UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

venerdì 27 febbraio 2026

POPOLO E DEMOS
di Romano Rinaldi


 
Le due parole del titolo possono essere etimologicamente considerate sinonimi, tuttavia, hanno assunto nel tempo significati diversi fino all’antitesi quando si pensi ai termini “populismo” e “democrazia” che ne derivano. Cinque anni fa (1), a margine dell’emblematico episodio dell’assalto al Campidoglio americano da parte dei “patrioti” di Trump, riportai qualche riflessione sul significato del populismo, compresa l'adozione di questa pratica politica da parte di alcuni partiti italiani e le possibili conseguenze sulla tenuta della nostra democrazia liberale, fondata su una delle più moderne e giovani Costituzioni di questo stampo. L’inizio dei recenti movimenti populisti in seno ai partiti politici italiani può essere ragionevolmente ricondotto alla “discesa in campo” del padrone di un impero mediatico (a quel tempo si chiamavano mass media) con forte ascendente sul popolo teledipendente italiano ai primi anni ’90 del secolo scorso (1994).
Alcuni cenni su questo stesso argomento, fatti recentemente (2), mi inducono ad un seppur lieve approfondimento. Lieve perché affrontato da semplice cittadino, forse un po' più attento della media, ma senza alcuna pretesa di competenza specifica nella materia. Dopo 34 anni dall’inizio di quell’esperimento politico totalmente innovatore, uno dei cardini della “ristrutturazione” della nostra democrazia fortemente voluta da Berlusconi, anche per motivi di salvaguardia personale, sta nel ridimensionamento del potere giudiziario a vantaggio del potere esecutivo (Governo), erodendo quindi uno dei pilastri fondamentali della democrazia liberale: l’equilibrio e l’indipendenza tra i poteri dello stato (Legislativo, il Parlamento; Esecutivo, il Governo; Giudiziario, la Magistratura) pur utilizzando la denominazione della liberal democrazia come vessillo irrinunciabile dal proponete delle famose “leggi ad personam”. E già questa fu una formidabile contraddizione.



In generale, la tentazione di impadronirsi del potere assoluto (i pieni poteri) è sempre dietro l’angolo per coloro che sentano l’investitura popolare (il voto) come l’inequivocabile segnale di poter procedere senza alcun indugio a perseguire la propria volontà che necessariamente coincide, nella loro mente, con la volontà del popolo. Fino a qui si potrebbe ancora pensare che popolo e demos coincidano ma è proprio in questo passaggio pratico, non solo semantico che c’è una grande differenza. Il capo-popolo si fa infatti interprete del consenso ricevuto fomentando il suo popolo nella convinzione di fare quello che questi desidera, semplicemente rincorrendolo e assecondandone i più bassi istinti ”di pancia” piuttosto che favorire la presa di coscienza e la condivisione della sostanza dei problemi per ricavarne soluzioni ragionate al meglio da parte di quei cittadini che in buona fede e coscienza desiderano il bene di tutta la comunità, non solo il loro stesso tornaconto.



