UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

sabato 18 luglio 2026

IL PERICOLOSO REVANSCISMO TEDESCO
di Franco Continolo



La storia dell’europeismo atlantista comincia e finisce con il riarmo della Germania. Entrambi sono avvenuti con il pieno appoggio americano: la differenza è che tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta la Germania di Bonn era un soggetto relativamente passivo, la cui prima preoccupazione era la ricostruzione, mentre oggi è sì un paese in crisi, ma che ambisce a un ruolo egemone, come denuncia Sylvie Kaufmann – e prima di lei Liana Fix. L’altra differenza è che gli Stati Uniti allora appoggiarono le istanze europeistiche per facilitare l’unità del blocco militare antisovietico che si andava costituendo; oggi invece non nascondono il proprio disprezzo per tali istanze. L’europeismo atlantista finisce dunque per la metamorfosi dell’atlantismo, soprattutto ad opera degli ultimi due presidenti americani che hanno instaurato un rapporto padronale con i paesi del continente. La NATO per ora resta in piedi perché anche l’europeismo ha subito una deviazione nell’era dell’unipolarismo americano, diventandone uno strumento nell’ambizioso progetto di sottomettere la Russia. Di questa deviazione è testimone l’arrivo alla presidenza della Commissione di una revanscista tedesca, Ursula von der Leyen. Il revanscismo tedesco è il vero collante della NATO, e al tempo stesso la prova del fallimento dell’europeismo atlantista. Altra prova è il frantumarsi dell’UE in alleanze o bande: i Volenterosi sono il gruppo più in vista, ma non vanno trascurati i baltici che non vedono l’ora di aprire un altro fronte contro la Russia, e i nordici che insieme al Canada si preparano alla guerra sull’Artico. La frantumazione dell’UE è dunque in corso, e l’unico motivo di ottimismo è che i suoi protagonisti sono dei pasticcioni che hanno legato la loro sorte a quella di un regime corrotto e senza speranza.

FATIMA, LA CHIESA DEL VECCHIO VIGENTINO
di Angelo Gaccione


 
La chiesa della Madonna di Fatima ha dato il nome al piazzale che la contiene. Il quartiere dove si trova è il vecchio Vigentino, il borgo lungo la via per Pavia ricco di campi, qualche cascina e qualche antica villa rurale. Oggi è a tutti nota come la lunghissima, popolosa e trafficata via Ripamonti, la via più lunga di Milano. La chiesa nella forma e nelle dimensioni odierne fu iniziata nel 1961 e consacrata l’anno successivo dal cardinale Montini che in seguito diventerà papa Paolo VI. Il suo artefice è stato l’ingegnere Enrico Lenti  e si presenta come una struttura massiccia in cemento armato a vista, ma anche muri a mattoni rossi. È retta da 12 pilastri (un richiamo ai dodici apostoli) e la facciata presenta la geometria di una porta che racchiude una serie di linee nude in verticale, e la forma di una croce. 


A colpirmi, quando l’ho vista per la prima volta, era stata la statua gigantesca della madonna con i due angeli ai lati, racchiusi in una specie di triangolo in calcestruzzo che poggia sul basamento più alto. Non mi aspettavo un campanile, visto l’anno di costruzione, ma le dimensioni della statua della madonna a cui è dedicata avevano subito attratto lo sguardo. L’ha realizzata lo scultore Angelo Biancini morto alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso. A campata unica, l’interno è così vasto che pare riesca ad accogliere un migliaio di fedeli. È un intreccio suggestivo di pilastri in cemento armato “che sorreggono una serie di capriate indipendenti, sostenendo il tetto spiovente in laterizio e calcestruzzo. Questa particolare disposizione ricorda una sequenza di mani giunte in preghiera, un dettaglio che amplifica il senso di spiritualità dello spazio”. Al di là della suggestione poetica di questo passo, tale intreccio esalta lo spazio, non lo opprime; e la luce che filtra all’interno dai finestroni colorati arriva morbida e avvolgente. 


