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UNA NUOVA ODISSEA...
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
mercoledì 7 gennaio 2026
HANNO GETTATO LE BASI PER LA GUERRA
Ogni volta che gli Stati hanno firmato accordi
militari, le guerre sono diventate certe e mondiali. I criminali che ci
governano non lo hanno ancora imparato. [A. G.]
La
super-idiozia guerrafondaia europea si misura con questo documento che nella
migliore delle ipotesi prospetta una soluzione di tipo coreano, e nella
peggiore, la più probabile, esprime la volontà di rivincita nei confronti della
Russia, ossia prepara la guerra mondiale. Chi non è in grado di capirlo da solo
si legga la lunga intervista di Stephen Bryen, un esperto militare e uomo dell’establishment americano.
Se l’Europa volesse veramente la pace e una sicurezza che non può non essere
comune, inviterebbe di nuovo la Russia ad Helsinki per riprendere il discorso
iniziato 50 anni fa, poi interrotto per volontà americana, appoggiata da
pataccari, revanscisti tedeschi e neofascisti. È anche la conclusione di Bryen:
senza accordo strategico con la Russia non c’è futuro né per l’Europa, né per
gli Stati Uniti. [Franco Continolo]
I membri della Coalizione dei Volenterosi, Ucraina e Stati Uniti, si sono riuniti oggi a Parigi.
Abbiamo tutti sottolineato il nostro impegno per una pace giusta e duratura in Ucraina, in linea con i principi della Carta delle Nazioni Unite, e abbiamo accolto con favore i progressi compiuti, anche nelle discussioni tra americani, ucraini, partner europei e altri. In particolare, la Coalizione ha chiarito che la capacità dell'Ucraina di difendersi è di fondamentale importanza per garantire il futuro della sicurezza collettiva ucraina ed euro-atlantica. Abbiamo confermato che garantire la sovranità e la sicurezza duratura dell'Ucraina sarà parte integrante di un accordo di pace e che qualsiasi accordo dovrà essere supportato da solide garanzie di sicurezza per l'Ucraina. Siamo pronti a impegnarci in un sistema di garanzie politicamente e giuridicamente vincolanti che saranno attivate una volta entrato in vigore il cessate-il-fuoco, in aggiunta agli accordi bilaterali di sicurezza e in conformità con i nostri rispettivi ordinamenti giuridici e costituzionali.
Esse
includeranno i seguenti elementi:
1.- Partecipazione
a un meccanismo di monitoraggio e verifica del cessate il fuoco proposto dagli
Stati Uniti. Sarà istituito un sistema di
monitoraggio del cessate il fuoco continuo e affidabile, che includerà i
contributi dei membri della Coalizione dei Volenterosi. La Coalizione dei
Volenterosi sarà inoltre rappresentata nella Commissione Speciale che verrà
istituita per affrontare eventuali violazioni, attribuire le responsabilità e
determinare i rimedi.
2.- Sostegno
alle Forze Armate dell'Ucraina: la Coalizione ha concordato di
continuare a fornire assistenza militare e armamenti essenziali a lungo termine
alle Forze Armate dell'Ucraina per garantirne la capacità sostenibile, poiché
rimarranno la prima linea di difesa e deterrenza. Ciò includerà, a titolo
esemplificativo ma non esaustivo: pacchetti di difesa a lungo termine; sostegno
al finanziamento dell'acquisto di armi; continua cooperazione con l'Ucraina sul
suo bilancio nazionale per il finanziamento delle forze armate; accesso a
depositi di difesa in grado di fornire rapidamente supporto aggiuntivo in caso
di un futuro attacco armato; fornitura di supporto pratico e tecnico
all'Ucraina nella costruzione di fortificazioni difensive.
