UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

domenica 13 settembre 2026

LE BIBLIOTECHE DI CASEGGIATO
di Angelo Gaccione



Le chiamano Biblioteche di Condominio e di Prossimità e a Milano, almeno fino a ieri, ce n’erano 37 distribuite nelle varie zone della città. Ho detto fino a ieri, perché ne è appena nata un’altra e si trova in via Giovanni Battista Piranesi al numero 40. È al piano terra di un moderno ed ecologico complesso di palazzine chiamato The Hug. Lo so, vi starete chiedendo anche voi perché un nome inglese dal momento che abbraccio nella nostra lingua ha un suono bellissimo, e se le braccia le spalancate per accogliere qualcuno, il gesto è altrettanto intenso e profondo. Ma tant’è. 


Giovanni Bonomo

Artefice di questa nuova biblioteca “di condominio” (a me piace di più la dicitura: di caseggiato perché è un vocabolo più popolare) è stato il fondatore del Centro Culturale Candide, l’avvocato – ma è anche un ottimo saggista e recensore di libri – Giovanni Bonomo che vi si è trasferito da via San Marco, nel cuore di Brera, dove il salotto culturale-letterario Candide C. C. per circa un ventennio (dal 2006 per l’esattezza) ha ospitato incontri culturali e dibattiti stimolanti con personalità interessanti. Quello di aprire una Biblioteca di caseggiato è un’idea magnifica. La prima è stata aperta a Milano nel 2013 e subito il Comune l’ha inserita nel Sistema Bibliotecario riconoscendone l’importanza e le opportunità. 



Una biblioteca di condominio non è importante solo per la lettura, ma perché diventa un veicolo di socializzazione, di rapporti, di confronto, di scambio di idee, di condivisione – e scusate se è poco – in una metropoli dove nemmeno ci si conosce fra condòmini e spesso neppure ci si saluta. La passione per la lettura che essa può stimolare, costituisce “un’importante opportunità di dialogo con la città”, impreziosisce un luogo, rende più interessante il quartiere. Com’è avvenuto con la nascita della Biblioteca Ostinata di via Osti (proprio di fronte alla nuova sede di Candide C. C.) voluta da un appassionato di libri qual è Paolo Prota Giurleo. 



Questa di via Piranesi, è collocata in un contesto molto piacevole: ricco di verde e persino con piante di ulivi già carichi di frutti carnosi. Ampia, luminosa, silenziosa, porta inciso in alto sulla parete frontale questo motto: Abbraccia la quiete, lascia spazio alla creatività. È un ottimo invito che volentieri accetto, e i miei versi sono pronti per entrarvi in risonanza con i suoi appassionati.

https://youtu.be/LxDttcaGaS8 

PREMIO PASCOLI


Giovanni Pascoli giovane
 
I vincitori della XXI edizione del Premio Pascoli di Poesia sono stati: Amilcare Mario Grassi con A ciòka di vèci (Samuele) per il dialetto. Per la lingua italiana a Isabella Leardini con Maniere nere (Mondadori).
Premio alla carriera al cantautore Paolo Conte.
 
 
Segnalati dalla Giuria
 
Maura Del Serra, La parte azzurra del fuoco, Newton Compton
Paolo Di Stefano, Negli anni, Manni
Germana Duca, Isole, Fara
Ivan Fedeli, La gioia elementare, Luigi Pellegrini
Marcello Fois, Ogni cosa vede noi, Einaudi
Alberto Fraccacreta, Jesus Give Me Water, Interno Libri
Angelo Gaccione, Una gioiosa fatica (1964-2022), La Scuola di Pitagora
Giuseppe Grattacaso, Dei vertebrati, degli invertebrati, Interno Poesia
Renato Pennisi, La Sicilia salverà il mondo, Interlinea
Luigi Riceputi, Un’altra vita 1989-2025, Il Vicolo
Antonella Sica, Corpi Estranei, Arcipelago Itaca
Andrea Tuccini, Le case chiuse, PeQuod 

A LUCCA NUOVO SPAZIO ANTIFASCISTA




sabato 12 settembre 2026

IPNOSI COMUNICATIVA
di Emiliano Rubbi


 
Stare sempre attenti a ciò che si fa rispetto a quello che si dice...
 
