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UNA NUOVA ODISSEA...
DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES
Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.
Angelo Gaccione
LIBER
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
venerdì 31 luglio 2026
Come ormai noto, due progetti funzionali alla logistica di
una prossima guerra mondiale - annunciata da numerosi capi di Stato –
potrebbero avere base a Trieste. Da una parte vi è l’Imec (Corridoio India –
Medio Oriente – Europa), che nel Mediterraneo avrebbe come fulcro il
collegamento tra il porto militare israeliano di Haifa e quello di Trieste.
Dall’altra l’Iniziativa Three Seas o Trimarium, che in funzione antirussa punta
ad unire gli stati che si si affacciano su Mar Nero, Baltico e Adriatico,
assegnando a Trieste un ruolo strategico. Non stupisce, dunque, che da Trieste
passino mezzi militari destinati al riarmo della Malesia, con le crescenti
tensioni che riguardano l’Estremo Oriente, dove gli Usa puntano all’accerchiamento
della Cina e a tal fine si stanno servendo del rapporto con diversi paesi
dell’area. Ricordiamo a proposito le parole del presidente della Camera di
Commercio, Antonio Paoletti, nel febbraio 2024, secondo cui sarebbe auspicabile
che il porto di Trieste “diventasse una base Nato essendo posto in una regione
cruciale per il contenimento cinese, sia in termini economico-commerciali sia
in caso di un eventuale conflitto mondiale”. In tempi nei quali,
giustamente, si discute pubblicamente di come tutelare l’assetto autonomo e di
porto franco del nostro scalo, rispetto alla sciagurata riforma centralista
portata avanti dal governo Meloni, vogliamo ribadire un’altra specificità di
Trieste. Se l’Allegato Ottavo al Trattato di Pace di Parigi fonda il regime di extradoganalità,
l’Allegato Sesto, così come la Risoluzione 16/1947 del Consiglio di Sicurezza,
stabilisce la smilitarizzazione e la neutralità del Territorio Libero di
Trieste. Perché quello che vale per gli affari e il commercio non può valere
per la pace? Su tutto ciò abbiamo rivolto, a giugno, una lettera aperta
all’attuale presidente dell’Autorità Portuale, il dottor Consalvo, senza
ottenere risposta. La alleghiamo al presente comunicato. Per ciò che ci
riguarda andremo avanti a mobilitarci perché il porto di Trieste non sia un
anello della terza guerra mondiale, ma un avamposto di pace, in conformità al
diritto internazionale, in adempimento alle tragiche lezioni della storia e in
nome, soprattutto, della difesa stessa dell’umanità e dei popoli del pianeta.
TECNOLOGIA FINANZA E GUERRA
di Mark Jakob
Come si passa dalla società politica
al Brave New World, il mondo post-politico dominato dalle macchine
e da una oligarchia tecnologico-finanziario-militare? La risposta la dà
l’autore del commento in oggetto: creando una società di creduloni. E come si
crea una società di creduloni? Per esempio, attirando la gente nelle sale
scommesse online, dove si può scommettere su tutto.
Trattandosi, per volontà di Trump, di mercati non regolamentati, l’insider
trading vi impera, e con esso le fregature per i più, ai quali basta
però un piccolo guadagno ogni tanto per assuefarsi. In realtà gli stessi
episodi raccontati dall’autore sono avvenuti nei mercati regolamentati, e per
importi, a quanto pare, superiori. Il tratto comune di questi episodi è
l’imbeccata che arriva da Trump, il quale anche in questo modo si
arricchisce, e lascia la sua impronta sull’istupidimento delle masse. A onor
del vero, va detto che la trasformazione di Wall Street in una sala giochi
in cui le carte per l’élite bancario-finanziaria sono segnate, non
ha inizio con Trump, ma con Reagan e il suo banchiere centrale Greenspan, i
quali scoprirono che i crolli di borsa possono essere rapidamente ribaltati
creando più moneta – la cosa è stata poi teorizzata da Bernanke, il banchiere
centrale di Dabliu Bush e di Obama. La manipolazione dei mercati da parte delle
autorità non è fenomeno meno grave della manipolazione ad opera delle
cosiddette mani forti; in gergo si chiama “moral hazard”, e accade quando, come
si legge sull’IA di Google, "un soggetto assume rischi maggiori o si
comporta in modo meno prudente, sapendo che un altro soggetto si farà carico
delle conseguenze negative”. Che lo sforzo maggiore per l’istupidimento delle
masse avvenga nei mercati regolamentati, piuttosto che nelle sale scommesse,
è testimoniato anche dall’iniziativa trumpiana, sostenuta con il solito
zelo da Bessent, di coinvolgere nel gioco di borsa i bambini fin dalla nascita - nel mondo orwelliano in cui viviamo si chiama educazione al senso civico.
