UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

venerdì 23 gennaio 2026

DEMOCRAZIA PARLAMENTARE
di Franco Astengo


 
C’è poco da difendere, la democrazia va ricostruita”: il Manifesto (21 gennaio) titola così un articolo di Filippo Barbera che presenta il convegno di Genova organizzato tra il 23 e il 25 gennaio dal "Forum Disuguaglianze e Diversità sotto l'insegna "Democrazia alla prova".
L'obiettivo, almeno secondo l'autore dell'articolo è quello della "possibilità di affrancarsi dal quadro rassicurante ma asfittico degli ideali astratti da difendere, dei valori perduti da restaurare e della partecipazione che non c'è più". Più avanti si aggiunge "continuare a invocare più democrazia senza ricostruire le condizioni materiali e gli equilibri di potere che la rendono possibile è come prescrivere ginnastica a chi ha perso l'uso delle gambe".
Nella comune preoccupazione per le difficoltà della democrazia e condividendo l'idea della ricostruzione delle condizioni materiali non è però possibile avviare una riflessione senza verificare un punto fondamentale che è quello di un saldo ancoraggio al concetto di democrazia parlamentare. Concetto di democrazia parlamentare espresso nella Costituzione: voto personale e segreto, fiducia al governo da parte di entrambi i rami del Parlamento, elezione parlamentare della massima carica dello Stato, rappresentanza politica realizzata attraverso un'adeguata formula elettorale prevalente su di un concetto astratto e forzato di "governabilità", riequilibrio della funzione legislativa rovesciando il "trend" legato alla decretazione d'urgenza. Attraverso una evidente e progressiva distorsione della funzione parlamentare sta infatti venendo a compimento un processo iniziato da lungo tempo, almeno dagli anni ’80 del XX secolo allorquando il tema della “governabilità” è stato assunto come centrale rispetto a un modificarsi nelle finalità di fondo dell’agire politico-istituzionale. Un processo nel corso del quale si era cercato di stabilire progressivamente i termini di una “costituzione materiale” di stampo sostanzialmente presidenzialista.
Una sorta di semipresidenzialismo era stato addirittura previsto nella riforma costituzionale elaborata dalla Bicamerale nel 1997, ma non era presente - ad esempio - nella riforma bocciata dall’elettorato nel 2016: successivamente è sbocciata da destra l'idea del premierato.
La salvaguardia dell’istituto parlamentare rimane il punto di fondo dell’affermazione (e non della semplice difesa) della democrazia. Dobbiamo tornare a richiamare in maniera compiuta ruolo e funzioni del Parlamento.
Non possiamo limitarci a reclamare una visione giuridico-amministrativa all’interno della quale è venuta ormai a mancare l’enunciazione relativa al ruolo di rappresentanza politica che nel Parlamento deve essere esercitata all’interno della dialettica tra le forze politiche e non necessariamente ristretta al rapporto maggioranza-opposizione (pensiamo, al proposito come esempio, il tema della politica estera che oggi va agita in un quadro di tensioni belliche e di stravolgimento di equilibri planetari, non certo partendo da vocazioni sovraniste).
Anche questa è materia di natura costituzionale.
Deve essere ricordata ancora una volta la visione di centralità del Parlamento sul piano del confronto politico insita nell’idea fondativa della democrazia repubblicana emersa nel corso dei lavori dell’Assemblea Costituente.
Una visione della democrazia repubblicana insita soprattutto nell’azione dei tre grandi partiti di massa, democristiano, socialista e comunista che esercitarono in quella sede una funzione egemonica contrapponendosi sia all’idea liberale di un sostanziale “ritorno allo Statuto” e della considerazione del “fascismo come parentesi” sia all’idea azionista di una democrazia maggioritaria di stampo britannico.