Alice Weidel, la leader di AFD (il partito neonazi tedesco che ha stravinto in Sassonia) è una lesbica dichiarata. È unita civilmente con Sarah Bossard, nata nello Sri Lanka e ora produttrice cinematografica. Vive con lei in Svizzera, dove ha la residenza e paga le tasse, e cresce assieme a Sarah i due bambini che hanno adottato. L’AFD, il partito che guida, riconosce unicamente l’unione “uomo-donna” come sola alternativa possibile, si oppone ferocemente all’adozione per le coppie gay, propone un sovranismo assoluto per cui il risiedere all’estero e pagare lì le tasse viene visto come una sorta di “tradimento alla nazione”. In pratica, Alice Weidel gode personalmente dei diritti civili, della protezione legale e delle tutele per la genitorialità conquistati dai movimenti progressisti nei decenni scorsi, pur guidando una forza politica che lavora per smantellare quegli stessi diritti per tutti gli altri. Del tipo: “Io so’ io e voi nun siete un cazzo”, per dirla col Marchese del Grillo. 


Alice con la sua compagna

Tutto questo potrebbe sembrare assurdo, ma se lo analizziamo da una prospettiva un po’ più ampia ci possiamo accorgere che il successo dell’ultradestra attuale non si basa sui fatti, ma solo e soltanto sulla comunicazione. Conta solo ciò che dicono, non quello che fanno davvero.
Guardate Trump: eletto come “Presidente di pace”, in meno di due anni ha scatenato o partecipato a più conflitti di tutti i suoi diretti predecessori. Si pone come “maschio alfa globale”, ma ha evitato per 5 volte il sorteggio per essere mandato in Vietnam, l’ultima delle quali facendosi diagnosticare un immaginario problema ai piedi da un medico che lavorava per il padre. Viene votato per gestire la più grande economia del mondo dopo aver dichiarato bancarotta sei volte. L’ultradestra globale deve la propria ascesa al ruolo di “alternativa” al sistema vigente che si è ritagliata (anche il nome dell’AFD - “alternativa per la Germania” - lo dimostra chiaramente) e al modo in cui la cosa è stata comunicata. Non conta che Trump sia un bancarottiere che frequentava Epstein, per i suoi elettori lui è e sarà sempre colui che si batte per i sani principi americani. 


Trump

Non conta che la Weidel sia una lesbica che vive all’estero e che ha adottato due figli assieme a un’immigrata singalese, l’importante è che si dichiari contro gli immigrati, le unioni omosessuali e le adozioni per le coppie gay.
Conta solo che si ribellino al sistema attuale, quello che ha indebolito gli USA nella testa di molti americani e che ha portato la Germania all’attuale situazione economica. I tedeschi votavano in massa la Merkel, che regolarizzava centinaia di migliaia di immigrati ogni anno, ed erano più che entusiasti dell’UE, finché la loro economia volava. Oggi, che le condizioni economiche sono diverse, quegli stessi immigrati sono diventati il nemico, esattamente come l’UE. Non sanno perché, non sanno neanche come sia successo, sanno solo che sono arrabbiati, vogliono cambiare. Quindi, per proteggere il popolo dagli immigrati e dalle “follie inclusive”, hanno deciso di votare un partito neonazi guidato da una lesbica che ha adottato due bambini con una compagna immigrata. 


Elon Musk

Per “preoccuparsi” dei “tedeschi che non arrivano a fine mese” hanno deciso di votare un partito sponsorizzato direttamente da Elon Musk, l’uomo più ricco del mondo. L’attuale comunicazione di massa, che passa al 99% da Internet e dai social, è l’equivalente di un’arma nucleare nelle mani di chi non si fa problemi etici nel fare propaganda. Pochissimi miliardari e un pugno di potenti orientano senza problemi il voto di milioni di persone senza che esse se ne accorgano minimamente. E così, oggi, in Germania hanno votato una lesbica che ha adottato dei bambini assieme a un’immigrata per combattere tutto ciò che lei rappresenta. Sono stupidi? Sì, forse.
Come i poveracci che hanno votato Trump perché pensavano che un miliardario dalla nascita, col bonus di essere pure un coglione sociopatico, fosse il loro più grande alleato. Però oggi il mondo è questo. O riusciamo a interpretarne le regole e a volgerle a nostro vantaggio, altrimenti vincerà sempre chi non si fa scrupoli a dedicarsi a questa continua circonvenzione di incapace digitale.

A RISCHIO ESTINZIONE
di Luigi Mazzella



 
La mia teoria e l’allarme dell’estinzione dell’umanità.
 
