UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

lunedì 31 agosto 2026

CHIESA, BELGIO, SVIZZERA E NATO


S. Lavrov con arcivescovo Gallagher
 
Due piccoli paesi, due esempi di resistenza. Ma prima di addentrarmi nei due casi, vado alla conclusione: invece che un Vertice internazionale che lui stesso dovrebbe presiedere, e che verosimilmente non si farà mai, perché il Papa e la sua Chiesa non promuovono o appoggiano le iniziative a favore della pace? Qualcuno risponderà: ma lo stiamo già facendo. Il problema è che le organizzazioni cattoliche che si battono per la pace non bastano. C’è bisogno di una strategia che le organizzazioni pacifiste in generale non hanno. Prendiamo il caso dell’Europa – e lo propongo sia perché siamo in prima linea, sia perché è il campo dove la Chiesa si è formata, e dove ha sede –: qui uscire dal genericismo pacifista, quindi avere una strategia significa smantellare l’appoggio cattolico al pantano centrista che comprende centro-sinistra e centro-destra, la base del consenso alla NATO. Siamo in un momento in cui abbiamo il peggio di tutto, del liberalismo, della Riforma protestante e della Controrifoma cattolica: tutti, politici, filosofi, ecclesiastici, concorrono a rincoglionire la gente. Con il Vaticano II la Chiesa ha però rialzato la testa; proseguire nel cammino iniziato significa affermare che la vera idea di ragione è nel Vangelo. Tornando agli esempi cui ho accennato, perché non è il Papa stesso a pronunciarsi in appoggio al governo belga sulla questione delle attività russe sequestrate, e di cui il “socialista” Sanchez, con altri banditi, vorrebbe appropriarsi? Il diritto internazionale non è poi così lontano dalla sua giurisdizione. La stessa cosa sulla neutralità svizzera: i benpensanti diranno che la Chiesa non c’entra. Invece c’entra, perché il pantano centrista, cattolico e protestante, è per il No al referendum proposto dai leghisti svizzeri, ma appoggiato dai pacifisti intelligenti e dalla vera sinistra. Fa differenza o no se la Svizzera resta allineata ai guerrafondai, o li manda al diavolo?

Franco Continolo


T. Franchen ministro difesa svizzero

Il Belgio si oppone fermamente all’utilizzo dei beni russi congelati a sostegno dell’Ucraina, mentre quattro paesi dell’UE premono per riattivare il programma. “Questo non è negoziabile, la porta è chiusa”, ha dichiarato venerdì sera Theo Francken, ministro della Difesa, a Terzaken, emittente televisiva fiamminga VRT. Questa settimana Svezia, Polonia, Paesi Bassi e Spagna hanno chiesto alla Commissione europea di esplorare nuove modalità per utilizzare circa 200 miliardi di euro di beni russi immobilizzati a sostegno dell’Ucraina. Durante un vertice europeo dello scorso dicembre, Bart De Wever, primo ministro belga, ha respinto un’iniziativa guidata da Germania e Commissione europea per la creazione di un “prestito di riparazione” di 210 miliardi di euro per l’Ucraina, sostenendo che avrebbe esposto il paese del Benelux a ritorsioni legali da parte della Russia. La maggior parte dei beni è custodita presso Euroclear in Belgio. “Il nostro primo ministro non cambierà idea”, ha aggiunto Francken. Facendo notare che la resistenza del Belgio ha generato risentimento, ha puntato il dito contro gli Stati baltici – i più strenui sostenitori del prestito per le riparazioni – per il loro rifiuto di abbandonarlo.
“Dovrebbero anche stare attenti a non riproporre continuamente la questione e a metterci alle strette. Non credo sia saggio”, ha affermato Francken, indicando i Paesi baltici. Lituania, Lettonia ed Estonia ricevono un notevole sostegno dal Belgio, ha sottolineato.