È necessario richiamare questi elementi quando si discute di democrazia e di ruolo e funzioni del Parlamento: in particolare in una fase come questa dove stanno lasciando uno strascico evidente quelle forti tensioni verso la disintermediazione in funzione della cosiddetta “democrazia diretta” (in tempi di web) e di disarticolazione del tessuto unitario.
Sarà necessario avanzare una proposta di formula elettorale attraverso la quale puntare a una connessione tra territorialità e rappresentanza politica.
In conclusione sarebbe il caso di ricordare ancora le funzioni fondamentali assegnate al Parlamento dalla Costituzione e che via via sono andate perdute:
Riassumendo possiamo così reinterpretare le cinque funzioni fondamentali del Parlamento:
1) La funzione d’indirizzo politico, inteso come determinazione dei grandi obiettivi della politica nazionale e alla scelta degli strumenti per conseguirli, in specificazione dell’attualizzazione e dell’opposizione - dai diversi punti di vista - del programma di governo;
2) La funzione legislativa, comprensiva dei procedimenti legislativi cosiddetti “duali” che richiedono cioè la compartecipazione necessaria del Governo o di altri soggetti dotati di potestà normativa;
3) La funzione di controllo, definita come una verifica dell’attività di un soggetto politico in grado di attivare una possibile attività sanzionatoria;
4) La funzione di garanzia costituzionale, da interpretarsi come concorso delle Camere alla salvaguardia della legittimità costituzionale nella vita politica del Paese;
5) La funzione di coordinamento delle Autonomie, sempre più complessa da attuare in un sistema che, nelle sedi di raccordo esistenti sia a livello internazionale che infranazionale tende a privilegiare il dialogo tra esecutivi.

LIBRAMENTE: THRILLER, STORIA E POESIA  



Montichiari. Sarà ancora il genere del giallo a tenere banco nella stagione invernale di Libramente, la rassegna letteraria ormai collaudata organizzata dal Comune di Montichiari tramite l’Assessorato alla Cultura in collaborazione con Montichiari Musei e Libreria Mirtillo. Il gruppo di lavoro, coordinato dall’Assessore Martina Varone e composto dai curatori Federica Belleri e Federico Migliorati insieme con Marzia Borzi, Lara Favalli, Paola Bosio e Angela Franzoni, porterà tra gennaio e marzo 2026 nella suggestiva cornice della Sala della Riserva del Museo Lechi sei autori di calibro nazionale con l’obiettivo di promuovere la letteratura e i suoi più vari generi. Ad aprire l’anno sarà Paolo Malaguti, scrittore finalista del Campiello e dello Strega, che presenterà il suo “Fumana”, reduce da numerose presentazioni e da un successo di pubblico: l’appuntamento è previsto per sabato 31 gennaio. Il 14 febbraio toccherà a un duo nella vita e nella professione: Sacha Naspini e Valentina Santini, già ospiti in passato a Libramente, che illustreranno i loro recenti romanzi, rispettivamente con titolo “Ragazzo” e “Latte guasto”. Il 28 febbraio ritornerà sotto i sei colli una scrittrice tra le più note del panorama italiano, Paola Barbato, con il suo recentissimo thriller “Cuore capovolto”. Sarà invece la poesia al centro dell’incontro del 14 marzo con Alessandra Carnaroli, vincitrice della 37° edizione del Premio Letterario Camaiore grazie alla raccolta di versi “Non si tocca la frutta nei supermercati però i culi nelle metropolitane”. A chiudere l’inverno e ad aprire la primavera, sabato 21 marzo, ancora un giallo dal titolo “L’atomo sfuggente” dell’autore bresciano Alan Zamboni. A conversare con i protagonisti saranno di volta in volta i vari componenti dello staff di Libramente; tutti gli eventi avranno inizio alle 16,30, a ingresso libero e gratuito. 





“Dopo la consueta pausa natalizia - afferma l’Assessore alla Cultura Martina Varone - ripartiamo con rinnovato entusiasmo per un’altra stagione di Libramente. Gli autori sono sempre più numerosi e a ciascuna proposta prestiamo la dovuta attenzione cercando di garantire un’offerta variegata non solo in fatto di generi, ma anche di tematiche e di nomi. Come si può osservare dalla locandina avremo scrittrici e scrittori del nostro territorio e altri ormai già acquisiti alla fama nazionale. Stiamo inoltre lavorando sulla stagione estiva che vedrà ulteriori novità che presto comunicheremo. Mi preme sottolineare che queste presentazioni non servono solo a promuovere la lettura, ma offrono anche uno spazio di conoscenza di alcuni dei nostri “gioielli” cittadini, come amo definirli: in particolare il Museo Lechi, nel periodo autunnale e invernale, dove fino al 26 aprile è in corso la mostra su “Montechiaro 1859”, e la biblioteca comunale e il suo magnifico giardino, che ospita la rassegna nei mercoledì estivi. Rinnovo pertanto l’invito ai monteclarensi, e non solo, a partecipare ai vari momenti di cultura e di sapere programmati che consentono di immergerci in altri mondi o anche solo di riflettere su alcuni fenomeni sociali del nostro tempo”. L’intera programmazione è consultabile sui canali social del Comune nonché sulla pagina Facebook “Libramente Montichiari”.





