UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

venerdì 10 luglio 2026

IN... CANTO
di Angelo Gaccione



Prendete una magnifica chiesa nel cuore di Milano: Santa Maria della Passione, attaccata al Conservatorio “Giuseppe Verdi”. Chi la frequenta sa bene di quale meraviglia custodisce la Sala Capitolare. Prendete almeno due capolavori assoluti: L’ultima Cena di Gaudenzio Ferrari e la Crocifissione di Giulio Campi che troverete alla vostra sinistra e alla vostra destra percorrendo la navata fino ai piedi dell’altare. Prendete i due magnifici organi disposti in cornu evangelii e in cornu epistolae. Prendete un coro composto dalla soprano Iris-Anna Dechert, dal tenore Philipp Classen, dal basso Roland Faust, dall’alto Jonathan Kionke. Prendete un organista: Markus Utz. E prendete un sassofonista: Sandro Compagnon. Prendete la musica organistica di Heinrich Isaac che deve accendere di bagliori i brani liturgici. Prendete tutto questo e vi troverete coinvolti non in un semplice concerto, ma dentro un raffinatissimo evento in cui armonia e bellezza hanno toccato il vertice, ed il nostro cuore se ne è estasiato. Dobbiamo questo miracolo all’Associazione Culturale La Cappella Musicale e alla sua XX edizione del festival internazionale di musica antica Milano Arte Musica.



L’Ensemble Cantissimo, di cui vi ho dato i nomi delle singole voci, ci ha mostrato che cosa si può fare con il suono prodotto dalle sole corde vocali, con le modulazioni, con i toni, con i registri, con i timbri. Erano quattro voci e pareva un coro di angeli e l’armonia che ne derivava bastava a sé stessa anche quando né l’organo del maestro Utz, né le struggenti improvvisazioni del sassofono di Compagnon, erano convolti nell’accompagnamento. E quando questi strumenti entravano a sorreggerne l’architettura armonica tutto si faceva più denso e più dolce nello stesso tempo. 



Sulla presenza dominate dell’organo nella musica sacra ci è noto tutto: è uno strumento celeste, mistico. Ma vi assicuro che la presenza del sassofono si è rivelato sorprendente sia negli a solo, sia nelle parti in cui organo e coro andavano all’unisono. Una serata preziosa. Un regalo graditissimo. Chi ha avuto l’ardire di sfidare la tremenda calura di ieri sera per recarsi in Santa Maria della Passione, ne è stato ampiamente ricompensato.

LA VOCE DEL CUORE
di Chicca Morone
 


Jannik” una voce di bambino rompe il sacro silenzio sul campo erboso di Wimbledon: il giocatore che sta per servire, Sinner, il numero uno del ranking mondiale, invece di dare un segno di irritazione, si ferma, guarda in direzione della voce e saluta. Meno gradevoli sono state le incitazioni al tennista Arthur Fery in campo contro Flavio Cobolli, destabilizzato anche dalla tifoseria contraria. A volte capita che dal pubblico sorgano delle voci, più che altro domande al campione che sta giocando... Famose sono state alcune richieste di matrimonio: Maria Sharapova spiritosamente ha risposto “forse”; meno sportivo Rafa Nadal ha semplicemente risposto di no con la mano; “Sposami Roger” indirizzato a Federer ha provocato la reazione del giudice di sedia, oltre all’ilarità del pubblico; Steffy Graf è stata la migliore, nell’informarsi sul patrimonio del pretendente... Djokovic che aveva sottolineato il suo stato di “coniugato”; per non parlare di Zverev, biondo vichingo, interessato all’anello che avrebbe ricevuto... Sono voci di sconosciuti che arrivano in luoghi particolari in momenti altrettanto desueti con potere esilarante. C’è da dire che quando ascoltiamo la voce del nostro interlocutore riceviamo un messaggio non solo immediato ed espresso nel significato delle parole, ma anche quello che è contenuto nella frequenza della sua voce di cui non ne abbiamo percezione a livello conscio. Un bambino che chiama per nome Jannik ha fatto breccia nel suo cuore, perché come tutte le persone sensibili, ha percepito quel momento di coesione profonda di qualcuno che era lì per applaudirlo...