R. Bosshard colonnello svizzero
 
I governi europei non hanno alcun interesse per la pace in Ucraina, poiché possono garantire la propria sicurezza lasciando che siano gli altri a combattere, ha affermato il tenente colonnello in pensione dello Stato Maggiore svizzero Ralph Bosshard, già consigliere speciale per gli affari militari del Segretario generale dell'OSCE dal 2014 al 2020.
“I governi europei e alcuni media dimostrano di non avere alcun interesse per la pace in Ucraina, nel Golfo Persico o altrove, a giudicare dal loro atteggiamento nei confronti della Svizzera e della sua neutralità”, ha dichiarato durante una manifestazione a sostegno della neutralità svizzera a Berna. L’esperto militare ha affermato che i leader europei “preferiscono garantire la propria sicurezza con i propri conti correnti” e “lasciare che siano gli altri a combattere”. Ha aggiunto che stanno anche cercando di coinvolgere la Svizzera in questa “politica codarda”, date le sue ingenti risorse finanziarie.
Bosshard ha attribuito la situazione alla strategia dei leader di Kiev e Bruxelles, che hanno cercato di “usare una piccola guerra per ottenere un accordo migliore”. Ha affermato che gli stessi leader che consapevolmente hanno permesso la guerra in Ucraina ora definiscono codardi i paesi neutrali, pur non essendo in grado di vincere o porre fine al conflitto. L’esperto ha aggiunto che questi leader non sono in grado di proteggere sé stessi o i propri alleati, ma offrono protezione a chi non ne ha bisogno. Circa 2.000 persone hanno protestato contro l’erosione della neutralità svizzera e le sanzioni unilaterali, comprese quelle contro la Russia, durante una manifestazione a Berna il 29 agosto. I partecipanti hanno chiesto il mantenimento di buoni rapporti di vicinato con tutti gli Stati e si sono opposti a legami più stretti tra la Svizzera e la NATO. La manifestazione faceva parte di una campagna in vista del referendum del 27 settembre.

LE DIFFERENZE




FILI DI RINASCITA I      

    
Angela Strippoli in I. Morra

Fili di Rinascita” è un progetto ideato dalla Associazione Chicche Crochet APS con la supervisione scientifica del Dott. Giuseppe Gallo. Con il patrocinio della Città di Corato è un percorso espositivo ed esperienziale che eleva l’uncinetto a forma d’arte contemporanea per parlare di benessere e resilienza psicologica, riscatto sociale ed emancipazione femminile, rete di comunità e lotta alla violenza di genere. Questo è il programma del 5 settembre prossimo Piazza di Vagno a Corato. 1) Percorso espositivo di grandi arazzi ispirati all’esule turca Hukya Ozdemir; 2) Intervento del Centro Antiviolenza Riscoprirsi; 3) Spettacolo teatrale a cura della associazione Libri di Medea, con titolo Fili di rinascita, testi e regia di Zaccaria Gallo, con le voci recitanti di Lucia De Feudis, Lisa Tarantini, Tiziana Tandoi, Angela Strippoli e Mariella Sivo. Musiche al violino della musicista Graziana Aceto; 4) Performance musicale live di Serena Mattia.
 
Isabella Morra e Giulia Cecchettin
 
Isabella entra. Crede di essere sola. Comincia il monologo.
 
Io sono Isabella Morra. Forse il mio nome per qualcuno risuona come un eco lontana insieme ai miei versi e alla mia morte. Ma prima di essere stata una poetessa, sono stata una ragazza, una figlia, una donna, nata nel tempo sbagliato. Sono venuta al mondo in una terra aspra, tra montagne e silenzi, nel castello di Favale.  Mio padre era un uomo potente, ma la politica lo costrinse all’esilio. Partì per la Francia, quando ero ancora bambina e con lui se ne andò anche la parte più luminosa della mia vita. Rimasi con mia madre e con i miei fratelli.  Loro non mi guardavano come si guarda una sorella. Mi guardavano come si sorveglia una prigioniera. Ogni parola, ogni passo, ogni sguardo, verso il mondo erano motivo di sospetto. Le mura del Castello non mi proteggevano. Mi rinchiudevano. Così imparai a vivere dentro di me, mentre fuori scorrevano le stagioni.
Io cercavo rifugio nei libri: le parole erano finestre aperte dove nessuno poteva seguirmi e scrivevo perché era l'unico modo che avevo per respirare. Scrivevo del dolore, della solitudine, della nostalgia per un padre lontano e di una libertà che non avevo mai conosciuto. Qualcuno, un giorno, lesse quelle mie parole. Si chiamava Diego Sandoval De Castro. Tra noi poeti non ci furono incontri segreti né promesse d’amore ma con lo scambio di lettere intessemmo un dialogo tra due anime che conoscevano la forza della poesia in un mondo dominato dal falso mito dell'onore, del sospetto. Ma anche la bellezza può diventare una colpa. I miei fratelli decisero che avevo disonorato il loro nome: non vollero ascoltare, non cercarono la verità, bastò il sospetto, bastò a loro soltanto immaginare una libertà che una donna non avrebbe dovuto desiderare.
Sono Isabella Morra. Sono morta nel 500. Uccisero me. Uccisero Diego.
Ma la mia domanda appartiene ancora al vostro tempo: quando una donna potrà vivere senza avere paura?

