UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

venerdì 9 gennaio 2026

IL MESSAGGIO DI CAPODANNO AGLI AMERICANI
di Bernie Sanders


 
Bernie Sanders

Sorelle e Fratelli,
lasciate che vi dia la buona e la cattiva notizia. La buona notizia è che giovedì pomeriggio, durante un evento bellissimo e toccante, ho avuto il privilegio di giurare Zohran Mamdani come prossimo sindaco di New York. Ho anche avuto l'opportunità di incontrare alcune persone straordinarie che faranno parte della sua amministrazione, la più progressista nella storia di quella città. In un momento storico del nostro Paese in cui assistiamo a troppo odio, divisioni e ingiustizie, la vittoria di Zohran ha ispirato la nazione a credere che possiamo avere un governo che ci rappresenti tutti, e non solo i ricchi e i potenti. In un momento in cui le persone negli Stati Uniti e in tutto il mondo stanno perdendo fiducia nella democrazia, 100.000 newyorkesi si sono offerti volontari per la campagna di Zohran e hanno bussato a milioni di porte. Insieme, hanno affrontato l’establishment democratico, quello repubblicano, il presidente degli Stati Uniti e alcuni oligarchi enormemente ricchi, sconfiggendoli nel più grande sconvolgimento politico della storia americana moderna. Hanno mostrato al mondo la lezione più importante che si possa imparare oggi: quando i lavoratori si uniscono, non c’è nulla che possa fermarci. Questa è una lezione che dovrà essere replicata in città e stati di tutto il paese. Gli oppositori di Zohran hanno definito il programma della sua campagna elettorale radicale, “comunista” e irrealizzabile. Davvero? Non è quello che credo.


Zohran Mandani

Nel paese più ricco della storia del mondo, garantire che le persone possano vivere in alloggi a prezzi accessibili non è radicale. È la cosa giusta e dignitosa da fare. E, nel mezzo di una grave crisi abitativa, è esattamente ciò che la gente di questa città e di questo paese desidera e di cui ha bisogno. Offrire un servizio di assistenza all’infanzia gratuito e di alta qualità non è radicale. Paesi in tutto il mondo lo fanno da anni. È ciò di cui i nostri figli hanno bisogno per essere ben preparati per la scuola e ciò di cui i genitori che lavorano hanno disperatamente bisogno. È, infatti, ciò che ogni città americana dovrebbe fare. Il trasporto pubblico gratuito in autobus non è radicale. Farà risparmiare tempo e denaro ai lavoratori, proteggerà il nostro ambiente e renderà la città più efficiente. Garantire che ogni famiglia di New York, indipendentemente dal reddito, abbia accesso a cibo di qualità a un costo accessibile non è radicale. Una buona alimentazione ci mantiene sani e aiuta a prevenire le malattie croniche. Nel lungo periodo, i supermercati sponsorizzati dalla città faranno risparmiare denaro alla società. Infine, pretendere che i ricchi e le grandi aziende inizino a pagare la loro giusta quota di tasse per contribuire a finanziare i bisogni delle famiglie lavoratrici non è certo radicale. Oggi, mentre il 60% della nostra popolazione vive di stipendio in stipendio, abbiamo una disuguaglianza di reddito e ricchezza maggiore di quanto non abbiamo mai avuto. Mentre decine di milioni di americani lottano per permettersi cibo, assistenza sanitaria, alloggio e altri beni di prima necessità, l’1% più ricco non se la passa mai così bene. Eppure, ci sono miliardari e grandi aziende che non pagano quasi nulla in tasse. Questa situazione deve finire. Ed è ciò che Zohran intende fare. Questa è la buona notizia. E, per chi di noi crede nella democrazia e nella giustizia economica, sociale e razziale, è un’ottima notizia.



Ma ecco la cattiva notizia. Sabato Donald Trump, ancora una volta, ha mostrato il suo disprezzo per la Costituzione e lo stato di diritto con il suo attacco al Venezuela. Siamo chiari. Il Presidente degli Stati Uniti NON ha il diritto di portare unilateralmente questo Paese in guerra, nemmeno contro un dittatore corrotto e brutale come Maduro. Gli Stati Uniti non hanno il diritto, come ha affermato Trump, di “governare” il Venezuela. Il Congresso deve approvare immediatamente unarisoluzione sui poteri di guerra per porre fine a questa operazione militare illegale e riaffermare le proprie responsabilità costituzionali. L'attacco di Trump al Venezuela non renderà gli Stati Uniti e il mondo più sicuri. Tutt’altro. Questa sfacciata violazione del diritto internazionale dà il via libera a qualsiasi nazione al mondo che desideri attaccare un altro paese per impossessarsene delle risorse o cambiarne il governo.
Questa è l’orribile logica della forza che Putin ha usato per giustificare il suo brutale attacco all’Ucraina. Trump e la sua amministrazione hanno chiarito di voler far rivivere la Dottrina Monroe, la convinzione che gli Stati Uniti abbiano il diritto di dominare gli affari dell’emisfero. Hanno parlato apertamente del controllo delle riserve petrolifere del Venezuela, le più grandi al mondo. Non esitiamo a definire questa politica per quello che è. Questo è imperialismo spietato. Ricorda i capitoli più oscuri degli interventi statunitensi in America Latina, che hanno lasciato una terribile eredità. Sarà e dovrebbe essere condannata dal mondo democratico.



