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UNA NUOVA ODISSEA...
DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES
Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.
Angelo Gaccione
LIBER
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
mercoledì 11 febbraio 2026
VIAGGIO
NELL’INTERIORITÀ
di Chicca Morone
Brama, Shiva e Visnu.
Padre, Figlio e Spirito Santo. Corpo, Spirito e Anima... e le triadi si
rincorrono nel nostro profondo come tracce di quel Sapere che raggiungiamo poco
alla volta o improvvisamente per illuminazione. La realtà è che ogni volta che
ci poniamo davanti a un nostro simile per dialogare dobbiamo fare i conti con
la particolarità dell’essere affrontato e non solo: anche la nostra complessità
deve essere considerata perché è ciò che comporta una comunicazione in grado di
alterare le minime sfumature, per lo più inconsce. Una buona traccia del nostro
modo di vivere quotidiano ce la dà l'analisi transazionale.
Considerando l’Io formato
da tre strutture rappresentate come una sola personalità, ovvero i tre Stati
dell'Io, definisce ogni persona composta principalmente da tre funzioni in cui
convivono un genitore, un adulto e un bambino.
Le dinamiche interiori non
sempre sono in perfetto equilibrio, per cui molto spesso anche quelle esteriori
vengono sottoposte a squilibri vari.
Così la comunicazione tra
due individui può essere concepita come una “transazione” cioè uno scambio tra
stati diversi o omologhi degli IO; "transazioni incrociate" o "transazioni
complementari" che avvengono su due livelli e si influenzano reciprocamente:
attraverso il contenuto, cosa si dice e la forma come lo si dice.
L’incongruenza compare quando unitamente ai segnali verbali e non verbali può
subentrare la contraddizione, cioè una terza istanza destabilizzante.
A questo proposito non
riesco a non considerare l’interferenza dell’Intelligenza Artificiale nella
nostra vita e nella dinamica interpersonale, perché quando poniamo delle
domande siamo convinti di avere di fronte la fonte di risposte “in certi casi”
migliori di quelle che potremmo dare noi. Infatti implacabilmente ci viene
inculcato nella mente che saremo onniscienti se ci affideremo a questa super
intelligenza... e noi ci crederemo, come ha fatto Eva in presenza del serpente
con tanto di mela (avvelenata), perché, ahimè, nel mito è racchiusa la
ciclicità del nostro divenire.
Ma ciascuno di noi è
libero e responsabile dei propri comportamenti.
Ogni stato dell'Io ha
connotazioni positive o negative, a seconda che favorisca o impedisca
l'indipendenza della persona: ecco la parola magica: indipendeza! Esiste
un Io Genitore che custodisce i sentimenti, i comportamenti, le
emozioni, gli insegnamenti, gli esempi appresi dai nostri genitori e dalle figure
che ci hanno educato: così reagiamo secondo i modelli di padre o madre.
L’ Io Adulto
è la parte razionale di tutti noi, dove le informazioni vengono elaborate:
esaminiamo la situazione e valutiamo di conseguenza, effettuando un
"calcolo di probabilità". Nella sua funzione positiva vive la realtà
nel "qui e ora", senza drammatizzare l'errore e decide in base a ciò
che è noto senza trascurare le emozioni, i valori e con attenzione ai rapporti
interpersonali. Usa quindi tutte le facoltà intellettuali, valutando la
situazione.
A mio avviso le vere
problematiche derivano da una preponderanza dell’Io Bambino: quando le
esperienze, i comportamenti messi in atto nell’infanzia, l’atteggiamento di
quando ero bambino non sono empatici con le altre due istanze subentrano
fattori di non crescita armonica e difficoltà nella comunicazione non solo con
l’interlocutore esterno. Spontaneità ed emotività soffocate sono deflagranti
più che l’atteggiamento negativo di un Genitore normativo o di un Adulto
dissonante.
I Bambini vanno tutelati
sempre: al nostro bambino interiore va tutta la nostra attenzione perché è da
lui che abbiamo iniziato il nostro percorso terreno.
Adesso trasferiamoci nel
rapporto con l’intelligenza artificiale.
