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UNA NUOVA ODISSEA...
DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES
Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.
Angelo Gaccione
LIBER
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
mercoledì 4 novembre 2026
4 NOVEMBRE 2026: NON FESTA MA LUTTO
Onoriamo la memoria di coloro che furono vittime della perdita della ragione
ieri come le vittime della perdita di ragione oggi. E onoriamo tutti coloro che
cercarono e cercano di sottrarsi dalla follia bellica: gli obiettori di
coscienza, i disertori, i renitenti alla leva di ieri e di oggi.
Il 4 novembre, celebrazione dell’unità nazionale e delle Forze Armate, deve
diventare un giorno per riflettere sulle sofferenze e le immense perdite umane
causate dalla Prima Guerra Mondiale, una “inutile strage”.
Il 4 novembre del 2026 noi vogliamo onorare tutti coloro che morirono a causa
di quella guerra, che fece strage di milioni di persone, così simile alle
stragi che si stanno consumando nelle guerre di oggi, note o dimenticate, nel
mondo intero, in Africa, in Oriente, in Europa, nel Mediterraneo, in Ucraina e
nel conflitto in Palestina. Nessun obiettivo militare da una o da un’altra
parte giustifica più la continuazione della guerra, nulla di sensato può
giustificare quanto sta accadendo in quelle terre. Oggi la priorità assoluta è
il “Cessate il fuoco!” per salvare vite.
Le piazze d’Italia e d’Europa si stanno riempiendo di tanti giovani che
manifestano perché il loro futuro non conosca la follia della guerra. Chiedono
più soldi per la scuola, per il lavoro, per la sanità, per la giustizia sociale
e di azzerare le spese per la preparazione della guerra, anche se mascherate da
spese per la difesa: la vera difesa è quella che toglie le armi dalle mani di
tutti.
Anche quest’anno in occasione del 4 novembre, festa delle Forze Armate,
istituzioni e apparati militari si preparano ad esaltare la guerra e il
militarismo secondo la narrazione della “vittoria” della Prima Guerra Mondiale,
ma tacciono che la maggior parte delle vittime erano contadini ed analfabeti esclusi
dal diritto di voto e obbligati a farsi ammazzare o a uccidere nemici che non
conoscevano, da un governo che li considerava solo carne da cannone. La guerra
non risolse i problemi dell'Italia, anzi ne creò di nuovi e favorì l’avvento
del fascismo.
Attorno alla data del 4 novembre, ripristinata anche come Giornata dell’unità
nazionale per intensificarne la portata, non c’è solo una distorta celebrazione
storica ma anche il tentativo di una vera e propria propaganda bellica che si
riversa nelle scuole. Una propaganda tanto più insopportabile nel periodo che
stiamo attraversando, che vede guerre sanguinose, molte delle quali con un
coinvolgimento diretto della produzione bellica italiana. Una propaganda che si
intensifica anche per nascondere i conflitti interni fatti di impoverimento
generale, repressione militarizzata nelle città imposta con decreti sicurezza,
repressione del dissenso. Noi vogliamo trasformare la giornata del 4 novembre
in un'importante occasione di riflessione e opposizione a tutti gli eserciti,
contro tutte le politiche di riarmo, a sostegno degli obiettori di coscienza e
dei disertori di tutte le guerre. “4 novembre, non festa ma lutto” è stato ed è
il nostro slogan da opporre alla retorica patriottarda. Un filo di speranza collega
la Prima Guerra Mondiale alle guerre che insanguinano il mondo odierno: sono
tutti coloro che hanno rifiutato divisa e fucile, eserciti e armi, che già
lavorano per la pace e la riconciliazione. Siamo in tanti anche se l’informazione
militarizzata vorrebbe cancellare, oscurare, censurare. Il 4 novembre è un
giorno di memoria per obiettare alla guerra.
