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UNA NUOVA ODISSEA...
DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES
Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.
Angelo Gaccione
LIBER
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
venerdì 23 gennaio 2026
DEMOCRAZIA PARLAMENTARE
È necessario richiamare questi elementi quando si discute di democrazia e di ruolo e funzioni del Parlamento: in particolare in una fase come questa dove stanno lasciando uno strascico evidente quelle forti tensioni verso la disintermediazione in funzione della cosiddetta “democrazia diretta” (in tempi di web) e di disarticolazione del tessuto unitario.
LIBRAMENTE: THRILLER, STORIA E POESIA
Montichiari. Sarà ancora il genere del giallo a tenere banco nella
stagione invernale di Libramente, la rassegna letteraria ormai
collaudata organizzata dal Comune di Montichiari tramite l’Assessorato alla
Cultura in collaborazione con Montichiari Musei e Libreria Mirtillo. Il gruppo
di lavoro, coordinato dall’Assessore Martina Varone e composto dai curatori
Federica Belleri e Federico Migliorati insieme con Marzia Borzi, Lara Favalli,
Paola Bosio e Angela Franzoni, porterà tra gennaio e marzo 2026 nella
suggestiva cornice della Sala della Riserva del Museo Lechi sei autori di
calibro nazionale con l’obiettivo di promuovere la letteratura e i suoi più
vari generi. Ad aprire l’anno sarà Paolo Malaguti, scrittore finalista del
Campiello e dello Strega, che presenterà il suo “Fumana”, reduce da numerose
presentazioni e da un successo di pubblico: l’appuntamento è previsto per
sabato 31 gennaio. Il 14 febbraio toccherà a un duo nella vita e nella
professione: Sacha Naspini e Valentina Santini, già ospiti in passato a Libramente,
che illustreranno i loro recenti romanzi, rispettivamente con titolo “Ragazzo”
e “Latte guasto”. Il 28 febbraio ritornerà sotto i sei colli una scrittrice tra
le più note del panorama italiano, Paola Barbato, con il suo recentissimo
thriller “Cuore capovolto”. Sarà invece la poesia al centro dell’incontro del
14 marzo con Alessandra Carnaroli, vincitrice della 37° edizione del Premio
Letterario Camaiore grazie alla raccolta di versi “Non si tocca la frutta nei
supermercati però i culi nelle metropolitane”. A chiudere l’inverno e ad aprire
la primavera, sabato 21 marzo, ancora un giallo dal titolo “L’atomo sfuggente”
dell’autore bresciano Alan Zamboni. A conversare con i protagonisti saranno di
volta in volta i vari componenti dello staff di Libramente; tutti gli eventi
avranno inizio alle 16,30, a ingresso libero e gratuito.
“Dopo
la consueta pausa natalizia - afferma l’Assessore alla Cultura Martina Varone - ripartiamo con rinnovato entusiasmo per un’altra stagione di Libramente.
Gli autori sono sempre più numerosi e a ciascuna proposta prestiamo la dovuta
attenzione cercando di garantire un’offerta variegata non solo in fatto di
generi, ma anche di tematiche e di nomi. Come si può osservare dalla locandina
avremo scrittrici e scrittori del nostro territorio e altri ormai già acquisiti
alla fama nazionale. Stiamo inoltre lavorando sulla stagione estiva che vedrà
ulteriori novità che presto comunicheremo. Mi preme sottolineare che queste
presentazioni non servono solo a promuovere la lettura, ma offrono anche uno spazio
di conoscenza di alcuni dei nostri “gioielli” cittadini, come amo definirli: in
particolare il Museo Lechi, nel periodo autunnale e invernale, dove fino al 26
aprile è in corso la mostra su “Montechiaro 1859”, e la biblioteca comunale e
il suo magnifico giardino, che ospita la rassegna nei mercoledì estivi. Rinnovo
pertanto l’invito ai monteclarensi, e non solo, a partecipare ai vari momenti
di cultura e di sapere programmati che consentono di immergerci in altri mondi
o anche solo di riflettere su alcuni fenomeni sociali del nostro tempo”.
L’intera programmazione è consultabile sui canali social del Comune nonché
sulla pagina Facebook “Libramente Montichiari”.
