UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

sabato 14 marzo 2026

AUGURI AD UN UOMO GIUSTO


Zaccaria Gallo
 
Care lettrici e cari lettori di “Odissea”, stamattina avete letto (e leggerete) il magnifico scritto di Zaccaria Gallo sull’anniversario della morte di Ada Prospero Gobetti. Ma oggi Zaccaria festeggia il suo 87° compleanno in quel di Bisceglie ed è doveroso da parte di tutti noi fare a quest’anima giovanissima, a questo spirito indomito, i nostri più cari e fraterni auguri. Vogliamo dirgli, abbracciandolo da lontano, che come lui anche noi, finché avremo un alito di vita, ci batteremo per l’umano contro il disumano, per la vita contro la morte, per la libertà contro le oppressioni, per la pace contro la guerra. Sempre e comunque. [Odissea]    

ANNIVERSARI
di Zaccaria Gallo



Il 14 marzo 1968 moriva a Torino Ada Prospero Gobetti.


Il 28 dicembre 1925 veniva alla luce Paolo Gobetti, figlio di Piero e Ada Prospero. Quest’ultima mentre stringeva tra le braccia il figlio, sul suo diario, scriveva: «Una cosa è certa, che noi sapremo rispettare la tua personalità, la tua formazione. Tu sarai ciò che vorrai e potrai essere». In queste parole si vedono con chiarezza gli ideali di attenzione verso ogni essere umano e di libertà, assieme ad un grande sentimento di giustizia sociale, che rifletteranno e animeranno tutta l’esistenza e la storia di Ada Prospero. Nata a Torino il 23 luglio 1902, Ada, infatti, già dagli anni in cui studiava nel Liceo Classico V. Gioberti, iniziava a partecipare alla rivista Energie Nove, diretta da Piero Gobetti, con molti articoli, principalmente di critica letteraria. Dall’incontro di Piero Gobetti e Ada, nacque quell’amore che coniugherà la profondità della passione ad una visione romantica della vita e ad una prossimità spirituale e politica: così saranno fianco a fianco, nella diffusione delle loro idee, sul periodico La rivoluzione liberale e, una volta che questo dovrà sospendere la pubblicazione, per opera del regime fascista, su Il Baretti.  



Piero è un giovane che brucia dalla voglia di fare, di studiare, dalla voglia di uscire da una società che sta strangolando la libertà fisica e di pensiero. Pensa che i giovani debbano destinare le proprie energie nel rinnovamento di un paese che sta uscendo dalla prima guerra mondiale. Ecco perché coinvolge una serie di amici, tra i quali anche Ada, che è una figura meravigliosa per la sua energia intellettuale, per la passione che ha avuto, per l'intransigenza che ha mostrato nell'assunzione politica chiara, assoluta di un diretto coinvolgimento antifascista e, nello stesso tempo, di un rapporto d'amore travolgente. Il suo Gobetti ha veramente una fame di conoscenza, una fame di autoaffermazione, di crescita, anche personale e vuole che Ada ricopra un ruolo analogo al suo. Pretende che sia la compagna ideale per condividere il suo progetto e che abbia unaformazione culturale simile alla sua e che lasci perdere lo studio della musica e del canto. Vuole una interlocutrice alla sua altezza. Ada, ovviamente, molto coinvolta, racconterà come si metteranno a studiare insieme e, come primo progetto, studiano il russo: cominciano a tradurre diverse opere che vengono dalla Russia.