Qui, a mio giudizio sta tutta la differenza tra l’idea di demos e l’idea di popolo. Nel primo caso si tratta di una comunità raziocinante, informata e sensibile alle esigenze della convivenza armoniosa pur tra le mille differenze che devono essere affrontate secondo le regole che vengono approvate nel tempo (dal Parlamento) in funzione dei principi della gestione democratica della sovranità (che appartiene al popolo, il quale la esercita... bla…bla… bla… Art. 1 Costituzione Italiana). Nel secondo caso, il popolo (di solito una minoranza molto rumorosa) che ha eletto il capo perché ne sia rappresentato in tutto e per tutto, gli demanda ogni potere pur di essere lasciato in pace a farsi gli affari suoi senza tanti vincoli, lacci e lacciuoli anche a scapito della convivenza armoniosa in uno stato non più di diritto. In pratica si tratta di scambiare il principio della sovranità locale con qualche perdita di libertà individuali, e contemporanea interruzione del principio: “la libertà individuale finisce dove comincia la libertà del prossimo”.
Come già si profilava cinque anni fa, oggigiorno siamo di fronte ad un enorme e radicale cambiamento nella comunicazione. Non c’è più nemmeno bisogno di possedere un impero mediatico-editoriale. Tutti abbiamo in tasca uno strumento di comunicazione di massa attraverso i cosiddetti social media e chiunque riesca a sfruttare questa opportunità al massimo, può ottenere il consenso popolare della parte più influenzabile e meno attenta della popolazione.
Se vogliamo qualche esempio pratico di quanto sto cercando di esprimere, basta guardare, di nuovo alla recente destrutturazione della più antica democrazia al mondo che sta cercando di attuare la presente amministrazione americana a seguito dell’inopinata rielezione del colpevole dei primi misfatti in questo senso. Purtroppo, non è che da noi le cose si stiano mettendo molto meglio, è solo una questione di scala… In America si sono sempre fatte le cose in grande!
Un po’ più in dettaglio. Prendiamo la orami stucchevole diatriba su chi e come alza i toni della discussione, o meglio della propaganda, per il Si o per il No nella Campagna referendaria che ci porterà alle urne il 22 e 23 marzo. Sul merito e nemmeno sul metodo non è più il caso di provare ad intavolare qualsiasi discorso, tanto la materia si è talmente aggrovigliata che neppure i proponenti si sentono in grado di difendere la proposta sulla base di elementi di giudizio obiettivi. E allora, come avviene la comunicazione? Semplicemente attraverso slogan perlopiù basati su fatti del giorno che nulla hanno a che fare coi principii informatori della riforma ma che hanno grande risonanza mediatica e fanno presa sull’immaginario collettivo in base al più semplice e bieco dei ragionamenti: se la Giustizia è male amministrata, la colpa è dei Giudici. Come dire: se gli ospedali non funzionano è colpa dei medici. Infatti, i frequenti episodi di assalto ai medici dei pronto soccorso, il comparto dove si verificano le carenze peggiori per colpa del potere politico, ne sono un esempio eclatante.
Non vorrei tediare il lettore con una elencazione delle decine e forse centinaia di esempi che si potrebbero portare. Ciascuno può facilmente fare mente locale e trovarne almeno una dozzina.



Quali le soluzioni? In primis, non potendo cambiare da un giorno all’altro la mentalità politica di coloro che hanno abbracciato il populismo come veicolo del consenso e del potere, vi si dovrebbero opporre tutte le forze politiche che ancora sentono lo stimolo verso lo stato di diritto e il bene comune. Anche nell’interesse di coloro che la pensano diversamente ma che dopo le elezioni si troveranno ad essere governati dalla parte opposta. Il famoso detto “io sarò il presidente di tutti” che viene poi messo immediatamente nel cassetto quando ci sono da fare gli interessi di pochi. Subito dopo bisogna escogitare un sistema di nuove regole per la gestione della comunicazione in generale e quella politica in particolare, mediante i social media.



