UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

mercoledì 2 settembre 2026

CAMPO LARGO. IL VERTICE E LA BASE


Schlein e Conte
 
Ieri sera (lunedì 31 settembre ndr) su La 7 il Presidente Conte mi ha un po’ deluso, troppo morbido. Occasioni perse: Meloni deve Governare fino alla fine del mandato. La sera stessa della bella vittoria del NO al referendum sulla giustizia. Il campo progressista unito nell’errore. Aspettiamo il cadavere del nemico in riva al fiume.... Bersani ne fu travolto. La storia non insegna. Meloni flette per un mese ma rafforza il potere. Si riprende e ricomincia fare campagna elettorale. Torna a guidare i sondaggi. Il campo progressista non ha Programma né leader. Il Paese anche quello chi ci voterebbe non ci percepisce. Ripetiamo sempre le stesse cose come una nenia. Avessimo fatto almeno una manifestazione pubblica sul Salario Minimo. Il mondo è sotto shock per le follie di Trump. Soffia aria fredda tra le due sponde dell'Atlantico. Trump sberleffa Meloni.
Schlein non trova di meglio: Solidarietà al Presidente Meloni.
Aiutiamola poverina perché è in difficoltà. Ripagati subito con la legge elettorale truffa.
Troppo lenti a formare il programma perché ci sono divergenze fondamentali.
La guerra in Ucraina finirà per sfinimento. Potrebbe non essere determinante.
Il Riarmo Nazionale invece sì.
Il M5S è contro perché 100 volte più pericoloso della guerra in atto, il PD in maggioranza è a favore. La Germania dominerà l’Europa con la ragione o con la forza. Potrebbero ritornare le guerre in casa nostra. Inoltre non abbiamo le enormi risorse aggiuntive. O si fa più debito come permette la Von Der Nulla o si taglia ancora il poco che è rimasto dello Stato Sociale.
La Bellicista Meloni ha fatto altri 12 Miliardi di debito.
Gli italiani sono per il 63% contro il finanziamento della guerra in Ucraina. Ancor di più contro il Riarmo. Questo è il nostro elettorato.
Il Ni ci porterebbe diritto alla sconfitta.
Non abbiamo visto arrivare Vannacci.
Il Fascismo sta marciando sull’Italia con la musica dell’odio.
Non abbiamo valutato la rabbia degli impoveriti che lo produce.
Mi sembra che ora la legge elettorale sia riadattata su misura affinché Futuro Nazionale si sommi al Centrodestra.
Solo Conte potrebbe vincere le elezioni politiche. Schlein autolesionista, lei le perderebbe contro Meloni. Con conseguenze catastrofiche per tutti. Mi stupirei del contrario. Le elezioni politiche le stiamo perdendo ora. La campagna elettorale sposterà poco. 
Francesco Saverio Lanza
 

CAMPI ELISI
di Alida Airaghi
 

La poetessa Mariella Bettarini ci ha lasciati.
 
Tutti i poeti della mia generazione credo abbiano avuto rapporti con la poetessa fiorentina Mariella Bettarini. Per la sua rivista dal nome splendido: “Salvo Imprevisti”, e perché era una poetessa militante, come lo era gente come me. Non mi ricordo se avesse preso parte al gruppo di quella che noi definivamo “letteratura operaia” e alla rivista “Abiti Lavoro”; è passato tanto tempo e cercare fra il mio disordine non mi è agevole. Eravamo tutti lavoratori, o lavoratori-studenti, come ero io. Ricordo, però, almeno due libri da me curati in cui è presente: l’antologia poetica Addio a Proust (Meravigli Editrice 1982) con tanti poeti come Roversi, Zanzotto, Loi, Lamarque, Brugnaro, Piersanti, Vaccaro, Ravizza ecc. e il saggio La crisi della ragione e le ragioni della crisi. Gli anni ’80 fra caduta della razionalità e incubo nucleare uscito nel 1987 presso le Edizioni Nuove Scritture. Con Mariella in questo volume ci sono nomi di amici come Mario Spinella, Fulvio Papi, Fernanda Pivano, Antonio Porta, Pio Baldelli, Giorgio Bàrberi Squarotti, Sandro Canestrini, Bruno Munari, Ernesto Treccani e Remo Brindisi. Naturalmente fra l’ammasso delle mie carte ci sono anche sue lettere, ma poi con l’introduzione dei computer, hanno viaggiato le email. “Odissea” le dà il suo addio con questo scritto della poetessa Alida Airaghi. [Angelo Gaccione]



