A PROPOSITO DI
GENTILEZZA E DOLCEZZA
di Renzo Vidale
Caro Angelo il tuo articolo mi ha commosso. Mi permetto di dire che è tra gli articoli più belli che tu hai scritto, e che non sono certo pochi. La gentilezza, quella vera, non formale, cioè quella accompagnata dalla dolcezza, è la cartina di tornasole per giudicare l’essenza degli esseri umani. La gentilezza poi necessita anche di coraggio. Un esempio personale: recentemente, dopo che entrambi avevamo fatto gli esami del sangue, una giovane donna si è girata all'improvviso verso di me e mi ha offerto i biscotti che stava mangiando. “So cosa vuol dire essere a digiuno da molte ore” mi ha detto, precisando poi che i suoi esami quel giorno erano particolari, e richiedevano più prelievi e dunque più tempo del normale. Era molto giovane, tra i venti e i ventitré anni, credo. Aveva posato nella sedia accanto a sé un romanzo giapponese, di cui non ricordo l'autore, e io ne ho approfittato per chiacchierare un po’ con lei di letteratura. La sua gentilezza, la sua età, il fatto che leggesse un libro in carne ed ossa e, “last but not least”, i biscotti nello stomaco, mi hanno riconciliato subito con la giornata. Ho pensato in seguito che io, a parti rovesciate, non avrei avuto il coraggio di fare lo stesso suo gesto, per timidezza e per paura di essere frainteso. Il comportamento di quella ragazza mi ha dato un po’ di forza e speranza per un futuro migliore di quello post-umano (e disumano) che stiamo già vivendo. Insomma, la gentilezza/dolcezza salverà il mondo.















