UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

mercoledì 11 febbraio 2026

DEMOCRAZIA E TECNOLOGIA
di Antonio Santiago Ventura


 
Non è possibile il confronto dialettico fra la mia generazione e quella di mio padre, la quale, a sua volta, riteneva impossibile il dialogo con le generazioni precedenti. Per quanto riguarda la mia generazione e quella di mio padre, il confronto è impossibile in quanto, la sua generazione è cresciuta con un dogma e un’idea inalienabile, inalterabile, come un concetto religioso, l’idea di Democrazia. Questa idea della Democrazia, come perfezione assoluta, è tanto più forte e inaggirabile in loro, quanto più la si inquadra storicamente: la Storia europea moderna arrivò effettivamente a destinazione. I padri, Locke, Smith, Hobbes, Rousseau, Marx, avevano già detto tutto l’indispensabile, avevano creato le coordinate, ora si trattava solo di viverle. La macchina della Produzione capitalistica produceva per i giovani figli dell’Europa, i giovani figli di Marx e di Rousseau. Ma la macchina capitalistica non ha alcun riguardo per le idee e i padri, e così continuò a produrre, indifferente alla misura del benessere e della felicità. Si crearono nuovi schemi di potere, e nuove dinamiche interpretative. Si crearono addirittura nuove sintomatologie cliniche, e nuove ontologie. La forza della Democrazia, elaborata dagli autori della Resistenza, andava impallidendo, scomparendo. L’Europa divenne vittima dei suoi migliori ideali, spolpata nella sua linfa vitale dagli ideali moderni, tanto da morire. Il benessere, invece che liberarli, li rese sempre più inumani, stolti e ottusi. Ora stiamo attraversando una fase nuova della Storia post moderna, nella quale la Tecnica sembra avere preso definitivamente il sopravvento. A questo punto viene da chiedersi, perché la riflessione più drammatica sulla Tecnica si fosse esaurita nella prima metà del secolo. La risposta a questa domanda è doppia e ambivalente: con la catastrofe della Seconda guerra mondiale, si dovette ricostruire un’Europa distrutta, e le energie che ne conseguirono dovettero essere inevitabilmente delle energie positive, fiduciose. D’altra parte, il potere della Tecnica si era già consolidato e distribuito, se pure nella distruzione delle maggiori città europee. Quindi, furono queste due traiettorie apparentemente divergenti, a fare delle nuove masse europee, per così dire, dei cives Technologiae. La fase attuale di crisi della Democrazia, corrisponde a uno sbilanciamento fra il potere economico e il potere dello Stato, a una deformazione delle dottrine liberali, quello che chiamano neoliberismo. La Tecnica, per come oggi la intendiamo, significa principalmente economia, potere economico. Non è più certo quella dell’ottocento positivista, impressionista, fatta di sorpresa e invenzione. È una Tecnica che esiste unicamente per la Produzione, per la produzione di sé stessa, non ha più niente di umano. Quindi, noi, cosa dobbiamo fare? Dobbiamo distruggere la Tecnica o la Produzione?