È lunga la tradizione vocale nella storia della musica che ci ragguaglia sull’argomento, visto che non siamo solo corpo, ma esistiamo come campo vibrazionale, definito dal fisico professor Federico Faggin “seity”. Chi ha una marcia in più come Sinner riceve colori e sfumature spesso ignorati dagli altri.
I nostri predecessori ne avevano cognizione, ma molte tradizioni sono state coperte da un sapere egocentrico ed esclusivista, che ha rinnegato l’importanza del legame con l’ultraterreno. Le figure sacerdotali egizie erano dotate di una voce particolare destinata ad attrarre le forze necessarie per la realizzazione dei riti: non per nulla erano chiamati “giusti di voce” in quanto dotati di quella conoscenza esoterica non accessibile a chi non aveva ricevuto la “giusta” iniziazione.



Il Mito è cosparso di indicazioni sul potere della voce: dagli stridii delle Arpie, al grido di battaglia delle Amazzoni, ai famosissimi canti ammaliatori delle Sirene.
Mezze donne e mezze pesci attiravano i marinai tra i flutti: sono rimaste come simbolo della seduzione intellettuale della donna nei confronti dell’uomo. Ammaliatrici per eccellenza, usavano la voce per attrarre in luoghi da dove alla vittima non fosse divincolarsi perché non si trattava di una semplice infatuazione fisica...



Anche nella fiaba di Hans Christian Andersen la sirenetta la voce ha un rilievo particolare: per poter incontrare sulla terra il principe di cui è perdutamente innamorata sacrifica il suo dono, il suono magico della sua gola, quello che la rende creatura degli abissi circondata da simili... con relativa perdita di se stessa!
Come non rivolgere il pensiero al mitico Orfeo, figlio di Apollo, che con il suo canto ammansiva belve, guariva il corpo e l’anima delle persone? Il mito ci narra che sia stato in grado di scendere nell’Oltretomba per tentare di riportare in vita Euridice: la sua voce aveva convinto persino gli Dei a concedere tale grazia…
Oggi, studiosi delle tradizioni soprattutto orali, ci hanno insegnato quanto la comunicazione tra noi umani non sia fatta solo di parole pronunciate in modo più o meno definito, ma compaia dentro ognuno di noi in un “accordo”, attraverso cui entriamo in empatia o antipatia con l’interlocutore: le note “stonate” che percepiamo con l’orecchio fisico sono più facilmente percepibili da noi nelle persone con accordi dissonanti perché emerge più facilmente la radice più profonda, volta a significare il progetto di chi tende a manipolarci.
Nello stesso modo le parole suadenti di chi “fa parte” del nostro accordo, non necessariamente con la nota di base uguale, ci portano a percepire con maggiore naturalezza la volontà costruttiva dell’interlocutore, quando questa è tale.
Ciò non significa che i possibili manipolatori che incontriamo sulla nostra strada siano categorie fisse: siamo noi che affinando maggiormente la nostra percezione del suono delle parole altrui, diventiamo più sensibili a una comunicazione subliminale, quella che provoca in noi sensazioni sotto il livello del coscio, ma in grado di condizionare il nostro comportamento.



Il suono della voce di nostra madre è irrepetibile e nel momento in cui veniamo in contatto con una voce somigliante, un accordo simile, siamo più propensi a recepire il messaggio in modo positivo, creando la tendenza a vivere in modo favorevole la situazione.
Non ci sono regole fisse nella percezione di quanto ci circonda: è semplicemente importante imparare ad ascoltarsi profondamente perché difficilmente il nostro inconscio ci tradisce quando i nostri sensi sono vissuti in modo equilibrato, quando siamo in grado di vivere la realtà saggiamente, senza eccessi.
Il monito è nella sedicesima lama dei Tarocchi: “La Torre”. Narrano di un popolo che comunicava con una sola lingua, ma che, insuperbito, avesse iniziato la costruzione di una torre “alta fino al cielo”. Per punire la superbia umana Dio aveva confuso le lingue, impedendo loro di capirsi e causando la dispersione dell’umanità.
Forse oggi una ricerca di comunicazione più interiorizzata rispetto alla proposta dell’IA, dai ritmi compulsivi, potrebbe migliorare la vita di ogni singolo ed evitare la costruzione di opere destinate a essere distrutte.