È facile chiedersi come mai i proprietari di questi potentissimi mezzi di comunicazione siano tanto opposti a qualsiasi regolamentazione, dopo una timida retromarcia a seguito della vittoria elettorale di Biden negli USA, prima dell’attuale presidenza. L’unica regola che ora vale per loro è l’arricchimento ad libitum sulla pelle dell’utente… nel sacrosanto nome della libertà di espressione e di parola! Dovrebbe risultare più chiaro ora il significato dell’accusa che lanciò l’anno scorso il vicepresidente degli USA Vance alla UE (arretratezza e mancanza di libertà) per aver osato proporre una tassa sugli astronomici guadagni di queste società, in massima parte americane. Ecco, dunque, negli Stati Uniti si va oggi nella direzione di un’autocrazia illiberale sostenuta dalle immense ricchezze accumulate da pochi oligarchi del Web che possono pilotare il consenso del popolo e quindi il potere dei capi-popolo che si fanno eleggere alle più alte cariche. Una volta arrivati al potere non si fanno alcuno scrupolo per l’arricchimento personale e della loro ristretta cerchia, oligarchi compresi naturalmente, persino violando le più elementari regole del mercato attraverso pratiche di insider trading. Uno dei più esecrandi crimini e per questo severamente punibili, nel sistema capitalista dotato di borse valori per gli scambi finanziari. Figuriamoci poi se possano sentire il dovere di ottemperare alle disposizioni delle leggi interne ed internazionali che dovessero andare contro i loro personali interessi! Lo vediamo costantemente con i più alti incarichi dello Stato conferiti a parenti ed amici senza che ci sia alcun rapporto tra questi individui e le Istituzioni che dovrebbero occuparsi di queste funzioni (i famosi “negoziatori” di pace Kushner e Wickoff). O con l’istituzione del cosiddetto Board of Peace, a tutti gli effetti una società privata per la gestione di una improbabile ricostruzione della striscia di Gaza nella forma di un “parco giochi” per ricconi, senza alcuna considerazione per il popolo palestinese che viene di fatto espropriato del suo territorio per questa visione distorta del processo di pace in Medio Oriente. Ed ultimamente con le più infamanti accuse, da parte del Presidente USA, ai giudici della Suprema Corte per non aver “obbedito” al mandato conferito loro dalla parte politica attualmente al potere. Ma anche noi, nel nostro piccolo, non ci siamo fatti mancare l’attrazione verso questa inqualificabile iniziativa di privatizzazione del diritto internazionale, né il richiamo, da parte della nostra Presidente del Consiglio alla Magistratura italiana che non collabora col Governo ed anzi osa remare contro i suoi intendimenti…! Ma qui rischio di essere ripetitivo e mi fermo. Resto tuttavia nella convinzione di aver contribuito a chiarire un aspetto che tende a rimanere sottotraccia mentre dovrebbe essere affrontato quanto prima per evitare lo sgretolamento delle nostre Istituzioni Democratiche similmente a quanto sta accadendo alla rupe di Niscemi.
 
(1) R. Rinaldi – Odissea 17-01-2021
https://libertariam.blogspot.com/2021/01/democrazia-populismo-e-reti-sociali.html
(2) R. Rinaldi – Odissea 23-02-2026
https://libertariam.blogspot.com/2026/02/acronimi-e-significati-reconditi-di.html?m=1

IL GOVERNO DEL NULLA
di Cataldo Russo
 

Giorgia Meloni

Bollette alle stelle, pensioni da fame, servizio sanitario allo sfascio,
emigrazione di massa dei giovani italiani che non rientreranno più
, corruzioni, sperperi, riarmo per spingerci ad una folle guerra con la Russia, miliardi all’Ucraina per far continuare il massacro mentre il territorio italiano si sfalda, diminuzione delle tasse ai più ricchi, protezione degli evasori, aumenti scandalosi degli stipendi dei parlamentari regionali, silenzio sul genocidio palestinese ad opera di Israele, servilismo verso Trump e i suoi metodi da teppista fascista… ecco alcuni dei risultati che può vantare il Governo Meloni. E intanto ci propina un Referendum contro la Magistratura per evitare che i colletti bianchi, cioè i peggiori nemici della Nazione, la facciano franca impunemente.
 
