UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

sabato 7 marzo 2026

LA GUERRA È TERRORISMO DI STATO
di Angelo Gaccione


Disegno di Chiara Rota 
(marzo 2026)

I bombardamenti indiscriminati di Stati armati criminali e il conseguente massacro di civili inermi e innocenti; la distruzione di case, ospedali, scuole, chiese, musei, archivi, biblioteche e beni inestimabili del patrimonio culturale e artistico mondiale; la devastazione del territorio; l’inquinamento di suolo, corsi d’acqua e aria, provocato dagli ordigni militari e che persisterà per anni ed anni: polveri sottili, innalzamento della temperatura, avvelenamento di estese aree coltivate a cibo alimentare; l’annientamento di esseri viventi del mondo animale: da quelli domestici al resto della fauna urbana e non; la cancellazione di tanta componente vegetale diffusa in ogni dove… Tutto questo si connota come genocidio e gli artefici di esso come terroristi di Stato. Come è scritto nella parte in alto del disegno che Chiara Rota ha così efficacemente illustrato: la guerra è terrorismo di Stato ed il terrorismo di Stato si chiama guerra. Ne discende che tutti gli artefici, nessuno escluso, sono criminali di guerra e di questo crimine si sono macchiati nei confronti dell’umanità intera. Essi hanno agito contro la vita nel suo complesso e su quanto l’intelligenza e la creatività hanno trasmesso alle generazioni future. Probabilmente nessuno di loro pagherà a tempi ravvicinati, ma noi, uomini e donne di pace che alla guerra ci opponiamo, dobbiamo additarli al mondo intero come criminali di guerra e genocidi perché questo è il marchio di infamia che portano inciso sulla loro pelle. Il disegno di Chiara Rota raffigura un barbagianni, simbolo di morte e di sciagura, immerso in una notte desolata. È sospeso dentro il nulla, imprigionato da un filo spinato, anch’esso simbolo di morte. Non vola più, ha la testa ripiegata dal dolore e si sta lasciando morire. Ci annuncia la sconfitta di quello che era un simbolo di pace e di gioia: la colomba con nel becco il ramoscello di ulivo. La pace si è arresa alla barbarie della guerra e dei suoi lugubri officianti. Meditiamo sulla frase e sul simbolo di questa immagine, e soprattutto non concediamo nulla ai terroristi di Stato e alla loro pratica di morte: la guerra. Hanno perso ogni senso di umanità, ogni pietà, ogni compassione. Mostri indegni del genere umano è il nostro verdetto.


Chiara Rota

Chiara Rota. Nata a Torino nel 1976, laureata in Architettura, dal 2009 - in parallelo con la sua attività professionale - concretizza progetti promossi dall’Associazione Culturale Il Mondo delle Idee, di cui fa parte nel Consiglio Direttivo. È specializzata nella realizzazione di grafiche con disegni fatti a mano per le performances organizzate dall’Associazione. 
 
Opere: il folder Scintille di luce, raccolta di cartoline in edizione limitata che illustrano gli auguri natalizi in Haiku di dieci poeti (2019); i disegni che accompagnano le poesie mitomoderniste per l’evento Anima-li in libertà organizzato in collaborazione con l’Associazione “Dimore San Giovanni Onlus” tenutasi presso l’Auditorium Vivaldi di Torino (2019); le illustrazioni per l’evento Summa Etilica, tenutosi presso il Museo del Risorgimento di Torino (2018), nell’ambito del circuito regionale La vendemmia a Torino e la serie di cartoline prodotte in occasione dell’evento In vino veritas, tenutosi presso il MAO (Museo Arti Orientali) nel (2017). Ha realizzato le illustrazioni di animali umanizzati dei volumi La foresta incantata (2021), Il paradiso degli orsi (2022), e Il Viaggio (2024). Ha creato speciali cartoline in tiratura limitata a tecnica mista, china, acquerelli e matite, come Halloween (2010), 8 marzo (2011) e Pinocchio e la Luna (Attini Arte, 2019). Dal 2018 al 2020 ha collaborato con Poste Italiane al progetto L’Italia ritratta, un ciclo di folder a tiratura limitata con all’interno dieci cartoline disegnate a china e acquerellate, illustranti i monumenti più significativi delle città italiane. Nel 2018 con Vincenzo Zitello, Daniele Dubbini e Chicca Morone incide il CD Amor Vincit Omnia suonando le Crystal Bowls.

