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UNA NUOVA ODISSEA...
DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES
Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.
Angelo Gaccione
LIBER
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
lunedì 2 marzo 2026
PACE E DEMOCRAZIA
di
Franco Astengo
Gli
scioperi del 1° Marzo 1944
Spirano proprio in queste ore impetuosi venti di guerra e la
democrazia non sembra più rappresentare il faro della riconoscibilità storica. Un quadro drammatico e inquietante
che stiamo vivendo ricordando gli scioperi operai del 1° marzo 1944. Un ricordo che assolve ancora quello
che intendiamo sia considerato come un "imperativo morale". Quegli scioperi furono rivolti contro
l’invasore nazifascista. Scioperi
che segnarono un punto di svolta nella Resistenza dimostrandone il radicamento
nei settori decisivi della classe operaia delle grandi fabbriche. Da ricordare ancora, in questo giorno
così importante per la nostra memoria storica, l’efferatezza che reca sempre
con sé la guerra. Gli
scioperi del 1° marzo 1944 furono prima di tutto un atto di “fierezza operaia”
anche se furono il frutto di una meticolosa organizzazione politica. Quella giornata va tenuta ancora come
esempio di sacrificio e di dedizione alla causa comune della pace e della
dignità umana ricordando il sacrificio dei martiri che in quei giorni subirono
la deportazione nei campi di sterminio. Entrarono in sciopero, nelle diverse fasi della lotta, circa mezzo
milione di operai nelle grandi fabbriche dell'Italia del Nord. Tra marzo
e giugno, furono deportati a Mauthausen circa 3.000 lavoratori scelti tra gli
organizzatori degli scioperi e tra i più attivi quadri politici presenti nelle
fabbriche. Non va
dimenticato inoltre che gli scioperi del 1° Marzo 1944 assunsero anche un significato
complessivo di indirizzo politico della lotta di Resistenza: in quell'occasione
il proletariato di fabbrica aveva portato su di sè come soggetto sociale e
politico un senso di “responsabilità nazionale” facendo così convivere le
istanze della liberazione della classe con quelle della vittoria sul
nazifascismo e dell’avvento della democrazia.
Quell'impulso di responsabilità nazionale esercitato dalla classe operaia
conteneva già il senso della mediazione storica che ci avrebbe condotto alla
Costituzione Repubblicana.
PALAZZO
MARINO IN MUSICA
Suoni e battaglie nell’Europa napoleonica

Quartetto Rilke
Domenica 8
marzo Palazzo Marino in Musica incontra Gallerie d’Italia e ripartono i
concerti delle ore 11.00 in Sala Alessi.
![]() |
| Quartetto Rilke |
La
splendida Sala Alessi del cinquecentesco Palazzo Marino, sede dell’amministrazione
comunale di Milano e centro della vita politica, nell’ambito della
rassegna Palazzo Marino in Musica ospita tre concerti gratuiti del
palinsesto #INSIDE proposto dalle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo in
occasione della mostra Eterno e visione. Roma e Milano capitali del
Neoclassicismo.
La
mostra, a cura di Francesco Leone, Elena Lissoni e Fernando Mazzocca e in corso
alle Gallerie d’Italia in Piazza Scala fino al 6 aprile, è realizzata con
il Patrocinio della Città di Milano e in partnership con la
Bibliothèque Nationale de France. L’esposizione propone un ampio confronto tra
le due “capitali” artistiche dell’età napoleonica, Roma e Milano,
entrambe proiettate verso l’Europa moderna ma al tempo stesso saldamente legate
alla grandezza dell’antico. Con oltre 100 opere tra dipinti,
sculture, marmi, disegni, incisioni e straordinari esempi d’arte
decorativa provenienti da importanti musei italiani e internazionali la
mostra ricostruisce una stagione straordinaria della cultura figurativa
italiana ed europea.
Con
il primo concerto, previsto domenica 8 marzo, dal titolo Austerlitz
e il salotto. La rivoluzione del quartetto, il Quartetto Rilke traccia
un percorso dal salotto settecentesco alla soglia del Romanticismo, un viaggio
che riflette le profonde trasformazioni di un’epoca in bilico tra la classica
armonia e nuove, tempestose passioni, passando da Luigi Boccherini a Ludwig van
Beethoven.
I
concerti si tengono domenica mattina alle ore 11.00 in Sala Alessi. I biglietti
d’ingresso sono gratuiti: a partire dalle ore 09.30 del giovedì precedente ogni
concerto è possibile prenotarli online sul sito della rassegna (www.palazzomarinoinmusica.it) oppure ritirarli (fino
a un massimo di due biglietti a persona) presso la biglietteria delle Gallerie
d’Italia - Milano in piazza Scala, 6.
La
rassegna è realizzata in collaborazione con il Comune di Milano ed è
organizzata da EquiVoci Musicali in collaborazione con Intesa Sanpaolo e
Gallerie
d’Italia - Milano. Sponsor tecnico Fazioli.
La
direzione artistica è a cura di Davide Santi e Rachel O’Brien
Contatti:
Ufficio
Stampa: Andrea Zaniboni
Social
Media Manager: Gledis Gjuzi
Tel. 349 8523022 | info@palazzomarinoinmusica.it
www.palazzomarinoinmusica.it
Facebook,
Instagram, YouTube: Palazzo Marino in Musica
domenica 1 marzo 2026
LA DEMOCRAZIA DELLE BOMBE
Dichiarazione
di condanna della nuova aggressione imperialista di Stati Uniti e Israele
contro l'Iran
Il Consiglio Mondiale della Pace (WPC) denuncia e
condanna con la massima fermezza l'aggressione imperialista e omicida degli
Stati Uniti e di Israele contro l'Iran. Autoproclamatisi “sceriffi del mondo”,
gli imperialisti stanno seminando terrore e morte in Medio Oriente. Sono gli
unici responsabili e colpevoli di questa nuova escalation di aggressione volta
a un violento regime change e al controllo delle risorse minerarie dell'Iran.
Le ciniche dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti e del suo partner
israeliano sono un monumento di ipocrisia e costituiscono
un'altra azione arbitraria e omicida di Stati potenti contro uno Stato e il suo
popolo. Tutte le affermazioni e le accuse degli Stati Uniti, mentre erano
ancora in corso i presunti negoziati a Ginevra, sono false e costituiscono un
pretesto per la più grande concentrazione di navi da guerra statunitensi e
altri mezzi militari nella regione dal 2003. L'aggressione è stata pianificata
minuziosamente per lungo tempo senza alcuno scrupolo da parte imperialista.

