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UNA NUOVA ODISSEA...
DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES
Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.
Angelo Gaccione
LIBER
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
giovedì 26 febbraio 2026
GALLERIA GARIBALDI
Corso Garibaldi n. 17 Milano giovedì 26 febbraio ore 17,30

Autoritratto del maestro

Letture sui quadri del pittore Emilio Palaz
Claudia Ambrosini
Lucia Bianchi
Valeria Dal Bo
Eleonora Di Vico
Vitia D’Eva
Giovanna Ferrante
Roberta Ferrari
Angelo Gaccione
Roberto Karrer
Daphne Martani
Genny Melloni
Marialuisa Parazzini
Mariacristina Pianta
Serena Rossi
Elena Maria Sangalli
Adriana Scagliola
Renzo Vidale
mercoledì 25 febbraio 2026
MUSICA AL CASTELLO SFORZESCO
Sala della Balla,
Milano 28 febbraio 2026 ore 16.00
O dolce vita mia, il concerto
del 28 febbraio del ciclo Incontri Musicali con
l’Orchestra Barocca della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado diretta
da Daniele Bragetti, entra nel cuore del Rinascimento e si concentra sul periodo
compreso tra la fine del Quattrocento e la seconda metà del Cinquecento, epoca
in cui la stampa musicale, molto viva nella città di Venezia, aveva favorito
una diffusione eccezionale di repertori, stili e autori in tutta Europa. Gli
autori in programma sono numerosi, così come le loro composizioni: frottole,
madrigali, chansons e fantasie. L’esecuzione è affidata a un ensemble composto
da voce, viola da gamba e flauti dolci, strumenti molto amati nel Rinascimento;
il consort presentato al Castello è formato da otto
taglie differenti, dal soprano fino al contrabbasso.
Programma
Francesco Bendusi (? - 1553)
Pass’e mezo dito il romano,
Moschetta, Desiderata, Pietoso
(Opera nova de balli,
Gardane, Venezia, 1553)
Anonimo, Dit le
Bourguignon
Alexander Agricola (1446 -
1506), Je n’ai dueul
(Odhecaton Harmonice
Musices, Petrucci, Venezia, 1501)
Heinrich Isaac (1450 -
1517), La mi la sol
(Motetti C, Petrucci,
Venezia, 1504)
Jacob Arcadelt (1507-1568), O
felici occhi miei (diminuzioni di D. Ortiz)
(Madrigali a 4 voci, Libro
I, Gardane, Venezia, 1539)
Adrian Willaert (1490 -
1562), O dolce vita mia
(Canzon villanesche alla
napolitana, Venezia, 1545)
Giorgio Mainerio (1535-1582),
Passamezzo d’Italie & Saltarello
(Chorearum molliorum
collectanea, Phalèse, Antwerpen, 1583)
Jacob Arcadelt, Il bianco
e dolce cigno
(Madrigali a 4 voci, Libro
I, Gardano, Venezia, 1539)
Orazio Vecchi (1550-1605), Il
bianco e dolce cigno
(Madrigali a 5 voci, Libro
I, Gardano, Venezia, 1589)
Alessandro Mantovano (XVI-XVI
sec.), Chi se pasce di speranza
(Canzoni sonetti strambotti et
frottole, Libro III, Antico, Roma,1517)
Bartolomeo Tromboncino (1470
circa - 1535 circa), Per dolor mi bagno il viso
(Frottole, Libro IX,
Petrucci, Venezia)
Fa bona guardia, Amore
(Frottole, II libro, Andrea
Antico, Venezia, 1520)
Giulio Segni da Modena (1498 -
1561), Ricercare IX
(Musicque de Joye, Moderne, Lyon, s.d.)
