RICORDANDO GAETANO AMOROSO
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UNA NUOVA ODISSEA...
DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES
Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.
Angelo Gaccione
LIBER
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
mercoledì 6 maggio 2026
PALAZZO MARINO IN MUSICA
XV Edizione / Stagione 2026 “Controcanto”
10 Maggio – 8 Novembre 2026
Sala Alessi – Palazzo Marino
Piazza della Scala 2, Milano.
Da quindici anni la rassegna Palazzo
Marino in Musica, realizzata in collaborazione con il Comune di Milano, propone concerti gratuiti
nella suggestiva Sala Alessi di
Palazzo Marino, edificio cinquecentesco sede
dell’amministrazione comunale e cuore della vita istituzionale della città.
Ogni stagione è costruita attorno a un tema che lega i concerti in un percorso
musicale e culturale unitario, offrendo al pubblico una chiave di ascolto ampia
e articolata. Il tema della XV edizione, in
programma da maggio a novembre 2026, è
“Controcanto”: un
invito ad ascoltare la musica non come linea singola, ma come relazione tra più
voci.
Come sottolineano i direttori artistici Davide Santi e Rachel O’Brien:
«La melodia singola basta a se stessa. Il controcanto
aggiunge una seconda voce: non seguiamo più una linea, ma la relazione tra le
linee. È l’inizio della musica in senso completo: trasforma il monologo in
dialogo. Due voci che parlano insieme, e ciò che conta è quello che accade nel mezzo.
Nel tempo, il controcanto ha assunto molte forme e significati: non è solo una
seconda voce, sono i compositori stessi a cercare il dialogo nascosto. Oggi le
voci si moltiplicano, e il dialogo potrebbe diventare un intreccio complesso;
invece la musica spesso si semplifica. Le ragioni del controcanto ci portano in
un mondo ricco di idee: il controcanto ci fa percepire ciò che sta nel mezzo,
non la somma, ma lo spazio tra le voci.»
Dalla nascita del canto a più voci nei monasteri medievali fino
alle molteplici forme del dialogo musicale contemporaneo, il controcanto
diventa il filo conduttore di una riflessione più ampia: la musica come spazio
di relazione, confronto e trasformazione. Non solo tecnica compositiva, ma
metafora di un dialogo continuo tra epoche, linguaggi, culture e identità.
Anche per il 2026 l’esperienza musicale è arricchita da un percorso sensoriale
che affianca fotografia e profumo. Durante i concerti, il pubblico riceve
cartoline con immagini selezionate dalla giornalista e curatrice
fotografica Maria Sabina Berra e
fragranze proposte da Antonio Artese e
create da Aquaflor.
Non si tratta di accompagnamenti illustrativi, ma di vere e proprie “voci
seconde” che si affiancano alla musica, ampliando l’ascolto e creando nuove
relazioni percettive. I concerti della stagione accolgono giovani talenti e
artisti affermati, esplorando il tema del controcanto attraverso epoche e
linguaggi diversi.
Si apre domenica 10 maggio con Il coraggio dello swing,
affidato alla Millennials’ Orchestra guidata da
Lorenzo Baldasso. Il programma mette in dialogo le figure di
Benny Goodman e Artie Shaw, protagonisti di una stagione in cui la musica jazz
divenne anche strumento di cambiamento sociale, contribuendo al superamento
delle barriere della segregazione razziale. Il concerto restituisce questa
tensione tra musica e società, intrecciando storia e suono in un racconto
coinvolgente.
Il 14 giugno, Racconti nel mezzo riunisce un organico
raro – mezzosoprano, viola e pianoforte - con Julija Samsonova-Khayet, Sabina Bakholdina
e Irina Kravchenko.
Al centro, l’op. 91 di Brahms e la musica di Rebecca Clarke: un dialogo intimo
e profondo tra strumenti e voci spesso interne, che qui diventano protagonisti
di un racconto fatto di resistenza, delicatezza e bellezza nascosta. Il
programma offre inoltre l’occasione di ascoltare pagine di straordinaria
qualità, raramente eseguite.