Noi siamo strutturati con
questo arcobaleno d’istanze e ci troviamo davanti a un interlocutore totalmente
privo di questi colori che è in grado di rispondere bianco o nero a seconda di
quello che un qualche umano ha inserito nella sua memoria. Sì, può rispondere e
farci credere che nel suo sostrato ci sia un enorme numero di possibili
responsi, ma sono ormai chiari i suoi limiti nei nostri confronti: non possiede
né genitore, né adulto né bambino, non è in grado di interloquire con queste
nostre istanze in modo paritetico. È completamente privo della creatività
perché reagisce in base a fredda programmazione numerica e pretende in base a questo
di essere migliore di noi!
Perché alcuni di noi si
ostinano a usare indiscriminatamente questa ambigua struttura, creata per
sostituirci giocando sulla nostra inconsapevolezza? Arroganza? Pigrizia?
Curiosità?
Come è possibile che
credano, affidandosi a una macchina ovviamente costruita dall’uomo nella
materia e priva di anima, di poter arrivare a quel “Conosci te stesso.
Conoscerai gli Dei e l’Universo intero”.
Forse aveva davvero
ragione Steiner quando nel 1918 scriveva che sarebbero nati esseri molto
intelligenti ma privi di anima perché questa sarebbe stata soppressa fin dalla
nascita da sostanze create per eliminare quel “qualcosa” di inutile.
E quando parliamo di
inutilità della spiritualità abbiamo già posto fine al viaggio interiore,
l’unico in grado di portarci vicino alla completezza, dove Genitore, Adulto e
Bambino camminano insieme verso il ritorno all’Uno.
Non sarà ora di
svegliarci?
martedì 10 febbraio 2026
OMAGGIO A PASOLINI

Di Poce e Gaccione
alla Biblioteca Ostinata
In occasione
del 50° della morte dello scrittore e della pubblicazione del saggio di Donato
Di Poce: P. P. P. Pasolini: l’ossimoro vivente (I Quaderni del bardo
Edizioni) proprio nel mese di novembre del 2025, si è tenuto il 5 febbraio
scorso alla splendida Biblioteca Ostinata di Milano, alla presenza di Angelo
Gaccione, del fondatore e presidente della Biblioteca, il dottor Paolo Prota
Giurleo e di Donato Di Poce, un appassionato incontro in memoria dello
scrittore. Di Poce ha preso in esame, fuori da ogni accademia, l’intera
personalità di Pasolini attraverso i numerosi linguaggi estetici che gli sono
serviti per la sua multiforme creatività. Il tutto davanti ad un pubblico
attento e partecipe. Nel corso della serata Alicia Iglesias e Sabrina Ghidini
hanno scattato le foto a colori, mentre Tiziana Grassi ha realizzato quelle in
bianco e nero. Ne è venuto fuori un vero e proprio “album pasoliniano”. Un
omaggio anch’esso prezioso che ci ha spinti a renderlo pubblico ai lettori di
“Odissea”.
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| Di Poce e Gaccione alla Biblioteca Ostinata |
ALBUM PASOLINIANO. BIBLIOTECA OSTINATA
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| Paolo Prota Giurleo dà il benvenuto al pubblico |
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| Gaccione apre l'incontro |
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| Intervento di Di Poce |
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| Gaccione |
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| Paolo Prota Giurleo |
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| Di Poce e Gaccione |
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| Di Poce mostra al pubblico la sua poesia a forma di croce |
lunedì 9 febbraio 2026
DURA LEX SED LEX
di Romano Rinaldi
Non posso
vantare una dimestichezza professionale con la Legge tuttavia, da
cristallografo, ho dovuto applicare le leggi della matematica e della simmetria
ad una grande quantità di dati che ho raccolto e analizzato nei miei lunghi
anni di ricerca scientifica. Anzi, mentre ci sono, vorrei fare i complimenti a
Laura Garavaglia per il suo bel saggio sulla poesia e la matematica uscito ieri,