CREDULITÀ ED
ARTE
di Luigi
Mazzella

George Bernard Shaw
Secondo George
Bernard Shaw, essere stupidi non è necessario per poter giocare a golf
ma giova certamente molto. Parafrasando tale sapido motto, può dirsi che
essere stupidi non è essenziale neppure per dirsi orgogliosi di credere anche
soltanto in una delle cinque salvifiche, ricche di fantasia, irrealizzabili e
prive di ogni prova utopie Occidentali, religiose e politiche, ma che
anche in questo caso uno stato mentale poco perspicace aiuta certamente
non poco! Aforismi e ironia a parte, il problema dell’eccessiva e smisurata credulità
umana che da oltre venti secoli rende cervellotiche (e suicide) in
Occidente le azioni sia pubbliche (relative all’osservanza delle regole
della collettività organizzata) sia private (concernenti il sostanziale
massacro della propria vitalità corporea, fisica, emotiva) degli
individui dipende anche da altri fattori di cui solo alcuni
sono ascrivibili alla stupidità di chi ne è vittima.
Le
responsabilità delle azioni irrazionali, personali e collettive, sono molto più
articolate. C’è da constatare, infatti, che:
1) In primis,
individui dotati di intelligenza acuta e adusa al raziocinio si sono dedicati,
per oltre due millenni, interamente alla fisica, alle scienze
biologiche, alla ricerca medica e lo hanno fatto, grazie alle strategie umane
di assorbimento, acquisizione, elaborazione e trasmissione delle
conoscenze scientifiche, ignorando totalmente o dando scarsa o
nessuna importanza alle cosiddette “verità” racchiuse nelle fiabe ascoltate
nell’ infanzia da madri bigotte e parroci incolti e raggiungendo risultati
oggettivamente contrastanti con asserzioni preconcette e indimostrabili;
2) In secondo
luogo, persone di buone capacità speculative versate in scienze dette umane
(dette anche “simboliche”: arte e letteratura), hanno in maniera alternativa, o
eluso l’essenza vera dei problemi e dei disagi derivanti da una vita
immersa nella più palese irrazionalità, non ricercando le cause generatrici
(costituisce un’eccezione solo Baruch Spinoza, filosofo razionalista olandese
che non si sottrae a tale compito e individua nei profeti delle tre religioni
monoteiste mediorientali, dei veri impostori e malfattori dell’umanità) e
lasciando sostanzialmente i propri simili nelle mani di lestofanti avidi di
guadagni per promesse “indulgenze”, ricchi unicamente di molta asserita fede e
dotati di provata scarsa cultura, o mirato, come
narratori, poeti, pittori, scultori, a trarre alimento per la propria
arte dal pensiero inteso unicamente come fantasia e conseguentemente utile
a stimolare nei fruitori delle loro opere, solo processi di immedesimazione
emotiva, tutti derivanti da circoscritte esperienze umane, ricchi di
sentimenti, di passioni, di commozioni ma non di convincimenti (se non in pochi
romanzi detti, non per caso, “filosofici”).
In buona
sostanza, la cultura Occidentale ha sostanzialmente annullato,
stroncandola di brutto, la funzione della filosofia ed ha esaltato la
fantasia emotiva dell’arte. Ciò ha aggravato gli effetti
negativi della sua irrazionalità favorendone la presenza non solo nei
luoghi di culto ma anche nei luoghi di apprendimento scolastico.
Conclusione. In
contrasto con l’ottimismo di Solone, in Occidente più cose s’imparano,
accrescendo la propria cosiddetta “cultura”, e più la situazione peggiora.
Ciò, in presenza di un annunciato, diverso assetto dei rapporti di forza nel
mondo, rappresenta per i creduli Occidentali un grave gap.

giovedì 22 gennaio 2026
REFERENDUM
di Franco Astengo
Un No riformista
non conservatore
La prossima scadenza referendaria prevista per il 22-23 marzo 2026
non riguarderà semplicemente il titolo dei provvedimenti di carattere
costituzionale riguardanti l'ordinamento della Giustizia assunti dal governo e
al riguardo dei quali elettrici ed elettori dovranno esprimere consenso o
dissenso. Il tema politico riguarderà infatti
il principio dello Stato diritto.
