UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

domenica 22 febbraio 2026

RIFLESSIONI SULLE ARTI
di Pierfrancesco Sacerdoti


Bernini. Sant'Adrea al Quirinale

Per una teoria dei contrasti.


Il bello è convenienza, la grazia un contrasto,
cioè una certa sconvenienza, o almeno
un certo straordinario nella convenienza”.
Giacomo Leopardi - Zibaldone
   
 
Molto stimolante l’incontro di poesia che si è appena svolto a casa nostra (serata del 17 gennaio). Erano presenti e hanno letto le loro poesie: mia mamma Marjorie Tomkins, Antje Stehn, Alessandro Castagna, Santo Zanolli, Federico Bock. In particolare mi ha colpito una riflessione di Alessandro: nella poesia c’è bisogno di contrasti, di qualcosa che scuota il lettore. Una delle sue poesie era esemplare come dimostrazione di questo principio. Non so se sia un principio valido in assoluto, ma mi viene da estenderlo anche alle altre arti, riprendendo una conversazione che ho avuto più tardi con mia mamma. In scultura questo vale ad esempio per Michelangelo, per Bernini (nelle fontane soprattutto), per Rodin (neo-michelangiolesco), per Somaini (neo-michelangiolesco anch’egli): idea del corpo che si libera dalla materia, contrasto tra peso del corpo e levità dello spirito. 


Ritratto di Michelangelo

Nel caso di Michelangelo (forse il primo ad applicare questo principio in modo evidente, ma volendo il tema esiste già in nuce nel rapporto scultura-architettura nel Romanico) questo si lega a un pensiero religioso-spirituale-filosofico, che dà più sostanza e significato e potenza a una scelta che comunque trovo sia efficace anche su un piano squisitamente formale. In fondo questo discorso è riflesso della natura e della vita, che non possono esistere senza contrasti: la roccia aspra che si alterna alle colline morbide coperte di vegetazione, il mare che lambisce le scogliere, i nostri corpi in cui convivono parti dure (le unghie, i denti, le ossa) con altre morbide, le nostre vite con l’alternanza o addirittura la convivenza tormentata di sentimenti, stati d’animo, idee opposte, contrastanti, contraddittorie. Momenti di noia ed eccitazione, gioia e tristezza, esaltazione e depressione possono convivere nella stessa persona a distanza di ore, giorni, settimane, un po’ come avviene nel tempo meteorologico. 


Somaini al lavoro

Per l’idea dell’arte che mima la vita sono debitore a Giancarlo Consonni, che parla per esempio di affabilità od ostilità delle architetture e degli spazi urbani come se fossero persone. E l’arte nasce come imitazione e descrizione della natura: dalla pittura, alla scultura, alla musica, all’architettura. Tornando alle arti trovo particolarmente interessante il lavoro di Francesco Somaini, sia quando crea contrasti all’interno dell’opera stessa (opaco-lucido, scabro-liscio) sia tra scultura e architettura (per esempio nella scala di Casa Bassetti in via Gesù) sia nelle più tarde proposte di scultura a scala urbana, in cui la scultura assorbe l’architettura (approccio diametralmente opposto a quello delle archistar del decostruttivismo e dintorni, che salvo alcuni casi come il Guggenheim di Bilbao, in cui vi è distinzione e contrasto tra la carrozzeria scultorea e le parti squadrate e modulari, tendono a un generale aspetto organico e/o aggressivo dell’insieme). In pittura questo discorso è forse più difficile da sostenere, in quanto ci si muove nelle due dimensioni su una superficie tendenzialmente liscia e omogenea. 


Somaini. Assalonne III

Forse i primi segnali di una tendenza di questo tipo si possono riconoscere nelle opere di Caravaggio, soprattutto quelle più tarde, in cui convivono parti perfettamente rifinite con altre grezze o appena abbozzate, con effetti che talvolta farebbero pensare all’intervento di artisti diversi sulla stessa tela, o di riprese di dipinti iniziati anni prima quando lavorava in modo diverso e rifinito-virtuosistico, con tecnica precisa e dettagliata (come nel Riposo durante la fuga in Egitto). In alcuni casi l’elemento grezzo fa pensare addirittura a errori, come nell’estremità inferiore della croce di bambù che sfuma nel panneggio rosso in modo del tutto innaturale, contrastando con la perfetta rifinitura e cura dei dettagli di tutto il resto del dipinto. 