Movimento Nonviolento
Centro di ricerca per la pace di Viterbo
Peacelink
martedì 3 novembre 2026
I MODERATI TRASFORMISTI
di Vittorio Melandri
Fra
garantisti e giustizialisti mi è facile da che parte stare, sono letteralmente
innamorato della Costituzione e credo che basti rispettarne lettera e spirito,
per essere garantista senza bisogno di sbandierare alcuna autocertificazione.
Una categoria umana francamente mi spaventa più di altre, quella degli zelanti,
e fra questi gli zelanti convertiti, trovo che siano i più pericolosi. Quando
poi sono bravi e famosi giornalisti la loro pericolosità aumenta in modo
esponenziale, e da loro ci salva il fatto che facilmente cadono nel ridicolo.
Cito ad esempio il caso di Antonio Polito, che per fortificare il proprio
argomentare, commentando nei giorni scorsi sul “Corriere della Sera” il caso
Youssef Siher, ha speso la locuzione: “non so da quali carceri islamiche, o
russe, o turche, un oppositore sarebbe stato liberato con tanta velocità”, che
è come dire che il sole illumina il giorno e non la notte.

E. Galli Della Loggia

Poi domenica 1°
novembre sempre sul “Corriere della Sera”, a firma di Ernesto Galli Della Loggia,
si è letto: “Quando le nuove generazioni scendono in piazza è una buona
notizia per la democrazia ha detto nei giorni scorsi Elly Schlein. Dipende,
mi permetto di osservare. È dagli anni Venti del secolo scorso infatti - ma si
potrebbe risalire più indietro, all'età delle rivoluzioni europee tra il 1789 e
il 1848 - che l’avanguardia della gioventù di questo continente ripudia i suoi
padri e il loro passato, non vuole più condividerlo, e va alla ricerca di
qualcosa con cui sostituirlo. Ma perlopiù lo ha fatto, lo fa, nel modo distruttivo
con cui avvengono solitamente queste ricerche”. E sin qui siamo nel solco delle
opinioni, condivisibili o meno, ma poi la frase di Galli Della Loggia che
segue, a sostegno di quanto sopra, è la seguente “La Prima guerra mondiale vide
la gioventù europea gettarsi tripudiante nella sua fornace”.
Ed è una frase, scritta da un sedicente
storico, che trovo ripugnante.
È l’ulteriore dimostrazione, ce
ne fosse mai bisogno, che la peggiore disgrazia che condiziona il nostro paese,
è la determinante e strategica presenza dei cosiddetti “moderati”, che insieme
ai “convertiti e zelanti”, formano la specie italica più trasformista di un
camaleonte, ovvero più perniciosa per le sorti del Belpaese.
LA VOCE DEI LETTORI
Illustre Professor Gaccione,
Le scrivo in veste di osservatore esterno ed
attento lettore per esprimerLe la mia profonda adesione e condivisione
concettuale rispetto alle analisi contenute nel Suo articolo “Contro guerra
e miseria” e nel contributo di Giuseppe Natale (“La risposta di Milano”),
nati a margine dello sciopero generale del 30 ottobre. Pur non avendo preso
parte attiva alla manifestazione né rivestendo alcun ruolo all’interno delle
organizzazioni o dei comitati promotori, trovo fondamentale sottolineare l’importanza
del messaggio che avete restituito alla città. Il Suo racconto di quella “fiumana
inarrestabile” di oltre centomila persone - con la convergenza dei cortei di
Piazza Duca d’Aosta e Via Leonardo da Vinci in Piazzale Loreto - coglie
perfettamente l’essenza di una giornata straordinaria. Ha saputo descrivere con
efficacia l’energia pulita e pacifica di mamme, studenti, lavoratori e anziani,
uniti non solo nel dire no al riarmo e alla guerra, ma nel pretendere priorità
sociali non più rinviabili: il sostegno alla sanità e all’istruzione pubblica,
un piano casa a prezzi calmierati, la difesa del potere d'acquisto di salari e
pensioni e la tutela dell’ambiente.