[Franco Continolo]
I mercati delle previsioni sono l'esempio perfetto di come
Donald Trump e gli oligarchi che cospirano con lui stiano costruendo una
società di ingenui, una società di creduloni. Questi mercati sono sale
scommesse online sotto mentite spoglie. Permettono alle persone di scommettere
su una vasta gamma di domande, da "Chi sarà il prossimo primo ministro
dell'Etiopia?" a "Dove si posizionerà 'Janice STFU' di Drake nella
classifica Billboard Hot 100 del 1° agosto 2026?". I mercati delle
previsioni sono talvolta descritti come una testimonianza della "saggezza
della folla", ma tale saggezza ha i suoi limiti. Questi mercati sono
notoriamente vulnerabili all'insider trading, il che significa che chi
controlla gli eventi o ha informazioni riservate su ciò che accadrà può
realizzare profitti enormi. Trump, che ama le opportunità di denaro sporco e
non trasparenti come le criptovalute e i mercati delle previsioni, ha chiarito
la sua posizione. Vuole che la Commodity Futures Trading Commission abbia
"l'autorità esclusiva" sui mercati delle previsioni, senza alcuna
regolamentazione da parte degli stati. “Non possiamo permettere che individui
spregevoli come Chris Christie, Letitia James, Tim Walz e JB Pritzker dettino
le regole!”, ha scritto Trump a maggio.
Il presidente della CFTC nominato da Trump, Michael Selig,
non sembra proprio un garante. Questo mese ha elogiato i mercati di previsione
definendoli “un interessante strumento di copertura” che aiuta le aziende a
“gestire il rischio”. Anche il figlio maggiore del presidente, Donald Trump
Jr., ne è un sostenitore. Ha legami finanziari con i due principali mercati di
previsione: è investitore e consulente non retribuito di Polymarket e
consulente retribuito di Kalshi. Anche i principali media sono complici. CNBC e
CNN trattano i dati di Kalshi come se fossero notizie e hanno entrambe accordi
finanziari per promuovere l'azienda. Secondo un eccellente reportage di Aaron
Rupar e Judd Legum, CNBC a volte omette di rivelare questo legame quando parla
di Kalshi. CNBC afferma di rivelare il suo legame finanziario solo quando è
“direttamente rilevante per la notizia”.
L'accordo tra CNN e Kalshi è esclusivo, il che significa che
CNN non può citare altri mercati di previsione nelle sue trasmissioni, ha dichiarato
una fonte interna all'emittente al New Yorker. Se la copertura delle scommesse
di Kalshi fosse davvero una notizia e non solo un subdolo product placement,
perché CNN non cita occasionalmente anche altri mercati di previsione?
Mentre CNBC e CNN continuano questa grave distorsione della
loro missione giornalistica, altre testate giornalistiche stanno svolgendo un
ottimo lavoro nell'esporre i modi in cui questi mercati rendono il nostro
Paese più disonesto e sfruttatore. Tra le rivelazioni più schiaccianti: secondo
un'analisi del Wall Street Journal, circa lo 0,1% dei conti su Polymarket
raccoglie circa due terzi dei profitti. Con una tattica incredibilmente
scorretta, Polymarket ha creato siti "clone" sui quali influencer dei social
media effettuavano scommesse false prima di pubblicare video con
messaggi del tipo: "Ho appena trasformato 500 dollari in 100.000
dollari". L'Associated Press ha riportato: "Un gruppo di nuovi
account sul mercato delle previsioni Polymarket ha piazzato scommesse molto
specifiche e tempestive sull'eventualità che Stati Uniti e Iran raggiungessero
un cessate il fuoco il 7 aprile, ottenendo centinaia di migliaia di dollari di
profitto... Almeno 50 account, o portafogli, hanno piazzato scommesse
consistenti sul Sì martedì, prima che Trump annunciasse il cessate il
fuoco in un post su Truth Social intorno alle 18:30 ET. Queste sono state le
prime scommesse piazzate da questi specifici portafogli".
Alcuni mercati delle previsioni permettono di scommettere
sugli incendi boschivi. "Gli esperti lanciano l'allarme", afferma la
CNN. "Temono che ciò possa incentivare gli incendi dolosi." Kalshi
inizierà presto ad accettare scommesse sui risultati delle sperimentazioni
cliniche sui farmaci. Non ci può essere niente di male, giusto? Si sospetta che
l'operatore del teleprompter di Trump abbia usato le sue
informazioni riservate per vincere più di 100.000 dollari scommettendo su
Kalshi riguardo a ciò che il presidente avrebbe detto nei suoi discorsi
principali. Spotify ha rimosso circa 500.000 stream dal brano
"Earrings" di Malcolm Todd dopo che il suo ottimo successo in
classifica è stato collegato a manipolazioni legate alle scommesse Kalshi.
