UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

giovedì 23 aprile 2026

UN 25 APRILE DI GUERRA
di Franco Astengo
 

Il 25 aprile, la nostra ricorrenza, il giorno più importante nella storia d'Italia, attraversa il tempo.
 
L’esito recente del referendum ci ha dimostrato come quella data non rappresenti soltanto la memoria della fine dell'occupazione nazifascista, ma il punto da cui nacquero la Repubblica e la Costituzione. Nel 2026 questo passaggio assume un significato ancora più forte: a ottant’anni dalla nascita della Repubblica, il legame tra Liberazione, antifascismo e Costituzione continua a chiedere di essere riaffermato. La Costituzione sortì infatti da una rottura politica precisa: quella con il fascismo, con la guerra, con un’idea autoritaria dello Stato e della società. Per questo l’antifascismo non appartiene solo alla memoria, ma resta un principio costitutivo della democrazia. Fin qui però abbiamo ricostruito una premessa e siamo rimasti in quello che possiamo considerare un ambito "scontato" di riflessione. Oggi questo principio si misura con un contesto in cui tornano a pesare restrizioni dello spazio democratico, compressione del dissenso, uso estensivo delle categorie di sicurezza e delegittimazione delle soggettività critiche. Non possiamo però limitarci ad approfondire questi aspetti. Non possiamo limitarci a ricordare fatti del passato. È necessario guardare all'oggi e di conseguenza al futuro. Questa è l'occasione per descrivere la realtà e chiamare tutti ad affrontarla. L'anniversario del 25 aprile arriva in un momento oscuro dove la realtà della guerra minaccia di deflagrare nella dimensione di un conflitto globale (se non ci troviamo già nel "pieno") la democrazia appare a rischio in molte parti del mondo mentre si allargano le disuguaglianze e si accentuano vessazioni e ingiustizie. Lo stesso rapporto tra scienza, tecnica e politica non sembra più muoversi nel senso della liberazione dell'umanità ma piuttosto evocando pericoli oscuri di espropriazione delle coscienze. Va ricordato che per l'Europa la liberazione dal nazifascismo (che avvenne in tempi diversi e con esiti diversi senza dimenticare che gli eserciti di tutto il mondo marciavano sul suolo del continente) rappresentò comunque un momento fondamentale di svolta della storia della quale non vanno assunti i retaggi in maniera unilaterale: occorre continuare a studiarne le sfaccettature e le contraddizioni se si intende cercare di capire cosa accadde allora e interrogarsi su quanto ciò che si verificò più di ottant'anni fa pesi ancora sulla complessa realtà dell'oggi. 



Per l'Italia la valutazione di ciò che accadde deve mantenersi chiara: dalla Liberazione, dalla lotta al nazifascismo, dalla capacità dei partigiani di liberare in autonomie le grandi città industriali del Nord, nasce la Costituzione e - di conseguenza - la democrazia con tutte le sue difficoltà passate e presenti.  Fin qui tutto appare chiaro. Meno evidente nella narrazione mediatica "mainstream" la necessità che una democrazia repubblicana debba intendersi sempre come bene prezioso non semplicemente da conservare ma da arricchire giorno per giorno con il pensiero e l'azione della parte migliore del nostro popolo. Alla qualità della democrazia repubblicana va agganciato il momento politico: un momento politico così difficile contrassegnato da una evidenza che è insieme emergenza: la guerra. Una guerra "cattiva" combattuta su più fronti le cui vittime immediate sono le popolazioni inermi: dall'Ucraina alla Russia, da Gaza al Libano, dall'Iran ai paesi del Golfo. Una guerra che alimenta l'idea della politica intesa come dominio, della ripresa imperialista (su diversi fronti), da pesantissimi riflessi sull'economia internazionale ormai dominata dalla geopolitica: le condizioni dell'economia internazionale, nell'ormai avviata post-globalizzazione, appare contrassegnata dalla crescita dell'enormità delle disuguaglianze, dalla volontà di distruzione verso interi popoli come sta accadendo in Palestina, nel Libano e (senza bombardare direttamente) a Cuba.