Altrettanto incisivo è il richiamo
istituzionale espresso da Giuseppe Natale. La scelta di stornare risorse dai
servizi essenziali e dalla vita quotidiana delle persone per alimentare l’economia
di guerra rappresenta una ferita aperta ai principi fondanti della nostra Carta
Costituzionale, in particolare agli articoli 3, 9, 11 e 21. Il rischio maggiore
di fronte a manifestazioni di tale portata è che le istituzioni rispondano con
la solita tattica del silenzio, attendendo che l’attenzione decanti e che la
routine riassorba la spinta del Paese reale. Anche da una posizione puramente
individuale e di riflessione esterna, ritengo preziose testimonianze come la
Sua e quella dell’ANPI Crescenzago. È fondamentale che scritti come i vostri
continuino a far discutere e a tenere viva la consapevolezza civica, affinché
la voce potente di Milano non sia derubricata a semplice cartolina autunnale,
ma continui a stimolare una richiesta quotidiana di pace, diritti e dignità.
Con profonda stima e cordiali saluti,
Rosario Undiemi
VESPRI D’ORGANO
In Santa Maria della Passione
Domenica 8 novembre a partire dalle 16.30 nella Basilica di Santa Maria della Passione
si riaccendono i Vespri d’Organo, consueta rassegna di musica organistica giunta alle
XXXIV edizione. Protagonista dell’appuntamento di novembre è il M° Elias Praxmarer,
brillante organista, pianista e compositore
austriaco che proporrà un concerto dal
tema Il tempo e l’eterno. Musiche di Kerll,
Froberger e J.S.Bach: un viaggio nel
Seicento europeo da Venezia a Lipsia arricchito da una composizione dello
stesso Praxmarer.
L’ingresso al concerto è a pagamento: sarà
possibile acquistare il proprio biglietto, al costo di 5,00 €, presso la
biglietteria attiva all’ingresso della Basilica a partire da quaranta
minuti prima dall’avvio del concerto.
I Vespri d’Organo si collocano all’interno della rassegna Cantantibus Organis, giunta alla sua XXIV edizione e che coinvolge le
basiliche di Santa Maria della Passione e San Simpliciano, le chiese di
Sant’Alessandro, Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa, San Nicolao della
Flue, Sant’Angelo e la Chiesa Cristiana Protestante in Milano.
Ogni domenica, una chiesa del circuito propone un
concerto d’organo eseguito da un musicista di primario livello italiano e
internazionale, dando vita a una proposta di iniziative musicali coordinata,
che si distribuisce nei mesi da ottobre a giugno. I Vespri d’Organo nella
Basilica di Santa Maria della Passione sono abitualmente ospitati ogni seconda
domenica del mese.
La Basilica di Santa Maria della Passione è sita in via
Conservatorio, 16 a Milano.
Programma
Il tempo e l’eterno
Musiche di Kerll, Froberger e J.S.Bach
Organo in cornu Evangelii
Johann Caspar Kerll
(1627 - 1693)
Toccata II
Johann Jacob Froberger
(1616 - 1667)
Capriccio VIII II FbWV 308
Andrea Gabrieli
(1533 - 1585)
Ricercar primo tono
Girolamo Frescobaldi
(1583 - 1643)
Canzona Quarta
Anonimo, dall’Abbazia di Stams (A)
(ca. 1600)
Toccata
Elias Praxmarer
(*1994)
Canzonetta
Francisco Correa de Arauxo
(1584 - 1654)
Tiento y discurso de tercerto tono (FO3)
Organo in cornu Epistolae
Johann Sebastian Bach
(1685 - 1750)
Partite diverse sopra: Sei gegrüßet,
Jesu gütig BWV 768
Biografia
Elias Praxmarer è un organista, pianista e compositore
austriaco. I suoi interessi musicali spaziano dai repertori più antichi alla
musica dell’alto Romanticismo, in particolare l’opera di Max Reger, fino alla
musica contemporanea. Ha studiato pianoforte, organo e composizione presso le
università di Innsbruck, Salisburgo e Monaco di Baviera, con insegnanti di alto
