UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

martedì 13 ottobre 2026

A BISIGNANO. LA LOTTA PER LA TERRA




GEOPOLITICA E LIBERTÀ
di Luigi Russo
  


Il paradosso di un diritto negato

Chi ha studiato diritto privato ricorderà sicuramente la massima secondo cui la libertà di un individuo finisce dove inizia la libertà di un altro individuo; è un principio che i manuali di diritto hanno accostato a Kant e che, ancora oggi, regge la convivenza civile perché presuppone un’autorità terza, lo Stato, che stabilisce regole, risolve i conflitti e sanziona chi invade la sfera altrui. Ma che cosa accade quando trasferiamo questa idea nel contesto internazionale, nei rapporti tra le nazioni dove un arbitro sovrano semplicemente non esiste e dove nessuna autorità superiore è in grado di svolgere il ruolo di arbitro? Nel suo saggio Per la pace perpetua del 1795, Kant aveva immaginato che gli Stati potessero superare questa condizione dandosi un diritto comune e unendosi in una federazione di libere repubbliche. Dopo la caduta del Muro di Berlino l’Occidente collettivo si era convinto che quel progetto stesse finalmente prendendo forma tramite il commercio e la finanza globale. La realtà di questi anni ci sta mostrando, invece, che le norme valgono soltanto finché le potenze più forti decidono di rispettarle e, in assenza di un arbitro, la libertà di uno Stato tende a coincidere con la forza di cui dispone, e cresce nella stessa misura in cui riesce a limitare quella degli altri. Per comprendere questo passaggio è utile guardare al concetto di confine con gli occhi del sociologo: prima ancora di essere una linea sulla carta, il confine è un fatto sociale che stabilisce chi appartiene a una comunità e chi ne resta fuori, e così costruisce un noi e, contemporaneamente, un loro. La lingua latina ci ha offerto due parole per descrivere i modi in cui questo noi e loro può essere vissuto: il confinis, ovvero il confine condiviso, che riconosce la differenza tra due soggetti e la trasforma in un luogo di incontro e di scambio. L’altro termine latino è il limes, la frontiera fortificata dell’Impero romano, usato dai Romani per tenere l’altro a distanza e trasformarlo in una minaccia. Non è un caso che, in un mondo attraversato da migrazioni, reti digitali ed economie sempre più intrecciate, cresca la tentazione di rifugiarsi nel limes, che promette sicurezza e identità chiare a società spaventate dall’incertezza. 



Il problema è che, quando ogni potenza costruisce il proprio limes per difendersi, i vicini lo percepiscono come un gesto ostile e reagiscono rafforzandosi a loro volta. Si alimenta così quella spirale che gli studiosi chiamano dilemma della sicurezza, nella quale tutti si armano per sentirsi più protetti e nessuno, alla fine, lo è davvero. Molte logiche, schemi o trattati di diritto internazionale sono nati in un contesto politico, sociale e culturale frutto di due guerre mondali ma che sta scomparendo sotto i nostri occhi; questi sistemi, però, continuano a influenzare le politiche estere delle nazioni, contribuendo a leggere le crisi internazionali non come questioni di legittimità, diritti o autodeterminazione dei popoli ma come partite di scacchi da giocare su un Risiko geografico. Ed è proprio questa impostazione che rende strutturalmente impossibile riconoscere la libertà kantiana: se il mondo è un tabellone, i popoli non sono soggetti di diritto, ma pedine da muovere. Kant non pensava a un mondo senza differenze né senza confini, ma a istituzioni capaci di impedire che le differenze si trasformassero in guerra e la sua lezione resta attuale proprio perché ci ricorda che la libertà non è una proprietà da difendere contro gli altri, ma una condizione che esiste soltanto dentro una relazione di riconoscimento reciproco. Unione Europea e Stati Uniti invocano libertà e democrazia solo quando ciò serve a giustificare interventi militari o sanzioni, mentre ignorano le aspirazioni democratiche di quei popoli che non rientrano nei loro interessi strategici. La geopolitica, quindi, non è una scienza neutrale, ma una pratica che riflette i rapporti di forza. Il nodo centrale è che la libertà, per essere tale, non può essere concessa dall’alto né negoziata al tavolo delle nazioni: essa o è riconosciuta come diritto inalienabile di ogni popolo, oppure resta una parola vuota. 


