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UNA NUOVA ODISSEA...
DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES
Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.
Angelo Gaccione
LIBER
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
giovedì 23 aprile 2026
LA CATTIVA COSCIENZA DEI FISICI
di Franco Continolo

Carlo Rovelli
Oggi gli spunti di riflessione vengono dall’intervista di
Carlo Rovelli al Corriere della Sera. Il primo spunto è offerto dalla presenza di
bombe atomiche americane sul nostro territorio. Si tratta di un fatto, afferma
lo scienziato, che: 1) viola il Trattato di Non-Proliferazione, del quale
l’Italia è firmataria, dunque rappresenta una violazione della legge
internazionale (alla faccia del “rules-based International order”); e 2)
certifica la sudditanza del nostro paese – e più in generale dell’Europa –
dagli Stati Uniti. Qui si può osservare che il vassallaggio, ovvero la
sudditanza, è degradante perché deresponsabilizza, quindi impedisce la
formazione della classe dirigente – la storia d’Europa degli ultimi 50 anni
mostra infatti che con l’uscita di scena della classe politica formatasi
nell’antifascismo e nella Resistenza, non c’è stato ricambio, e la qualità dei
nuovi leader si è progressivamente abbassata, fino ai superidioti attuali.
Si può aggiungere che la propaganda NATO ha accelerato il processo di
istupidimento europeo, in particolare dopo la fine della Guerra Fredda, quando
essa ha dovuto inventarsi nuovi nemici per giustificare la propria
sopravvivenza – i concetti strategici NATO sono esempi assoluti di non-pensiero
strategico, ovvero di idiozia. Il secondo spunto viene dalla domanda: con chi ci dovremmo alleare? Qui Rovelli avrebbe dovuto distinguere: le alleanze
militari servono infatti per preparare o fare la guerra, e come tali sono da
evitare in modo categorico; le alleanze politiche sono per definizione
variabili in funzione delle priorità e degli interessi. Il terzo spunto riguarda
Israele: qui non si capisce perché Rovelli indulga all’ipotesi che lo stato
ebraico possa non disporre della arma, e poi giustifichi la proliferazione.
![]() |
| Carlo Rovelli |
Il silenzio sul programma nucleare israeliano è stabilito dal patto fra
Nixon e Golda Meir – è la foglia di fico che nasconde la vergogna americana per
aver permesso la costruzione della bomba; è anche l’unico patto che Israele
rispetti, e il motivo è che l’ambiguità è utile, anche per evitare
le ispezioni dell’IAEA. Sul perché Nixon abbia ceduto si possono formulare
due ipotesi: 1) la bomba era già una realtà, e 2) egli non voleva fare la fine
di Kennedy. Sulla proliferazione, è evidente che la bomba rappresenti una
forma di assicurazione; al tempo stesso, maggiore è il numero di paesi dotati,
maggiore il rischio di guerra nucleare. Si può aggiungere che gli Stati Uniti
sono il massimo responsabile dell’ indebolimento del regime di
non-proliferazione: è stata la minaccia americana ad armare la Corea del Nord,
e sarà stata l’aggressione americana a giustificare la costruzione della bomba
da parte della Repubblica Islamica dell’Iran, se e quando essa deciderà di
realizzarla. Il quarto spunto riguarda la deterrenza nucleare; essa appare oggi
indebolita, rispetto agli anni della Guerra Fredda, non solo per gli imprecisati
sviluppi tecnologici, ma soprattutto per la criminale invenzione della guerra
per procura. La guerra provocata e condotta dall’Ucraina per conto
dell’Occidente ha messo infatti la Russia nell’imbarazzo della decisione sulla
linea rossa invalicabile: quando scatterà la rappresaglia nucleare?
Sull’incertezza mostrata finora dalla Russia gioca l’Europa per vincere il
confronto. Si tratta di un gioco che solo dei superidioti non sono in grado di
capire quanto catastrofico esso possa essere.
UN 25 APRILE DI GUERRA
di Franco Astengo
Il 25 aprile, la nostra
ricorrenza, il giorno più importante nella storia d'Italia, attraversa il tempo.