In quegli anni gli scritti russi arrivavano in Italia nella versione francese: pertanto si doveva tradurre dal francese quello che i francesi avevano tradotto dal russo. Loro no! Loro, le opere ci tengono a leggerle e a tradurle direttamente dal russo in italiano. E si scrivono d'amore, che magari da parte di Ada sono un pochino più esplicite, mentre Piero, molto più chiuso, era più attento a non scivolare in eccessivo romanticismo, pur amandola di un grandissimo amore. Piero la fa iscrivere a filosofia e lei si getta con tutte le sue energie in questo studio, inutile dirlo, trascinata da questo ragazzo giovanissimo, dotato di una energia inesauribile, di una tale passione intellettuale, di una cultura veramente prodigiosa, tanto da averlo reso molto presto autorevole e ascoltato anche da personaggi famosissimi in ambito non solo italiano. Ada si laureerà in filosofia con una tesi sull’estetismo. Tuttavia, a un certo punto, accade l’irreparabile: il 5 settembre1924, Piero, ormai ben noto per la sua intransigente condanna del regime di Mussolini, viene aggredito da una banda di squadristi fascisti e da questa terribile bastonatura riporterà gravi problemi cardiaci. E, d’altra parte, diventerà sempre più evidente, giorno dopo giorno, che la soppressione della libertà di parola e di stampa, unita poi alle sue precarie condizioni fisiche (fu vittima di altre aggressioni fasciste), lo convinceranno a lasciare l’Italia e ad andare a rifugiarsi in Francia, a Parigi. 



Il 3 febbraio 1926, da solo, parte per Parigi, ma nello stesso mese una brutta bronchite lo costringe ad essere ricoverato all’ospedale di Neuilly-sur-Seine. Per complicazioni cardiache muore alcuni giorni dopo, il 15 febbraio
. Ada Prospero Gobetti, alla notizia della morte di Piero, scriverà sul suo diario: Non è vero, non è vero: tu ritornerai. Non so quando, non importa. Ritornerai e il tuo piccolo ti correrà incontro e tu lo solleverai tra le tue braccia. Io ti stringerò forte forte e non ti lascerò più partire, mai più. È un vano sogno, tutto questo, una prova a cui hai voluto pormi: tu mi vedi, mi senti: e io saprò mostrarmi degna del tuo amore. Quando ti parrà che la prova sia durata abbastanza, tornerai per non più lasciarmi. Saranno passati molti anni ma immutati splenderanno i tuoi occhi e ritroverò le espressioni di tenerezza della tua voce. Mio caro, mio piccolo, mio amore, ti aspetterò sempre: ho bisogno di attenderti per vivere”.

Per sopravvivere, Ada torna a lavorare come docente e traduttrice. In quegli anni, rinsalda anche una forte amicizia con Benedetto Croce: gli sottoporrà il suo lavoro letterario Storia del gallo Sebastiano, un racconto per ragazzi, nel quale invita i lettori a meditare su quanto stava accadendo in Italia con il regime fascista: il diffuso conformismo della società alla cultura fascista plagiata dal culto della personalità verso Mussolini. Venuto al mondo da un tredicesimo uovo (Piumaliscia, la sua mamma, per abitudine ne covava dodici), il gallo Sebastiano, è il personaggio principale del racconto. Il nome della sua famiglia è Perbenino (nomen omen) e personifica quella caratteristica che aveva la classe borghese dell’epoca: ammettere, come giusta e sacrosanta, ogni direttiva dettata dal regime fascista, anche la più insensata o peggio folle. Sebastiano però non è uguale a tutti i pulcini suoi fratelli: cerca di trovare il fondamento di ogni atto, di ogni cosa. “Canta in luoghi ed ore insolite, nelle vie di una città affollata o nel cuore della notte… fa sempre esattamente il contrario di quel che gli altri si aspettano”. E c’è una cosa che si rifiuta proprio di fare: marciare come facevano tutti gli altri. 



Non tenendo conto che il contenuto del libro si opponeva all’irreggimentazione della gioventù, da parte del partito fascista, la Storia del gallo Sebastiano è data alle stampe dalla Garzanti su sostegno di Benedetto Croce, il quale però suggerì ad Ada di non firmare col proprio nome il libro ma di usare uno pseudonimo, Margutte. Con quel nome, negli anni successivi Ada trasformò  la sua casa in luogo di ritrovo di molti intellettuali antifascisti. Ada Prospero dopo l’8 settembre 1943, con il figlio Paolo Gobetti, entra nella Resistenza, costituendo un primo nucleo di partigiani nella borgata Cordola di Meana di Susa mantenendo i collegamenti tra Torino e le formazioni Giustizia e Libertà operanti in Val Susa e nei vari centri del Piemonte. Promuove anche i Gruppi di difesa della donna insieme a Lina Fibbi e Pina Palumbo, occupandosi di coordinare un’azione clandestina di aiuto alla guerra partigiana edauspicando un impegno politico delle donne. Dalle drammatiche esperienze di questi anni nasce il Diario partigiano, pubblicato da Einaudi la prima volta nel 1956. Nel dopoguerra, riprende l’insegnamento, il lavoro di traduttrice, gli interessi pedagogici e nel 1961 insieme al figlio Paolo e la nuora Carla Nosengo costituisce il Centro Studi Piero Gobetti, che raccoglie l’archivio di famiglia e le riviste che Piero e Ada hanno promosso negli anni della loro giovinezza. Ada continuò così a far vivere la memoria di Piero. Ada muore a Torino il 14 marzo 1968.