 

LATITANZA E DISERZIONE
di Romano Rinaldi
 



Apprendo come chiunque altri dalla stampa che il 5 marzo scorso in Parlamento, riunito in audizione sugli sviluppi della recente crisi in Medio Oriente, il Governo avrebbe dovuto riferire in merito alla guerra scatenata contro l’Iran da Israele e Stati Uniti la settimana scorsa. Sembra invece si sia trattato di una imbarazzante manfrina offerta da due dei ministri (Estero e Difesa) i quali, a prescindere dalle loro rispettabilissime funzioni e competenze, sono apparsi più come due pesci in barile che in grado di fornire al Parlamento e al Paese le risposte che ci si potevano aspettare per chiarire quale sia la posizione dell’Italia in questa ingarbugliatissima fase storico-politica. Il fatto che formalmente uno dei ministri ricopra la carica di Vice Primo Ministro potrebbe anche essere accettato come un efficace vicariato per la Presidente del Consiglio, se questa fosse stata impegnata in più alti incarichi. Purtroppo però questa possibile forma nasconde una sostanza che emana miasmi malsani. Infatti, l’assenza del capo del Governo era dovuta alla partecipazione ad una trasmissione radiofonica utilizzata per veicolare la propaganda per il prossimo voto referendario e per fare attività di promozione anti-opposizione. Ecco che, nel momento in cui il Paese è di fronte a delle responsabilità come Nazione tra le Nazioni (europee in primis, mondiali in secundis) e i cittadini si sentono coinvolti in fatti che prima o poi li riguarderanno tutti, come sempre avviene in caso di guerre anche senza la diretta partecipazione, la più alta carica del Governo, non si sente nell’obbligo di esserci in prima persona ed assumersi l’onere che va necessariamente con l’onore di rappresentare tutta la Nazione all’interno e all’estero. Lascio a voi quale dei due termini richiamati nel titolo e le possibili implicazioni, si debbano adottare per definire e sanzionare il comportamento della prima rappresentante del Governo di questo Paese, reso irrilevante anche da questi atteggiamenti “istituzionali”.

CANADA  
di James Hansen


Il cerebroleso 

Nessuno ce l’ha con i canadesi, cosa che per certi versi sorprende, perché il loro paese è immenso, secondo solo alla Russia per estensione territoriale, ma con una popolazione (circa 40 milioni di persone) marcatamente inferiore a quella italiana. Il Canada è ancora una sorta di rimasuglio del fu Impero Britannico e in teoria riconosce Carlo III d’Inghilterra come sovrano. Nei fatti, il rapporto è più sentimentale che reale. Il Paese ha comunque un vicino decisamente ingombrante, gli Stati Uniti, il cui Presidente, Donald Trump, non fa un mistero delle sue ambizioni di conquistare quello che pubblicamente definisce il “51esimo stato” degli Stati Uniti che, attualmente, ne conta solo 50 di stati, descrivendo il Primo Ministro canadese come il suo “Governatore” del Paese. Trump è notoriamente uno svitato e le sue minacce non sono da prendere troppo sul serio. Tuttavia, sono state ripetutamente pronunciate e, per prudenza, il Canada si prepara a respingere l’invasore. C’è, questo sì, un netto squilibrio tra le capacità militari dei due paesi: il Canada ha un esercito di circa 44 mila effettivi, mentre le forze armate americane arrivano attualmente a contare all’incirca 1,32 milioni di uomini e donne in divisa.  Ad ogni modo, il Primo Ministro canadese, Mark Carney, ha recentemente fatto conoscere a grandi linee la strategia di difesa che il suo Paese adotterebbe nelle circostanze… In sostanza, si tratterebbe di una sorta ‘resistenza mujaheddin’ come quella praticata dagli afghani. Non potendo aspettarsi di ottenere una vittoria di per sé sugli americani, i canadesi pensano semplicemente di difendere ogni singolo centimetro quadrato del loro territorio con piccoli scontri e continue azioni di disturbo, niente battaglie campali tanto da rendere ‘anti-economica’, l’aggressione. Che tutto questo possa succedere è, nei fatti, improbabile. Però, siamo entrati in una fase di grandi stravolgimenti internazionali e anche i paesi ‘pacifici’ devono tenere gli occhi aperti. Non sono tutti così fortunati come l’Italia, protetta da barriere naturali; a nord dalle Alpi e a sud dall’Adriatico e il Mediterraneo…