SALVARE LA DEMOCRAZIA REPUBBLICANA


 
Alle segreterie nazionali:
Partito Democratico
Movimento 5 Stelle
Sinistra Italiana
Europa Verde
+ Europa
Italia Viva
Azione
Rifondazione Comunista
 
Ai gruppi parlamentari:
Partito Democratico
Movimento 5 stelle
Alleanza Verdi – Sinistra
+ Europa
Italia Viva
Azione
 
Alla segreteria confederale CGIL
Alla presidenza nazionale ARCI
Alla segreteria nazionale ANPI


 
TESTO DELL’APPELLO PROMOSSO DALL’ASSOCIAZIONE 

“IL ROSSO NON È IL NERO” DI SAVONA 

(mail: astengo.franco@gmail.com)


Il punto centrale del nostro ragionamento può essere così riassunto:
occorre far comprendere appieno che la pericolosità massima del tentativo in atto da parte della destra di modificare la formula elettorale non risiede tanto nella questione della governabilità e quindi della semplice traduzione dei voti in seggi, quanto nel mutamento (per via ingannevolmente surrettizia) della forma di governo parlamentare.
L’indicazione del candidato/a alla presidenza del Consiglio preventivamente richiesta alle coalizioni e alle eventuali liste autonome in occasione delle elezioni legislative generali assumerebbe alcuni significati precisi: 1) il contrasto oggettivo con la Presidenza della Repubblica perderebbe la sua prerogativa essenziale di scelta del Presidente del Consiglio con il rischio di una frattura istituzionale difficilmente sanabile 2) In secondo luogo il collegamento diretto ( e innegabile) tra il candidato presidente del consiglio e il listino di maggioranza (eletto in blocco dalla maggioranza) renderebbe gli eletti con questa formula (non sindacabili perché su lista bloccata) parte (decisiva) del Parlamento direttamente subordinata alla Presidenza del Consiglio (simil stabunt simil cadent). Se si verificasse il tipo di situazione appena descritta si renderebbe il ruolo del Presidente della Repubblica del tutto superfluo sulla scelta politica più importante spingendo così l’insieme del sistema verso il presidenzialismo di un “eletto del popolo” non intermediato da un voto di fiducia espresso dalle Camere, reso anch’esso superfluo dall’elezione diretta in blocco  del listone di maggioranza. Questo significherebbe il totale rovesciamento dell’impostazione adottata nella Costituente sulla forma di governo superando “de facto” la centralità parlamentare.
Inutile ricordare gli accenti contenuti in questo tipo di impostazione e risalenti alla legge Acerbo del 1924 e al plebiscito del 1929.
Ci rivolgiamo ancora una volta come in precedenti occasioni a quelle associazioni e organi informativi di cultura politica con i quali intratteniamo da tempo rapporti di collaborazione per avanzare una proposta di appello sul tema fondamentale della difesa della Democrazia Repubblicana.
È necessario che nelle forze politiche democratiche e costituzionali non prevalga la tentazione di allinearsi nell’idea di utilizzo di questo marchingegno a fini propri personalistici. Per questo ci appelliamo alle forze politiche, ai sindacati, ai soggetti associativi allo scopo di aprire un confronto di merito su questo delicatissimo tema.



Primi firmatari:
Associazione per il Rinnovamento della Sinistra - Roma
Associazione Enrico Berlinguer - Milano
Associazione “Laudato Sì” alleanza per la giustizia sociale - Milano
Associazione “Articolo 21” per il diritto all’informazione - Roma
Associazione “Socialisti in Movimento” - Milano
“Critica Sociale” rivista - Milano
“Alternative per il Socialismo” rivista -Roma
ATTAC Italia - Roma
Associazione Mediterranea - La Spezia
Associazione “Infiniti Mondi” - Nola (Napoli)
Circolo Pertini - Sarzana
“La Bottega del Barbieri” blog di spazio culturale 

e di attivismo politico - Imola
“Ancora Fischia il Vento” blog di politica internazionale 

e geopolitica - Rimini
“Odissea” blog di dibattito politico-culturale - Milano
“La Sinistra quotidiana” sito comunista di informazione politica
“Il Lavoro” giornale socialista - Salerno
Associazione “Socialismo 1892”  - Taranto
Circolo “Calogero - Capitini” - Genova
Comitato Ligure Scuola e Costituzione - Genova
Biblioteca Popolare di Bubbio (Asti)
Officina Lavagnese - movimento politico civico e progressista  Lavagna (Genova)
Circolo Aldo Moro - Genova
ATTAC  - Savona
Sezione ANPI di Sassello (Savona)
“La nuova Savona” quotidiano online
Associazione “Il Rosso non è il Nero” - Savona