 

Siamo a quasi tre anni e mezzo di Governo Meloni e le leggi liberticide che questo governo ha confezionato non si contano. Tutte leggi e decreti emanate a caldo, all’indomani di un evento definito traumatico dalla gang di governo.  Lungo questo arco di tempo, sono state partorite, senza alcun serio travaglio, raffiche di decreti. Primo fra tutti quello “anti-rave party” (Dl 162/2022, convertito in l. 199/2022), che colpisce i raduni musicali organizzati da gruppi di giovani. La legge, entrata in vigore il primo gennaio del 2023, ha introdotto l’art. 633-bis del Codice penale (invasione di terreni o edifici con pericolo per la salute o l’incolumità pubblica) punendo con la reclusione da 3 a 6 anni e multe da 1.000 a 10.000 euro chi organizza raduni illegali e pericolosi. Ma non basta, c’è anche la confisca obbligatori dei mezzi e degli strumenti adoperati. Il decreto ha fatto discutere, ha visto gli elettori del centrodestra applaudire, ma ha anche rafforzato il convincimento che fosse stato “un molto rumore per nulla” per l’irrilevanza del problema. La legge, entrata in vigore nel Capodanno del 2023, ha portato all’imputazione di otto sfigati che hanno pagato per tutti, per essere poi disattesa per le difficoltà pratiche nel renderla operativa. È stata poi la volta del dl anti-imbrattamento del 2023, che ha preso di mira gli attivisti ambientalisti inasprendo le pene per quei giovani che manifestano il loro dissenso contro il degrado ambientale imbrattando simboli e luoghi pubblici. Dopo il naufragio di Steccato di Cutro, avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 di febbraio del 2023, anziché appurare le responsabilità per quei 94 corpi lasciati cinicamente annegare, che gravano come un macigno sulle nostre coscienze, e fare un mea culpa, la risposta, ancora una volta, è stata il Decreto Cutro (DL 20/2023, convertito nella legge 50/23). Una legge razzista, che assolve chi ha avuto colpe nell’organizzazione dei soccorsi, arrivati colpevolmente in ritardo, ma si accanisce contro l’immigrazione irregolare in Italia sparando nel mucchio. La legge limita la “protezione speciale”, accelera le espulsioni sulla carta, riduce i servizi di accoglienza e facilita i rimpatri. Al di là dell’assurdità di questa legge e dell’inasprimento delle pene, dobbiamo dire che essa non ha inciso granché sulla situazione degli sbarchi che continua ad essere lasciata a sé. In seguito all’odioso stupro di due adolescenti ad opera di alcuni minorenni nelle periferie di Napoli, ecco sfornato il Decreto Caivano (D.L. 15 sett. 2023, n. 123) con il quale si è pensato di arginare la criminalità giovanile, a partire dalle «baby gang», conosciute meglio come le «bande di maranza», inasprendo le pene per i minori, tra cui ammonimenti da parte del Questore. Il decreto prevede anche il controllo sui genitori che non vigilano o non mandano i figli a scuola, con la perdita della responsabilità genitoriale in casi gravi. Come se non bastasse, è stato introdotto il daspo urbano e l’abbassamento a 6 anni della pena edittale per l’arresto in flagranza. Il decreto facilita, altresì, il fermo per reati di violenza o possesso d’armi.
Sempre in tema di grida di Manzoniane memoria c’è il DL 48/2025 (convertito in l. 80/2025), che ha introdotto una dozzina di nuovi reati e ne ha inasprito altri, punendo anche la resistenza passiva posta in essere dai dimostranti. Il povero Gandhi, il più pacifista dei pacifisti, sarebbe sbattuto nelle patrie galere a vita in questo clima. Ma la mano lunga della repressione si è fatta particolarmente sentire dopo la manifestazione di Torino del 31 gennaio.