Il grande mosaico

Sulla parete dell’altare maggiore un enorme mosaico realizzato dal pittore romano Augusto Ranocchi nel 1962, occupa una superficie di 18 metri di larghezza e di metri 16 di altezza. Sono state impiegate in totale 700.000 tessere di varie forme, dimensioni e colori, e ha richiesto oltre un anno di lavoro per la posa dovuta all’artista e a tre suoi aiutanti. Di Biancini sono anche le formelle scolpite della Via Crucis, mentre di Carlo Varese sono la Sacra Famiglia (1963) e la pala d’altare del Sacro Cuore (1962). Della grandezza ho già accennato: girandole intono mi sono poi reso conto che occupa almeno le porzioni di quattro vie: via Val di Sole, via Chopin, dei Guarneri, via Montemezzi. Su questo fianco si affaccia l’orto della chiesa ricco di fichi, nespoli, albicocchi, noci e persino l’ulivo: il più sacro degli alberi.

MILANO ARTE MUSICA


Evangelina Mascardi

Prosegue l’estate di Milano Arte Musica, il festival internazionale di musica antica promosso dall’Associazione Culturale La Cappella Musicale che fino al 27 agosto porta in alcune delle più significative chiese e sale da concerto della città i migliori, e più affezionati, interpreti internazionali del repertorio antico. Il prossimo appuntamento del viaggio “alle radici degli affetti”, che connota la XX edizione del festival, è con un’artista profondamente legata alla storia del festival, la liutista argentina Evangelina Mascardi. La musicista si esibirà lunedì 20 luglio, in doppia replica alle 18.00 e alle 20.30, presso la Sala Capitolare del Bergognone per un recital incentrato sull’opera di Sylvius Leopold Weiss, virtuoso del liuto e tra le figure più rappresentative del repertorio barocco, molto apprezzato dallo stesso J. S. Bach; il programma proposto mette in luce il lato più intimo e narrativo della musica di Weiss, tra danze di corte e pagine più personali.

Evangelina Mascardi e Lincoln Almada
 
Il giorno seguente, martedì 21 luglio, Mascardi tornerà nella Sala Capitolare del Bergognone in veste di chitarrista barocca e in duo con l’arpista paraguayano Lincoln Almada, per Un Solo Cammino. Il concerto, proposto in doppia replica alle 18.00 e alle 20.30, riflette l’incontro tra culture europee, indigene e africane nel contesto eterogeneo delle missioni sudamericane del Settecento. Il suggestivo scambio tra i due strumenti riproporrà danze e ritmi popolari, accanto a forme colte come la suite, fino all’improvvisazione su temi della tradizione guaranì.