Polymarket paga degli influencer per
inserire il suo prodotto nelle conversazioni sui social media. Tra questi: l'ex
giornalista di Politico Rachael Bade, l'ex deputata Marjorie Taylor Greene,
l'attivista anti-trans Riley Gaines, il commentatore di sinistra Brian
Krassenstein e il podcaster di destra Benny Johnson (anch'egli finanziato dalla
Russia, presumibilmente a sua insaputa).
Il miliardario Peter Thiel, l'uomo dietro la carriera
politica di JD Vance, è un importante investitore di Polymarket.
L'avidità del team di Trump e dei media mainstream ha
permesso ai mercati di previsione di sottrarre denaro a molte persone,
consentendo al contempo a pochi di trarre profitto in silenzio da schemi
loschi. CNBC e CNN non sono le uniche emittenti con legami con i mercati di
previsione. Polymarket ha una partnership con Dow Jones, editore del Wall
Street Journal, sebbene sia opportuno precisare che alcuni degli articoli più
negativi sui mercati di previsione siano apparsi proprio sul WSJ. Polymarket ha
inoltre un accordo di collaborazione con Substack, la piattaforma di
pubblicazione di questa newsletter, sponsorizzata da COURIER Newsroom. Non ho
mai avuto a che fare con alcun mercato di previsione e mi impegno a non
accettare mai i loro soldi. Se vedete un giornalista o un influencer che
pubblica commenti positivi su un mercato di previsione sui social media, chiedetegli
nei commenti se ha qualche legame finanziario con esso. Io l'ho fatto e intendo
farlo più spesso.
I mercati di previsione, così come sono gestiti attualmente,
sono profondamente inaffidabili.
TOGLIATTI E RINASCITA

Palmiro Togliatti

Condivido una parte della riflessione di Astengo sulla
funzione “pedagogica” del partito, sul rapporto tra moralità e politica, etc.,
ma la visione di Astengo mi sembra un po’ troppo trionfalistica, nostalgica e
agiografica. Ricordo almeno tre cose: 1) la “doppiezza” togliattiana, che tra l’altro
fece approvare a Togliatti e alla stragrande maggioranza del PCI l’invasione
dell’Ungheria nel 1956 da parte delle truppe del Patto di Varsavia; 2) sul
rapporto politica-cultura ricordo la polemica Vittorini-Togliatti, dove
Vittorini rivendicava giustamente la libertà della cultura e degli
intellettuali che non dovevano essere cagnolini ubbidienti del Partito, non
dovevano quindi “suonare il piffero della rivoluzione”; 3) ricordo alcuni
articoli di Togliatti su “Rinascita”, in cui il “Migliore” si scagliava con
estrema durezza contro l’arte e gli artisti non collimanti con i diktat del
cosiddetto “realismo socialista”.
Franco
Toscani - saggista
giovedì 30 luglio 2026
PEDAGOGIA POLITICA
di Franco Astengo
Da qualche tempo si ritrova online la presenza di “Rinascita”,
nuova edizione della rivista ideologica e culturale del PCI che (fondata da
Togliatti) fu edita tra il 1944 e il 1991. Una rivista che svolse una funzione
fondamentale al riguardo dell’educazione politica non soltanto rivolta ai
militanti ma al complesso dell’intellettualità e del protagonismo politico
presente, in varie forme, in quegli anni. Uno dei pregi, quello che mi preme
sottolineare in questa occasione, della rinnovata edizione online è quello di
conservare (con una consultabilità molto semplice) l’intera collezione storica
della rivista prima mensile e poi settimanale. Pur con tutte le criticità del
caso e le contraddizioni che via via si incontrarono per strada (e che diedero
origine anche a importanti posizioni alternative come nel caso de “il Manifesto”)
dalla lettura di questo prezioso archivio non si può, in sede di analisi
storica, non riprendere l’idea di una funzione “pedagogica” del Partito. Una
funzione pedagogica della “cultura politica” oggi completamente assente nella
disponibilità culturale dei soggetti in campo in questo momento storico. Una
completa assenza quella di una cultura politica in funzione anche pedagogica
che si nota in un momento in cui la complessità delle contraddizioni e
-soprattutto - del loro intreccio nell’agire sociale richiederebbe di essere
affrontata con un rinnovamento della teoria della trasformazione radicale e del
progetto di società.
Il PCI rappresentava
un partito soggetto di acculturazione di massa in una fase nella quale la
politica si collocava al vertice delle attività umane e appariva in grado di
elaborare un’originale teoria delle sovrastrutture. Il marxismo era considerato
una concezione del mondo rivolta a cogliere le possibilità storicamente date
nella prassi sociale. In queste emerse un vero e proprio dato di “concretezza”
nell’azione politica. La linea del PCI fu orientata, nel corso dei decenni
centrali del secolo scorso e fino alla vigilia della liquidazione del partito,
da almeno quattro grandi coordinate strategiche, che possono essere così
riassunte:
1) Il rapporto tra la
teoria e la prassi.