 

 

TUTTI CONTRO LA GUERRA
A proposito del dipinto di Magritte



Magritte è meraviglioso, ritengo necessario veicolare questo messaggio di pace, le armi distruggono tutto. Il sangue all’interno di un ambiente domestico sicuramente ha un impatto notevole sulle coscienze di chi ha la fortuna di non vivere la guerra direttamente”
Tania Chimenti
 
La armi sono il lato oscuro dell’umanità che si fa oggetto”
Gianna Caliari
 
Assoluto accordo sulla linea del pacifismo. Il delirio egoico di Trump, adulatore di sé stesso, manifesta un’estetizzazione della guerra ed i termini con cui viene espressa sono terrificanti: dobbiamo finire il lavoro, magnifico, meraviglioso…”
Tata Marchi
 
Magritte ha voluto sottolineare che le armi uccidono mentre per politici e uomini di Stato sono mezzi per conseguire la pace. Da sempre la più grande idiozia, ciò che per loro conta è il potere prevaricatore fregandosene della gente comune”
Rita Giacchetti   
 
Ho fatto la stessa cosa a 7 anni con mio padre (fargli vendere il fucile ndc)”
Aldo Bernardi
  
Le survivant, non conoscevo quest’opera di Magritte, pittore che apprezzo da sempre. L’immagine non ha bisogno di spiegazioni. È talmente forte che colpisce lo sguardo e fa vedere oltre. L’immagine dei pettirossi morti lo è per me altrettanto. Grazie e bravo, Angelo”
Angela Passarello
 
Al bando la morte! Si vive in un clima di morte e si respira fino all’adattamento assuefattivo”
Laura Margherita Volante
 
Brutta faccenda le guerre, sembra che ai capoccioni interessi poco di questi orrori. Però l’opera di Magritte è molto significativa”
Maria Spinelli
 
Grazie per l’analisi del dipinto e per il racconto di un episodio della sua vita”
Carla Rampoldi
 
Un gioiello. I tuoi scritti sono sempre autentici e colmi di sentimenti

Lodovica San Guedoro


Bella riflessione sul dipinto di Magritte”

Franco Toscani
 
Le opere di Magritte colpiscono spesso per il loro forte impatto visivo, capace di generare un sottile e profondo senso di disagio. Eppure, per quanto perturbanti, i quadri restano inoffensivi: a differenza delle guerre che invece fanno vittime”
Davide Consonni
 
Grazie del bell’articolo, stupendo il dipinto, la poesia del tratto ha una forza evocativa”
Matteo Ponti
 
Bellissimo racconto personale ispirato all’arte. Con una bella liberazione…”
Anna Rutigliano
 
Grande Magritte, bravo Gaccione”
Maurizio Nocera


Grazie caro Angelo per il tuo articolo bello e poetico

Pierfrancesco Sacerdoti 

https://libertariam.blogspot.com/2026/03/il-fucile-di-magritte-di-angelo.html

  

TEATRO OUT OFF
di Giancarlo Sammito


 

Il santo bevitore
  
È un toccante inno di civiltà e poesia, il Santo bevitore prodotto dal Teatro Out Off e messo in scena fino al 22 marzo con il progetto dell’Officina Teatrale Mirandola e la collaborazione di Recula Teatro.
 