Caravaggio. S. G. Battista

Maddalena D’Alfonso sostiene che sia voluto, quasi una firma dell’artista, e questo andrebbe a sostegno della teoria che vado qui sostenendo. In Caravaggio e in altri pittori successivi (Rembrandt, Velasquez, Goya…) il contrasto è anche nell’alternanza dei chiaroscuri, delle luci forti alternate a ombre profonde. L’esito è di grande drammaticità, e riflette lo spirito del tempo. Tornando a scultura e architettura un esempio sommo è quello della sovrapposizione della scultura (ad esempio putti, raggi, nuvole, ecc.) alle parti architettoniche negli interni di Bernini, applicando un metodo “dell’invasione” (più che della contaminazione) parente ma diverso della tecnica del non finito che discende da Michelangelo, e che Bernini usa nelle fontane, nel contrasto tra finte rocce e figure. 


Autoritratto di Borromini 

In Borromini tutto è architettura, ma anche qui c’è il gusto per l’accostamento di forme e repertori decorativi in conflitto tra loro, quasi appartenenti a modi opposti. Ma subentrano altri procedimenti, come la deformazione degli ordini architettonici e la plasticità complessiva. Essi deviano però dal nostro discorso, che trovo sia più coerentemente sviluppato da Bernini, che cerca la sintesi delle arti ma senza fusione, con una sovrapposizione di elementi architettonici e scultorei che interferiscono ma restano separati, creando appunto meravigliosi effetti plastici e cromatici che si trovano ad esempio in Sant’Andrea al Quirinale. 


Burri

Perché questo principio si diffonda in ambito pittorico bisogna aspettare sostanzialmente gli anni del secondo dopoguerra, con le opere soprattutto di Fontana e Burri, che scavalcano il limite tra pittura e scultura e arrivano talvolta a esiti quasi architettonici (Gibellina per Burri, le opere degli anni ‘60 per Fontana). Qui il contrasto è tra parti grezze e lisce, e tra materiali e colori diversi, fino a un’accentuazione decisa della tridimensionalità. In musica, ambito in cui mi sento meno competente, il principio del contrasto vige già in età barocca nell’uso delle dissonanze o nei concerti, dove i movimenti veloci (primo e terzo) e quello lento centrale contrastano e si esaltano reciprocamente. Questa regola è portata all’estremo da Vivaldi, che gioca sul contrasto tra lentezza sensuale e velocità isterica. In architettura, dopo l’esperienza del barocco, per arrivare a esiti di analoga efficacia bisogna aspettare il liberty: esemplare il caso di Sommaruga, che fa del contrasto uno dei pilastri della sua poetica: da palazzo Castiglioni, alle ville di Sarnico, al complesso di Campo dei Fiori, la salda composizione dell’insieme, coerente e controllata, entra in dialettica con forti contrasti cromatici e chiaroscurali. Sia nelle masse architettoniche, sia nei repertori scultorei, sia nella finitura e nel colore delle superfici, sia nell’uso e finitura dei materiali, che negli esiti possono essere accostati alle opere di Wagner o alle sinfonie di Mahler. 


Andreani. Casa via Serbelloni 

La lezione di Sommaruga sarà raccolta da Arata e poi, con esiti più estremi e affascinanti, da Andreani. Di quest’ultimo l’opera più rappresentativa per illustrare il nostro discorso è la casa di via Serbelloni: michelangiolescamente il volume puro di intonaco rosa (anima-cristallo) emerge dalla massa lapidea dello scabro basamento (carne-roccia). Evoluzione del tema svolto da Sommaruga nella facciata principale di Palazzo Castiglioni. 