3.- Una Forza
Multinazionale per l'Ucraina, composta da contributi di
nazioni disponibili nell'ambito della Coalizione, per sostenere la ricostruzione
delle forze armate ucraine e la deterrenza. È stata condotta una pianificazione
militare coordinata per preparare misure di rassicurazione aerea, marittima e
terrestre e per la rigenerazione delle forze armate ucraine. Abbiamo confermato
che tali misure di rassicurazione dovranno essere rigorosamente attuate su
richiesta dell'Ucraina, una volta ottenuta una cessazione credibile delle
ostilità. Questi elementi saranno guidati dall'Europa, con il coinvolgimento
anche di membri non europei della Coalizione, e con il supporto proposto degli
Stati Uniti.
4.- Impegni
vincolanti a sostegno dell'Ucraina in caso di un futuro attacco armato da parte
della Russia, al fine di ripristinare la pace. Abbiamo concordato di
finalizzare impegni vincolanti che definiscano il nostro approccio a sostegno
dell'Ucraina e a ripristino della pace e della sicurezza in caso di un futuro
attacco armato da parte della Russia. Tali impegni possono includere l'impiego
di capacità militari, supporto logistico e di intelligence, iniziative
diplomatiche e l'adozione di sanzioni aggiuntive.
5.- Impegno
ad approfondire la cooperazione a lungo termine in materia di difesa con
l'Ucraina. Abbiamo concordato di continuare a sviluppare e approfondire una
cooperazione di difesa reciprocamente vantaggiosa con l'Ucraina, tra cui:
addestramento, produzione congiunta di prodotti industriali per la difesa,
anche con l'utilizzo di strumenti europei pertinenti, e cooperazione in materia
di intelligence.
Abbiamo
inoltre deciso di istituire una cellula di coordinamento USA/Ucraina/Coalizione
presso il Quartier Generale Operativo della Coalizione a Parigi.
REGNANTI E TIRANNI
di Chicca
Morone
La concomitanza di due episodi, entrambi alquanto
deplorevoli, ha funestato questo inizio dell’anno, un 2026 che -
astrologicamente - dovrebbe portare buone novità: il rapimento del presidente
del Venezuela Nicolas Maduro e l’attentato al capitano Ibrahim Traorè,
presidente ad interim del Burkina Faso.
Nel primo
caso, l’uomo tradito da qualche sua fidata guardia del corpo in grado di far
sapere in quale degli otto rifugi notturni avrebbe dormito quella notte;
l’altro difeso con il proprio corpo dal popolo, schierato contro l’assalto dei
militari, altrettanto prezzolati da qualche potenza straniera. Due stati ricchi
di materie prime… che coincidenza!
Dice un
vecchio detto “Le cose non sono mai come appaiono” e in effetti qualsiasi
situazione in cui non siamo attori diretti, va sempre letta a più livelli; perché
non c’è mai una sola causa in un avvenimento di contrasto.
Una
questione è certa: tutto quel che sta succedendo nel mondo favorisce la
divisione, la partigianeria, la presa di posizione verso l’uno o l’altro
contendente. Ne abbiamo prova ogni giorno. “Divide et impera” è diventato il
motto ricorrente per tenere lontano la Pace che sia duratura e che ci renda
migliori, lontano dall’ingordigia e dalla sopraffazione… parole sante
pronunciate da Leone XIV, un papa che pur venendo dall’Ovest, ha una visione globale
volta al “risveglio delle coscienze e al pensiero critico”.
Un’utopia?
Forse, ma pronunciata da chi, essendo il Capo della Chiesa, la impronta con
altra connotazione e spessore. Sicuramente il Pontefice sa che chi costruisce
armi, non investe denaro per abbellire il proprio giardino con tale prodotto: sa
che ci sarà sempre qualcuno a fomentare la guerra e che quando a governare i
nostri Stati sono i guerrafondai provenienti dagli stessi nuclei, è difficile
pensare all’Eden sulla Terra. Leone XIV nella Giornata della Pace ha fatto
sentire la sua voce e non è stato un sussurro.
