della difesa stessa dell’umanità e dei popoli del pianeta.  
 
Comitato No Imec 
comitatonoimec@yahoo.com 
 

 

TECNOLOGIA FINANZA E GUERRA
di Mark Jakob
 


Come si passa dalla società politica al Brave New World, il mondo post-politico dominato dalle macchine e da una oligarchia tecnologico-finanziario-militare? La risposta la dà l’autore del commento in oggetto: creando una società di creduloni. E come si crea una società di creduloni? Per esempio, attirando la gente nelle sale scommesse online, dove si può scommettere su tutto. Trattandosi, per volontà di Trump, di mercati non regolamentati, l’insider trading vi impera, e con esso le fregature per i più, ai quali basta però un piccolo guadagno ogni tanto per assuefarsi. In realtà gli stessi episodi raccontati dall’autore sono avvenuti nei mercati regolamentati, e per importi, a quanto pare, superiori. Il tratto comune di questi episodi è l’imbeccata che arriva da Trump, il quale anche in questo modo si arricchisce, e lascia la sua impronta sull’istupidimento delle masse. A onor del vero, va detto che la trasformazione di Wall Street in una sala giochi in cui le carte per l’élite bancario-finanziaria sono segnate, non ha inizio con Trump, ma con Reagan e il suo banchiere centrale Greenspan, i quali scoprirono che i crolli di borsa possono essere rapidamente ribaltati creando più moneta – la cosa è stata poi teorizzata da Bernanke, il banchiere centrale di Dabliu Bush e di Obama. La manipolazione dei mercati da parte delle autorità non è fenomeno meno grave della manipolazione ad opera delle cosiddette mani forti; in gergo si chiama “moral hazard”, e accade quando, come si legge sull’IA di Google, "un soggetto assume rischi maggiori o si comporta in modo meno prudente, sapendo che un altro soggetto si farà carico delle conseguenze negative”. Che lo sforzo maggiore per l’istupidimento delle masse avvenga nei mercati regolamentati, piuttosto che nelle sale scommesse, è testimoniato anche dall’iniziativa trumpiana, sostenuta con il solito zelo da Bessent, di coinvolgere nel gioco di borsa i bambini fin dalla nascita - nel mondo orwelliano in cui viviamo si chiama educazione al senso civico.                    

[Franco Continolo]
 

 
I mercati delle previsioni sono l'esempio perfetto di come Donald Trump e gli oligarchi che cospirano con lui stiano costruendo una società di ingenui, una società di creduloni. Questi mercati sono sale scommesse online sotto mentite spoglie. Permettono alle persone di scommettere su una vasta gamma di domande, da "Chi sarà il prossimo primo ministro dell'Etiopia?" a "Dove si posizionerà 'Janice STFU' di Drake nella classifica Billboard Hot 100 del 1° agosto 2026?". I mercati delle previsioni sono talvolta descritti come una testimonianza della "saggezza della folla", ma tale saggezza ha i suoi limiti. Questi mercati sono notoriamente vulnerabili all'insider trading, il che significa che chi controlla gli eventi o ha informazioni riservate su ciò che accadrà può realizzare profitti enormi. Trump, che ama le opportunità di denaro sporco e non trasparenti come le criptovalute e i mercati delle previsioni, ha chiarito la sua posizione. Vuole che la Commodity Futures Trading Commission abbia "l'autorità esclusiva" sui mercati delle previsioni, senza alcuna regolamentazione da parte degli stati. “Non possiamo permettere che individui spregevoli come Chris Christie, Letitia James, Tim Walz e JB Pritzker dettino le regole!”, ha scritto Trump a maggio.
Il presidente della CFTC nominato da Trump, Michael Selig, non sembra proprio un garante. Questo mese ha elogiato i mercati di previsione definendoli “un interessante strumento di copertura” che aiuta le aziende a “gestire il rischio”. Anche il figlio maggiore del presidente, Donald Trump Jr., ne è un sostenitore. Ha legami finanziari con i due principali mercati di previsione: è investitore e consulente non retribuito di Polymarket e consulente retribuito di Kalshi. Anche i principali media sono complici. CNBC e CNN trattano i dati di Kalshi come se fossero notizie e hanno entrambe accordi finanziari per promuovere l'azienda. Secondo un eccellente reportage di Aaron Rupar e Judd Legum, CNBC a volte omette di rivelare questo legame quando parla di Kalshi. CNBC afferma di rivelare il suo legame finanziario solo quando è “direttamente rilevante per la notizia”.
L'accordo tra CNN e Kalshi è esclusivo, il che significa che CNN non può citare altri mercati di previsione nelle sue trasmissioni, ha dichiarato una fonte interna all'emittente al New Yorker. Se la copertura delle scommesse di Kalshi fosse davvero una notizia e non solo un subdolo product placement, perché CNN non cita occasionalmente anche altri mercati di previsione?
Mentre CNBC e CNN continuano questa grave distorsione della loro missione giornalistica, altre testate giornalistiche stanno svolgendo un ottimo lavoro nell'esporre i modi in cui questi mercati rendono il nostro Paese più disonesto e sfruttatore. Tra le rivelazioni più schiaccianti: secondo un'analisi del Wall Street Journal, circa lo 0,1% dei conti su Polymarket raccoglie circa due terzi dei profitti. Con una tattica incredibilmente scorretta, Polymarket ha creato siti "clone" sui quali influencer dei social media effettuavano scommesse false prima di pubblicare video con messaggi del tipo: "Ho appena trasformato 500 dollari in 100.000 dollari". L'Associated Press ha riportato: "Un gruppo di nuovi account sul mercato delle previsioni Polymarket ha piazzato scommesse molto specifiche e tempestive sull'eventualità che Stati Uniti e Iran raggiungessero un cessate il fuoco il 7 aprile, ottenendo centinaia di migliaia di dollari di profitto... Almeno 50 account, o portafogli, hanno piazzato scommesse consistenti sul martedì, prima che Trump annunciasse il cessate il fuoco in un post su Truth Social intorno alle 18:30 ET. Queste sono state le prime scommesse piazzate da questi specifici portafogli".