Sfruttando in maniera tanto magistrale quanto strumentale gli scontri tra una parte dei manifestanti e le forze di pubblica sicurezza, il governo ha partorito il nuovo pacchetto sicurezza che ha come obiettivo la creazione di un vero e proprio ordine pubblico di matrice fascista dove nessuno possa protestare (fermo preventivo, ammende super salate per i promotori delle manifestazioni, pene rigorosissime, ecc.). Da molte parti si sottolinea l’inefficacia e l’inapplicabilità di così tanti decreti perché per renderli veramente operativi occorrerebbero risorse economiche ingenti e decine di migliaia di assunzioni di personale addetto alla sicurezza. La percezione dei più è che siano, come le famose grida manzoniane, destinate a restare inapplicate. Io non prenderei con leggerezza questa tendenza a sfornare decreti come se fossero pasticcini perché, per dirla alla Montesquieu, “Non c’è tirannide peggiore di quella esercitata all’ombra delle leggi”. Ora, fare leggi e non farle applicare, significa abituare la gente ad accettare l’emergenza legislative con una certa superficialità con il convincimento che “una grida” in più, una in meno, non cambia nulla perché tanto saranno disattese. Non è così, soprattutto perché viviamo in un paese dove le leggi per le persone comuni si applicano e per gli amici si interpretano. Non vorrei che esse siano disattese di proposito nei momenti di pace sociale per essere poi applicate duramente in occasioni di competizioni elettorali, manifestazioni e scioperi, per massacrare avversari politici, sindacalisti e anarchici.  Ricordiamoci che il fascismo raramente ha applicato le leggi, le ha sempre interpretate in base a chi sedeva nelle aule dei tribunali. La Meloni, che di fascismo se ne intende, sta trasformando il centrodestra in una fabbrica d’odio e di nemici politici. E le leggi e i decreti che sta sfornando con tanta alacrità non resteranno inapplicati, ma le serviranno un giorno per reprimere dissenso e opposizioni politica, perché è questo che ha in mente la donna, la madre, la cristiana della Garbatella.

  

CONGRESSO ANTIMILITARISTA A NOVARA




UNIONE DONNE  
Per un mondo disarmato





giovedì 26 febbraio 2026

A PIÙ VOCI



Lo scritto “Domande” (‘Odissea’, martedì 24 febbraio 2026) ha suscitato salutari reazioni. Da varie parti d’Italia ci sono giunti messaggi, ne abbiamo scelti alcuni. Tanta sensibilità fa ben sperare.
https://libertariam.blogspot.com/2026/02/domande-di-angelo-gaccione-s-ul-nespolo.html
 
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Nelle città, gli ospiti naturali che una volta rappresentavano un’estensione della campagna, sono ora soggetti a una selezione completamente innaturale alla quale contribuisce l’ambiente antropico con le sue regole e procedure (vedi smaltimento dei rifiuti). Per rivedere lo scricciolo e magari lo scoiattolo bruno, bisogna tornare nella provincia italiana e nelle piccole cittadine che ancora “sfumano” verso la campagna o verso i boschi. Il Centro Italia è ricco di questi habitat, buono per l’uomo e per la natura. Comunque, complimenti per l’articolo. Uno sguardo necessario su una triste realtà”.
Romano Rinaldi  
 
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Angelo l’ho letto stamattina. È bellissimo e pieno di un Amore preoccupato ma prezioso per le creature che condividono con noi la vita sulla Terra. Ti abbraccio forte”.
Zaccaria Gallo
 
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Le sconsolate riflessioni sulla devastazione della natura, pur preponderanti, non hanno oscurato il vibrante lirismo dell’incipit dell’articolo. Mano di poeta. Grazie.
Tata Marchi
 
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Anni fa c’era un’emergenza cani in Romania che credo ora sia in buona parte rientrata. Ma dei poveri animali che vivono e muoiono nelle zone di guerra ne parlano in pochi. E ha fatto bene a farlo Lei perché soprattutto i cani soffrono tanto. A tal proposito, penso anche alle indicibili sofferenze a cui questi poveri animali sono fatti oggetto nel macabro festival cinese di Yulin”.
Davide Consonni
 
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Verissimo! Anche sul mio terrazzo quest’anno non è venuto il merlo. Dei poveri animali non ne parla nessuno, è atroce tutto ciò”  
Emma Atonna
 

Grazie!... e tutto ciò mi rattrista enormemente… l’uomo è davvero stolto e senza memoria”.
Lidia Ricci Lucchi
 
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Bello, mi vien da piangere”.
Maria Antonietta Montella
 
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Tanto bello quanto angosciante questo tuo pezzo, che ci ricorda l’indegna umanità sdimentica della bellezza della natura. Chapeau ad Angelo”.