Che
Nicolas Maduro non avesse gran simpatia per Donald Trump lo si era capito sin
dal primo mandato del presidente USA: come vicepresidente di Hugo Chavez aveva sposato
profondamente la politica anti-americana e difeso le riserve petrolifere già tanto
ambite per l’allora presidente neo-eletto. Bisogna considerare il fatto che
problemi fondamentali del Venezuela sono state la crisi economica e umanitaria,
l’instabilità politica, corruzione e violenza: inoltre da quando Chavez ha
lasciato il corpo (martoriato da un cancro oltremodo aggressivo che ricordava l’avvelenamento
da polonio di altri leader in contrasto con i diktat dei soliti noti) sono
peggiorate in modo esponenziale, provocando una corposa emigrazione (più o meno
8 milioni di venezuelani han lasciato il paese negli ultimi dieci anni, contro i
28 milioni rimasti). Le sanzioni inferte dagli USA non sono state certamente
d’aiuto.
Le ultime
dichiarazione di Trump, inoltre, non lasciano dubbi “Riprenderemo il
controllo dell’infrastruttura petrolifera, e rivenderemo noi al mondo il
petrolio del Venezuela”. Una lezione di diritto internazionale rassicurante…
C’è però
un altro motivo, un po’ meno vistoso, ma sicuramente più credibile della
presunta guerra al narco-traffico a cui nessuno crede: l’oro venezuelano depositato
nella Banca d’Inghilterra, che dal 2019 Maduro chiede insistentemente.
Trentun
tonnellate in lingotti d’oro (per un totale di più di 4 miliardi di dollari)
non risolvono una crisi come quella venezuelana, ma impediscono l’acquisto di
materie prime provenienti, guarda caso, da Stati come Russia, Cina o Iran. Così
sul concetto di proprietà ultimamente c’è molto da discutere: la situazione nel
Burkina Faso come paragone non è da sottovalutare. Cinquantasette tonnellate di
oro estratte nel 2024 dalla terra dello stato africano non hanno preso il volo verso
l’Europa e l’oculato capitano Traorè, laureato in geologia oltre che esperto in
arte militare, sta conducendo una politica di tutto rispetto, volta a
migliorare le condizioni del suo popolo: non stupisce quindi il tentativo di
rimuoverlo dalla guida del suo paese e sostituirlo con un personaggio più
compiacente con i soliti noti. Ma il popolo è insorto in sua difesa. Tentativo
però riuscito nel gennaio 2019 a Caracas quando si è autoproclamato “presidente
legittimo” Juan Guaidò, un burattino uscito dal nulla, riconosciuto da circa 50
paesi, fra cui - guarda caso - la Gran Bretagna. Grandi sorrisi e applausi,
così la Banca d’Inghilterra si è sentita legittimata a non restituire l’oro. Anzi,
dagli USA è stato emesso un editto che imponeva a banchieri, broker, operatori
di borsa e finanza di non trattare “oro, petrolio o altri beni venezuelani
rubati al popolo dalla mafia Maduro”.
Ma con il
de-riconoscimento di Guaidò (2023) è diventato probabile l’esito positivo della
causa intentata da Maduro alla banca britannica per la restituzione dell’oro: quale
miglior mezzo, quindi, per renderlo inoffensivo se non con un rapimento?
Certo, 30
tonnellate di oro sono niente, ma se la Banca d’Inghilterra che ne detiene
circa 5.000 tonnellate di proprietà di circa 30 nazioni diverse si vedesse
costretta a restituire i lingotti ai legittimi proprietari, la faccenda
cambierebbe assai! Massimo Mazzucco ha sempre intuizioni illuminanti! Un’unica
immagine mi viene alla memoria: un barbaro di nome Brenno, capo dei Galli
Senoni, che getta la sua spada sulla bilancia mentre i Romani pesano l’oro come
tributo di guerra e grida “Vae victis”. Che sia un messaggio lanciato a tutte
le altre nazioni che detengono l’oro nel Regno Unito? Meglio non provare a
chiederne la restituzione? Siamo davvero dei vinti?