Oggi 25 aprile non possiamo fermarci a raccontare i pur gloriosi episodi della nostra Resistenza. «Le massime dei filosofi sulle condizioni di possibilità della pace pubblica devono essere consultate dagli stati armati per la guerra»: questo il testo dell’“articolo segreto” che Immanuel Kant comprende nel suo Per la Pace Perpetua. Invece pare proprio che anche oggi gli stati armati non consultino i filosofi: non li consultano perché non vogliono sentirsi dire che l'unico presupposto per la civiltà è la pace. Battersi per la pace deve significare oggi come oggi cercare soluzioni mettendo a confronto una teoria della pace come soluzione politica all'ipotesi della guerra considerata inevitabile nella concezione di Von Clausewitz.
La pressione dei popoli per la pace, la richiesta pressante di pace oggi rappresenta il solo modo concreto per celebrare l'alba radiosa del 25 aprile.

IL 25 APRILE ATTRAVERSO LA VOCE DEI POETI




25 Aprile
di Alfonso Gatto        

La chiusa angoscia delle notti, il pianto
delle mamme annerite sulla neve
accanto ai figli uccisi, l’ululato
nel vento, nelle tenebre, dei lupi
assediati con la propria strage,
la speranza che dentro ci svegliava
oltre l’orrore le parole udite
dalla bocca fermissima dei morti
«liberate l’Italia, Curiel vuole
essere avvolto nella sua bandiera»:
tutto quel giorno ruppe nella vita
con la piena del sangue, nell’azzurro
il rosso palpitò come una gola.
E fummo vivi, insorti con il taglio
ridente della bocca, pieni gli occhi
piena la mano nel suo pugno: il cuore
d’improvviso ci apparve in mezzo al petto.





Ho dormito l’ultima notte   
di Elio Filippo Accrocca  
 
Ho dormito l’ultima notte
nella casa di mio padre
al quartiere proletario.
 
La guerra, aborto d’uomini
dementi, è passata sulla
mia casa di San Lorenzo.
 
Il cuore ha le sue distruzioni
come le macerie di spettri,
eppure il cuore ancora grida,
 
geme, dispera, ma vive
come la madonna di Raffaello
salvata tra i sassi della mia casa
e un paio di calzoni grigioverdi.




Retrovia
di Giorgio Bassani
 
Non li vedi, tu, gli angeli tutelari
che còmpitano la tua croce.
Hanno come te gli occhi chiari,
quasi puerile la voce.
 
Li vedessi, forse sorrideresti.
Non portan clamidi stole o tocchi;
polverosi, sono, rotti
di fatica: hanno tute celesti.
 
Parlano. Li senti bisbigliare
di non sai che pace, che speranza:
in un paese di là dal mare
questa è sera di vacanza.
 
Nella sera il monte odora
oleandri da una tomba di sassi.
la vita non è più, ora,
per te che un dileguare di passi.



I lupi
di Nelo Risi  
 
La mia città deserta
un nero vento invade,
la mia città dolora
all'alba delle case.
 
Il muro non misura
più di tre metri: il sonno
di quel ragazzo steso
a lato è un peso eterno.
 
I lupi sono scesi
visitano le strade,
autunno o primavera
non mutano paese.
 
La mia città deserta
ha occhi di rovina,
le rose del suo sangue
c’è già chi le coltiva.




Canto degli ultimi partigiani
di Franco Fortini  
 
Sulla spalletta del ponte
le teste degli impiccati
Nell’acqua della fonte
la bava degli impiccati.
 
Sul lastrico del mercato
le unghie dei fucilati
Sull’erba secca del prato
i denti dei fucilati.
 
Mordere l’aria mordere i sassi
la nostra carne non è più d’uomini
Mordere l’aria mordere i sassi
il nostro cuore non è più d’uomini.
 
Ma noi s’è letta negli occhi dei morti
e sulla terra faremo libertà
Ma l’hanno stretta i pugni dei morti
La giustizia che si farà.