Federico Migliorati
  
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Grazie, la tua sensibilità raggiunge acumi straordinari. Un altro come te dove lo troviamo? Poveri uccellini”.
Iole Mura
 
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Buongiorno caro Angelo, già, siamo prepotenti nei confronti della Natura”
Anna Rutigliano
 
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La chiave è la relazione tra esseri umani e gli abitanti, tutti, del pianeta, comprese le rocce. Attualità di San Francesco. Nel Buddismo il rispetto di tutti gli esseri si esprime nel mantra della Compassione”.

Rodolfo Giannattasio
 
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Il deserto avanza, guai ad albergare in noi stessi deserti! (Friedrich Nietzsche - Così parlò Zarathustra)”.
Franco Toscani

GALLERIA GARIBALDI
Corso Garibaldi n. 17 Milano giovedì 26 febbraio ore 17,30


Autoritratto del maestro
 

Letture sui quadri del pittore Emilio Palaz
 
Claudia Ambrosini
Lucia Bianchi
Valeria Dal Bo
Eleonora Di Vico
Vitia D’Eva
Giovanna Ferrante
Roberta Ferrari
Angelo Gaccione
Roberto Karrer
Daphne Martani
Genny Melloni
Marialuisa Parazzini
Mariacristina Pianta
Serena Rossi
Elena Maria Sangalli
Adriana Scagliola
Renzo Vidale

  

CAOS GLOBALE ED ECONOMIA DI GUERRA
Al Circolo De Amicis di Milano





mercoledì 25 febbraio 2026

MUSICA AL CASTELLO SFORZESCO
Sala della Balla, Milano 28 febbraio 2026 ore 16.00
 


 

 
O dolce vita mia, il concerto del 28 febbraio del ciclo Incontri Musicali con l’Orchestra Barocca della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado diretta da Daniele Bragetti, entra nel cuore del Rinascimento e si concentra sul periodo compreso tra la fine del Quattrocento e la seconda metà del Cinquecento, epoca in cui la stampa musicale, molto viva nella città di Venezia, aveva favorito una diffusione eccezionale di repertori, stili e autori in tutta Europa. Gli autori in programma sono numerosi, così come le loro composizioni: frottole, madrigali, chansons e fantasie. L’esecuzione è affidata a un ensemble composto da voce, viola da gamba e flauti dolci, strumenti molto amati nel Rinascimento; il consort presentato al Castello è formato da otto taglie differenti, dal soprano fino al contrabbasso.
 
 
Programma
 
Francesco Bendusi (? - 1553)
Pass’e mezo dito il romano, Moschetta, Desiderata, Pietoso
(Opera nova de balli, Gardane, Venezia, 1553)
 
Anonimo, Dit le Bourguignon
 
Alexander Agricola (1446 - 1506), Je n’ai dueul
(Odhecaton Harmonice Musices, Petrucci, Venezia, 1501)
 
Heinrich Isaac (1450 - 1517), La mi la sol
(Motetti C, Petrucci, Venezia, 1504)
 
Jacob Arcadelt (1507-1568), O felici occhi miei (diminuzioni di D. Ortiz)
(Madrigali a 4 voci, Libro I, Gardane, Venezia, 1539)
 
Adrian Willaert (1490 - 1562), O dolce vita mia
(Canzon villanesche alla napolitana, Venezia, 1545)
 
Giorgio Mainerio (1535-1582), Passamezzo d’Italie & Saltarello
(Chorearum molliorum collectanea, Phalèse, Antwerpen, 1583)
 
Jacob Arcadelt, Il bianco e dolce cigno
(Madrigali a 4 voci, Libro I, Gardano, Venezia, 1539)
 
Orazio Vecchi (1550-1605), Il bianco e dolce cigno
(Madrigali a 5 voci, Libro I, Gardano, Venezia, 1589)
 