Mariella Bettarini (Firenze, 1942-2026), poeta, saggista, scrittrice e traduttrice italiana, è morta nella sua città a 84 anni lo scorso 30 agosto. Aveva svolto nell’ultimo mezzo secolo un’importante funzione aggregatrice di giovani talenti letterari, fondando riviste di poesia autogestite (“Salvo imprevisti”, “L’area di Broca”) e la casa editrice Gazebo. Definita da Giuliano Manacorda “una delle voci più coraggiose e più originali nel campo delle iniziative culturali e della produzione poetica”, si è sempre prodigata intellettualmente in un incisivo lavoro di sensibilizzazione politica e femminista. 



Scrittrice feconda, tra le sue ultime pubblicazioni dobbiamo ricordare la raccolta di poesie Haiku Alfabetici (Il ramo e la foglia, 2021), in cui si rincorrono versi in forma di haiku, elencati alfabeticamente dalla A alla Z e raggruppati a tema, con argomenti che spaziano dalla natura alla scienza, dai sentimenti alla socialità: attenta sempre a un’esigenza comunicativa aperta e solidale con l’habitat umano e ambientale che ci circonda. In questa sua originale rassegna, che partendo da Animali arriva a Zenith, con tappe significative che esplorano soprattutto atteggiamenti interiori dell’anima (Bene, Cuore, Dono, Ricordi, Gioia, Luce, Umanità, Vita), ha segnato un percorso emotivo di illuminazione personale, generosamente trasmesso ai lettori utilizzando la sinteticità dei tre versi canonici della millenaria composizione orientale.
Che cos’è gioia? / Misterioso pensiero / gioia – sì gioia // Gioire come? / Condividere gioia / è maggior gioia // Eppure gioia / è solitaria speme / solinga gioia // Viva la gioia / gioia non solitaria / sì – condivisa // Dunque che cosa? / Gioia contraddittoria / sempre gioiosa.



Secondo la postfatrice del libro Annamaria Vanalesti, Bettarini “ha costruito una trama sottile, che fa da mappa del vivere, rilanciando a chi legge la sfida di riorganizzare il proprio itinerario esistenziale, ripercorrendolo con maggiore attenzione verso tutto ciò che si dà per scontato e che invece ha perso significato”.
Nel riconoscere la gratuità della limpida purezza che ci viene offerta, la poeta esprime la propria gratitudine in un entusiastico omaggio alla luce:
Illuminante / luce che illumini / tu luminosa // Viva lucente / tu che il buio allontani / fammi tu luce // Ti dico grazie / per quello che ci doni: / luce – sì – luce // Se tu non fossi / come faremmo – oscuri / cuori oscurati? // E invece vivi / vivacemente vivi / di vita fonte.



Un’altra manifestazione di lieta adesione alla bellezza materiale del creato, nella convinzione quasi francescana della radice comune di tutto l’esistente (uomini e donne di ogni razza, animali e piante, ma anche aria, fuoco, terra e acqua), si trova nella fresca cinquina di versi dedicata alle foglie:
Stupende foglie / creature viventi / cuor di fogliame // Che dire – dirvi / o foglie maternali? / Son figlia vostra // Quando stormite / con voi l’anima canta / la mente vola // Quando cadete / ci pieghiamo con voi / voi aspettiamo // E sempre sempre / ci è sicura compagna / la beltà vostra.



