UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

sabato 24 gennaio 2026

PRIVATIZZAZIONE DIRITTO INTERNAZIONALE?  
di Romano Rinaldi


Ottimo pasto...

Dopo aver dimostrato l’assoluta noncuranza riguardo le norme del diritto internazionale, compresa l’inviolabilità territoriale di altre Nazioni nel caso del Venezuela e con le continue minacce all’inviolabilità territoriale di un Paese alleato, la Danimarca e il suo territorio di competenza, la Groenlandia, quale può essere la credibilità degli USA come garante di un eventuale trattato per la cessazione delle ostilità della Russia nei confronti dell’Ucraina (o viceversa)? Per quanto riguarda poi la questione Israelo-Palestinese le cose sono ancor più complicate per il fatto che da una parte c’è una Nazione organizzata e molto potente sia economicamente che militarmente e dall’altra una popolazione che ancora aspira ad uno Stato e addirittura ad un territorio che coincida con quello Stato. Insomma, per quanto uno si sforzi di vedere dove sia il buono nell’iniziativa della creazione di un “Consiglio di Amministrazione” per la soluzione della quesitone Palestinese e la ricostruzione di Gaza, non si possono che avere seri dubbi su questo cosiddetto “Board of Peace” al quale si ha diritto di partecipare versando un contributo di un miliardo di dollari nelle mani dell’organizzatore, nientepopodimeno che il Presidente degli USA il quale sarà il presidente di questo C.d.A. vita natural durante. L’invito è esteso ad almeno un’ottantina di Paesi compresa la Santa Sede.
Sembra il tentativo di privatizzare un pezzetto del diritto internazionale, dopo averne apertamente violato le norme che si erano condivise fin dai tempi della “Società delle Nazioni”. E forse non si tratta nemmeno di una privatizzazione ma più semplicemente di una privazione del diritto internazionale.
C’è dunque da meravigliarsi se un buon numero di paesi retti da solide democrazie hanno già declinato l’invito a far parte di questa “élite”?
Per quanto riguarda la partecipazione dell’Italia, una clausola dell’articolo 11 della nostra meravigliosa Carta Costituzionale, ben interpretato da chi di dovere, sembra poter salvare la faccia al Governo e potrebbe costituire un buon viatico per suggerire di apportare sostanziali modifiche al progetto e magari farlo rientrare tra gli obiettivi di una riformata ONU che al momento sta perdendo credibilità e funzionalità in tutti o quasi i suoi campi d’azione. Insomma, prima di creare un nuovo organismo multinazionale fondato su principi perlomeno fumosi se non truffaldini, da parte di persone e Paesi che hanno dato ampia prova di incostanza, prepotenza, avidità di ricchezza e di potere, mire egemoniche imperiali e chi più ne ha più ne metta, non sarebbe meglio porre mano alle vetuste regole dell’ONU che hanno ormai dato ampia prova di non reggere alle necessita di un mondo che si muove a velocità impensabile rispetto ai tempi in cui fu fondata l’Organizzazione delle Nazioni Unite? Insomma il tipico caso di pensarci un momento prima di buttare via il bambino con l’acqua sporca.

CAPITALISMO, STATO E FOSSE COMUNI
di Pierpaolo Calonaci


Lutto a Crans Montana
 
A quanti, la maggioranza, vogliono la testa di qualcuno, scambiano cioè la parte con il tutto, barattando l’impegno di indagare e capire i fatti sociali nella loro sostanza con il populismo di un tagliagole o con la falsa democrazia di un tribunale, si può citare questa frase, che in un solo colpo dice chi sia il colpevole e il movente, attribuita a Josh Zepess: “il capitalismo ha bisogno dell’imperialismo all’estero, del fascismo a casa e della democrazia di fronte alle telecamere” (l’avrebbe potuta scrivere la stupenda Rosa Luxemburg).
E dello Stato che ne impiega l’“acqua” (del capitalismo a guida finanziaria, versione iperaccelerata dell’accumulazione capitalistica) per fare ruotare, come in un mulino, le pale dell’egemonia affinché produca l’effetto corrusco della propria consustanzialità - identità cioè, tra la natura predatoria del capitalismo finanziario e la sostanza del monopolio della violenza simbolica e materiale - dove la “riproduzione sociale del dominio” venga legittimata senza sosta e produca infatuazione, ovvero quel tipo di “rispetto pubblico delle verità ufficiali nelle quali si ritiene che l'intera società debba riconoscersi” (P. Bourdieu, Sullo Stato).