Mariella Sivo in G. Cecchettin

Si interrompe. Sente una presenza. Entra una ragazza in jeans con uno zaino. È Giulia Cecchettin. Per un istante nessuna delle due capisce chi sia l’altra.
 
Isabella: Da quale regno vieni? Non conosco il tuo abito.
 
Giulia: Dal tuo futuro: (rivolta al pubblico li indica lentamente) da loro! E tu? Racconta. Perché sei qui?
                                           
Isabella: Io sono Isabella Morra. Uccisa perché accusata di amare da lontano la poesia e la bellezza condivisa.
                                             
Giulia: Quello che ha ucciso te da noi non lo chiamano più tradimento dell’onore. Gli hanno dato altri nomi: gelosia, raptus, ma… il risultato è lo stesso.
                                           
Isabella: Dunque il tempo non vi ha liberati.
 
Giulia: Ci ha dato leggi ci ha dato diritti ci hanno dato parole nuove, ma ci sono ancora uomini che confondono l'amore con il possesso. È la mia storia.


Graziana Aceto al violino

Isabella: Racconta.
                                          
Giulia: A Vigonovo e a Fosso, il tempo non è come il vostro tempo: quello mio è stato di 22 minuti. Dalle 23,18 alle 23,40 di sabato 11 novembre. Questo è stato il tempo in cui ho cercato di difendermi e di scappare dal mio assassino, per due volte. È anche il tempo in cui forse avrei potuto essere salvata. Così adesso ora io sono come te qui davanti a tutti loro (li indica). Giulia Cecchettin è il mio nome. Ma io sono solo un nome e una storia che accadde, e accade ancora ogni giorno e invece non dovrebbe mai più accadere. Al secondo piano, abitava un giovane operaio, appena diventato papà. Era sul balcone a fumare una sigaretta sabato sera. Ha visto la scena. Mi sentiva urlare: - Aiutoooo. Così mi fai male! Così mi fai male!
Un’auto nera era ferma in un parcheggio, davanti alla scuola per l’infanzia San Giovanni Bosco. Una Fiat Grande Punto. A duecento metri in linea d’aria da casa mia. L’operaio ha visto e sentito: ha visto quando io ero a terra e quello continuava a infierire su di me. Lo ha visto salire sull’auto nera, lo ha visto caricarmi nell’auto e allontanarsi a tutta velocità. Li ha chiamati lui i carabinieri. Dicevano appena subito dopo, che forse ero fuggita volontariamente. Anche se ho lasciato lì sull’asfalto le tracce del mio sangue.
Ed ero ancora viva quando lui mi ha portato nello stabilimento Dior di Fosso.
A un certo punto ho aperto lo sportello dell’auto.
Ho tentato di fuggire. Ma lui mi ha inseguita. Mi ha raggiunta e scaraventata a terra. Mi ha ripresa e rimessa sul sedile posteriore dell’auto nera. Anche se non potevo più parlare mi ha sigillato la bocca con un nastro adesivo da pacchi. Ma non avrei ma potuto più parlare o chiedere aiuto o pietà. Ventidue minuti… Erano le 23 e 40… non avevo più sangue nelle vene… Il coltello… le coltellate… non lo amavo più… Ero cosa sua? Dovevo continuare ad amarlo.
                                         
Isabella: Allora non siamo soltanto una notizia.
                                            
Giulia: Siamo due vite che avrebbero dovuto continuare.
                                          
Isabella: Non dovevamo essere qui!
                                           
Giulia: (Rivolta con rabbia gridando verso il pubblico) È vero? È vero? Ditelo! Ad alta voce! Dovevamo essere qui stasera?
                                