profilo come Bernhard Haas, Andreas Liebig, Michael Schöch, Sebastian Euler e
Franz Baur. Il suo lavoro artistico è segnato in egual misura dall’attività di
interprete e da quella di compositore. Come solista si esibisce in diverse
stagioni concertistiche e festival organistici, suonando sui più importanti
organi storici d’Europa. Le sue composizioni sono state commissionate ed
eseguite da solisti, ensemble e orchestre di rilievo. Dal 2023 le sue opere
sono pubblicate da Helbling Verlag. Praxmarer ha ricevuto diverse borse di
studio e riconoscimenti, tra cui la borsa di studio “Richard Wagner” e il
premio di composizione “Hilde Zach” (Austria). Di recente ha vinto il primo
premio del concorso austriaco per giovani compositori in Tirolo (Austria) ed è
stato finalista al Concorso internazionale del Brucknerhaus di Linz e
all’”International Music Award” del Gasteig di Monaco. Nel 2023 ha ottenuto il
primo premio del celebre Concorso di composizione per organo di Saarlouis, tra
50 concorrenti provenienti da tutto il mondo. Nel 2018 è diventato organista dello Stift Stams, un’importante abbazia della
tradizione musicale antica nell’Austria occidentale, e direttore artistico del
festival organistico locale. Dal 2022 è direttore del Concorso internazionale
d’organo “Paul Hofhaimer” di Innsbruck.
PALAZZO MARINO IN MUSICA
Armonie visive
Neuma Sax Quartet
Conservatorio “G. Verdi” di Milano
Nicola G. Chiera, saxofono soprano
Andrea Fatighenti, saxofono contralto
Stefano Luciani, saxofono tenore
Marco Sala, saxofono baritono
La XV edizione di Palazzo Marino in
Musica, in programma da maggio a novembre 2026, è dedicata al tema Controcanto:
un invito ad ascoltare la musica non come linea singola, ma come relazione tra
più voci. Il controcanto è il luogo in cui il monologo diventa dialogo, dove
due linee si intrecciano e generano un senso nuovo, più ricco della somma delle
parti. Il sesto e ultimo appuntamento chiude la stagione con Armonie visive, un
concerto dedicato al dialogo tra musica e immagine: due linguaggi che
conservano ciascuno la propria autonomia espressiva e che, proprio
nell’incontro, si arricchiscono a vicenda. Non una semplice illustrazione
sonora dello schermo, né una musica al servizio della narrazione
cinematografica, ma un intreccio in cui dimensione visiva e dimensione sonora
si affiancano e si interrogano: un controcanto tra ciò che si vede e ciò che si
ascolta.

La Sala Alessi di Palazzo Marino
Protagonista è il Neuma Sax Quartet,
giovane formazione nata nel 2024 nelle aule del Conservatorio “G. Verdi” di
Milano e già distintasi in importanti concorsi: dal Premio Nazionale delle Arti
al primo premio assoluto, con 100/100, al Concorso di Musica da Camera “Milano
City” 2025. Il nome del quartetto rimanda al neuma, il segno grafico
della notazione medievale precedente al pentagramma, e al greco pnéuma,
«respiro»: un richiamo tanto alle origini della scrittura musicale quanto al
gesto essenziale di chi suona.
Il percorso attraversa teatro, jazz,
ragtime, musical e colonna sonora, affidando ogni pagina al timbro duttile e
alla ricchezza dinamica dei sassofoni. Le trascrizioni non cercano di
restituire l’immagine sonora dei film, ma la sostanza musicale nella sua
autonomia, con la sua forza di evocare scene e atmosfere anche fuori dallo
schermo. Si apre con Rossini per 4 nella trascrizione di Gaetano Di
Bacco, dove la teatralità rossiniana mostra come la musica sappia costruire una
scena prima ancora che l’immagine la fissi. Seguono i Three Preludes di George
Gershwin, punto d’incontro tra scrittura colta e idioma jazzistico che ha
nutrito l’immaginario cinematografico del Novecento.