Scrive Raffaele Mellace: «Emula di una ritrattista di genio come Rosalba Carriera, anche Evangelina Mascardi ci propone oggi un ritratto: non tramite la pittura, però, bensì attraverso le sonorità del liuto barocco. Il concerto monografico odierno ci presenta infatti a tutto tondo la figura di un musicista che di quello strumento è stato virtuoso sommo, interprete e compositore insieme, com’era consuetudine: Sylvius Leopold Weiss. Rampollo d’una famiglia di musicisti della Bassa Slesia, oggi Polonia, perfezionatosi nella Roma degli Scarlatti e di Corelli, nel 1718 Weiss si stabilì alla Corte di Dresda, dove ricoprì la carica di Cammer-Lautenist (“liutista da camera”), collaborando con i musicisti formidabili (Pisendel, Veracini, Quantz) che componevano l’orchestra di Corte (la migliore d’Europa, secondo Rousseau) fino alla morte, intervenuta nel 1750, nemmeno tre mesi dopo quella di Johann Sebasatian Bach, che gli era maggiore di un anno.
Nella “Firenze sull’Elba”, la Dresda resa splendida dall’ambizione e dalla cultura della dinastia dei Wettiner, Augusto II e III, re di Polonia ed elettori di Sassonia, sospesa tra barocco e rococò, gusto francese e italiano, considerata in tutta l’Europa «l’Atene dei tempi moderni», Weiss si trovò a operare in un ambiente musicale di prima sfera, in cui Wilhelm Friedemann Bach era organista in S. Sofia (in sua compagnia Weiss fece una lunga visita al di lui padre Johann Sebastian a Lipsia nel 1739) e musicisti di Corte erano Jan Dismas Zelenka e Johann Adolf Hasse. Quest’ultimo, maestro della Cappella reale, tenne a battesimo, insieme alla moglie, il celebre mezzosoprano Faustina Bordoni, il figlio di Weiss, chiamato in loro onore Johann Adolf Faustinus (unico tra i suoi fratelli a diventare, con tanto nome, musicista), e compose per Weiss stesso parti memorabili nell’opera Cleofide e nell’oratorio Il cantico de’ tre fanciulli.
Luogo principe dell’esibizione del virtuoso era però naturalmente l’ambito intimo della musica da camera: piacere raffinato destinato alla cerchia ristretta e riservata degli intenditori quali la regina Maria Giuseppina, nei cui appartamenti si svolgevano regolarmente prove d’orchestra e concerti da camera. In quella stanza della musica, luogo d’un godimento estetico esclusivo, andrà immaginato Weiss seduto di fronte allo scelto pubblico di intenditori a prodigare, tra improvvisazioni e restituzione più puntuale del segno scritto (oltre 850 sono i pezzi a lui attribuiti nelle biblioteche di mezza Europa, tutti salvo uno tramandati in intavolature manoscritte) la magia della propria arte. Arte affidata al liuto, strumento che rappresenta la quintessenza degli ideali di eleganza e armonia coltivati a Corte: arredo sonoro di una vita quotidiana trasfigurata dall’incanto armonioso di uno strumento apparentemente tanto fragile e poco fragoroso.
L’arte di Weiss si esprime vuoi nella misura essenziale dell’associazione di due pagine, come nella coppia Fantasia-Rondò che apre il concerto odierno, vuoi nell’architettura sontuosa delle suite complete, incardinate, come da tradizione, attorno a una tonalità unificante. Tipicamente quella in Fa maggiore proposta oggi introduce con una libera Fantasia la serie classica delle cinque danze canoniche della suite francese (Allemande, Courante, Sarabande, Menuet, Gigue), microcosmo variopinto di ascendenze nazionali e di atteggiamenti espressivi diversi. Del tutto analoga è la successione Preludio e FugaRigaudonLe Sans Souci e Ciaccona, che esordisce con la coppia classica preludio & fuga, oggi frequentata universalmente soprattutto per il tramite della produzione bachiana, per proporre il dittico contrastante d’una danza spigliata (il Rigaudon) e di una posata e cerimoniale (la Ciaccona), a incorniciare una brillante e capricciosa pagina caratteristica, Le Sans Souci, a ricordarci la dimestichezza del grande musicista con un altro potente musicofilo, il re di Prussia Federico il Grande, che Sans Souci (“senza preoccupazioni”) aveva chiamato la propria reggia a Potsdam.
Un altro potente, il conte Johann Anton Losy von Losimthal, note come Comte de Logi, è associato indissolubilmente a un lavoro di Weiss: il tombeau (genere in voga, cui Weiss contribuì in più circostanze, come tanti altri colleghi illustri tra Sei e Settecento, anche per la tastiera) composto nel 1721 a commemorare la scomparsa dell’aristocratico, conosciuto a Praga quattro anni prima, provetto liutista dilettante e autore di diverse composizioni per lo strumento. Una pagina struggente, che ben testimonia l’incanto che l’arte di Weiss era in grado di trasmettere al suo uditorio tre secoli fa. Incanto dall’efficacia intatta ancora oggi, nella sua capacità di tradurre il gesto aristocratico e contenuto del musicista in un ritratto vivo e palpitante delle umane passioni.»
 