domenica 8 febbraio su “Odissea” (Il dialogo infinito). Ecco, prendendo spunto
da questo, se c’è sicuramente una connessione tra matematica e poesia
attraverso l’essenziale bellezza di entrambe, a maggior ragione c’è una stretta
parentela tra simmetria ed estetica. Basti pensare alle decorazioni delle carte
da parati o volendo un esempio più nobile, le decorazioni a marmi policromi
dell’Alhambra. Anche la legge, quella ben fatta, fa un uso parsimonioso ma
molto accurato delle parole in modo da esprimere concetti a volte astrusi o
perlomeno complicati nel modo più chiaro possibile, per non dar luogo ad
equivoci. Scrivere leggi è dunque un’arte che immagino pochi sanno esercitare
con la necessaria maestria. A mio modesto parere, la nostra Costituzione,
ancorché probabilmente passibile di aggiornamenti dovuti alla diversa epoca
storica nella quale fu concepita, rappresenta un bell’esempio di scrittura
legale comprensibile a tutti e di non difficile interpretazione almeno per chi
la legge in buona fede e alla luce della Legge. In questi giorni si sta
infiammando il dibattito politico intorno al referendum che ci attende per un
voto che nell’intento dei promotori, tende a riformare la magistratura (non la
Giustizia) ovvero il corpo dei giudici chiamati ad applicare la Legge, mettendo
mano a ben sette articoli della Costituzione. Da cittadino mi sono sentito nel
dovere di informarmi per giungere ad una decisione ragionata su come votare. Ho
dunque provato a leggere le ragioni del Sì e del No che si possono trovare
sulla carta stampata dei quotidiani ed anche ascoltando le dichiarazioni dei
vari esponenti politici per l’una o l’altra delle due alternative. Devo
ammettere che la lettura non è stata facile però mi è venuto in aiuto un
recente intervento del Ministro della Giustizia (il nostro Guardasigilli) che
sicuramente ne sa più di me, non solo per il posto che occupa ma anche per
essere stato lui stesso un magistrato di chiara fama. Orbene, per dare forza
alla bontà della “sua” riforma, il Ministro ha proposto una semplice domanda: “(
…) se un poliziotto fa un errore nell’esercizio della sua funzione, a chi
risponde del suo operato? Al magistrato! E se un magistrato fa un errore a chi
deve rispondere?” e qui ha fatto una lunga pausa come fosse in attesa di
una risposta dalla platea alla quale lanciava sguardi con fare sornione. Non
arrivando alcuna risposta si è avventurato in una improbabile spiegazione che
tirava in ballo la riforma. Ecco, a questo punto sono rimasto sorpreso che
nessuno degli astanti gli sapesse rispondere: “il magistrato risponde alla
Legge” perché questo è quello che contempla la nostra Costituzione. Lasciando
da parte il fatto che ogni magistrato dovrebbe avere questo principio ben
chiaro e a maggior ragione un magistrato che ricopra la carica di
Guardasigilli, questo strano comportamento mi ha fatto balenare nella mente
l’immagine di una pubblicità che era passata sullo schermo solo pochi minuti
prima.
C’è un bel gatto tigrato che
entra in un negozio di cibi per animali, si avvicina furtivo ad una piramide di
scatolette e velocemente ne afferra una coi denti sull’orlo sporgente e scappa
lungo il corridoio mentre la piramide cade rovinosamente a terra. Il gatto,
mentre scappa gira all’indietro la testa per osservare il disastro che ha fatto
ma non tradisce alcuna emozione, se non una certa soddisfazione per aver
ottenuto quello che voleva. Ora immaginatevi sette gatti che entrano nel
negozio e prendono una scatoletta ciascuno dalla bella ma precaria piramide e
immaginate che la piramide rappresenti la nostra Costituzione. Non so se i
lettori di “Odissea” siano in maggioranza amanti dei gatti, però non ci vuole
molta conoscenza della psicologia felina per decidere cosa votare al
referendum!
GOVERNO
di Franco Astengo
Nazionalismo arrogante e richiamo
democratico.