Il 12 luglio, Michele
Gaddi, insieme a Benedetta
Mazzucato e ai Madrigalisti
Estensi, propone Le nuove musiche, un
percorso alle origini della monodia accompagnata tra Cinquecento e Seicento. Da
Giulio Caccini a Claudio Monteverdi e Francesco Cavalli, il concerto racconta
la nascita di un nuovo linguaggio musicale, centrato sulla voce solista e
sull’espressività della parola. Il programma include anche rare pagine
provenienti dalla Biblioteca Estense, eseguite in prima esecuzione moderna.
Il 13 settembre, la pianista Monica Zhang presenta Dialoghi
nel tempo, un programma che accosta Johann Sebastian Bach e Sergej
Rachmaninov, mettendo in luce un dialogo che attraversa i secoli. Le musiche si
rispondono, si trasformano e si riflettono l’una nell’altra, in un intreccio
che coinvolge anche la figura di Tatiana Nikolayeva, celebre pianista e
compositrice russa del Novecento, nota per le sue interpretazioni di Bach e per
aver unito rigore filologico e straordinaria sensibilità musicale, creando un
controcanto tra epoche, stili e sensibilità.
L’11 ottobre sarà l’Mdi
Ensemble e ospiti a presentare Il suono disegnato, una
lezione-concerto dedicata a Sylvano Bussotti, una delle figure più originali
dell’avanguardia europea. Attraverso partiture grafiche, bozzetti e
interpretazioni dal vivo, il pubblico è guidato in un’esperienza che unisce
musica, arti visive e teatro, esplorando il confine tra segno e suono.
Chiude la stagione, l’8 novembre, Armonie
visive, con le studentesse
e gli studenti del Conservatorio “G.
Verdi” di Milano. Il programma è dedicato alla musica per il
cinema, un repertorio che ha a lungo seguito un percorso parallelo alla
tradizione della sala da concerto: talvolta osservato con distanza, ma capace
di affermare nel tempo la propria autorevolezza. Con pagine di Ennio Morricone,
George Gershwin e Scott Joplin, affidate al Neuma Sax Quartet, queste musiche rivelano
la loro autonomia, trasformandosi in un racconto sonoro capace di evocare
immagini ed emozioni anche al di fuori dello schermo.
I concerti si tengono domenica mattina alle ore 11.00 in Sala
Alessi.
I biglietti d’ingresso sono gratuiti con prenotazione:
a partire dalle ore 9.30 del giovedì precedente ogni concerto è
possibile prenotarli online sul sito www.palazzomarinoinmusica.it oppure ritirare
quelli cartacei disponibili presso la biglietteria delle Gallerie d’Italia –
Milano.
La rassegna Palazzo Marino in Musica è realizzata in
collaborazione con il Comune di Milano ed
è organizzata da EquiVoci
Musicali.
Le Istituzioni coinvolte nel 2026 come partner sono Comune di Milano, MM Spa, la Centrale dell’Acqua di Milano,
Aquaflor, Gallerie d’Italia - Milano, museo di Intesa Sanpaolo e il
Conservatorio “G. Verdi” di Milano.
La rassegna è sostenuta da Intesa Sanpaolo.
Sponsor tecnico Fazioli e Serazio pianoforti.
Direzione Artistica: Davide Santi e Rachel O’Brien
Organizzazione: EquiVoci Musicali
Social Media Manager: Gledis Gjuzi
Ufficio Stampa: Andrea Zaniboni
Tel. 349 8523022 | ufficiostampa@palazzomarinoinmusica.it
www.palazzomarinoinmusica.it
Facebook, Instagram, YouTube: Palazzo Marino in Musica
TRUMPLIADE
di Romano
Rinaldi
Cantami o diva del Trumpide Donald l’ira funesta
che infiniti addusse lutti ai persiani e vieppiù guai inflisse agli amici,
vicini e lontani. Questo potrebbe essere l’incipit di una Trumpliade.