VIAGGIO NELL’INTERIORITÀ
di Chicca Morone




Brama, Shiva e Visnu. Padre, Figlio e Spirito Santo. Corpo, Spirito e Anima... e le triadi si rincorrono nel nostro profondo come tracce di quel Sapere che raggiungiamo poco alla volta o improvvisamente per illuminazione. La realtà è che ogni volta che ci poniamo davanti a un nostro simile per dialogare dobbiamo fare i conti con la particolarità dell’essere affrontato e non solo: anche la nostra complessità deve essere considerata perché è ciò che comporta una comunicazione in grado di alterare le minime sfumature, per lo più inconsce. Una buona traccia del nostro modo di vivere quotidiano ce la dà l'analisi transazionale.
Considerando l’Io formato da tre strutture rappresentate come una sola personalità, ovvero i tre Stati dell'Io, definisce ogni persona composta principalmente da tre funzioni in cui convivono un genitore, un adulto e un bambino.
Le dinamiche interiori non sempre sono in perfetto equilibrio, per cui molto spesso anche quelle esteriori vengono sottoposte a squilibri vari.
Così la comunicazione tra due individui può essere concepita come una “transazione” cioè uno scambio tra stati diversi o omologhi degli IO; "transazioni incrociate" o "transazioni complementari" che avvengono su due livelli e si influenzano reciprocamente: attraverso il contenuto, cosa si dice e la forma come lo si dice. L’incongruenza compare quando unitamente ai segnali verbali e non verbali può subentrare la contraddizione, cioè una terza istanza destabilizzante.
A questo proposito non riesco a non considerare l’interferenza dell’Intelligenza Artificiale nella nostra vita e nella dinamica interpersonale, perché quando poniamo delle domande siamo convinti di avere di fronte la fonte di risposte “in certi casi” migliori di quelle che potremmo dare noi. Infatti implacabilmente ci viene inculcato nella mente che saremo onniscienti se ci affideremo a questa super intelligenza... e noi ci crederemo, come ha fatto Eva in presenza del serpente con tanto di mela (avvelenata), perché, ahimè, nel mito è racchiusa la ciclicità del nostro divenire.
Ma ciascuno di noi è libero e responsabile dei propri comportamenti.
Ogni stato dell'Io ha connotazioni positive o negative, a seconda che favorisca o impedisca l'indipendenza della persona: ecco la parola magica: indipendeza! Esiste un Io Genitore che custodisce i sentimenti, i comportamenti, le emozioni, gli insegnamenti, gli esempi appresi dai nostri genitori e dalle figure che ci hanno educato: così reagiamo secondo i modelli di padre o madre.
L’ Io Adulto è la parte razionale di tutti noi, dove le informazioni vengono elaborate: esaminiamo la situazione e valutiamo di conseguenza, effettuando un "calcolo di probabilità". Nella sua funzione positiva vive la realtà nel "qui e ora", senza drammatizzare l'errore e decide in base a ciò che è noto senza trascurare le emozioni, i valori e con attenzione ai rapporti interpersonali. Usa quindi tutte le facoltà intellettuali, valutando la situazione.



 
 
A mio avviso le vere problematiche derivano da una preponderanza dell’Io Bambino: quando le esperienze, i comportamenti messi in atto nell’infanzia, l’atteggiamento di quando ero bambino non sono empatici con le altre due istanze subentrano fattori di non crescita armonica e difficoltà nella comunicazione non solo con l’interlocutore esterno. Spontaneità ed emotività soffocate sono deflagranti più che l’atteggiamento negativo di un Genitore normativo o di un Adulto dissonante.
I Bambini vanno tutelati sempre: al nostro bambino interiore va tutta la nostra attenzione perché è da lui che abbiamo iniziato il nostro percorso terreno.



Adesso trasferiamoci nel rapporto con l’intelligenza artificiale.
Noi siamo strutturati con questo arcobaleno d’istanze e ci troviamo davanti a un interlocutore totalmente privo di questi colori che è in grado di rispondere bianco o nero a seconda di quello che un qualche umano ha inserito nella sua memoria. Sì, può rispondere e farci credere che nel suo sostrato ci sia un enorme numero di possibili responsi, ma sono ormai chiari i suoi limiti nei nostri confronti: non possiede né genitore, né adulto né bambino, non è in grado di interloquire con queste nostre istanze in modo paritetico. È completamente privo della creatività perché reagisce in base a fredda programmazione numerica e pretende in base a questo di essere migliore di noi!
Perché alcuni di noi si ostinano a usare indiscriminatamente questa ambigua struttura, creata per sostituirci giocando sulla nostra inconsapevolezza? Arroganza? Pigrizia? Curiosità?
Come è possibile che credano, affidandosi a una macchina ovviamente costruita dall’uomo nella materia e priva di anima, di poter arrivare a quel “Conosci te stesso. Conoscerai gli Dei e l’Universo intero”.
Forse aveva davvero ragione Steiner quando nel 1918 scriveva che sarebbero nati esseri molto intelligenti ma privi di anima perché questa sarebbe stata soppressa fin dalla nascita da sostanze create per eliminare quel “qualcosa” di inutile.
E quando parliamo di inutilità della spiritualità abbiamo già posto fine al viaggio interiore, l’unico in grado di portarci vicino alla completezza, dove Genitore, Adulto e Bambino camminano insieme verso il ritorno all’Uno.
Non sarà ora di svegliarci? 