In questi ultimi giorni sono
emersi questi due punti: l'ondata di nazionalismo di bassa lega con la quale i
telecronisti RAI hanno inondato i telespettatori nel corso della cronaca della
cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Invernali; la decisione di mantenere la
data del referendum nonostante che l'accoglimento da parte della Cassazione del
nuovo quesito proposto da 550.000 elettrici ed elettori imponesse una procedura
diversa e la correttezza istituzionale suggerisse una diversa data. Entrambi i
fatti denotano come a questo governo strada facendo siano rimasti soltanto due
elementi di identità. Elementi di identità mutuati, peraltro, direttamente
dalla storia politica del partito di maggioranza relativa: il nazionalismo
antistorico e l'arroganza come surrogato di un autoritarismo che non può non
trovare difficoltà ad imporsi in un Paese dove la Costituzione democratica
trova ancora profonde radici nei settori migliori della società. I temi
"classici" derivanti dalla matrice fascista hanno difficoltà ad
emergere in particolare sul piano economico (e conseguemente su quello sociale,
come avrebbe voluto la "matrice" di Salò) e l'esercizio stesso del
populismo (rimane in piedi il tema della colpevolizzazione dei migranti)
presenta forti difficoltà ad emergere in una situazione dove è difficile
proporre misure anche falsamente popolari: difatti si sta marciando all'insegna
del favore delle società di rating di marca liberista; il corporativismo si può
esercitare soltanto a favore di categorie relativamente influenti (come i
balneari); crescono disuguaglianze inaccettabili in un clima complessivo di
disfacimento sociale.
Serve un'analisi precisa di
questa situazione considerando appieno come si stiano presentando occasioni
politiche da non perdere come nel caso del referendum: i margini di manovra del
governo sono assai ridotti, il piano internazionale appare costringente a
scelte particolarmente difficili, agiamo in un quadro interno nel quale stanno
prevalendo disaffezione e distacco qualunquista.
L'esito del voto del 22/23 marzo
prossimi presenta elementi da vero e proprio "tornante storico":
affermare il dettato costituzionale attraverso il "No" alla deforma
appare quasi come un imperativo categorico per le opposizioni; un "No"
come strada maestra di costruzione dell'alternativa. È necessario avere
coscienza di questo stato di cose, senza illusionismi ottimistici, ma con la
consapevolezza degli spazi che ci sono e che si possono aprire e chiamando
tutta la "nostra parte" a partecipare e contribuire attraverso un
necessario "richiamo democratico".
Ultimo accenno: il nazionalismo
va denunciato e combattuto senza esitazioni indicandolo come il pericolo
principale e cercando di contribuire ad aprire un dibattito serio che questa
"politica recitativa" intende soffocare.
REFERENDUM
di
Guido Salvini - ex magistrato
Oltre
il Sì e il No per riflettere e star fuori dalla guerra.
Il
referendum sulla riforma costituzionale in materia di giustizia occupa da
settimane molte pagine dei quotidiani e di tutti gli altri mezzi di
comunicazione. Non è solo un referendum tecnico su una legge. Quello che è in corso è uno scontro politico
che costituisce l’atto finale della guerra trentennale tra la politica e la
magistratura. Uno scontro nel quale le forze politiche sembrano addirittura in
seconda fila rispetto all’ANM e la vera opposizione al Governo, anche a livello
comunicativo, è un’associazione privata come l’ANM, che sta finanziando la sua
campagna elettorale come fa un qualsiasi partito politico, con somme elevate
derivanti dalle quote degli scritti, consenzienti o no. In questa battaglia a
colpi di slogan, si ha poca attenzione per le conseguenze degli aspetti tecnici
della riforma (il sorteggio, l’Alta Corte disciplinare, la divisione delle
carriere con i due Csm). L’atteggiamento psicologico è quello di due eserciti
in battaglia. Ciascuno usa dei simboli, per attirare l'attenzione dei
potenziali sostenitori, e entrambe le parti evocano le conseguenze, salvifiche
per il Sì, apocalittiche per il No della riforma. Andremo a votare di fatto un
referendum che è diventato globalmente a favore o contro la magistratura. Ma in uno stato democratico e di diritto come
il nostro la fiducia nella magistratura dovrebbe essere qualcosa di fondante e
naturale. Se non è così c’è qualcosa che davvero non funziona. In realtà non
sappiamo nemmeno che cosa accadrà; sappiamo che oggi l’art. 104 nella parte in
cui garantisce l’indipendenza del Pubblico Ministero non viene toccato, e che
peraltro in alcuni paesi in cui, con le carriere separate, il Pubblico Ministero
sarebbe in qualche modo controllabile dall’esecutivo oggi si indaga proprio sulla
politica (in Francia, Spagna, Portogallo).