Adrian Willaert, Così vincete
in terra
(Tutti li madrigali del primo
et secondo libro di Verdelot, Venezia, 1540)
Madonn’io non lo so
O bene mio fa
(Canzon villanesche alla
napolitana, Venezia, 1545)
Adrian Willaert, I begli
occhi ond’i sui percosso
Questi son que’ begli occhi che
l’imprese
(Musica Nova, Gardane,
Venezia, 1559)
Orchestra Barocca della Civica
Scuola di Musica Claudio Abbado
Martina Bomben, soprano, viola
da gamba
Chiara Busi, Ninon Dusollier, Rita
Perego, Tommaso Petracchi, Ariadna Quappe
Rosario Scafili, Seiko Tanaka,
Daniele Bragetti, flauti dolci
Daniele Bragetti, direttore
SCHIFORMA E REFERENDUM
di Marcello Campisani
Di
molte cose abbisogna la nostra giustizia (per lo più facili da
realizzare e quasi nessuna onerosa) salvo che di
questa Schiforma, i cui promotori
certo non mirano a renderla più equa, posto che, non solo le fanno mancare fondi e personale, ma si prodigano a
dilatare le diseguaglianze. Ne costituisce riprova la recentissima normativa, con
cui la casta politica si è garantita l’impunibilità
personale l’intangibilità patrimoniale,
mediante l’annichilimento della magistratura contabile. Tutto ciò senza
strepiti da parte dell’opposizione, posto che, come ricorda Nordio, troveranno il loro tornaconto,
allorché dovessero andare al governo.
Tutte le Costituzioni, quale più quale meno,
sono intese a imporre e salvaguardare
libertà, uguaglianza e giustizia. Sono pertanto indigeste ad ogni forma di potere. I monarchi rischiavano la
pelle per non sottoscriverle. Ma, benché
conquistate a prezzo di sangue, sono scritte a matita e, come tutto ciò
che concerne libertà e uguaglianza, risuonano nuove ad ogni nuovo giorno. Occorre pertanto sistematicamente ribadirle.
IL CASO EPSTEIN
di
Francesca Mezzadri
Quello
che sta accadendo in questi giorni sul caso Epstein è importantissimo. Sul
piano mediatico, la pressione del pubblico ha creato conseguenze reali che
continuano ad emergere. Una cosa è certa: gli “Epstein Files” entreranno nella storia.
Un argomento che ha suscitato la mia attenzione è che di questi file si parla
poco. Quanto si vede sui social è quasi tutto falso, e il motivo mi è apparso
piuttosto chiaro. Al contrario di altri file – mail, foto, documenti – i video
sono più complessi da visualizzare perché è necessario aprirli tramite la U.S.
Department of Justice Library (la biblioteca legale del Dipartimento di
Giustizia americano). Vi consiglio di farlo, perché stanno circolando molte
fake news. Si può controllare inserendo determinati codici. Purtroppo però,
quando si arriva ad alcuni file, compare la dicitura: “No images produced”
Non
è dato sapere se, su certi file, l’accesso sia stato reso intenzionalmente più
difficile, se si tratti di una mancanza di professionalità o di una scelta
tecnica.
Origini
dell’indagine moderna
Tutto
è ripartito nel 2018 con l’inchiesta della giornalista Julie K. Brown, del
Miami Herald, che ha portato all’arresto di Jeffrey Epstein nel luglio 2019.
Nel
2020 viene arrestata la sua collaboratrice: Ghislaine Maxwell. In seguito alle
pressioni mediatiche e istituzionali successive al 2018, il Dipartimento di
Giustizia ha avviato la pubblicazione e il rilascio dei documenti relativi al
caso Epstein. Un rilascio obbligato dal Transparency Act, avvenuto con ritardi
rispetto alle tempistiche previste per legge e con numerose redazioni censure.
Secondo
quanto riportato pubblicamente, dovevano essere oscurati solo i nomi delle
vittime e dei testimoni innocenti. In alcuni casi, però, vi sono state
polemiche sia per eccesso sia per difetto di censura. Alcuni membri del Congresso
americano hanno dichiarato di aver avuto accesso tecnico ai file completi.