REFERENDUM CONTRO LA GIUSTIZIA
Don Paolo Farinella ci invita a dire No!


Don Paolo Farinella
 
Sono Paolo Farinella, prete in San Torpete a Genova. Mi aiuti a divulgare la locandina acclusa per un incontro pubblico organizzato venerdì 13 marzo 2026  ore 18 al  Bi.Bi. Service Genova, Via XX Settembre n. 41, 3° piano?



Occorre una mobilitazione collettiva, senza dare per scontato nulla, perché la posta in gioco non è la carriera dei magistrati, di cui al governo non importa nulla, ma il vero obiettivo sono le elezioni del febbraio 2029: l’elezione del Presidente della Repubblica, con l’orrore di vedere La Russa col busto di Mussolini sotto il braccio entrare al Quirinale. Passo intermedio: elezioni politiche del 2027, con una Legge elettorale truffa. Conclusione: a quel punto sarà un giochino porre la Magistratura tutta a cuccia, senza nemmeno scomodare la Costituzione, ma solo attraverso leggi ordinarie. Se non si capisce questo è meglio chiudere baracca e burattini e consegnare direttamente alla neo-post-vetero fascista e casa Pound le chiavi della “Ahi serva Italia, di dolore ostello, / nave sanza nocchiere in gran tempesta, / non donna di provincie, ma bordello!” (Dante, Purgatorio VI, 76-78).

Un abbraccio affettuoso e resistere fino alla fine.

Paolo Farinella - prete
  

 

  

VERSI
di Gianna Caliari
 
Gianna Caliari

Mondo contadino
 
Questo mio mondo
antico quanto i miti
e quanto gli dèi
Mondo contadino
nato dalla terra
duro come i sassi
che con la fionda mio padre lanciava
silenzioso come la campagna
mi ha lasciata
indomita come un incendio
fragile come un filo d’erba.

FRATELLI D’ITALIA E GOVERNO  
Ci stanno portando in guerra




venerdì 6 marzo 2026

FOGGIA. VEGLIA IN MEMORIA
di Giuseppe La Porta


 
Una scuola ed una veglia per ricordare 200 bambini uccisi in Iran nei raid e tutte le vittime del regime iraniano. Sabato 7 marzo, dalle 17:45 alle 19:00, davanti alla Scuola primaria Pascoli di Foggia, il Coordinamento Capitanata per la Pace organizza una veglia silenziosa in memoria delle 165 bambine e dei 35 bambini uccisi in Iran nelle loro aule dai raid israelo-statunitensi e tutte le recenti vittime del regime iraniano. Una scuola per onorare chi alla scuola è stato strappato con la violenza, un vero e proprio “crimine contro l’umanità” di cui si è purtroppo parlato pochissimo.
 