Tuttavia, se la trama del poema omerico può somigliare alla situazione che il
mondo sta attualmente vivendo in quanto trasuda violenza, sopruso, guerra,
distruzione e morte, gli eventi e la narrazione, nel caso del poema epico, sono
emotivamente coinvolgenti, fanno leva su sentimenti che tutti proviamo e seguono
un filo logico, tant’è che riescono ad appassionare gli studenti nell’età più
difficile, i “teen-agers”. Lo stesso ahimè non si può dire per come si sta
dipanando, o forse sarebbe meglio dire inviluppando l’intricatissima matassa
che la guerra all’Iran, scatenata da Donald Trump, sobillato da Benjamin
Netanyahu, con l’intento di raggiungere un qualche obiettivo nell’arco di un
paio di settimane, sta imperversando ormai da ben più dei 60 giorni in cui un
Presidente americano può lanciare un’operazione militare senza l’approvazione
del Congresso. In questo arco di tempo ne abbiamo visto e sentito di tutti i
colori e ben al di là di ogni ragionevole immaginazione. Tanto che si potrebbe
ricorrere ad un altro espediente linguistico usando il termine francese
“tromperie” per definire, a meno di una vocale, la prassi della Casa Bianca.
Non è certo proponibile ricordare qui tutte le occasioni in cui il mondo intero
si è trovato di fronte ad affermazioni, dichiarazioni, ordini esecutivi,
decisioni di attacco o di dialogo, sparate contro (ex) alleati e lusinghe ad
(ex) nemici che si sono susseguite in un continuo turbinio di iperbolici
funambolismi e altrettanto roboanti smentite, usciti dalla bocca o dal Social
(Truth = Verità e qui ci sarebbe da aprire un capitolo a parte!) del “the
Donald”. Cercare una logica, una strategia bellica o anche solo la tattica del
giorno, diventa un esercizio vano. Recentemente poi, sempre più spesso sentiamo
il presidente Trump lanciare invettive contro Paesi, Istituzioni e loro
rappresentanti che nulla hanno a che fare con quella guerra, perché avrebbero
comportamenti non consoni ai suoi intenti. Tanto per citare il caso più
eclatante, persino Papa Leone XIV è stato tirato in ballo per la sua “debolezza
riguardo il tema della sicurezza” e la sua “pessima politica
internazionale” e fino ad accusarlo di essere d’accordo con l’ambizione
dell’Iran di dotarsi dell’arma nucleare (!). Questo, obiettivamente, è un
chiaro segnale di declino del comando e dell’autorità del comandante.
Ad onor
del vero, una buona parte dell’attività destabilizzante e spiazzante di Trump
in campo economico e commerciale, per quanto possa risultare poco comprensibile
ai nostri occhi, pare raggiungere un preciso scopo. Lo si può scoprire
osservando attentamente e confrontando le tempistiche degli annunci, degli
ordini esecutivi o di semplici messaggi social e quelle di ingenti movimenti
di titoli di Borsa fatti da investitori dotati di un fiuto “miracoloso” per
prevedere nell’immediato le dinamiche dei prezzi di beni e servizi direttamente
coinvolti in quelle comunicazioni. Alla faccia delle severe regole del
capitalismo che in passato avrebbero impedito a chiunque manovre di questo tipo
(abuso di informazioni privilegiate = insider trading).
Siamo
dunque di fronte ad un potere personale che si afferma sempre di più in campo
economico e finanziario, e sempre meno in campo politico e istituzionale.
D’altra parte cos’altro ci si potrebbe aspettare da un imprenditore immobiliare
di New York? Quanto di più simile al tipico gangster americano e ai suoi
metodi. Ad esempio quelli di cui egli si fa gran vanto per essere uno
specialista degli accordi (deal maker), effettivamente basati
sull’estorsione con la forza di cui dispone come comandante delle forze armate
più potenti al mondo.