L’esito
recente del referendum ci ha dimostrato come quella data non rappresenti
soltanto la memoria della fine dell'occupazione nazifascista, ma il punto da
cui nacquero la Repubblica e la Costituzione. Nel
2026 questo passaggio assume un significato ancora più forte: a ottant’anni dalla nascita della Repubblica,
il legame tra Liberazione, antifascismo e Costituzione continua a chiedere di
essere riaffermato. La
Costituzione sortì infatti da una rottura politica precisa: quella con il
fascismo, con la guerra, con un’idea autoritaria dello Stato e della società.
Per questo l’antifascismo non appartiene solo alla memoria, ma resta un
principio costitutivo della democrazia. Fin qui però abbiamo ricostruito una
premessa e siamo rimasti in quello che possiamo considerare un ambito
"scontato" di riflessione. Oggi
questo principio si misura con un contesto in cui tornano a pesare restrizioni
dello spazio democratico, compressione del dissenso, uso estensivo delle
categorie di sicurezza e delegittimazione delle soggettività critiche. Non
possiamo però limitarci ad approfondire questi aspetti. Non possiamo limitarci a ricordare fatti del passato.
È necessario guardare all'oggi e di conseguenza al
futuro. Questa è l'occasione per descrivere la realtà e chiamare tutti ad
affrontarla. L'anniversario del 25 aprile
arriva in un momento oscuro dove la realtà della guerra minaccia di deflagrare
nella dimensione di un conflitto globale (se non ci troviamo già nel
"pieno") la democrazia appare a rischio in molte parti del mondo mentre
si allargano le disuguaglianze e si accentuano vessazioni e ingiustizie. Lo
stesso rapporto tra scienza, tecnica e politica non sembra più muoversi nel
senso della liberazione dell'umanità ma piuttosto evocando pericoli oscuri di
espropriazione delle coscienze. Va ricordato che per l'Europa la liberazione
dal nazifascismo (che avvenne in tempi diversi e con esiti diversi senza
dimenticare che gli eserciti di tutto il mondo marciavano sul suolo del
continente) rappresentò comunque un momento fondamentale di svolta della storia
della quale non vanno assunti i retaggi in maniera unilaterale: occorre
continuare a studiarne le sfaccettature e le contraddizioni se si intende
cercare di capire cosa accadde allora e interrogarsi su quanto ciò che si
verificò più di ottant'anni fa pesi ancora sulla complessa realtà dell'oggi.
Per l'Italia la valutazione di ciò che accadde deve mantenersi chiara: dalla Liberazione, dalla lotta al nazifascismo, dalla capacità dei partigiani di liberare in autonomie le grandi città industriali del Nord, nasce la Costituzione e - di conseguenza - la democrazia con tutte le sue difficoltà passate e presenti. Fin qui tutto appare chiaro. Meno evidente nella narrazione mediatica "mainstream" la necessità che una democrazia repubblicana debba intendersi sempre come bene prezioso non semplicemente da conservare ma da arricchire giorno per giorno con il pensiero e l'azione della parte migliore del nostro popolo. Alla qualità della democrazia repubblicana va agganciato il momento politico: un momento politico così difficile contrassegnato da una evidenza che è insieme emergenza: la guerra. Una guerra "cattiva" combattuta su più fronti le cui vittime immediate sono le popolazioni inermi: dall'Ucraina alla Russia, da Gaza al Libano, dall'Iran ai paesi del Golfo. Una guerra che alimenta l'idea della politica intesa come dominio, della ripresa imperialista (su diversi fronti), da pesantissimi riflessi sull'economia internazionale ormai dominata dalla geopolitica: le condizioni dell'economia internazionale, nell'ormai avviata post-globalizzazione, appare contrassegnata dalla crescita dell'enormità delle disuguaglianze, dalla volontà di distruzione verso interi popoli come sta accadendo in Palestina, nel Libano e (senza bombardare direttamente) a Cuba.
Oggi 25 aprile non
possiamo fermarci a raccontare i pur gloriosi episodi della nostra Resistenza. «Le massime dei
filosofi sulle condizioni di possibilità della pace pubblica devono essere
consultate dagli stati armati per la guerra»:
questo il testo dell’“articolo segreto” che Immanuel Kant comprende nel suo Per
la Pace Perpetua. Invece pare proprio che
anche oggi gli stati armati non consultino i filosofi: non li consultano perché
non vogliono sentirsi dire che l'unico presupposto per la civiltà è la pace.