Scegliamo un silenzio che è rispetto, ma anche denuncia.
L'aggressione contro l'Iran - il cui regime sanguinario denunciamo fermamente, come già facemmo il 18 gennaio durante la Catena per la pace a Foggia - è avvenuta mentre erano in corso i negoziati. Nel 2015 era stato firmato il Joint Comprehensive Plan of Action, accordo che limitava il programma nucleare iraniano. Non è stata Teheran a uscirne: sono stati gli Stati Uniti di Trump nel 2018. Oggi colpire l'Iran significa ignorare un'asimmetria imbarazzante: l'Iran è firmatario del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari; Israele, che le possiede senza ammetterlo e che è responsabile di un genocidio, no.



Ieri 5 marzo è stata la Giornata ONU per la consapevolezza sul disarmo e la non proliferazione. Il suo messaggio è chiaro: il disarmo è condizione di pace. Eppure l'Unione Europea vara un piano di riarmo da 800 miliardi. Seguiamo invece l'appello europeo di Stop Rearm Europe: "Non una base, non un sistema d'arma per la guerra. Quando la guerra si espanderà, saranno i bambini e i giovani delle famiglie comuni ad essere gettati nel tritacarne: il nostro sangue per i loro profitti". Come ricorda il premier spagnolo Sanchez: "La guerra riempie le tasche dei soliti pochi. Non dobbiamo ripetere gli errori del passato. La guerra in Iraq provocò aumento del terrorismo, crisi migratoria, rincari energetici”. Un'altra strada è possibile: quella della cooperazione, della giustizia, del rispetto dei diritti umani (senza doppi standard). Quella che i governi sembrano aver dimenticato.
 Condanniamo con forza il regime degli ayatollah, ma nessuna feroce repressione interna giustifica il ricorso ad un’aggressione che viola il diritto internazionale e la Carta ONU. Israele e Stati Uniti trascinano il mondo verso un conflitto generalizzato, nel tentativo di ristrutturare l’intero Medio Oriente con la violenza della guerra. Nel mentre, i governi occidentali accettano che i costi si scarichino su lavoratori e classi popolari, con il già forte aumento del prezzo di gas e petrolio.



Abbiamo diritto di conoscere quali siano le effettive linee di politica estera seguite dal governo italiano: si piegherà ancora una volta al volere di Trump, concedendo le basi? Ne va della nostra democrazia e del rispetto della nostra Costituzione (art. 11). Anche per questo saremo in piazza. Perché la guerra non porta sicurezza: porta morte e distruzione, escalation, incancrenirsi dei problemi, rincari delle bollette, povertà, voglia di vendetta e terrorismo.



Sabato 7 la cittadinanza è invitata a partecipare portando un lumino, che sarà deposto a terra. Restare umani significa oggi non distogliere lo sguardo dalle macerie di quelle scuole. In silenzio. Per 200 bambini che, considerati semplici “effetti collaterali", non vedranno mai il domani.
 