Il Pubblico: No!
                                  
Isabella: Pensavo che il futuro vi avrebbe salvate.
                                      
Giulia: Il futuro non salva nessuno. Sono le persone che decidono di cambiarlo.
 
Le due donne si prendono per mano. Una arriva dal 1545 l’altra dal 2023.Guardano il pubblico, non si parlano più. Escono. Musica.





OMAGGIO A FRANCESCO D’ASSISI



Un grande omaggio a San Francesco d’Assisi, attraverso le parole immortali di Dante, la forza della musica e la sensibilità degli interpreti contemporanei. È “Nacque al mondo un sole – XI Canto”, produzione originale in prima assoluta di Armonie d’Arte Festival, in programma il 5 settembre alle ore 22.00 nella cornice sempre esclusiva e straordinaria del Parco Archeologico Nazionale di Scolacium a Roccelletta di Borgia Catanzaro, come progetto speciale di Armonie d’Arte Festival.
Lo spettacolo, ideato dal direttore artistico Chiara Giordano, nasce in occasione degli 800 anni dalla morte di Francesco patrono d’Italia, e pone al centro uno dei più celebri tributi che la letteratura italiana abbia dedicato al Santo: l’XI Canto del Paradiso dalla Divina Commedia, nel quale il Sommo Poeta Dante ne celebra la figura, raccontandone la vita, la vocazione, la radicale scelta di povertà e il cammino spirituale capace di incarnare valori di fede, umiltà, amore per il creato e tensione verso il Bene.
Dante e San Francesco, due giganti della Storia, attraverso la sua poesia e attraverso la fede, si consegnano ai secoli con una riconosciuta universalità, intatta ancora oggi.  E Armonie d’Arte, vocato alla dimensione anche etica del messaggio artistico, non poteva che rappresentarne, almeno per una sera, tutta la straordinaria portata.
Alla potenza intellettuale del testo dantesco si affianca anche la dolcezza pura del Cantico delle Creature, il testo con cui Francesco stesso afferma la sua considerazione del mondo e della natura: un ideale percorso che conduce dalla parola poetica di Dante alla voce autentica del Santo di Assisi, dalla visione colta e raffinata dell’Alighieri alla la semplicità rivoluzionaria del messaggio francescano.
E sarà la voce dell’attore Sergio Assisi, volto noto e amato dal pubblico, chiamato a interpretare i testi con la sua presenza intensa e partecipata, a portarci in questa dimensione di così alta e pur complessa umanità.
La musica, con la magnifica compagine Orchestra e Coro Lirico Siciliano diretti con brillantezza da Francesco Costa, sarà invece il collante dell’intero spettacolo, rafforzandone ancor più la dimensione emozionale: la partitura del concerto intreccia composizioni originali di artisti di rango quali  Vincenzo Palermo e Francesco Perri, commissionate ad hoc e pensate a contrappunto dei testi letterari, con le pagine più intense  del repertorio di Riz Ortolani, Franco Battiato e autori classici, costruendo un percorso musicale capace di mettere in relazione passato e contemporaneità, tradizione e ricerca,  nel segno della spiritualità, anche più generalmente intesa.
Uno spettacolo, in definitiva, in cui cuore e pensiero raggiungono vette commoventi, per trasformare il rapporto tra Bene e Bellezza in un’esperienza di gioia.
“Nacque al mondo un sole” – dichiara il direttore artistico Chiara Giordano – nasce dal desiderio di portare al pubblico la forza della spiritualità esprimibile attraverso l’arte; così, dopo aver tanto parlato di guerra nella sezione del festival dedicata al teatro e mito greco classico, abbiamo voluto chiudere il cartellone 2026 relativo a Scolacium con un messaggio di sapienza e di luce”.
Tutte le informazioni di dettaglio su www.armoniedarte
e i canali social ufficiali del festival.