Sommaruga. Palazzo Castiglioni 

Saltando il razionalismo, dove pure la legge dei contrasti si trova tanto in Le Corbusier (rapporto cartesiano-organico, razionale-carnale) quanto, in modo più sottile, nel Mies degli anni 1929-1931 (rapporto tra la griglia modulare della struttura e la disposizione libera delle pareti divisorie), arriviamo a Scarpa e Luigi Moretti, maestri nel gestire la dialettica tra regola ed eccezione, tra trasparenza e opacità, tra materiali contrastanti, ecc. 


Scarpa. Negozio Olivetti

Due opere esemplari per illustrare la teoria dei contrasti: il negozio Olivetti a Venezia e il complesso di corso Italia a Milano. In pittura: teoria dei complementari e dei contrasti simultanei, tra impressionismo e puntinismo: qui siamo a una scala più piccola ma l’esito è quello di una maggiore luminosità della pittura. 


Moretti. Complesso Corso Italia 

In architettura: efficacia dell’alternanza tra spazi ampi e alti, e piccoli e bassi, grandi sale e spazi di servizio e/o distribuzione. Si vede nei palazzi antichi come nei teatri, e ritorna in Kahn e Siza. La mancanza di contrasto genera caduta e assenza di tensione, l’opera manca di personalità, diventa equivalente e banale. Processo che nasce forse nel Rinascimento, con la volontà di creare regole universali che poi diventano accademiche (in pittura, in scultura, in architettura). Oggi è il minimalismo (in architettura) a mostrare la corda: abbinare piani di marmo, vetro, specchio, legno lucidato è diventano lo “stile internazionale” dei negozi di alta moda: finisce che sono tutti uguali. Sarebbe interessante approfondire il tema e vedere se esiste una letteratura sull’argomento.

Immagini nel testo

  1. Gian Lorenzo Bernini, Sant’Andrea al Quirinale. Foto Richard Mortel-Flickr.
  2. Francesco Somaini, Verticale Assalonne III. Foto Renagrisa-Flickr.
  3. Caravaggio, San Giovanni Battista. Foto Rawpixel.
  4. Giuseppe Sommaruga, Palazzo Castiglioni. Foto Melancholia~itwiki.
  5. Aldo Andreani, casa in via Serbelloni a Milano. Foto Maurizio Montagna-Abitare.
  6. Carlo Scarpa, negozio Olivetti a Venezia. Foto SEIER+SEIER.
  7. Luigi Moretti, complesso in corso Italia a Milano. Foto Diego Terna-Flickr.

 

*Dedico questo testo alla memoria di Giancarlo Consonni 
[Milano, 18 gennaio 2018. Revisioni: Oleggio, 14 gennaio 2026; Milano, 13 febbraio 2026]

RACCONTI
di Francesca Mezzadri 


Johann Lerchenwald
 
Il sole sanguina di Lodovica San Guedoro
 
Il sole sanguina”, dedicato alla memoria di Johann Lerchenwald, si colloca in una zona liminare tra confessione, elegia e riflessione meta-letteraria. Un racconto del lutto ma anche la messa in scena di una coscienza che tenta di ricomporsi attraverso l’atto stesso della scrittura. In questo senso, il testo appare come un documento interiore prima ancora che narrativo.
La voce narrante si presenta immediatamente con una dichiarazione identitaria forte: “Ero una maga”. La metafora della magia non è vezzo lirico, ma chiave strutturale dell’opera. La scrittura viene concepita come atto alchemico: mescolare sentimento e pensiero, attimo ed eterno, passato e futuro. L’autrice tematizza così la propria poetica mentre ne denuncia l’apparente smarrimento. La magia è perduta, la formula dimenticata; e tuttavia l’intero testo dimostra che quella formula continua ad agire. Il paradosso è fecondo: la scrittrice che si dice paralizzata produce una prosa densissima, controllata, coerente nella sua tensione.
Il racconto è un attraversamento delle fasi del lutto senza mai ridursi a schema clinico. Non c’è linearità, ma onde successive di memoria, rimpianto, senso di colpa, esaltazione del passato e paura del presente. Il tempo è frantumato. “Le mie nozioni sono imprecise, la mia cognizione del tempo è confusa”: la dichiarazione esplicita coincide con l’organizzazione del discorso. Il passato irrompe con vividezza sensoriale - Roma, i capelli lunghi, i volti bagnati di lacrime - mentre il presente è una zona opaca, quasi anestetizzata. Si delinea una dissociazione sottile tra l’io che ricorda e l’io che sopravvive.