MUSICA PROIBITA AL “TEATRO DELLA MEMORIA”





Con Ivana Turchese e Alberto Grasso accompagnati al pianoforte dal maestro Sergio Gelmetti. Una domenica in musica da non mancare.





AL PARCO TROTTER DI MILANO
Cinema per Gaza





A MONTICHIARI
Ottant’anni di Repubblica







ROMA. CAMPO DEI FIORI
Nel nome di Giordano Bruno





martedì 10 febbraio 2026

OMAGGIO A PASOLINI
 

Di Poce e Gaccione 
alla Biblioteca Ostinata

In occasione del 50° della morte dello scrittore e della pubblicazione del saggio di Donato Di Poce: P. P. P. Pasolini: l’ossimoro vivente (I Quaderni del bardo Edizioni) proprio nel mese di novembre del 2025, si è tenuto il 5 febbraio scorso alla splendida Biblioteca Ostinata di Milano, alla presenza di Angelo Gaccione, del fondatore e presidente della Biblioteca, il dottor Paolo Prota Giurleo e di Donato Di Poce, un appassionato incontro in memoria dello scrittore. Di Poce ha preso in esame, fuori da ogni accademia, l’intera personalità di Pasolini attraverso i numerosi linguaggi estetici che gli sono serviti per la sua multiforme creatività. Il tutto davanti ad un pubblico attento e partecipe. Nel corso della serata Alicia Iglesias e Sabrina Ghidini hanno scattato le foto a colori, mentre Tiziana Grassi ha realizzato quelle in bianco e nero. Ne è venuto fuori un vero e proprio “album pasoliniano”. Un omaggio anch’esso prezioso che ci ha spinti a renderlo pubblico ai lettori di “Odissea”.


ALBUM PASOLINIANO. BIBLIOTECA OSTINATA

 