Opera di Silvia Batttisti

L’attuale geopolitica globale, prigioniera della propria logica di potenza, non può riconoscere questo principio senza negare se stessa e, da qui, nasce il paradosso: un sistema che si dichiara fondato sulla libertà dei popoli è, però, strutturalmente incapace di garantirla perché la sua architettura serve a conservare gli equilibri esistenti, non a trasformarli. La posta in gioco non è soltanto teorica; ogni volta che la libertà di un popolo viene sacrificata sull’altare della convenienza strategica, si semina una crisi futura. L’instabilità che attraversa vaste regioni del pianeta non è un incidente di percorso, ma la conseguenza diretta di un ordine internazionale che ha smesso di credere nei principi che proclama a gran voce. Finché le nazioni continueranno a trattare la sovranità come una merce di scambio, la libertà kantiana resterà un orizzonte lontano. Nell’attuale contesto mondiale, i popoli non sono soggetti, ma oggetti: territori da controllare, risorse da sfruttare, alleanze da costruire e la libertà, se emerge, è sempre un effetto collaterale, mai un fine. E quando entra in conflitto con l’interesse strategico dell’élite globalista, viene sacrificata senza esitazione. Solo un movimento dal basso, capace di imporre dall’esterno ciò che le élite non vogliono concedere, potrà riaprire la partita; la storia, del resto, insegna che i diritti non si regalano ma si conquistano. La vera sfida, allora, è ripensare la politica internazionale e i rapporti tra nazioni a partire dalla libertà e non dal potere; significa mettere al centro le persone, non gli Stati; i diritti, non gli interessi economici; significa riconoscere che la sovranità non è un privilegio dei governi o peggio ancora delle élite finanziarie, ma un diritto dei popoli. La domanda giusta, allora, non riguarda il punto in cui finisce la libertà dell’uno, ma la nostra capacità di costruire un ordine in cui la libertà di qualcuno non debba più significare la rinuncia alla libertà di qualcun altro. 

domenica 11 ottobre 2026

LA BIBLIOTECA DI UNO SCRITTORE
di Angelo Gaccione


 
La più grave disgrazia che possa capitare ad uno studioso che si sia nutrito per tutta la vita di libri è certamente quella di venirne privato da un evento imprevedibile e che non aveva messo in conto. Immaginatevi ora quanto possa esserlo per uno scrittore che in vita sua non ha fatto che comprare e leggere libri, e che per custodirli in un luogo sicuro, ha contratto dei debiti per dotarsi di quel luogo e proteggerli. Immaginatevi la visione drammatica di trovarsi impotente davanti ad una parete interamente infiltrata dall’acqua che ha attaccato impietosamente gli scaffali e persino le librerie che i libri custodivano. Un evento che ha provocato seri danni e minacciato concretamente di distruggere una parte significativa del suo patrimonio librario. È quanto è accaduto di recente al locale in cui custodisco una quantità esagerata di libri, quella che ai miei amici è nota come “La Carboneria”, e non ci sono parole per descrivere lo stato d’animo da cui sono stato colto. Nel pieno dello sconforto mi è balenato questo pensiero: “È probabile che essendo venuto al mondo privo di beni, la sorte mi abbia riservato di andarmene senza lasciarne nessuno”. La fatica immane per l’opera di ripulitura – volume per volume – chiunque se la può immaginare. Difficile immaginare, invece, la varietà di queste creature di carta, fragili e potenti nello stesso tempo. Fragili perché un filo di muffa, di umido o una invisibile larva le può compromettere per sempre; potenti perché dieci semplici righi di inchiostro nero e muto che quelle fragili pagine contengono, possono far lacrimare milioni di occhi di compassione, scavare ferite nei cuori con cui vengono in contatto, farli sussultare di gioia, sollevare di rabbia i corpi di popoli interi contro le ingiustizie, e cambiare il mondo.