Pierre Bordieu

La metonimia del fiore rappresenta la gioventù. Quella condizione esistenziale in cui ogni spirito umano esperisce, in nuce, la volontà di ribellarsi, di rivoluzionare l'ordine costituito, di illuminare le ombre del mondo con nuove e inaspettate luci. I giovani sono i portatori - se non vengono meticolosamente civilizzati dalla famiglia, dalla scuola o dalla chiesa - di sempre nuovi illuminismi; capaci di luce vera e fragile, da proteggere, da curare (in senso filosofico, non iatrocratico). I soli capaci di illuminare il buio e le ombre che il regime democratico del “è così” instaura attraverso le pratiche istituzionali della normalizzazione tetragona e onnivora.
Una condizione, quella del fiore della gioventù, che fa a pugni, dunque, con le  vulgate “democratiche” di quel regime, farcite di populismo, totalmente depoliticizzate; rappresentanti di una vita che è nichilismo nel senso deteriore del termine.



Per mettere a fuoco meglio la centralità della vita spirituale della gioventù per una società che voglia ancora prosperare in termini umani e spirituali, ricorro alla poetica della reverie che Gaston Bachelard definì quale “stato della coscienza” e quale modello conoscitivo che la condizione umana dovrebbe intraprendere per immaginare, fantasticare, per creare le proprie idee e le innumerevoli forme con cui dirle. La reverie quale istanza con cui godere liberamente di sé - “è proprio nelle reveries che siamo degli essere liberi “sosteneva l’epistemologo. Un’entità di cui dotarsi per guardare alle cose del mondo rompendo con la consuetudine rassicurante delle prospettive anossiche, partorite da quelle “verità” utilitaristiche/positiviste (e statuali) che conducono dritto dritto ad un'esistenza minacciata e dominata dal “lassez faire, lassez passer, di norme neoliberiste in cui la vita è merce, oggetto, un simulacro di felicità senza eudemonia, di libertà senza desiderio di libertà, di lavoro senza dignità e coscienza.


 
Ciò che ogni giovane attende, si aspetta, sono strumenti con cui orientarsi, non realtà cui adeguarsi. Nel fascismo, l’infanzia fu trasformata in incubo; già nella sua aurora, la vita individuale dovette essere essenzializzata da tali rapporti sociali dove la violenza e l'odio furono, tramite l’invenzione del concetto di arditezza, il collante di appartenenza e identità ad uno Stato tramite cui guerra, nazionalismo, colonialismo, superiorità razziale e sterminio del “diverso” non avrebbero potuto funzionare. L’impunità di tutto questo dispositivo fu la logica conseguenza. I bambini sanno le relazioni ma, non possedendo le idee e le forme con cui pronunciarle, non sanno difendersi. Sta qui la differenza ontologica tra infanzia e gioventù. Mentre oggi, la gioventù viene annientata da uno Stato che promuove l'impunità dell'accumulazione del profitto, della competizione senza limiti, della produttività (plusvalore) oltre ogni ragionevolezza. Basta andare in qualsiasi scuola o ateneo e constatare quanta “massa deviante” da psicologizzare e normalizzare quell’accumulazione legittimata e legittimante produca. È il diktat del New Public Management. Cui seguirono (era il 9 giugno 1999) le Dichiarazioni di Bologna, di Lisbona e Parigi sottoscritte dai ministri dell’Istruzione dei vari paesi dell’Unione, dove in modo inequivocabile emerge la struttura di trasformazione e rimodellamento dell’istruzione superiore e accademica proposte per l’Europa. Questa logica impone di “abbracciare (sic!) le finalità di servizi organizzati secondo regole di mercato, obbligati ad accettare e conformarsi alle sfide della competizione”. Secondo gli imperativi di una visione neoliberista a cui non sfugga alcun frammento di realtà. 
Ecco il pericolo cui sono esposti i giovani, e tutti. Un incubo scientemente prodotto con cui sterminare il fiore della gioventù. Dunque, ciò che è stato definitivamente reciso, in quel Auschwitz in Svizzera, è la sostanza spirituale della condizione giovanile: “Spirito si chiama il primo ritrovamento di sé, la prima sdivinizzazione del divino” (M. Stirner, L’unico e le sue proprietà). Non può esserci nessun futuro, nessuna speranza dopo che questa condizione è stata uccisa e sepolta nelle innumerevoli fosse comuni scavate dallo Stato e dall’economia neoliberista.  Le altre, per la cronaca, sono quelle in cui sono sepolti i corpi dei lavoratori, dei migranti, delle donne.
Il punto di non ritorno è stato varcato.