Paolo Prota Giurleo
dà il benvenuto al pubblico







Gaccione apre l'incontro


Intervento di Di Poce










Gaccione


Paolo Prota Giurleo





Di Poce e Gaccione




Di Poce mostra al pubblico
la sua poesia a forma di croce








lunedì 9 febbraio 2026

DURA LEX SED LEX
di Romano Rinaldi



Non posso vantare una dimestichezza professionale con la Legge tuttavia, da cristallografo, ho dovuto applicare le leggi della matematica e della simmetria ad una grande quantità di dati che ho raccolto e analizzato nei miei lunghi anni di ricerca scientifica. Anzi, mentre ci sono, vorrei fare i complimenti a Laura Garavaglia per il suo bel saggio sulla poesia e la matematica uscito ieri, domenica 8 febbraio su “Odissea” (Il dialogo infinito). Ecco, prendendo spunto da questo, se c’è sicuramente una connessione tra matematica e poesia attraverso l’essenziale bellezza di entrambe, a maggior ragione c’è una stretta parentela tra simmetria ed estetica. Basti pensare alle decorazioni delle carte da parati o volendo un esempio più nobile, le decorazioni a marmi policromi dell’Alhambra. Anche la legge, quella ben fatta, fa un uso parsimonioso ma molto accurato delle parole in modo da esprimere concetti a volte astrusi o perlomeno complicati nel modo più chiaro possibile, per non dar luogo ad equivoci. Scrivere leggi è dunque un’arte che immagino pochi sanno esercitare con la necessaria maestria. A mio modesto parere, la nostra Costituzione, ancorché probabilmente passibile di aggiornamenti dovuti alla diversa epoca storica nella quale fu concepita, rappresenta un bell’esempio di scrittura legale comprensibile a tutti e di non difficile interpretazione almeno per chi la legge in buona fede e alla luce della Legge. In questi giorni si sta infiammando il dibattito politico intorno al referendum che ci attende per un voto che nell’intento dei promotori, tende a riformare la magistratura (non la Giustizia) ovvero il corpo dei giudici chiamati ad applicare la Legge, mettendo mano a ben sette articoli della Costituzione. Da cittadino mi sono sentito nel dovere di informarmi per giungere ad una decisione ragionata su come votare. Ho dunque provato a leggere le ragioni del Sì e del No che si possono trovare sulla carta stampata dei quotidiani ed anche ascoltando le dichiarazioni dei vari esponenti politici per l’una o l’altra delle due alternative. Devo ammettere che la lettura non è stata facile però mi è venuto in aiuto un recente intervento del Ministro della Giustizia (il nostro Guardasigilli) che sicuramente ne sa più di me, non solo per il posto che occupa ma anche per essere stato lui stesso un magistrato di chiara fama. Orbene, per dare forza alla bontà della “sua” riforma, il Ministro ha proposto una semplice domanda: “( …) se un poliziotto fa un errore nell’esercizio della sua funzione, a chi risponde del suo operato? Al magistrato! E se un magistrato fa un errore a chi deve rispondere?” e qui ha fatto una lunga pausa come fosse in attesa di una risposta dalla platea alla quale lanciava sguardi con fare sornione. Non arrivando alcuna risposta si è avventurato in una improbabile spiegazione che tirava in ballo la riforma. Ecco, a questo punto sono rimasto sorpreso che nessuno degli astanti gli sapesse rispondere: “il magistrato risponde alla Legge” perché questo è quello che contempla la nostra Costituzione. Lasciando da parte il fatto che ogni magistrato dovrebbe avere questo principio ben chiaro e a maggior ragione un magistrato che ricopra la carica di Guardasigilli, questo strano comportamento mi ha fatto balenare nella mente l’immagine di una pubblicità che era passata sullo schermo solo pochi minuti prima.
C’è un bel gatto tigrato che entra in un negozio di cibi per animali, si avvicina furtivo ad una piramide di scatolette e velocemente ne afferra una coi denti sull’orlo sporgente e scappa lungo il corridoio mentre la piramide cade rovinosamente a terra. Il gatto, mentre scappa gira all’indietro la testa per osservare il disastro che ha fatto ma non tradisce alcuna emozione, se non una certa soddisfazione per aver ottenuto quello che voleva. Ora immaginatevi sette gatti che entrano nel negozio e prendono una scatoletta ciascuno dalla bella ma precaria piramide e immaginate che la piramide rappresenti la nostra Costituzione. Non so se i lettori di “Odissea” siano in maggioranza amanti dei gatti, però non ci vuole molta conoscenza della psicologia felina per decidere cosa votare al referendum!

GOVERNO  
di Franco Astengo
 


Nazionalismo arrogante e richiamo democratico
.
 
In questi ultimi giorni sono emersi questi due punti: l'ondata di nazionalismo di bassa lega con la quale i telecronisti RAI hanno inondato i telespettatori nel corso della cronaca della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Invernali; la decisione di mantenere la data del referendum nonostante che l'accoglimento da parte della Cassazione del nuovo quesito proposto da 550.000 elettrici ed elettori imponesse una procedura diversa e la correttezza istituzionale suggerisse una diversa data. Entrambi i fatti denotano come a questo governo strada facendo siano rimasti soltanto due elementi di identità. Elementi di identità mutuati, peraltro, direttamente dalla storia politica del partito di maggioranza relativa: il nazionalismo antistorico e l'arroganza come surrogato di un autoritarismo che non può non trovare difficoltà ad imporsi in un Paese dove la Costituzione democratica trova ancora profonde radici nei settori migliori della società. I temi "classici" derivanti dalla matrice fascista hanno difficoltà ad emergere in particolare sul piano economico (e conseguemente su quello sociale, come avrebbe voluto la "matrice" di Salò) e l'esercizio stesso del populismo (rimane in piedi il tema della colpevolizzazione dei migranti) presenta forti difficoltà ad emergere in una situazione dove è difficile proporre misure anche falsamente popolari: difatti si sta marciando all'insegna del favore delle società di rating di marca liberista; il corporativismo si può esercitare soltanto a favore di categorie relativamente influenti (come i balneari); crescono disuguaglianze inaccettabili in un clima complessivo di disfacimento sociale.