Sarà necessario
analizzare le declinazioni ed evoluzioni di questo principio: di conseguenza il
sistema politico, quello giudiziario, quello della libertà dei media e altre
questioni istituzionali relative al bilanciamento dei poteri, dovranno trovarsi
al centro del dibattito elettorale. Al di
là delle considerazioni più strettamente tecniche sarà necessario far
comprendere fino in fondo come i temi dell'efficienza, della qualità,
dell'indipendenza dei sistemi giudiziari risultino fattori fondamentali per le
prestazioni delle imprese e le decisioni di investimento mentre un ambiente
mediatico basato su norme chiare ed aperte favorirebbe l’interesse commerciale
dei fornitori di servizi di media. Una seria
analisi della situazione dello Stato di diritto in Italia ci fa notare i
principali punti critici riguardanti il ruolo dell'informazione affrontato,
della magistratura (compresa quella contabile), la condizione di libertà
associativa e politica (decreto sicurezza), il quadro anticorruzione (con
specifico riferimento al reato di abuso d’ufficio), il bilanciamento dei
poteri. Questo insieme di valutazioni ci indicano, sostanzialmente, un
arretramento dello Stato di diritto disegnato dalla nostra Costituzione. Sarà
questo il punto nevralgico da affrontare con il referendum. Un referendum da non
ridurre semplicemente a fatto tecnico e neppure da trasferire interamente sul
piano politico immediato con una idea plebiscitaria sia da parte del governo,
sia da parte dell’opposizione.
Per questi motivi il
nostro No dovrà essere un No riformista e non certo conservatore.
Si tratterà dunque di
porre per intero il tema dell'affermazione costituzionale, portando avanti
anche un progetto rivolto in questa direzione.
Ad esempio: 1)
completare il sistema digitale di gestione delle cause nelle sedi penali e nelle
procure; adottare la proposta legislativa pendente in materia di conflitti di
interessi 2) intensificare l'impegno per adottare norme complessive sul
lobbying per l'istituzione di un registro operativo delle attività dei
rappresentanti di interessi, compresa un'impronta legislativa; 3) intensificare
l'impegno per affrontare efficacemente e rapidamente la pratica di incanalare
le donazioni attraverso fondazioni e associazioni politiche e introdurre un
registro elettronico unico perle informazioni sul finanziamento dei partiti e
delle campagne; 4) portare avanti l'attività legislativa in corso affinché
siano in vigore disposizioni o meccanismi che assicurino un finanziamento dei
media del servizio pubblico adeguato all’adempimento della loro missione di servizio
pubblico e per garantirne l’indipendenza; 5) portare avanti il processo
legislativo in corso del progetto di riforma sulla diffamazione e sulla
protezione del segreto professionale e delle fonti giornalistiche, evitando
ogni rischio di incidenza negativa sulla libertà di stampa e tenendo conto
delle norme europee in materia di protezione dei giornalisti; 6) intensificare
le iniziative per costituire un’istituzione nazionale per i diritti umani
tenendo conto dei principi di Parigi delle Nazioni Unite.
Il tema più delicato
che sarà necessario affrontare riguarda il bilanciamento dei poteri e lo
spostamento verso il concetto di governabilità degli assi di riferimento del
sistema politico.
Il tema della
governabilità ha attraversato il dibattito politico, in particolare in Italia,
per quasi trent’anni partendo dall’invocazione al “decisionismo” e l’avanzarsi,
all’epoca, di una proposta di “Grande Riforma” incentrata, sul piano
istituzionale, sulla preminenza della figura del Presidente del Consiglio (si è
parlato a lungo di “cancellierato”).
Un dibattito poi
approdato con l’ascesa della destra di governo al discorso sul premierato.
Un dibattito scivolato poi, pericolosamente,
considerato il peso assunto dal fenomeno della personalizzazione della
politica, sul nodo del “premierato” cavallo di battaglia della destra di
governo.
L’occasione
referendaria ci è utile per tenere assieme il discorso sulla ripartizione dei
poteri e sulla governabilità. Sorge così anche
un discorso riguardante la ricerca di nuove forme - autoritative - di governo e
sorge anche una distinzione tra “governance”, espressione di un potere
articolato sul territorio per rispondere, spezzettando le diverse
problematiche, in maniera sostanzialmente neo-corporativa ai bisogni espressi
dai ceti sociali più forti e “governement” utilizzato per normalizzare le
dinamiche sociali più fortemente conflittuali, attraverso l’espressione di un
potere centrale fortemente concentrato e posto, attraverso opportuni tecnicismi
che dovrebbero includere anche la legge elettorale, al riparo da dibattiti
giudicati inopportuni.