Max Stirner
 
Si parve licet componere magnis, uno Stato che ha dei tratti troppo pericolosamente simili a quelli del suo predecessore fascista; medesimo volto tracotante e sarcastico, dunque. Dipinto dalla funzione di amministrare il terrore che dall’odierno caos finanziario informa individui e una data organizzazione sociale, nella speranza di salvare la faccia democratica. E quella delle istituzioni e della politica che vi crede per fede ma contro il popolo.
La Costituzione italiana ammette la resistenza armata; anzi, la invoca quando il popolo è schiacciato dal tacco dell’oppressore. E ora, che l’oppressore è questa forma dello Stato, con la sua perversa idea di democrazia che vive e opera con l’unico scopo di servire l’impunità della deregolamentazione, contro chi è lecito sollevarsi? Un’oppressione che ha, nella barbarie del processo di razionalizzazione economica, il suo fulcro. Oggi, entrare in qualsiasi luogo fisico (mai neutro, un cantiere edile, un qualsiasi luogo di lavoro oppure uno spazio domestico o il varcare un confine totalmente inventato con un barcone ecc.), può diventare una fossa comune a ragione dell'assenza di quelle regole che lo Stato avrebbe dovuto assicurare; e che parimenti - ecco la sua violenza simbolica - non implementa per dissimulare rapporti di forza e d’interessi tali che ne minerebbero il capitale simbolico. 



Il ricorso al mantra dei discorsi ufficiali e linguaggi pietistici (di “vicinanza” alle famiglie colpite, di costituirsi parte civile, se non di vera e propria teatralizzazione della realtà, buona solo per darla in bocca alla complicità della stampa) in caso di drammatici eventi serve a difendere la propria egemonia corrotta e criminale. Lo Stato può così impunemente partorire le verità ufficiali a cui tutti e tutto si conformano, senza che nessuno osi dubitare della sua bontà. Così, peraltro, quel locale notturno svizzero si allontana velocemente dal divenire, per chi lo vuole indagare con strumenti critici e scientifici, un modello interpretativo, un pattern del funzionamento dello Stato “democratico” e delle sue criminali connivenze con l’economia finanziaria dell’accumulazione del capitale.
Cartina di tornasole di questa “naturale” alleanza Stato-accumulazione capitalistica, la si può esperire quando si parla di sicurezza (non quella identitaria di stampo reazionario-fascista, accarezzata anche da gran parte del pensiero della cosiddetta sinistra): sicurezza di sapere che si torna a casa con le proprie gambe, e con la propria dignità umana di lavoratori e lavoratrici, asciutta, forte, collettiva, consapevole, non disfatta e arresa.
Forse da oggi dovremmo rivedere se esistano le condizioni oggettive per parlare di democrazia. 
Occorre avere il coraggio politico di guardare altrove. Di togliersi questa macula servile che innerva il concetto di cittadinanza. E osare nel costruire ciò che non c’è. O, quantomeno, migliorare la qualità delle domande da porre allo Stato e alle sue istituzioni. E magari iniziare un lavoro collettivo e individuale autocritico per evitare di rimanere impigliati “in un pensiero pensato da quello Stato che crediamo invece di pensare”, davanti al quale il marxista Bordieu suggerisce di applicare un dubbio radicale, iperbolico.