La giovane compagnia rivisita il racconto del 1939 di Joseph Roth, reso noto in Italia nel 1988 dal film di Ermanno Olmi, ambientandolo in una stazione in disuso della metropolitana di Milano. La comunità di senzatetto, sei personaggi in cerca di passato, di istanti che hanno reso o potrebbero ancora rendere la vita degna di esser vissuta, creano un cerchio magico di voci, canti, aneddoti e preghiera. Sono individualità emarginate — una delle quali, sin dalle prime battute, sull’orlo del gesto finale e dell’uscita di scena — ma unite da uno spirito di solidale unione attraverso il gesto, la voce, il racconto. Spirito che i sei giovani interpreti trasmettono bene con il loro entusiasmo.
Il regista Tommaso di Pietro, che con Blu Silla è anche drammaturgo dello spettacolo, è in scena con voce e chitarra nel ruolo di cantastorie e coro in un dialetto lombardo sicuramente svecchiato ma suadente. Coordina lo slancio della compagnia e delle parlate che variano da altri dialetti, a lingue straniere, a mere emissioni vocali. L’identità di gruppo, sospesa in un sottoterra tenero e grottesco, rappresenta bene attraverso il gioco scenico la personalità multipla di Andreas Kartak, l’alcolista che riceve in dono da un misterioso benefattore duecento euro e, attraverso quell’inesplicabile gesto di generosità, entra in relazione con “la piccola santa Teresa”, con la quale è chiamato a saldare un conto economico che è anche religioso, spirituale e sociale.
La leggenda di emarginazione e redenzione è divenuta così un corale poemetto civile. I toni scuri della scena, rotte con efficace scansione drammaturgica dalle luci improvvise e dal frastuono di un invisibile treno metropolitano, illuminano anche la passione e lo slancio empatico della giovane compagnia.    

  


                          

A NOVARA AL CONVITTO CARLO ALBERTO 



Il Convitto Nazionale Carlo Alberto di Novara celebra la Giornata della Memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, sabato 21 marzo. Gli spazi della scuola si animeranno a partire dalle 10 in poi. Per festeggiare la Giornata Mondiale della Poesia (anch’essa ricorrente il 21 di marzo) un gruppo di studenti della secondaria di primo grado leggerà una poesia di Gianni Rodari dedicata alla pace e alla primavera. La Pace, o rondine, / che voli a sera! / Essa è per gli uomini / la primavera, scriveva nella lirica 21 marzo. Non può esserci alcuna primavera per gli esseri umani senza che ci sia la volontà di vivere in pace, senza conflitti e impegnandosi a mantenere viva la memoria di chi ha perso la vita per i tanti volti della barbarie umana.

EVENTI




venerdì 13 marzo 2026

IL TORTO E LA RAGIONE
di Romano Rinaldi



Già altre volte ho ricordato il detto popolare inglese “Two wrongs don’t make a right” che in italiano significa: due torti non fanno una ragione, per rimarcare un’attitudine piuttosto puerile al confronto polemico delle idee. Tuttavia, in italiano questo detto non è usato con altrettanta frequenza né ha quel connotato di biasimo ben evidente nella pragmatica lingua inglese. Probabilmente perché la polemica sterile è più tollerata nel dibattito italiano che in quello di matrice anglosassone.
Anche il 12 marzo, nel dibattito parlamentare che vedeva la nostra Presidente del Consiglio riferire alle Camere sulla situazione creata dalla guerra scatenata da Netanyahu e Trump contro il regime teocratico in Iran e le implicazioni per il nostro Paese, abbiamo dovuto assistere, soprattutto nella replica alle obiezioni dell’opposizione, ad una sceneggiata piuttosto scomposta e ampiamente condita con affermazioni e ricordi di posizioni assunte e azioni passate da parte di governi in cui questa maggioranza si trovava all’opposizione. Posizioni e azioni che col senno di poi si sono rivelate inopportune e altrettanto contrarie al diritto internazionale.