 

CREDULITÀ ED ARTE
di Luigi Mazzella


George Bernard Shaw
 
Secondo George Bernard Shaw, essere stupidi non è necessario per poter giocare a golf ma giova certamente molto. Parafrasando tale sapido motto, può dirsi che essere stupidi non è essenziale neppure per dirsi orgogliosi di credere anche soltanto in una delle cinque salvifiche, ricche di fantasia, irrealizzabili e prive di ogni prova utopie Occidentali, religiose e politiche, ma che anche in questo caso uno stato mentale poco perspicace aiuta certamente non poco! Aforismi e ironia a parte, il problema dell’eccessiva e smisurata credulità umana che da oltre venti secoli rende cervellotiche (e suicide) in Occidente le azioni sia pubbliche (relative all’osservanza delle regole della collettività organizzata) sia private (concernenti il sostanziale massacro della propria vitalità corporea, fisica, emotiva) degli individui dipende anche da altri fattori di cui solo alcuni sono ascrivibili alla stupidità di chi ne è vittima. 
Le responsabilità delle azioni irrazionali, personali e collettive, sono molto più articolate. C’è da constatare, infatti, che: 
1) In primis, individui dotati di intelligenza acuta e adusa al raziocinio si sono dedicati, per oltre due millenni, interamente  alla fisica, alle scienze biologiche, alla ricerca medica e lo hanno fatto, grazie alle strategie umane di assorbimento, acquisizione, elaborazione e trasmissione delle conoscenze scientifiche, ignorando totalmente o dando scarsa o nessuna importanza alle cosiddette “verità” racchiuse nelle fiabe ascoltate nell’ infanzia da madri bigotte e parroci incolti e raggiungendo risultati oggettivamente contrastanti con asserzioni preconcette e indimostrabili; 
2) In secondo luogo, persone di buone capacità speculative versate in scienze dette umane (dette anche “simboliche”: arte e letteratura), hanno in maniera alternativa, o eluso l’essenza vera dei problemi e dei disagi derivanti da una vita immersa nella più palese irrazionalità, non ricercando le cause generatrici (costituisce un’eccezione solo Baruch Spinoza, filosofo razionalista olandese che non si sottrae a tale compito e individua nei profeti delle tre religioni monoteiste mediorientali, dei veri impostori e malfattori dell’umanità) e lasciando sostanzialmente i propri simili nelle mani di lestofanti avidi di guadagni per promesse “indulgenze”, ricchi unicamente di molta asserita fede e dotati di provata scarsa cultura, o mirato, come narratori, poeti, pittori, scultori, a trarre alimento per la propria arte dal pensiero inteso unicamente come fantasia e conseguentemente utile a stimolare nei fruitori delle loro opere, solo processi di immedesimazione emotiva, tutti derivanti da circoscritte esperienze umane, ricchi di sentimenti, di passioni, di commozioni ma non di convincimenti (se non in pochi romanzi detti, non per caso, “filosofici”). 
In buona sostanza, la cultura Occidentale ha sostanzialmente annullato, stroncandola di brutto, la funzione della filosofia ed ha esaltato la fantasia emotiva dell’arte. Ciò ha aggravato gli effetti negativi della sua irrazionalità favorendone la presenza non solo nei luoghi di culto ma anche nei luoghi di apprendimento scolastico.
Conclusione. In contrasto con l’ottimismo di Solone, in Occidente più cose s’imparano, accrescendo la propria cosiddetta “cultura”, e più la situazione peggiora. Ciò, in presenza di un annunciato, diverso assetto dei rapporti di forza nel mondo, rappresenta per i creduli Occidentali un grave gap.
 