Battersi per la pace deve significare oggi come oggi
cercare soluzioni mettendo a confronto una teoria della pace come soluzione
politica all'ipotesi della guerra considerata inevitabile nella concezione di
Von Clausewitz.
La pressione dei
popoli per la pace, la richiesta pressante di pace oggi rappresenta il solo
modo concreto per celebrare l'alba radiosa del 25 aprile.
IL 25 APRILE ATTRAVERSO LA VOCE DEI POETI
25 Aprile
di
Alfonso Gatto
La chiusa angoscia delle notti, il pianto
delle mamme annerite sulla neve
accanto ai figli uccisi, l’ululato
nel vento, nelle tenebre, dei lupi
assediati con la propria strage,
la speranza che dentro ci svegliava
oltre l’orrore le parole udite
dalla bocca fermissima dei morti
«liberate l’Italia, Curiel vuole
essere avvolto nella sua bandiera»:
tutto quel giorno ruppe nella vita
con la piena del sangue, nell’azzurro
il rosso palpitò come una gola.
E fummo vivi, insorti con il taglio
ridente della bocca, pieni gli occhi
piena la mano nel suo pugno: il cuore
d’improvviso ci apparve in mezzo al
petto.
Ho dormito l’ultima
notte
di Elio
Filippo Accrocca
Ho dormito
l’ultima notte
nella casa di
mio padre
al quartiere
proletario.
La guerra,
aborto d’uomini
dementi, è
passata sulla
mia casa di
San Lorenzo.
Il cuore ha
le sue distruzioni
come le
macerie di spettri,
eppure il
cuore ancora grida,
geme,
dispera, ma vive
come la
madonna di Raffaello
salvata tra i
sassi della mia casa
e un paio di
calzoni grigioverdi.
Retrovia
di Giorgio
Bassani
Non li vedi,
tu, gli angeli tutelari
che còmpitano
la tua croce.
Hanno come te
gli occhi chiari,
quasi puerile
la voce.
Li vedessi,
forse sorrideresti.
Non portan
clamidi stole o tocchi;
polverosi,
sono, rotti
di fatica:
hanno tute celesti.
Parlano. Li
senti bisbigliare
di non sai
che pace, che speranza:
in un paese
di là dal mare
questa è sera
di vacanza.
Nella sera il
monte odora
oleandri da
una tomba di sassi.
la vita non è
più, ora,
per te che un
dileguare di passi.
I lupi
di Nelo Risi
La mia città
deserta
un nero vento
invade,
la mia città
dolora
all'alba
delle case.
Il muro non
misura
più di tre
metri: il sonno
di quel
ragazzo steso
a lato è un
peso eterno.
I lupi sono
scesi
visitano le
strade,
autunno o
primavera
non mutano
paese.
La mia città
deserta
ha occhi di
rovina,
le rose del
suo sangue
c’è già chi
le coltiva.
Canto degli
ultimi partigiani
di Franco
Fortini
Sulla
spalletta del ponte
le teste
degli impiccati
Nell’acqua
della fonte
la bava degli
impiccati.
Sul lastrico
del mercato
le unghie dei
fucilati
Sull’erba
secca del prato
i denti dei
fucilati.
Mordere l’aria
mordere i sassi
la nostra carne
non è più d’uomini
Mordere l’aria
mordere i sassi
il nostro
cuore non è più d’uomini.
Ma noi s’è
letta negli occhi dei morti
e sulla terra
faremo libertà
Ma l’hanno
stretta i pugni dei morti
La giustizia
che si farà.
LUTTI NOSTRI

Carlo Monguzzi

Ciao Angelo, grazie per inviarmi “Odissea”. Ti
mando questo breve scritto delle mie due amiche Rosaria e Nadia per
Carlo Monguzzi, le ho fatte avere ai Verdi per la moglie ma ho pensato di
mandarle anche a te. Se vuoi puoi pubblicarle. Un caro saluto
Rosella
Simone
Da Nadia Ponti e Rosaria Biondi
I nostri compagni Giulio Cacciotti e Vincenzo
Guagliardo se ne sono andati prima di Carlo, lo ricordiamo anche per loro.