Al centro del programma la Morricone
Suite nella trascrizione di Michele Paolino, omaggio al compositore che più
di ogni altro ha legato il proprio nome alla storia del cinema. Dopo il ragtime
elegante e sincopato di The Easy Winners di Scott Joplin, il congedo è
affidato a Puttin’ on the Ritz di Irving Berlin, nella versione di Stephen
Roberts e nella trascrizione di Nicola Gabriele Chiera, soprano del quartetto:
un finale brillante che chiude, con l’energia dello spettacolo, la quindicesima
stagione di Palazzo Marino in Musica.


Le Gallerie d'Italia

I biglietti d’ingresso sono gratuiti
con prenotazione: a partire dalle ore 9.30 del giovedì precedente ogni concerto
è possibile prenotarli online sul sito www.palazzomarinoinmusica.it oppure
ritirare quelli cartacei disponibili presso la biglietteria delle Gallerie
d’Italia - Milano in via Manzoni 10.
La rassegna Palazzo Marino in Musica
è realizzata in collaborazione con il Comune di Milano ed è organizzata da EquiVoci
Musicali.
Le Istituzioni coinvolte nel 2026 come partner sono Comune di Milano, MM Spa,
la Centrale dell’Acqua di Milano, Aquaflor, Gallerie d’Italia - Milano, museo
di Intesa Sanpaolo e il Conservatorio “G. Verdi” di Milano.
La rassegna è sostenuta da Intesa
Sanpaolo.
Sponsor tecnico Fazioli e Serazio pianoforti.
Direzione Artistica: Davide Santi e
Rachel O’Brien
Organizzazione: EquiVoci Musicali
Social Media Manager: Gledis Gjuzi
Ufficio Stampa: Andrea Zaniboni
Tel. 349 8523022 | ufficiostampa@palazzomarinoinmusica.it
www.palazzomarinoinmusica.it
Facebook, Instagram, YouTube: Palazzo
Marino in Musica
lunedì 2 novembre 2026
TEATRO
Amore è stufo,
commedia campestre di Lodovica San Guedoro.
Dal secondo atto
Lo stesso prato, la stessa
locanda, sull’imbrunire. Sulla stessa chaise-longue della mattina è sdraiato il
drammaturgo* e sembra dormire. Ad un certo punto si sentono voci soavi,
gioconde, scherzose ed irrompono sul prato, rincorrendosi, due figure, una più
alta e l’altra più bassa, entrambe con serti di rose nei capelli. Quella più
piccola ha un arco e una faretra piena di frecce. Quella più alta è molto bella
e tenta ridendo di strappare l’arco alla più piccola. Questa è però molto lesta
e le si sottrae con una capriola, riprendendo poi subito a correre. Più in là
capriolano insieme sull’erba e si producono in una piccola zuffa. In Amore è
riconoscibile Martina; in Venere, Teodoro: la misteriosa coppia che
conduce la locanda. Niente chiarisce allo spettatore se i due si siano solo
travestiti per gioco da Venere e Amore o se siano proprio Venere e Amore,
liberatisi delle loro spoglie diurne.
*Questo singolare
personaggio è stato ispirato all’autrice da un capo drammaturgo tedesco del
Burgtheater di Vienna, certo Wolfgang Wiens, che rifiutò uno dopo l’altro
alcuni suoi pezzi, tra cui il dramma fantasmagorico Das Leben ist ein
Traum (La vita è un sogno). I drammaturghi sono, nel Teatro tedesco
contemporaneo, gli esperti di drammaturgia che, responsabili del programma,
hanno anche il compito di valutare i pezzi proposti e di decidere quali debbano
essere rappresentati. E per nessuna ragione vanno confusi con gli scrittori di
drammi, quantunque, all’apice della sua lugubre carriera, proprio uno come
Wiens abbia tentato lo sconfinamento...
VENERE Stanotte no,
stanotte sei mio e non devi occuparti degli altri.
AMORE (scalciando)
Non toccare i miei strumenti di lavoro: sono miei e solo miei!