Questo elemento ha
rappresentato un punto decisivo nell'identità del PCI, legato all'idea dello sviluppo
delle forze progressive, di una scienza in grado di produrre una tecnica su cui
basare una linea di sviluppo “naturalmente” progressista.
In quest’ambito
avveniva la rivalutazione del cosiddetto “intellettuale organico” (nella
definizione gramsciana), cui Togliatti aveva affidato la concretizzazione della
linea politica. Questo punto è quello che meriterebbe oggi il maggior impegno
di lavoro teorico essendo mutato radicalmente il principio della linea di
sviluppo “naturalmente” progressista, recuperando anche il ruolo degli
intellettuali ormai ridotti a predicatori televisivi;
2) L’intreccio tra
politica e cultura.
Un intreccio molto
stretto, al limite dell'indissolubilità, quello tra politica e cultura, con una
concezione della cultura di tipo “classico”, di studi robusti e solidi,
riservando alla base sociale il livello “nazional-popolare”.
Se mi è consentito un
giudizio a posteriori: è stato proprio questo il punto più fecondo della
“doppiezza” tanto evocata a sproposito in tempi successivi (e non tanto
l’ambiguità tra l’idea rivoluzionaria e la prassi socialdemocratica; anche se
questo elemento esisteva traducendosi alla fine in una idea di partito radicale
di massa).
La consultazione
dell’archivio di Rinascita (come l’analoga operazione che può essere svolta
rispetto ad altri strumenti culturali della sinistra dell’epoca) fa comprendere
come si riflettesse su di una scansione ben definita rispetto agli obiettivi da
raggiungere. Fu attraverso il rapporto stretto tra politica e cultura che, in
particolare nella strategia togliattiana avvenne la selezione dei quadri
dirigenti: mentre per la classe operaia questa stretta relazione tra politica e
cultura, risultò alla base della ricerca del riscatto sociale;
3) La relazione tra
ideologia e razionalità politica.
La continua ricerca
della trasformazione in linea politica dell’ideologia può far definire il PCI
come un partito “neoilluminista”, fortemente impregnato di positivismo e
contrario all’idealismo (questo elemento presenta oggi quella criticità già richiamata
circa la necessità di dismettere l’ipotesi di “linearità” di sviluppo per forze
ormai non più naturalmente progressiste).
In realtà il PCI
presentava al suo interno una molteplicità di modelli culturali (si pensi alle
diverse case editrici cui il partito faceva capo, al di là delle “ufficiali”
Rinascita e, successivamente, Editori Riuniti) che, appunto, l'applicazione
della linea politica concreta permetteva di far convivere fruttuosamente,
attraverso un meccanismo davvero definibile appunto come “neo – illuminista”
(non a caso Togliatti amava Voltaire e fu autore di una delle più importanti
prefazioni edite in Italia del “Trattato della tolleranza”);
4) Il peso del
filtro della concezione di classe nell’agire politico. Questo fattore è stato
sicuramente presente, in una dimensione massiccia, sulla realtà operativa del
Partito fino agli anni ’70 inoltrati. Era sulla base della concezione di classe
applicata all’agire politico che si realizzava, ad esempio, il rapporto tra
trasformazione e gestione nell'iniziativa quotidiana del partito, all'interno
delle istituzioni, nell'amministrazione pubblica, nella guida delle Regioni e
degli Enti Locali. Un dato anche questo completamente smarrito con il procedere
della trasformazione nella struttura dei partiti con la riduzione drastica del
rapporto di massa in una società sempre più sfrangiata , l’emergere della
personalizzazione (colpevolmente esaltata anche dai meccanismi elettorali
dell’elezione diretta) il completo abbandono a una idea prima della “democrazia
del pubblico” e adesso nella sua versione di “democrazia recitativa” (da lì
all’autoritarismo il passo è breve: con le porte spalancate alla destra).
5) Ancor maggiore
importanza il filtro della concezione di classe sull'agire politico lo ebbe
nello stabilire la relazione tra moralismo e rigore politico, che stava alla
base della concezione berlingueriana, prima del “compromesso storico” e,
successivamente, dell'alternativa, basata, appunto per iniziativa del
segretario Enrico Berlinguer, sulla “questione morale”, intesa come piena
“questione politica”. Una “questione morale” adesso completamente abbandonata,
anzi vista con sospetto.
REVANCHE
di
Gianmarco Pisa
Distruggere
la memoria per opprimere il presente e condizionare il futuro.