domenica 30 agosto 2026

SIAMO TUTTI IN PERICOLO


Nella foto il fisico Carlo Rovelli

Quella che leggerete più sotto è una breve e sconfortata lettera privata. Zaccaria Gallo me l’ha mandata via WhatsApp la tarda mattinata di martedì 25 agosto dopo che avevo pubblicato su “Odissea” la notizia che la Russia aveva ritirato da Londra in suo ambasciatore. Una situazione pericolosa, un clima fosco per l’Europa e per tutti noi, perché si va facendo concreto il rischio di un conflitto nucleare. Ho deciso di pubblicarla dopo che diverse persone mi hanno scritto allarmate, e un ex senatore mi ha scritto parole poco sagge. I lettori di questo giornale conoscono da anni la nostra posizione radicale contro guerra, riarmo, alleanze militari, spreco di danaro pubblico per la distruzione e la morte di uomini e di beni. I miei amici lo sanno da sempre. Se fossi nato in Russia sarei in un lager o già passato a miglior vita da tempo per le mie posizioni antiguerra. Lo stesso se fossi nato in Ucraina perché mai avrei indossato una divisa per la sporca guerra di Zelensky. Come ho scritto più volte, visto che sono i governanti a causare le guerre con le loro criminali politiche, devono essere loro e i loro figli ad andare al fronte, risparmiando ai popoli innocenti morti, distruzioni, lutti, profughi, fame e rovine. Zaccaria Gallo è uno scrittore, ma è stato anche un medico, per lui difendere la vita è un obbligo morale. Quello stesso pomeriggio, sempre tramite WhatsApp, il saggista piacentino Franco Toscani mi ha scritto queste parole: “Maledetti Putin e Trump, maledetta follia di potenti, maledetti guerrafondai di tutte le risme che spingono il mondo verso una catastrofica terza guerra mondiale, con armi nucleari”. La lettera di Gallo e queste parole di Toscani mi esimono di aggiungerne altre.
[Angelo Gaccione]  


Zaccaria Gallo

Ohhhhh Angelo, Angelo caro, spero di non dover vivere un’altra volta quello che ho visto, sofferto e vissuto quando ero bambino. Che terribile cosa è amare la vita e temere di vederla finire. Il mio cuore è pieno di tristezza al pensiero di non avere più la possibilità di amare il mondo, una nuvola, un filo d’erba, un’onda che accarezza la riva del mare, un gatto, un amico, un altro essere umano. E di non poterlo fare perché gli esseri umani hanno scelto di non condividere questo amore, per essere sempre in guerra con gli altri e con sé stessi. Che cadano i miei capelli bianchi se non servono più a nulla.
Tuo, Zaccaria

LIBRI SENZA PADRINI
di Giò Talarico
 


Chi decide quali libri meritano di essere letti?
 