Come molti ricorderanno, Trump ha fatto campagna elettorale per la presidenza con il programma “America First”. Si è autoproclamato il “candidato della pace”. Ebbene, in un momento in cui il 60% degli americani vive di stipendio in stipendio, in cui il nostro sistema sanitario è al collasso, in cui le persone non possono permettersi una casa e in cui l’intelligenza artificiale minaccia di spazzare via milioni di posti di lavoro, è tempo che il presidente si concentri sulla crisi che sta attraversando questo Paese e ponga fine all'avventurismo militare all'estero. Trump sta fallendo nel suo compito di “governare” gli Stati Uniti. Non dovrebbe cercare di “governare” il Venezuela. Ecco, questo è ciò che abbiamo visto questa settimana. Da un lato, abbiamo celebrato una grande vittoria per il nostro movimento progressista. Dall’altro, abbiamo assistito al peggio di un governo oligarchico reazionario.
Inutile dire che questi sono tempi folli e tumultuosi, e tutti si sentono un po’ sopraffatti. Ma questo è ciò in cui credo sinceramente. Se saremo intelligenti, disciplinati e concentrati, il futuro rifletterà la visione che Zohran ha esposto nel suo discorso di giovedì, una visione che molti di noi hanno sposato per anni. Il popolo americano non vuole oligarchia, autoritarismo, odio e un livello enorme di disuguaglianza di reddito e ricchezza. Vuole vivere in una democrazia vibrante con un governo che rappresenti tutti gli americani, e non solo i miliardari finanziatori delle campagne elettorali. La lotta che stiamo affrontando non sarà facile, ma mantenete la fede. Vinceremo. Grazie mille per tutto quello che fate e per il vostro continuo supporto. Buon anno, Bernie.
 
https://www.youtube.com/watch?v=yPZ-DULmPXg
 

 

 

 

 

IL SEQUESTRO DI MADURO
di Maurizio Vezzosi


 
L’attacco al Venezuela compiuto nelle ultime ore dagli Stati Uniti conferma le mire di Washington sulle ingenti risorse venezuelane e latinoamericane, oltre che l’intento dell’amministrazione Trump di complicare l’approvvigionamento di petrolio da parte cinese. Pechino è infatti stato fino ad oggi il principale acquirente di greggio venezuelano. 
È improbabile che l’operazione condotta dagli Stati Uniti in Venezuela abbia avuto luogo senza un tradimento interno ed una paralisi della catena di comando della difesa venezuelana. Se il sequestro di Nicolas Maduro abbia un nesso con le trattative russo-statunitensi sull’Ucraina lo scopriremo, forse, nel futuro prossimo. L’operazione condotta dagli Stati Uniti crea un precedente replicabile potenzialmente ad infinitum sia da Washington che da qualunque altro attore. Se, ad esempio, le forze speciali cinesi conducessero un’operazione analoga a Taiwan, sostenendo arbitrariamente che il primo ministro e il presidente si dedicano al narcotraffico ed al terrorismo e sequestrandone le rispettive famiglie cosa potrebbe obiettare la Casa Bianca? Nonostante il momentaneo ed indiscutibile successo militare gli Stati Uniti si dimostrano reticenti ad ingaggiare una guerra di medio-lungo periodo con caratteristiche tradizionali. Ciò assottiglia la linea tra pace e guerra al punto di rendere i due scenari quasi indistinguibili. È probabile che l’operazione lanciata contro Nicolas Maduro sia stata immaginata anche con l’intento di creare tensioni tra Cina e Russia, facendo leva sulle diverse priorità delle due potenze e sui diversi approcci verso l’America Latina ed in particolare il Venezuela. Nonostante le intuibili divergenze tra Mosca e Pechino sul tema la possibile scommessa della Casa Bianca non sembra avere grosse probabilità di successo. Se è vero che gli interessi russi e cinesi possono non coincidere in alcune circostanze è altrettanto vero che la loro convergenza generale resta immutata. Al di là di questo, come gli Stati Uniti intendano approcciare il Venezuela dopo il sequestro di Nicolas Maduro è tutt’altro che chiaro, forse anche per la stessa Casa Bianca. Il fatto che il sequestro abbia avuto successo, del resto, non significa che Washington sia nella condizione di organizzare un’amministrazione coloniale e di imporla efficacemente al Venezuela. 



Per il momento il sequestro di Nicolas Maduro si presenta, oltre che come uno strumento di pressione sul governo venezuelano, come una grandeoperazione di propaganda a beneficio di Donald Trump, anche per le imminenti elezioni di medio termine. Con il sequestro di Nicolas Maduro gli Stati Uniti intendono estorcere petrolio e risorse minerarie, oltre a prendere la recisione dei rapporti strategici esistenti tra Caracas, Mosca e Pechino. Il sequestro di Nicolas Maduro non è riuscito, almeno fino ad ora, a far cambiare l’atteggiamento del governo venezuelano, a dividerne o far passar dalla propria le forze armate venezuelane o ad imporre un cambio di regime come la Casa Bianca ha imposto più volte in America Latina nel secolo scorso. A dispetto delle ricorrenti retoriche sulla pace, del secondo mandato di Donald Trump spicca, per il momento, l’aggressività crescente. Alla base di questo atteggiamento ci sono i problemi interni - solo per menzionarne uno, 42 milioni di statunitensi che ricevono aiuti alimentari dalle istituzioni, circa un cittadino su otto - la crisi dell’egemonia globale degli Stati Uniti così come quelli che riguardano il dominio del dollaro.