Giunge dai Paesi Bassi la notizia che ignoti hanno
profanato oltre 150 lapidi di soldati sovietici nel cimitero di guerra “Ereveld”
a Leusden, non lontano da Amersfoort, nella provincia di Utrecht. La prima cosa
che colpisce, di fronte a fatti di una gravità, sotto il profilo storico,
culturale e memoriale, di tale portata è la sproporzione tra la gravità del
fatto e la superficialità, persino il pressappochismo, dei commenti e delle
reazioni delle autorità. Le autorità olandesi (spesso, non solo loro) sono
solite classificare incidenti di questo tipo sotto la categoria di “atti di
vandalismo”: la
bravata di qualche stolto, e non, quale invece è, un fatto di palese e, proprio
per questo, preoccupante, carattere politico. È una reazione tipica delle élite,
anche quando “liberali”: non va dimenticato che i Paesi Bassi esprimono oggi un governo prettamente liberale, che potremmo
classificare, secondo le categorie politiche di casa nostra, come un
centrodestra moderato e dalle apparenze rispettabili, guidato dal primo
ministro Rob Jetten (del partito liberale
D66), in coalizione con i liberali del Vvd e i cristiano-democratici del Cda.
Un governo perfettamente allineato ai dettami Usa, Nato e Ue e che, come altri
governi della medesima pasta, perfettamente inquadrati nel contesto dell’imperialismo
euro-atlantico, non solo mostra disprezzo della memoria storica, in particolare
della liberazione dei popoli europei grazie all’eroico sforzo dell’Unione
sovietica, dell’Armata rossa e del movimento partigiano, ma contribuisce anche,
attivamente, a una violenta campagna di russofobia e propaganda antirussa fatta
anche di sanzioni, blocchi e censure. Detto diversamente, la cancellazione
della memoria storica e la campagna di violenta propaganda antirussa, per non
parlare della brutale mistificazione anticomunista ormai in corso da decenni,
servono proprio a questo, a uno scopo ben preciso: cancellare la memoria
storica e politica del movimento di liberazione e di emancipazione dei popoli e
approntare il terreno per ideologie e pratiche politiche reazionarie e
belliciste, al servizio dell’agenda Usa e Nato.

Il Rutto della Nato

A sua volta, l’Ue non è indifferente a questo disegno, come dimostrano i casi sui cui torneremo a breve, ma come attestano anche gli esiti del recente vertice Nato di Ankara, in Turchia, del 7-8 luglio scorsi, e la definizione che l’Unione europea, con esiti perfino grotteschi, dà di sé stessa, come un’architettura istituzionale, un blocco, «complementare e interoperabile» con la Nato. Gli strumenti di questa “damnatio memoriae” regressiva sono, in Occidente, i più diversi e all’ordine del giorno. Intanto, la demolizione dei monumenti: in Ucraina, dopo il colpo di stato di Euromajdan del 2014, in base alla cosiddetta legge sulla “decomunistizzazione”, nel solo 2016, sono stati demoliti ben 2389 monumenti del periodo sovietico, tra cui 1320 statue di Lenin, e rinominati 987 centri abitati; statue monumentali a Stepan Bandera, criminale di guerra e collaborazionista del regime hitleriano, sono state erette a L’viv (Leopoli), Ivano-Frankivsk e Ternopil; un intero Museo è stato dedicato a Yevhen Konovalec, fascista e fondatore dell’Organizzazione dei nazionalisti ucraini (Oun), a Zaškiv, presso Leopoli, sua città natale; perfino alla Divisione “Galizia” delle Waffen SS sono state intitolate strade a Ivano-Frankivsk e Ternopil ed eretta una scultura in una sezione dedicata del cimitero di Lyčakiv, a Leopoli. Tuttavia, la cosiddetta “decomunistizzazione” ha riguardato e riguarda, in forme diverse da Paese a Paese, tutti gli Stati della cosiddetta “nuova Europa”, già socialisti e via via integrati nelle strutture della Nato e della Ue. Vi è poi la riscrittura della storia: in questo caso la completa menzogna storica diventa addirittura verità ufficiale.
Il 19 settembre 2019, il
Parlamento europeo è giunto ad approvare un’incredibile “Risoluzione
sull'importanza della memoria europea per il futuro dell'Europa” che pretende
di equiparare nella responsabilità storica oppressori e liberatori, affermando
«il riconoscimento del retaggio europeo comune dei crimini commessi dalla
dittatura comunista, nazista e di altro tipo» - senza distinzione alcuna - e
addirittura stabilendo che «la Seconda guerra mondiale [...] è iniziata come
conseguenza immediata del famigerato trattato di non aggressione
nazi-sovietico», sorprendentemente eludendo le responsabilità storiche e
politiche del regime hitleriano. Irricevibili del resto sono i tentativi di revisionismo,
riduzionismo o negazionismo che vorrebbero ridimensionare o cancellare il
contributo della Resistenza e del movimento partigiano per la liberazione dei
popoli d’Europa.
Ha tutto ciò a che fare con la profanazione delle lapidi sovietiche?