Persino la fine (sorella morte, diceva il Santo) è avvertita come traguardo luminoso da raggiungere, nella certezza di un approdo sicuro e confortante cui arrivare dopo un’esistenza spesa nel dono e nel per-dono, nella fratellanza, nella fiducia verso l’altro da sé:
Eccomi giunta - / eccomi – sì – allo zenith – / eccomi giunta // Cos’è lo zenith? / è – sì – l’intersezione / tra l’orizzonte… // … e tutto il cielo - / il cielo che sta sopra - / sopra la testa // E perché zenith? / zenith che non è nadir - / e perché zenith? // Zenith – sì – zenith? / perché è amico del Sole – del Sole amico.



La pace come obiettivo finale da porsi, quindi, come sigillo a una promessa fatta a se stessi e alla comunità amicale in cui si è inseriti, alla koinè espansa che tutto e tutti raccoglie, simbolizzata dalle lettere dell’alfabeto, dalla A iniziale alla Z conclusiva.

IL SENSO DEL PASSATO, FRA LA CAPRIA E PARISE
di Giorgio Bolla


Goffredo Parsise
 
(….) e parvemi terribil vanitate
fermare in cose il cor che 'l Tempo preme,
che, mentre più le stringi, son passate.
F. Petrarca – Triumphus Temporis - vv. 40-42
 
Inafferrabile il Dio Tempo, fugace, inenarrabile, indefinito ai nostri sensi, non catalogabile, pura parvenza. Sicuramente Petrarca aveva letto Cicerone, che nelle Tusculane dichiara l’impossibilità per l’uomo di fermarlo, il Signore di questa nostra realtà di vita. L’uomo ha come unica arma la memoria, la propria. La memoria come ri-creazione di un passato (immaginato) che non esiste più. Raffaele La Capria, che ha sempre riconosciuto in Goffredo vasti spazi di comunanza letteraria ed umana, definisce il passato come l’invenzione della memoria. Dunque, puramente soggettivo. Fantasia intellettuale che nasce nel rievocare, riportare alla coscienza un odore, una visione, un’emozione che più non sono. Dichiaratamente proustiana questa interpretazione intellettuale del Tempo, non più identificabile secondo i parametri sensoriali ora scomparsi, introvabili. L’intervento della memoria – ovvero della mente – crea una nuova sensorialità atemporale, del tutto immateriale.
Come quella volta che il bambino Raffaele, al ritorno da scuola, vide (e sentì) posarsi sulla sua spalla un canarino, cosa che mandò il cuore del futuro scrittore “a mille”. Ma nel ricordare alla madre, dopo pochi minuti, quell'evento strano e bellissimo il cuore di Raffaele non provava più nessun sussulto. L’emozione non c’era più e solo la memoria poteva reinventarla.
Il matematico Marvin Minsky definì la memoria un’invenzione priva di prove.
Goffredo Parise nel 1983, ormai consapevole della fine fisica vicina, scriveva: “Temo che... la sutura al metallo non meglio identificato delle tegole, lo slancio delle cupole si vadano ormai perdendo nel nulla se i lembi, le particelle pulviscolari dei ricordi, simili alle basse nubi di quel delizioso ma non si sa quanto reale paesino del Vallese, [non] prendono un minimo di corpo, una parvenza, un lampo di realtà. (da: Era davvero la stanza di Rilke?).
E poi i surrealistici Incipit dei Sillabari, dove il passato è scollato dalla realtà ed è soltanto il tempo della mente. Significa semplicemente nostalgia, quel sentimento sottile: “Un giorno di un’estate lontana una donna di circa quarant’anni dall’aspetto però fanciullesco e roseo, con occhi celestini (si dice sempre azzurri)” (da Nostalgia).