RECUPERARE
L’USO DELLA RAGIONE
di Luigi
Mazzella
Il rumoroso
suicidio dell’Occidente
Secondo Arnold Joseph
Toynbee, storico appartenente alla corrente britannica dello storicismo
diffusasi nella seconda metà dell’Ottocento e collegato con uno dei capostipiti
della scuola, Oswald Spengler (da cui l’inglese prese, però, polemicamente le
distanze) una civiltà può estinguersi in un solo modo: attraverso il suicidio
che avviene quando nessuno crede più alle idee che l’avevano edificata. Sulla stessa linea di pensiero si è posto di recente lo storico
francese Michele De Jaeghere che ha scritto sul bimestrale Figaro
Histoire un breve saggio (“Gli ultimi giorni dell’impero romano”) che parla di
un silenzioso suicidio di Roma. A parte il suo, non del tutto condivisibile,
dissenso con Voltaire e con Edward Gibbon circa la responsabilità del declino
Romano attribuibile al Cristianesimo (che per la verità era solo agli inizi e,
quindi, solo potenzialmente nocivo e ben diverso quindi da quello che
mostrerà il suo vero volto con le Crociate, con lo sterminio di popoli del
Centro-America, con l’Inquisizione spagnola - ma non solo tale - con i patiboli
del Papa-Re e con presunte simpatie naziste), lo scritto induce a riflettere su
quello che potrebbe definirsi, oggi, “il rumoroso suicidio dell’intero
Occidente”.
Rumoroso perché?
come? Come una tragedia apocalittica o come una farsa recitata sopra le righe? I personaggi che occupano la scena ci inducono a pensare maggiormente
(con ciò che sono, con ciò che fanno e dicono) alla seconda alternativa. E
difatti: un comico dell’avanspettacolo ucraino, aduso a modesti successi al
box-office del suo teatrino di periferia, è diventato un “gigante” della
politica mondiale e vaneggia, da sconfitto in guerra, di imporre condizioni di
resa al vincitore (!). Ciò che sorprende di più è che gli tengano bordone, un
Presidente europeo in carica con la manìa di mostrare costantemente i
bicipiti, per far dimenticare certi schiaffi subiti in diretta
dalla sua first lady e i problemi giudiziari relativi al
“genere” della consorte medesima; una “pulzella” della periferia romana più
propensa a diplomatiche svenevolezze che non a usare l’ascia di guerra,
dissotterrata per incitamento di Joe Biden che parla (fortunatamente senza che
nessuno veramente la prenda sul serio) secondo un copione rinvenuto,
probabilmente, tra le carte degli anni Quaranta di un suo predecessore; un
Presidente neo eletto degli Stati Uniti che esibisce orgogliosamente
come veri trofei di vittorie conseguite gli atti ufficiali da lui firmati (con
il pantografo?) e tabelle di dazi di entità stratosferica imposti all’universo
mondo: e ciò nell’attesa di iniziare, da “Presidente di pace” (come si faceva a
non credergli, dopo Biden?), una guerra per annettersi la Groenlandia e di
avviare l’ampliamento di Guantanamo per rinchiudervi tutti i Capi di Stato
dell’America Latina a lui poco graditi e via dicendo.

Avvisate Trump!
La pantomima
cui gli Occidentali stanno assistendo stimola qualche domanda sul tema. C’è da chiedersi, infatti: se Vladimir Putin, anziché
correre, con automezzi armati e bombe, in soccorso di filorussi e russofoni
perseguitati dall’esercito Ucraino (nonostante la sottoscrizione di ben
due trattati a Minsk ), avesse fatto catturare, con un blitz di
forze speciali, Volodymyr Zelensky nella sua stanza da letto a Kiev e lo avesse
fatto mettere in prigione nelle carceri di Mosca, il mondo avrebbe parlato di
una sua sacrosanta “azione difensiva”?
In altre
parole, quel mondo avrebbe elogiato il Presidente Russo per la
sua condotta contro le azioni ordinate ai battaglioni neo nazisti
Azov dal “bieco” dittatore Ucraino, ricordando all’uopo
anche i retroscena con cui l’ex comico d’avanspettacolo aveva raggiunto il
potere nel suo Paese (già di per sé ex “collaborazionista” di
Hitler, nella seconda guerra mondiale)?