 

 

mercoledì 8 luglio 2026

I NANI DELLA NATO
di Franco Continolo



È un momento precario per la NATO, scrive Alexandra Sharp sulla News letter di Foreign Policy. Potremmo più chiaramente dire che in un mondo – in un’Europa – dove prevalessero i lumi della ragione, l’Alleanza si sarebbe già sciolta; il motivo non è Trump, ma la mancanza di strategia, ovvero di giustificazione politica. La strategia, diceva von Clausewitz, è solo politica, perché la vittoria militare per essere risolutiva deve portare alla pace, all’ordine, concetti strettamente politici – l’unica pace concepibile dal punto di vista militare, come sosteneva von Moltke dopo Sedan, è quella data dall’annientamento del nemico, dalla tabula rasa. Trump non ha strategia, ma ha il merito di non vederne neanche nella NATO, i cui "concetti strategici” sono delle autentiche boiate aventi lo scopo di creare disorientamento, incertezza, paura quindi dipendenza (dagli Stati Uniti), e di dirlo con franchezza. Strategia vuol dire necessità, ma in un’alleanza significa anche solidarietà, altra virtù assente nella NATO – se vi fosse solidarietà si considererebbe il riarmo come investimento comune, da dividere in proporzione alle capacità. Invece della solidarietà c’è il clientelismo trumpiano di stampo mafioso, al quale un’Europa guerrafondaia non ha niente da obiettare. Il risultato della generale confusione ideologica, della non-strategia, è che ad Ankara si confrontano due guerrafondai che in quanto tali dovrebbero andare d’amore e d’accordo: invece, gli uni, l’Europa, è animata dalla guerra alla Russia, e gli altri, l’America, preferirebbe un impossibile pateracchio sull’Ucraina per dare l’impressione di governare il mondo. Giustamente Alastair Crooke vede nel MOU un altro pateracchio, in attesa di sferrare il colpo decisivo contro l’Iran – la differenza tra i due pateracchi è che il primo avrebbe l’obiettivo di continuare a tenere la Russia sotto pressione, in attesa del crollo. L’altro tratto comune tra Europa e America è che entrambe marciano verso la guerra senza l’approvazione dei parlamenti (se si eccettua quella cloaca che è il parlamento europeo). È il tema del commento di Scott Sumner, scritto più di un anno fa, prima delle due guerre persiane. Sumner è un economista che, come Lippmann, vede la guerra come risultato della mancanza di una politica estera – la differenza è che il primo chiama questa mancanza ambiguità. L’altra differenza è che mentre per Lippman la politica estera per non essere episodica, improvvisata deve unire il paese, per Sumner è già qualcosa se la dichiarazione di guerra, anziché da un uomo solo è firmata dalla maggioranza del parlamento. La posizione di Lippmann appare comunque più solida; Sumner è uno di quelli che credono che dare armi all’Ucraina e spingerla a una guerra per procura, non sia guerra.

CASIRAGHY - DI POCE



Fondazione Sormani Prota Giurleo ETS - Sormano (Co)        Con patrocinio del Comune di Sormano (Co)  


             

Comunicato Stampa
 
Presentazione del libro di Donato Di Poce e mostra di opere di Alberto Casiraghy.
Luogo: Casa dei quadri Piazza Santa Maria Sormano (Como)
Titolo: L’arte di stampare sogni: Donato Di Poce e Alberto Casiraghy
Inaugurazione: Venerdì 17 luglio 2026 alle ore 16,30
Durata: sino a domenica 2 agosto 2026
Orari: venerdì, sabato e domenica dalle ore 16 alle 18,30
Informazioni: +39 3470312744  contatti@fondazionesormaniprota-giurleo.it Antonella Prota-Giurleo antonellaprotagiurleo@gmail.com


 
La Fondazione Sormani Prota Giurleo ETS propone un incontro tra Donato Di Poce, poeta, critico d’arte, scrittore, fotografo, autore del libro, recentemente edito da I Quaderni del Bardo Edizioni, Alberto Casiraghy. I sogni di un Pulcinoelefante tra Arte e Poesia, e Alberto Casiraghy, artista, poeta, editore. L’incontro si svolgerà Venerdì 17 luglio alle 16,30; nella stessa occasione verrà inaugurata una mostra di opere di Alberto Casiraghy, le opere saranno esposte sino al 2 agosto.
Riportiamo qui il comunicato edito da I Quaderni del Bardo Edizioni sul testo scritto da Donato Di Poce.