Alcuni mercati delle previsioni permettono di scommettere sugli incendi boschivi. "Gli esperti lanciano l'allarme", afferma la CNN. "Temono che ciò possa incentivare gli incendi dolosi." Kalshi inizierà presto ad accettare scommesse sui risultati delle sperimentazioni cliniche sui farmaci. Non ci può essere niente di male, giusto? Si sospetta che l'operatore del teleprompter di Trump abbia usato le sue informazioni riservate per vincere più di 100.000 dollari scommettendo su Kalshi riguardo a ciò che il presidente avrebbe detto nei suoi discorsi principali. Spotify ha rimosso circa 500.000 stream dal brano "Earrings" di Malcolm Todd dopo che il suo ottimo successo in classifica è stato collegato a manipolazioni legate alle scommesse Kalshi.
Polymarket paga degli influencer per inserire il suo prodotto nelle conversazioni sui social media. Tra questi: l'ex giornalista di Politico Rachael Bade, l'ex deputata Marjorie Taylor Greene, l'attivista anti-trans Riley Gaines, il commentatore di sinistra Brian Krassenstein e il podcaster di destra Benny Johnson (anch'egli finanziato dalla Russia, presumibilmente a sua insaputa).
Il miliardario Peter Thiel, l'uomo dietro la carriera politica di JD Vance, è un importante investitore di Polymarket.
L'avidità del team di Trump e dei media mainstream ha permesso ai mercati di previsione di sottrarre denaro a molte persone, consentendo al contempo a pochi di trarre profitto in silenzio da schemi loschi. CNBC e CNN non sono le uniche emittenti con legami con i mercati di previsione. Polymarket ha una partnership con Dow Jones, editore del Wall Street Journal, sebbene sia opportuno precisare che alcuni degli articoli più negativi sui mercati di previsione siano apparsi proprio sul WSJ. Polymarket ha inoltre un accordo di collaborazione con Substack, la piattaforma di pubblicazione di questa newsletter, sponsorizzata da COURIER Newsroom. Non ho mai avuto a che fare con alcun mercato di previsione e mi impegno a non accettare mai i loro soldi. Se vedete un giornalista o un influencer che pubblica commenti positivi su un mercato di previsione sui social media, chiedetegli nei commenti se ha qualche legame finanziario con esso. Io l'ho fatto e intendo farlo più spesso.
I mercati di previsione, così come sono gestiti attualmente, sono profondamente inaffidabili.