Raffaele La Capria

La domanda diventa allora: è reale il tempo o è solo una finzione creata da un diavoletto carogna che si prende gioco degli umani? Si vocifera che i gatti (animali mistici amici dei poeti) non abbiano per nulla il senso del tempo. Beati loro! Non hanno bisogno di ri-creare nulla.
Le Neuroscienze occupano quello spazio di interpretazione della realtà che non teme di far entrare nel modello di comprensione tutto ciò che appartiene alle emozioni, alle passioni, ai ricordi. La memoria come il risultato di un risveglio funzionale – neurosinaptico – di specifici, esclusivi, percorsi cerebrali. Lo stimolo esterno – visivo, tattile, acustico, olfattivo, anche gustativo – filtrato dal cervello antico (nella scala filogenetica), arriva al cervello nuovo – la corteccia – e lì “risveglia” proprio quel circuito neuronale che raffigura il ricordo. L’invenzione del passato di Raffaele La Capria.



Cosa è per me la memoria? La memoria è il cagnolino, vivo, che guarda la propria signora – morta – sul catafalco scolpito da Jacopo della Quercia: Ilaria del Carretto (signora di Lucca). La dimensione è atemporale, qui il tempo non esiste. Nulla diviene, niente va a scorrere. Tutto fermo, non vi è discrimine fra vita e morte. Fra passato e presente. Forse la memoria è la ricerca di senso di un passato che esiste solo nella nostra mente e nei nostri passaggi sinaptici e neurosensoriali.
 

 

A MARCONIA CON LINDO MONACO



Occuparsi di politica, oggi è sempre più difficile, a tratti impossibile. Chiunque provi ad avvicinarsi a questo mondo, così complesso e articolato, si ritrova inevitabilmente ad affrontare un clima di diffidenza, di sospetto, di profonda sfiducia! È pensiero comune che la politica sia un’attività affidata a “professionisti” delle parole e del consenso. Un mestiere, non un servizio né tantomeno una missione, consegnato nelle mani di donne e uomini che sentiamo distanti anni luce dalla storia dei comuni cittadini e dalle storie delle persone. Chi non ha a cuore la politica, non ha cuore il proprio quotidiano, non si cura del proprio domani e non si fa artefice del futuro. Quel futuro che non si può che costruirsi nel presente che vogliamo. Quel futuro che i cristiani, ogni giorno, generano esercitando speranza autentica, a motivo della loro fede, e praticando gesti di cura e carità. Dobbiamo imparare a venir fuori dalla convinzione secondo cui la politica è un luogo oligarchico in cui solo alcuni lavorano e solo per i propri interessi.

A PIAZZA CAVOUR A COMO




martedì 1 settembre 2026

ELEZIONI E GUERRA
di Angelo Gaccione


Giuseppe Conte

I
eri sera su La 7, al telegiornale condotto da Enrico Mentana, ho visto i sondaggi sulle percentuali dei partiti politici che vengono forniti dalla trasmissione tutti i lunedì. Fratelli d’Italia perde il 2 per cento che se lo incamera Futuro Nazionale del generale Vannacci, e il Movimento 5Stelle perde l’1 per cento che se lo incamera Azione Verdi Sinistra. Sulla stessa rete, molto più tardi, sono riuscito a vedere un brevissimo scampolo della trasmissione “In Onda” condotta da Marianna Aprile e Luca Telese, e precisamente la parte finale in cui il giornalista Claudio Cerasa direttore de “Il Foglio” chiedeva a Giuseppe Conte leader del Movimento 5Stelle, se in caso di vittoria del cosiddetto “campo largo” alle prossime elezioni politiche, si sarebbe opposto all’invio di armi all’Ucraina. Mi è subito risultato chiaro il perché di quel calo dell’1 per cento. La risposta di Conte è stata in perfetto stile democristiano. Ha buttato la palla in tribuna, come dicono in gergo calcistico, e ipocritamente ha detto che la decisione sarebbe venuta da un accordo di programma con il “campo largo”. Ignoro se Conte prima di approdare al Movimento 5Stelle abbia frequentato e votato per la Democrazia Cristiana, ma una cosa avrebbe dovuto imparare: che non ne vogliamo un’altra. Credono davvero lui e il suo movimento che sangue distruzione e morte in Ucraina c’è ne siano stati abbastanza e che non deve essere inviata più nessuna arma per tentare una via diplomatica al conflitto? Se ci credono lo devono dire ora forte e chiaro e se ne devono – loro – assumere la responsabilità e l’impegno senza alibi di sorta; senza il giochetto prevedibile “non potevamo spaccare il campo largo”. “Il vostro parlare sia sì, sì, no, no” si legge nel Vangelo al capitolo 5 del versetto 37 del Discorso della Montagna. Tutto il contrario del traccheggiare alla maniera democristiana. La posizione del Pd sulla guerra la conosciamo bene e non cambierà. Come crede il Movimento 5Stelle di convincere una parte consistente del più grande partito italiano, quello del non voto, a recarsi alle urne mantenendo questa disgustosa ambiguità su un tema epocale come la guerra e che condiziona le nostre vite e influisce sulle nostre condizioni materiali? La risposta di Conte di ieri non gli gioverà perché chi non si recherà alle urne è esigente: non si fida e ha tante buone ragioni. Personalmente sono tornato a votare perché c’è stata, con tutta la fretta del caso e le ingenuità, una lista contro la guerra; ma mai voterò partiti della guerra. Per me non solo hanno violato la Costituzione, ma hanno le mani insanguinate.    