Secondo le loro prime dichiarazioni, vi sarebbero ancora ampie parti oscurate.
Dichiarazioni
di membri del Congresso
Becca
Balint: “Onestamente è tutto così depravato e malato. Non si tratta di un
complotto. È una vasta rete di persone ricche e potenti che credono di poter
fare quello che vogliono.”
Pramila
Jayapal: “Mentre esaminavo, mi ha colpito l’orrore e la depravazione”
Ro
Khanna: “Ci sono uomini con fotografie censurate e non c’è spiegazione sul
perché quelle immagini siano state oscurate.”
Jared
Moskowitz: “Disgustoso. Ci sono molti complici che trafficano ragazze in tutto
il mondo.”
Little
Saint James
Epstein
possedeva un’isola privata nelle Isole Vergini Americane: Little Saint James. Acquistata
nel 1998. Secondo atti giudiziari e testimonianze, lì avvenivano incontri e
reclutamenti. Le proprietà di Epstein (isola, villa a Manhattan, residenza in Florida
e ranch nel New Mexico) sono state oggetto di perquisizioni federali nel 2019.
Il
caso del Principe Andrea
Prince
Andrew, Duke of York, è stato citato in una causa civile intentata da Virginia
Giuffre, che ha dichiarato di essere stata costretta ad avere rapporti sessuali
quando era minorenne. Nel 2022 la causa si è conclusa con un accordo
extragiudiziale, senza ammissione di colpa.
La
casa di New York
La
residenza principale di Epstein era al 9 East 71st Street, Upper East Side,
Manhattan. Originariamente appartenne a Leslie “Les” Wexner, fondatore di L
Brands (società proprietaria di Victoria’s Secret). Negli anni ’90 l’immobile
passò a entità legate a Epstein. Nel 2021 è stato venduto per circa 51 milioni
di dollari a Michael Daffey, ex dirigente di Goldman Sachs. Parte del ricavato
è confluito nel fondo di compensazione per le vittime.
Harvard
Lawrence
Summers, ex presidente di Harvard ed ex Segretario al Tesoro USA, ebbe contatti
con Epstein dopo il 2008. Si dimise nel 2020 da un incarico al Center for
Ethics. Non è stato accusato di reati. Martin Nowak, professore ad Harvard,
ricevette fondi collegati a Epstein ed è stato messo in congedo amministrativo
nel 2020.
MIT
Il
Massachusetts Institute of Technology accettò donazioni da Epstein anche dopo
il 2008. Joi Ito, direttore del MIT Media Lab, si dimise nel 2019 dopo la
pubblicazione di email interne.
Ghislaine
Maxwell
Nata
nel 1961, figlia di Robert Maxwell. Compagna e collaboratrice di Epstein dagli
anni ’90. Secondo l’accusa: reclutava ragazze minorenni, anche bambine le
introduceva a Epstein, partecipava al sistema di adescamento. È stata
condannata nel 2021 per traffico sessuale di minori e nel 2022 a 20 anni di
carcere federale.
Conclusioni
Il
caso Epstein è uno dei più gravi scandali giudiziari legati al traffico
sessuale negli Stati Uniti. È importante distinguere: fatti giudiziari
accertati,documenti desecretati, interpretazioni personali, narrazioni non
verificate che circolano sui social.