 

IL PROGRAMMA
 
Lunedì 20 luglio 2026, ore 18.00 e 20.30
Sala Capitolare del Bergognone
Via Conservatorio, 16
 
Sylvius Leopold Weiss 
Evangelina Mascardi, liuto barocco 
 
Martedì 21 luglio 2026, ore 18.00 e 20.30
Sala Capitolare del Bergognone
Via Conservatorio, 16
 
Un Solo Cammino
Evangelina Mascardi, chitarra barocca
Lincoln Almada, arpa gesuitica e percussioni
 
INFORMAZIONI
Associazione Culturale La Cappella Musicale
via Vincenzo Bellini 2 - 20122 Milano
tel 02.76317176 | 3392697178       
e-mail mail@lacappellamusicale.com  
sito www.milanoartemusica.com 

BIGLIETTI
Intero: 18,00 €
Ridotto: 12,00 €
Gratuito: Under12, accompagnatori di persone disabili (si prega di contattare l’Associazione per usufruire delle gratuità)
Biglietto sospeso: regala un biglietto! Sarà destinato agli utenti dei servizi sociali del Comune di Milano
 
Punti vendita:
online (con diritto di prevendita): Circuito Vivaticket www.vivaticket.it
sul posto, secondo disponibilità, 40 minuti prima di ogni concerto
presso Associazione Culturale La Cappella Musicale
Lunedì dalle 15.00 alle 18.00
Mercoledì dalle 10.30 alle 13.30
Si consiglia l’acquisto in prevendita. È gradito il pagamento elettronico. 

SEDE
Sala Capitolare del Bergognone
Via Conservatorio, 16
MM San Babila, tram 9, 19, bus 54, 61, 94

 

venerdì 17 luglio 2026

ARCIVESCOVI E POTENTI
di Angelo Gaccione
 


L’arcivescovo di Napoli don Mimmo Battaglia ha indirizzato un vibrante ammonimento ai Potenti della terra a seguito del regalo che il presidente turco Erdogan ha coerentemente fatto ai delegati del vertice della Nato: una pistola con sei colpi e un biglietto con i complimenti. Apprezzo il monito dell’arcivescovo, ma il dono non poteva essere più coerente nei confronti degli uomini di morte riuniti in quell’assise. Pino Corrias su il Fatto Quotidiano di sabato 11 luglio ne ha, deliziosamente, fatto un magnifico affresco. Quel trafiletto mi ha fatto venire in mente che nel febbraio 2022 avevo scritto questo testo poetico dal titolo “Poesia impertinente”, ora nel volume Una gioiosa fatica (La Scuola di Pitagora ed.). Potrebbe tornare molto utile questo revolver alle Alte Eccellenze che lo hanno ricevuto, se la Terza guerra mondiale verso cui ci stanno portando, cominciasse a far sentire il suo cupo rimbombo sui palazzi e le istituzioni della Città Eterna. La poesia è un dono per i lettori e le lettrici di “Odissea” che hanno, come noi in uggia, i guerrafondai di ogni tipo.
 

Il dono di Erdogan ai Sign... della Nato

Poesia impertinente
 
Che farete quando sparirà l’inverno?
E quando dalle nuvole non scenderà una goccia
per anni ed anni, che farete, di grazia?
E quando il caldo torrido brucerà i raccolti
e renderà sterile la terra, che farete allora
miei cari idioti statisti e vili governanti?
E voi, sì, dico a voi, stupidi indifferenti bipedi,
che fate un’alzata di spalle davanti alla catastrofe
che vi si sta apparecchiando, che farete voi?
A chi chiederete asilo?
Dove vi riparerete?
E l’elemosina a chi la domanderete?
A chi stenderete la mano?
Non vi servirà né il Dio della Tecnica
e tanto meno il Dio degli eserciti.
Siate prudenti e conservate almeno il cianuro:
ne avrete maledettamente bisogno.
Le armi custoditele con cura,
e le pallottole, soprattutto,
mi raccomando,
per mirare dritto al cuore.