Alessandro Mantovano (XVI-XVI sec.), Chi se pasce di speranza
(Canzoni sonetti strambotti et frottole, Libro III, Antico, Roma,1517)
 
Bartolomeo Tromboncino (1470 circa - 1535 circa), Per dolor mi bagno il viso
(Frottole, Libro IX, Petrucci, Venezia)
Fa bona guardia, Amore
(Frottole, II libro, Andrea Antico, Venezia, 1520)
 
Giulio Segni da Modena (1498 - 1561), Ricercare IX
(Musicque de Joye, Moderne, Lyon, s.d.)
 
Adrian Willaert, Così vincete in terra
(Tutti li madrigali del primo et secondo libro di Verdelot, Venezia, 1540)
Madonn’io non lo so
O bene mio fa
(Canzon villanesche alla napolitana, Venezia, 1545)
 
Adrian Willaert, I begli occhi ond’i sui percosso
Questi son que’ begli occhi che l’imprese
(Musica Nova, Gardane, Venezia, 1559)
 
Orchestra Barocca della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado
Martina Bomben, sopranoviola da gamba
Chiara Busi, Ninon Dusollier, Rita Perego, Tommaso Petracchi, Ariadna Quappe
Rosario Scafili, Seiko Tanaka, Daniele Bragetti, flauti dolci
Daniele Bragetti, direttore 

SCHIFORMA E REFERENDUM
di Marcello Campisani



Di molte cose abbisogna la nostra giustizia (per lo più facili da
realizzare e quasi nessuna onerosa) salvo che di questa Schiforma, i cui promotori certo non mirano a renderla più equa, posto che, non solo le fanno mancare fondi e personale, ma si prodigano a dilatare le diseguaglianze. Ne costituisce riprova la recentissima normativa, con cui la casta politica si è garantita l’impunibilità personale l’intangibilità patrimoniale, mediante l’annichilimento della magistratura contabile. Tutto ciò senza strepiti da parte dell’opposizione, posto che, come ricorda Nordio, troveranno il loro tornaconto, allorché dovessero andare al governo. Tutte le Costituzioni, quale più quale meno, sono intese a imporre e salvaguardare libertà, uguaglianza e giustizia. Sono pertanto indigeste ad ogni forma di potere. I monarchi rischiavano la pelle per non sottoscriverle. Ma, benché conquistate a prezzo di sangue, sono scritte a matita e, come tutto ciò che concerne libertà e uguaglianza, risuonano nuove ad ogni nuovo giorno. Occorre pertanto sistematicamente ribadirle.

IL CASO EPSTEIN
di Francesca Mezzadri 


 
Quello che sta accadendo in questi giorni sul caso Epstein è importantissimo. Sul piano mediatico, la pressione del pubblico ha creato conseguenze reali che continuano ad emergere. Una cosa è certa: gli “Epstein Files” entreranno nella storia. Un argomento che ha suscitato la mia attenzione è che di questi file si parla poco. Quanto si vede sui social è quasi tutto falso, e il motivo mi è apparso piuttosto chiaro. Al contrario di altri file – mail, foto, documenti – i video sono più complessi da visualizzare perché è necessario aprirli tramite la U.S. Department of Justice Library (la biblioteca legale del Dipartimento di Giustizia americano). Vi consiglio di farlo, perché stanno circolando molte fake news. Si può controllare inserendo determinati codici. Purtroppo però, quando si arriva ad alcuni file, compare la dicitura: “No images produced”
Non è dato sapere se, su certi file, l’accesso sia stato reso intenzionalmente più difficile, se si tratti di una mancanza di professionalità o di una scelta tecnica.
 