martedì 24 febbraio 2026
DOMANDE
di Angelo Gaccione
Sul nespolo del mio cortile non vengono più né i passerotti,
né lo scricciolo che mi teneva compagnia, né i merli. Le cornacchie, alle quali
continuiamo a sottrarre spazio con il dissennato consumo di suolo agricolo, si
sono impadronite delle piante di città e dunque anche del nespolo. Hanno
divorato i piccoli pennuti, ed ora non vengono neppure loro perché non
avrebbero nient’altro da divorare. Rovistano tra i rifiuti dei giardinetti dove
i chioschi all’aperto vendono cibi di ogni tipo, così come fanno i cinghiali
che si spingono sempre più nei centri urbani di città e paesi. Roma è stato un
caso emblematico negli ultimi tempi. Cinghiali, gabbiani, volpi e cicogne si
fanno vedere sempre più spesso a ridosso delle abitazioni anche nei centri del
Sud, non solo lungo le strade di campagna. Gli incendi da un lato, l’uso
smodato e pervasivo di prodotti chimici dall’altro, hanno alterato talmente
l’habitat di queste creature, da doverlo abbandonare. Diverse specie non lo
riconoscono più come territorio proprio, ma come minaccia ostile alla loro
sopravvivenza. In alcuni luoghi un tempo salubri sono completamente sparite le
api, in altri si sono ridotte di numero e la produzione di miele ha subìto un
vistoso calo. Ce ne dovremmo allarmare, e invece non ce ne preoccupiamo. Dove
finiscono gli animali a ridosso dei teatri di guerra che riescono
miracolosamente a sfuggire ai rovinosi bombardamenti e agli agenti chimici che
esplosivi sempre più letali diffondono? In che condizioni sopravvivono avendo
dovuto forzatamente mutare contesto? Non ce lo chiediamo mai. Non lo facciamo
per gli alberi e per le piante sottoposti alla stessa sorte, non lo facciamo per
il brulicare di vita che il sottosuolo custodisce.
Che colpa ne hanno loro? È
una domanda che sentiamo spesso quando a subire morte e rovina sono esseri
umani innocenti, ma non la formuliamo mai quando a subire la stessa sorte sono
creature altrettanto innocenti che appartengono allo stesso universo dentro cui
siamo immersi in simbiosi armonia. Vi siete chiesti quanti di questi esseri
sono periti nel corso di quella incivile e barbara consuetudine dei botti di
fine anno? Quanti sono diventati folli di paura o si sono ammalati senza
rimedio?
CONFERENZA SUGLI ENTI LOCALI
di
Franco Astengo
Una
proposta di riflessione complessiva.
La
conferenza sugli enti locali sviluppata da Alleanza Verdi Sinistra in una
"due giorni" romana ha rappresentato sicuramente un fatto positivo di
ritorno alla discussione su di un tema cruciale sul quale, nel corso degli
ultimi anni, la sinistra ha stentato a portare avanti una elaborazione adeguata
ai cambiamenti in atto sia sul piano sociale sia -soprattutto - su quello
istituzionale. Nel corso dei lavori in questione sono stati colti alcuni punti
di decisivo interesse: a partire dalla risposta necessaria che le istituzioni
locali sono chiamate a fornire non tanto e non solo ai vari decreti sicurezza
sui quali la destra intende scavare fenomeni di criminalizzazione di
diseguaglianza.
L'idea della solidarietà sociale
deve accompagnarsi agli altri elementi di discussione e proposta: dallo stop al
consumo di suolo, al salario minimo comunale fino alla necessità di ricostruire
reti con le realtà locali costruendo un nesso tra centri di aggregazione,
cultura, sedi di solidarietà sociale.
Questo intervento però intende
sollecitare un innalzamento del livello proponendo al riguardo una riflessione
"sistemica" sull'insieme dei livelli decentrati di governo:
1) Il primo punto riguarda la
collocazione del complesso degli Enti Locali rispetto al rigurgito nazionalista
che la destra sta promuovendo e che attraversa in modo pericoloso la società
italiana. La risposta non può che essere quella dell'autonomia del sistema
autonomistico mettendo in discussione prima di tutto il sistema della finanza
locale e del fisco a livello periferico. Serve però qualcosa di più ampio cui
fare riferimento per una elaborazione teorica che conduca a una forte
propositività. Sarebbe il caso di pensare al ruolo del sistema degli enti
locali italiano in un quadro di rilancio del progetto di federalismo europeo.