Nessuna risposta,
insomma, in termini di allargamento democratico, di ruolo delle istituzioni
rappresentative, di presenza dei soggetti intermedi (partiti, sindacati), la
cui funzione nel frattempo è stata ridotta al solo rango di selezionatori del
personale di governo, provvisti di denaro ed elargitori di “incentivi
selettivi” e non certo di soggetti propositori della rappresentanza politica e
sociale.
Si sono così smarrite
le coordinate di fondo dell’appartenenza sociale e del legame diretto tra
questa e l’appartenenza politica, si è perso il ruolo di sede di confronto
dialettico da parte del Parlamento e l’idea di “governo” come esecutivo è via,
via evaporata fino a ricomparire il fantasma della stabilità: una sorta di “Pax
romana” della politica. trasformando le contese elettorali in semplici
plebisciti di consenso.
SCRIPTA MANENT
di Romano Rinaldi
Visto che
molti organi di stampa e di diffusione delle notizie riferiscono dello scambio
di corrispondenza, domenica scorsa 18 Gennaio, tra le due più alte cariche di
Norvegia e Finlandia e il presidente degli Stati Uniti, penso sia utile averne
a disposizione la traduzione completa perché ognuno possa formarsi un’opinione compiuta
e scevra da qualsiasi tendenziosa interpretazione. Jonas Støre, primo
ministro Norvegese, scrive a Donald Trump anche per conto del presidente
finlandese, Alexander Stubb, il 18-1-26 alle 15.48, in questi termini Oggetto:
Contatti transatlantici, Groenlandia, Gaza, Ucraina, e il tuo annuncio di dazi
ieri.
Caro Sig. Presidente, caro
Donald,
Conosci bene la nostra posizione
su questi temi. Ma noi crediamo che dovremmo lavorare tutti per raffreddare la
situazione e de-scalare - molto sta accadendo intorno a noi e dobbiamo unire i
nostri sforzi. Proponiamo di sentirci a voce con te più tardi oggi stesso - con
entrambi o separatamente - facci sapere quello che preferisci.
Migliori saluti,
Alex e Jonas
Risposta di D.J. Trump alle 16.15
Caro Jonas. Considerando che il
tuo Paese ha deciso di non darmi il Premio Nobel per la Pace per aver fermato 8
guerre e Più, non mi sento più obbligato a pensare unicamente alla Pace, anche
se sarà sempre predominante, ma posso ora pensare a quello che è bene e
appropriato per gli Stati Uniti d’America. La Danimarca non può proteggere
quella terra dalla Russia o dalla Cina, e perché mai loro hanno un “diritto di
proprietà” in ogni caso? Non ci sono documenti scritti, è soltanto che una barca
è arrivata a terra là centinaia di anni fa, ma anche noi avevamo barche che
arrivavano là. Ho fatto molto di più io per la NATO di qualsiasi altra persona
dalla sua fondazione, ed ora, la NATO dovrebbe fare qualcosa per gli Stati
Uniti. Il mondo non è sicuro se noi non abbiamo il completo e totale controllo
della Groenlandia. Grazie!
Presidente DJT
A questo punto dovrei scrivere “No
Comment” oppure usare l’identica formula in italiano: sono parole e
comportamenti che si commentano da soli. Tuttavia, la cosa è di tale enormità
che mi è impossibile non esprimere un parere di lettore (e scrittore) che
conosce l’espressione scritta e parlata in entrambe le lingue ed ha la
presunzione di qualche conoscenza dei processi mentali preposti a queste
funzioni.
Primo punto,
quando chiunque ricopre un ruolo pubblico all’altezza dei protagonisti di
questo scambio di idee, la forma equivale alla sostanza.
Dunque in sostanza, l’uomo più
potente del mondo rivela una ignoranza abissale dei meccanismi che regolano
l’istituzione che destina, a ragione o a torto, il prestigioso premio. Allo
stesso tempo, essendo convinto che quel premio sia assegnato a sproposito,
invece di denigrarlo come un inutile orpello, ne insegue il prestigio e lo
vuole a tutti i costi facendo di sé, inconsciamente, lo zimbello di turno. Non
essendo un esperto in psicologia o psichiatria lascio ad altri il compito di
trarre qualche conclusione in merito.