 

POETI E GUERRA
di Dino Papetti


Il volto della guerra è la morte
 
Il mondo pare scaglia arrossata colorata di morte.
Guerre pensate e gestite da uomini pazzi, giocatori
di giochi nefasti saltando la vita di poveri e bimbi, 
si spande l’odore del sangue e giovani sventrano 
pance drogate di sogghigni sinuosi che godono 
far terra bruciata. L’uomo è una bestia dalla bocca 
che morde il giorno e la notte. Non vedo che morsi 
e strazi diffusi e clamori che sfumano violenza 
e albe di fuoco. La pace s’invischia in parole di vento, 
ubriachi sembrano gli uomini pazzi a parole tradite.
Ogni uomo fissa la terra da depredare, brusii
che tagliano rauchi filari di morti trafitti, nella tomba
nudo il lutto si erge a baluardo di vecchi rancori.
La madre, che piange disperata l’orrore del figlio
che ancora guarda con occhio vitreo nel mucchio. 
La gente non sente dolore appagata bevendo 
falsi veleni come prodigi di armi perfette. La pace 
striata di atroci sorrisi sembra parola di fumo 
e di insulsa vergogna, mi pare. D’amore si parla
confusi e leggeri: un alito facile senza rimorsi, 
pertanto non torna la vita al perfido inganno. 
L’uomo più simile al cane rabbioso tradisce 
la fede in cui si raccoglie, animale feroce
che coglie frenetico lo stridore dell’armi
nel chiarore del cielo, i magri bambini cercano 
cibo nelle strade violate: hanno fame e muoiono 
nella striscia bagnata di sangue. Lo sguardo scivola 
in pianto, le donne velate urlano lacrime e sogni, 
vestite di nero coprono il volto, figure straziate, 
la piana sepolta da macerie, cemento colorato di rosso.