Serve un'analisi precisa di questa situazione considerando appieno come si stiano presentando occasioni politiche da non perdere come nel caso del referendum: i margini di manovra del governo sono assai ridotti, il piano internazionale appare costringente a scelte particolarmente difficili, agiamo in un quadro interno nel quale stanno prevalendo disaffezione e distacco qualunquista.
L'esito del voto del 22/23 marzo prossimi presenta elementi da vero e proprio "tornante storico": affermare il dettato costituzionale attraverso il "No" alla deforma appare quasi come un imperativo categorico per le opposizioni; un "No" come strada maestra di costruzione dell'alternativa. È necessario avere coscienza di questo stato di cose, senza illusionismi ottimistici, ma con la consapevolezza degli spazi che ci sono e che si possono aprire e chiamando tutta la "nostra parte" a partecipare e contribuire attraverso un necessario "richiamo democratico".
Ultimo accenno: il nazionalismo va denunciato e combattuto senza esitazioni indicandolo come il pericolo principale e cercando di contribuire ad aprire un dibattito serio che questa "politica recitativa" intende soffocare.

 

REFERENDUM
di Guido Salvini - ex magistrato


 
Oltre il Sì e il No per riflettere e star fuori dalla guerra.   
 
Il referendum sulla riforma costituzionale in materia di giustizia occupa da settimane molte pagine dei quotidiani e di tutti gli altri mezzi di comunicazione. Non è solo un referendum tecnico su una legge.  Quello che è in corso è uno scontro politico che costituisce l’atto finale della guerra trentennale tra la politica e la magistratura. Uno scontro nel quale le forze politiche sembrano addirittura in seconda fila rispetto all’ANM e la vera opposizione al Governo, anche a livello comunicativo, è unassociazione privata come l’ANM, che sta finanziando la sua campagna elettorale come fa un qualsiasi partito politico, con somme elevate derivanti dalle quote degli scritti, consenzienti o no. In questa battaglia a colpi di slogan, si ha poca attenzione per le conseguenze degli aspetti tecnici della riforma (il sorteggio, l’Alta Corte disciplinare, la divisione delle carriere con i due Csm). L’atteggiamento psicologico è quello di due eserciti in battaglia. Ciascuno usa dei simboli, per attirare l'attenzione dei potenziali sostenitori, e entrambe le parti evocano le conseguenze, salvifiche per il Sì, apocalittiche per il No della riforma. Andremo a votare di fatto un referendum che è diventato globalmente a favore o contro la magistratura. Ma in uno stato democratico e di diritto come il nostro la fiducia nella magistratura dovrebbe essere qualcosa di fondante e naturale. Se non è così c’è qualcosa che davvero non funziona. In realtà non sappiamo nemmeno che cosa accadrà; sappiamo che oggi l’art. 104 nella parte in cui garantisce l’indipendenza del Pubblico Ministero non viene toccato, e che peraltro in alcuni paesi in cui, con le carriere separate, il Pubblico Ministero sarebbe in qualche modo controllabile dall’esecutivo oggi si indaga proprio sulla politica (in Francia, Spagna, Portogallo). 