 

 

 

SAN FRANCESCO A MONTICHIARI
Con Migliorati e Borzi

 



CHIAMAMILANO
Teneri e spietati di Aleksandr Malinin




giovedì 22 gennaio 2026

REFERENDUM
di Franco Astengo
 


Un No riformista non conservatore
   
La prossima scadenza referendaria prevista per il 22-23 marzo 2026 non riguarderà semplicemente il titolo dei provvedimenti di carattere costituzionale riguardanti l'ordinamento della Giustizia assunti dal governo e al riguardo dei quali elettrici ed elettori dovranno esprimere consenso o dissenso. Il tema politico riguarderà infatti il principio dello Stato diritto.
Sarà necessario analizzare le declinazioni ed evoluzioni di questo principio: di conseguenza il sistema politico, quello giudiziario, quello della libertà dei media e altre questioni istituzionali relative al bilanciamento dei poteri, dovranno trovarsi al centro del dibattito elettorale. Al di là delle considerazioni più strettamente tecniche sarà necessario far comprendere fino in fondo come i temi dell'efficienza, della qualità, dell'indipendenza dei sistemi giudiziari risultino fattori fondamentali per le prestazioni delle imprese e le decisioni di investimento mentre un ambiente mediatico basato su norme chiare ed aperte favorirebbe l’interesse commerciale dei fornitori di servizi di media. Una seria analisi della situazione dello Stato di diritto in Italia ci fa notare i principali punti critici riguardanti il ruolo dell'informazione affrontato, della magistratura (compresa quella contabile), la condizione di libertà associativa e politica (decreto sicurezza), il quadro anticorruzione (con specifico riferimento al reato di abuso d’ufficio), il bilanciamento dei poteri. Questo insieme di valutazioni ci indicano, sostanzialmente, un arretramento dello Stato di diritto disegnato dalla nostra Costituzione. Sarà questo il punto nevralgico da affrontare con il referendum. Un referendum da non ridurre semplicemente a fatto tecnico e neppure da trasferire interamente sul piano politico immediato con una idea plebiscitaria sia da parte del governo, sia da parte dell’opposizione.
Per questi motivi il nostro No dovrà essere un No riformista e non certo conservatore.
Si tratterà dunque di porre per intero il tema dell'affermazione costituzionale, portando avanti anche un progetto rivolto in questa direzione.
Ad esempio: 1) completare il sistema digitale di gestione delle cause nelle sedi penali e nelle procure; adottare la proposta legislativa pendente in materia di conflitti di interessi 2) intensificare l'impegno per adottare norme complessive sul lobbying per l'istituzione di un registro operativo delle attività dei rappresentanti di interessi, compresa un'impronta legislativa; 3) intensificare l'impegno per affrontare efficacemente e rapidamente la pratica di incanalare le donazioni attraverso fondazioni e associazioni politiche e introdurre un registro elettronico unico perle informazioni sul finanziamento dei partiti e delle campagne; 4) portare avanti l'attività legislativa in corso affinché siano in vigore disposizioni o meccanismi che assicurino un finanziamento dei media del servizio pubblico adeguato all’adempimento della loro missione di servizio pubblico e per garantirne l’indipendenza; 5) portare avanti il processo legislativo in corso del progetto di riforma sulla diffamazione e sulla protezione del segreto professionale e delle fonti giornalistiche, evitando ogni rischio di incidenza negativa sulla libertà di stampa e tenendo conto delle norme europee in materia di protezione dei giornalisti; 6) intensificare le iniziative per costituire un’istituzione nazionale per i diritti umani tenendo conto dei principi di Parigi delle Nazioni Unite.