Oggi (ieri 11 settembre ndr), la Reuters riferisce che alcuni ricercatori di Anthropic hanno lanciato un allarme estremo: sistemi di Intelligenza Artificiale avanzata potrebbero, in determinati scenari, arrivare a costituire una minaccia esistenziale per l’umanità. La notizia ha già provocato uno shock nelle persone più avvertite e responsabili e richieste di intervento da parte di esponenti politici statunitensi di entrambi gli schieramenti. 
Essa si aggiunge ad un altro allarme lanciato dal National Cyber Security Centre britannico che ha dichiarato, ad agosto, che alcuni modelli di frontiera hanno già compiuto azioni non autorizzate su Internet e, in alcuni casi, manifestato comportamenti simili alla capacità di inganno; il NCSC considera questi episodi un segnale serio dei rischi. Da ciò che un profano può capire vi sarebbero due livelli di rischio: 
1. Uno è già accaduto: l’IA è stata utilizzata per cyberattacchi, propaganda, sorveglianza, ricerca biologica rischiosa e operazioni d’intelligence. 
2. Il secondo preoccupa seriamente, soprattutto, i servizi di sicurezza: a causa della perdita parziale del controllo su sistemi sempre più autonomi. 
Il rapporto internazionale sulla sicurezza dell’IA considera esplicitamente scenari di “loss of control”, pur sottolineando che gli esperti sono profondamente divisi sulla loro probabilità. Da qui a sostenere che, per tali condizioni, l’estinzione dell’umanità sia inevitabile o imminente ci corre. Si tratta, oggi, a mio giudizio, solo di uno scenario di rischio, non di un fatto certo. Scenario, però, per il quale i “cinque buchi neri” della cultura Occidentale possono giocare un ruolo pericolosissimo e deleterio.
La capacità tecnica sta crescendo molto più rapidamente della nostra capacità di decidere razionalmente che cosa farne. La mancanza di razionalità nelle nostre scelte può rappresentare veramente la svolta che imprime alla previsione di Oswald Spengler un’accelerazione non prevista.
L’evoluzione dell’IA è un problema insieme tecnologico, economico, geopolitico e di sicurezza cui non dovrebbe essere più possibile guardare con i paraocchi delle religioni e delle ideologie fantasiose e astratte. La gente dovrebbe riprendere a “ragionare”, senza cullarsi in fantasie oniriche.
Il problema inquietante non è l’intenzione della «l’IA di voler distruggere l’uomo” ma l’incompatibilità assoluta dell’assenza, a livello umano, di una razionalità idonea a controllare sistemi tecnologici cui affidare progressivamente decisioni, poteri e iniziative. Se poi, l’uomo, per i “buchi neri” della sua cultura, non è in grado di controllare i processi che mette in moto, con chi può prendersela? Sono preoccupato per le notizie apparse oggi sui mezzi di comunicazione di massa, ma orgoglioso di avere posto sul tappeto un problema reale e drammatico. Conclusione: la mia teoria dei cinque buchi neri andrebbe insegnata nelle scuole!

 

 

 

 

 

 

 

 

MILANO CONTRO LA CACCIA   




TRIESTE PER LA PACE   




venerdì 11 settembre 2026

MEMORIA
di Franco Astengo


Assalto contro la democrazia
di militari e Cia Americana
 
11 Settembre il colpo di Stato in Cile  
 
Ricordiamo il golpe cileno dell’11 settembre 1973 promosso dall’amministrazione USA Nixon-Kissinger e ferocemente attuato dai militari di quel paese. Teniamo molto a rammentare quei tragici fatti proprio perché stiamo vivendo un presente di grande difficoltà per la democrazia.  Dopo il voto sassone questa crisi sta assumendo particolari aspetti proprio in Italia dove – addirittura - è stata aperta dalla magistratura un’inchiesta su presunti rapporti tra un movimento politico di estrema destra e settori dell’esercito e della polizia. L’Italia non è nuova a iniziative di carattere eversivo, dal “Piano Solo del 1964 a diversi episodi negli anni’70 (Rosa dei Venti, Golpe Borghese) culminati nella triste vicenda della P2 e dei servizi segreti deviati (Piazza Fontana, Ustica, strage di Bologna). Dunque: per non dimenticare, per non sottovalutare, per non cedere alla tentazione dell’accomodamento opportunistico.