 
L’infausta contingenza mi sta obbligando a riprenderli in mano uno per uno per pulirli, lasciarli asciugare, farli respirare per poi inscatolarli. La quantità dei titoli disposti in duplice fila o a cumuli in posizione verticale – fino a toccare quasi il soffitto della stanza – e la varietà degli argomenti di cui si occupano, mi hanno spinto ad una legittima interrogazione: come è stato possibile che io abbia potuto accumulare nell’arco di una sola vita una quantità di libri così smodata? È possibile che ci sia stato un tempo in cui io mi sia privato di cibo e vestiti, considerato il prezzo di copertina decisamente alto di tanti volumi. E chissà quante volte devo aver comprato a rate per potermelo permettere. Ma da dove mi è derivata questa smania per gli argomenti più singolari? La letteratura turca, La letteratura russa antica, la Vita di Marcel Proust, Le mummie. Viaggio nell’eternità, La nuova frontiera delle comunicazioni, e ancora: Il sapere musicale, I Trovatori, la Musica Cathedralis… Tre edizioni diverse de Lo straniero, de I Malavoglia, di Matrimonio e morale… che cosa vi cercavo in quelle edizioni differenti? Il teatro di Viviani, Virgilio Guidi, Vita e Pensiero, Il patrimonio artistico del Quirinale… Un accumulo senza sosta, senza limiti di temi, di argomenti. Libri legati a passioni e libri legati all’accadere dei fatti della storia, in un tempo vorace e bisognoso di essere capito e interpretato. Se si facesse una catalogazione accurata di questa “Biblioteca di uno scrittore”, si potrebbe conoscere una parte considerevole della sua vita e del suo impegno civile; e una parte 
non marginale della storia politica ed intellettuale  del nostro Paese.


 
Ci sono libri che sono arrivati a me come dono: si dà per scontato che ad uno scrittore non si debba che regalare libri. Ci sono libri scambiati, libri che si è voluti affidare alla mia persona per il comune amore condiviso, per un legame di amicizia, come lascito di una memoria. Ci sono libri che mi sono incaricato di salvare, libri sottratti al macero e alla loro certa distruzione, libri già pronti per la discarica, libri dispersi e già segnati dal destino. Ho compromesso la mia schiena per questa incombenza. Molti li ho fatti girare per la città, li ho donati come ho donato collezioni di giornali, riviste e foto. 



Ci sono libri che mi hanno riservato delle inaspettate sorprese, per le dediche affettuose che amici con cui ho avuto legami vi hanno apposto. E ce n’è stato qualcuno che custodiva tra le pagine un biglietto o una lettera dell’autore. Come questo a cura di Anna Folli dal titolo Addio caro Orco. Lettere e ricordi (1889-1906). Si tratta del carteggio fra la giovane poetessa Annie Vivanti e Giosuè Carducci. È lei a dare al Vate questo nomignolo per via del carattere brusco e spesso severo del poeta di Valdicastello. La lettera che vi ho trovato dentro è della professoressa Anna Folli e porta la data del 31 ottobre 2004. È scritta da Imola ed è indirizzata a Ugo Ronfani. Gli annuncia l’arrivo del libro pubblicato da Feltrinelli nel 2004 con la speranza che lo recensisca favorevolmente com’era avvenuto per un precedente volume: Orsa minore, i taccuini di Sibilla Aleramo da lei curati. Ugo aveva voluto donare a me questo libro un po’ prima della sua morte e vi aveva lasciato dentro la lettera. L’evento che me lo ha rimesso tra le mani, per quanto spiacevole, mi ha dato la possibilità di andare col ricordo a lui e alla nostra amicizia; di leggere questo carteggio rimasto nascosto tra file e file di libri – per fortuna illeso – ricevendone una fraterna consolazione.

NOVITÀ LIBRARIE
di Chicca Morone
 

Rodolfo Valentino. Cento pensieri per i cento anni di silenzio
 
Questa raccolta composta di cento opere, celebrando la figura di Rodolfo Valentino nel Centenario del suo passaggio tra la vita e l’Oltre, ha voluto essere uno spontaneo canto di amici, coinvolti senza pretese di troppa compiutezza. Il richiamo alla poesia Haiku di sapore orientale è evidente, spesso seguendone i canoni tradizionali solo nell’adozione della semplice formula metrica delle sillabe 5.7.5. Il contributo di ognuno di noi è stato volto all’approfondimento del personaggio nella sua poliedricità, considerata non nella solita fatua immagine esteriore, quella che la maggior parte non solo dei suoi contemporanei, ha voluto vedere. “Sogni ad occhi aperti”, la silloge poetica dal titolo molto significativo se riferito al momento della sua vita, racconta il distacco dalla volontà coercitiva dei produttori cinematografici e la realizzazione tanto sentimentale con Natasha Rambova, quanto professionale come ballerino nella tournée di danza - sempre insieme alla moglie - ospite delle maggiori città americane, dove i teatri si riempivano di fan deliranti per vedere dal vivo il grande divo del cinema muto. Ci è sembrato doveroso citare la sua poesia “Miraggio”, quella che riassume in poche righe il significato della sua esistenza.
 
*
Felicità, tu ci attendi
appena oltre,
appena oltre.
Non sappiamo
né dove né come
ti troveremo.
Ma tu attendi, attendi,
appena oltre.
 