Ci è stato accanto e sostenuti, negli anni del
carcere, nella nostra lotta contro la legge premiale Gozzini, che lega le
condizioni carcerarie e l’uscita dal carcere al mercato delle coscienze.
Una lotta ostinata e solitaria, purtroppo.
Anche quando avrebbe, forse, desiderato che
smettessimo, ci ha sempre sostenuti lo stesso, perché anche lui sapeva che le
lotte che si sentono giuste, vanno combattute e basta indipendentemente se si
vincono o si perdono. Non diremo grazie
per questo, proprio perché sappiamo che valeva anche per lui.
Un abbraccio a chi gli ha voluto bene.
mercoledì 22 aprile 2026
LA SINISTRA E L’ALTERNATIVA
di Franco Astengo
Nel dopo Referendum.
La fase
post-referendaria pare aver aperto la prospettiva di una nuova stagione a
sinistra nonostante le grandi difficoltà derivanti dalle tragiche vicende
internazionali: l'analisi del voto infatti riferendo di una partecipazione diversa
dal recente passato specificatamente in campo giovanile ha aperto a prospettive
di nuove aperture e di diverse convergenze politiche e sociali. Quale rimane
l'indicazione più importante uscita dall'esito delle urne il 22/23 marzo scorsi?
In tempi che rimangono comunque di forte disaffezione
il tema costituzionale rimane comunque il "magnete" più importante
per attirare all'impegno la parte democratica e progressista del nostro Paese.
Accadde nel 2006, si ripeté nel 2016 e ancora 10 anni dopo, oggi: un ventennio
segnato da tentativi di stravolgimento del nostro assetto democratico respinti
dal voto popolare e dall'impegno unitario di forze politiche, sindacali,
associative. Questo è il primo segnale da cogliere rispetto a questo risultato.
Sulla base di questa indicazione emersa con grande
forza segnaliamo che, con tutte le cautele del caso e ben consci di difficili
esperienze attraversate nel passato, si stanno muovendo settori importanti
della sinistra italiana:
1) Il CPN di
Rifondazione Comunista, pur tra difficoltà e contrasti, ha approvato un
documento che impegna il partito alla costruzione di un " fronte costituzionale, democratico e antifascista" che pur non aderendo all'idea di una coalizione di governo
intende misurarsi proprio con due temi fondamentali come quello costituzionale
e antifascista. Rifondazione Comunista pare intendersi di verificare un'ottica
unitaria con altre forze politiche anche di impianto riformista e anche di
storica collocazione centrista. Rifondazione mantiene giustamente una forte impostazione
alternativa rispetto a un impianto programmatico economico-sociale di stampo
liberista e in questo appare in grado di avanzare una proposta politica
alternativa;
2) Nel corso della campagna referendaria era stato costruito e reso molto
attivo un "Comitato Socialista per il NO" formato da diverse
associazioni che, nel dopo - voto, hanno preso la decisione di muoversi per
formare una "Federazione Socialista" nell'ottica del superamento di divisioni e tensioni del passato, ponendosi
così in una nuova prospettiva di presenza politica nel Paese.
2) Nel corso della campagna referendaria era stato costruito e reso molto
attivo un "Comitato Socialista per il NO" formato da diverse
associazioni che, nel dopo - voto, hanno preso la decisione di muoversi per
formare una "Federazione Socialista" nell'ottica del superamento di divisioni e tensioni del passato, ponendosi
così in una nuova prospettiva di presenza politica nel Paese.
Possiamo considerare
queste due iniziative come frutto di una analisi che ha legato assieme i due
temi fondamentali del momento: quello della pace e della democrazia connessi
attorno ad altrettante esigenze politiche, quella del ruolo dell'Europa in
questo frangente storico ben diverso da quello costruito nel corso degli anni
attorno a Maastricht prima e alla "fine della storia" poi e quello
della necessità di abbattere il pericoloso governo di destra al potere in
Italia.