“I Quaderni del Bardo Edizioni annuncia l'uscita di Alberto Casiraghy. I sogni di un Pulcinoelefante tra Arte e Poesia, l’opera definitiva firmata dal critico e poeta Donato Di Poce dedicata a uno dei personaggi più eccentrici e amati del panorama culturale italiano. Il libro esplora l'officina creativa di Alberto Casiraghy a Osnago, definita un "luogo magico di produzione di felicità". Casiraghy, pittore, editore, liutaio e aforista, è il creatore delle celebri edizioni Pulcinoelefante: libretti rari prodotti giornalmente con caratteri mobili su carta pregiata, diventati oggetto di culto per collezionisti di tutto il mondo. Il volume approfondisce il legame artistico e umano tra Casiraghy e Alda Merini, un sodalizio durato diciotto anni che ha dato vita a ben 1.189 titoli, rendendo Casiraghy il "vero editore" della poetessa dei Navigli. Attraverso un ricco album fotografico e analisi critiche originali, Di Poce svela un artista che vive "nel segno della polisemia e dell'empatia con il mondo"."Alberto è un Principe innamorato della poesia e dell’Immaginazione", commenta l'autore Donato Di Poce nel volume. "Ai suoi libri devo eterna gratitudine: sono stati per me dei dispositivi salvavita all'inizio del mio percorso". Il testo arriva in un momento di grande rilancio per l’opera di Casiraghy, dopo che il Comune di Milano ha acquisito il suo prezioso archivio di quasi undicimila titoli, ora conservato a Casa Boschi Di Stefano”.
 

martedì 7 luglio 2026

LA FORESTA NON È PIÙ PIETRIFICATA
di Alfonso Gianni



Il risiko bancario continua a svilupparsi senza che all’orizzonte appaia una pax bancaria. La famosa definizione di “foresta pietrificata” coniata nel 1988 da Giuliano Amato per descrivere il sistema bancario italiano è da tempo tramontata. Gli “alberi” non stanno fermi, anzi si muovono guardinghi e furtivi anche al di là degli italici confini. Allo stato delle cose nessuno può dire se al risiko bancario di questi mesi sia subentrata una pax bancaria. Anzi non sembra affatto. Quello che è successo fin qui ha certamente delineato un processo di ristrutturazione e di centralizzazione del sistema bancario italiano. Il fatto che ciò avvenga mentre il mondo è avvolto in un sistema di guerra ove improbabili accordi di pace non sono altro che una parentesi tra un conflitto ed un altro, o tra una fase dello scontro ed un’altra del medesimo, dimostra ancora una volta che il capitalismo, e a maggior ragione il finanzcapitalismo, non solo crea crisi e l’instabilità geopolitica marcata da guerre, ma poi soprattutto le sfrutta per dare vita o registrare nuovi assetti di potere.



Il collocamento del Tesoro del 15% di Mps, la terza tranche del processo di privatizzazione, nel novembre del 2024 ha dato inizio alle danze. Il ministro Giorgetti si fregava le mani perché, a dir suo, si profilava così un terzo polo bancario italiano. Che la questione dell’italianità sia in realtà una coperta troppo corta e per giunta tirata di qua e di là, a seconda delle convenienze, è un'altra delle evidenze che tutta questa storia trascina con sé. Infatti è stato lo stesso Giorgetti, al fine di impedire la scalata di Unicredit a Banco Bpm – con la scusa di un “pericolo russo” che la prima avrebbe portato con sé per il suo noto attivismo dalle parti dell’Europa orientale e nella stessa Russia – a permettere a Crédit Agricole di salire nel capitale della banca milanese fino al 23%, per poi arrivare al 29,9% dal momento che vi è già l’autorizzazione della Bce.
Il nuovo quadro pare delinearsi attorno a questi poli. Il primo gruppo sarà costituito da Banca Intesa. Se le sue mire su Mps vanno in porto potrà contare su più di 3mila filiali, grazie ai 625 sportelli che la banca senese porta in dote. Il livello della capitalizzazione borsistica salirebbe di parecchio spingendo Banca Intesa al secondo posto tra le banche della Unione europea con un valore di quasi 130 miliardi di euro, preceduta solo dalla spagnola Santander.