Evidentemente sì. Da decenni le élite occidentali sono impegnate
in una capillare strategia di cancellazione della memoria e di riscrittura
della storia, in una virulenta e mistificatoria campagna di propaganda
antisovietica e anticomunista. La profanazione delle tombe, la distruzione
delle lapidi, la rimozione dei monumenti, la ridenominazione di strade e
piazze, la riscrittura dei manuali scolastici di storia sono conseguenza
diretta della rinnovata politica di potenza delle élite europee e atlantiche, che
non esita a manipolare e falsificare la storia e la memoria per coltivare veri
e propri deliri di potenza e di guerra.
Riferimenti:
1. Sam
Sokol, “Ukraine’s new memory czar tones down glorification of war criminals”,
The Times of Israel, 23 giugno 2020:
timesofisrael.com/ukraines-new-memory-czar-tones-down-glorification-of-war-criminals.
2. Cnaan
Liphshiz, “Jewish community protests after plaque honoring SS officer unveiled
in Estonia”, The Times of Israel, 30 giugno 2018: timesofisrael.com/jewish-community-protests-after-plaque-honoring-ss-officer-unveiled-inestonia.
3. “In
Estonia via i monumenti sovietici dalle zone russofone”, Europa Today, 17
agosto 2022:
europa.today.it/attualita/estonia-monumenti-sovietici-ordine-pubblico.html.
4. Sulle
problematiche della decomunistizzazione, cfr. Eric Brahm, Lustration, Beyond
Intractability, Conflict Information Consortium, University of Colorado,
Boulder, giugno 2004: beyondintractability.org/essay/lustration. L’autore
definisce significativamente la decomunistizzazione (lustracija), «una modalità
particolarmente ottusa (very blunt) di giustizia di transizione».
5. G.
Pisa, “9 maggio: la Giovane Guardia e la Lotta di Liberazione”,
L’Antidiplomatico, 09 Maggio 2026: lantidiplomatico.it/dettnews 9_maggio_la_giovane_guardia_e_la_lotta_di_liberazione/45289_66781.
Ai temi dell’importanza dei luoghi della cultura e della memoria ai fini della
promozione della pace sono dedicati anche gli sviluppi del progetto
H.E.R.M.E.S. (Heritage-based Education and Research Measures for Empowerment
and Sharing) per Corpi civili di pace: corpicivilidipace.com.
POESIA
di Carlo Di Legge
Stefano
Taccone, docente di Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di belle arti
di Macerata e critico d’arte, ha prodotto un numero consistente di pubblicazioni.
Taccone ha scritto anche testi di narrativa e di poesia e perciò siamo qui a
dirne; da questi si evince l’atteggiamento radicale, che forse fa il paio, in
arte, con lo studio delle avanguardie e la ricerca sulle forme della
contestazione. il suo rifiuto del compromesso si conferma già dal titolo di
quest’ultimo libro di poesia: Poco più
che spam, e chi apre il libro e legge, se legato in qualche modo alla poesia come arte, resterà inorridito: si
domanderà se questo sia poesia, e
credo che sia proprio quel che l’autore cerca: la provocazione. Avendo
assistito più volte a sue letture di testi, sono in grado di confermarlo ma non
mi si fraintenda, a questo punto sarebbe facile: a chi ha la ventura di parlare
con lui, l’autore ispira niente di sgradevole, nulla di arrabbiato – ma
disponibilità e vera cordialità, rispetto per l’altro, assoluta mancanza di
attitudini da esibizione, una giusta, equilibrata presenza, che sconfina
talvolta nella mansuetudine e nell’umiltà. Sembra evidente che, allora, tanto
l’interesse e la propensione per le differenze un certo tipo di novità in arte
– e non solo – portati anche in poesia, siano dovuti a una forma di onestà,
hanno a che fare con la politica e con quel che Taccone ritiene sia meglio per
la società.
Una buona spiegazione del titolo la
fornisce la prefazione di Eugenio Lucrezi, egli stesso poeta proteiforme e figura
di rilievo, non solo a Napoli: non è un caso che egli si sia occupato del libro
– dove egli scrive che spam è
“termine che si deve alla contrazione di Spiced
Ham… diventato sinonimo di messaggio indesiderato e ripetuto” (con
riferimento a una gag tv, datata
1970, dei Monty Python). Cioè “Lo
stesso che si para dinanzi al lettore” del libro di Taccone: “Gli spam del titolo… non si riferiscono in
senso autoironico al contenuto del libro, o non soltanto; bensì alla non
perimetrabile cascata di afferenze percettive che sommerge lui, l’umano Stefano
Taccone, e tutti noi…”. L’autore, scrive ancora Lucrezi, ci racconta di “questo
mondo impazzito… con gli strumenti dell’ironia e con la forza del comico, che
son da sempre le armi più affilate dell’intelligenza”.