Mi sono chiesta più volte una cosa: chi decide, nel mondo della letteratura, quali libri debbano essere conosciuti e quali invece possano passare quasi inosservati? Da cittadina e lettrice, guardando da fuori, a volte ho l’impressione che non sia sufficiente scrivere un buon libro, bisogna anche riuscire a trovare qualcuno che ne parli, che lo presenti, che lo segnali, che gli dia quella visibilità necessaria per arrivare ai lettori. E qui cominciano le perplessità. Perché può capitare di vedere libri e autori continuamente presenti negli stessi ambienti, negli stessi incontri, nelle stesse occasioni, mentre altri sembrano non riuscire mai a trovare uno spazio. Non necessariamente perché siano meno bravi, forse più semplicemente, perché non fanno parte di quel determinato giro. Non voglio generalizzare e non penso che tutto il mondo letterario funzioni così, sarebbe ingiusto dirlo, ma credo che sia legittimo interrogarsi su un sistema nel quale le conoscenze e le relazioni sembrano avere un peso importante anche nel decidere chi meriti attenzione. E mi domando soprattutto che cosa possa provare un giovane che decide di scrivere; immagino che non sia facile dedicare tempo, energie e speranze a un libro e poi scoprire che il problema non è soltanto riuscire a pubblicarlo. Dopo la pubblicazione comincia un’altra partita; bisogna riuscire a farsi leggere. Ma come può essere letto un autore sconosciuto se nessuno gli offre la possibilità di essere conosciuto? Un giovane scrittore che non appartiene a determinati ambienti parte inevitabilmente svantaggiato; può avere talento, può avere qualcosa di importante da dire, può persino aver scritto un libro migliore di altri più visibili, ma se non ha relazioni, se non conosce le persone che contano, rischia di rimanere fuori dalla porta, ed è questo che trovo più ingiusto. Non credo che chi si occupa di letteratura abbia il compito di garantire il successo a ogni autore, sarebbe impossibile e nemmeno auspicabile, credo però che abbia una responsabilità nel permettere che le voci possano essere ascoltate prima di essere giudicate.
Perché se decidiamo in anticipo a chi dare spazio, rischiamo di non scoprire mai chi avrebbe meritato quello spazio. La cultura dovrebbe essere un luogo aperto, soprattutto per chi arriva dopo. I giovani scrittori hanno bisogno di confrontarsi, di essere criticati quando necessario, ma anche di avere una possibilità. Non dovrebbero essere costretti a chiedersi, prima ancora di aver cominciato, se appartengono oppure no al gruppo giusto. Forse noi cittadini dovremmo semplicemente osservare di più queste dinamiche. Non per accusare qualcuno, ma per porci una domanda molto semplice: quando scegliamo di dare visibilità a un libro o a un autore, stiamo premiando davvero il valore di ciò che ha scritto oppure, qualche volta, anche le relazioni che quell’autore ha saputo costruire?

 

APPUNTI SU UN’INTERVISTA
di Giovanni Bonomo*


Giovanni Bonomo

Ci sono interviste che informano e altre che, risposta dopo risposta, restituiscono il profilo morale di chi parla. Questa appartiene alla seconda categoria: https://www.ilgiornalaccio.net/le-intersviste/angelo-gaccione/
Di Angelo Gaccione apprezzo da tempo non soltanto la scrittura, ma soprattutto quella rara coerenza fra cultura, indipendenza intellettuale e coscienza civile che attraversa anche queste risposte. Mi ritrovo particolarmente nella sua diffidenza verso il conformismo, le cordate culturali, il successo come misura del valore e, più ancora, nella convinzione che scrivere possa essere un obbligo morale, non un esercizio di compiacimento. Splendida la sua formula: “Ho imparato come non devo scrivere”. E ancora più preziosa, in tempi di superficialità elevata a sistema, l’idea che le cose profonde richiedano profondità, studio, fatica. Ma è soprattutto nel rifiuto della guerra e nella difesa della vita che riconosco in Gaccione qualcosa di più di uno scrittore: un intellettuale nel significato ormai quasi dimenticato del termine, capace di scegliere la marginalità pur di non barattare la propria libertà con il consenso. E oggi, a ben vedere, questa è già una forma di letteratura civile.  

*avvocato, dir. “Centro Culturale Candide”

 


A seguito della pubblicazione di questa nota dell’avvocato Bonomo sui Social, sono arrivati tantissimi messaggi ed email da diverse parti d’Italia. La stima e l’affetto che viene riservata al lavoro che facciamo, ci gratificano e ci rendono più forti e sicuri. Ne abbiamo scelti alcuni, ma ringraziamo pubblicamente tutte e tutti.
 
