UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

mercoledì 11 febbraio 2026

CASO COSTA SAN GIORGIO
Associazione di volontariato Idra


 
Si apre finalmente una finestra di dialogo con Palazzo Vecchio e un’opportunità di dibattito pubblico in città.
 
Non ha deluso le aspettative l’intensa ora di colloquio con cui è stato inaugurato mercoledì scorso nella torre che ospita a Firenze, in una porzione della Badia Fiorentina in piazza San Martino, assessorato e direzione urbanistica, un primo ciclo di consultazioni richiesto dalla cittadinanza sul caso emblematico e irrisolto del contestato resort di lusso a ridosso del Giardino mediceo di Boboli, in Costa San Giorgio. Qui a dicembre 2021 Palazzo Vecchio ha accordato all’imprenditore argentino Alfredo Lowenstein, già proprietario del castello mediceo di Cafaggiolo in Mugello, l’autorizzazione ad attuare una significativa trasformazione urbanistica, dentro e sotto il complesso dei conventi medievali di San Girolamo e San Francesco, e del Monastero di San Giorgio e dello Spirito Santo, utilizzati per decenni dalla prestigiosa Scuola di Sanità militare. In programma 300 posti letto. Dopo un breve excursus sulla genesi e i primi sviluppi della vicenda autorizzativa, l’associazione di volontariato ecologista Idra, che con Italia Nostra si era fatta promotrice dell’incontro in occasione di un recente appuntamento pubblico di architetti alle Murate, ha potuto vedere confermata l’acuta sensibilità che l’Assessora Biti aveva lasciato intravedere in quella circostanza sul delicato tema del rapporto fra Palazzo e cittadinanza, da realizzarsi ma all’interno di una cornice costruttiva, non pregiudizialmente antagonistica. “Su Costa San Giorgio - ha spiegato il rappresentante di Idra - il nostro è in realtà un atteggiamento così poco antagonistico da aver prodotto a suo tempo un progetto di partecipazione mirato, ‘Laboratorio Belvedere’, sostenuto da centinaia di firme di residenti in Oltrarno, approvato e ammesso al finanziamento dall’Autorità regionale, al quale purtroppo con la passata giunta non è stato possibile dare seguito. Così, in contrappunto, il prof. Mario Carniani, fondatore e presidente onorario dell’Associazione Centro Guide Turismo di Firenze e Toscana, intervenuto con Idra: Non ci rendiamo conto di quanto quell’angolo di Firenze fa parte della nostra anima. Costa San Giorgio era il luogo dove abitava Galileo. Collega la città con l’incantevole via San Leonardo…”.



“Mi accorgo in tutti questi incontri che sto facendo - ha ammesso da parte sua Caterina Biti - che quello che è mancato in questi ultimi anni è stata la possibilità di un confronto, indispensabile per conoscersi e, pur nell’eventuale diversità di vedute, di mettere a fuoco eventuali obiettivi comuni e su quelli provare a lavorare”. Registrato questo importante attestato di consapevolezza, la delegazione di Idra ha accolto quindi positivamente l’invito pragmatico dell’assessora a concentrarsi sulle conseguenze e le opportunità che derivano dal mancato avvio dei lavori da parte dell’imprenditore neo-proprietario, in un contesto storico-architettonico di cui perdura però, così, l’esclusione all’accesso e al godimento pubblico per effetto dell’alienazione a suo tempo deliberata dal Demanio. L’Assessora ha confermato di aver letto con attenzione le alte testimonianze raccolte nel dossier che Idra le ha consegnato nel corso del convegno alle Murate (“è lì, sul mio tavolo”, ha precisato). Testimonianze che hanno forse contribuito a far apprezzare ulteriormente lo sforzo civico espresso in tutela di quel patrimonio: “Siamo in presenza di un procedimento che si è completato”, ha affermato infatti la Biti. “Il nuovo Piano Operativo comunale di Firenze non pone condizioni più stringenti da rispettare: soltanto il 29 gennaio 2028 scadranno tutte le autorizzazioni e i permessi concessi se non soddisfatti. È altrettanto vero che osserviamo però una condizione oggettiva di stallo: non abbiamo idea se e quando la proprietà andrà avanti, per ora è tutto fermo. E allora questa è la domanda che io vi faccio, perché è quella che mi son fatta io stessa leggendovi: qual è a vostro avviso il punto di caduta, quale può essere il punto di equilibrio rispetto a questa trasformazione urbanistica sospesa?”. 