Secondo,
riguardo l’appartenenza della Groenlandia alla Danimarca, un paese che
formalmente non c’entra nulla con gli interlocutori, se si trattasse di uno
scambio di battute tra ubriachi in osteria, non ci sarebbe molto da meravigliarsi,
ma a cotale e cotanta figura (o figuro) non è consentito fare affermazioni di
tale e tanta stupidità (… qualcuno è arrivato là in barca qualche centinaio di
anni fa da quel paese ma anche dal nostro paese…). C’è anche da
notare che a fronte di un invito ad una conversazione telefonica, a due o a
tre, nel suo delirio di onnipotenza, decide di rispondere per iscritto su carta
intestata precludendo agli interlocutori qualsiasi altro ragionamento più
sensato sull’argomento.
Terzo, nelle
relazioni tra uomini di Stato i quali rappresentano tutta la popolazione di
quelle entità, non è consentito esprimersi pubblicamente a nome e per conto di
tutti in termini di tale rozzezza, bassezza e ignoranza in quanto si squalifica
l’intelletto e la cultura di tutta la cittadinanza che si rappresenta.
Questo è il minimo indispensabile
che credo possa essere condiviso da chiunque legga queste poche righe. Se poi
qualcuno vuole vederci della genialità, prego, si accomodi. Però, per coerenza,
si metta uno scolapasta in testa e brandisca un mattarello così tutti possano
convincersi che è Napoleone.
DALLA PARTE DELLA
GROENLANDIA
Il team di Avaaz

Foto di: Martin Sylvest Andersen
Al popolo della Groenlandia: “Siamo con voi”.
Non permetteremo che la Groenlandia
diventi un’operazione immobiliare o si usi come merce di scambio. È la
vostra casa, la vostra nazione. E non saranno le minacce di un sopraffattore a
decidere il vostro futuro: solo voi potete farlo. L’umanità ha saputo
respingere innumerevoli autocrati corrotti e, insieme, abbiamo gli
strumenti per resistere alle prevaricazioni e alle intimidazioni. Faremo il
possibile per spingere i nostri leader a opporsi a ogni forma di coercizione e
tracciare limiti chiari. Questo è il nostro impegno. Non siete soli.
La paura è l’arma principale dei bulli. Ma quando troviamo il coraggio di
reagire insieme, anche il più arrogante dei bulli può essere fermato. Nel
fine settimana i groenlandesi ce l’hanno dimostrato: hanno manifestato
nella capitale, sfidando il freddo glaciale, per resistere alla prepotenza di
Trump e dire no all’annessione agli Stati Uniti. Ora tocca a noi: uniamoci da tutto
il mondo per dimostrargli che non sono soli.
Firma e condividi la lettera e la porteremo direttamente ai leader per
chiedere azioni concreti contro le intimidazioni. La
Groenlandia è un obiettivo facile per una superpotenza
come gli Stati Uniti. Ci abitano
appena 57mila persone, per lo più Inuit, una popolazione indigena dell’Artico. Ma, nonostante l’enorme
disparità di potere, stanno tenendo il punto e
difendono il diritto di decidere della propria terra. Questo è il momento di dimostrare la nostra forza come
comunità e difendere con fermezza i valori che sostengono la pace nel mondo: l’autodeterminazione,
la sovranità nazionale e il rispetto per tutti i popoli della Terra.