Il tema più delicato che sarà necessario affrontare riguarda il bilanciamento dei poteri e lo spostamento verso il concetto di governabilità degli assi di riferimento del sistema politico.
Il tema della governabilità ha attraversato il dibattito politico, in particolare in Italia, per quasi trent’anni partendo dall’invocazione al “decisionismo” e l’avanzarsi, all’epoca, di una proposta di “Grande Riforma” incentrata, sul piano istituzionale, sulla preminenza della figura del Presidente del Consiglio (si è parlato a lungo di “cancellierato”).
Un dibattito poi approdato con l’ascesa della destra di governo al discorso sul premierato. Un dibattito scivolato poi, pericolosamente, considerato il peso assunto dal fenomeno della personalizzazione della politica, sul nodo del “premierato” cavallo di battaglia della destra di governo.
L’occasione referendaria ci è utile per tenere assieme il discorso sulla ripartizione dei poteri e sulla governabilità. Sorge così anche un discorso riguardante la ricerca di nuove forme - autoritative - di governo e sorge anche una distinzione tra “governance”, espressione di un potere articolato sul territorio per rispondere, spezzettando le diverse problematiche, in maniera sostanzialmente neo-corporativa ai bisogni espressi dai ceti sociali più forti e “governement” utilizzato per normalizzare le dinamiche sociali più fortemente conflittuali, attraverso l’espressione di un potere centrale fortemente concentrato e posto, attraverso opportuni tecnicismi che dovrebbero includere anche la legge elettorale, al riparo da dibattiti giudicati inopportuni.
Nessuna risposta, insomma, in termini di allargamento democratico, di ruolo delle istituzioni rappresentative, di presenza dei soggetti intermedi (partiti, sindacati), la cui funzione nel frattempo è stata ridotta al solo rango di selezionatori del personale di governo, provvisti di denaro ed elargitori di “incentivi selettivi” e non certo di soggetti propositori della rappresentanza politica e sociale.
Si sono così smarrite le coordinate di fondo dell’appartenenza sociale e del legame diretto tra questa e l’appartenenza politica, si è perso il ruolo di sede di confronto dialettico da parte del Parlamento e l’idea di “governo” come esecutivo è via, via evaporata fino a ricomparire il fantasma della stabilità: una sorta di “Pax romana” della politica. trasformando le contese elettorali in semplici plebisciti di consenso.

SCRIPTA MANENT
di Romano Rinaldi



Visto che molti organi di stampa e di diffusione delle notizie riferiscono dello scambio di corrispondenza, domenica scorsa 18 Gennaio, tra le due più alte cariche di Norvegia e Finlandia e il presidente degli Stati Uniti, penso sia utile averne a disposizione la traduzione completa perché ognuno possa formarsi un’opinione compiuta e scevra da qualsiasi tendenziosa interpretazione. Jonas Støre, primo ministro Norvegese, scrive a Donald Trump anche per conto del presidente finlandese, Alexander Stubb, il 18-1-26 alle 15.48, in questi termini Oggetto: Contatti transatlantici, Groenlandia, Gaza, Ucraina, e il tuo annuncio di dazi ieri.


Caro Sig. Presidente, caro Donald,
Conosci bene la nostra posizione su questi temi. Ma noi crediamo che dovremmo lavorare tutti per raffreddare la situazione e de-scalare - molto sta accadendo intorno a noi e dobbiamo unire i nostri sforzi. Proponiamo di sentirci a voce con te più tardi oggi stesso - con entrambi o separatamente - facci sapere quello che preferisci.
Migliori saluti,
Alex e Jonas
 
Risposta di D.J. Trump alle 16.15
Caro Jonas. Considerando che il tuo Paese ha deciso di non darmi il Premio Nobel per la Pace per aver fermato 8 guerre e Più, non mi sento più obbligato a pensare unicamente alla Pace, anche se sarà sempre predominante, ma posso ora pensare a quello che è bene e appropriato per gli Stati Uniti d’America. La Danimarca non può proteggere quella terra dalla Russia o dalla Cina, e perché mai loro hanno un “diritto di proprietà” in ogni caso? Non ci sono documenti scritti, è soltanto che una barca è arrivata a terra là centinaia di anni fa, ma anche noi avevamo barche che arrivavano là. Ho fatto molto di più io per la NATO di qualsiasi altra persona dalla sua fondazione, ed ora, la NATO dovrebbe fare qualcosa per gli Stati Uniti. Il mondo non è sicuro se noi non abbiamo il completo e totale controllo della Groenlandia. Grazie!
Presidente DJT