TOGLIATTI E RINASCITA


Palmiro Togliatti

Condivido una parte della riflessione di Astengo sulla funzione “pedagogica” del partito, sul rapporto tra moralità e politica, etc., ma la visione di Astengo mi sembra un po’ troppo trionfalistica, nostalgica e agiografica. Ricordo almeno tre cose: 1) la “doppiezza” togliattiana, che tra l’altro fece approvare a Togliatti e alla stragrande maggioranza del PCI l’invasione dell’Ungheria nel 1956 da parte delle truppe del Patto di Varsavia; 2) sul rapporto politica-cultura ricordo la polemica Vittorini-Togliatti, dove Vittorini rivendicava giustamente la libertà della cultura e degli intellettuali che non dovevano essere cagnolini ubbidienti del Partito, non dovevano quindi “suonare il piffero della rivoluzione”; 3) ricordo alcuni articoli di Togliatti su “Rinascita”, in cui il “Migliore” si scagliava con estrema durezza contro l’arte e gli artisti non collimanti con i diktat del cosiddetto “realismo socialista”.
Franco Toscani - saggista

PRESIDIO CONTRO IL GENOCIDIO 




giovedì 30 luglio 2026

PEDAGOGIA POLITICA 
di Franco Astengo


 
Da qualche tempo si ritrova online la presenza di “Rinascita”, nuova edizione della rivista ideologica e culturale del PCI che (fondata da Togliatti) fu edita tra il 1944 e il 1991. Una rivista che svolse una funzione fondamentale al riguardo dell’educazione politica non soltanto rivolta ai militanti ma al complesso dell’intellettualità e del protagonismo politico presente, in varie forme, in quegli anni. Uno dei pregi, quello che mi preme sottolineare in questa occasione, della rinnovata edizione online è quello di conservare (con una consultabilità molto semplice) l’intera collezione storica della rivista prima mensile e poi settimanale. Pur con tutte le criticità del caso e le contraddizioni che via via si incontrarono per strada (e che diedero origine anche a importanti posizioni alternative come nel caso de “il Manifesto”) dalla lettura di questo prezioso archivio non si può, in sede di analisi storica, non riprendere l’idea di una funzione “pedagogica” del Partito. Una funzione pedagogica della “cultura politica” oggi completamente assente nella disponibilità culturale dei soggetti in campo in questo momento storico. Una completa assenza quella di una cultura politica in funzione anche pedagogica che si nota in un momento in cui la complessità delle contraddizioni e -soprattutto - del loro intreccio nell’agire sociale richiederebbe di essere affrontata con un rinnovamento della teoria della trasformazione radicale e del progetto di società.
Il PCI rappresentava un partito soggetto di acculturazione di massa in una fase nella quale la politica si collocava al vertice delle attività umane e appariva in grado di elaborare un’originale teoria delle sovrastrutture. Il marxismo era considerato una concezione del mondo rivolta a cogliere le possibilità storicamente date nella prassi sociale. In queste emerse un vero e proprio dato di “concretezza” nell’azione politica. La linea del PCI fu orientata, nel corso dei decenni centrali del secolo scorso e fino alla vigilia della liquidazione del partito, da almeno quattro grandi coordinate strategiche, che possono essere così riassunte:



1) Il rapporto tra la teoria e la prassi.
Questo elemento ha rappresentato un punto decisivo nell'identità del PCI, legato all'idea dello sviluppo delle forze progressive, di una scienza in grado di produrre una tecnica su cui basare una linea di sviluppo “naturalmente” progressista.
In quest’ambito avveniva la rivalutazione del cosiddetto “intellettuale organico” (nella definizione gramsciana), cui Togliatti aveva affidato la concretizzazione della linea politica. Questo punto è quello che meriterebbe oggi il maggior impegno di lavoro teorico essendo mutato radicalmente il principio della linea di sviluppo “naturalmente” progressista, recuperando anche il ruolo degli intellettuali ormai ridotti a predicatori televisivi;
2) L’intreccio tra politica e cultura.
Un intreccio molto stretto, al limite dell'indissolubilità, quello tra politica e cultura, con una concezione della cultura di tipo “classico”, di studi robusti e solidi, riservando alla base sociale il livello “nazional-popolare”.
Se mi è consentito un giudizio a posteriori: è stato proprio questo il punto più fecondo della “doppiezza” tanto evocata a sproposito in tempi successivi (e non tanto l’ambiguità tra l’idea rivoluzionaria e la prassi socialdemocratica; anche se questo elemento esisteva traducendosi alla fine in una idea di partito radicale di massa).
La consultazione dell’archivio di Rinascita (come l’analoga operazione che può essere svolta rispetto ad altri strumenti culturali della sinistra dell’epoca) fa comprendere come si riflettesse su di una scansione ben definita rispetto agli obiettivi da raggiungere. Fu attraverso il rapporto stretto tra politica e cultura che, in particolare nella strategia togliattiana avvenne la selezione dei quadri dirigenti: mentre per la classe operaia questa stretta relazione tra politica e cultura, risultò alla base della ricerca del riscatto sociale;
3) La relazione tra ideologia e razionalità politica.
La continua ricerca della trasformazione in linea politica dell’ideologia può far definire il PCI come un partito “neoilluminista”, fortemente impregnato di positivismo e contrario all’idealismo (questo elemento presenta oggi quella criticità già richiamata circa la necessità di dismettere l’ipotesi di “linearità” di sviluppo per forze ormai non più naturalmente progressiste).
In realtà il PCI presentava al suo interno una molteplicità di modelli culturali (si pensi alle diverse case editrici cui il partito faceva capo, al di là delle “ufficiali” Rinascita e, successivamente, Editori Riuniti) che, appunto, l'applicazione della linea politica concreta permetteva di far convivere fruttuosamente, attraverso un meccanismo davvero definibile appunto come “neo – illuminista” (non a caso Togliatti amava Voltaire e fu autore di una delle più importanti prefazioni edite in Italia del “Trattato della tolleranza”);
4) Il peso del filtro della concezione di classe nell’agire politico. Questo fattore è stato sicuramente presente, in una dimensione massiccia, sulla realtà operativa del Partito fino agli anni ’70 inoltrati. Era sulla base della concezione di classe applicata all’agire politico che si realizzava, ad esempio, il rapporto tra trasformazione e gestione nell'iniziativa quotidiana del partito, all'interno delle istituzioni, nell'amministrazione pubblica, nella guida delle Regioni e degli Enti Locali. Un dato anche questo completamente smarrito con il procedere della trasformazione nella struttura dei partiti con la riduzione drastica del rapporto di massa in una società sempre più sfrangiata , l’emergere della personalizzazione (colpevolmente esaltata anche dai meccanismi elettorali dell’elezione diretta) il completo abbandono a una idea prima della “democrazia del pubblico” e adesso nella sua versione di “democrazia recitativa” (da lì all’autoritarismo il passo è breve: con le porte spalancate alla destra).
5) Ancor maggiore importanza il filtro della concezione di classe sull'agire politico lo ebbe nello stabilire la relazione tra moralismo e rigore politico, che stava alla base della concezione berlingueriana, prima del “compromesso storico” e, successivamente, dell'alternativa, basata, appunto per iniziativa del segretario Enrico Berlinguer, sulla “questione morale”, intesa come piena “questione politica”. Una “questione morale” adesso completamente abbandonata, anzi vista con sospetto.

 

REVANCHE
di Gianmarco Pisa



Distruggere la memoria per opprimere il presente e condizionare il futuro.
 
Giunge dai Paesi Bassi la notizia che ignoti hanno profanato oltre 150 lapidi di soldati sovietici nel cimitero di guerra “Ereveld” a Leusden, non lontano da Amersfoort, nella provincia di Utrecht. La prima cosa che colpisce, di fronte a fatti di una gravità, sotto il profilo storico, culturale e memoriale, di tale portata è la sproporzione tra la gravità del fatto e la superficialità, persino il pressappochismo, dei commenti e delle reazioni delle autorità. Le autorità olandesi (spesso, non solo loro) sono solite classificare incidenti di questo tipo sotto la categoria di atti di vandalismo: la bravata di qualche stolto, e non, quale invece è, un fatto di palese e, proprio per questo, preoccupante, carattere politico. È una reazione tipica delle élite, anche quando “liberali”: non va dimenticato che i Paesi Bassi esprimono oggi un governo prettamente liberale, che potremmo classificare, secondo le categorie politiche di casa nostra, come un centrodestra moderato e dalle apparenze rispettabili, guidato dal primo ministro Rob Jetten (del partito liberale D66), in coalizione con i liberali del Vvd e i cristiano-democratici del Cda. Un governo perfettamente allineato ai dettami Usa, Nato e Ue e che, come altri governi della medesima pasta, perfettamente inquadrati nel contesto dell’imperialismo euro-atlantico, non solo mostra disprezzo della memoria storica, in particolare della liberazione dei popoli europei grazie all’eroico sforzo dell’Unione sovietica, dell’Armata rossa e del movimento partigiano, ma contribuisce anche, attivamente, a una violenta campagna di russofobia e propaganda antirussa fatta anche di sanzioni, blocchi e censure. Detto diversamente, la cancellazione della memoria storica e la campagna di violenta propaganda antirussa, per non parlare della brutale mistificazione anticomunista ormai in corso da decenni, servono proprio a questo, a uno scopo ben preciso: cancellare la memoria storica e politica del movimento di liberazione e di emancipazione dei popoli e approntare il terreno per ideologie e pratiche politiche reazionarie e belliciste, al servizio dell’agenda Usa e Nato. 