VENERE Non m’interessano
mica, stupidello, i tuoi strumenti. Io ho i miei, sai, molto più potenti dei
tuoi. Il mio potere è più grande del tuo. Tu dipendi da me. Sei solo un
intermediario, un garzoncello portalettere.
AMORE Vorrei vedere! Senza
di me tutto rimarrebbe fermo.
VENERE Però tu sei
iperattivo! Giunone si è lamentata con me: non dai requie, attraversi cieli e
mari da mane a sera e, con le tue frecce, semini il caos non solo tra gli
uomini, ma, da un po’, anche tra gli animali, i pesci, gli uccelli... È stato
proprio ieri, qui, che ho visto un cane inseguire un gatto e tentare di
coprirlo. E poi sai cos’è saltato fuori, perfino? Me l’ha detto il cuoco: che
il cane era una cagna...
AMORE ...e il gatto era un
gatto. Sono due mie vecchie conoscenze. Erano come cane e gatto e allora, mi
sono detto, facciamoli innamorare.
VENERE (ridendo di
cuore) Ma non va! Capisci? Sai che conseguenze, che grovigli, che odi
derivano da questi innamoramenti inopportuni?!
AMORE (ridendo)
Vuoi che non lo sappia? Da quando son nato, non ho fatto altro che mettere
insieme l’uomo con la donna. E chi è più cane e gatto di loro? E, da quando
sono nato, mi è stato sempre rinfacciato, come fosse mia colpa, di assortirli
malamente. In realtà, uomini e donne sono un errore madornale di Giove! Non
sono affatto fatti gli uni per gli altri! Io che c’entro?! Quindi, io,
poverino, devo addirittura accecarli, perché si amino. Ma il sortilegio non
dura a lungo e, quando è svanito, si alza il coro delle proteste, tutti si
lagnano, inveiscono: il marito, la moglie, il suocero e la suocera, l’amica e
l’amico, il prete... Tutti si lamentano e fanno rimostranze a chi? A me! Per
questo, ho deciso da un po’ di far innamorare i simili: uomini fra uomini e
donne fra donne. Similes cum similibus. Una specie di omeopatìa.
VENERE (scuotendo la
testa) Sei proprio un pazzerello, figlio mio! Dimentichi lo scopo
principale dell’accoppiamento da che mondo è mondo: i figli!
AMORE Ma il mondo è
sovrappopolato! Qualcuno si deve pur preoccupare di alzare il livello! Non si
può andare avanti puntando sempre sul numero! Una pausa di riflessione farà
bene al mondo.
VENERE Toh, guarda, c’è
qualcuno su quella chaise-longue...
AMORE Quel rudere lo
chiami qualcuno? Quel minerale?
VENERE Lo conosci?
AMORE È il nuovo ospite
della nostra locanda, non ricordi? È arrivato stamattina.
VENERE Quello senza
prenotazione?
AMORE Quello.
VENERE (avvicinandoglisi)
Che fa? Dorme?
AMORE (avvicinandoglisi
a sua volta) O è morto?
VENERE Sembra morto!
AMORE Ma dorme.
Improvvisamente, ridendo,
Amore estrae dalla faretra una freccia con la punta d’oro e la infila
nell’arco.
VENERE (inorridita,
fermando la mano) Che fai? Sei impazzito?
AMORE (ridendo
folleggiante) Dai, fammi fare questo tiro stanotte e ti prometto che non
tocco più freccia poi! Questa è troppo bella: un’occasione d’oro! Far
innamorare un minerale, una pietra, un fossile! Provare la mia potenza anche
sul regno inorganico!
VENERE (preoccupata)
Ma non causerai troppo danno? È contronatura! Usa almeno una freccia con
l’anima di piombo, che nessun disgraziato abbia ad innamorarsi di lui!
AMORE Sì, questo te lo
concedo. Sarebbe atroce che qualcuno dovesse innamorarsi di lui.
Sceglie la freccia con
l’anima di piombo e la scocca.
E ora la notte è tutta per
noi! Dove andiamo?
Si allontanano curvi, ridendo.
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