 
A questo punto dovrei scrivere “No Comment” oppure usare l’identica formula in italiano: sono parole e comportamenti che si commentano da soli. Tuttavia, la cosa è di tale enormità che mi è impossibile non esprimere un parere di lettore (e scrittore) che conosce l’espressione scritta e parlata in entrambe le lingue ed ha la presunzione di qualche conoscenza dei processi mentali preposti a queste funzioni.
Primo punto, quando chiunque ricopre un ruolo pubblico all’altezza dei protagonisti di questo scambio di idee, la forma equivale alla sostanza.
Dunque in sostanza, l’uomo più potente del mondo rivela una ignoranza abissale dei meccanismi che regolano l’istituzione che destina, a ragione o a torto, il prestigioso premio. Allo stesso tempo, essendo convinto che quel premio sia assegnato a sproposito, invece di denigrarlo come un inutile orpello, ne insegue il prestigio e lo vuole a tutti i costi facendo di sé, inconsciamente, lo zimbello di turno. Non essendo un esperto in psicologia o psichiatria lascio ad altri il compito di trarre qualche conclusione in merito.
Secondo, riguardo l’appartenenza della Groenlandia alla Danimarca, un paese che formalmente non c’entra nulla con gli interlocutori, se si trattasse di uno scambio di battute tra ubriachi in osteria, non ci sarebbe molto da meravigliarsi, ma a cotale e cotanta figura (o figuro) non è consentito fare affermazioni di tale e tanta stupidità (… qualcuno è arrivato là in barca qualche centinaio di anni fa da quel paese ma anche dal nostro paese…). C’è anche da notare che a fronte di un invito ad una conversazione telefonica, a due o a tre, nel suo delirio di onnipotenza, decide di rispondere per iscritto su carta intestata precludendo agli interlocutori qualsiasi altro ragionamento più sensato sull’argomento.
Terzo, nelle relazioni tra uomini di Stato i quali rappresentano tutta la popolazione di quelle entità, non è consentito esprimersi pubblicamente a nome e per conto di tutti in termini di tale rozzezza, bassezza e ignoranza in quanto si squalifica l’intelletto e la cultura di tutta la cittadinanza che si rappresenta.
Questo è il minimo indispensabile che credo possa essere condiviso da chiunque legga queste poche righe. Se poi qualcuno vuole vederci della genialità, prego, si accomodi. Però, per coerenza, si metta uno scolapasta in testa e brandisca un mattarello così tutti possano convincersi che è Napoleone.   

DALLA PARTE DELLA GROENLANDIA
Il team di Avaaz
 
Foto di: Martin Sylvest Andersen

Al popolo della Groenlandia: “Siamo con voi”.

Non permetteremo che la Groenlandia diventi un’operazione immobiliare o si usi come merce di scambio. È la vostra casa, la vostra nazione. E non saranno le minacce di un sopraffattore a decidere il vostro futuro: solo voi potete farlo. L’umanità ha saputo respingere innumerevoli autocrati corrotti e, insieme, abbiamo gli strumenti per resistere alle prevaricazioni e alle intimidazioni. Faremo il possibile per spingere i nostri leader a opporsi a ogni forma di coercizione e tracciare limiti chiari. Questo è il nostro impegno. Non siete soli.


La paura è l’arma principale dei bulli. Ma quando troviamo il coraggio di reagire insieme, anche il più arrogante dei bulli può essere fermato. Nel fine settimana i groenlandesi ce l’hanno dimostrato: hanno manifestato nella capitale, sfidando il freddo glaciale, per resistere alla prepotenza di Trump e dire no all’annessione agli Stati Uniti. Ora tocca a noi: uniamoci da tutto il mondo per dimostrargli che non sono soli.

 
Firma e condividi la lettera e la porteremo direttamente ai leader per chiedere azioni concreti contro le intimidazioni. La Groenlandia è un obiettivo facile per una superpotenza come gli Stati Uniti. Ci abitano appena 57mila persone, per lo più Inuit, una popolazione indigena dell’Artico.
Ma, nonostante l’enorme disparità di potere, stanno tenendo il punto e difendono il diritto di decidere della propria terra. Questo è il momento di dimostrare la nostra forza come comunità e difendere con fermezza i valori che sostengono la pace nel mondo: l’autodeterminazione, la sovranità nazionale e il rispetto per tutti i popoli della Terra.
 