Si dirà, cosa c’è di nuovo? Nulla in verità. Sennonché si è persa un’occasione importante della quale la Presidente del Consiglio aveva gettato le basi nel suo primo intervento la mattina, ovvero l’apertura ad una collaborazione, pur nell’ambito dei rispettivi ruoli, tra maggioranza e opposizione per trovare una linea comune di fronte all’incalzare degli eventi bellici che prima o poi coinvolgeranno tutti i cittadini a prescindere dalle convinzioni o appartenenze politiche. Questa ottima opportunità veniva presto bruciata nella replica alle critiche e contromosse (lecite e legittime, l’opposizione deve pur fare il suo mestiere…) mal tollerate dalla Presidente del Consiglio, notoriamente insofferente alla critica. Peccato.
In pratica, visto da fuori, il dibattito in questa seconda parte sembrava incentrato sul richiamo agli errori fatti dai precedenti governi in passate situazioni “simili” (Iraq, Kossovo, Libia, ecc. ecc.) arrogandosi implicitamente il diritto di poterli ripetere ora in questa occasione di guerra. Vista così probabilmente si capisce meglio quanta sia la pochezza di questo ragionamento. Si tratta infatti di una coazione a ripetere che denota immaturità sociale e soprattutto politica. Non merita certo la fiducia di una Nazione su cui gravano, come in passato, le responsabilità di scelte che saranno godute o pagate dai cittadini, non mai dalla classe politica.



Con questa rinuncia a perseguire un più alto obiettivo di unificazione, per quanto possibile, della politica attorno a un tema grave e incombente su tutti quale la guerra, questa maggioranza si è ricacciata da sola nella “ridotta” dei due condottieri in capo che non le concede alcun margine di manovra per poter influire sugli eventi ed anzi, rende complice il Paese in condotte esecrande, in sfregio al diritto internazionale e contrarie agli interessi nazionali (a proposito della millantata difesa degli interessi nazionali!).
Si è dunque persa un’ulteriore occasione per assumere una postura più vicina agli interessi della Nazione nell’ambito della sua naturale collocazione in seno alla UE. Magari cercando di dare un contributo concreto agli sforzi invero piuttosto fievoli, anche per colpa nostra, per far assumere un ruolo all’altezza dell’enorme potere economico di cui ancora dispone la UE. Il risultato netto è, ancora una volta, l’irrilevanza sul piano internazionale e uno scarso peso reale persino in Europa, dove il ruolo dell’Italia è storicamente ben al di sopra di queste misere manifestazioni di dibattito tipiche di un’assemblea di liceali in una scuola di periferia.

LE RAGIONI DEL NO
di Enrico Grazzini
 


Mi si chiede, da molti, il mio voto sul referendum. Dopo attento studio il prevalere del mio NO è grande come una casa ed è sicuro come una roccia. I motivi sono tanti e sono quelli già da molti ben illustrati. Tuttavia, quello di cui si parla poco ed è invece quello fondamentale, è ben esposto nella nota di Enrico Grazzini che mi fa piacere divulgare. [Marco Vitale]
 
 

Il vero quesito per gli elettori è: volete voi dare a Meloni poteri simili a Trump e Putin? Sì o No?
  