 

NÉ LADRI NÉ SOGNATORI
di Angelo Gaccione


M. Bakunin
 
Ciò che non vi perdoneranno mai è che non volete essere né ladri né sognatori”. È una frase di Bakunin da me riportata nel libro Nero su bianco pubblicato nel Duemila e che contiene massime, aforismi e pensieri di vari autori: dall’antichità in poi. Li avevo raccolti nel corso del tempo espunti dalle mie letture. Non avendo annotato la fonte, non ricordo più, a distanza di tanti anni, da dove l’abbia estrapolata. Su suggerimento dell’amico Franco Schirone, storico del movimento libertario, mi sono rivolto ad un paio di esperti del pensatore russo, ma neanche loro hanno saputo colmare la mia lacuna. Ma veniamo al significato. Che cosa ha voluto intendere il teorico russo con questa frase? Il drammaturgo
Luca Marchesini ne ha dato questa interpretazione: “Secondo me vuol dire: ciò che i conformisti, i servi dei vari potentati e quant’altro non perdonano a coloro che nutrono ideali di giustizia è che essi, diciamo i rivoluzionari, non vogliono entrare da lestofanti nella logica della sopraffazione tipica del potere autocratico (essere ladri) né limitarsi a sognare futuri radiosi in modo inconcludente e dunque innocuo (essere sognatori)”. Penso che abbia perfettamente ragione. Il sostantivo ladri io lo riferisco agli sfruttatori, ai corrotti di ogni colore, agli ingordi, agli speculatori, e via via scendendo fino ai gradini più bassi, senza dimenticare, per l’appunto, i miserabili che entrano persino in case di gente modesta che non ha beni di lusso da custodire e che si ritrova a dover far fronte ad un danno. Fosse solo lo scardinamento di una porta. Per il dizionario, ladro è “chi si appropria indebitamente di beni altrui, violando con astuzia, o col ricorso all’inganno, alla frode”. Dunque, il ladro ha la connotazione anche di bugiardo, di imbroglione, di persona disonesta. Quanto al termine sognatori, la lezione di Marchesini mi sembra molto pertinente. Può darsi che Bakunin volesse mettere in guardia gli ambienti a lui contemporanei, a non perdersi dietro a idee balzane ed astratte, a ricorrere chimere. Nell’Ottocento molti erano i giovani rivoluzionari e i patrioti entusiasti che seguivano guide morali e spirituali sicuramente molto rette, ma spesso impastate di un idealismo fumoso e fanatico. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PER LA CAUSA CURDA




TESSITORI DI PACE




giovedì 8 gennaio 2026

I RUSSI SONO PIÙ FORTI DI 4 ANNI FA
di Stephen Bryen


 
Parla Stephen Bryen, ex vice sottosegretario alla Difesa degli Stati Uniti. Le sue parole andrebbero meditate a fondo. I criminali che ci governano si illudono, ma non sopravviveranno nemmeno loro. 
    
  
Che tipo di garanzie di sicurezza hanno offerto i negoziatori statunitensi all'Ucraina nei recenti colloqui di Berlino? E perché pensa che ciò rappresenti una situazione così pericolosa?
 
Beh, i dettagli di questi colloqui non sono noti. Abbiamo solo resoconti stampa e indiscrezioni su ciò che è stato discusso e su ciò che gli Stati Uniti hanno presentato. Ma sembra esserci un'opinione generale secondo cui gli Stati Uniti hanno offerto garanzie di sicurezza, incluso il dispiegamento di truppe in Ucraina per garantire un accordo. E questa è una questione molto delicata, prima di tutto dal punto di vista costituzionale, perché qualsiasi garanzia del genere richiederebbe un trattato che deve essere ratificato dal Senato. Ma soprattutto, l'idea stessa che gli Stati Uniti si impegnino a fornire una garanzia di sicurezza con truppe, armi e capacità, è estremamente pericolosa, perché questa è una situazione molto instabile e gli ucraini non vedono l'ora di farci entrare in guerra. Ci vedono come la salvezza dalla sconfitta. Quindi vogliono fortemente gli Stati Uniti in Ucraina.
 
Ma pensa che Trump accetterebbe mai una cosa del genere?
 
Beh, lo sta proponendo. Se le storie di Berlino sono vere - e non ho visto alcuna smentita da parte dell'amministrazione che neghi queste notizie, quindi sospetto che lo siano - stiamo offrendo garanzie di sicurezza con le truppe statunitensi.
 


Con le truppe?
 
Questo è parte del problema.
 
Pensavo che fossero solo garanzie di sicurezza sulla carta.
 