Lo scrittore bambino

Particolarmente significativa è la dinamica della colpa. L’episodio dell’infermiera e delle visite mancate non è narrato come fatto esterno, ma come ferita ancora aperta. La protagonista si difende, ma nello stesso tempo si autoaccusa. L’espressione “io io” segnala uno sdoppiamento: un io che soffre e un io che si osserva soffrire. È qui che il testo raggiunge una delle sue punte più intense: il lutto non è solo perdita dell’altro, ma collasso dell’identità condivisa. “Più preciso sarebbe dire di me stessa tutta.” L’amato non è complemento, ma metà ontologica. La morte dell’altro coincide con un’esperienza di disintegrazione del sé.
Eppure, accanto alla disperazione, permane una tensione eroica. L’alleanza giovanile - “In due contro il mondo” - assume toni quasi mitici. Draghi trafitti, vie smarrite e ritrovate: il lessico è epico, ma non retorico. È la mitologia privata di una coppia che ha costruito la propria identità nell’opposizione e nella fedeltà reciproca. Il ricordo non è idealizzazione ingenua; è riaffermazione di un patto. La memoria diventa spazio sacro in cui l’altro continua a esistere.
La scrittura di San Guedoro si muove su un registro alto, volutamente inattuale. Non c’è compiacimento minimalista né ironia difensiva. L’autrice assume il rischio dell’enfasi e lo governa con una lingua ritmica, scandita da ripetizioni (“profondo, profondo, profondo”), da accumulazioni e da immagini cosmiche (cielo, oceano, abisso). Tale scelta stilistica rispecchia la psicologia della narratrice: una personalità assoluta, incapace di mezze misure. L’intensità non è ornamento, ma struttura caratteriale.


Il matrimonio

La paura del mondo contemporaneo - “la gentilezza se ne è andata” - è la percezione di un impoverimento relazionale dopo la perdita dell’unico interlocutore totale. La realtà esterna appare immiserita perché non più filtrata dallo sguardo condiviso. In termini psicologici, potremmo parlare di una crisi dell’oggetto interno: l’amato interiorizzato fatica a stabilizzarsi come presenza consolatoria. Da qui l’angoscia, la sensazione di non-esistenza, la tentazione dell’abisso. 
E tuttavia il testo non cede al nichilismo. Il verbo modale “devo” - ripetuto con forza - introduce una dimensione etica. Scrivere diventa necessità salvifica, non scelta estetica. La scrittura come atto di resistenza alla dissoluzione. È qui che la metafora della magia si chiarisce: l’irrazionale non è fuga dalla realtà, ma tentativo di ricomporla su un piano simbolico. Se la vita biologica ha imposto una frattura irreparabile, la parola tenta una sutura.


L'autrice del racconto

In questo senso Il sole sanguina si configura come elegia attiva. Non si limita a piangere; costruisce. Trasforma la memoria in architettura verbale. Il sole che sanguina è immagine di un cosmo ferito, ma ancora luminoso. La sofferenza non annulla la grandezza dell’esperienza vissuta; la rende, anzi, più nitida.
Dal punto di vista accademico, il testo può essere letto come esempio di autobiografismo trasfigurato: la dimensione privata è elevata a paradigma universale del lutto amoroso. Ma ciò che lo distingue è la radicalità emotiva non mediata da distacco ironico. San Guedoro si espone senza protezioni, e proprio questa esposizione costituisce la forza del brano.
In conclusione, Il sole sanguina è un atto di fedeltà: alla memoria dell’amato, alla propria vocazione di “maga”, alla convinzione che la scrittura possa ancora operare una trasformazione. È un testo che abita la ferita e, nel farlo, restituisce dignità al dolore. La malinconia che lo attraversa è energia trattenuta, in attesa di nuova forma.