NON SOLO PANTOMIMA
di Luigi Mazzella


G. B. Shaw
 
Appare abbastanza verosimile che l’Occidente e il mondo intero stiano eseguendo (e vivendo intensamente) una rappresentazione scenica parlata o muta (con foto o senza = pantomima) il cui finale è stato già scritto in modo non molto dissimile da quello da me descritto a voi e su “Odissea”, raccontandovi il mio primo sogno: Groenlandia agli Stati Uniti d’America: Donbass o intera Ucrania alla Russia, Taiwan e isole collegate alla Repubblica popolare cinese. I veri e importanti protagonisti dello show sono e saranno unicamente tutti i detentori (tali per tacito “riconoscimento reciproco”) di armi nucleari. L’Iran che vorrebbe porsi al loro livello ha, in realtà una prospettiva di collocazione ancora molto dubbia, pur avendo l’atomica e grandi riserve petrolifere. Russia e America dovranno accordarsi su essa e ciò avverrà probabilmente quando gli ayatollah, integralisti islamici particolarmente sanguinari, restituiranno quel Paese al mondo appena più civile e meno invasato, (e comunque invaso da monoteisti meno fondamentalisti), com’è augurabile che avvenga anche per tutti gli Stati in cui ancora imperversano i principi religiosi mediorientali, penetrati, purtroppo, in ogni parte del globo. Intanto, mentre si pongono, coram populo e con i necessari effetti teatrali (anche di dubbio e cattivo gusto), le basi per un assetto geopolitico che garantisca un duraturo e (augurabilmente)  definitivo periodo di pace, gli “attorucoli” di scarso talento  bocciati senza possibili esami di riparazione e scartati, quindi,  per entrare anch’essi nell’esecuzione della pièce, si agitano spasmodicamente e smaniano, impotenti e frustrati, con escandescenze da trivio (Macron per la Francia con i suoi tre missili nucleari, Ursula Albrecht Von der Leyen per la Germania con ansia convulsa di riarmo, Starmer per la Gran Bretagna con la consapevolezza di non essere Winston Churchill) o con scodinzolamenti di sottomissione (Meloni per l’Italia dopo aver messo a museruola a Crosetto). I “potenti” autori del ventilato (o sospettato) patto hanno, invece, la cosiddetta “calma dei forti”.
Mentre, però, gli Stati Uniti d’America con Trump fingono di intervenire (nel pur scontato) dibattito con repliche polemiche, diffuse mediaticamente al solo fine di dare l’impressione di trattarsi di un work in progress, Russia e Repubblica Popolare Cinese attendono, sia pure in modo e con vicissitudine interne radicalmente diverse, l’evolversi degli eventi. Ipotesi verosimile è che sul palcoscenico della pièce appariranno anche i fantasmi di due “caduti” sul campo: l’Unione Europea e la NATO. 
Domanda: Rimpianti? Rimorsi? Pentimenti? Accettazione? Reazioni scomposte e violente?
Niente di tutto ciò! Al “pecorilismo” il mondo è stato abituato per millenni da capi religiosi (soprattutto monoteisti e assolutisti) e/o politici (autoritari) che hanno sempre parlato di “gregge”, di “fedeli” et similia. Rimedio ben noto ai potenti: Basterà lasciare ai singoli una libertà di parola che sarà “tamquam non esset”, come è sempre stato nei millenni di vita umana!

 

VE LO DICO IN VERSI
di Marcello Campisani



Ancora sul referendum
 
Fra le prese, che fa per il sedere
il nostro governo di fratelli,
c’è la separazion delle carriere,
ordita che neanche Machiavelli.
 
Intanto la presiede l’arroganza
di stanare il mal della giustizia
in un’incestuosa colleganza
che ne causerebbe la nequizia.
 
Già s’era fatto, come per la droga
con la modica dose consentita,
così con l’alternanza nella toga.
Ma del tutto può essere impedita,
 
così da scampar l’intelligenza,
di avere, più saggio e preparato,
un giudice che abbia l’esperienza
di Piemme prima o d’avvocato.
 
Mente perciò, negando l’intenzione
- da Governo anti-democratico -
di sottometter la giurisdizione,
che gli duole come nervo sciatico.
 
Le chiacchiere però valgono zero
che l’Alto Consiglio è presidiato
- la norma 105 parla chiaro -
da un politico, fatto magistrato.
 
Che quindi si tratti di una balla
lo riprova tutto il decretato:
il togato giammai non tocca palla.
Infatti, se si vede sanzionato,
 
nell’appellarsi verrà ri-giudicato
dalla Corte, non più di Cassazione,
ma dall’Alta che l’ha condannato.
Non basta! C’è quest’altra infiltrazione:
 
l’illiceità la dice il Parlamento.
Ne consegue che può darsi il caso
che si commini il suo licenziamento
per l’accusa di grattarsi il naso.