No, si può avere qualsiasi giorno della settimana. Si sta parlando di stazionare soldati americani e altre forze lì. Gli ucraini vogliono l'esercito americano in Ucraina. Perché vogliono che gli Stati Uniti si impegnino in guerra - perché la loro unica speranza di vincere è che gli Stati Uniti combattano per loro. E ora stanno parlando anche di soldati britannici, francesi e di altri paesi in Ucraina. Se questo accade, e se ci sarà una provocazione di qualsiasi tipo da entrambe le parti - e ci sarà - saremo in guerra.
 


Ma pensavo che lo scopo di questi negoziati fosse trovare una soluzione che anche i russi potessero accettare.
 
I russi non accetteranno. Ma questo non significa che gli Stati Uniti non lo faranno.
 
Pensa che potrebbero effettivamente inviare dei soldati lì, anche senza un accordo con i russi?
 
Così pare.

 
E questo è ciò che stanno offrendo all'Ucraina ora?
 
Non credo che siano arrivati ​​a un'offerta formale. Ma una volta che dici: Daremo delle garanzie di sicurezza, metteremo 10.000 soldati a Kiev o dovunque", hai creato tutte le condizioni per una guerra.
 
Una garanzia di sicurezza scritta, anche senza la presenza di truppe, non creerebbe lo stesso tipo di pericolo?
 
Sì, credo di sì. Forse non così immediato, perché non ci sono le forze. Dovrebbero essere mobilitate, e ci dovrebbe essere una base per farlo. Ma guarda, persino l'amministrazione Biden ha avuto difficoltà ad accettare l'idea di offrire garanzie di sicurezza all'Ucraina sotto forma di un accordo, non con le truppe, solo un accordo. Non sono mai riusciti a formularne uno che gli ucraini ritenessero valido, o che anche gli Stati Uniti ritenessero valido. Si può avere un accordo - un accordo di sicurezza collettiva, un trattato di difesa - se lo si desidera. Non c'è nulla che lo impedisca. Ma dovrebbe essere ratificato dal Congresso.


 
E pensa che lo sarebbe?
 
No. Non credo che lo sarebbe, proprio per lo stesso motivo che ho spiegato. Una volta comprese le implicazioni di questa cosa, si tireranno indietro e cercheranno di annacquarla, o di apporre emendamenti che la neutralizzino o la rendano meno efficace, o di offrire alternative. Quindi andrà a rotoli. Questa è la mia opinione. Guarda, è la stessa cosa che accadde quando Woodrow Wilson tornò da Versailles con l'accordo firmato, e disse che era la cosa più grandiosa dai tempi del succo di mele. E il Senato lo respinse. E lo respinsero esattamente per lo stesso motivo: non volevano impegnarsi in quell'accordo perché sapevano che li avrebbe trascinati in una guerra futura. La Prima Guerra Mondiale fu già abbastanza brutta. E penso che sia di questo che stiamo parlando. Guarda, anche con alcuni alleati importanti non abbiamo alcun accordo di difesa. E nei casi in cui ce l'abbiamo, come con il Giappone, ci offre molte vie d'uscita. È molto intricato: possiamo, forse, ma non siamo obbligati. Dobbiamo decidere. Deve essere coerente con la Carta delle Nazioni Unite, bla bla bla. Quindi c'è molto margine di manovra. E ora darai all'Ucraina una garanzia ferrea?
 
Presumo che la tesi sarebbe che ci sono considerazioni di primaria importanza nel caso dell'Ucraina che richiedono tale garanzia.
 
Guarda, ci sono molte cose in questa guerra che mi turbano profondamente. E molte di queste hanno a che fare con l'ostilità tra Russia e Ucraina, che è profonda, profonda e di lunga data. Ci sono passato, so esattamente di cosa si tratta. Ed è solo odio. Perché vogliamo essere coinvolti in tutto questo? Qual è il vantaggio per noi, gli Stati Uniti? Direi di no. Zero. Semmai, il vantaggio è non essere lì. E ovviamente, questo va contro tutto ciò che i russi hanno detto sull'avere truppe NATO di qualsiasi tipo in Ucraina.

 
In realtà non capisco perché dovrebbero anche solo prendere in considerazione questa cosa e discuterne a Berlino, quando è chiaro che i russi non accetteranno mai.
 
Non riesco a immaginare che lo farebbero. Qualunque sia la strategia finale russa, il minimo assoluto è che vogliano la garanzia che non ci saranno forze NATO lì. Vogliono anche una riduzione significativa delle dimensioni dell'esercito ucraino. E vogliono un governo più amichevole in Ucraina. Quindi, dal punto di vista russo, si tratta di cifre piuttosto minime. E stiamo parlando di garanzie di sicurezza per le truppe statunitensi? E ora per quelle britanniche, francesi e tedesche? Lasciamo stare. Voglio dire, la situazione peggiora sempre di più.
 
Alcuni sostengono che il motivo per cui ne stanno discutendo, pur sapendo che i russi non accetteranno, è proprio perché sanno che non accetteranno. A quel punto possono puntare il dito e dire: "I russi non vogliono la pace".
 