 

 

A TINA MODOTTI
di Alberto Figliolia



Tina Modotti
 
La vita è una malattia
dalla quale si guarisce
con la morte…”
 
Questo, Tina, pensavi
nel duro inverno staliniano
quando sui vetri striati di ghiaccio
disegnavi con le dita gelate
il volto dei taglienti soli
di Mexico City e le indie di Oaxaca
che tenevano il tuo grande cuore
nelle mani screpolate,
stremate da sangui di fatica?
 
Tina dagli occhi neri
come un cielo notturno
di vento e nuvole
(ma astri d'amore anche nelle tenebre),
come il sangue di Julio Antonio:
tu sapevi della sua condanna?
e della tua?
 
Nel tuo corpo...
un sogno di luce,
ardite armonie,
le infinite lingue delle tue città
e fotografie di pure linee,
il botto astratto di uno sparo rivoluzionario,
l'assurdità della Storia
e il gioco del divenire,
l’arte della dimenticanza,
il perdono,
la passione.
 
Quante volte hai cessato d’essere
quando in Spagna sparavano
nella schiena dei compagni, Tina?
Allora il cuore ti moriva,
rosa d’oscuro plasma?
 
Non generasti... dalla tua malinconia
sarebbero nati splendidi fiori
di nuova umanità, Tina,
morta in un taxi sopra le rovine
azteche già morte
e quelle del mondo che sognasti
e non nacque, Tina. 

 POETI
di Tania Chimenti



Tania Chimenti
 
Brulicano le aspettative
in continua tensione di chi
non si arrende all’evidenza
che essere dimenticati
è una clamorosa possibilità.
alcuni si impegnano a
fallire con la stessa determinazione
che altri hanno per il successo.
Così si affannano le formiche
in fila all’angolo della finestra
nella casa dei vecchi che
lenti muovono il silenzio
che sfarina l’invisibile gesso.
Si calmino le formiche
Nessuno si accorgerà
della loro presenza,
almeno fino al giovedì
giorno della donna delle pulizie.
Che piano portino l’occorrente
per la colonia nel formicolaio.
Intanto è scesa la cataratta della sera.

LA POESIA
di Valbona Jakova



Valbona Jakova

 
Il freddo sorriso dei versi
 
Da una finestra aperta su vette innevate
un lontano ricordo si posa sulle alte montagne,
rimasto fissato negli occhi
di un bambino infreddolito,
sguardo che percorre gli anni con tremore,
nascosto dove è nato, nella grotta della mente,
al caldo delle apparizioni infuocate della fantasia,
per riscaldare i suoi piedi nudi accanto
ai panorami gelidi rinchiusi nell’anima,
per riscaldare il corpo.
 
 
È rimasto per lui un segreto coperto
di indorati sorrisi infantili
che ancora oggi crea versi solari
sotto un sole agghiacciante
che s’allontana sempre di più dalla terra,
abbandonando i suoi piccoli piedi scalzi.
 
Il decesso della gelida vita lo insegue
a ogni passo; poi dormono insieme
su cuscini di pietra e idee di paglia,
si svegliano insieme in un tempo
senza consolazioni;
nella stessa via li sorprende il triste pomeriggio.


Crescono in simbiosi, senza pari diritti,
nelle grandi città
e nella desertificazione dei piani alti.
L’occhio della morte è il suo unico specchio;
si scoprono innamorati fino alla fine
e ancora insieme,
con gli stessi occhi guardano
le vette innevate dell’umanità,
senza sole, senza cuore, senza amore.