lunedì 31 agosto 2026

CHIESA, BELGIO, SVIZZERA E NATO


S. Lavrov con arcivescovo Gallagher
 
Due piccoli paesi, due esempi di resistenza. Ma prima di addentrarmi nei due casi, vado alla conclusione: invece che un Vertice internazionale che lui stesso dovrebbe presiedere, e che verosimilmente non si farà mai, perché il Papa e la sua Chiesa non promuovono o appoggiano le iniziative a favore della pace? Qualcuno risponderà: ma lo stiamo già facendo. Il problema è che le organizzazioni cattoliche che si battono per la pace non bastano. C’è bisogno di una strategia che le organizzazioni pacifiste in generale non hanno. Prendiamo il caso dell’Europa – e lo propongo sia perché siamo in prima linea, sia perché è il campo dove la Chiesa si è formata, e dove ha sede –: qui uscire dal genericismo pacifista, quindi avere una strategia significa smantellare l’appoggio cattolico al pantano centrista che comprende centro-sinistra e centro-destra, la base del consenso alla NATO. Siamo in un momento in cui abbiamo il peggio di tutto, del liberalismo, della Riforma protestante e della Controrifoma cattolica: tutti, politici, filosofi, ecclesiastici, concorrono a rincoglionire la gente. Con il Vaticano II la Chiesa ha però rialzato la testa; proseguire nel cammino iniziato significa affermare che la vera idea di ragione è nel Vangelo. Tornando agli esempi cui ho accennato, perché non è il Papa stesso a pronunciarsi in appoggio al governo belga sulla questione delle attività russe sequestrate, e di cui il “socialista” Sanchez, con altri banditi, vorrebbe appropriarsi? Il diritto internazionale non è poi così lontano dalla sua giurisdizione. La stessa cosa sulla neutralità svizzera: i benpensanti diranno che la Chiesa non c’entra. Invece c’entra, perché il pantano centrista, cattolico e protestante, è per il No al referendum proposto dai leghisti svizzeri, ma appoggiato dai pacifisti intelligenti e dalla vera sinistra. Fa differenza o no se la Svizzera resta allineata ai guerrafondai, o li manda al diavolo?

Franco Continolo


T. Franchen ministro difesa svizzero

Il Belgio si oppone fermamente all’utilizzo dei beni russi congelati a sostegno dell’Ucraina, mentre quattro paesi dell’UE premono per riattivare il programma. “Questo non è negoziabile, la porta è chiusa”, ha dichiarato venerdì sera Theo Francken, ministro della Difesa, a Terzaken, emittente televisiva fiamminga VRT. Questa settimana Svezia, Polonia, Paesi Bassi e Spagna hanno chiesto alla Commissione europea di esplorare nuove modalità per utilizzare circa 200 miliardi di euro di beni russi immobilizzati a sostegno dell’Ucraina. Durante un vertice europeo dello scorso dicembre, Bart De Wever, primo ministro belga, ha respinto un’iniziativa guidata da Germania e Commissione europea per la creazione di un “prestito di riparazione” di 210 miliardi di euro per l’Ucraina, sostenendo che avrebbe esposto il paese del Benelux a ritorsioni legali da parte della Russia. La maggior parte dei beni è custodita presso Euroclear in Belgio. “Il nostro primo ministro non cambierà idea”, ha aggiunto Francken. Facendo notare che la resistenza del Belgio ha generato risentimento, ha puntato il dito contro gli Stati baltici – i più strenui sostenitori del prestito per le riparazioni – per il loro rifiuto di abbandonarlo.
“Dovrebbero anche stare attenti a non riproporre continuamente la questione e a metterci alle strette. Non credo sia saggio”, ha affermato Francken, indicando i Paesi baltici. Lituania, Lettonia ed Estonia ricevono un notevole sostegno dal Belgio, ha sottolineato.


R. Bosshard colonnello svizzero
 
I governi europei non hanno alcun interesse per la pace in Ucraina, poiché possono garantire la propria sicurezza lasciando che siano gli altri a combattere, ha affermato il tenente colonnello in pensione dello Stato Maggiore svizzero Ralph Bosshard, già consigliere speciale per gli affari militari del Segretario generale dell'OSCE dal 2014 al 2020.
“I governi europei e alcuni media dimostrano di non avere alcun interesse per la pace in Ucraina, nel Golfo Persico o altrove, a giudicare dal loro atteggiamento nei confronti della Svizzera e della sua neutralità”, ha dichiarato durante una manifestazione a sostegno della neutralità svizzera a Berna. L’esperto militare ha affermato che i leader europei “preferiscono garantire la propria sicurezza con i propri conti correnti” e “lasciare che siano gli altri a combattere”. Ha aggiunto che stanno anche cercando di coinvolgere la Svizzera in questa “politica codarda”, date le sue ingenti risorse finanziarie.
Bosshard ha attribuito la situazione alla strategia dei leader di Kiev e Bruxelles, che hanno cercato di “usare una piccola guerra per ottenere un accordo migliore”. Ha affermato che gli stessi leader che consapevolmente hanno permesso la guerra in Ucraina ora definiscono codardi i paesi neutrali, pur non essendo in grado di vincere o porre fine al conflitto. L’esperto ha aggiunto che questi leader non sono in grado di proteggere sé stessi o i propri alleati, ma offrono protezione a chi non ne ha bisogno. Circa 2.000 persone hanno protestato contro l’erosione della neutralità svizzera e le sanzioni unilaterali, comprese quelle contro la Russia, durante una manifestazione a Berna il 29 agosto. I partecipanti hanno chiesto il mantenimento di buoni rapporti di vicinato con tutti gli Stati e si sono opposti a legami più stretti tra la Svizzera e la NATO. La manifestazione faceva parte di una campagna in vista del referendum del 27 settembre.