Potrebbe verificarsi anche una eterogenesi dei fini, nel senso che, con la riforma, le Procure potrebbero diventare una forza di “super-polizia”, sganciata del tutto dalla giurisdizione e che comanda sempre la Polizia giudiziaria, con più potere di prima. Lo ha prospettato anche Luciano Violante in un recente articolo sul Corriere. Per il momento ragioniamo solamente su ipotesi. Comunque per molto tempo cambierà poco o nulla, i Pubblici Ministeri, che hanno fatto lo stesso concorso dei giudici, per trent'anni saranno ancora i medesimi. Dovremo vedere cosa accadrà, senza l’anima belligerante di oggi, ragionando sine ira, nel tempo su possibili correttivi. Approvata per ora la cornice costituzionale non poco dipenderà anche dal contenuto delle norme attuative sulle modalità, ad esempio, del sorteggio, tra tutti i magistrati o solo tra chi chiederà di partecipare e sulle formazioni e l’ampiezza delle liste dei “laici” anch’essi da sorteggiare. Quanto al nuovo sistema elettorale del CSM non sono certo il solo tra i magistrati e gli ex magistrati a non ritenere uno scandalo il sorteggio dei Consiglieri anche se molti anche per timore tacciono.
Quando
esplose lo scandalo Palamara, l’ANM, su richiesta del gruppo “anti-correnti” Articolo
101, fu indetta una consultazione tra i magistrati anche sul sorteggio, e 1800
magistrati, pari ad oltre il 40% dei votanti, si erano espressi a favore. Ma non
accadde nulla. Le
correnti controllano tutto, anche le più piccole richieste, un trasferimento o la
partecipazione a un corso. Lottizzano non solo il Consiglio ma i posti di
magistrato segretario del CSM e la Scuola superiore, per non parlare dei
privilegiati fuori ruolo. E tutto dipende da loro già a livello dei Consigli
giudiziari, i piccoli CSM di ogni Distretto, dove i capetti locali delle
correnti formulano i “pareri” su di te, decisivi per il resto della tua vita
professionale. Li incontri tutti i giorni e li devi “omaggiare”, l’ho visto per
tanti anni. I Consigli giudiziari andrebbero studiati quanto il CSM, è lì che
nasce tutto ma nessuno se ne accorge.
Nel
lontano 2017, in tempi non sospetti, già prima del caso Palamara in un articolo
su Il Dubbio avevo suggerito un rimedio, abbastanza radicale, contro il
correntismo, ovvero il “sorteggio temperato” degli incarichi direttivi. Era una
proposta che costituiva un antidoto alla colonizzazione del CSM da parte delle
correnti, che, tramite una ristretta élite di magistrati, governano la vita
professionale di tutti. Era il sorteggio parziale degli incarichi direttivi,
ambitissimi in particolare per i vertici delle Procure, incarichi da sempre
decisi fuori dal CSM tra i capi delle correnti, lo abbiamo visto nella vicenda
dell’Hotel Champagne. Per evitare i fenomeni di autopromozione e di scambi di
favori, (io voto il tuo per quel posto, tu il mio per quell’altro) basterebbe
in ogni concorso, selezionare tra gli aspiranti una rosa ristretta di idonei
per l’incarico, tre o quattro con capacità in pratica uguali ci sono sempre, e
poi sorteggiarne uno. Fine così dei mercanteggiamenti e delle trame di
corridoio per i vari incarichi perché l’alea finale li rende inutili. Questo semplice
correttivo avrebbe da un lato annullato il potere delle clientele e di improprio
indirizzo politico-giudiziario delle scelte per le nomine chiave, e,
dall’altro, comunque rispettato in ogni caso un livello di professionalità
idoneo. Se si fosse ragionato su questo metodo, il “sorteggio tra gli idonei”
per gli incarichi, sarebbe stato, volendo, un argomento serio anche da parte
dell’ANM per opporsi al sorteggio elettorale del CSM. In alternativa si sarebbe
potuto adottare un sistema di rotazione degli incarichi direttivi, anche per
anzianità. Mi ha colpito che nessuno
abbia raccolto la mia proposta, pur non avendo ricevuto alcuna obiezione di
principio.