Non entro qui nel merito del dettaglio progettuale: sicuramente una proiezione
di questo tipo avviando una "rete" transnazionale di amministrazioni
progressiste potrebbe rappresentare un primo passo;
2) Il secondo punto di
riflessione dovrebbe riguardare il ruolo delle Regioni, da affrontare proprio
adesso che a destra si sta cercando di concretizzare il tema dell'autonomia
differenziata. Il tema della collocazione istituzionale delle Regioni riguarda
una necessità di analisi del bilancio di questi ultimi anni, in particolare
dall'introduzione del meccanismo di elezione diretta dei Presidenti delle
giunte regionali. Il fenomeno era già in atto in precedenza e si tratta di un
vero e proprio mutamento d'asse avvenuto nella natura stessa dell'Ente.
Trascurando la polemica sulla mancata abolizione di alcuni ministeri che era
stata "promessa" in un qualche modo all'inizio del varo della legislazione
regionale, rimane il fatto che la funzione legislativa e di coordinamento ha
subito nel corso degli anni una vera e propria "torsione" verso un
Ente esclusivamente di nomina e di spesa (spesa tra l'altro vincolata quasi
monotematicamente al comparto della sanità, con esito molto negativi).
L'elezione diretta del presidente della giunta regionale ha poi forzato la
direzione della macchina amministrativa regionale in funzione delle esigenze
dello stesso presidente e della sua parte politica creando nicchie clientelari
e alimentando fenomeni di corruzione sia nella Regioni a statuto ordinario sia
in quelle a statuto speciale;
3) Il terzo punto riguarda il
tema della governance dell'area vasta intermedia. È il discorso del
rapporto tra "Città" e "Post-Città" in una fase in cui le
esigenze di nuove e diverse aggregazioni istituzionali ma anche sociali e
culturali si sta imponendo nei fatti. Il ritorno al voto diretto nelle antiche
sedi provinciali potrebbe rappresentare un primo elemento di discussione
accompagnato naturalmente da un discorso riguardante i compiti da assegnare a
Enti che tornerebbero ad essere governati da soggetti espressione
dell'elettorato di primo grado (anche qui si porrebbe comunque il punto
riguardante l'elezione diretta del Presidente). Forse sarebbe il caso al
riguardo del governo intermedio di area vasta (constatato il fallimento della
formula "Città metropolitana") si cominciare a ripensare all'insieme
del tessuto istituzionale autonomistico (anche in relazione al tema del federalismo
europeo cui si è accennato) magari partendo da quella trascurata proposta
avanzata dalla Società Geografica Italiana che prevedeva un solo livello
intermedio tra Governo e Comuni attraverso la creazione di 36
"cantoni" o "dipartimenti" alcuni dei quali, nella loro
entità geografica, che superavano le stesse realtà regionali che appaiono in
alcuni casi del tutto obsolete per via dell'avvenuto mutamento dei flussi
demografici, economici, turistici,, dell'appartenenza culturale;
4) l'ultimo punto, di grande
delicatezza, riguarda l'elezione diretta dei Sindaci. Una riflessione sotto
questo aspetto si impone almeno per i Comuni superiori ai 15.000 abitanti.
All'obiezione che l'elezione diretta del Sindaco (norma che risale al 1993)
abbia garantito stabilità debbono essere opposti due elementi di contrasto: il
primo riguarda l'esaltazione della personalizzazione della politica che
l'elezione diretta sicuramente comporta e questo è un punto che le strutture di
partito nella loro evoluzione organizzativa e di rapporto sociale dovrebbero
meglio considerare; il secondo la crescente disaffezione al voto che le
elezioni comunali presentano di volta in volta. Ormai i comuni non si
presentano più come l'Ente più vicino alle esigenze della popolazione e - di
conseguenza - l'Ente che invita alla maggiore partecipazione. La scelta
sciagurata compiuta dalla Legge Del Rio di abolizione della circoscrizioni
nelle città al di sotto dei 100.000 abitanti anche se capoluogo di provincia ha
contribuito a fornire un vero e proprio "colpo" alla già declinante
partecipazione popolare cui si sta cercando di ovviare con meritevoli
iniziative legate però necessariamente a una visione del tutto volontaristica e
quindi anche limitata al fine di stabilire nuovi livelli di Città sul piano
della solidarietà sociale e alla crescita di una emarginazione che diventa
anche istituzionale.