Firma:
https://mail.google.com/mail/u/1/?ogbl#inbox/FMfcgzQfBQMhbtvKCZSxhxLwFlqbLJNv

IL RISVEGLIO DEL GUERRIERO
di Chicca Morone


 


Q
uando è stato dato l’annuncio che Joe Biden era stato messo a riposo ho iniziato a intravvedere una luce in fondo al tunnel nel quale ci stavano sospingendo: era chiaro che Kamala Harris con le sue risate fuori luogo, le parole che sfuggivano dalle sue labbra sui folli programmi di realizzazione dell’Agenda 2030 non ce l’avrebbe fatta! Così il male minore risultava Donald Trump, un personaggio sopra le righe ma che, pur facendo sicuramente parte di quel deep state, non avrebbe proseguito nella politica globalista dei suoi predecessori su certi argomenti: lo stava dimostrando nel coinvolgere Robert Kennedy Jr. in veste di Segretario della Salute e dei servizi umani USA. Scelta quanto mai oculata, dimostrata davanti a una folla di migliaia di persone, radunatesi pochi giorni fa davanti al Lincoln Memorial, quando ha preso la parola contro l’uso dei vaccini definendo il pass vaccinale uno strumento da regime nazista. Ha cercato di rendere consapevole il pubblico asserendo “Nessuno di noi avrà la possibilità di scappare e nessuno potrà nascondersi a causa dei satelliti di Bill Gates e del 5G con cui controlleranno ogni nostro movimento e comportamento 24 ore su 24. Persino nella Germania di Hitler potevi nasconderti in un attico, come fece Anna Frank”: parole che hanno suscitato lo sdegno della comunità ebraica, a New York molto potente. L’argomento salute, ancora, dopo tutto quello che è emerso sulla terapia genica a cui hanno sottoposto gran parte di noi, torna alla ribalta in modo ambiguo: l’immunologo statunitense Peter Hotez “Da giugno - ha twittato - 200 mila americani non vaccinati hanno perso la vita, vittime della disinformazione” senza però sottolineare se l’accertamento della cessazione di vita fosse avvenuta a causa del Covid o semplicemente per altri motivi ma infettati dal virus.
E quanti sono i decessi avvenuti per malori improvvisi, infarti, turbo-tumori e mille altre cause non meglio identificate tra i vaccinati? Le statistiche son impressionanti, anche quelle italiane. Il coraggio di Robert Kennedy jr. un uomo a cui hanno assassinato il padre e che sa perfettamente di essere nel mirino delle case farmaceutiche non è solo ammirevole: è eroico perché sfidare apertamente una lobby così potente significa mettere al primo posto la battaglia per il diritto all’autodeterminazione del cittadino in fatto di tutela del proprio corpo, prima ancora della propria vita. È un uomo nelle cui vene scorre il sangue non contaminato dalle logiche del potere sotterraneo, quello contrastato da zio e padre, vittime della lobby dei soliti noti. Per fortuna oggi possiamo constatare che il periodo neoliberale, tanto osannato da chi ne ha tratto il massimo beneficio, sta davvero finendo. Il neoliberismo si basava sul concetto che le democrazie andassero d’accordo tra loro e non si combattessero, ma risolvessero le divergenze demandando le risoluzioni a organizzazioni internazionali create da loro stesse, come le Nazioni Unite: sinceramente, se ricordo le linee guida dell’OMS (la costola per la sanità mondiale) durante la psico-pandemia, rabbrividisco. Se non bastasse, è manifesta l’inutilità di organismi simili osservando quanto poco le stesse Nazioni Unite riescano a intervenire in aree come Gaza, dove sarebbe necessario porre rimedio a uno dei genocidi in atto oggi, in questo mondo corrotto dai soliti noti.



Quindi, il periodo neo liberale è finito, è completo: oggi si dovrebbe tornare al realismo. Forse non è il metodo migliore, ma almeno non è più il precedente con il disastro a cui ci ha portato: ogni nazione fa per sé, cercando di ottenere il miglior risultato possibile, tutelando i propri interessi e, in generale, definendo la propria sfera di influenza. Certo, la nostra classe politica andrebbe riformata, ma non è detto che sia impossibile trovare giovani leve, pervase da quel furore quasi eroico pronte a un cambiamento, ma non violento. Figure come Elly Schlein, figlia di tanto padre, che ha fatto parte dello staff per l’elezione a presidente di Barak Obama non hanno dimostrato altro che inconsistenza; e anche Giorgia Meloni, partita da un’opposizione in cui tuonava contro il governo di Conte e compagni di merenda, risulta aver avuto precedentemente Mario Draghi come padrino dell’ASPEN. È questa un’associazione riservata, fondata a Aspen in Colorado nel 1950, che promuove il dibattito su temi strategici attraverso incontri a porte chiuse: in Italia ne fanno parte Giulio Tremonti, Lucia Annunziata, Marta Dassù, Enrico Letta, Mario Monti, Lucio Stanca e Giuliano Amato! E se qualcuno il 26 ottobre 2022 si fosse persa l’emblematica frase al passaggio della campanella tra il presidente del consiglio Draghi uscente e la subentrante Meloni, rispolvero la memoria “(…) mo’ mica mi molli da sola”.
È necessario accettare la realtà: siamo una colonia degli Stati Uniti e siamo stati venduti a più riprese dai cosiddetti statisti sponsorizzati dai signori di quel governo “globale” - chiamato anche “deep state” - interessati a ingigantire il proprio potere e denaro a discapito dei poveri… schiavi! E se non vogliamo restare schiavi è consigliabile un rapido risveglio dall’incantesimo perché l’Italia è un paese con una posizione strategica particolarmente ambita. Se continuiamo con le politiche dissennate di invio armi e denaro all’Ucraina dove ormai è emerso quanto la corruzione fosse e sia ancora dilagante, senza investire nella sanità, nell’istruzione e nell’industria ci ritroveremo con un simpatico “liberatore” che troverà fantastico dominare il Mediterraneo da qualche postazione in più, come se non ne avesse già abbastanza.