*
Nel Palazzo della Borsa Valori di Torino in occasione del Centenario della nascita del Cinema e di Rodolfo Valentino (nato Guglielmi), nel settembre 1995 è stata allestita la prima mostra “Lo sguardo di Narciso” con le foto da lui inviate alla madre Gabriella e alla sorella Maria Grazia. In contemporanea è stata pubblicata la prima traduzione in italiano di “Day dreams” la sua raccolta di poesie a cura di Antonio Miredi, sempre patrocinata da Il Mondo delle Idee.
 
Hanno partecipato:
Alessio Romanini; Alice de Vicariis; Andrea Laiolo; Angelo Gaccione; Angelo Tonelli; Antonella Alberghina; Antonella Barina; Antonio Miredi; Antonio Nepita, Chiara Rota; Elisabetta Bo; Elvia Faggin; Eros Pessina; Fabia Baldi;  Federico Raviolo; Fiorenza Palmerio Gancia; Francesco Macciò; Francesco Scaramozzino; Gabriella Paci; Giancarlo Guerreri; Giorgio Ajraldi; Giulia Jordan; Giorgio Ajraldi; Giuseppe Conte; Luciana Trova; Mario Marchisio; Monica Schiaffini; Paola Pennecchi; Paola Volpato; Paolo Ruffilli; Paolo Sarboraria; Patrizia Rossato; Rosalino Granata; Rosalba Formato; Silvia Venuti; Simonetta Longo; Sonia Gardini; Stefania Raschillà; Stefano Gilaudo; Vittoria Ravagli; Susana Yi Lan; Wong Blacio.

A MILANO “CASA ROSSA”
L’assedio di Cuba




A LAINATE
Il potere della parola




MUSICA A “VILLA REALE” A MONZA
Musica e Stravaganze




Riparte da Monza La V edizione della rassegna di musica antica si apre con tre appuntamenti alla Villa Reale dal 14 ottobre al 16 dicembre 2026. Ingresso gratuito su prenotazione. Monza, 06 Ottobre 2026 Il Festival Musica e Stravaganze, organizzato da EquiVoci Musicali con la direzione artistica di Rachel O'Brien, grazie al contributo dell'Amministrazione comunale monzese, apre la V edizione con tre appuntamenti nel Teatro di Corte e nel Salone d'Onore della Villa Reale di Monza. Tre appuntamenti originali che esplorano i temi dell'Amore, del Viaggio e della Natura. «La musica antica non è un reperto da museo, ma una lingua viva che continua a parlarci di ciò che siamo: dell'amore che ferisce e consola, del desiderio di partire e del bisogno di tornare, della meraviglia davanti al creato» dichiara Rachel O'Brien, direttrice artistica del Festival. «Portarla nelle sale della Villa Reale significa restituire a questi luoghi la loro vocazione originaria: essere spazi di incontro, dove la bellezza non si contempla da soli ma si condivide. È così che vogliamo riscoprire i capolavori della musica antica nei luoghi della cultura e fare comunità attraverso la bellezza». «Insieme a EquiVoci Musicali stiamo costruendo da tre anni un percorso che, attraverso la musica, collega la Villa Reale ad altre importanti istituzioni: su tutte, Palazzo Marino a Milano e le ville di delizia brianzole. Quest’anno, ‘Musica e Stravaganze’ si amplia: oltre a confermare l’appuntamento natalizio, ormai immancabile nella programmazione di dicembre, annunciamo altri due concerti autunnali di grande qualità, con artisti e ospiti di caratura internazionale, che scelgono Monza come luogo in cui esibirsi e incontrare il pubblico – commenta l’Assessora alla Cultura, Arianna Bettin - questa decisione va a rafforzare una florida collaborazione e l’impegno di questa amministrazione per la diffusione della cultura musicale in ogni sua forma. I concerti di Equivoci Musicali completano e arricchiscono una programmazione concertistica annuale costruita con cura e in sinergia tra Comune e privato culturale, per offrire finalmente stagioni corrispondenti alle esigenze di un capoluogo come Monza. La musica diventa così anche una chiave preziosa per scoprire, ammirare e vivere i luoghi della nostra città, mettendo in relazione il patrimonio culturale con la contemporaneità. È il caso del Teatro di Corte della Villa Reale, uno spazio di straordinaria bellezza, restaurato e restituito alla città da pochi anni, che torna ad accogliere concerti e persone». Mercoledì 14 ottobre alle ore 21.00, nel Teatro di Corte, Elisabetta de Mircovich e Matteo Zenatti aprono la rassegna con Amor Scortese, un percorso musicale e drammaturgico che racconta la sofferenza d'amore dalla nascita del fin'amor nel XII secolo fino alle sue risonanze moderne: un viaggio che mette in dialogo trovatori, Minnesänger, liriche medievali e madrigali rinascimentali, con incursioni nel Novecento fino alla new wave. A seguire, venerdì 27 novembre alle ore 21.00, sempre nel Teatro di Corte, l'Ensemble Terra Mater, un collettivo di giovani polistrumentisti che unisce competenze performative, ricerca etnomusicologica e sensibilità teatrale, presenta Odýsseia, uno spettacolo-concerto che intreccia musica, teatro e immagini per raccontare il viaggio di Ulisse come metafora del viaggio umano: curiosità, smarrimento, ospitalità e ritorno. Per Natale, mercoledì 16 dicembre, il Salone d'Onore ospita un concerto in doppia replica, alle ore 17.00 e alle ore 21.00, con interpreti di assoluta eccellenza e di riconosciuta caratura internazionale: Marco Scorticati, Sara Campobasso, Gaetano Nasillo e Luca Oberti, che appartengono a una generazione di specialisti del repertorio antico che coniuga virtuosismo strumentale, rigore filologico e una vasta esperienza concertistica, orchestrale e discografica. Il programma, intitolato Il Cielo che canta, esplora il simbolismo degli uccelli nella musica barocca: le imitazioni del canto, le figure ornamentali che evocano l'ascesa verso il cielo e le pagine che restituiscono la profondità dello spirito, in dialogo con il tema del Natale. Il concerto vede la partecipazione straordinaria del mezzosoprano Rachel O'Brien. L'ingresso ai concerti è gratuito con prenotazione su Eventbrite. Dopo l'appuntamento natalizio, la rassegna proseguirà anche nel 2027, toccando diversi comuni, ville e giardini storici del territorio del Nord Milano, della Brianza e della Provincia di Lecco.