Il Rutto della Nato

A sua volta, l’Ue non è indifferente a questo disegno, come dimostrano i casi sui cui torneremo a breve, ma come attestano anche gli esiti del recente vertice Nato di Ankara, in Turchia, del 7-8 luglio scorsi, e la definizione che l’Unione europea, con esiti perfino grotteschi, dà di sé stessa, come un’architettura istituzionale, un blocco, «complementare e interoperabile» con la Nato. Gli strumenti di questa “damnatio memoriae” regressiva sono, in Occidente, i più diversi e all’ordine del giorno. Intanto, la demolizione dei monumenti: in Ucraina, dopo il colpo di stato di Euromajdan del 2014, in base alla cosiddetta legge sulla “decomunistizzazione”, nel solo 2016, sono stati demoliti ben 2389 monumenti del periodo sovietico, tra cui 1320 statue di Lenin, e rinominati 987 centri abitati; statue monumentali a Stepan Bandera, criminale di guerra e collaborazionista del regime hitleriano, sono state erette a L’viv (Leopoli), Ivano-Frankivsk e Ternopil; un intero Museo è stato dedicato a Yevhen Konovalec, fascista e fondatore dell’Organizzazione dei nazionalisti ucraini (Oun), a Zaškiv, presso Leopoli, sua città natale; perfino alla Divisione “Galizia” delle Waffen SS sono state intitolate strade a Ivano-Frankivsk e Ternopil ed eretta una scultura in una sezione dedicata del cimitero di Lyčakiv, a Leopoli. Tuttavia, la cosiddetta “decomunistizzazione” ha riguardato e riguarda, in forme diverse da Paese a Paese, tutti gli Stati della cosiddetta “nuova Europa”, già socialisti e via via integrati nelle strutture della Nato e della Ue. Vi è poi la riscrittura della storia: in questo caso la completa menzogna storica diventa addirittura verità ufficiale. 



Il 19 settembre 2019, il Parlamento europeo è giunto ad approvare un’incredibile “Risoluzione sull'importanza della memoria europea per il futuro dell'Europa” che pretende di equiparare nella responsabilità storica oppressori e liberatori, affermando «il riconoscimento del retaggio europeo comune dei crimini commessi dalla dittatura comunista, nazista e di altro tipo» - senza distinzione alcuna - e addirittura stabilendo che «la Seconda guerra mondiale [...] è iniziata come conseguenza immediata del famigerato trattato di non aggressione nazi-sovietico», sorprendentemente eludendo le responsabilità storiche e politiche del regime hitleriano. Irricevibili del resto sono i tentativi di revisionismo, riduzionismo o negazionismo che vorrebbero ridimensionare o cancellare il contributo della Resistenza e del movimento partigiano per la liberazione dei popoli d’Europa.
Ha tutto ciò a che fare con la profanazione delle lapidi sovietiche? Evidentemente sì
. Da decenni le élite occidentali sono impegnate in una capillare strategia di cancellazione della memoria e di riscrittura della storia, in una virulenta e mistificatoria campagna di propaganda antisovietica e anticomunista. La profanazione delle tombe, la distruzione delle lapidi, la rimozione dei monumenti, la ridenominazione di strade e piazze, la riscrittura dei manuali scolastici di storia sono conseguenza diretta della rinnovata politica di potenza delle élite europee e atlantiche, che non esita a manipolare e falsificare la storia e la memoria per coltivare veri e propri deliri di potenza e di guerra.