Tuttavia,
come per tutte le medaglie c’è anche un rovescio. Questa sfrenata ed
apparentemente illogica condotta che ancora gode del sostegno di una discreta
parte del suo elettorato negli USA, soprattutto di coloro che ancora vedono con
condiscendenza le sue immagini in pose assurde quando non oltraggiose, sta
portando ad un progressivo ed inesorabile allontanamento da parte degli
estimatori europei e devo notare con una certa soddisfazione persino da parte
della nostra Presidente del Consiglio, finalmente giunta anch’ella a qualche
resipiscenza.
È forse
ancora presto per individuare il fallimento del progetto populista dei
neonazionalismi e sovranismi propugnata dall’ “Internazionale dei Conservatori”
ma si possono cominciare ad intravedere le prime avvisaglie della necessità
almeno di rivedere alcuni dei capisaldi del movimento che non reggono la prova
dei fatti.
Parimenti
si sta aggiungendo qualche motivo di speranza per un risveglio della coscienza
liberal democratica europea, con la presa d’atto, in sintonia con le
enunciazioni fatte dal primo ministro Canadese Mark Carney, del cambiamento che
si impone nei rapporti con gli USA di Donald Trump (o siedi a tavola o sei nel
menu) e la conseguente necessità di accelerare il processo politico verso un
federalismo compiuto dell’Unione Europea.
martedì 5 maggio 2026
DAL NOMOS AL KAOS
di
Franco Astengo
Riprogettare le coscienze e la
società.
Roberto
Ciccarelli (‘il Manifesto’ 3 maggio) analizza il testo di Kaos il nuovo
libro di Massimo Cacciari e Roberto Esposito sviluppando il suo ragionamento sui
termini che i due autori individuano nella distruzione del "Nomos" e
nel Kaos il punto di frontiera dove il mondo si è inabissato in una guerra
civile mondiale, la politica scompare dietro l'efficienza interessata degli
algoritmi, mentre si rafforzano i riferimenti al sangue, all'identità e al
patrimonio.
Non basta però affrontare il Kaos
acconciandosi con l'espressione del "senso del limite" dentro ai
confini stabiliti dai canoni novecenteschi. Il Kaos ha dentro gli arcaismi
ipertecnologici dei nuovi fascismi: questo fatto necessita - appunto - una
"riprogettazione della società" considerandolo (come del resto
Cacciari sostiene da tempo, forse da "Krisis") fase ambivalente oltre
la dissoluzione del Nomos, quale "grembo generativo per ogni possibile
ordine futuro". All'idea del "riprogettare la società" andrebbe
però anteposta l'idea del "riprogettare la coscienza" quale punto di
affrontamento del nodo "individuo/collettivo": nodo che è saltato
dall'epoca del passaggio dall' "homo faber" all'uomo-consumo.
Non basta quindi il "senso
del limite" (come nell'ipotesi ecologista ed eco-socialista) e non è certo
sufficiente una riproposizione della società socialista raccolta attorno al
vecchio intreccio "socialismo e democrazia".
Vale la conclusione dell'articolo
di Ciccarelli "Il compito di un pensiero politico è passare da una
scienza del limite (cioè la resistenza) verso una prassi istituente (cioè la
creazione")."
Rimane attuale il tema della
lotta di classe a partire dai rapporti sociali di produzione al fine di creare
soggettività capaci di progettare e sostenere una nuova transizione? Questa
domanda è ancora valida? Difficile disporre di risposte efficaci.
Nello stesso giorno, 3 maggio,
della pubblicazione dell'articolo di Ciccarelli nel merito del libro di
Cacciari e Esposito sulle colonne della ‘Lettura del Corriere della Sera’ il
politologo Mark Leonard mette in guardia l'Occidente: "Il consenso sulle
regole non tornerà più (di conseguenza il Nomos n.d.r) cambia tutto in base a quattro agenti:
capitale, clima, tecnologia, civiltà."