FARE OSTRUZIONISMO ALLA LEGGE ELETTORALE


 

Scusandoci preventivamente del disturbo torniamo sull’argomento della vicenda politica in corso a seguito della votazione alla Camera che ha respinto il famoso “emendamento delle preferenze” (definiamolo così in via sbrigativa anche se non esattamente di ciò si trattava).
È evidente che la reazione mostrata in Parlamento dagli esponenti del cosiddetto “campo largo” può essere considerata meramente propagandistica (Gianfranco Pasquino descrive bene oggi lo “stato di cose in atto”) sviluppata in una certa misura cadendo anche nella trappola di un gioco perverso.
La questione delle cosiddette preferenze è servita come arma di distrazione di massa per allontanare l’attenzione dal “cuore” della vicenda legata all’accelerazione voluta dalla signora Presidente del Consiglio sul tema della formula elettorale: “cuore” che è stato votato ieri, premio di maggioranza (con listone bloccato) e indicazione del premier obbligatoria per le coalizioni e le liste eventualmente non apparentate.
Si tratta del discorso riguardante il premierato “per procura” sul quale non mi diffondo perché nei giorni scorsi ne abbiamo scritto in molti e nel dettaglio.
fornire un contributo d’opinione, come è stato nel caso dell’appello lanciato nei giorni scorsi e raccolto da importanti soggetti di cultura politica presenti a livello nazionale.
In quel caso pur partendo da una realtà periferica come Savona si è riusciti a sviluppare una influenza reale non solo a livello di cultura politica.
 Occorre far capire che la formula elettorale è la chiave di un sistema politico. Su questo punto andrebbe svolta una vera e propria funzione di pedagogia politica.
Sui temi già accennati (premio di maggioranza, listone bloccato, premierato di fatto) sarebbe importante che i gruppi parlamentari tenessero un atteggiamento conseguente al momento del voto finale. Per questo motivo proponiamo l’esercizio dell’ostruzionismo.
Inoltre occorre riflettere sulla prossima competizione elettorale politica definendola già una “contesa costituzionale” e non una semplice gara per assegnarsi la governabilità. In questo senso mi permetto di ritenere che un atteggiamento del genere rappresenterebbe la migliore esplicitazione del “fronte antifascista” la cui riuscita mi sta molto a cuore.
Il Rosso non è il Nero - Savona

EMILIO VIVE NELLE NOSTRE LOTTE
di Silvano Piccardi
 
Emilio Molinari

Nel luglio dello scorso anno moriva Emilio Molinari, militante di sinistra, antifascista, oppositore della guerra, e difensore dei beni comuni. Intenso il suo impegno per la vittoria del referendum per l’acqua pubblica. A distanza di un anno dalla sua scomparsa, il regista e attore Silvano Piccardi, che di Molinari fu fraterno amico, lo ricorda con questo affettuoso ritratto.