 
Riferimenti:
1. Sam Sokol, “Ukraine’s new memory czar tones down glorification of war criminals”, The Times of Israel, 23 giugno 2020: timesofisrael.com/ukraines-new-memory-czar-tones-down-glorification-of-war-criminals.
2. Cnaan Liphshiz, “Jewish community protests after plaque honoring SS officer unveiled in Estonia”, The Times of Israel, 30 giugno 2018: timesofisrael.com/jewish-community-protests-after-plaque-honoring-ss-officer-unveiled-inestonia.
3. “In Estonia via i monumenti sovietici dalle zone russofone”, Europa Today, 17 agosto 2022: europa.today.it/attualita/estonia-monumenti-sovietici-ordine-pubblico.html.
4. Sulle problematiche della decomunistizzazione, cfr. Eric Brahm, Lustration, Beyond Intractability, Conflict Information Consortium, University of Colorado, Boulder, giugno 2004: beyondintractability.org/essay/lustration. L’autore definisce significativamente la decomunistizzazione (lustracija), «una modalità particolarmente ottusa (very blunt) di giustizia di transizione».
5. G. Pisa, “9 maggio: la Giovane Guardia e la Lotta di Liberazione”, L’Antidiplomatico, 09 Maggio 2026: lantidiplomatico.it/dettnews 9_maggio_la_giovane_guardia_e_la_lotta_di_liberazione/45289_66781. Ai temi dell’importanza dei luoghi della cultura e della memoria ai fini della promozione della pace sono dedicati anche gli sviluppi del progetto H.E.R.M.E.S. (Heritage-based Education and Research Measures for Empowerment and Sharing) per Corpi civili di pace: corpicivilidipace.com.

 

POESIA
di Carlo Di Legge
 


Stefano Taccone, docente di Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di belle arti di Macerata e critico d’arte, ha prodotto un numero consistente di pubblicazioni. Taccone ha scritto anche testi di narrativa e di poesia e perciò siamo qui a dirne; da questi si evince l’atteggiamento radicale, che forse fa il paio, in arte, con lo studio delle avanguardie e la ricerca sulle forme della contestazione. il suo rifiuto del compromesso si conferma già dal titolo di quest’ultimo libro di poesia: Poco più che spam, e chi apre il libro e legge, se legato in qualche modo alla poesia come arte, resterà inorridito: si domanderà se questo sia poesia, e credo che sia proprio quel che l’autore cerca: la provocazione. Avendo assistito più volte a sue letture di testi, sono in grado di confermarlo ma non mi si fraintenda, a questo punto sarebbe facile: a chi ha la ventura di parlare con lui, l’autore ispira niente di sgradevole, nulla di arrabbiato – ma disponibilità e vera cordialità, rispetto per l’altro, assoluta mancanza di attitudini da esibizione, una giusta, equilibrata presenza, che sconfina talvolta nella mansuetudine e nell’umiltà. Sembra evidente che, allora, tanto l’interesse e la propensione per le differenze un certo tipo di novità in arte – e non solo – portati anche in poesia, siano dovuti a una forma di onestà, hanno a che fare con la politica e con quel che Taccone ritiene sia meglio per la società.
Una buona spiegazione del titolo la fornisce la prefazione di Eugenio Lucrezi, egli stesso poeta proteiforme e figura di rilievo, non solo a Napoli: non è un caso che egli si sia occupato del libro – dove egli scrive che spam è “termine che si deve alla contrazione di Spiced Ham… diventato sinonimo di messaggio indesiderato e ripetuto” (con riferimento a una gag tv, datata 1970, dei Monty Python). Cioè “Lo stesso che si para dinanzi al lettore” del libro di Taccone: “Gli spam del titolo… non si riferiscono in senso autoironico al contenuto del libro, o non soltanto; bensì alla non perimetrabile cascata di afferenze percettive che sommerge lui, l’umano Stefano Taccone, e tutti noi…”. L’autore, scrive ancora Lucrezi, ci racconta di “questo mondo impazzito… con gli strumenti dell’ironia e con la forza del comico, che son da sempre le armi più affilate dell’intelligenza”.
Se poi entriamo nella girandola dei testi in versi, si evidenziano i motivi della poetica (se si può ancora chiamarla così – il prefatore sembra confermarlo): elementi del parlare quotidiano, anche dialettale, di Napoli, misti a termini stranieri ormai consueti nel nostro conversare; argomentazioni talmente ovvie e trite da incorrere volutamente nel becero; repertori e dialoghi del senso comune più intollerabile. Nella costruzione corretta di sintassi s’infilano giochi assurdi di parola, con effetti stridenti sul semplice buon senso (da Parigi è una vaiassa: “… un Bacco puffo/che ha voltato la cena a festino/tutti i baccanti vengono a galla/per deglutire le acque della Senna…”; e poi, nello stesso testo ma senza apparente nesso, “secondo te chi vince/tra un leone e un elefante?/secondo te chi è più veloce/tra te che vai in bicicletta/ed io che sono un fante?”. 