Il secondo polo nascerebbe sotto l’egida di Unipol, la quale riceverà 635 sportelli da Banca Intesa a un prezzo probabilmente non di molto superiore ai 3 miliardi. Insieme a questi l’ex “banca rossa” acquisirà il marchio Monte dei Paschi e soprattutto 2 milioni di clienti, nonché una raccolta di oltre 50 miliardi. A questo punto l’intenzione di Unipol è di fondere questo veicolo con Bper di cui possiede già circa il 30%.



Il terzo polo sarebbe quindi costituto da Unicredit, la quale però difficilmente resterà ferma. Le eventuali varianti rispetto al quadro fin qui prospettato derivano proprio dalle possibili iniziative che il gruppo guidato da Andrea Orcel potrà assumere. La via potrebbe essere quella già tracciata in passato, ma che venne ostruita dal governo Meloni (per via del già richiamato “pericolo russo”). Ovvero una nuova offerta su Banco Bpm, la cui integrazione la porterebbe a ridosso di Banca Intesa. Più fruttifero e concreto è un maggiore impegno sul fronte tedesco, dove Unicredit è già arrivata al 42,5% di Commerz-bank, malgrado la formale opposizione del governo tedesco. Un segnale cui tutti prestano la massima attenzione, perché potrebbe significare un “liberi tutti” in ambito Ue, con buona pace per la retorica nazionalista.
Resta complicata la situazione di Bpm. Da un lato la sua proposta di fusione alla pari con Mps è apparsa subito debole, incapace di contrastare l’offerta di 30 miliardi avanzata da Banca Intesa. Dall’altro lato anche un rinnovato tentativo di Unicredit nei suoi confronti è reso più complicato dalla rafforzata presenza dei francesi di Crédit Agricole che non vogliono cedere posizioni.



Quale sarà la sorte del boccone più prelibato: il Leone di Trieste, ovvero Generali? Gli assalti non sono una novità, ma ora è diverso, dal momento che Banca Intesa entra in Generali attraverso Mps con una quota del 13%, potendo, se lo volesse, arrivare al 20%. Se i desideri di Carlo Messina dovessero andare in porto prenderebbe vita un campione bancario assicurativo europeo.
Il modello che si profila vincente è quindi quello banco-assicurativo, che associa le operazioni bancarie classiche alla vendita di prodotti assicurativi, poggiando sulle reti digitali e una strategica diffusione degli sportelli. Alla base del risiko non vi è solo la ricerca del too big too fail, ma la convinzione tutt’altro che infondata che il l’insicurezza per il proprio futuro che si è diffusa in tutti i paesi e lo smantellamento del welfare, cioè dei sistemi di protezione pubblica, spingono le persone a risolvere tramite private assicurazioni i problemi di una loro pur relativa tranquillità. E il capitale ne approfitta, visto che è un mestiere che sa fare molto bene dopo secoli di storia.
 

CASA ROSSA DI MILANO
Il dolore di Gaza 





MILANO ARTE MUSICA


Ensemble Cantissimo

Prosegue Milano Arte Musica, il festival internazionale di musica antica promosso dall’Associazione Culturale La Cappella Musicale che fino al 27 agosto porta in alcune delle più significative chiese e sale da concerto della città i migliori interpreti internazionali del repertorio antico. Il prossimo appuntamento del viaggio “alle radici degli affetti”, che connota la XX edizione del festival, è nuovamente nella Basilica di Santa Maria della Passione, giovedì 9 luglio alle 20.30, per Heinrich Isaac: Imprints. Il concerto porta la firma dell’Ensemble Cantissimo, formazione vocale d’eccellenza svizzero-tedesca guidata dall’organista Markus Utz, e propone un percorso attorno all’eredità di uno dei pionieri della polifonia, il compositore fiammingo Heinrich Isaac. Il programma fonde in un unico racconto sonoro canto gregoriano, polifonia rinascimentale e improvvisazione contemporanea. Nei giochi acustici offerti dai monumentali spazi della basilica, questi elementi si rispecchiano e si riscrivono grazie al sassofono di Sandro Compagnon, giovane ma già pluripremiato musicista francese.