“Ci fosse fisicamente J. P. Sartre, sono certa che ti avrebbe invitato a bere un caffè in uno dei bar della zona, per compiacersi di te e dei tuoi scritti”.
Maria Luisa Belfiore 

(Con invio di una foto da Parigi, Place Saint Germain des Prés)
 
“Magnifica l’intervista ed epocale ed eroica la tua testimonianza! L’ultimo testo ti rende veramente onore”.
Gabriella Cinti
 
“Concordo pienamente con questo ritratto”.
Marisa Brecciaroli
 
“Bella, condivido tutto”.
Maria Antonietta Montella
 
“Condivido pienamente”.
Gianna Caliari
 
“Bellissima manifestazione di stima!! Goditela tutta perché è vera. Buonasera”
Teresa Straface
 
“Le tue risposte all’intervista hanno valore indipendentemente dal suo riconoscimento”.
Lodovica San Guedoro
 
“Ciao Angelo, ho letto con ammirazione questa intervista, l’importanza dello studio continuo per chi scrive e fa cultura, il non essere troppo severi con sé stessi rispetto alle opere giovanili e alla loro naturale ingenuità, la coerenza di scegliere la marginalità rispetto a certi salotti pur di mantenere la libertà espressiva, e secondo me anche una certa dignità di persona. Insomma nelle tue risposte mi rispecchio tanto, ovviamente con la necessità da parte mia di approfondire ancora tanto, ma non ho fretta. Intanto incomincio a leggere chi come te mi fornisce sempre spunti interessanti. Grazie infinite e buona serata.
Tania Chimenti
 
“Caro Angelo, ecco una nota di qualche giorno fa mai inviata: con le fresche carezze delle tue narrazioni sai far vivere una Milano bucando la calura con la musica e la tua schietta cultura…”. Oggi invece leggo con attenzione la tua intervista e condivido questa posizione dove “la ragione vacilla”. La ragione del potere è mostruosa come gli effetti che produce. Lo studio appassionato e faticoso dello scrittore sa trovare come bucare questo potere e, anche se la forza brutale ne spazza via le aspirazioni ci sarà sempre chi ci riprova a bucare il male distruttivo della guerra anche di quella pantoclastica. La parola scritta ha un suo grande e resistente potere costruttivo”.
Giuseppe Pozzi 

LA VOCE DEI LETTORI



Illustre Professore,
tornando a leggere la Sua intervista*, dove traspare con solennità la sua encomiabile umiltà, desidero esprimerle il mio più vivo compiacimento per la straordinaria lucidità che la attraversa, in particolare per la profondità della sua riflessione conclusiva. L’aver individuato nel dogma della inevitabilità della guerra il luogo comune più pernicioso del nostro tempo costituisce un contributo di altissimo spessore critico. Rifiutare l’idea che il conflitto armato rappresenti un tratto ineliminabile della natura umana — una verità che la cronaca odierna rende purtroppo ancora più urgente — significa sottrarre il futuro alla retorica della fatalità, restituendo alla politica e alla cultura la responsabilità primaria della costruzione della pace.
La ringrazio per questo autorevole richiamo alla ragione e alla speranza, che nobilita l’intera intervista e offre una prospettiva di inestimabile valore etico per il lettore.
Con i sensi della mia più alta stima e considerazione,
Rosario Undiemi Biblioteca Pio Albergo Trivulzio, Milano 

*https://www.ilgiornalaccio.net/le-intersviste/angelo-gaccione/
 

BENI CULTURALI
Del prendersene cura




Caro Angelo, che verità in quel “prendersi cura” del tuo articolo.
C’era una volta l’angelo custode, una figura invisibile ma tanto presente e noi bambini lo ringraziavamo prima di addormentarci e lo immaginavamo intento a proteggerci, sotto le sue grandi ali. Ma non abbiamo imparato niente da lui. Lasciamo decadere ogni cosa reale e spirituale, senza prendercene cura, buttiamo via bambino e acqua sporca credendo che il nuovo sia il bello.
Ma la Bellezza arriva da altre vie, dove il cuore viene ascoltato e gli istinti accolti e curati. Solo così possiamo divenire più umani: obbedire = ascolto e responsabilità. Se domattina la nostra bella cattedrale sparisse, nessun dolore... anzi si farebbero in quattro gli immobiliaristi dell’oggi e, scannandosi, ricementificherebbero senza alcuna grazia, quello che di Grazia viveva e ci custodiva.
Patrizia Gioia

 

MEMORIA E RESPONSABILITÀ
In piazza Diaz a Milano contro tutte le mafie





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