Tanto tutto va bene, o così sembra: perché, continuando, si legge:
Di che ti lamenti?
godi fanciullo questi giochi
perché i prossimi saranno
ben altrimenti seri
si faranno col fucile in spalla
tu sarai protagonista
e pazienza se farà malissimo 
vedrai pochi secondi e poi passa…
 
ecco, si parava anche (non solo) a questo; il che implica momenti di umorismo, non estravaganti, riusciti anche dal punto di vista del senso comune, come nei Curricola esemplificativi o nel poemetto – tragicomico – Tra i miei alunnə  (s’intende che la e rovesciata o schwa, come si sa, non sta soltanto, oggi, come simbolo fonetico ristretto alla linguistica); trovate argute, come in Divine azioni. Ma si ravvisa, come si diceva, anche una posizione politica e sociale. Credo sia l’ultima sembianza da me incontrata dello stay woke, senza riferire l’espressione soltanto alle disuguaglianze sociali e al razzismo ma all’essere reattivi a tutte le innumerevoli, continue ingiustizie; con una buona dose di auto-ironia aggiunta. Anche questo è fuori luogo, perché è ormai stato tradito dai suoi stessi fautori? Quindi l’idea è stata, sì, squalificata – insomma, ci provano – e l’espressione woke vien messa alla berlina: ma da chi e perché? la si usi bene, l’idea, guardandosi intorno – ci sarebbe di meglio?  Se c’è, non lo abbiamo mica trovato, o visto, a meno che non si finisca con il credere al tanto peggio tanto meglio. Ѐ un po’ la storia della democrazia rappresentativa, se non è proprio la stessa cosa o un aspetto. Ma qui sarebbe facile divagare.
Credo che Taccone, critico d’arte giovane ma già scafato, scriva in questo modo per rivolgere un messaggio molto preciso: quel che egli ritiene sia la poesia oggi e, certo, come egli ritiene di poter scrivere poesia oggi. Perché no? Ovvio che si possa non essere d’accordo, la poesia non soltanto sembra accogliere tutti, ma, anche, lo stesso autore potrebbe produrre versi in tanti modi del tutto di-versi.
Credo sia senz’altro un bene, se in Italia circa tre milioni di persone scrivono magari per pubblicare, quando il fatto attesti un buon grado di civiltà e di consapevolezza. Ma non lo è, quando la gente si ammala di falsi presupposti, di sentieri presto e male interrotti, di aspettative tossiche. Invece, anche dove non dovrebbe, piove spam. Di questo libro, il titolo, la lettura, dovrebbero essere utili, con la loro spinta provocatoria, a far riflettere di continuo sul perché si scrive e non soltanto sul come lo si fa: allora, dentro e oltre l’ironia diffusa, se ne può intendere la serietà: questa poesia viola le condizioni standard della community… questa poesia non è mai esistita.


 

Stefano Taccone
Poco più che spam
Macabor ed. 2026

SPAZI E VOCI IN LIBERTÀ
Ad Acri in Piazza San Domenico.