Un interrogativo che individua opportunamente il cuore del problema, e che Idra ha così proposto di affrontare: “In questo intervallo di incertezza, possiamo immaginare un ruolo che la società civile sia finalmente in grado di giocare. Perché non recuperare e attualizzare ad esempio il processo partecipativo che non è stato possibile attuare con la passata Amministrazione, e innescare così un dibattito pubblico che aiuti a individuare soluzioni compatibili con le finanze della proprietà, ma anche con le esigenze di una città del rango di Firenze, e di un Oltrarno che sta perdendo completamente - con la progressiva gentrificazione in atto - la propria peculiarissima identità sociale?”. L’assessora non si è sottratta all’impegno a valutare questa opzione, così come ha annunciato la piena disponibilità a prossimi incontri di approfondimento al termine dell’ora calendarizzata per il primo colloquio. Il testo del percorso ‘Laboratorio Belvedere’ validato dalla Regione e proposto invano cinque anni fa è stato così inviato in Piazza San Martino.



Da parte loro i presidenti di Idra e Italia Nostra, Girolamo Dell’Olio e Laura Manganaro (assente, perché infortunato, il prof. Leonardo Rombai), hanno chiesto di instaurare un rapporto di reciproco e costante aggiornamento informativo con l’Amministrazione comunale, che permetta di seguire passo passo le fasi dell’attuazione del progetto approvato, per la quale la delibera ministeriale 637 del 2013 detta una puntigliosa successione di scadenze. Al riguardo, le associazioni hanno presentato istanza di accesso a una serie di dati e specifiche verifiche:
a)- i contenuti essenziali dei ‘Permessi di Costruire’ rilasciati, e delle proroghe richieste dalla proprietà, preso atto che - come è stato riferito - di alcune delle otto UMI (Unità Minime di Intervento) non è stata neppure presentata richiesta del permesso;
b)- la documentazione sul rischio idrogeologico che ha accompagnato l’autorizzazione del Comune agli scavi nella collina (il ‘Poggio delle Rovinate’) in cui è deceduta, per uno degli assestamenti a cui è stata soggetta nei secoli, la stessa famiglia di Bernardo Buointalenti;
c)- un contributo da parte dell’Amministrazione comunale a una definizione concreta dei contorni del concetto di ‘fruizione pubblica’ che il Ministero dei Beni culturali detta di garantire “nelle parti più significative del complesso monumentale”;
d)- adeguatezza delle autorizzazioni concesse al principio di “mix funzionale” auspicato dal Ministero: ma l’86% degli spazi risultano assegnati alla destinazione turistico-ricettiva.
Con particolare urgenza è stato richiesto da Idra infine un nuovo appuntamento da dedicare ai temi sensibili delle anomalie registrate nella cantierizzazione TAV, di cui è stato trasmesso pochi giorni or sono un nuovo promemoria anche alla sindaca, Fra queste, la nuova stazione sotterranea a ridosso del torrente Mugnone in area a pericolosità idraulica classificata alta, e dei tunnel in corso di scavo per il sotto attraversamento da Campo di Marte a Castello. Si desidera inoltre capire meglio come il Comune di Firenze intenda aprire alla partecipazione dei cittadini e del Quartiere per definire le funzioni, sia pubbliche che private, da portare accanto alla stazione Foster, annunciata nelle settimane scorse.



“È stato un piacere grande: allora ci aggiorniamo!”: questo il gradito saluto che la nuova assessora - accompagnata dai responsabili della segreteria Marco Recati e Lorenzo Rustici - ha porto al termine del colloquio alle delegazioni di Idra e Italia Nostra. Costatazione e auspicio che le associazioni hanno naturalmente ricambiato con viva convinta soddisfazione. 