Leonard allora distingue tra
"architetti" ed "artigiani". Un confronto che si colloca
ben oltre il confronto tra Oriente e Occidente, tra autocrazie e democrazie.
La scommessa dei prossimi tempi,
almeno ad avviso di chi scrive, sarà sul ruolo degli architetti: gli architetti
del pensiero dovranno tornare a lavorare in termini storici immaginando il
mondo come dovrebbe essere e in quale mondo si potrà fornirgli nuova forma come
era avvenuto nel grande confronto tra '800 e '900. Guardare cioè alle forze
profonde che stanno trasformando l'orizzonte umano, riaprendo così il discorso
della transizione dal Kaos. Quelli che potevano apparirci come i punti-cardine
di un progetto adesso possono essere considerati soltanto elemento di partenza:
Pensiamo alla democrazia.
Una questione sulla quale è necessario dimostrarsi estremamente chiari nelle
nostre espressioni. In precedenza all’esplosione dell’emergenza sanitaria la
democrazia liberale appariva già in forte difficoltà (svaniva allora il sogno
della "fine della storia).
È urgente rinnovare un tentativo di transizione dal Kaos partendo
da un punto fermo: l'inevitabilità di ricostruire una coscienza e una volontà
politica, prima ancora di elaborare (e indicare) una proposta di società.
Assieme ricostruire la coscienza dell'io penso e la coscienza morale, il
pilastro dell'etica. Ferma restando però la necessità della battaglia politica
quotidiana attorno all'esistente e al contingente da condurre prioritariamente
per l'affermazione dei principi costituzionali che rimangono traccia
intangibile da considerare elemento concreto del progetto di transizione dal
Kaos.
La difesa dei principi costituzionali e la lotta politica
immediata rappresentano una necessità che non si intende negare: sarà
l'intreccio tra la battaglia politica quotidiana anche negli aspetti
maggiormente legati ai "rami bassi" e la definizione dell'orizzonte a
stabilire i termini di una possibile transizione da muovere in una complessità che
segnerà comunque il passaggio della storia evidenziando colossali
contraddizioni.
La coscienza della propria appartenenza e la volontà
politica di determinare il cambiamento rimangono fattori insuperabili
e necessari come motore di qualsivoglia iniziativa della trasformazione dello
stato presente delle cose.
Attenzione però lo stato presente delle cose va cambiato sia nel
senso della condizione oggettiva della nostra esistenza sia in quello
dell'assunzione di una consapevolezza soggettiva del vivere con gli altri.
LA GENTILEZZA
E LA DOLCEZZA
di Angelo Gaccione
Sono tante le qualità che possiamo trovare in un essere umano,
tuttavia non saprei dire, fra la dolcezza e la gentilezza, quale sia più
ammirevole. La prima sembrerebbe una qualità innata, una virtù forse inscritta
nel dna e che si eredita, perciò non tutti la possiedono. È così intimamente
connaturata alla persona da formarne il carattere. La seconda attiene
all’educazione, alla propria formazione morale, e si può conquistarla solo con una
profonda consapevolezza che implichi il rispetto degli altri, la vicinanza
solidale con i propri simili, con ogni essere sensiente che ci circonda. Non ho
più dimenticato la perorazione della dolcezza che se ne fa nel brano di un
famoso racconto: “Una donna dalla bellezza conturbante può tenermi avvinto per
il tempo del mio turbamento; ma una donna dolcissima può fare quello che vuole
del mio cuore, può disporne a piacimento ed io le sarò sempre devoto” e
concludeva: “La bellezza senza dolcezza è frigida”. E la gentilezza? Ho scelto