Firma:
https://mail.google.com/mail/u/1/?ogbl#inbox/FMfcgzQfBQMhbtvKCZSxhxLwFlqbLJNv
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| Foto di: Martin Sylvest Andersen |
IL RISVEGLIO DEL GUERRIERO
di Chicca Morone
Quando è
stato dato l’annuncio che Joe Biden era stato messo a riposo ho iniziato a
intravvedere una luce in fondo al tunnel nel quale ci stavano sospingendo: era
chiaro che Kamala Harris con le sue risate fuori luogo, le parole che sfuggivano
dalle sue labbra sui folli programmi di realizzazione dell’Agenda 2030 non ce
l’avrebbe fatta! Così il male minore risultava Donald Trump, un personaggio
sopra le righe ma che, pur facendo sicuramente parte di quel deep state, non
avrebbe proseguito nella politica globalista dei suoi predecessori su certi
argomenti: lo stava dimostrando nel coinvolgere Robert Kennedy Jr. in veste di
Segretario della Salute e dei servizi umani USA. Scelta quanto mai oculata, dimostrata
davanti a una folla di migliaia di persone, radunatesi pochi giorni fa davanti
al Lincoln Memorial, quando ha preso la parola contro l’uso dei vaccini
definendo il pass vaccinale uno strumento da regime nazista. Ha cercato di
rendere consapevole il pubblico asserendo “Nessuno di noi avrà la
possibilità di scappare e nessuno potrà nascondersi a causa dei satelliti di
Bill Gates e del 5G con cui controlleranno ogni nostro movimento e
comportamento 24 ore su 24. Persino nella Germania di Hitler potevi nasconderti
in un attico, come fece Anna Frank”: parole che hanno suscitato lo sdegno
della comunità ebraica, a New York molto potente. L’argomento salute, ancora,
dopo tutto quello che è emerso sulla terapia genica a cui hanno sottoposto gran
parte di noi, torna alla ribalta in modo ambiguo: l’immunologo statunitense
Peter Hotez “Da giugno - ha twittato - 200 mila americani non
vaccinati hanno perso la vita, vittime della disinformazione” senza però
sottolineare se l’accertamento della cessazione di vita fosse avvenuta a causa del
Covid o semplicemente per altri motivi ma infettati dal virus.
E quanti sono i decessi avvenuti per malori improvvisi, infarti,
turbo-tumori e mille altre cause non meglio identificate tra i vaccinati? Le
statistiche son impressionanti, anche quelle italiane. Il coraggio di Robert
Kennedy jr. un uomo a cui hanno assassinato il padre e che sa perfettamente di
essere nel mirino delle case farmaceutiche non è solo ammirevole: è eroico
perché sfidare apertamente una lobby così potente significa mettere al primo
posto la battaglia per il diritto all’autodeterminazione del cittadino in fatto
di tutela del proprio corpo, prima ancora della propria vita. È un uomo nelle
cui vene scorre il sangue non contaminato dalle logiche del potere sotterraneo,
quello contrastato da zio e padre, vittime della lobby dei soliti noti. Per
fortuna oggi possiamo constatare che il periodo neoliberale, tanto osannato da
chi ne ha tratto il massimo beneficio, sta davvero finendo. Il neoliberismo si
basava sul concetto che le democrazie andassero d’accordo tra loro e non si
combattessero, ma risolvessero le divergenze demandando le risoluzioni a
organizzazioni internazionali create da loro stesse, come le Nazioni Unite: sinceramente,
se ricordo le linee guida dell’OMS (la costola per la sanità mondiale) durante la
psico-pandemia, rabbrividisco. Se non bastasse, è manifesta l’inutilità di
organismi simili osservando quanto poco le stesse Nazioni Unite riescano a
intervenire in aree come Gaza, dove sarebbe necessario porre rimedio a uno dei genocidi
in atto oggi, in questo mondo corrotto dai soliti noti.
Quindi, il periodo neo liberale è finito, è completo: oggi si dovrebbe
tornare al realismo. Forse non è il metodo migliore, ma almeno non è più il
precedente con il disastro a cui ci ha portato: ogni nazione fa per sé, cercando
di ottenere il miglior risultato possibile, tutelando i propri interessi e, in
generale, definendo la propria sfera di influenza. Certo, la nostra classe
politica andrebbe riformata, ma non è detto che sia impossibile trovare giovani
leve, pervase da quel furore quasi eroico pronte a un cambiamento, ma non
violento. Figure come Elly Schlein, figlia di tanto padre, che ha fatto parte
dello staff per l’elezione a presidente di Barak Obama non hanno dimostrato altro
che inconsistenza; e anche Giorgia Meloni, partita da un’opposizione in cui
tuonava contro il governo di Conte e compagni di merenda, risulta aver avuto precedentemente
Mario Draghi come padrino dell’ASPEN. È questa un’associazione riservata, fondata
a Aspen in Colorado nel 1950, che promuove il dibattito su temi strategici
attraverso incontri a porte chiuse: in Italia ne fanno parte Giulio
Tremonti, Lucia Annunziata, Marta Dassù, Enrico Letta, Mario Monti, Lucio
Stanca e Giuliano Amato! E se qualcuno il 26 ottobre 2022 si fosse persa l’emblematica
frase al passaggio della campanella tra il presidente del consiglio Draghi uscente
e la subentrante Meloni, rispolvero la memoria “(…) mo’ mica mi molli da sola”.