Raffaele Mellace
 
Scrive il musicologo Raffaele Mellace: «Ci immette di prepotenza nel rito il programma monografico dedicato a uno dei maestri più luminosi del contrappunto rinascimentale. Heinrich (Henricus o Arrigo, com’era chiamato nell’Europa cosmopolita a cavallo tra Quattro e Cinquecento) Isaac era nato nello stesso torno d’anni di Leonardo da Vinci, di cui è lecito immaginarlo coetaneo, nelle Fiandre o in Brabante, circostanza che, secondo gli usi coevi, non contraddice la qualifica di “tedesco” che gli veniva attribuita in Italia. Dagli anni Ottanta del Quattrocento lo troviamo impegnato in un pendolo transalpino tra Impero e Italia, tra gli Asburgo d’Austria e Firenze. A Innsbruck è al servizio del duca Sigismondo, a Firenze è cantore al Battistero di S. Giovanni, membro della confraternita di S. Barbara alla Ss. Annunziata detta “dei fiamminghi” e al servizio dei Medici, di Lorenzo e dei figli Piero e Giovanni, quest’ultimo poi papa Leone X. Sposato a una fiorentina, con la cacciata dei Medici da Firenze Isaac viene assunto come compositore nella Cappella da poco istituita a Vienna dall’imperatore Massimiliano I. Con il nuovo secolo, e la maturità, si moltiplicheranno i viaggi e gli incontri, tra la Dieta imperiale di Costanza, l’abbazia di Novacella in Alto Adige, le corti di Innsbruck, Ferrara e Firenze, dove, forte dell’appoggio di Leone X, ottenuta la nomina a canonico del Duomo, il compositore si spegnerà nel 1517, un mese prima che Leonardo parta per la Francia.
Isaac appartiene, con Josquin e Obrecht, alla terza generazione di musicisti franco-fiamminghi. Questa collocazione comporta da un lato il portato fondamentale della tradizione fiamminga, in cui la complessità della polifonia, dalla tendenziale uguaglianza delle linee vocali, esalta il carattere autonomo della musica, che assurge a pensiero, pensiero puro. Dall’altro, all’altezza di Isaac, cioè di un autore attivo dagli anni Settanta/Ottanta del Quattrocento, si verifica un’apertura decisiva di quell’arte del Nord verso l’Italia: un dialogo con la civiltà musicale al di qua delle Alpi che avrà conseguenze di lunga durata su quest’ultima, che per conto suo offrirà il contributo della cultura dell’umanesimo, con la sua inedita centralità della parola che viene a equilibrare, in una dimensione per dir così verticale, quella orizzontale della polifonia fiamminga.
All’interno della produzione di Isaac, di particolare rilievo per il progetto che esprime il concerto odierno è il fondamentale Choralis Constantinus. Si tratta di una raccolta in tre volumi di ben 375 mottetti per tutte le domeniche e le principali festività dell’anno liturgico, commissione del capitolo del Duomo di Costanza (sicuramente rispetto al II libro – che, curiosità, nel 1909 venne ripubblicato in edizione critica da Anton Webern a Vienna, mentre I e III potrebbero essere legati al servizio presso la cappella imperiale). Come si accennava, Isaac aveva accompagnato l’imperatore Massimiliano I alla Dieta imperiale di Costanza tra il 1505 e il 1508: una visita che dovette impressionare i canonici, che appunto il 14 aprile 1508 gli commissionarono un impegno tanto colossale, che Isaac onorò entro il novembre 1509 ma che, tuttavia, con l’abbandono della confessione cattolica a Costanza, e dunque dei suoi riti, non poté godere d’una fortuna liturgica di lungo periodo, nonostante l’uscita a stampa, a Norimberga, nel 1550/55. 
Il concerto associa Isaac a una figura assai più marginale, l’organista e organaro tedesco Hans Buchner, di trent’anni più giovane ma in relazione con il collega maggiore, che incrociò sicuramente a Costanza, dove Buchner s’insediò nel 1506 come organista del duomo, carica che conservò finché la Riforma non si propagò alla città, nel 1526. Con una sua pagina, uno di una decina di introitus giunti fino a noi, si apre il nostro concerto.
Il concerto odierno declina questo (doppio) ritratto di musicista lungo l’asse di alcune celebrazioni liturgiche, ricostruite in nuce, in una sorta di trittico. Ci si concentra in particolare sulle due feste primaverili, strettamente connesse, di Pasqua e Pentecoste, con una terza anta del trittico dedicata alla devozione mariana. Nei tre pannelli di avvicendano, a mo’ di campione, diversi exempla della varietà di sezioni previste dal proprium della liturgia di ciascuna festa, i cui testi richiamano specificamente quest’ultima. Particolarmente rappresentata la sezione dell’introitus, vocale o realizzata all’organo, cui spetta il compito decisivo di stabilire immediatamente i riferimenti biblico-teologici e dunque il tono della festa cui la liturgia è intonata».