Beh, è ​​inevitabile in questo genere di cose. Se si vogliono mandare all'aria i negoziati, è il modo più semplice e veloce per avere successo. Leggo la stampa russa, che è ovviamente una stampa controllata. Ma anche così, si capisce come la pensano. E la mia sensazione è che pensino che gli americani cambino idea. Putin vuole continuare i negoziati, altrimenti non ce ne sarebbero. Questa idea non è generalmente ben supportata all'interno del Cremlino, credo ci sia una seria opposizione. Ma lui ritiene che sia importante per la credibilità della Russia. Il punto che sta cercando di sottolineare - che è completamente respinto dagli europei, o almeno dalla maggior parte di loro - è che la Russia non rappresenta una minaccia per l'Europa. La Russia non ha mire su alcun territorio europeo o cose del genere. Ma non vuole l'espansione della NATO. E a proposito, l'Ucraina non è l'unico candidato all'espansione della NATO. C'è la Georgia, c'è la Moldavia, ci sono altri posti. E potrebbe persino esserci un tentativo di farlo negli 'Stanistan - Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan e così via. Quindi penso che sia questo il gioco. E Putin vuole porre fine a tutto questo. Vuole fermare qualsiasi espansione della NATO.
 


L'amministrazione Trump non ha più o meno concordato in linea di principio di fermare l'espansione della NATO?
 
Beh, teoricamente, sono fughe di notizie, Washington ha detto: No, non ci sarà più un'espansione della NATO. Ma penso che non sia credibile. Non è credibile perché gli Stati Uniti e i loro alleati, soprattutto gli inglesi, stanno lavorando a tempo pieno per cercare di realizzarla in Moldavia. Ci hanno provato in Georgia, ma credo che stiano fallendo. E hanno lavorato sugli Stati Uniti. Stanno lavorando persino sull'Armenia.
 
Davvero?
 
Sì, alla grande. Quindi l'espansione della NATO non è ancora finita, a meno che non ci sia un accordo vincolante su questo punto. E non credo che ciò accadrà nel prossimo futuro.


 
Lei è a Washington, ha fatto parte del governo e conosce molte persone al Dipartimento della Difesa e altrove. Sa tutto questo dai suoi contatti personali lì?
 
Sì, e anche dai resoconti sul campo che stiamo vedendo. Prendiamo l'Armenia, giusto per fare un esempio. L'Armenia è stata una sorta di cliente russo, per usare un eufemismo. Il suo esercito è equipaggiato con equipaggiamento russo, ha una centrale nucleare russa, l'economia è strettamente legata alla Russia. Ora, all'improvviso, gli Stati Uniti sono lì a fare accordi, offrendo una centrale nucleare, tutto il necessario. Questo solo dal punto di vista economico. Politicamente, hanno sostenuto Pashinyan e tutti quegli altri, cercando di farli diventare alleati americani. Non c'è dubbio su cosa stia succedendo. E gli inglesi hanno lavorato a diverse operazioni di intelligence, cercando di ottenere sostegno per questo genere di cose all'interno del Paese e altrove. Persino in Russia stessa - la Russia non è immune a queste attività. Le ONG che sono supportate da - come potremmo chiamarle - fonti di intelligence segrete, sono state una spina nel fianco. E ora stanno reagendo. Quindi, voglio dire, questa è una partita importante.


 
Allora, qual è il senso di tutta questa continua espansione della NATO? Pensavo che a questo punto avremmo imparato la lezione.
 
Penso che non siamo ancora arrivati ​​a un punto in cui abbiamo davvero capito cosa vogliamo e perché lo vogliamo. Perché vogliamo questi paesi nella NATO? Qual è il vantaggio per l'Europa di avere, potenzialmente, tutti questi clienti volatili? Instabili, intrinsecamente repressivi, perché reprimono tutti coloro che si oppongono. E tra l'altro, questo accade anche nei paesi dell'UE, nell'Europa orientale. La Romania, ad esempio, si è sbarazzata dei candidati alla presidenza che non le piacevano. E ora ci sono tutte queste acquisizioni NATO antidemocratiche e ad alto rischio, che potrebbero portarci in guerra in qualsiasi giorno della settimana. E penso che chi lo fa non si renda conto delle implicazioni. Stanno cercando di farla pagare a Putin, ma alla fine la faranno pagare a se stessi. Perché finiranno in un pasticcio che sarà difficile districare e districare - molto difficile - e costerà molte vite.
 
Quindi, secondo lei, anche se questa espansione della NATO avesse successo, rappresenterebbe più un ostacolo che un vantaggio per la NATO?
 
Assolutamente. Proprio come le garanzie di sicurezza sono un ostacolo per la NATO. Perché se si finisce per andare in guerra per l'Ucraina - beh, se è questo che si intende fare, bisogna farlo ora. Perché limitarsi a mettere una miccia lì, accenderla e aspettare di vedere cosa succede? No, non è una buona politica. Non è una geopolitica solida. Non è una strategia solida. È un rischio molto alto. Ed è un rischio inutile, perché non c'è alcun vantaggio. Cosa si ottiene dal gestire l'Armenia, per l'amor di Dio? Un'altra guerra nel Nagorno-Karabakh? Questo, tra l'altro, crea anche un'enorme tensione con la Turchia, perché la Turchia è un grande sostenitore dell'Azerbaigian - un grandissimo sostenitore. Fornisce molti armamenti. E avranno un attacco - e sono nella NATO! Quindi vuoi mettere un bastone proprio nel mezzo della NATO. Perché farlo? Che senso ha? Non ha senso. È completamente ingiusto. L'Armenia è un paese povero. Non ha molto da offrire. Perché vogliamo assumerci questo tipo di fardello? Ne abbiamo già abbastanza di nostri.