Senza dimenticare comunque che la corruzione del sistema ha investito nelle più importanti nomine di competenza del CSM non solo la componente dei magistrati ma anche il mondo della politica. Infatti agli incontri “riservati” all’Hotel Champagne che servivano a scegliere in modo sotterraneo che doveva essere il nuovo capo della Procura di Roma erano presenti non solo magistrati del Consiglio ma anche esponenti politici. Non condivido l’idea di due concorsi separati, una inutile impuntatura del governo; studiamo e usiamo gli stessi codici, le stesse tecniche investigative, le stesse regole di giudizio, in pratica lo stesso know how. I colleghi di concorso non sono quelli con cui si stabiliscono rapporti di potere, li perdi presto di vista, sono i capi corrente del tuo ufficio che non perdi di vista mai sino alla pensione.
Per
quanto riguarda invece la gestione della carriera, concordo sul sorteggio
elettorale e in generale sulla necessità della divisione in due del CSM e
sull’Alta Corte disciplinare. Con l’Alta Corte si evita, giustamente, la giurisdizione
domestica, i magistrati si conoscono direttamente o indirettamente tutti tra
loro, i gradi di separazione tra giudicanti e giudicati sono minimi. Ma non
apprezzo la prevalenza nell’Alta Corte dei magistrati di Cassazione, che sono i
più lontani dalla vita ordinaria degli uffici. Andrà un giorno anche rivista
l’iniziativa disciplinare del Procuratore Generale per i giudici, che sarebbe del
tutto incoerente. Con riferimento ai due CSM separati sono d’accordo, anche per
evitare interferenze sulla carriera dei giudici da parte dei Pubblici Ministeri,
non come singoli che conducono un’indagine ma in quanto “categoria” perché sono
da sempre più influenti del CSM anche grazie alla loro visibilità. Del resto negli
ultimi anni, Presidente e Segretario dell’ANM, sono quasi sempre stati Pubblici
Ministeri benché i Pubblici Ministeri siano un numero molto inferiore. Inoltre nella campagna elettorale, sembra che
l’unico tema sia l’indipendenza della magistratura rispetto alla politica,
quindi il tema della indipendenza esterna. Resta in secondo piano il tema della
indipendenza interna, che riguarda invece l’autonomia dei singoli rispetto ai
capi e ai colleghi potenti. Ne ho parlato molto nel mio libro uscito da poco: Tiro
al piccione (Pendragon, 2025).
È un tema che all’esterno sfugge, solo chi vive all'interno dei Tribunali lo conosce. L’indipendenza interna del singolo giudice è minacciata dal fatto che la tua vita dipende dall'assegnazione a una sezione piuttosto che ad un’altra, magari grazie ad un concorso ad hoc bandito quando c’è il posto libero che ti interessa o dall’assegnazione di una indagine di rilievo, dal rischio di un’azione disciplinare o di un trasferimento, dal rischio di isolamento. E all’interno di ogni Tribunale, c’è una sorta di casta, di “cerchio magico”, composto intorno ai colleghi di corrente che vivono per diventare capi o per “andare a Roma”, in un costante meccanismo di autopromozione e - mi dispiace dirlo - anche di ricerca di una clientela da soddisfare quando saranno eletti. E si sente questa pressione, tu dipendi in tutto e per tutto da loro, qualche volta puoi essere anche portato a torcere qualche comportamento per ingraziarti quelli che all’interno di un Tribunale contano. Io l’ho sentita moltissimo a Milano. Ho sentito molto il fatto di non avere “appartenenze”, eppure il lavoro del magistrato dovrebbe essere in qualche modo solitario, solo un lavoro di coscienza, meno “ambiente” c’è meglio è. Perché in fondo poi il vero “potere giudiziario” di cui si parla nella Costituzione non è il potere del CSM o dell’ANM ma la sentenza del singolo giudice.
Sono poi convinto che tantissimi, anche quando in alto si decide di indire uno sciopero contro il Governo, sono contrari o disinteressati ma aderiscono religiosamente tutti per conformismo, perché altrimenti “ti vedono”, ed è meglio evitarlo. Alla fine di questa campagna di guerra credo vincerà il Sì, perché il ciclo di vita dell’attuale governo non è certo concluso e, circostanza non indifferente per l’elettore medio, i magistrati si sono resi spesso antipatici. Se mi si chiede cosa voterò, credo che oggi la scelta più razionale e meno belligerante sia star fuori da questa guerra, votare scheda bianca.
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