ATENEO LIBERTARIO
Il grande gioco





APRIAMO LE DANZE…


 


Domenica 25 gennaio 2026 ore 18.00
la Raffaele Kohler Swing Band in concerto all’Osteria del Treno.
Si balla con la Raffaele Kohler Swing Band
Circolo Ferrovieri Martiri di Greco
Sala Liberty
Via San Gregorio 46, Milano
 
Tel: 3485568019 - info@circoloferrovierimartiridigreco.it  

 

venerdì 23 gennaio 2026

DEMOCRAZIA PARLAMENTARE
di Franco Astengo


 
C’è poco da difendere, la democrazia va ricostruita”: il Manifesto (21 gennaio) titola così un articolo di Filippo Barbera che presenta il convegno di Genova organizzato tra il 23 e il 25 gennaio dal "Forum Disuguaglianze e Diversità sotto l'insegna "Democrazia alla prova".
L'obiettivo, almeno secondo l'autore dell'articolo è quello della "possibilità di affrancarsi dal quadro rassicurante ma asfittico degli ideali astratti da difendere, dei valori perduti da restaurare e della partecipazione che non c'è più". Più avanti si aggiunge "continuare a invocare più democrazia senza ricostruire le condizioni materiali e gli equilibri di potere che la rendono possibile è come prescrivere ginnastica a chi ha perso l'uso delle gambe".
Nella comune preoccupazione per le difficoltà della democrazia e condividendo l'idea della ricostruzione delle condizioni materiali non è però possibile avviare una riflessione senza verificare un punto fondamentale che è quello di un saldo ancoraggio al concetto di democrazia parlamentare. Concetto di democrazia parlamentare espresso nella Costituzione: voto personale e segreto, fiducia al governo da parte di entrambi i rami del Parlamento, elezione parlamentare della massima carica dello Stato, rappresentanza politica realizzata attraverso un'adeguata formula elettorale prevalente su di un concetto astratto e forzato di "governabilità", riequilibrio della funzione legislativa rovesciando il "trend" legato alla decretazione d'urgenza. Attraverso una evidente e progressiva distorsione della funzione parlamentare sta infatti venendo a compimento un processo iniziato da lungo tempo, almeno dagli anni ’80 del XX secolo allorquando il tema della “governabilità” è stato assunto come centrale rispetto a un modificarsi nelle finalità di fondo dell’agire politico-istituzionale. Un processo nel corso del quale si era cercato di stabilire progressivamente i termini di una “costituzione materiale” di stampo sostanzialmente presidenzialista.
Una sorta di semipresidenzialismo era stato addirittura previsto nella riforma costituzionale elaborata dalla Bicamerale nel 1997, ma non era presente - ad esempio - nella riforma bocciata dall’elettorato nel 2016: successivamente è sbocciata da destra l'idea del premierato.
La salvaguardia dell’istituto parlamentare rimane il punto di fondo dell’affermazione (e non della semplice difesa) della democrazia. Dobbiamo tornare a richiamare in maniera compiuta ruolo e funzioni del Parlamento.
Non possiamo limitarci a reclamare una visione giuridico-amministrativa all’interno della quale è venuta ormai a mancare l’enunciazione relativa al ruolo di rappresentanza politica che nel Parlamento deve essere esercitata all’interno della dialettica tra le forze politiche e non necessariamente ristretta al rapporto maggioranza-opposizione (pensiamo, al proposito come esempio, il tema della politica estera che oggi va agita in un quadro di tensioni belliche e di stravolgimento di equilibri planetari, non certo partendo da vocazioni sovraniste).
Anche questa è materia di natura costituzionale.
Deve essere ricordata ancora una volta la visione di centralità del Parlamento sul piano del confronto politico insita nell’idea fondativa della democrazia repubblicana emersa nel corso dei lavori dell’Assemblea Costituente.
Una visione della democrazia repubblicana insita soprattutto nell’azione dei tre grandi partiti di massa, democristiano, socialista e comunista che esercitarono in quella sede una funzione egemonica contrapponendosi sia all’idea liberale di un sostanziale “ritorno allo Statuto” e della considerazione del “fascismo come parentesi” sia all’idea azionista di una democrazia maggioritaria di stampo britannico.