in proposito le definizioni che ne danno tre personalità differenti: il
musicista tedesco Ludwig va Beethoven: “Io non conosco nessun altro segno di
superiorità nell’uomo che quello di essere gentile”; lo scrittore americano
Mark Twain: “La gentilezza è un linguaggio che il sordo può sentire e il cieco
può vedere”; il grande militante e teorico della nonviolenza, l’indiano Mohandas Karamchand Gandhi: “Con la gentilezza si può scuotere il mondo”. Tre visioni
che conferiscono alla gentilezza un valore enorme. Beethoven ne fa un segno di
distinzione superiore a tutti gli altri, e Mark Twain vede nella pratica
concreta della gentilezza, un linguaggio che non ha bisogno di parole. Un
linguaggio fatto di gesti che diventano cura, attenzione, disponibilità,
disinteresse. Un linguaggio silente, ma prezioso nel suo farsi, nel suo
donarsi, senza chiedere, senza contropartita. Pensiamo soltanto al semplice
gesto di aiutare un anziano ad attraversare la strada. Quanto a Gandhi, l’ha
sperimentata tutta la vita la gentilezza, offrendo persino il suo fragile corpo
agli aguzzini. E li ha scossi con la sua rivoluzione gentile, li ha costretti a
provare orrore della loro ferocia.
IDRA INVITA

Cliccare sulla locandina per ingrandire
Sabato prossimo 9 maggio, fra le 9 e le 13, a Villa Demidoff,
nel Parco Mediceo di Pratolino (locandine e programma in allegato), si tornerà
a parlare di un nodo irrisolto della sanità, dell’urbanistica e dell’ambiente,
che che
riguarda Firenze, l’intera area fiorentina e il Mugello: l’ex sanatorio Guido
Banti. Un gioiello architettonico circondato da un grande abbraccio
di conifere, un tempio della salute impresso nella memoria di generazioni di
cittadini, oggi abbandonato da decenni a dispetto del valore dei luoghi e della
crisi profonda della sanità pubblica che affligge la popolazione in tempi di
investimenti in arsenali bellici piuttosto che in salute e in granai. Attraverso una riflessione
multidisciplinare l’incontro, patrocinato dalla Città Metropolitana di
Firenze e dal Comune di Vaglia, si propone di riaprire una finestra di
attenzione sul caso-Banti e di iniziare a raccogliere un ampio e variegato
ventaglio di proposte perché quel bene sanitario, ambientale, storico e architettonico
esca dalle condizioni di degrado e di pericolosità in cui versa e torni a
rappresentare per la comunità – anche a tappe, anche a pezzi - un valore
fruibile condiviso.
Bentrovati, se anche voi ci sarete! [Idra, Firenze]
![]() |
| Cliccare sulla locandina per ingrandire |
GLI INCONTRI DI APICE
In
collaborazione con il Dipartimento di Studi storici “Federico Chabod”, APICE (Archivi della Parola, dell’Immagine e della Comunicazione Editoriale) organizza
il seminario L’individualismo anarchico a Milano. Politica, editoria e
arte agli inizi del XX secolo che si terrà martedì 12 maggio 2026
a partire dalle ore 14:30 in Aula 113 (via Festa del Perdono 3, Università
degli Studi di Milano). L’iniziativa si
inserisce nel contesto di valorizzazione del Fondo Giuseppe Monanni conservato
ad APICE. Il fondo comprende l’archivio e la biblioteca dell’editore anarchico
Giuseppe Monanni (1887-1952), attivo a Milano tra anni Dieci e Trenta,
insieme alla compagna Leda Rafanelli (1880-1971), alla guida di diverse
imprese editoriali. La raccolta documenta in modo significativo la cultura
anarchica del periodo, includendo anche riviste rare, materiali
redazionali, corrispondenza e documentazione relativa alla censura e alle
attività editoriali sotto il regime fascista.