“L’INFINITAMENTE
MEDIO”
di
Luigi Mazzella

Ennio Flaiano
Non
ho conosciuto Ennio Flaiano, ma sono stato amico di quasi tutti i suoi amici
che lo ritenevano del tutto e felicemente ateo. Tra i suoi biografi,
però, c’è chi lo definisce, per asserito amor di precisione, un agnostico
razionalista e ricorda la sua battuta: “Era ateo ma si era convertito
per poter bestemmiare!”. Non so se Flaiano abbia avuto la fortuna di potere
studiare fuori dai seminari religiosi (certamente non è stato alunno dei
Gesuiti in scuole di cosiddetta élite). Desumo che, come
tutte le persone di intelligenza pari alla sua, egli ha sempre
rappresentato per i fideisti un duro ostacolo da superare e solo i più “aperti”
(si fa per dire) lo citano con il dovuto rispetto.
Di
recente è stato ricordato il suo aforisma: “stanco dell’infinitamente
piccolo e dell’infinitamente grande, lo scienziato si dedicò all’infinitamente
medio” ”che, com’è stato giustamente osservato, altro non è che il
modello sociale vincente nella collettività umana, quello della mediocrità. Naturalmente, sull’estensione e quantità degli
individui mediocri nell’età attuale, i pareri divergono, ma la domanda
principale è: devono essere ricompresi tra i mediocri gli esseri umani che,
improvvidamente disconoscendolo, rinunciano all’uso di ragione? Possibile
che non capiscano che la razionalità è la sola qualità che li distingue dagli
altri esseri viventi? Che cosa li convince a porre fiducia in ciò che viene
rivelato da altri: sedicenti sacerdoti di un invisibile Dio o maestri di un
superiore pensiero? Possibile che si inducono a credere, senza possibilità di
verifica o con la conoscenza di prove contrarie, nella realizzabilità di
astratte utopie salvifiche e benefiche e si lanciano, a spada tratta, contro
chi osa pensare in maniera diversa? C’è chi ritiene che la presenza
abbondante di fideisti convinti e di fanatici politici di incrollabile
ideologia rappresenta, per come vanno le cose, il segno di un progressivo
dissolvimento di ogni possibilità di civile convivenza in Occidente. Io sono
tra essi. D’odio si muore è il titolo del mio ultimo libro e ne è
protagonista proprio quell’infinitamente medio di cui scrive Ennio
Flaiano.

lunedì 23 febbraio 2026
ACRONIMI E SIGNIFICATI RECONDITI
di Romano
Rinaldi
La rielezione dell’attuale presidente degli USA,
effettiva da poco più di un anno e della durata programmata di quattro anni, ha
avuto come leitmotiv l’acronimo MAGA (Make America Great Again) dietro al quale
c’è una nuova visione del ruolo degli USA nel mondo e dei mezzi per ottenerlo
che ribalta praticamente tutti i principii ai quali si era finora ispirata
l’egemonia americana nel mondo occidentale con implicazioni anche per tutti gli
altri Paesi attratti da quel “modello” (soft power) o brutalmente sospinti, a
suon di bombe, verso quell’ideale.