È necessario richiamare questi elementi quando si discute di democrazia e di ruolo e funzioni del Parlamento: in particolare in una fase come questa dove stanno lasciando uno strascico evidente quelle forti tensioni verso la disintermediazione in funzione della cosiddetta “democrazia diretta” (in tempi di web) e di disarticolazione del tessuto unitario.
Sarà necessario avanzare una proposta di formula elettorale attraverso la quale puntare a una connessione tra territorialità e rappresentanza politica.
In conclusione sarebbe il caso di ricordare ancora le funzioni fondamentali assegnate al Parlamento dalla Costituzione e che via via sono andate perdute:
Riassumendo possiamo così reinterpretare le cinque funzioni fondamentali del Parlamento:
1) La funzione d’indirizzo politico, inteso come determinazione dei grandi obiettivi della politica nazionale e alla scelta degli strumenti per conseguirli, in specificazione dell’attualizzazione e dell’opposizione - dai diversi punti di vista - del programma di governo;
2) La funzione legislativa, comprensiva dei procedimenti legislativi cosiddetti “duali” che richiedono cioè la compartecipazione necessaria del Governo o di altri soggetti dotati di potestà normativa;
3) La funzione di controllo, definita come una verifica dell’attività di un soggetto politico in grado di attivare una possibile attività sanzionatoria;
4) La funzione di garanzia costituzionale, da interpretarsi come concorso delle Camere alla salvaguardia della legittimità costituzionale nella vita politica del Paese;
5) La funzione di coordinamento delle Autonomie, sempre più complessa da attuare in un sistema che, nelle sedi di raccordo esistenti sia a livello internazionale che infranazionale tende a privilegiare il dialogo tra esecutivi.

LIBRAMENTE: THRILLER, STORIA E POESIA  



Montichiari. Sarà ancora il genere del giallo a tenere banco nella stagione invernale di Libramente, la rassegna letteraria ormai collaudata organizzata dal Comune di Montichiari tramite l’Assessorato alla Cultura in collaborazione con Montichiari Musei e Libreria Mirtillo. Il gruppo di lavoro, coordinato dall’Assessore Martina Varone e composto dai curatori Federica Belleri e Federico Migliorati insieme con Marzia Borzi, Lara Favalli, Paola Bosio e Angela Franzoni, porterà tra gennaio e marzo 2026 nella suggestiva cornice della Sala della Riserva del Museo Lechi sei autori di calibro nazionale con l’obiettivo di promuovere la letteratura e i suoi più vari generi. Ad aprire l’anno sarà Paolo Malaguti, scrittore finalista del Campiello e dello Strega, che presenterà il suo “Fumana”, reduce da numerose presentazioni e da un successo di pubblico: l’appuntamento è previsto per sabato 31 gennaio. Il 14 febbraio toccherà a un duo nella vita e nella professione: Sacha Naspini e Valentina Santini, già ospiti in passato a Libramente, che illustreranno i loro recenti romanzi, rispettivamente con titolo “Ragazzo” e “Latte guasto”. Il 28 febbraio ritornerà sotto i sei colli una scrittrice tra le più note del panorama italiano, Paola Barbato, con il suo recentissimo thriller “Cuore capovolto”. Sarà invece la poesia al centro dell’incontro del 14 marzo con Alessandra Carnaroli, vincitrice della 37° edizione del Premio Letterario Camaiore grazie alla raccolta di versi “Non si tocca la frutta nei supermercati però i culi nelle metropolitane”. A chiudere l’inverno e ad aprire la primavera, sabato 21 marzo, ancora un giallo dal titolo “L’atomo sfuggente” dell’autore bresciano Alan Zamboni. A conversare con i protagonisti saranno di volta in volta i vari componenti dello staff di Libramente; tutti gli eventi avranno inizio alle 16,30, a ingresso libero e gratuito. 





“Dopo la consueta pausa natalizia - afferma l’Assessore alla Cultura Martina Varone - ripartiamo con rinnovato entusiasmo per un’altra stagione di Libramente. Gli autori sono sempre più numerosi e a ciascuna proposta prestiamo la dovuta attenzione cercando di garantire un’offerta variegata non solo in fatto di generi, ma anche di tematiche e di nomi. Come si può osservare dalla locandina avremo scrittrici e scrittori del nostro territorio e altri ormai già acquisiti alla fama nazionale. Stiamo inoltre lavorando sulla stagione estiva che vedrà ulteriori novità che presto comunicheremo. Mi preme sottolineare che queste presentazioni non servono solo a promuovere la lettura, ma offrono anche uno spazio di conoscenza di alcuni dei nostri “gioielli” cittadini, come amo definirli: in particolare il Museo Lechi, nel periodo autunnale e invernale, dove fino al 26 aprile è in corso la mostra su “Montechiaro 1859”, e la biblioteca comunale e il suo magnifico giardino, che ospita la rassegna nei mercoledì estivi. Rinnovo pertanto l’invito ai monteclarensi, e non solo, a partecipare ai vari momenti di cultura e di sapere programmati che consentono di immergerci in altri mondi o anche solo di riflettere su alcuni fenomeni sociali del nostro tempo”. L’intera programmazione è consultabile sui canali social del Comune nonché sulla pagina Facebook “Libramente Montichiari”.