Carlo Nordio

Potrebbe verificarsi anche una eterogenesi dei fini, nel senso che, con la riforma, le Procure potrebbero diventare una forza di “super-polizia”, sganciata del tutto dalla giurisdizione e che comanda sempre la Polizia giudiziaria, con più potere di prima. Lo ha prospettato anche Luciano Violante in un recente articolo sul Corriere. Per il momento ragioniamo solamente su ipotesi. Comunque per molto tempo cambierà poco o nulla, i Pubblici Ministeri, che hanno fatto lo stesso concorso dei giudici, per trent'anni saranno ancora i medesimi. Dovremo vedere cosa accadrà, senza l’anima belligerante di oggi, ragionando sine ira, nel tempo su possibili correttivi. Approvata per ora la cornice costituzionale non poco dipenderà anche dal contenuto delle norme attuative sulle modalità, ad esempio, del sorteggio, tra tutti i magistrati o solo tra chi chiederà di partecipare e sulle formazioni e l’ampiezza delle liste dei “laici” anch’essi da sorteggiare. Quanto al nuovo sistema elettorale del CSM non sono certo il solo tra i magistrati e gli ex magistrati a non ritenere uno scandalo il sorteggio dei Consiglieri anche se molti anche per timore tacciono.



Quando esplose lo scandalo Palamara, l’ANM, su richiesta del gruppo “anti-correnti” Articolo 101, fu indetta una consultazione tra i magistrati anche sul sorteggio, e 1800 magistrati, pari ad oltre il 40% dei votanti, si erano espressi a favore. Ma non accadde nulla. Le correnti controllano tutto, anche le più piccole richieste, un trasferimento o la partecipazione a un corso. Lottizzano non solo il Consiglio ma i posti di magistrato segretario del CSM e la Scuola superiore, per non parlare dei privilegiati fuori ruolo. E tutto dipende da loro già a livello dei Consigli giudiziari, i piccoli CSM di ogni Distretto, dove i capetti locali delle correnti formulano i “pareri” su di te, decisivi per il resto della tua vita professionale. Li incontri tutti i giorni e li devi “omaggiare”, l’ho visto per tanti anni. I Consigli giudiziari andrebbero studiati quanto il CSM, è lì che nasce tutto ma nessuno se ne accorge.



Nel lontano 2017, in tempi non sospetti, già prima del caso Palamara in un articolo su Il Dubbio avevo suggerito un rimedio, abbastanza radicale, contro il correntismo, ovvero il “sorteggio temperato” degli incarichi direttivi. Era una proposta che costituiva un antidoto alla colonizzazione del CSM da parte delle correnti, che, tramite una ristretta élite di magistrati, governano la vita professionale di tutti. Era il sorteggio parziale degli incarichi direttivi, ambitissimi in particolare per i vertici delle Procure, incarichi da sempre decisi fuori dal CSM tra i capi delle correnti, lo abbiamo visto nella vicenda dell’Hotel Champagne. Per evitare i fenomeni di autopromozione e di scambi di favori, (io voto il tuo per quel posto, tu il mio per quell’altro) basterebbe in ogni concorso, selezionare tra gli aspiranti una rosa ristretta di idonei per l’incarico, tre o quattro con capacità in pratica uguali ci sono sempre, e poi sorteggiarne uno. Fine così dei mercanteggiamenti e delle trame di corridoio per i vari incarichi perché l’alea finale li rende inutili. Questo semplice correttivo avrebbe da un lato annullato il potere delle clientele e di improprio indirizzo politico-giudiziario delle scelte per le nomine chiave, e, dall’altro, comunque rispettato in ogni caso un livello di professionalità idoneo. Se si fosse ragionato su questo metodo, il “sorteggio tra gli idonei” per gli incarichi, sarebbe stato, volendo, un argomento serio anche da parte dell’ANM per opporsi al sorteggio elettorale del CSM. In alternativa si sarebbe potuto adottare un sistema di rotazione degli incarichi direttivi, anche per anzianità. Mi ha colpito che nessuno abbia raccolto la mia proposta, pur non avendo ricevuto alcuna obiezione di principio. 



Senza dimenticare comunque che la corruzione del sistema ha investito nelle più importanti nomine di competenza del CSM non solo la componente dei magistrati ma anche il mondo della politica. Infatti agli incontri “riservati” all’Hotel Champagne che servivano a scegliere in modo sotterraneo che doveva essere il nuovo capo della Procura di Roma erano presenti non solo magistrati del Consiglio ma anche esponenti politici. Non condivido l’idea di due concorsi separati, una inutile impuntatura del governo; studiamo e usiamo gli stessi codici, le stesse tecniche investigative, le stesse regole di giudizio, in pratica lo stesso know how. I colleghi di concorso non sono quelli con cui si stabiliscono rapporti di potere, li perdi presto di vista, sono i capi corrente del tuo ufficio che non perdi di vista mai sino alla pensione.