LE DIFFERENZE




FILI DI RINASCITA I      

    
Angela Strippoli in I. Morra

Fili di Rinascita” è un progetto ideato dalla Associazione Chicche Crochet APS con la supervisione scientifica del Dott. Giuseppe Gallo. Con il patrocinio della Città di Corato è un percorso espositivo ed esperienziale che eleva l’uncinetto a forma d’arte contemporanea per parlare di benessere e resilienza psicologica, riscatto sociale ed emancipazione femminile, rete di comunità e lotta alla violenza di genere. Questo è il programma del 5 settembre prossimo Piazza di Vagno a Corato. 1) Percorso espositivo di grandi arazzi ispirati all’esule turca Hukya Ozdemir; 2) Intervento del Centro Antiviolenza Riscoprirsi; 3) Spettacolo teatrale a cura della associazione Libri di Medea, con titolo Fili di rinascita, testi e regia di Zaccaria Gallo, con le voci recitanti di Lucia De Feudis, Lisa Tarantini, Tiziana Tandoi, Angela Strippoli e Mariella Sivo. Musiche al violino della musicista Graziana Aceto; 4) Performance musicale live di Serena Mattia.
 
Isabella Morra e Giulia Cecchettin
 
Isabella entra. Crede di essere sola. Comincia il monologo.
 
Io sono Isabella Morra. Forse il mio nome per qualcuno risuona come un eco lontana insieme ai miei versi e alla mia morte. Ma prima di essere stata una poetessa, sono stata una ragazza, una figlia, una donna, nata nel tempo sbagliato. Sono venuta al mondo in una terra aspra, tra montagne e silenzi, nel castello di Favale.  Mio padre era un uomo potente, ma la politica lo costrinse all’esilio. Partì per la Francia, quando ero ancora bambina e con lui se ne andò anche la parte più luminosa della mia vita. Rimasi con mia madre e con i miei fratelli.  Loro non mi guardavano come si guarda una sorella. Mi guardavano come si sorveglia una prigioniera. Ogni parola, ogni passo, ogni sguardo, verso il mondo erano motivo di sospetto. Le mura del Castello non mi proteggevano. Mi rinchiudevano. Così imparai a vivere dentro di me, mentre fuori scorrevano le stagioni.
Io cercavo rifugio nei libri: le parole erano finestre aperte dove nessuno poteva seguirmi e scrivevo perché era l'unico modo che avevo per respirare. Scrivevo del dolore, della solitudine, della nostalgia per un padre lontano e di una libertà che non avevo mai conosciuto. Qualcuno, un giorno, lesse quelle mie parole. Si chiamava Diego Sandoval De Castro. Tra noi poeti non ci furono incontri segreti né promesse d’amore ma con lo scambio di lettere intessemmo un dialogo tra due anime che conoscevano la forza della poesia in un mondo dominato dal falso mito dell'onore, del sospetto. Ma anche la bellezza può diventare una colpa. I miei fratelli decisero che avevo disonorato il loro nome: non vollero ascoltare, non cercarono la verità, bastò il sospetto, bastò a loro soltanto immaginare una libertà che una donna non avrebbe dovuto desiderare.
Sono Isabella Morra. Sono morta nel 500. Uccisero me. Uccisero Diego.
Ma la mia domanda appartiene ancora al vostro tempo: quando una donna potrà vivere senza avere paura?