Se poi entriamo nella girandola
dei testi in versi, si evidenziano i motivi della poetica (se si può ancora
chiamarla così – il prefatore sembra confermarlo): elementi del parlare
quotidiano, anche dialettale, di Napoli, misti a termini stranieri ormai consueti
nel nostro conversare; argomentazioni talmente ovvie e trite da incorrere
volutamente nel becero; repertori e dialoghi del senso comune più intollerabile.
Nella costruzione corretta di sintassi s’infilano giochi assurdi di parola, con
effetti stridenti sul semplice buon senso (da Parigi è una vaiassa: “… un Bacco puffo/che ha voltato la cena a
festino/tutti i baccanti vengono a galla/per deglutire le acque della Senna…”; e
poi, nello stesso testo ma senza apparente nesso, “secondo te chi vince/tra un
leone e un elefante?/secondo te chi è più veloce/tra te che vai in
bicicletta/ed io che sono un fante?”.
Tanto tutto va bene, o così sembra:
perché, continuando, si legge:
Di che ti
lamenti?
godi
fanciullo questi giochi
perché i
prossimi saranno
ben
altrimenti seri
si
faranno col fucile in spalla
tu sarai
protagonista
e
pazienza se farà malissimo
vedrai
pochi secondi e poi passa…
ecco, si parava anche (non solo)
a questo; il che implica momenti di umorismo, non estravaganti, riusciti anche
dal punto di vista del senso comune, come nei Curricola esemplificativi o nel poemetto – tragicomico – Tra i miei alunnə (s’intende
che la e rovesciata o schwa,
come si sa, non sta soltanto, oggi, come simbolo fonetico ristretto alla
linguistica); trovate argute, come in Divine
azioni. Ma si ravvisa, come si diceva, anche una posizione
politica e sociale. Credo sia l’ultima sembianza da me incontrata dello stay woke,
senza riferire l’espressione soltanto alle disuguaglianze sociali e al razzismo
ma all’essere reattivi a tutte le innumerevoli, continue ingiustizie; con una
buona dose di auto-ironia aggiunta. Anche questo è fuori luogo, perché è ormai stato
tradito dai suoi stessi fautori? Quindi l’idea è stata, sì, squalificata –
insomma, ci provano – e l’espressione woke
vien messa alla berlina: ma da chi e perché? la si usi bene, l’idea,
guardandosi intorno – ci sarebbe di meglio?
Se c’è, non lo abbiamo mica trovato, o visto, a meno che non si finisca
con il credere al tanto peggio tanto
meglio. Ѐ
un po’ la storia della democrazia rappresentativa, se non è proprio la stessa
cosa o un aspetto. Ma qui sarebbe facile divagare.
Credo che Taccone, critico d’arte
giovane ma già scafato, scriva in questo modo per rivolgere un messaggio molto
preciso: quel che egli ritiene sia la
poesia oggi e, certo, come egli ritiene di poter scrivere poesia oggi. Perché
no? Ovvio che si possa non essere d’accordo, la poesia non soltanto sembra
accogliere tutti, ma, anche, lo stesso autore potrebbe produrre versi in tanti
modi del tutto di-versi.
Credo sia senz’altro un bene, se
in Italia circa tre milioni di persone scrivono magari per pubblicare, quando il
fatto attesti un buon grado di civiltà e di consapevolezza. Ma non lo è, quando
la gente si ammala di falsi presupposti, di sentieri presto e male interrotti,
di aspettative tossiche. Invece, anche dove non dovrebbe, piove spam. Di questo libro, il titolo, la
lettura, dovrebbero essere utili, con la loro spinta provocatoria, a far
riflettere di continuo sul perché si scrive e non soltanto sul come lo si fa:
allora, dentro e oltre l’ironia diffusa, se ne può intendere la serietà: questa
poesia viola le condizioni standard della community… questa poesia non è mai
esistita.
Stefano
Taccone
Poco più che spam
Macabor
ed. 2026
mercoledì 29 luglio 2026
TIMIDEZZA E DIRITTI
di Franco Astengo
La
sinistra ha l’obbligo di scrollarsi di dosso la timidezza proclamando la
propria totale estraneità alla deriva securitaria-repressivo-razzistica
prerogativa di questo governo e tratto distintivo del suo populismo. Populismo
del resto reclamato a gran voce dal coro dei mezzi di comunicazione di massa.