 
Solo per concentrarci sull'Ucraina: Trump e i suoi non hanno forse detto di essere pronti a concordare che non ci sarà alcuna NATO in Ucraina?
 
Sì, ma è una bufala. Perché se si vogliono mandare truppe statunitensi in Ucraina, gli Stati Uniti sono un paese NATO. Sono il paese leader della NATO. Ovviamente la NATO è lì. I russi lo capiscono. Non sono stupidi. Quindi, poniamo che ci sia una sorta di cessate il fuoco, che le truppe americane siano posizionate in Ucraina e poi che i combattimenti scoppino di nuovo. Cosa succede dopo? Ecco perché questo tipo di garanzia di sicurezza è in realtà peggiore dell'inserimento dell'Ucraina nella NATO. La NATO può agire solo per consenso. Se qualcuno viene attaccato nella NATO, allora si invoca l'Articolo 5, il che significa che tutti i membri devono essere d'accordo all'unanimità per agire. Se qualcuno si oppone, allora non si può. Ma se si invia questo tipo di forza di riserva – che è di fatto una forza NATO – in Ucraina, con una garanzia, si ha l'obbligo legale di entrare in guerra e allo stesso tempo si aggira la necessità di qualsiasi accordo consensuale tra gli altri attori della NATO. Come la Turchia, come l'Ungheria, solo per citarne un paio ovvi a cui non piace quello che sta succedendo. Quindi, credo, si stia distruggendo la NATO come alleanza. Si è tradito il significato dell'Articolo 5 e ci si è impegnati a entrare in guerra, senza consenso.
 
Ok, ma in tal caso non si sta impegnando tutta la NATO in una guerra, solo gli americani - corretto? E forse un paio di altri paesi della NATO che si impegnano in questo senso.
 
Siamo seri. Se hai gli inglesi, i francesi, gli Stati Uniti e forse i tedeschi, a cosa ti serve il resto della NATO? Non ha senso. E c'è un'ulteriore implicazione. I russi non saranno così gentili da dire: beh, la Polonia non è inclusa, quindi non ci preoccuperemo di questo. Certo che ci penseranno. Non si fermeranno, perché se vengono attaccati da questa forza che si trova in Ucraina e dovessero entrare in conflitto con loro, attaccheranno le basi che riforniscono quelle forze. La maggior parte di queste si trova in Polonia.


 
E perché pensa che non l'abbiano già fatto, quando le basi polacche stanno già rifornendo le forze ucraine?
 
Perché Putin non vuole una guerra estesa. Ha limitato le sue forze, soprattutto su questo punto. È molto irremovibile su questo. Ma ovviamente gli europei lo hanno definito un piker: ci attaccherà comunque nel 2030. Dobbiamo prepararci. Dobbiamo essere preparati. A proposito, non sono contrario all'essere preparati. Non è questo il punto. Il punto è che stanno cercando di farlo passare per un predatore che si impadronirà dell'Europa. Non credo che sia questa la sua intenzione. Ma, sapete, le intenzioni sono intenzioni. Si possono cambiare le intenzioni in qualsiasi momento. Quindi, se messi alle strette – se ci fossero davvero truppe NATO in Ucraina – chissà cosa farebbero i russi? Ma se fossi in loro, credo che dovrei andare a caccia delle basi di rifornimento.
 
Pensa che ci sarebbero tutti questi combattimenti se non avessimo incoraggiato l'Ucraina con promesse di supporto militare e di adesione alla NATO?
 
No, non credo. Credo che gli ucraini pensassero che li avremmo sostenuti.

 
Sembra chiaro che ci fossero persone nel governo degli Stati Uniti che glielo dicevano - e che le truppe statunitensi alla fine sarebbero arrivate a salvarli, se necessario.
 
Assolutamente. E abbiamo progettato la rimozione dei politici filo-russi in Ucraina e la loro sostituzione con fanatici nazionalisti ucraini. Erano Victoria Nuland e la sua banda. Ed era roba davvero pericolosa. No, non ci troviamo lì. Non è un nostro problema, è questo il punto. Non credo che sia nemmeno un problema dell'Europa. Che diavolo ci fa l'Europa lì? Qualcuno può spiegarmelo?
 
A quanto ho capito, all'inizio non volevano entrare in questa situazione: erano gli Stati Uniti a spingerli. E ora non vogliono che ci tiriamo indietro.
 
Beh, se ascolti alcune di queste persone, incluso il capo dell'UE, è quasi sufficiente a farti vomitare. Sono così ignoranti delle implicazioni di ciò di cui stanno parlando. È guerrafondaia. E l'Europa non è preparata alla guerra.

 
Quindi parliamo di cosa succederebbe se ci fosse davvero, Dio non voglia, una guerra europea tra NATO e Russia, diciamo senza gli americani. Come andrebbe?
 