Mariella Sivo in G. Cecchettin

Si interrompe. Sente una presenza. Entra una ragazza in jeans con uno zaino. È Giulia Cecchettin. Per un istante nessuna delle due capisce chi sia l’altra.
 
Isabella: Da quale regno vieni? Non conosco il tuo abito.
 
Giulia: Dal tuo futuro: (rivolta al pubblico li indica lentamente) da loro! E tu? Racconta. Perché sei qui?
                                           
Isabella: Io sono Isabella Morra. Uccisa perché accusata di amare da lontano la poesia e la bellezza condivisa.
                                             
Giulia: Quello che ha ucciso te da noi non lo chiamano più tradimento dell’onore. Gli hanno dato altri nomi: gelosia, raptus, ma… il risultato è lo stesso.
                                           
Isabella: Dunque il tempo non vi ha liberati.
 
Giulia: Ci ha dato leggi ci ha dato diritti ci hanno dato parole nuove, ma ci sono ancora uomini che confondono l'amore con il possesso. È la mia storia.


Graziana Aceto al violino

Isabella: Racconta.
                                          
Giulia: A Vigonovo e a Fosso, il tempo non è come il vostro tempo: quello mio è stato di 22 minuti. Dalle 23,18 alle 23,40 di sabato 11 novembre. Questo è stato il tempo in cui ho cercato di difendermi e di scappare dal mio assassino, per due volte. È anche il tempo in cui forse avrei potuto essere salvata. Così adesso ora io sono come te qui davanti a tutti loro (li indica). Giulia Cecchettin è il mio nome. Ma io sono solo un nome e una storia che accadde, e accade ancora ogni giorno e invece non dovrebbe mai più accadere. Al secondo piano, abitava un giovane operaio, appena diventato papà. Era sul balcone a fumare una sigaretta sabato sera. Ha visto la scena. Mi sentiva urlare: - Aiutoooo. Così mi fai male! Così mi fai male!
Un’auto nera era ferma in un parcheggio, davanti alla scuola per l’infanzia San Giovanni Bosco. Una Fiat Grande Punto. A duecento metri in linea d’aria da casa mia. L’operaio ha visto e sentito: ha visto quando io ero a terra e quello continuava a infierire su di me. Lo ha visto salire sull’auto nera, lo ha visto caricarmi nell’auto e allontanarsi a tutta velocità. Li ha chiamati lui i carabinieri. Dicevano appena subito dopo, che forse ero fuggita volontariamente. Anche se ho lasciato lì sull’asfalto le tracce del mio sangue.
Ed ero ancora viva quando lui mi ha portato nello stabilimento Dior di Fosso.
A un certo punto ho aperto lo sportello dell’auto.
Ho tentato di fuggire. Ma lui mi ha inseguita. Mi ha raggiunta e scaraventata a terra. Mi ha ripresa e rimessa sul sedile posteriore dell’auto nera. Anche se non potevo più parlare mi ha sigillato la bocca con un nastro adesivo da pacchi. Ma non avrei ma potuto più parlare o chiedere aiuto o pietà. Ventidue minuti… Erano le 23 e 40… non avevo più sangue nelle vene… Il coltello… le coltellate… non lo amavo più… Ero cosa sua? Dovevo continuare ad amarlo.
                                         
Isabella: Allora non siamo soltanto una notizia.
                                            
Giulia: Siamo due vite che avrebbero dovuto continuare.
                                          
Isabella: Non dovevamo essere qui!
                                           
Giulia: (Rivolta con rabbia gridando verso il pubblico) È vero? È vero? Ditelo! Ad alta voce! Dovevamo essere qui stasera?
                                
Il Pubblico: No!
                                  
Isabella: Pensavo che il futuro vi avrebbe salvate.
                                      
Giulia: Il futuro non salva nessuno. Sono le persone che decidono di cambiarlo.
 
Le due donne si prendono per mano. Una arriva dal 1545 l’altra dal 2023.Guardano il pubblico, non si parlano più. Escono. Musica.





Privacy Policy