Coordinamento Capitanata per la Pace 

CASA ROSSA A MILANO
Con Stefano Orsi




I LUOGHI DEL SILENZIO
di Angelo Gaccione


 
Riflettevo, giorni fa, sul fatto che non ci è possibile, a noi costretti a vivere in ambienti così affollati, rumorosi ed antropizzati, quali sono diventate le grandi e medie città, fare una passeggiata quotidiana in piena tranquillità e raccolti in noi stessi, in un luogo di silenzio. Il luogo del pensiero è necessariamente un luogo del silenzio. Meditare presuppone silenzio, sentire profondamente presuppone silenzio, interrogare il proprio cuore presuppone silenzio. “Ti condurrò in un luogo solitario e parlerò al tuo cuore”. Questa frase, liberamente adattata da due versetti del profeta Osea (vv. 2,16), è incisa su una pietra ai piedi della Sacra di San Michele, stupenda abbazia romano-gotica della fine del Decimo secolo, che si erge imperiosa sul monte Pirchiriano all’imbocco della Val di Susa, avvolta in un silenzio maestoso e solenne. È lì che l’ho letta, ed è stato in questa abbazia dove alcuni anni fa avevo potuto pernottare in occasione di un importante convegno. Quel silenzio e quella quiete mi sono ritornati alla mente mentre di recente seguivo un programma televisivo. I colori struggenti di un incipiente stupendo autunno, la luce rada che rami e foglie filtravano e attutivano rendendola ancora più calda e avvolgente, gli impasti della terra, il frusciare del vento, i morbidi passi di un uomo solo che procedeva lento e in silenzio nell’intrico di vegetazione lungo uno stretto passaggio delimitato da possenti filari di alberi dai tronchi giganteschi… era un bosco. Era un bosco e gli unici echi che si potevano udire erano i suoi passi, il leggerissimo toc di una pigna ormai secca che staccatasi cadeva sul tappeto di foglie, il frullo di un volatile ogni tanto, nient’altro. Ragazzino, avevo potuto sentire anch’io tutta la vastità di quel silenzio e riempirmene l’anima; in quel bosco meraviglioso della Sila, con Bosco, nostro cane fedele che mi accompagnava e mi proteggeva. Dove a Milano mi sarei potuto fondere con tutto questo? Dove avrei potuto interrogare il mio cuore? E in questi parallelepipedi in cui siamo costretti a vivere inscatolati, come proteggerci da televisori sempre accesi, lavatrici che centrifugano notte e giorno, clacson sul corso, vibrazioni della Metropolitana che fendono le viscere della città, motori che digrignano come tigri, stridori di tram sui binari, sbattere di porte, ascensori perennemente attivi, mentre tu cerchi di dar vita a un verso, un verso silente di poesia che non eguaglierà mai quello di una cinciallegra.    
 

SÌ E NO
di Marcello Campisani

 

Ebbene sì, potrebbe vincere il Sì. Tutta la propaganda meloniana, che dispone del 90% dell'informazione, si è scatenata in questa campagna elettorale. Non altrettanto certa opposizione, inconfessabilmente favorevole a che Nordio e compagnia portino a termine il lavoro sporco, del quale potrebbero beneficiare, ove mai approdassero al governo. Diversamente, saremmo andati ai materassi, alle barricate, contro la stura al dilagante spreco del pubblico denaro, mediante il ridimensionamento prima e l'annichilimento poi della magistratura contabile. Questa al momento la soffice situazione della casta: non più rischio di incarcerazione e tanto meno di condanne (Cartabia docet), essendosi garantita, attraverso una ripugnante legislazione, l'impunità penale e la sicurezza patrimoniale. Penalmente, su sollecitazione della malavita organizzata che domina il voto nelle ragioni ad alta densità criminale, si sono trasformati in diritti quelli che, pur imperante Mussolini, erano invece delitti, vale a dire il favoreggiamento personale e quello reale, oltre alla già perpetrata soppressione del reato di abuso innominato d’ufficio. Non si può più arrestare nessuno, se non con preavviso di 5 giorni, tempo minimo per organizzare una comoda latitanza; né tanto meno perquisire, senza dar tempo di far sparire la refurtiva. Altrimenti che garantismo sarebbe! Le unghie agli inquirenti erano peraltro già state mozzate, mediante la strozzatura delle intercettazioni telefoniche, lecite solo alle forze occulte governative ed accompagnate dal nordiano sprezzo del ridicolo, per cui le corruzioni si scoprirebbero meglio col pedinamento, che non con trojan e microspie. Sopravviveva la possibilità di arresto in flagranza. 