mercoledì 29 luglio 2026

TIMIDEZZA E DIRITTI
di Franco Astengo
 


La sinistra ha l’obbligo di scrollarsi di dosso la timidezza proclamando la propria totale estraneità alla deriva securitaria-repressivo-razzistica prerogativa di questo governo e tratto distintivo del suo populismo. Populismo del resto reclamato a gran voce dal coro dei mezzi di comunicazione di massa.
1.- La sinistra, prima di tutto, deve rivendicare l’eredità morale e politica della presenza dei suoi partiti storici all’Assemblea Costituente. La Costituzione è stata scritta in nome della Resistenza e dell’Antifascismo e questo fatto deve essere reclamato sempre, in premessa di qualsiasi intervento in tema di eguaglianza e diritti;
2.- La sinistra ha l’obbligo di far discendere qualsiasi intervento in materia dall’articolo 3 della Costituzione e dal suo primo comma “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche e condizioni personali e sociali”
3.- Sulla base di quanto stabilito dall’articolo 3 della Costituzione ne deve derivare una strategia dei diritti che la Sinistra rivendichi in ogni occasione: il diritto alla vita e all’integrità fisica, il diritto all’integrità morale, il diritto all’immagine, il diritto al nome, il diritto alla riservatezza, l’inviolabilità del domicilio, la pari dignità sociale
4.- La sinistra deve trovare la capacità di distinguere tra “sicurezza” e “ordine pubblico”. “Sicurezza” e “Ordine Pubblico” sono obiettivi perseguiti da organismi dello Stato che debbono essere posti in condizione di operare restando strettamente all’interno di quella strategia dei diritti le cui linee sono state appena tracciate anche in questo testo. Va respinta ogni illazione diversa al proposito, operando per garantirne il rispetto nella piena consapevolezza che nella storia d’Italia molto spesso la teoria e la pratica dei diritti è stata violata soprattutto a danno dei lavoratori e delle categorie economicamente e socialmente svantaggiate (se pensiamo in particolare alla repressione delle lotte operaie e contadine).
5.- La divisione dei poteri è punto inalienabile della struttura dello Stato democratico. L’indipendenza della Magistratura appare a questo proposito fondamentale, va difesa e rilanciata nel pieno rispetto dell’art.102 comma 1 della Costituzione.
Sono queste le basi inviolabili sulle quali la Sinistra deve fondare la sua azione e la sua iniziativa: non esiste nessuna necessità particolare di occuparsi di queste delicate materie senza circoscrivere eventuali iniziative anche legislative all’interno del perimetro tracciato dal dettato costituzionale. Questo punto va affermato con grande chiarezza e senza essere timidi nel rivendicarlo sempre e comunque.

PENSIERI VAGABONDI
di Angelo Gaccione



Se la nostra vita è vagabonda, la nostra memoria è sedentaria”
ha scritto Marcel Proust, e la mia memoria diventa sedentaria tutte le volte che ritorno in certi luoghi. Non posso farne a meno. In questo momento, poi, dal terrazzo su cui sono seduto ho un perimetro visuale che mi riconduce a vite che hanno avuto a che fare, e una lo ha tuttora, con la mia. Sulla destra, il palazzo con l’appartamento all’ultimo piano (il quarto) dove veniva a passare le sue vacanze estive un mio amico - noto giornalista e critico teatrale - con la moglie. Si affaccia sui binari della ferrovia, ma la lunga balconata che corre per l’intero isolato, gli permetteva comunque di allungare lo sguardo verso il mare. Questa volta vedo che ci sono dei vasi ben tenuti, segno che qualcuno ci viene a fare le vacanze. Ignoro se siano le nipoti, la figlia col marito o dei turisti a cui è stato ceduto in affitto per i mesi estivi. C’è comunque vita, non la sua, ma c’è vita. Forse lo hanno lasciato intatto l’appartamento, forse lo hanno completamente spogliato e riammobiliato, e di lui non è rimasta traccia. Così avviene a tutte le vite che se ne vanno e non vi rimane impronta. È la cosa che mi ha sempre ferito di più delle vendite di case, dello svuotamento di esse, delle loro trasformazioni radicali: come se non vi si fosse rappreso nulla. Sulla sinistra, al secondo piano di un palazzo più datato, la persiana verde che affaccia su un pezzo di balcone è chiusa come lo scorso anno. I vasi hanno piante rinsecchite e mettono tristezza. Come le persiane finte dipinte sui lati della facciata come si vede su tante case liguri. La padrona che l’abitava era di origini piemontesi e mia moglie scambiava con lei qualche parola dal balcone di fronte. Il marito era anziano come lei. Può darsi che non siano più in vita; può darsi che non abbiano più la forza di viaggiare; può darsi che non abbiano eredi. Quel che è certo è che la casa e muta, serrata e senza vita. Di fronte ho il mare. Sul lato di destra vedo l’isola di Gallinara (dicono che somigli al guscio di una tartaruga) e la punta della penisola di Albenga. Una bellissima e sorprendente città che ero andato a visitare proprio perché c’è nato un mio anziano amico. Da lì gli telefonai per dirgli che c’ero venuto per vedere dove era nato e vissuto. Penso che nel trasferirsi a Genova col padre si fosse portato dietro molti ricordi, molta nostalgia. Poi, da uomo fatto arrivò a Milano. Qui altri ricordi, altri dolori, altre gioie: come impone la vita.    

 

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