 

LA RESISTENZA CONTINUA

A Milano


A Cosenza



A Trieste




LUTTI NOSTRI


Carlo Monguzzi

Ciao Angelo, grazie per inviarmi “Odissea”. Ti mando questo breve scritto delle mie due amiche Rosaria e Nadia per Carlo Monguzzi, le ho fatte avere ai Verdi per la moglie ma ho pensato di mandarle anche a te. Se vuoi puoi pubblicarle. Un caro saluto
Rosella Simone
 
Per Carlo Monguzzi
Da Nadia Ponti e Rosaria Biondi



I nostri compagni Giulio Cacciotti e Vincenzo Guagliardo se ne sono andati prima di Carlo, lo ricordiamo anche per loro. Ci è stato accanto e sostenuti, negli anni del carcere, nella nostra lotta contro la legge premiale Gozzini, che lega le condizioni carcerarie e l’uscita dal carcere al mercato delle coscienze.
Una lotta ostinata e solitaria, purtroppo. Anche quando avrebbe, forse, desiderato che smettessimo, ci ha sempre sostenuti lo stesso, perché anche lui sapeva che le lotte che si sentono giuste, vanno combattute e basta indipendentemente se si vincono o si perdono. Non diremo grazie per questo, proprio perché sappiamo che valeva anche per lui.
Un abbraccio a chi gli ha voluto bene.

mercoledì 22 aprile 2026

LA SINISTRA E L’ALTERNATIVA   
di Franco Astengo


 

Nel dopo Referendum.
 
La fase post-referendaria pare aver aperto la prospettiva di una nuova stagione a sinistra nonostante le grandi difficoltà derivanti dalle tragiche vicende internazionali: l'analisi del voto infatti riferendo di una partecipazione diversa dal recente passato specificatamente in campo giovanile ha aperto a prospettive di nuove aperture e di diverse convergenze politiche e sociali. Quale rimane l'indicazione più importante uscita dall'esito delle urne il 22/23 marzo scorsi? In tempi che rimangono comunque di forte disaffezione il tema costituzionale rimane comunque il "magnete" più importante per attirare all'impegno la parte democratica e progressista del nostro Paese. Accadde nel 2006, si ripeté nel 2016 e ancora 10 anni dopo, oggi: un ventennio segnato da tentativi di stravolgimento del nostro assetto democratico respinti dal voto popolare e dall'impegno unitario di forze politiche, sindacali, associative. Questo è il primo segnale da cogliere rispetto a questo risultato. Sulla base di questa indicazione emersa con grande forza segnaliamo che, con tutte le cautele del caso e ben consci di difficili esperienze attraversate nel passato, si stanno muovendo settori importanti della sinistra italiana:
1) Il CPN di Rifondazione Comunista, pur tra difficoltà e contrasti, ha approvato un documento che impegna il partito alla costruzione di un " fronte costituzionale, democratico e antifascista" che pur non aderendo all'idea di una coalizione di governo intende misurarsi proprio con due temi fondamentali come quello costituzionale e antifascista. Rifondazione Comunista pare intendersi di verificare un'ottica unitaria con altre forze politiche anche di impianto riformista e anche di storica collocazione centrista. Rifondazione mantiene giustamente una forte impostazione alternativa rispetto a un impianto programmatico economico-sociale di stampo liberista e in questo appare in grado di avanzare una proposta politica alternativa;
2) Nel corso della campagna referendaria era stato costruito e reso molto attivo un "Comitato Socialista per il NO" formato da diverse associazioni che, nel dopo - voto, hanno preso la decisione di muoversi per formare una "Federazione Socialista" nell'ottica del superamento di  divisioni e tensioni del passato, ponendosi così in una nuova prospettiva di presenza politica nel Paese.
2) Nel corso della campagna referendaria era stato costruito e reso molto attivo un "Comitato Socialista per il NO" formato da diverse associazioni che, nel dopo - voto, hanno preso la decisione di muoversi per formare una "Federazione Socialista" nell'ottica del superamento di  divisioni e tensioni del passato, ponendosi così in una nuova prospettiva di presenza politica nel Paese.