SAVONA: COMUNITÀ E VALORI
di Franco Astengo
 

Cittadinanza onoraria per ius soli a 118 bambini nati a Savona da genitori stranieri: il sindaco firma il provvedimento.
 
Può capitare che nel complesso andamento della vita di un'amministrazione comunale, nel caso quella di Savona guidata da Marco Russo, si compiano scelte che intrecciano progetto e quotidianità confermando così la capacità dello stare dalla parte giusta: la parte della democrazia, del progresso, dell'espressione piena di una comunità e dei suoi valori di giustizia e di libertà per il futuro.
È il caso della scelta che abbiamo riportato in epigrafe: la cittadinanza onoraria a 118 bambini nati a Savona da genitori stranieri non può e non deve semplicemente rappresentare un gesto "liberal" che sarà sicuramente criticato da coloro che proprio non riescono a vedere quella connessione tra scelte di "fatica" e ricerca di espressione concreta del "pensiero alto" cui si faceva già cenno. La nostra Comunità ha bisogno prima di tutto dell'espressione di un pensiero intriso nel suo DNA democratico di antica città industriale e non ha bisogno semplicemente di "integrazione" ma - consentitimi di scriverlo - di una nuova "savonesità", quella del XXI secolo in una società cambiata, articolata, ricca di nuove e diverse presenze, culture, modi di essere al riguardo delle quali nessuno può sentirsi arroccato in antiche appartenenze e modi d'essere. Proprio nel giorno in cui le destre nel Parlamento Europeo votano norme di puro respingimento sarebbe semplicistico ricordare il deficit demografico che ci riguarda come Paese e come Città: il punto focale però non può essere semplicemente quello dei "numeri" ma - appunto - la volontà di lungimiranza che questo gesto di apertura, comprensione, senso civico ha dimostrato.

DEMOCRAZIA E TECNOLOGIA
di Antonio Santiago Ventura


 
Non è possibile il confronto dialettico fra la mia generazione e quella di mio padre, la quale, a sua volta, riteneva impossibile il dialogo con le generazioni precedenti. Per quanto riguarda la mia generazione e quella di mio padre, il confronto è impossibile in quanto, la sua generazione è cresciuta con un dogma e un’idea inalienabile, inalterabile, come un concetto religioso, l’idea di Democrazia. Questa idea della Democrazia, come perfezione assoluta, è tanto più forte e inaggirabile in loro, quanto più la si inquadra storicamente: la Storia europea moderna arrivò effettivamente a destinazione. I padri, Locke, Smith, Hobbes, Rousseau, Marx, avevano già detto tutto l’indispensabile, avevano creato le coordinate, ora si trattava solo di viverle. La macchina della Produzione capitalistica produceva per i giovani figli dell’Europa, i giovani figli di Marx e di Rousseau. Ma la macchina capitalistica non ha alcun riguardo per le idee e i padri, e così continuò a produrre, indifferente alla misura del benessere e della felicità. Si crearono nuovi schemi di potere, e nuove dinamiche interpretative. Si crearono addirittura nuove sintomatologie cliniche, e nuove ontologie. La forza della Democrazia, elaborata dagli autori della Resistenza, andava impallidendo, scomparendo. L’Europa divenne vittima dei suoi migliori ideali, spolpata nella sua linfa vitale dagli ideali moderni, tanto da morire. Il benessere, invece che liberarli, li rese sempre più inumani, stolti e ottusi. Ora stiamo attraversando una fase nuova della Storia post moderna, nella quale la Tecnica sembra avere preso definitivamente il sopravvento. A questo punto viene da chiedersi, perché la riflessione più drammatica sulla Tecnica si fosse esaurita nella prima metà del secolo. La risposta a questa domanda è doppia e ambivalente: con la catastrofe della Seconda guerra mondiale, si dovette ricostruire un’Europa distrutta, e le energie che ne conseguirono dovettero essere inevitabilmente delle energie positive, fiduciose. D’altra parte, il potere della Tecnica si era già consolidato e distribuito, se pure nella distruzione delle maggiori città europee. Quindi, furono queste due traiettorie apparentemente divergenti, a fare delle nuove masse europee, per così dire, dei cives Technologiae. La fase attuale di crisi della Democrazia, corrisponde a uno sbilanciamento fra il potere economico e il potere dello Stato, a una deformazione delle dottrine liberali, quello che chiamano neoliberismo. La Tecnica, per come oggi la intendiamo, significa principalmente economia, potere economico. Non è più certo quella dell’ottocento positivista, impressionista, fatta di sorpresa e invenzione. È una Tecnica che esiste unicamente per la Produzione, per la produzione di sé stessa, non ha più niente di umano. Quindi, noi, cosa dobbiamo fare? Dobbiamo distruggere la Tecnica o la Produzione?