È necessario accettare la realtà: siamo una colonia degli Stati
Uniti e siamo stati venduti a più riprese dai cosiddetti statisti sponsorizzati
dai signori di quel governo “globale” - chiamato anche “deep state” - interessati
a ingigantire il proprio potere e denaro a discapito dei poveri… schiavi! E se
non vogliamo restare schiavi è consigliabile un rapido risveglio
dall’incantesimo perché l’Italia è un paese con una posizione strategica
particolarmente ambita. Se continuiamo con le politiche dissennate di invio
armi e denaro all’Ucraina dove ormai è emerso quanto la corruzione fosse e sia
ancora dilagante, senza investire nella sanità, nell’istruzione e
nell’industria ci ritroveremo con un simpatico “liberatore” che troverà
fantastico dominare il Mediterraneo da qualche postazione in più, come se non
ne avesse già abbastanza.
DI NUOVO UN
SOGNO
di Luigi
Mazzella
Non ho mai
parlato dei miei sogni, da sempre convinto della noia che il loro racconto
provoca nell’ascoltatore. Ho fatto un’eccezione, qualche giorno fa, e sono
stato smentito dai vostri commenti favorevoli. Dato che
anche stanotte ho fatto un sogno che, probabilmente, merita di essere
raccontato, eccovelo:
Premessa: Un gigante
dei nostri tempi, intendendo scoprire l’Europa, si reca nel Vecchio
Continente ma, memore della sua lettura giovanile del capolavoro di Jonathan
Swift, si accorge subito di non poter avere la fortuna di Gulliver a Lilliput. Perché? Egli constata che gli abitanti del
luogo, anch’essi di statura molto modesta, pur se non riescono a legarlo,
neppure si mostrano molto gentili con lui (come erano stati, invece, i
Lillipuziani con il medico britannico ). A differenza di questi ultimi,
poi, gli Euro-idioti (come il gigante ormai li chiama, dopo averli conosciuti
bene) cominciano a inscenare sarabande di oscena imbecillità, senza
mai preoccuparsi di nascondere o celare (neanche parzialmente) la “deficienza
mentale” di cui sono diventati “portatori sani” dopo che cinque individui,
visitatori del loro Paese, in tempi diversi, li hanno infettati
inguaribilmente, raccontando loro favole amene e inverosimili e imponendo
di credervi con minacce o lusinghe di vario tipo. Il gigante capisce
subito che gli Europei ignorano che sul Pianeta non tutti sono “creduloni” come
loro e soprattutto non sanno che lui, probabilmente, è giunto nella
loro terra dopo essersi liberato dalle stesse, stupide credenze.
Soprattutto essi non immaginano ciò che il gigante ha scoperto
Oltreoceano: che, cioè, una “gang” del suo Paese, conoscendo l’ormai
nota debolezza della facile credulità europea ha, molto
agevolmente, corrotto i “capi-banda” locali, asservendoli totalmente al
suo volere e incitandoli persino a suicidarsi in un immane lotta contro tutti
quelli da essa ritenuti suoi nemici.
Id est: tutti i
giganti e potenti della Terra divenuti, con accordi segreti, amici tra di loro
per la spartizione del potere sul globo. Molti Euro-idioti, trattati come
suole dirsi “a pesci in faccia”, dal gigante sbarcato nel Vecchio Continente,
cominciano, a questo punto, a dare segni (oltre che della loro ordinaria scemenza)
di disturbi mentali vari, tra cui la perdita della memoria. Uno di essi,
dimentico di essere, in buona sostanza, un erede del Re Sole Luigi XIV e di
Napoleone Bonaparte e inconsapevole dell’ovvia natura confessoria che avrebbe
assunto la sua frase dice solennemente: “Il tempo dei “bulli” è finito con
la morte dell’imperialismo”.
Mi sono
svegliato, a questo punto. E ciò mentre le italiche pulzelle si accapigliano
ferocemente e il gigante fa mentalmente i conti sui dollari da versare per
l’acquisto di un pezzo di terra nel Vecchio Continente da cui svillaneggiare
meglio e più da vicino gli Euro-idioti.
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