Possiamo considerare queste due iniziative come frutto di una analisi che ha legato assieme i due temi fondamentali del momento: quello della pace e della democrazia connessi attorno ad altrettante esigenze politiche, quella del ruolo dell'Europa in questo frangente storico ben diverso da quello costruito nel corso degli anni attorno a Maastricht prima e alla "fine della storia" poi e quello della necessità di abbattere il pericoloso governo di destra al potere in Italia.
La matrice fascista e razzista delle più importanti forze politiche che compongono il governo (FdI e Lega) e la spinta estremistica di un soggetto come Futuro Nazionale: tutte soggettività politiche poste al di fuori dal perimetro costituzionale deve rappresentare il punto di analisi più pregnante da cui trarre indicazione per una collocazione politica della sinistra.
Sotto questo aspetto intendiamo essere particolarmente chiari: indipendentemente dalla formula elettorale che sarà adottata è vitale che la destra sia sconfitta nelle elezioni del 2027.
Per riuscirci va evidenziata la necessità di costruzione di un progetto che, dal punto di vista della sinistra, presenti caratteristiche derivanti dalla storia, dall'identità, dalla capacità di aggregazione che le forze direttamente derivanti dalla "sinistra storica" possono apportare a uno schieramento alternativo: in questo senso una presenza rinnovata nel sistema politico italiano di Rifondazione Comunista e di una possibile "Federazione Socialista" può rivestire  un'importanza per la cui realizzazione sarà necessario un impegno forte fondato sul raccogliere trasmettendone la gravità e chiamando alla lotta le grandi contraddizioni sociali che agitano il nostro tempo.
I punti di riflessione comune dovrebbero esaminare l'idea di un "socialismo della finitudine" come cornice di alcuni passaggi: abbiamo citato quello europeo ma sommariamente non possiamo dimenticare quello del lavoro, della programmazione economica, del welfare, dell'assetto istituzionale fondato sulla centralità del Parlamento e della formula elettorale proporzionale.
Dovrà essere oggetto di profonda riflessione il punto di distinzione in questa fase e nella già ricordata prospettiva elettorale tra "alternativa" e "coalizione di governo" (per la quale sicuramente si propone AVS cui va lanciata una idea di "connessione" diretta verso sinistra, tanto per usare non corretti schemi topografici).



Osiamo avanzare in questa sede una proposta: l'elaborazione di un programma comune della sinistra, ritrovando anche elementi di confronto tra l'ispirazione socialista, quella comunista, quella ambientalista e le diverse culture portatrici delle grandi contraddizioni della modernità da quella di genere a quella di diversità etnica e culturale (il compianto Felice Besostri aveva ipotizzato il dialogo Gramsci-Matteotti quale simbolo per un discorso di questo tipo).
Le modalità di eventuale presentazione elettorale dei singoli soggetti potrà realizzarsi ovviamente in forma autonoma tenendo il "progetto" come base comune ed eventuali singoli punti distintivi quale specifico elemento identitario. L'Associazione per il Rinnovamento della Sinistra (con le altre associazioni e soggetti di cultura politica cui spesso ci rivolgiamo per iniziative comuni sui grandi temi dell'attualità) potrebbe anche candidarsi a svolgere anche soltanto un semplice tentativo in questa direzione elaborando una traccia orientativa e magari promuovendo incontri aventi come tema l'orizzonte generale in senso strategico della fase politica in senso magari da svolgersi non soltanto al centro e tra i gruppi dirigenti ma anche nelle periferie tra militanti e soprattutto tra i giovani che sembrano aver ripreso la strada della lotta non soltanto sul piano sociale ma anche su quello più direttamente politico.

LEONI E AVVOLTOI
di Chicca Morone
 
Leone XIV

Quando un Cardinale esce dal Conclave nelle vesti di Papa, ha scelto il nome del predecessore a testimonianza della volontà di proseguire il pontificato di chi lo ha preceduto con tale imprimatur... Il cardinale Robert Francis Prevost è diventato Leone XIV. Leone XIII, un Papa molto importante per il Cristianesimo: è stato colui che ha visto l’apostasia della Chiesa, vescovi e cardinali ambasciatori di quelle eresie che oggi impregnano molti prelati, allontanati dal messaggio dei Vangeli, soppiantato da quello della società aperta di Soros, dalla difesa e dalla pratica non solo dell’omosessualità ma anche della pedofilia fino ad arrivare al “fraterno” abbraccio con la libera muratoria. Nonostante sia stato un fiero avversario del modernismo e tra i più abilmente determinato nel denunciare la radice della massoneria deviata, l’immagine che è stata cucita addosso a Leone XIII è simile a quella di un attivista sindacale, seguace del marxismo: niente di più falso in quanto nella sua enciclica, la Rerum Novarum del 1891, pur riconoscendo la gravità della questione operaia definì subito il socialismo come un “falso rimedio”, denunciandone il pericolo della conflittualità che esso innesca nelle diverse classi sociali. Il “Divide et impera” a cui tentano oggi di abituarci in continuazione.