Ricordiamoci - tutti continuano a cercare di dimenticarlo - che la Russia è una potenza nucleare. Non una piccola potenza nucleare, ma una potenza nucleare davvero grande. Chiunque abbia un potere decisionale deve preoccuparsene. Gli europei non hanno armi nucleari, a parte francesi e britannici. Gli inglesi sono per lo più controllati da noi. I francesi sono per lo più indipendenti - sapete, la Force de frappe. Ma la Francia non userà un'arma nucleare contro la Russia perché verrebbe distrutta. Scomparirebbe dal mondo. Quindi penso che sia una follia. L'Europa non ha le risorse per condurre una guerra oggi. Manca di uomini. Manca di mezzi corazzati. Manca di difese aeree. Ha una capacità navale irrisoria, che comunque non conta in una guerra terrestre.
 
E se gli Stati Uniti fossero coinvolti? Si parla di una rapida escalation verso il livello nucleare. Cosa ne pensa?
 
Nessuno lo sa. Sono sicuro che ci siano persone che hanno elaborato scenari, ma chi lo sa?
 


E se rimanesse convenzionale? Come andrebbe, secondo lei? In passato ha parlato delle difficoltà legate al supporto di una forza di spedizione, un esercito di terra schierato all'estero – che è ciò che farebbero gli americani.
 
Beh, gli inglesi ci hanno provato due volte in Europa. Nella Prima Guerra Mondiale, hanno perso la loro forza di spedizione. Nella Seconda Guerra Mondiale, la stessa cosa. Entrambe le volte, queste forze sono state scacciate dai tedeschi. Una grande perdita. Dunkerque è stata una vittoria morale, in un certo senso, perché hanno fatto uscire alcune persone. Ma non era più una forza di grande utilità militare. Ora, gli Stati Uniti hanno basi in Italia, in Germania e nel Regno Unito. Hanno installazioni in Polonia e in Romania. Ma tutte queste sarebbero sotto attacco.
 
In termini di armamenti, i russi hanno notevolmente aumentato la loro produzione di arsenali da quando tutto è iniziato, giusto?
 
Credo di sì. I rapporti dicono che la loro industria è completamente mobilitata. La nostra no. Nemmeno lontanamente.
 


Il nostro è anche molto più costoso, e siamo già profondamente indebitati. Questo non ostacola la nostra capacità di aumentare la produzione?
 
Ci sono alcune cose che potremmo fare. Il problema è che cose come i missili richiedono un paio d'anni o più per essere costruite. Anche progetti collaudati. E alcuni dei dispositivi che abbiamo utilizzato in Ucraina – ad esempio l'ATACMS e l'HIMARS e tutto il resto – i russi lo hanno capito. Sanno come gestirli ora. Quindi l'efficacia di alcuni di questi sistemi è inferiore a quella che ci saremmo aspettati. E stiamo lavorando su missili più recenti, ma non li abbiamo ancora. Quindi, no, non siamo pronti. E anche in quel caso, penso che la nostra industria della difesa sia in realtà piuttosto piccola. Ricordate, durante la Seconda Guerra Mondiale abbiamo mobilitato il settore civile. Ford, GM e Willys, e così via - tutte queste aziende sono state acquisite per la produzione militare. Hanno smesso di produrre automobili, per esempio.
 
Potrebbe succedere oggi?
 
No, non proprio. Avrete notato che uno dei grandi cambiamenti nella produzione automobilistica è il passaggio dagli operai alla robotica. E i robot sono tutti programmati, molto sofisticati, e sono tutti predisposti per la produzione di massa di certe cose. E anche lì, abbiamo avuto problemi con le catene di approvvigionamento. Cercare di convertire una moderna fabbrica di automobili per la produzione militare sarebbe, credo, molto complicato. Tesla è un ottimo esempio. Penso che la Gigafactory sia davvero una cosa fantastica. Ma convertirla per uso militare sarebbe molto difficile. Si può fare, voglio dire, non c'è niente che non si possa fare. Ma ci vuole tempo. Quanto tempo abbiamo?
 

 
Ha detto di non essere sicuro che gli americani sappiano cosa vogliono. E Trump sembra essere in continua evoluzione: non si sa mai dove andrà a parare. Vede qualche possibilità che la situazione migliori in qualche modo?
 
Non posso rispondere perché non lo so. Sale sulla montagna, poi scende. E questo rende la situazione complicata. Ma guarda, lui vuole davvero un accordo sull'Ucraina: è ossessionato da quell'idea. Anche il suo NSC [Consiglio per la Sicurezza Nazionale], che ora è essenzialmente guidato da Marco Rubio, lo vuole. Ma ciò a cui puntano davvero è una nuova relazione strategica con la Russia. È quello che vogliono davvero. Ora, questo non è ancora emerso molto nella retorica di Trump. Quindi è difficile stimare cosa ne pensi veramente. Ma è presente nella Strategia, in modo evidente. Inoltre, ora stanno lottando con molte altre questioni e non hanno bisogno di problemi con la Russia. Ma sì, è vero, il contesto negoziale sembra essere in salita e discesa, in salita e così via. Ed è frustrante, per chi di noi sta cercando di capire cosa sta succedendo. Ma, come ho detto, sono piuttosto ottimista sul fatto che se potessimo avviare delle vere conversazioni strategiche con i russi, staremmo molto meglio. Perché penso che dobbiamo farlo. E penso che anche l'Europa debba farlo. E se non lo facciamo, finiremo in un buco nero, dove ho davvero paura di quello che potrebbe succedere.