 

CREDULITÀ ED ARTE
di Luigi Mazzella


George Bernard Shaw
 
Secondo George Bernard Shaw, essere stupidi non è necessario per poter giocare a golf ma giova certamente molto. Parafrasando tale sapido motto, può dirsi che essere stupidi non è essenziale neppure per dirsi orgogliosi di credere anche soltanto in una delle cinque salvifiche, ricche di fantasia, irrealizzabili e prive di ogni prova utopie Occidentali, religiose e politiche, ma che anche in questo caso uno stato mentale poco perspicace aiuta certamente non poco! Aforismi e ironia a parte, il problema dell’eccessiva e smisurata credulità umana che da oltre venti secoli rende cervellotiche (e suicide) in Occidente le azioni sia pubbliche (relative all’osservanza delle regole della collettività organizzata) sia private (concernenti il sostanziale massacro della propria vitalità corporea, fisica, emotiva) degli individui dipende anche da altri fattori di cui solo alcuni sono ascrivibili alla stupidità di chi ne è vittima. 
Le responsabilità delle azioni irrazionali, personali e collettive, sono molto più articolate. C’è da constatare, infatti, che: 
1) In primis, individui dotati di intelligenza acuta e adusa al raziocinio si sono dedicati, per oltre due millenni, interamente  alla fisica, alle scienze biologiche, alla ricerca medica e lo hanno fatto, grazie alle strategie umane di assorbimento, acquisizione, elaborazione e trasmissione delle conoscenze scientifiche, ignorando totalmente o dando scarsa o nessuna importanza alle cosiddette “verità” racchiuse nelle fiabe ascoltate nell’ infanzia da madri bigotte e parroci incolti e raggiungendo risultati oggettivamente contrastanti con asserzioni preconcette e indimostrabili; 
2) In secondo luogo, persone di buone capacità speculative versate in scienze dette umane (dette anche “simboliche”: arte e letteratura), hanno in maniera alternativa, o eluso l’essenza vera dei problemi e dei disagi derivanti da una vita immersa nella più palese irrazionalità, non ricercando le cause generatrici (costituisce un’eccezione solo Baruch Spinoza, filosofo razionalista olandese che non si sottrae a tale compito e individua nei profeti delle tre religioni monoteiste mediorientali, dei veri impostori e malfattori dell’umanità) e lasciando sostanzialmente i propri simili nelle mani di lestofanti avidi di guadagni per promesse “indulgenze”, ricchi unicamente di molta asserita fede e dotati di provata scarsa cultura, o mirato, come narratori, poeti, pittori, scultori, a trarre alimento per la propria arte dal pensiero inteso unicamente come fantasia e conseguentemente utile a stimolare nei fruitori delle loro opere, solo processi di immedesimazione emotiva, tutti derivanti da circoscritte esperienze umane, ricchi di sentimenti, di passioni, di commozioni ma non di convincimenti (se non in pochi romanzi detti, non per caso, “filosofici”). 
In buona sostanza, la cultura Occidentale ha sostanzialmente annullato, stroncandola di brutto, la funzione della filosofia ed ha esaltato la fantasia emotiva dell’arte. Ciò ha aggravato gli effetti negativi della sua irrazionalità favorendone la presenza non solo nei luoghi di culto ma anche nei luoghi di apprendimento scolastico.
Conclusione. In contrasto con l’ottimismo di Solone, in Occidente più cose s’imparano, accrescendo la propria cosiddetta “cultura”, e più la situazione peggiora. Ciò, in presenza di un annunciato, diverso assetto dei rapporti di forza nel mondo, rappresenta per i creduli Occidentali un grave gap.
 

 

 

 

SAN FRANCESCO A MONTICHIARI
Con Migliorati e Borzi

 



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