Silvano Piccardi

Emilio un anno dopo. Indimenticato. Una parte di me (di noi) che non c’è più. Emilio, compagno, fratello, amico. Dalla rivoluzione… al risotto coi funghi. Passando per i molti interrogativi e dubbi. Emilio, comunista “dolce”? Sì, ma rivoluzionario curioso, aperto, pronto a porsi le domande al livello del nostro tempo, e a cercare risposte. Le risposte. Non solo quelle possibili, soprattutto quelle necessarie! Dalle lotte operaie, alla lotta contro la distruzione del mondo, contro le guerre, per la difesa dell’acqua, per la difesa della vita. Umana e non. Senza scartare il contributo di alcuno, papa Bergoglio compreso! Quando mi fece leggere le prime bozze della sua autobiografia (e, ahimè, non fui capace di aiutarlo a darne una stesura organica) e poi rileggendola pubblicata - confesso che provai uno strano senso di sconforto. Lo stesso che si è rinnovato e amplificato in seguito, rivedendo il video di un suo intervento al convegno “Il secolo dei rifugiati ambientali”, del 24/9/2016. [D’altra parte, questo testo è la ripresa di riflessioni che avevo “buttato giù” un anno fa, dopo la sua morte e da allora inutilizzate]. Perché un senso di sconforto? Perché Emilio ha saputo affrontare quelli che di volta in volta si sono sempre meglio delineati come i nodi cruciali delle contraddizioni, qui, da noi, e nel mondo. Nodi decisivi analizzati, studiati, esposti con sconcertante semplicità e chiarezza ed evidenziando anche i punti di conflittualità fondamentali su cui intervenire per realizzare il cambiamento necessario. Sentendolo si avvertono le difficoltà, ma ci si rende conto che è possibile individuare le possibilità di una lotta vincente. Emilio non procede solo per intuizioni, approfondisce con competenza e capacità comunicativa rara. Anzi: rarissima. E allora (e qui nasce lo sconforto) perché non siamo riusciti a raggiungere i giusti traguardi? E laddove ci fossimo in parte riusciti, perché non è stato possibile consolidarli, dar loro seguito, coinvolgendo e dando forza ai soggetti più esposti e a chi, al contempo, avrebbe dovuto sentirsi stimolato a livello di massa? Cosa ci è mancato e cosa continua a mancarci (e ancor di più ora che Emilio non c’è più)? E non dico solo a “noi véci” - giacché la vecchiaia di per sé sarebbe già una risposta all’interrogativo. Dico da noi in là, verso l’insieme lontano dei soggetti più direttamente chiamati in causa, volenti o nolenti, dalle violente lacerazioni imposte dai potenti del mondo. Un tempo si sarebbe detto “il Partito”. E forse c’è ancora chi lo pensa, operando per semplificazioni metafisiche, metastoriche, meta politiche, che non ha senso per me prendere qui in considerazione. Si sa: gli strumenti della tecnologia digitale imperante, hanno marginalizzato le tradizionali forme di comunicazione e di organizzazione del confronto e delle volontà. Cambiando così non solo gli strumenti, ma la natura stessa dell’elaborazione del pensiero e del senso delle cose. E allora…
Sconforto, perché la forza e l’intensità delle analisi, delle intuizioni e delle prospettive disegnate da Emilio, molto difficilmente riusciremo a riprendere e vivificare. Come a dire: lui riusciva a visualizzare i problemi e a indicare soluzioni (e da lì comunque mancava ancora molto da fare) - bene! Ma ora, senza di lui? Emilio, compagno, fratello, amico, quanto mi manchi. Quanto ci manchi!
E qui chiudo, ripensando a un anno fa...

TRUMP
di Marcello Campisani


 
Chiede dazi, pedaggi, contributi, bombe,
nel mentre che ti fa qualche ecatombe.
D’ogni liberismo esprime il meglio,
con il cervello dentro un portafoglio.
Se quanto pretende poi l’ottiene,
fa degli U.S.A. il massimo predone.
Quando invece niente gliene viene
risalta la sua essenza d’accattone.
nel mentre che ti fa qualche ecatombe.
D’ogni liberismo esprime il meglio,
con il cervello dentro un portafoglio.
Se quanto pretende poi l’ottiene,
fa degli U.S.A. il massimo predone.
Quando invece niente gliene viene
risalta la sua essenza d’accattone.

UN’ARMA DI DISTRUZIONE DI MASSA
di Renzo Vidale


A tranciargli la gamba è stata
la guerra degli adulti
 
Una scatoletta tonda
Dall’apparenza innocua,
la diresti un lucido per scarpe.
Ma poi leggi le avvertenze per l’uso:
“Tenere fuori dalla portata dei bambini”
intimano minacciose.
“Aprire con la forbice
due fori laterali”.
Lì entreranno fiduciose le formiche
che scambieranno il veleno per cibo,
lo trasporteranno nel cuore del nido
per nutrire la regina e le larve.
Un’arma di distruzione di massa
puntata sul microcosmo:
le vittime trasformate
in carnefici del proprio mondo.
Ma inconsapevoli,
a differenza di noi.
 