Gli Americani sono peggiori dei Russi 

L’11 settembre 1973 in Cile il golpe fascista sostenuto dall’amministrazione USA, dal segretario di stato Henry Kissinger, pose fine al Governo di sinistra, democraticamente eletto, massacrando e imprigionando migliaia di cittadine e di cittadini democratici e instaurando una feroce dittatura militare capace di mettere in pratica lo sfruttamento più intensivo delle persone e delle risorse del territorio. Un regime dittatoriale sorto in nome dell’indiscriminata libertà del profitto e della sopraffazione. Il governo di Unidad Popular guidato dal socialista Salvador Allende era sorto Il 4 settembre quando Salvador Allende era stato eletto Presidente. Il 24 ottobre 1970 il Conresso Nazionale cileno aveva ratificato la sua elezione: Salvador Allende poté così incominciare a mettere in pratica il programma rivoluzionario della Unidad Popular, la cosiddetta Vía chilena al socialismo. Un’esperienza politica non priva di contraddizioni ma assai avanzata nel connubio tra democrazia e socialismo. Unidad Popular avrebbe potuto cambiare il corso della storia del Cile, avere ripercussioni internazionali, essere d’esempio per diversi altri Paesi del mondo. La vicenda cilena, che pure diede origine a un ampio dibattito nel movimento operaio internazionale, deve rimanere nella memoria collettiva come un esempio e un monito incancellabili, in particolare in questi tempi dove davvero la “damnatio memoriae” sembra coinvolgere tutto quanto è stato fatto, tra luci e ombre, vittorie e sconfitte, per il riscatto del proletariato di tutto il mondo. Mai come in questo momento appare necessario il ricordo di quel tragico fatto: nessuno osa più misurarsi con possibilità della trasformazione radicale delle marxiane “stato di cose presenti”.


L’11 settembre 1973, il giorno della “macelleria americana” resta intatto nella nostra mente e nel nostro cuore accanto ai grandi passaggi avvenuti nella storia dell’internazionalismo: dalla Comune di Parigi alla Rivoluzione d’Ottobre, dalla guerra di Spagna alla vittoriosa resistenza al nazi-fascismo, dalle rivoluzioni cinese, cubana, vietnamita, alla liberazione dei popoli dell’Africa e dell’Asia dal giogo coloniale, alla fine dell’apartheid in Sud Africa.
Non possiamo cancellare tutto questo anche considerando che va riconosciuto il fallimento dei tentativi d’inveramento statuale realizzati dai fraintendimenti marxisti attraverso il ’900. L’11 settembre 1973, il giorno della caduta della speranza cilena avvenuta a mano armata con l’assassinio del “Compagno Presidente” ricorda il momento di una sconfitta. Per noi che continuiamo a credere nell’ideale, è uno dei giorni di quell’“Assalto al Cielo” verso il quale dobbiamo continuare a tendere con la nostra volontà, il nostro impegno, il nostro coraggio. Finché i popoli continueranno a lottare, là ci sarà un’idea di riscatto sociale, di rivoluzione politica, di uguaglianza, di solidarietà, di riconoscimento della condizione di classe. Un’idea quella del riscatto sociale che non deve essere mai smarrita.

IL VANGELO DENUCIA CIÒ CHE È DISUMANO
di Don Domenico Battaglia*


"Disumano è non operare per la pace"

E voi che sprofondate nelle poltrone rosse dei parlamenti, abbandonate dossier e grafici: attraversate, anche solo per un’ora, i corridoi spenti di un ospedale bombardato; odorate il gasolio dell’ultimo generatore; ascoltate il bip solitario di un respiratore sospeso tra vita e silenzio, e poi sussurrate - se ci riuscite - la locuzione «obiettivi strategici». Il Vangelo - per chi crede e per chi non crede - è uno specchio impietoso: riflette ciò che è umano, denuncia ciò che è disumano.
Se un progetto schiaccia l’innocente, è disumano.
Se una legge non protegge il debole, è disumana.
Se un profitto cresce sul dolore di chi non ha voce, è disumano.
E se non volete farlo per Dio, fatelo almeno per quel poco di umano che ancora ci tiene in piedi.
Quando i cieli si riempiono di missili, guardate i bambini che contano i buchi nel soffitto invece delle stelle. Guardate il soldato ventenne spedito a morire per uno slogan. Guardate i chirurghi che operano al buio in un ospedale sventrato. Il Vangelo non accetta i vostri comunicati “tecnici”. Scrosta ogni vernice di patria o interesse e ci lascia davanti all’unica realtà: carne ferita, vite spezzate.
Non chiamate «danni collaterali» le madri che scavano tra le macerie.
Non chiamate «interferenze strategiche» i ragazzi cui avete rubato il futuro.
Non chiamate «operazioni speciali» i crateri lasciati dai droni.
Togliete pure il nome di Dio se vi spaventa; chiamatelo coscienza, onestà, vergogna. Ma ascoltatelo: la guerra è l’unico affare in cui investiamo la nostra umanità per ricavarne cenere. Ogni proiettile è già previsto nei fogli di calcolo di chi guadagna sulle macerie. L’umano muore due volte: quando esplode la bomba e quando il suo valore viene tradotto in utile.
Finché una bomba varrà più di un abbraccio, saremo smarriti. Finché le armi detteranno l’agenda, la pace sembrerà follia. Perciò, spegnete i cannoni. Fate tacere i titoli di borsa che crescono sul dolore. Restituite al silenzio l’alba di un giorno che non macchi di sangue le strade.
Tutto il resto - confini, strategie, bandiere gonfiate dalla propaganda - è nebbia destinata a svanire. Rimarrà solo una domanda: «Ho salvato o ho ucciso l’umanità che mi era stata affidata?».
Che la risposta non sia un’altra sirena nella notte.
Convertite i piani di battaglia in piani di semina, i discorsi di potenza in discorsi di cura. Sedete accanto alle madri che frugano tra le macerie per salvare un peluche: scoprirete che la strategia suprema è impedire a un bambino di perdere l’infanzia. Portate l’odore delle pietre bruciate nei vostri palazzi: impregni i tappeti, ricordi a ogni passo che nessuno si salva da solo e che l’unica rotta sicura è riportare ogni uomo a casa integro nel corpo e nel cuore. A noi, popolo che legge, spetta il dovere di non arrenderci. La pace germoglia in salotto: un divano che si allunga; in cucina: una pentola che raddoppia; in strada: una mano che si tende. Gesti umili, ostinati: “tu vali” sussurrato a chi il mondo scarta. Il seme di senape è minimo, ma diventa albero. Così il Vangelo: duro come pietra, tenero come il primo vagito. Chiede scelta netta: costruttori di vita o complici del male. Terze vie non esistono.
 