Ma anche questa, per i delitti di lor signori, è stata scongiurata, escludendo la possibilità della carcerazione preventiva, per i reati di corruzione, concussione, nonché, forse in omaggio al fratello di Donzelli, alla Santanchè e ad altri intimi, per la bancarotta fraudolenta. Economicamente, riducendo a spiccioli la rifusione per gli sprechi, non dovendone più rispondere, come un qualunque debitore, con tutti i propri beni presenti e futuri. Fino a ricorrere allo stratagemma di un super Procuratore Generale della Corte dei Conti - espresso dal Presidente del Consiglio - e dotato del singolare potere di vita e di morte su qualunque indagine, fino a ridurre tutti gli altri P. M. a suoi segretari. Ciò contro ogni principio e contro l’art. 101 della Costituzione che sottopone il giudice solo alla legge e non già ad un capo ufficio. Allora perché tanto adoperarsi per questa schiforma, questa pantomima di separazioni di carriere et similia?
Elementare Watson! Per pararsi dal solo sopravvivente rischio: lo sputtanamento, postrema nonché ormai unica condanna! Occorreva perciò imbozzolare il magistrato che osasse procedere contro il politico, immediatamente infangandolo con un sanzionamento. Dunque, dicevo, possono vincere il referendum. Ma sarebbe comunque una vittoria di Pirro, perché il progetto non potrà che abortire, avendo fatto carne di porco di fondamentali principi di diritto. Viola specificamente gli articoli 103, 104 e 111 della Costituzione.



La creazione dell’Alta Corte, in veste di giudice speciale, è in netto contrasto con l’articolo 102, che ne vieta espressamente l’istituzione. Viola inoltre, e ripetutamente, il 111 in quanto il trust di cervelli che ne è autore si è inventato addirittura che, contro i provvedimenti dell’Alta Corte, si può ricorrere esclusivamente alla stessa Alta Corte, escludendone la Cassazione, che è giudice ecumenico di legittimità. Viola inoltra l’articolo 104 che testualmente recita: La Magistratura è un ordine indipendente da ogni altro potere...
Norma talmente odiata che, con l’articolo 3 dell’originaria Proposta di riforma, si era ricorsi allo stratagemma di far scomparire l’aggettivo indefinito altro, di modo che la Magistratura non fosse più nemmeno un potere, bensì una bocciofila o al più un Rotary, un Soroptimist club. Sventato tale tentativo, il 104 rivive in tutto il suo significato, che non si limita a fare della Magistratura uno dei tre poteri dello Stato, ma lo esalta di autonomia ed indipendenza, attribuendogli perciò una aristocrazia ed una rispettabilità, meritevoli in quanto tali di particolare tutela, anche a compensazione di altre fragilità, quale quella di non poter direttamente sopperire alle proprie esigenze di materiali e di personale, di cui viene sistematicamente deprivata.
Suggerisce in altri termini al legislatore ordinario di prevedere un annetto di reclusione a chi osasse, per esempio, parlare di sentenze ad orologeria.
Colui che deve fare giustizia non può e non deve distinguere fra principe e povero e necessita pertanto di una particolare potenziata autorità.



L’autorevolezza invece deve guadagnarsela da sé. E quest'ultima dipende molto dagli avvocati che, pur con tutto il rispetto, non devono concedere sconti né alla pigrizia, né alla superficialità.
Dulcis in fundo
abbiamo l'insultante riforma dell'art. 105, che ne viola uno stock, e che è un vero e proprio insulto a tutti coloro che fanno di mestiere il magistrato, giudicante o requirente che sia. Nessuno di loro potrà infatti giammai aspirare alla più alta carica della Magistratura, a diventare cioè presidente della neo-istituita Alta Corte. Quel vertice potrà esclusivamente venire ricoperto da un politico, e potrebbe anche essere un... competentissimo pluripregiudicato. Consoliamoci: mezzo secolo addietro, teorici e progettisti di questa e consimili riforme ricorrevano al terrorismo, per impedire la progressiva attuazione della Costituzione. Oggi vogliono sbarazzarsene del tutto. Per fortuna, per ora, senza violenza.

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