È difficile
crederlo, se non si è soliti portare la sveglia al collo! Gli uomini
Occidentali, sedicenti “di pensiero” (del vecchio come del nuovo Continente)
sono stati “schiavizzati”, senza possibilità di riscatto, dalla distruttiva
filosofia di Platone che ha esercitato per secoli il ruolo di “padre” del
pensiero Occidentale, annullando in essi ogni capacità di raziocinio.

E ciò in
vario modo: sia “innervando” il canone dualistico delle religioni
monoteistiche mediorientali sul punto di afflosciarsi, sia passando
indenne attraverso i tempi del Rinascimento e del Romanticismo (e
sfiorando persino una certa filosofia britannica) fino al momento di generare
quel monstrum filosofico costituito dall’Idealismo hegeliano con le
sue due pozioni distruttive e mortali del comunismo e del fascismo. Tali due
utopie, del tutto irrealizzabili e irrealizzate hanno
soltanto aggiunto, per gli abitanti della parte ovest del Pianeta (e non
solo per essi) un ulteriore focolaio di guerra a quello, già di per sé
poderoso, delle tre religioni mediorientali in permanente, reciproco conflitto.
La perfida e
diffamatoria maldicenza degli “scholari” dell’Accademia Platonica a
danno dei filosofi dell’ultima era della filosofia fondata sull’uso del
raziocinio (temperato, per giunta, dall’empirismo sperimentale) e il
sostegno indiretto a visioni metafisiche e fantasiose della vita umana hanno
condotto l’Occidente nel cul de sac in cui inutilmente si
dimena, senza possibilità di uscita. La gente straparla di diritto
internazionale nel momento in cui esso è platealmente calpestato; afferma
il tutto e il suo contrario in un delirio permanente e senza scampo. In Italia, responsabili di governo e alte autorità statali, con o senza
titoli di studio acquisiti, si esprimono, in forza della libertà prevista
dall’articolo 21 della Costituzione, come studenti universitari che un tempo
sarebbero stati considerati da bocciare inesorabilmente per le panzane
sostenute da insegnanti meno ignoranti.
In tutto
questo frangente, anime pie e devoti timorati di Dio insieme a fanatici
politici di altrettanta e altrettale indiscussa fede ideologica, difendono
la loro appartenenza al novero dei folli e scriteriati aspiranti
affossatori della nostra vita quotidiana, accusando di pistilliversatio
(id est: pestare acqua nel mortaio) chi tenta di
aggiungere ai tre malfattori dell’umanità: Mosè, Cristo e Maometto, (individuati da Baruch Spinosa) Platone ed Hegel ovviamente: con
i loro seguaci seguaci).
Post scriptum (dovuto
ad alcuni sensibili lettori di “Odissea”):
Al motto
latino “repetita iuvant” i Romani aggiungevano “sed stufant”.
C’è da chiedersi: lo avrebbero fatto anche se la denuncia di pericolo
ripetuta riguardava l’esistenza di follie suicide per scontri tra religioni
o idee contrapposte? Oggi che l’incubo di una guerra mondiale nucleare è
costantemente all’ordine del giorno, oggi che
l’ebreo Netanyhau stermina senza porsi limiti Palestinesi Islamici,
oggi che i Post-comunisti Russi cercano di eliminare i Neo-fascisti Ucraini che
si comportano come tali per loro stessa, esplicita ammissione, oggi
che Neo-comunisti per alleanze geopolitiche, contratte in odio
all’America, sono colpiti senza limiti da Americani che per costituzione
psico-fisica riproducono metodi di lotta di gang sensibili al verbo fascista
può veramente “stufare” che si ricordi agli occidentali di quali idee dei
malfattori dell’umanità occorra liberarsi per recuperare l’uso della ragione?


