VIAGGIO NELL’INTERIORITÀ
di Chicca Morone




Brama, Shiva e Visnu. Padre, Figlio e Spirito Santo. Corpo, Spirito e Anima... e le triadi si rincorrono nel nostro profondo come tracce di quel Sapere che raggiungiamo poco alla volta o improvvisamente per illuminazione. La realtà è che ogni volta che ci poniamo davanti a un nostro simile per dialogare dobbiamo fare i conti con la particolarità dell’essere affrontato e non solo: anche la nostra complessità deve essere considerata perché è ciò che comporta una comunicazione in grado di alterare le minime sfumature, per lo più inconsce. Una buona traccia del nostro modo di vivere quotidiano ce la dà l'analisi transazionale.
Considerando l’Io formato da tre strutture rappresentate come una sola personalità, ovvero i tre Stati dell'Io, definisce ogni persona composta principalmente da tre funzioni in cui convivono un genitore, un adulto e un bambino.
Le dinamiche interiori non sempre sono in perfetto equilibrio, per cui molto spesso anche quelle esteriori vengono sottoposte a squilibri vari.
Così la comunicazione tra due individui può essere concepita come una “transazione” cioè uno scambio tra stati diversi o omologhi degli IO; "transazioni incrociate" o "transazioni complementari" che avvengono su due livelli e si influenzano reciprocamente: attraverso il contenuto, cosa si dice e la forma come lo si dice. L’incongruenza compare quando unitamente ai segnali verbali e non verbali può subentrare la contraddizione, cioè una terza istanza destabilizzante.
A questo proposito non riesco a non considerare l’interferenza dell’Intelligenza Artificiale nella nostra vita e nella dinamica interpersonale, perché quando poniamo delle domande siamo convinti di avere di fronte la fonte di risposte “in certi casi” migliori di quelle che potremmo dare noi. Infatti implacabilmente ci viene inculcato nella mente che saremo onniscienti se ci affideremo a questa super intelligenza... e noi ci crederemo, come ha fatto Eva in presenza del serpente con tanto di mela (avvelenata), perché, ahimè, nel mito è racchiusa la ciclicità del nostro divenire.
Ma ciascuno di noi è libero e responsabile dei propri comportamenti.
Ogni stato dell'Io ha connotazioni positive o negative, a seconda che favorisca o impedisca l'indipendenza della persona: ecco la parola magica: indipendeza! Esiste un Io Genitore che custodisce i sentimenti, i comportamenti, le emozioni, gli insegnamenti, gli esempi appresi dai nostri genitori e dalle figure che ci hanno educato: così reagiamo secondo i modelli di padre o madre.
L’ Io Adulto è la parte razionale di tutti noi, dove le informazioni vengono elaborate: esaminiamo la situazione e valutiamo di conseguenza, effettuando un "calcolo di probabilità". Nella sua funzione positiva vive la realtà nel "qui e ora", senza drammatizzare l'errore e decide in base a ciò che è noto senza trascurare le emozioni, i valori e con attenzione ai rapporti interpersonali. Usa quindi tutte le facoltà intellettuali, valutando la situazione.



 
 
A mio avviso le vere problematiche derivano da una preponderanza dell’Io Bambino: quando le esperienze, i comportamenti messi in atto nell’infanzia, l’atteggiamento di quando ero bambino non sono empatici con le altre due istanze subentrano fattori di non crescita armonica e difficoltà nella comunicazione non solo con l’interlocutore esterno. Spontaneità ed emotività soffocate sono deflagranti più che l’atteggiamento negativo di un Genitore normativo o di un Adulto dissonante.
I Bambini vanno tutelati sempre: al nostro bambino interiore va tutta la nostra attenzione perché è da lui che abbiamo iniziato il nostro percorso terreno.