 

 

 

 

IL MESSAGGERO È SENZA PENA
di Laura Margherita Volante 




 
 
Non si riesce più a
godere degli scorci che
s’aprono allo sguardo in 
cerca del creato e della 
bellezza...
Si cammina a stento fra acque 
fangose 
e macerie sul suolo divino
Il male imponente nelle menti 
di corvi affamati
scappa con ali di
colomba...
Sa suadere col cinguettio della 
cincia e 
spaventare digrignando
i denti.
Muoiono bambini
Muoiono donne con in grembo 
la vita
Il denaro brinda fra tavole imbandite
di... banditi!
I barbari della Storia 
ritornano.
Il male torna quando i buoni riposano 

spenti e sicuri.
Le leggi sugli scrittoi riempiono 
pagine 
senza emozioni in un vuoto 
di sacralità. 
Chi vigila rompe il muro del suono
per fermare il virus letale del 
male e
una tempesta di odio lo
assale... si prepara
alla morte.
Gli altri giocano a carte per non vedere 
e c’è chi non riesce dormire 
nella notte più lunga...
A dda passà. a nuttata.
Nun passa” nemmeno con i giochi di Pace.
Si muovono tintinnanti le monete
nelle tasche degli infami!
Agli dèi del male 30 monete fanno 
ridere 
per un Dio senza trono.
Il messaggero è senza pena! 

LIBRERIA POPOLARE
Via Tadino n. 18 - Milano





Con Ivan Fedeli e Anna Ruotolo. Coordina Alfredo Panetta

sabato 21 febbraio 2026

VOTERÒ NO
di Franco Continolo


 
Approfitto delle riflessioni di Luigi Mazzella che da una vita approfondisce la questione, per prendere posizione sul referendum per la Giustizia. Dico subito che sono arrivato a una conclusione opposta alla sua, ossia voterò No. Il primo motivo è che sono contrario a riforme costituzionali portate a colpi di maggioranza, in particolare quando la maggioranza è frutto di leggi elettorali maggioritarie. Il secondo motivo è che credo che lo status di magistrato aiuti il pubblico ministero ad essere qualcosa di più di un poliziotto. Il terzo motivo è che lo “spoil system” conseguente alla piena integrazione dell’accusa nella amministrazione statale renderà il pubblico ministero più soggetto ad eccessi tipo Di Pietro. Infine il quarto motivo, quello al centro dell’analisi di Mazzella, è che non vedo dove sia il Parlamento virtuoso di cui lui parla. Non è solo la condizione di paese non sovrano, che si riflette nell’irresponsabilità parlamentare, ma anche la crisi della politica di cui parla brillantemente Aurelien, uno scrittore anglo-francese. Egli racconta i cambiamenti avvenuti nella società negli ultimi 45 anni per effetto delle riforme economiche e degli sviluppi tecnologici. Grazie a questi due processi paralleli le società sono diventate caotiche, ingovernabili. Il racconto – perché di racconto si tratta – di Aurelien è assai più interessante ed efficace – a tratti è anche divertente – di qualsiasi analisi sociologica o socio-politica. Il filo conduttore è la stupidità dell’economics, la disciplina che ha sostituito l'economia politica – lontani sono tempi di quando l’economia politica, che allora si chiamava economia pubblica, si proponeva l
incivilimento.

TEMPO DI SCELTE 

 


Il Coordinamento Capitanata per la pace chiama a raccolta il territorio. Prima Assemblea generale. Dopo quattro anni di impegno costante sul territorio, che hanno visto la realizzazione di circa 50 iniziative tra manifestazioni, dibattiti e momenti di sensibilizzazione, il movimento pacifista della Capitanata sente il bisogno di un più attivo coinvolgimento di ciascuno e ciascuna e di costruire un’agenda politica sempre più condivisa. Domenica 22 febbraio, dalle ore 9, 45 presso la Comunità Emmaus (Via Manfredonia, km. 8 - località Torre Guiducci) si terrà la prima Assemblea del Coordinamento provinciale Capitanata per la pace, che è nato e cresciuto come insieme di donne e di uomini “desiderosi di pace” e come realtà laica e apartitica che ha sempre fatto del confronto aperto la sua peculiarità ed anche, crediamo, la sua forza. Una giornata per trasformare l’energia virtuale della chat, nata con 40 iscritti e cresciuta fino a raggiungere stabilmente circa 180 partecipanti, in un luogo di condivisione di valori, progettazione e azione politica. L’evento vuole essere molto più di un semplice ritrovo. Sarà un’occasione preziosa per “conoscerci o conoscerci meglio - nelle nostre identità plurime, come sottolineano gli organizzatori - per confrontarci su nodi cruciali del nostro agire in un momento storico particolarmente drammatico. Vogliamo trasformare un elenco di contatti sempre più in una comunità capace di incidere sul territorio”. 