Origini dell’indagine moderna
Tutto è ripartito nel 2018 con l’inchiesta della giornalista Julie K. Brown, del Miami Herald, che ha portato all’arresto di Jeffrey Epstein nel luglio 2019.
Nel 2020 viene arrestata la sua collaboratrice: Ghislaine Maxwell. In seguito alle pressioni mediatiche e istituzionali successive al 2018, il Dipartimento di Giustizia ha avviato la pubblicazione e il rilascio dei documenti relativi al caso Epstein. Un rilascio obbligato dal Transparency Act, avvenuto con ritardi rispetto alle tempistiche previste per legge e con numerose redazioni censure.
Secondo quanto riportato pubblicamente, dovevano essere oscurati solo i nomi delle vittime e dei testimoni innocenti. In alcuni casi, però, vi sono state polemiche sia per eccesso sia per difetto di censura. Alcuni membri del Congresso americano hanno dichiarato di aver avuto accesso tecnico ai file completi. Secondo le loro prime dichiarazioni, vi sarebbero ancora ampie parti oscurate.
 
Dichiarazioni di membri del Congresso
Becca Balint: “Onestamente è tutto così depravato e malato. Non si tratta di un complotto. È una vasta rete di persone ricche e potenti che credono di poter fare quello che vogliono.”
Pramila Jayapal: “Mentre esaminavo, mi ha colpito l’orrore e la depravazione” 
Ro Khanna: “Ci sono uomini con fotografie censurate e non c’è spiegazione sul perché quelle immagini siano state oscurate.”
Jared Moskowitz: “Disgustoso. Ci sono molti complici che trafficano ragazze in tutto il mondo.”



Little Saint James
Epstein possedeva un’isola privata nelle Isole Vergini Americane: Little Saint James. Acquistata nel 1998. Secondo atti giudiziari e testimonianze, lì avvenivano incontri e reclutamenti. Le proprietà di Epstein (isola, villa a Manhattan, residenza in Florida e ranch nel New Mexico) sono state oggetto di perquisizioni federali nel 2019.
 
Il caso del Principe Andrea
Prince Andrew, Duke of York, è stato citato in una causa civile intentata da Virginia Giuffre, che ha dichiarato di essere stata costretta ad avere rapporti sessuali quando era minorenne. Nel 2022 la causa si è conclusa con un accordo extragiudiziale, senza ammissione di colpa.


 
La casa di New York
La residenza principale di Epstein era al 9 East 71st Street, Upper East Side, Manhattan. Originariamente appartenne a Leslie “Les” Wexner, fondatore di L Brands (società proprietaria di Victoria’s Secret). Negli anni ’90 l’immobile passò a entità legate a Epstein. Nel 2021 è stato venduto per circa 51 milioni di dollari a Michael Daffey, ex dirigente di Goldman Sachs. Parte del ricavato è confluito nel fondo di compensazione per le vittime.
 
Harvard  
Lawrence Summers, ex presidente di Harvard ed ex Segretario al Tesoro USA, ebbe contatti con Epstein dopo il 2008. Si dimise nel 2020 da un incarico al Center for Ethics. Non è stato accusato di reati. Martin Nowak, professore ad Harvard, ricevette fondi collegati a Epstein ed è stato messo in congedo amministrativo nel 2020.
 
MIT
Il Massachusetts Institute of Technology accettò donazioni da Epstein anche dopo il 2008. Joi Ito, direttore del MIT Media Lab, si dimise nel 2019 dopo la pubblicazione di email interne.
 
Ghislaine Maxwell
Nata nel 1961, figlia di Robert Maxwell. Compagna e collaboratrice di Epstein dagli anni ’90. Secondo l’accusa: reclutava ragazze minorenni, anche bambine le introduceva a Epstein, partecipava al sistema di adescamento. È stata condannata nel 2021 per traffico sessuale di minori e nel 2022 a 20 anni di carcere federale.


 
Conclusioni
Il caso Epstein è uno dei più gravi scandali giudiziari legati al traffico sessuale negli Stati Uniti. È importante distinguere: fatti giudiziari accertati,documenti desecretati, interpretazioni personali, narrazioni non verificate che circolano sui social.
 

 

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