 

MEMORIA SILENZIOSA
di Antonio Ricci
 


Abiti nei nostri cuori, Carlo, nel
nobile silenzio.
Lacrime solitarie rigano il nostro
viso immobile, con le labbra dischiuse
sussurrano parole spogliate,
vibrano nude nel dolore della tua assenza.
Hai dato la vita alla libertà.
Hai narrato la tua autenticità nel
viatico della vita.
Hai amalgamato nel campo delle tue
vibranti emozioni l’ascolto della gratitudine soave,
la passione dell’impegno sociale e politico.
La Genova cosmopolita ha osato profanare
le vie, le piazze della città con i sublimi
corpi in corteo, urlando i moti della rivolta
per zittire i potenti oligarchi,
protetti da acquiescenti che hanno
profanato la dignità delle piazze, picchiando,
torturando, con violenza inaudita.
Là, nella piazza, un proiettile
 ha tacitato gli occhi di Carlo.
 Riverso per terra sull’asfalto,
 le ruote hanno lastricato
 il suo corpo silente.
 
[Luglio 2026] 

giovedì 16 luglio 2026

NON TRASCURARE LA FORMULA ELETTORALE
di Franco Astengo
 


La comparsa dei franchi tiratori alla Camera su di un tema molto delicato come quello della formula elettorale impone evidentemente una riflessione politica molto ampia, ben oltre lo specifico della questione contingente.
Purtuttavia mi permetto comunque di rilevare come risulterebbe di grande importanza disporre, nella materia, di un progetto organico condiviso sul quale sviluppare anche un confronto di merito. Premesso che sicuramente qualsiasi formula presenta limiti e difetti e non può garantire nessuno al 100% mi azzardo a presentare una proposta che mi permetto di ritenere sufficientemente organica.


 
1) Il territorio nazionale è suddiviso in 400 collegi uninominali per la Camera e 200 per il Senato eliminando il voto all’estero.
2) I collegi dovrebbero comprendere mediamente poco più di 300.000 cittadini per la Camera e di 600.000 per il Senato (sicuramente una distorsione in eccesso frutto della stordita riduzione nel numero dei seggi).
3) I candidati per ogni collegio non potranno presentarsi né in altri collegi, né in doppia candidatura tra Camera e Senato (in sostanza per coprire tutto il territorio nazionale ogni lista deve poter disporre di 600 candidati con il 50% di genere). Così si potrebbe evitare anche il discorso delle firme di presentazione avendo ogni lista dimostrato già sufficiente presenza nel Paese e si limiterebbe radicalmente il discorso della personalizzazione.
4) Le circoscrizioni per comprendere i collegi dovrebbero essere segnate dai confini regionali (la Val d'Aosta mantiene il collegio uninominale con l'elezione di tipo plurality).
5) I candidati si presentano nei collegi collegati a livello regionale dallo stesso simbolo. In questo modo si può realizzare il massimo possibile di vicinanza con il territorio (certo c'è la controindicazione dei paracadutati ma questo è affare dei partiti, perché in questo modo non ci sono collegi “assolutamente” sicuri).
6) Eseguito il collegamento a livello regionale i voti ottenuti con lo stesso simbolo a livello regionale vengono suddivisi con il metodo d’Hondt assegnando così il numero dei seggi per ogni lista: gli eletti sono scelti attraverso le percentuali più alte ottenute nei collegi (il metodo seguito in quelle che furono le ultime elezioni dirette per le Province).
7) Non servono premi di maggioranza e soglie di sbarramento perché il metodo d
Hondt favorisce comunque le forze maggioritarie ma permette anche l'espressione delle minoranze.

8) Controindicazioni: è possibile che un collegio rimanga senza rappresentanti e un altro collegio ne abbia più d’uno, ma il limite regionale garantisce comunque una rappresentanza territoriale e sarà sufficiente disegnare un numero di collegi inferiore a quello dei seggi; è evidente che in certe situazioni saranno favorite anche liste locali (vedi sistema spagnolo ma in quel caso sono molto forti le rappresentanze delle minoranza etniche): questo fatto dovrebbe spingere le forze politiche nazionali a radicarsi maggiormente sul territorio.

9) Così la formazione del governo dovrebbe obbedire al confronto parlamentare restituendo ai consessi elettivi la centralità prevista dalla Costituzione.

 

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