Il programma della giornata, denso e articolato, alternerà momenti di approfondimento culturale a laboratori e spazi di confronto diretto. La mattina (9,45 - 13,15) si aprirà con la presentazione della giornata e l’attività. Abbracci di pace a cura di Pia Marcolivio (insegnante di biodanza), per introdurre i lavori all’insegna dell’accoglienza reciproca. Seguiranno il saluto di padre Franco Moscone, vescovo della Diocesi di Manfredonia, e un intervento video di F. Vignarca con spunti di riflessione sul Rapporto tra pacifisti e politica in Italia. Previsti dibattiti e gli interventi di Giuseppe La Porta sul tema Il pacifismo ed il suo agire e dei rappresentanti del “Monastero tibetano per la pace” di San Marco La Catola (FG). Nel pomeriggio (14,30 - 18:00), dopo la riflessione di Michele Paglia su Pacifismo e nonviolenza, l’assemblea proseguirà con la presentazione dei gruppi organizzati della provincia ed un momento di lavoro collettivo. I partecipanti si divideranno in gruppi per rispondere a una domanda chiave: Come rendere più efficace il nostro agire pacifista? La restituzione in plenaria e il dibattito finale serviranno a delineare proposte concrete e linee di programmazione future per il Coordinamento. L’invito è rivolto a tutte le pacifiste e i pacifisti della provincia. La partecipazione è aperta a chiunque voglia contribuire, nel rispetto dell’autonomia e della laicità che contraddistinguono il Coordinamento Capitanata per la Pace. Non sarà solo un evento, ma ci si augura l’inizio di un nuovo e più efficace cammino.

DI POCE SU CASIRAGHY



Un omaggio al fondatore del Pulcinoelefante, tra tipografia artigianale e il sodalizio con Alda Merini.
 
I Quaderni del Bardo Edizioni annuncia l’uscita del libro Alberto Casiraghy. I sogni di un Pulcinoelefante tra Arte e Poesia, l’opera definitiva firmata dal critico e poeta Donato Di Poce dedicata a uno dei personaggi più eccentrici e amati del panorama culturale italiano. Il libro esplora l’officina creativa di Alberto Casiraghy a Osnago, definita un “luogo magico di produzione di felicità”. Casiraghy, pittore, editore, liutaio e aforista, è il creatore delle celebri edizioni Pulcinoelefante: libretti rari prodotti giornalmente con caratteri mobili su carta pregiata, diventati oggetto di culto per collezionisti di tutto il mondo. Il volume approfondisce il legame artistico e umano tra Casiraghy e Alda Merini, un sodalizio durato diciotto anni che ha dato vita a ben 1.189 titoli, rendendo Casiraghy il “vero editore” della poetessa dei Navigli. Attraverso un ricco album fotografico e analisi critiche originali, Di Poce svela un artista che vive “nel segno della polisemia e dell’empatia con il mondo”.
“Alberto è un Principe innamorato della poesia e dell’Immaginazione”, commenta l’autore Donato Di Poce nel volume. “Ai suoi libri devo eterna gratitudine: sono stati per me dei dispositivi salvavita all'inizio del mio percorso”. Il testo arriva in un momento di grande rilancio per l’opera di Casiraghy, dopo che il Comune di Milano ha acquisito il suo prezioso archivio di quasi undicimila titoli, ora conservato a Casa Boschi Di Stefano.
 

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