1.- La sinistra, prima di tutto,
deve rivendicare l’eredità morale e politica della presenza dei suoi partiti
storici all’Assemblea Costituente. La Costituzione è stata scritta in nome
della Resistenza e dell’Antifascismo e questo fatto deve essere reclamato
sempre, in premessa di qualsiasi intervento in tema di eguaglianza e diritti;
2.- La sinistra ha l’obbligo di
far discendere qualsiasi intervento in materia dall’articolo 3 della
Costituzione e dal suo primo comma “tutti i cittadini hanno pari dignità
sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzioni di sesso, razza,
lingua, religione, opinioni politiche e condizioni personali e sociali”
3.- Sulla base di quanto stabilito
dall’articolo 3 della Costituzione ne deve derivare una strategia dei diritti
che la Sinistra rivendichi in ogni occasione: il diritto alla vita e
all’integrità fisica, il diritto all’integrità morale, il diritto all’immagine,
il diritto al nome, il diritto alla riservatezza, l’inviolabilità del
domicilio, la pari dignità sociale
4.- La sinistra deve trovare la
capacità di distinguere tra “sicurezza” e “ordine pubblico”. “Sicurezza” e
“Ordine Pubblico” sono obiettivi perseguiti da organismi dello Stato che debbono
essere posti in condizione di operare restando strettamente all’interno di
quella strategia dei diritti le cui linee sono state appena tracciate anche in
questo testo. Va respinta ogni illazione diversa al proposito, operando per
garantirne il rispetto nella piena consapevolezza che nella storia d’Italia
molto spesso la teoria e la pratica dei diritti è stata violata soprattutto a
danno dei lavoratori e delle categorie economicamente e socialmente
svantaggiate (se pensiamo in particolare alla repressione delle lotte operaie e
contadine).
5.- La divisione dei poteri è
punto inalienabile della struttura dello Stato democratico. L’indipendenza
della Magistratura appare a questo proposito fondamentale, va difesa e
rilanciata nel pieno rispetto dell’art.102 comma 1 della Costituzione.
Sono queste le basi inviolabili
sulle quali la Sinistra deve fondare la sua azione e la sua iniziativa: non
esiste nessuna necessità particolare di occuparsi di queste delicate materie
senza circoscrivere eventuali iniziative anche legislative all’interno del
perimetro tracciato dal dettato costituzionale. Questo punto va affermato con
grande chiarezza e senza essere timidi nel rivendicarlo sempre e comunque.
PENSIERI VAGABONDI
di Angelo Gaccione
“Se la nostra vita è vagabonda, la nostra memoria è
sedentaria” ha scritto Marcel Proust, e la mia
memoria diventa sedentaria tutte le volte che ritorno in certi luoghi. Non
posso farne a meno. In questo momento, poi, dal terrazzo su cui sono seduto ho
un perimetro visuale che mi riconduce a vite che hanno avuto a che fare, e una
lo ha tuttora, con la mia. Sulla destra, il palazzo con l’appartamento
all’ultimo piano (il quarto) dove veniva a passare le sue vacanze estive un mio
amico - noto giornalista e critico teatrale - con la moglie. Si affaccia sui
binari della ferrovia, ma la lunga balconata che corre per l’intero isolato,
gli permetteva comunque di allungare lo sguardo verso il mare. Questa volta vedo
che ci sono dei vasi ben tenuti, segno che qualcuno ci viene a fare le vacanze.
Ignoro se siano le nipoti, la figlia col marito o dei turisti a cui è stato
ceduto in affitto per i mesi estivi. C’è comunque vita, non la sua, ma c’è
vita. Forse lo hanno lasciato intatto l’appartamento, forse lo hanno
completamente spogliato e riammobiliato, e di lui non è rimasta traccia. Così
avviene a tutte le vite che se ne vanno e non vi rimane impronta. È la cosa che
mi ha sempre ferito di più delle vendite di case, dello svuotamento di esse,
delle loro trasformazioni radicali: come se non vi si fosse rappreso nulla.
Sulla sinistra, al secondo piano di un palazzo più datato, la persiana verde
che affaccia su un pezzo di balcone è chiusa come lo scorso anno. I vasi hanno
piante rinsecchite e mettono tristezza. Come le persiane finte dipinte sui lati
della facciata come si vede su tante case liguri. La padrona che l’abitava era
di origini piemontesi e mia moglie scambiava con lei qualche parola dal balcone
di fronte. Il marito era anziano come lei. Può darsi che non siano più in vita;
può darsi che non abbiano più la forza di viaggiare; può darsi che non abbiano
eredi. Quel che è certo è che la casa e muta, serrata e senza vita. Di fronte ho
il mare. Sul lato di destra vedo l’isola di Gallinara (dicono che somigli al
guscio di una tartaruga) e la punta della penisola di Albenga. Una bellissima e
sorprendente città che ero andato a visitare proprio perché c’è nato un mio
anziano amico. Da lì gli telefonai per dirgli che c’ero venuto per vedere dove
era nato e vissuto. Penso che nel trasferirsi a Genova col padre si fosse
portato dietro molti ricordi, molta nostalgia. Poi, da uomo fatto arrivò a
Milano. Qui altri ricordi, altri dolori, altre gioie: come impone la vita.
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