Questo voto non è altro che una prova generale del prossimo referendum costituzionale, quello molto più importante sul premierato di Giorgia Melon. In questo scritto suggerisco tre argomenti per la campagna a favore del No al Referendum Costituzionale sulla giustizia, tre punti che mi sembrano efficaci e finora sottovalutati. Primo argomento: questo referendum in realtà non è altro che una prova generale del prossimo referendum costituzionale, quello molto più importante sul premierato di Giorgia Meloni. Il vero motivo per cui Meloni, nella sua corsa spregiudicata verso l’acquisizione di un potere personale quasi assoluto, ha indetto questo referendum è quello di abbattere tutti i paletti e i contropoteri che potrebbero limitare il suo premierato. Con il premierato lei verrebbe eletta direttamente dai cittadini: in questa maniera scavalcherebbe in un solo colpo, grazie alla legittimità acquisita dal voto popolare, sia i poteri del Parlamento della Repubblica che quelli del Presidente della Repubblica. Avrebbe poteri simili, anche se più ridotti, a quelli che hanno oggi Trump e Putin nelle due repubbliche presidenziali, quella statunitense e quella russa. Meloni con il referendum sulla Giustizia, apparentemente molto tecnico, sta preparando il terreno politico per il premierato e per non avere in futuro più vere opposizioni al suo potere personale. Infatti i veri vincoli al suo premierato derivano, più che dai partiti d’opposizione, dalla magistratura, dai mercati e dalle potenze estere. Meloni sa che non si può governare tranquillamente se gli Stati Uniti si mettono di traverso; per questo si è resa compiacente con Biden ieri sulla difesa armata dell’Ucraina, e oggi, con una bella capovolta, con Trump sulla pace disarmata in Ucraina (anche se molto sfavorevole a Kiev). Così Giorgia non avrà problemi con gli Stati Uniti. Poi, grazie all’aumento della pressione fiscale per i lavoratori e i pensionati e i tagli alla sanità e alle spese pubbliche, Meloni ha diminuito il deficit pubblico: così ha accontentato i mercati, e la grande finanza ha abbassato lo spread. Big Finance ama la Giorgia dell’austerità. L’ultimo contropotere al suo futuro di premier è la magistratura che fa rispettare le leggi e la Costituzione: qui serve il referendum della giustizia che non ha altro scopo di screditare la magistratura e limitare il potere dei giudici che “remano contro il governo”. Meloni, dopo essersi accordata con Trump (e anche con la von der Leyen, che però conta di meno), dopo avere accontentato i mercati e limitato il potere della magistratura, potrà raggiungere il suo vero obiettivo e assumere tranquillamente i quasi pieni poteri con il premierato. Certamente l’opposizione blanda e gentile di questo centrosinistra sarà l’ultima delle sue preoccupazioni. Fatte queste considerazioni, occorre fare capire che la vera domanda a cui i cittadini con questo referendum dovrebbero rispondere è: volete voi dare a Meloni poteri simili a quelli che hanno già Trump e Putin? Sì o No? Il secondo argomento contro le ragioni del Sì è che il referendum modifica la Costituzione in ben otto punti, e la modifica viene da una parte sola, da destra. I Padri Costituenti hanno fatto una Costituzione non a maggioranza per spaccare il paese, ma per unire il paese. La proposta di modifica unilaterale della Costituzione deve essere respinta anche solamente perché è di parte. Il terzo argomento propagandistico è forse quello più efficace: se votate sì date meno potere alla magistratura ma soprattutto date molto più potere alla politica e ai politici. Ci saranno meno controlli sui politici che potranno fare più abusi di ufficio senza essere perseguiti. Anche le ruberie aumenteranno perché la magistratura avrà meno possibilità di controllare. Volete aumentare le ruberie e gli sprechi, Sì o No?

APPELLO DI AMNESTY INTERNATIONAL



 

Non si fermano gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele in Iran. Potrebbero essere già oltre 1000 le persone uccise dal 28 febbraio. Tutto questo aggrava la situazione della popolazione civile in un contesto già caratterizzato da una forte repressione seguita alle proteste di massa degli ultimi mesi. Nelle carceri iraniane ci sono ancora migliaia di persone detenute arbitrariamente: manifestanti, voci critiche, persone condannate a morte o a lunghe pene detentive in seguito a processi gravemente ingiusti. Anche se continuano a cadere bombe, le autorità si rifiutano di scarcerarle. Com’è già avvenuto dopo la “guerra dei 12 giorni” con Israele del giugno 2025, alcune sono state trasferite in prigioni vicine a possibili obiettivi militari, esponendole a condizioni ancora più precarie e pericolose, a maltrattamenti e a torture oltre che a danni fisici e morte derivanti dalle operazioni belliche. Chiediamo la scarcerazione di tutte le persone detenute arbitrariamente in Iran e di allontanare tutta la popolazione civile iraniana dagli obiettivi militari.

Per sostenere l’appello:

https://www.amnesty.it/appelli/iran-in-carcere-sotto-le-bombe/?utm_source=DEM&utm_medium=Email&utm_campaign=DEM12424 

AFFANCULO LA GUERRA E CHI LA PROVOCA!
A Castelnuovo Berardenga (Siena)




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