*Cardinale e Arcivescovo metropolita di Napoli  

VITTORIO IL VOLONTARIO
di Angelo Gaccione


Vittorio Esposito (agosto 2026)

Mi è capitato parecchie volte – in luoghi diversi e distanti tra loro – di incontrare persone disposte a dedicare il proprio tempo a quello che chiamiamo bene comune. Persone in apparenza semplici, ma a mio parere dotate di profonde qualità umane e che si rivelano solo se siete disposte ad intrattenervi con loro; ad ascoltare le loro storie o semplici brandelli delle loro vite. Persone che amano i luoghi dove vivono e se ne vogliono prendere cura; persone con uno spiccato senso di altruismo e di socialità; persone sensibili a ciò che li circonda e vedono. Vedere implica essere coscienti della realtà, provarne empatia, avere consapevolezza. Sono persone mosse da tutto questo e lo fanno volontariamente, senza risarcimento, senza contropartita. La gratificazione per loro risiede nella soddisfazione di aver fatto una buona azione, di aver contribuito al miglioramento, anche se può apparire piccolo, del vivere comune. Può addirittura darsi che nessuno ci faccia caso e che costoro non ricevano neppure un semplice grazie, una doverosa riconoscenza morale. Io provo molta ammirazione per gente come questa. Sono passati tanti anni, ma non ho mai dimenticato l’uomo che in una estate torrida, a Clusone, nella Bergamasca, innaffiava le piante della piazza con i mezzi che aveva: “Lo faccio per non farle soffrire” mi disse, “morirebbero di sete, poverine”. Lo faceva di sua spontanea volontà, senza che nessuno glielo chiedesse, senza compenso. Dissi che l’ammiravo, che era una bella persona, un’anima buona, e mi intrattenevo volentieri con lui. 


Vittorio e le sue chiavi...

Un’anima buona e bella come quella che ho incontrato a Torre Teatina a pochi chilometri da Chieti questa estate. Si chiama Vittorio Esposito ed è un arzillo giovane di 90 anni; indossa la sua pettorina colorata dell’Associazione Volontari del Comune e da 21 anni vigila sul suo amato borgo. Si svegliava alle tre del mattino per innaffiare le piante di Piazza San Rocco; aiutava ad allestire il palco per lo svolgimento del premio dedicato alla lettera d’amore, apriva il Museo di cui è custode, sistemava davanti al palco le sedie… Non c’è stato evento in tutti questi 21 anni a cui non abbia dato volontariamente il suo contributo, prestato le sue forze di anziano. È stato lui una domenica mattina in cui siamo rimasti a lungo a parlare sulla piazza, a chiedere ad Evasio Fusella, un’altra gentilissima persona, di accompagnarci in auto a qualche chilometro da lì per il pranzo. Evasio si disse subito disposto, ma non ce ne fu bisogno. Mi raccontò della giovanissima e sfortunata figlia Erica e ne provai commozione. Ci pensai anche nei giorni successivi e mi immaginavo la disperazione di questo padre e di sua moglie. Li ricordo entrambi con affetto, Evasio e Vittorio, e spero davvero che presto il Comune dedichi una intera giornata a questo simpatico volontario. Io intanto gli rendo merito come posso.     

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