Leone XIII

Però, perché non risalire al primo pontefice che scelse, non a caso, tale nome?
Leone I, detto Leone Magno, Dottore della Chiesa, è ricordato per aver fermato Attila nel 452. Viene spontaneo chiedersi se esista oggi un nemico altrettanto determinato a distruggere Roma e più ancora il Vaticano.
Forse perché pochi ricordano che nella visione di Leone XIII - avvenuta lunedì 13 ottobre 1884 - la Chiesa sarebbe caduta nelle mani di Satana per più di 100 anni: come contrapposizione, l’ispirazione del Pontefice fu quella di metter nella messa una preghiera rivolta a San Michele Arcangelo il capo delle milizie celesti, simbolo della lotta eterna tra il bene e il male, difensore della fede e della Chiesa, affinché questa fosse protetta dai suoi nemici.


Leone Magno

Particolare che Leone Magno sia stato consacrato Papa il 29 settembre 440 e il cardinale Robert Francis Prevost sia salito al soglio pontificio proprio nella data dell’apparizione di San Michele Arcangelo al Gargano: sarà questo Papa a liberarci dalle derive sataniste che continuano a emergere ovunque voltiamo lo sguardo? Sarà in grado di estirpare i tentacoli dell’agenda anticattolica che la Francia sta portando avanti attraverso il suo alfiere, quel ridicolo Emmanuel Macron, burattino dei Rothschild, nelle mani del fido Jacques Attalì? Non ci è bastato il rogo di Notre Dame, uno dei massimi esempi di architettura gotica francese, non per nulla dedicato alla Vergine Maria e la sostituzione delle splendide vetrate con immagini di migranti clandestini? Quanti avvoltoi continueranno a volteggiare indisturbati su tutto il Medio Oriente prima che venga fermata l’ingordigia di chi è convinto di avere più diritti che doveri?
Per non parlare dello IOR, la banca vaticana che pare denunciare una situazione a dir poco disastrosa: secondo il risultato dell’ultimo processo burocratico e amministrativo ci sarebbe un ammanco di quasi 70 milioni di euro; escluso il fatto che già nel 2025 diverse fonti vaticane facevano riferimento alla sparizione dell’oro della Santa Sede presso la Federal Reserve Bank di New York.



Al papa Prevost è toccato intervenire su argomenti molto poco spirituali come il trasferire la facoltà di gestire gli investimenti finanziari della Santa Sede dallo IOR all’APSA, agenzia che amministra il patrimonio del Vaticano: un tentativo di porre freno alle ingerenze francesi, nonostante l’elezione a presidente dell’istituto François Pauly, banchiere lussemburghese già direttore della Banque Edmond de Rothschild, personaggio di spicco della finanza ebraica francese.
Ovunque oggi ci sarebbe bisogno di saggezza, moderazione, coraggio e fermezza: doti che a questo Papa non mancano e fanno di lui un grande messaggero del Vangelo nel mondo. Proprio in Africa in questi giorni, dove Bergoglio e l’Unione europea insistevano con il lucrosissimo trasferimento della popolazione in Europa, il suo messaggio è stato chiaro, lucido e di rottura: ha invitato gli africani a restare nelle proprie terre, a non mettere a rischio la propria vita in viaggi gestiti da trafficanti di esseri umani. L’Africa, con la ricchezza del suo sottosuolo ha bisogno di figure carismatiche che siano in grado di gestire lo sfruttamento della terra, non di essere sfruttati; personaggi con Ibrahim Traorè, “dittatore” del Burkina Faso è un esempio di come sia possibile esorcizzare la povertà con determinazione e volontà di riscatto per il proprio popolo. 