 

ANCORA SULLA FRAGILITÀ DEL SISTEMA POLITICO  
di Franco Astengo


 
Una brillante analisi firmata da Lorenzo Castellani ("Domani" 6 gennaio) sulle dinamiche in atto nel sistema politico italiano si concludeva richiamandone le "fragilità strutturali": avevamo già affrontato il tema in un intervento (scusando l'autocitazione) "La grande bonaccia delle Antille" prendendo spunto da una ricerca curata dall'IPSOS sullo stesso argomento che indicava, nella sostanza, una situazione di stallo e di continua perdita di contatto tra sistema politico e società civile. Una perdita di contatto non testimoniata appieno dal costante calo nella partecipazione elettorale che pure rappresenta un indicatore specifico di rilievo.
L'analisi di Castellani vi accenna ed è il caso di ritornare su alcuni punti:
1) Il sistema è logorato da un gioco "a sottrazione" fra le diverse forze politiche. Una dinamica "in discesa" che si sta esercitando su di un campo sociale sempre più ristretto in una dimensione chiaramente di conservazione autoreferenziale;
2) Abbiamo davanti scadenze fondamentali a partire dal referendum sulla magistratura che dovrà essere innalzato a livello di referendum sulla costituzione. Il referendum si svolgerà presumibilmente all'interno di un quadro internazionale di grande difficoltà al riguardo del quale la sinistra europea fin qui è apparsa del tutto subalterna alle incertezze che guidano l'operato dei governi e della Commissione. Intanto si accentuano le tendenze ad un riarmo guidato dalle priorità imposte dalla Germania su proprie linee di sviluppo dell'industria bellica. Sul piano interno il referendum rappresenterà il punto di snodo obbligato per le elezioni 2027 e così dovrà essere considerato pur ponendo in campo tutta l'attenzione necessaria sui contenuti che dovranno essere espressi nella ricerca di proposta di chiarezza per la scelta del corpo elettorale in occasione del referendum stesso;



3) l'analisi citata in apertura accenna ad un logoramento del centro-destra che potrebbe verificarsi nella riduzione di margine "tra promessa e gestione ordinaria"da parte del governo: una erosione di credibilità lenta ma che potrebbe rappresentare il punto di partenza per un avvio di riequilibrio politico;
4) Per avviare questo non impossibile punto di riequilibrio è necessario (e su questo mi permetto di insistere anche rischiando di annoiare) modificare profondamente il tipo di intermediazione arrivando alla formazione di una soggettività adeguata a ricostruire l'offerta politica: perché (ed è questo un punto di analisi sul quale riflettere) è il deficit di offerta politica che provoca quella che è stata definita come "perdita di contatto";
5) Non si tratta semplicemente di andare avanti con "l'ostinazione unitaria" così come definisce la sua linea la segretaria del PD. La modificazione dell'offerta deve essere molto più profonda: da questo punto di vista non mi dilungo (si potrebbe esporre una vera e propria letteratura di merito) ma mi limito a presentare in forma assolutamente semplificata un solo aspetto d'analisi. La questione di fondo è quella di comprendere appieno la radicalità delle contraddizioni in atto sia al riguardo del quadro internazionale che reclama scelte nette, sia sul piano economico - sociale più ravvicinato oltre al delicato campo istituzionale laddove alla difesa della Costituzione Repubblicana va collegata un'azione molto più decisa rispetto alla modifica della formula elettorale evitando ogni accentuazione (perdente) di unoschema bipartitico personalizzato.
6) Rimarrebbe da discutere la forma politica da proporre in campo non riducendoci a una semplice coalizione di "diversi" anche contrastanti ma pensando alla costruzione di un soggetto davvero "pivotale" rivolto all'intero sistema e non soltanto a una parte: forse servirebbe un seminario comune sul tema con una partecipazione allargata a sinistra e comprendente anche soggetti non direttamente partitici ma operativi sul piano della ricerca politica con un coinvolgimento diretto.       

VE LO DICO IN VERSI
di Marcello Campisani




Ius Iuris


Nel comunismo, il non omologato
fa la figura dell’esagerato,
ma è pienamente ammessa l’eccezione
finché sussiste la Costituzione,
cosa ripudiata con furore
da qualunque aspirante dittatore.


Molto meglio l’iper-liberismo
-stigma subliminale del nazismo-
laddove non esiste alcun sopruso
del quale sia vietato fare uso.


Non solo, ma semplifica il diritto,
cosa che per molti è buio fitto,
ma non per chi n’incarna la sostanza
facendo parte della maggioranza,
di contro allo screanzato giudicante
capzioso, fazioso e pur pedante.


Si può solo rischiar la malasorte
se si nega la legge del più forte,
concetto che Tajani ha ben riassunto:
la legge vale fino a un certo punto.


Di cotanto intessendo la Giustizia
la stessa va bollando di nequizia,
l’orrenda sconcertante inverecondia
di negargli del tutto la Groenlandia,
benché Lui abbia detto chiaramente
che quella gli occorre urgentemente
e cederla sarebbe una questione
semplicemente di buona educazione.

 

Privacy Policy