 
Markus Utz

Giovedì 9 luglio 2026, ore 20.30
Basilica di Santa Maria della Passione
Via Conservatorio, 16
 
Heinrich Isaac: Imprints
Ensemble Cantissimo
Sandro Compagnon, sassofono
Markus Utz, organo e direzione artistica


 
Sandro Compagnon
 
Gli autori
Hans Buchner, Heinrich Isaac, Johannes Schremm, Sandro Compagnon.
 
Organico
soprano - Iris-Anna Deckert
alto - Jonathan Kionke
tenore - Philipp Claßen
basso - Roland Faust

PALAZZO MARINO IN MUSICA  


 

Domenica 12 luglio 2026, ore 11.00 I Madrigalisti Estensi: Valentina Ferrarese, mezzosoprano, Andrea Rigano, violoncello barocco, Giulio Petrella, tiorbaMichele Gaddi, clavicembalo e direzione presentano Le nuove musichea alla XV edizione di Palazzo Marino in Musica, omaggiando la monodia accompagnata di fine Cinquecento, inizio Seicento.
Questo programma esplora tale trasformazione concentrandosi sulla Corte Estense, prima a Ferrara e poi nel Ducato di Modena e Reggio. Quasi tutte le musiche provengono dal fondo della Biblioteca Estense Universitaria di Modena, testimone di una dinastia legata al mecenatismo musicale.
Il concerto ripercorre l’evoluzione della monodia nelle sue declinazioni sacre e profane, vocali e strumentali. Si apre con l’anonimo Deh piangianima mia, ponte verso il canto a voce sola. Il teatro del melodramma è evocato da Monteverdi (In un fiorito prato da L’Orfeo) e Cavalli (Delizie e contenti da Giasone). L’intimità della cantata emerge con Benedetto Ferrari e Vincenzo De Grandis, mentre il sacro trova spazio con Pietro degli Antonii e Antonio Maria Pacchioni. La rivoluzione monodica plasmò anche il linguaggio strumentale, come mostrano le pagine di Bellerofonte Castaldi, Bernardo Pasquini e la Sonata I a violoncello solo di Domenico Gabrielli.
Accanto ad autori celebri, il programma riporta alla luce un patrimonio sommerso, con diverse musiche in prima esecuzione moderna: un affresco vivido della vita musicale estense, dove la monodia si fa linguaggio universale, capace di cantare, commuovere e raccontare.



I biglietti d’ingresso sono gratuiti con prenotazione: a partire dalle ore 9.30 del giovedì precedente ogni concerto è possibile prenotarli online sul sito www.palazzomarinoinmusica.it oppure ritirare quelli cartacei disponibili presso la biglietteria delle Gallerie d’Italia - Milano.
 
La rassegna Palazzo Marino in Musica è realizzata in collaborazione con il Comune di Milano ed è organizzata da EquiVoci Musicali.

Le Istituzioni coinvolte nel 2026 come partner sono Comune di Milano, MM Spa, la Centrale dell’Acqua di Milano, Aquaflor, Gallerie d’Italia - Milano, museo di Intesa Sanpaolo e il Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

La rassegna è sostenuta da Intesa Sanpaolo.
Sponsor tecnico Fazioli e Serazio pianoforti.

Direzione Artistica: Davide Santi e Rachel O’Brien
Organizzazione: EquiVoci Musicali
Social Media Manager: Gledis Gjuzi
Ufficio Stampa: Andrea Zaniboni
Tel. 349 8523022 | ufficiostampa@palazzomarinoinmusica.it
www.palazzomarinoinmusica.it
Facebook, Instagram, YouTube: Palazzo Marino in Musica

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