Adesso trasferiamoci nel rapporto con l’intelligenza artificiale.
Noi siamo strutturati con questo arcobaleno d’istanze e ci troviamo davanti a un interlocutore totalmente privo di questi colori che è in grado di rispondere bianco o nero a seconda di quello che un qualche umano ha inserito nella sua memoria. Sì, può rispondere e farci credere che nel suo sostrato ci sia un enorme numero di possibili responsi, ma sono ormai chiari i suoi limiti nei nostri confronti: non possiede né genitore, né adulto né bambino, non è in grado di interloquire con queste nostre istanze in modo paritetico. È completamente privo della creatività perché reagisce in base a fredda programmazione numerica e pretende in base a questo di essere migliore di noi!
Perché alcuni di noi si ostinano a usare indiscriminatamente questa ambigua struttura, creata per sostituirci giocando sulla nostra inconsapevolezza? Arroganza? Pigrizia? Curiosità?
Come è possibile che credano, affidandosi a una macchina ovviamente costruita dall’uomo nella materia e priva di anima, di poter arrivare a quel “Conosci te stesso. Conoscerai gli Dei e l’Universo intero”.
Forse aveva davvero ragione Steiner quando nel 1918 scriveva che sarebbero nati esseri molto intelligenti ma privi di anima perché questa sarebbe stata soppressa fin dalla nascita da sostanze create per eliminare quel “qualcosa” di inutile.
E quando parliamo di inutilità della spiritualità abbiamo già posto fine al viaggio interiore, l’unico in grado di portarci vicino alla completezza, dove Genitore, Adulto e Bambino camminano insieme verso il ritorno all’Uno.
Non sarà ora di svegliarci? 

MUSICA PROIBITA AL “TEATRO DELLA MEMORIA”





Con Ivana Turchese e Alberto Grasso accompagnati al pianoforte dal maestro Sandro Gelmetti. Una domenica in musica da non mancare.





AL PARCO TROTTER DI MILANO
Cinema per Gaza





A MONTICHIARI
Ottant’anni di Repubblica







ROMA. CAMPO DEI FIORI
Nel nome di Giordano Bruno





martedì 10 febbraio 2026

OMAGGIO A PASOLINI
 

Di Poce e Gaccione 
alla Biblioteca Ostinata

In occasione del 50° della morte dello scrittore e della pubblicazione del saggio di Donato Di Poce: P. P. P. Pasolini: l’ossimoro vivente (I Quaderni del bardo Edizioni) proprio nel mese di novembre del 2025, si è tenuto il 5 febbraio scorso alla splendida Biblioteca Ostinata di Milano, alla presenza di Angelo Gaccione, del fondatore e presidente della Biblioteca, il dottor Paolo Prota Giurleo e di Donato Di Poce, un appassionato incontro in memoria dello scrittore. Di Poce ha preso in esame, fuori da ogni accademia, l’intera personalità di Pasolini attraverso i numerosi linguaggi estetici che gli sono serviti per la sua multiforme creatività. Il tutto davanti ad un pubblico attento e partecipe. Nel corso della serata Alicia Iglesias e Sabrina Ghidini hanno scattato le foto a colori, mentre Tiziana Grassi ha realizzato quelle in bianco e nero. Ne è venuto fuori un vero e proprio “album pasoliniano”. Un omaggio anch’esso prezioso che ci ha spinti a renderlo pubblico ai lettori di “Odissea”.