Il primo
elemento che è stato inserito in questo nuovo modello è quello
dell’isolazionismo; quindi, niente più guerre e la promessa di contribuire in
men che non si dica alla fine di quelle in corso, ovunque fossero e per
qualsiasi ragione (o torto). Il “deal master” (creatore di accordi) aveva la
certezza di riuscire nel suo intento di mettere tutti d’accordo ricorrendo ad
azioni soprattutto economiche (protezionismo) a carattere coercitivo oppure con
minacce militari (in parte anche messe in atto) ed offrendo proposte che non
potevano essere rifiutate (suona un po’ come la Chicago negli anni tra il 1920
e il 1930 ma questo è solo un dettaglio). Nulla di ciò si è finora verificato. Per
il resto, la teoria MAGA propone un’infarcitura di soluzioni retrograde a tanti
problemi.
Ad esempio; quelli dell’immigrazione, con le deportazioni di massa; dell’ambiente e delle variazioni climatiche, con il più bieco negazionismo; dell’aiuto ai paesi poveri per la salvaguardia della salute, con la cancellazione di quasi tutti i programmi; della ricerca di base in campo biomedico, con altrettanti drastici tagli ai finanziamenti ed infine con l’indebolimento di tutti gli organismi sovranazionali, a partire dall’ONU in funzione di una preminenza del diritto della forza (degli USA) a dispetto della forza del diritto, interno ed internazionale del quale questa amministrazione ha deciso di liberarsi definitivamente. Oltre naturalmente a doversi liberare di tutti i pesi e contrappesi tra i poteri dello Stato che devono esistere in uno stato di diritto basato sulle regole della democrazia liberale.
Ecco
dunque spiegata in poche parole in cosa consiste questa “filosofia” MAGA di cui
molti governanti anche da noi, compresa la nostra Presidente del Consiglio, si
riempiono la bocca, pur professando un “atlantismo” e una “difesa dei valori
occidentali” che non si capisce bene su cosa dovrebbero essere fondati date
queste premesse.
Bene ha
fatto dunque il Premier canadese a Davos a denunciare l’impossibilità di
adeguarsi a questo modello e tantomeno poter continuare “business as usual”
soggiacendo alle imposizioni che l’elefante americano, sdraiato con la sua
lunga schiena su tutto il confine dall’Atlantico al Pacifico tra i due Paesi,
potrebbe mettere in atto con un “rotolino” verso Nord! E benissimo ha fatto il
Cancelliere tedesco Merz a rimarcare, a Monaco, lo stesso principio invitando
l’Unione Europa a reagire in modo fermo e consono a questa intollerabile
prepotenza mettendo in atto una reazione adeguata per evitare di cadere nella
trappola della destrutturazione dell’ordinamento liberal-democratico che ha
garantito all’Europa gli ultimi 80 anni di pace pressoché totale. Il periodo
più lungo in assoluto di prosperità e pace nella millenaria storia delle sue
Nazioni.

Merz

Questa scossa alla prepotenza americana sta finalmente cominciando a dare qualche risultato. È infatti risaputo che alla boria dell’acronimo MAGA, fa riscontro un altro acronimo col quale l’attuale presidente era noto nel suo mondo degli affari: TACO, ovvero “Trump Always Chickens Out”, tradotto: se messo alle strette, scappa come un pollo. Ecco, questo è dunque l’atteggiamento da adottare con chi non molla finché non sente del duro.
In
quest’ottica il mondo intero, tutt’ora incapace di scrollarsi di dosso lo
sbigottimento creato dalle imposizioni dei dazi capestro voluta dal Presidente
degli Stati Uniti d’America (POTUS), dovrebbe accogliere con una notevole
soddisfazione la recentissima decisione della Suprema Corte degli Stati Uniti
d’America (SCOTUS) di dichiararli illeciti. E tutti dobbiamo anche ritenerci
molto fortunati in quanto la nomina dei 9 giudici della Corte (a fine mandato
solo per fine vita o dimissioni) è prerogativa del presidente in carica e Trump
si è trovato nella fortunata posizione di poterne nominare ben tre, trovandone
già altri tre di nomina repubblicana (Bush Senior e Junior) e solo tre di
nomina democratica (Biden e Obama). Nel confronto tra i poteri dello Stato,
SCOTUS ha prevalso su POTUS, persino in un sistema in cui è normale una certa soggezione
(per nomina) dei giudici al potere politico.