DI NUOVO UN SOGNO
di Luigi Mazzella


 
Non ho mai parlato dei miei sogni, da sempre convinto della noia che il loro racconto provoca nell’ascoltatore. Ho fatto un’eccezione, qualche giorno fa, e sono stato smentito dai vostri commenti favorevoli. Dato che anche stanotte ho fatto un sogno che, probabilmente, merita di essere raccontato, eccovelo:
Premessa: Un gigante dei nostri tempi, intendendo scoprire l’Europa, si reca nel Vecchio Continente ma, memore della sua lettura giovanile del capolavoro di Jonathan Swift, si accorge subito di non poter avere la fortuna di Gulliver a Lilliput. Perché? Egli constata che gli abitanti del luogo, anch’essi di statura molto modesta, pur se non riescono a legarlo, neppure si mostrano molto gentili con lui (come erano stati, invece, i Lillipuziani con il medico britannico ). A differenza di questi ultimi, poi, gli Euro-idioti (come il gigante ormai li chiama, dopo averli conosciuti bene) cominciano a  inscenare sarabande di oscena imbecillità, senza mai preoccuparsi di nascondere o celare (neanche parzialmente) la “deficienza mentale” di cui sono diventati “portatori sani” dopo che cinque individui, visitatori del loro Paese, in tempi diversi, li hanno infettati inguaribilmente, raccontando loro favole amene e inverosimili e imponendo di credervi con minacce o lusinghe di vario tipo. Il gigante capisce subito che gli Europei ignorano che sul Pianeta non tutti sono “creduloni” come loro e soprattutto non sanno che lui, probabilmente, è giunto nella loro terra dopo essersi liberato dalle stesse, stupide credenze. 



Soprattutto essi non immaginano ciò che il gigante ha scoperto Oltreoceano: che, cioè, una “gang” del suo Paese, conoscendo l’ormai nota debolezza della facile credulità europea ha, molto agevolmente, corrotto i “capi-banda” locali, asservendoli totalmente al suo volere e incitandoli persino a suicidarsi in un immane lotta contro tutti quelli da essa ritenuti suoi nemici.
Id est: tutti i giganti e potenti della Terra divenuti, con accordi segreti, amici tra di loro per la spartizione del potere sul globo. Molti Euro-idioti, trattati come suole dirsi “a pesci in faccia”, dal gigante sbarcato nel Vecchio Continente, cominciano, a questo punto, a dare segni (oltre che della loro ordinaria scemenza) di disturbi mentali vari, tra cui la perdita della memoria. Uno di essi, dimentico di essere, in buona sostanza, un erede del Re Sole Luigi XIV e di Napoleone Bonaparte e inconsapevole dell’ovvia natura confessoria che avrebbe assunto la sua frase dice solennemente: “Il tempo dei “bulli” è finito con la morte dell’imperialismo.
Mi sono svegliato, a questo punto. E ciò mentre le italiche pulzelle si accapigliano ferocemente e il gigante fa mentalmente i conti sui dollari da versare per l’acquisto di un pezzo di terra nel Vecchio Continente da cui svillaneggiare meglio e più da vicino gli Euro-idioti.

 

Privacy Policy