ALBUM PASOLINIANO. BIBLIOTECA OSTINATA

 

Paolo Prota Giurleo
dà il benvenuto al pubblico







Gaccione apre l'incontro


Intervento di Di Poce










Gaccione


Paolo Prota Giurleo





Di Poce e Gaccione




Di Poce mostra al pubblico
la sua poesia a forma di croce








lunedì 9 febbraio 2026

DURA LEX SED LEX
di Romano Rinaldi



Non posso vantare una dimestichezza professionale con la Legge tuttavia, da cristallografo, ho dovuto applicare le leggi della matematica e della simmetria ad una grande quantità di dati che ho raccolto e analizzato nei miei lunghi anni di ricerca scientifica. Anzi, mentre ci sono, vorrei fare i complimenti a Laura Garavaglia per il suo bel saggio sulla poesia e la matematica uscito ieri, domenica 8 febbraio su “Odissea” (Il dialogo infinito). Ecco, prendendo spunto da questo, se c’è sicuramente una connessione tra matematica e poesia attraverso l’essenziale bellezza di entrambe, a maggior ragione c’è una stretta parentela tra simmetria ed estetica. Basti pensare alle decorazioni delle carte da parati o volendo un esempio più nobile, le decorazioni a marmi policromi dell’Alhambra. Anche la legge, quella ben fatta, fa un uso parsimonioso ma molto accurato delle parole in modo da esprimere concetti a volte astrusi o perlomeno complicati nel modo più chiaro possibile, per non dar luogo ad equivoci. Scrivere leggi è dunque un’arte che immagino pochi sanno esercitare con la necessaria maestria. A mio modesto parere, la nostra Costituzione, ancorché probabilmente passibile di aggiornamenti dovuti alla diversa epoca storica nella quale fu concepita, rappresenta un bell’esempio di scrittura legale comprensibile a tutti e di non difficile interpretazione almeno per chi la legge in buona fede e alla luce della Legge. In questi giorni si sta infiammando il dibattito politico intorno al referendum che ci attende per un voto che nell’intento dei promotori, tende a riformare la magistratura (non la Giustizia) ovvero il corpo dei giudici chiamati ad applicare la Legge, mettendo mano a ben sette articoli della Costituzione. Da cittadino mi sono sentito nel dovere di informarmi per giungere ad una decisione ragionata su come votare. Ho dunque provato a leggere le ragioni del Sì e del No che si possono trovare sulla carta stampata dei quotidiani ed anche ascoltando le dichiarazioni dei vari esponenti politici per l’una o l’altra delle due alternative. Devo ammettere che la lettura non è stata facile però mi è venuto in aiuto un recente intervento del Ministro della Giustizia (il nostro Guardasigilli) che sicuramente ne sa più di me, non solo per il posto che occupa ma anche per essere stato lui stesso un magistrato di chiara fama. Orbene, per dare forza alla bontà della “sua” riforma, il Ministro ha proposto una semplice domanda: “( …) se un poliziotto fa un errore nell’esercizio della sua funzione, a chi risponde del suo operato? Al magistrato! E se un magistrato fa un errore a chi deve rispondere?” e qui ha fatto una lunga pausa come fosse in attesa di una risposta dalla platea alla quale lanciava sguardi con fare sornione. Non arrivando alcuna risposta si è avventurato in una improbabile spiegazione che tirava in ballo la riforma. Ecco, a questo punto sono rimasto sorpreso che nessuno degli astanti gli sapesse rispondere: “il magistrato risponde alla Legge” perché questo è quello che contempla la nostra Costituzione. Lasciando da parte il fatto che ogni magistrato dovrebbe avere questo principio ben chiaro e a maggior ragione un magistrato che ricopra la carica di Guardasigilli, questo strano comportamento mi ha fatto balenare nella mente l’immagine di una pubblicità che era passata sullo schermo solo pochi minuti prima.
C’è un bel gatto tigrato che entra in un negozio di cibi per animali, si avvicina furtivo ad una piramide di scatolette e velocemente ne afferra una coi denti sull’orlo sporgente e scappa lungo il corridoio mentre la piramide cade rovinosamente a terra. Il gatto, mentre scappa gira all’indietro la testa per osservare il disastro che ha fatto ma non tradisce alcuna emozione, se non una certa soddisfazione per aver ottenuto quello che voleva. Ora immaginatevi sette gatti che entrano nel negozio e prendono una scatoletta ciascuno dalla bella ma precaria piramide e immaginate che la piramide rappresenti la nostra Costituzione. Non so se i lettori di “Odissea” siano in maggioranza amanti dei gatti, però non ci vuole molta conoscenza della psicologia felina per decidere cosa votare al referendum!

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