La matrice fascista e
razzista delle più importanti forze politiche che compongono il governo (FdI e
Lega) e la spinta estremistica di un soggetto come Futuro Nazionale: tutte
soggettività politiche poste al di fuori dal perimetro costituzionale deve
rappresentare il punto di analisi più pregnante da cui trarre indicazione per
una collocazione politica della sinistra.
Sotto questo aspetto
intendiamo essere particolarmente chiari: indipendentemente dalla formula
elettorale che sarà adottata è vitale che la destra sia sconfitta nelle
elezioni del 2027.
Per riuscirci va
evidenziata la necessità di costruzione di un progetto che, dal punto di vista
della sinistra, presenti caratteristiche derivanti dalla storia, dall'identità,
dalla capacità di aggregazione che le forze direttamente derivanti dalla
"sinistra storica" possono apportare a uno schieramento alternativo:
in questo senso una presenza rinnovata nel sistema politico italiano di Rifondazione
Comunista e di una possibile "Federazione Socialista" può
rivestire un'importanza per la cui
realizzazione sarà necessario un impegno forte fondato sul raccogliere trasmettendone
la gravità e chiamando alla lotta le grandi contraddizioni sociali che agitano
il nostro tempo.
I punti di
riflessione comune dovrebbero esaminare l'idea di un "socialismo della
finitudine" come cornice di alcuni passaggi: abbiamo citato quello europeo
ma sommariamente non possiamo dimenticare quello del lavoro, della programmazione
economica, del welfare, dell'assetto istituzionale fondato sulla centralità del
Parlamento e della formula elettorale proporzionale.
Dovrà essere oggetto
di profonda riflessione il punto di distinzione in questa fase e nella già
ricordata prospettiva elettorale tra "alternativa" e "coalizione
di governo" (per la quale sicuramente si propone AVS cui va lanciata una
idea di "connessione" diretta verso sinistra, tanto per usare non
corretti schemi topografici).
Osiamo avanzare in
questa sede una proposta: l'elaborazione di un programma comune della
sinistra, ritrovando anche elementi di confronto tra l'ispirazione socialista,
quella comunista, quella ambientalista e le diverse culture portatrici delle
grandi contraddizioni della modernità da quella di genere a quella di diversità
etnica e culturale (il compianto Felice Besostri aveva ipotizzato
il “dialogo Gramsci-Matteotti” quale simbolo per un
discorso di questo tipo).
Le modalità di
eventuale presentazione elettorale dei singoli soggetti potrà realizzarsi
ovviamente in forma autonoma tenendo il "progetto" come base comune
ed eventuali singoli punti distintivi quale specifico elemento identitario. L'Associazione per il Rinnovamento della Sinistra (con le
altre associazioni e soggetti di cultura politica cui spesso ci rivolgiamo per
iniziative comuni sui grandi temi dell'attualità) potrebbe anche candidarsi a
svolgere anche soltanto un semplice tentativo in questa direzione elaborando
una traccia orientativa e magari promuovendo incontri aventi come tema
l'orizzonte generale in senso strategico della fase politica in senso magari da
svolgersi non soltanto al centro e tra i gruppi dirigenti ma anche nelle
periferie tra militanti e soprattutto tra i giovani che sembrano aver ripreso
la strada della lotta non soltanto sul piano sociale ma anche su quello più
direttamente politico.
LEONI E AVVOLTOI
di Chicca Morone

Leone XIV
Quando
un Cardinale esce dal Conclave nelle vesti di Papa, ha scelto il nome del predecessore a
testimonianza della volontà di proseguire il pontificato di chi lo ha preceduto
con tale imprimatur... Il
cardinale Robert Francis Prevost è diventato Leone XIV. Leone XIII, un Papa
molto importante per il Cristianesimo: è stato colui che ha visto l’apostasia
della Chiesa, vescovi e cardinali ambasciatori di quelle eresie che oggi impregnano
molti prelati, allontanati dal messaggio dei Vangeli, soppiantato da quello
della società aperta di Soros, dalla difesa e dalla pratica non solo dell’omosessualità
ma anche della pedofilia fino ad arrivare al “fraterno” abbraccio con la libera
muratoria. Nonostante sia stato un fiero avversario del modernismo e tra i più abilmente
determinato nel denunciare la radice della massoneria deviata, l’immagine che è
stata cucita addosso a Leone XIII è simile a quella di un attivista sindacale,
seguace del marxismo: niente di più falso in quanto nella sua enciclica, la Rerum Novarum del
1891, pur riconoscendo la gravità della questione operaia definì subito il
socialismo come un “falso rimedio”, denunciandone il pericolo della
conflittualità che esso innesca nelle diverse classi sociali. Il “Divide et
impera” a cui tentano oggi di abituarci in continuazione.