Il seminario intende approfondire la
complessità dell’individualismo anarchico milanese attraverso un approccio
interdisciplinare, mettendo in dialogo storia politica, storia delle idee,
storia dell’editoria e storia dell’arte. All’inizio del Novecento Milano si
affermò, infatti, come uno dei principali laboratori dell’anarchismo
individualista in Europa. Giornali, riviste e case editrici animavano un
ambiente dinamico e stratificato, in relazione costante con la politica, il
mondo del lavoro e le arti. Nonostante questa centralità, il fenomeno è rimasto
poco esplorato dal punto di vista storiografico, risultando perciò meritevole
di ulteriori approfondimenti.
Il programma prevede interventi
dedicati a Ettore Molinari, Nella Giacomelli, Carlo Carrà, Ugo Fedeli, Bruno
Filippi, Leda Rafanelli e Giuseppe Monanni.
Introduce Gianfranco Ragona
(Università di Torino), coordina Lorenzo Pezzica (Università di
Bologna). Intervengono Elena Papadia (La Sapienza Università di Roma), Antonio
Senta (Università di Bologna), Virginia Magnaghi (Biblioteca Hertziana-Istituto
Max Planck), David Bernardini, Roberta Cesana, Nicola Del Corno (Università
degli Studi di Milano).
Link per seguire la diretta su
piattaforma Teams https://bit.ly/426XRrF
In
allegato il programma del seminario.
lunedì 4 maggio 2026
INNAMORATEVI DEI DIFETTI
di Angelo Gaccione
Sappiamo bene che la poesia d’amore gronda di aggettivi
magniloquenti in cui tutte le virtù sono esaltate, e che gli innamorati vivono
in un universo separato dove non c’è posto che per i pregi, i soli che gli
occhi del cuore sanno vedere. Nel mondo degli innamorati, almeno finché dura
l’innamoramento, non c’è posto per i difetti, e come recita un proverbio
africano: “Non è mai notte dove ci si ama”. Non si dice, del resto, che l’amore
è cieco? È più facile trovarne traccia nei testi delle canzoni. In quello di
Alberto Testa: Grande, grande, grande, musicato da Tony Renis,
arrangiato da Pino Presti e poi reso celebre da Mina, non si va leggeri. I
difetti “son talmente tanti che nemmeno tu li sai” si legge, e vengono
persino puntigliosamente elencati: bambino capriccioso, la vuoi sempre vita
tu, sei l’uomo più egoista e prepotente… Per fortuna ci sono momenti in cui
l’uomo si riscatta, si trasforma, diventa un altro, ed eccolo diventare grande,
grande, grande, come sa esserlo solo lui. E l’amore torna a fare il
miracolo. Nel lontano 1994 scrissi un testo poetico dal titolo “Mi piaci e
basta” da inserire in una raccoltina di versi amorosi rimasta finora inedita.
Chissà come la prenderanno i lettori, mi sono detto allora, trattandosi di una
difesa dei difetti. L’innamorato si rivolge all’amata e dice di piacergli proprio
“perché sei piena di difetti come me” e soprattutto perché non somiglia
all’aurora, tanto meno a un prato fiorito o a una musica. Perché non è la voce
del mare né la luce del tramonto, e soprattutto perché la luna non gli ricorda
nulla di lei. Mi piaci e basta, le dice, e non c’entrano le sciocchezze dei
poeti. “Mi piaci senza perché, perché non è necessario che ci sia un perché,
e perché ne ho piene le scatole dei perché”. Perché per ogni cosa
dev’esserci un perché? Si domanda, e conclude: “Mi piaci e basta, e vederti
mi rende più allegro, meno difficile la vita”. Qualche giorno fa, staccando
dal calendario da tavolo il foglio del giorno trascorso, vi ho letto questo
suggerimento di un anonimo: “Innamoratevi dei difetti. Dura di più”. Ho
pensato: “Vuoi vedere che è proprio per questo che il mio matrimonio è durato
così a lungo?”.
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