Per quanto riguarda invece la gestione della carriera, concordo sul sorteggio elettorale e in generale sulla necessità della divisione in due del CSM e sull’Alta Corte disciplinare. Con l’Alta Corte si evita, giustamente, la giurisdizione domestica, i magistrati si conoscono direttamente o indirettamente tutti tra loro, i gradi di separazione tra giudicanti e giudicati sono minimi. Ma non apprezzo la prevalenza nell’Alta Corte dei magistrati di Cassazione, che sono i più lontani dalla vita ordinaria degli uffici. Andrà un giorno anche rivista l’iniziativa disciplinare del Procuratore Generale per i giudici, che sarebbe del tutto incoerente. Con riferimento ai due CSM separati sono d’accordo, anche per evitare interferenze sulla carriera dei giudici da parte dei Pubblici Ministeri, non come singoli che conducono un’indagine ma in quanto “categoria” perché sono da sempre più influenti del CSM anche grazie alla loro visibilità. Del resto negli ultimi anni, Presidente e Segretario dell’ANM, sono quasi sempre stati Pubblici Ministeri benché i Pubblici Ministeri siano un numero molto inferiore. Inoltre nella campagna elettorale, sembra che l
unico tema sia lindipendenza della magistratura rispetto alla politica, quindi il tema della indipendenza esterna. Resta in secondo piano il tema della indipendenza interna, che riguarda invece l’autonomia dei singoli rispetto ai capi e ai colleghi potenti. Ne ho parlato molto nel mio libro uscito da poco: Tiro al piccione (Pendragon, 2025). 



È un tema che all’esterno sfugge, solo chi vive all'interno dei Tribunali lo conosce. Lindipendenza interna del singolo giudice è minacciata dal fatto che la tua vita dipende dall'assegnazione a una sezione piuttosto che ad un’altra, magari grazie ad un concorso ad hoc bandito quando c’è il posto libero che ti interessa o dall’assegnazione di una indagine di rilievo, dal rischio di un’azione disciplinare o di un trasferimento, dal rischio di isolamento. E allinterno di ogni Tribunale, c’è una sorta di casta, di “cerchio magico”, composto intorno ai colleghi di corrente che vivono per diventare capi o per “andare a Roma”, in un costante meccanismo di autopromozione e - mi dispiace dirlo - anche di ricerca di una clientela da soddisfare quando saranno eletti. E si sente questa pressione, tu dipendi in tutto e per tutto da loro, qualche volta puoi essere anche portato a torcere qualche comportamento per ingraziarti quelli che all’interno di un Tribunale contano. Io l’ho sentita moltissimo a Milano. Ho sentito molto il fatto di non avere “appartenenze”, eppure il lavoro del magistrato dovrebbe essere in qualche modo solitario, solo un lavoro di coscienza, meno “ambiente” c’è meglio è. Perché in fondo poi il vero “potere giudiziario” di cui si parla nella Costituzione non è il potere del CSM o dell’ANM ma la sentenza del singolo giudice. 



Sono poi convinto che tantissimi, anche quando in alto si decide di indire uno sciopero contro il Governo, sono contrari o disinteressati ma aderiscono religiosamente tutti per conformismo, perché altrimenti “ti vedono”, ed è meglio evitarlo. Alla fine di questa campagna di guerra credo vincerà il Sì, perché il ciclo di vita dell’attuale governo non è certo concluso e, circostanza non indifferente per l’elettore medio, i magistrati si sono resi spesso antipatici. Se mi si chiede cosa voterò, credo che oggi la scelta più razionale e meno belligerante sia star fuori da questa guerra, votare scheda bianca.

Privacy Policy