Leone XIII
Però, perché non risalire al primo pontefice che scelse, non a
caso, tale nome?
Leone I, detto Leone Magno, Dottore della Chiesa, è ricordato per
aver fermato Attila nel 452. Viene spontaneo chiedersi se esista oggi un nemico
altrettanto determinato a distruggere Roma e più ancora il Vaticano.
Forse perché pochi ricordano che nella visione di Leone XIII - avvenuta
lunedì 13 ottobre 1884 - la Chiesa sarebbe caduta nelle mani di Satana per più
di 100 anni: come contrapposizione, l’ispirazione del Pontefice fu quella di metter
nella messa una preghiera rivolta a San Michele Arcangelo il capo delle milizie
celesti, simbolo della lotta eterna tra il bene e il male, difensore della fede
e della Chiesa, affinché questa fosse protetta dai suoi nemici.


Leone Magno
Particolare che Leone Magno sia stato consacrato Papa il 29
settembre 440 e il cardinale Robert Francis Prevost sia salito al soglio
pontificio proprio nella data dell’apparizione di San Michele Arcangelo al
Gargano: sarà questo Papa a liberarci dalle derive sataniste che continuano a
emergere ovunque voltiamo lo sguardo? Sarà in grado di estirpare i tentacoli dell’agenda
anticattolica che la Francia sta portando avanti attraverso il suo alfiere,
quel ridicolo Emmanuel Macron, burattino dei Rothschild, nelle mani del fido Jacques
Attalì? Non ci è bastato il rogo di Notre Dame, uno dei massimi esempi di
architettura gotica francese, non per nulla dedicato alla Vergine Maria e la
sostituzione delle splendide vetrate con immagini di migranti clandestini? Quanti
avvoltoi continueranno a volteggiare indisturbati su tutto il Medio Oriente
prima che venga fermata l’ingordigia di chi è convinto di avere più diritti che
doveri?
Per non parlare dello IOR, la banca vaticana che pare denunciare una
situazione a dir poco disastrosa: secondo il risultato dell’ultimo processo
burocratico e amministrativo ci sarebbe un ammanco di quasi 70 milioni di euro;
escluso il fatto che già nel 2025 diverse fonti vaticane facevano riferimento
alla sparizione dell’oro della Santa Sede presso la Federal Reserve Bank di New
York.

Al papa Prevost è toccato intervenire su argomenti molto poco
spirituali come il trasferire la facoltà di gestire gli
investimenti finanziari della Santa Sede dallo IOR all’APSA, agenzia che
amministra il patrimonio del Vaticano: un tentativo di porre freno alle
ingerenze francesi, nonostante l’elezione a presidente dell’istituto François
Pauly, banchiere lussemburghese già direttore della Banque Edmond de Rothschild, personaggio di spicco della finanza ebraica
francese.
Ovunque oggi ci sarebbe bisogno di saggezza, moderazione, coraggio
e fermezza: doti che a questo Papa non mancano e fanno di lui un grande
messaggero del Vangelo nel mondo. Proprio in Africa in questi giorni, dove Bergoglio
e l’Unione europea insistevano con il lucrosissimo trasferimento della
popolazione in Europa, il suo messaggio è stato chiaro, lucido e di rottura: ha invitato
gli africani a restare nelle proprie terre, a non mettere a rischio la propria
vita in viaggi gestiti da trafficanti di esseri umani. L’Africa, con la
ricchezza del suo sottosuolo ha bisogno di figure carismatiche che siano in
grado di gestire lo sfruttamento della terra, non di essere sfruttati;
personaggi con Ibrahim Traorè, “dittatore” del Burkina Faso è un esempio di
come sia possibile esorcizzare la povertà con determinazione e volontà di
riscatto per il proprio popolo.
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