Carney

La professionalità ha dunque prevalso nei confronti dell’obbedienza. Una bella lezione al nostro Governo che straparla di giudici politicizzati, soprattutto riferendosi a presunte maggioritarie tendenze sinistrose e vorrebbe introdurre norme di nomina più dipendenti dal governo in carica, per la stessa ammissione del Ministro Guardasigilli, proponente della riforma che sarà presto sottoposta a referendum popolare.
Tornando alle
relazioni tra UE e USA, il fatto che nel nome di un revanscismo nazionalista ci
siano governanti europei che, ammiccando al movimento MAGA, non riescono a capire
cosa stanno mettendo in gioco a nome e per conto delle popolazioni che
dovrebbero guidare con saggezza e lungimiranza verso un miglioramento delle
loro condizioni, è a dir poco disarmante. E finché si tratta di un piccolo
Paese come l’Ungheria (9,6 milioni di abitanti, poco più di due volte quelli di
Roma e provincia), uscita da poco dal regime totalitario comunista dell’ex Unione
Sovietica ed ora ondeggiante verso un altro regime, questa volta di stampo neonazista
(come capita nella fisica: il principio dell’azione e reazione…), non c’è tanto
da meravigliarsi. Bisogna aspettare una maturazione. Ma se si tratta
dell’Italia, il Paese che ha fondato e poi sofferto tutte le sanguinose
conseguenze di quel tipo di regime, per poi riscattare la propria identità tra
le Nazioni-guida fondatrici della UE fornendo un grande contributo intellettuale,
normativo, legislativo, politico e morale a questa titanica impresa, no
non si può facilmente capire quanto sia arretrata la mentalità di chi non ha
capito cosa si debba fare per la salvaguardia degli interessi del popolo di
tutta la Nazione. Ovvero tutta la popolazione che ha il diritto di essere
rappresentata da chi li governa nel rispetto della Costituzione alla quale
questi rappresentanti hanno giurato fedeltà. Il loro dovere è quello di
assecondare le legittime aspirazioni di tutti al miglioramento delle condizioni
di vita e convivenza civile nel Paese, secondo appunto i dettami della
Costituzione. Questo è il solo “populismo” che i governanti hanno il dovere di
rispettare.
Viceversa, non hanno alcun diritto di esibirsi in una forsennata
rincorsa del populismo tout court che si esprime coi sentimenti della pancia da
parte ahimè della meno dotata porzione della popolazione. Una porzione che si presenta
solitamente come una minoranza molto rumorosa e prepotente e che per questo riesce
ad orientare il consenso.
Ecco,
dunque, quando si sente la nostra Presidente del Consiglio affermare di essere
in sintonia con i principi propugnati dalla presente amministrazione americana attraverso
il movimento MAGA, vengono i brividi, soprattutto perché questi principi vengono
presentati come la continuazione di un rapporto nel solco dell’atlantismo e
della difesa dei “valori occidentali” come se nulla fosse cambiato nell’ultimo
anno. Se non è pura mistificazione in malafede, si tratta di una imperdonabile
ingenuità. Nell’un caso o nell’altro non è un buon servizio all’Italia né all’Unione
Europea e soprattutto va in senso contrario all’auspicabile evoluzione degli
ordinamenti UE in senso federalista coi quali potremmo finalmente ambire al
completo riscatto dalla barbarie in cui ci hanno precipitato un centinaio di
anni fa, coinvolgendo il mondo intero, il regime fascista italiano e il conseguente
nazismo tedesco, quest’ultimo il frutto della tipica esasperazione teutonica per
il “lavoro fatto alla perfezione”!
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