Programma
Amor Scortese Schiavitù d'amore dai trovatori alla new wave Mercoledì 14 ottobre 2026, ore 21.00 Teatrino di Corte della Villa Reale Elisabetta de Mircovich e Matteo Zenatti Odýsseia. 

Venerdì 27 novembre 2026, ore 21.00 Teatrino di Corte della Villa Reale Ensemble Terra Mater Il Cielo che canta Trilli d'uccelli e voli dello Spirito. Mercoledì 16 dicembre 2026, doppia replica alle ore 17.00 e alle ore 21.00 Salone d'Onore della Villa Reale Marco Scorticati, Sara Campobasso, Gaetano Nasillo, Luca Oberti con la partecipazione del mezzosoprano Rachel O'Brien Spettacolo incluso nella rassegna degli eventi natalizi 2026 promossi dal Comune di Monza 

Informazioni www.equivocimusicali.com
Contatti stampa Rachel O’Brien 349 8523022 direzione@equivocimusicali.com 

sabato 10 ottobre 2026

ESERCITAZIONI DI GUERRA
di Angelo Gaccione



A parte Wanna Marra che ne ha dato notizia su “il Fatto Quotidiano” di giovedì 8 ottobre, dell’esercitazione militare nucleare sui cieli italiani prevista dal 13 al 20 ottobre, non si è visto altro da nessuna parte: telegiornali compresi. Eppure dovremmo essere tutti allarmati: partiti, sindacati, parrocchie, movimenti sociali, associazioni culturali, organizzazioni ambientali, naturalistiche, universitarie, difensori di ogni specie vivente, categorie professionali di ogni tipo e, a maggior ragione, i padri di famiglia, le mamme, i nonni. Queste esercitazioni sono di una gravità estrema e vengono proposte in uno scenario mondiale pericolosissimo. Fermarle richiederebbe una mobilitazione generale e permanente; lo sciopero generale ad oltranza per mostrare alla nazione intera la piega che il Governo di Giorgia Meloni ha preso e il macello verso cui sta conducendo un intero popolo. Anche il suo di popolo, quello che ha votato per il suo partito. Saggezza vorrebbe che non si alimentasse l’incendio, ma le poche voci di lucidità e di buon senso vengono sommerse da un coro guerrafondaio possente e invasivo che non promette nulla di buono. Appare sempre più evidente che, come nel celebre dipinto di Bruegel, in questo tempo sospeso verso l’abisso, i pazzi guidano i ciechi.
 

 

 

 

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