CON QUALE DIRITTO




Questo film è stato concluso nel 2019. Dopo le proiezioni a CinemAmbiente a Torino e al Climate Camp al Lido di Venezia, la pandemia ne bloccò la circolazione, benché un tour europeo fosse già in programma.
Passato il Covid, nel 2022 il film ci sembrò obsoleto perché il mondo era sotto l'ennesimo shock: la Geopolitica era la nuova, gotica diva che nel film è già un presentimento razionale.
Estella ci ha invitato a riproporlo perché l'intreccio TAV-TAP-MUOS lo poneva già allora sulla soglia dello "stato di eccezione", e più che mai oggi.
Se non eri a CinemAmbiente o al Lido di Venezia nel 2019, ti invitiamo a vederlo.
Ci troviamo da Estella giovedì 23 aprile alle 21
Via Martinetto 5h, Torino
Ingresso libero sino ad esaurimento posti
Qui il trailer del novembre 2019, per un assaggio:
https://www.youtube.com/watch?v=TiHjmU-9424


 

TUTTI A DONGO!




FESTA PER LA LIBERAZIONE
Al Municipio 2 di Milano


 

martedì 21 aprile 2026

LETTERA ALL’ANPI DI SEZIONI E ISCRITTI




Al Presidente Nazionale ANPI, Gianfranco Pagliarulo
Alla Segreteria Nazionale ANPI
Al Presidente metropolitano ANPI Milano, Primo Minelli
Alla Segreteria e Comitato metropolitano ANPI Milano.


Siamo un gruppo di iscritte e iscritti a numerose sezioni dell’ANPI città metropolitana di Milano. Abbiamo saputo che anche quest’anno ANPI Provinciale di Milano e ANPI Nazionale hanno negato alla Comunità Palestinese di potere essere degnamente rappresentata nel corteo e sul palco delle celebrazioni per il 25 Aprile. Nel ribadire quanto abbiamo già sostenuto in una lettera dell’anno scorso firmata da circa 300 iscritti e non iscritti all’ANPI e da una ventina di comitati, riteniamo improcrastinabile, questo 25 aprile, dare voce alla resistenza di un popolo il cui annientamento prosegue in tutta la Palestina, nonostante la “tregua” firmata tra Hamas e Israele e mai rispettata dall'esercito israeliano. Che si tratti di genocidio è stato attestato dalla Commissione per i Diritti Umani dell’ONU e dal Tribunale dei Popoli di Gaza come già precedentemente era stato ritenuto “plausibile” da una sentenza della Corte Internazionale di Giustizia. Nemmeno l’approvazione della legge sulla pena di morte per i detenuti palestinesi ha spinto la dirigenza dell’ANPI Provinciale ad aderire alle manifestazioni del sabato indette dai Palestinesi e a sostenere la loro partecipazione attiva alla manifestazione del 25 aprile. Nel ripudio di tutte le sopraffazioni e le guerre che caratterizzano questi tempi, chiediamo che possa essere data finalmente attuazione allo Statuto dell’ANPI che a pag. 6 dichiara che l’Associazione persegue le sue finalità “civiche, solidaristiche e di utilità sociali” mediante lo svolgimento di varie attività di interesse generale, tra cui: promozione della cultura della legalità e della pace tra i popoli (art. 5 CTS, lett. v); promozione e tutela dei diritti umani, civili, sociali e politici; promozione delle pari opportunità e delle iniziative di aiuto reciproco (art. 5 CTS, lett. w). Chiediamo che questa lettera non resti senza risposta da parte del gruppo dirigente come già accaduto con la precedente e che venga trasmessa ai Presidenti di Sezione perché ne informino gli iscritti.
 
Ines Biemmi (Anpi Vigentina), Donatella De Col (Anpi Crescenzago), Luciano Bagoli (Anpi Stadera), Carmen Gebbia (Anpi Melegnano).
 
Seguono oltre 130 adesioni rappresentative di 40 sezioni Anpi
Adesioni a: 25palfirma@gmail.com
, indicando nome, cognome e sezione ANPI di appartenenza.

 
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