Colpita anche una scuola
massacrate decine di ragazze
Colpevoli sono anche
tutti gli alleati degli Stati Uniti, vale a dire le principali forze europee
che considerano l'attacco legittimo e giustificato. Questa guerra e le
prevedibili ritorsioni avranno gravi conseguenze per l'intera regione,
costituiscono un'enorme minaccia e un pericolo di guerra generalizzata di
dimensioni regionali e persino globali. Questa aggressione deve cessare e
finire subito! Gli Stati Uniti e i loro alleati stanno violando il diritto
internazionale già calpestato senza alcuna autorità morale o politica. Di
fronte al nuovo episodio di aggressione, l'ONU sta divenendo ancora una volta
spettatrice degli eventi, non propensa e in grado di assumere una posizione
forte e di principio. I popoli del mondo, le forze amanti della pace devono
alzare la voce contro questo crimine. Li invitiamo a scendere in piazza, a
organizzare proteste e manifestazioni per chiedere la fine dell'attacco. Allo
stesso tempo, esprimiamo la nostra solidarietà militante al popolo iraniano, l'unico
che può decidere e determinare il proprio destino, senza alcuna interferenza
straniera.
Chiediamo la chiusura e la rimozione delle basi militari statunitensi dalla
regione!
USA fuori dal Medio Oriente!
Abbasso l'imperialismo!
Il Segretariato del WPC
28 febbraio 2026
[Traduzione a cura del Comitato Contro La Guerra Milano]

massacrate decine di ragazze
BOMBARDATO L’IRAN
Dunque, Trump si è deciso, e il motivo non è solo la pressione
di Israele, sebbene questa è immaginabile sia stata decisiva nella scelta del
momento dell’attacco, forse nell’anticiparlo. L’altro motivo lo spiega in
un’analisi che non è esagerato definire perfetta e ineccepibile, Brian
Berletic: la conquista dell’Iran rientra nel piano di controllo del mercato del
petrolio; un controllo finalizzato allo strangolamento di Russia e Cina,
l’obiettivo ultimo essendo il fallimento del progetto multipolare. In realtà
Iran e Cina sono comprimari in un’analisi che vede come protagonisti Russia e
Stati Uniti. Se l’allarme di Lavrov nei giorni scorsi, inteso a raddrizzare la
barra della politica estera di Mosca, si limitava a denunciare l’inaffidabilità
di Trump, Berletic va oltre e scrive: Trump non vuole lo scontro militare
diretto con la Russia, ma punta al suo collasso con altri mezzi – qui si
potrebbe aggiungere che Trump non vuole lo scontro diretto, perché lo teme. Tra
gli altri mezzi spiccano, dopo le sanzioni, i blocchi di petroliere, e i
terroristi ucraini, i superidioti europei, ormai prossimi a inviare truppe al
fronte per rimpiazzare le forze locali in via di esaurimento. Berletic torna
anche sulla guerra di attrito o logoramento fornendo ulteriori elementi di
approfondimento. L’analisi spiega anche l’espressione preoccupata di Putin
in questi giorni: egli ha fatto di tutto per contenere la guerra nei
limiti prestabiliti, ma questa ora gli sta sfuggendo di mano, e la fiducia in
un aiuto di Trump per il suo contenimento si sta esaurendo,
nonostante l’insistere di Dimitriev. Diciamo che il punto più basso Putin
l’ha toccato ricevendo personaggi come Jared Kushner, un cialtrone come Elkann
– abbino i due nomi perché ho sempre presente l’immagine di papa Francesco che
riceve il capo della banda Agnelli, e si inchina, anziché pretendere
che sia il giovanotto a farlo. Sono giorni di decisioni a Mosca, dove
vanno messe in conto anche le elezioni parlamentari del 20 settembre. Intanto
Maria Zakharova ci ricorda che fra pochi giorni ricorre un altro ottantesimo
anniversario, quello del discorso di un maestro pataccaro, forse del Maestro, a
Fulton, Missouri [Franco Continolo]
LA STRATEGIA DI DOMINIO AMERICANA
di Brian
Berletic
Nonostante le affermazioni della nuova amministrazione Trump tra
la fine del 2024 e l'inizio del 2025, secondo cui avrebbe cercato di porre fine
rapidamente alla guerra in corso in Ucraina, gli Stati Uniti l'hanno invece
costantemente intensificata. Oggi, i media occidentali dicono apertamente che la Central
Intelligence Agency (CIA) statunitense sta conducendo attacchi con droni a
lungo raggio in territorio russo e attacchi marittimi con droni contro le
esportazioni energetiche russe, il tutto mentre gli Stati Uniti continuano a presentarsi
come una sorta di "mediatore" imparziale del conflitto. Inoltre, gli
Stati Uniti stanno ora preparano i loro alleati europei a un ruolo più diretto e pericoloso nei
combattimenti in Ucraina, spostando i finanziamenti statali dai servizi al
pubblico europeo verso la
spesa militare specificamente rivolta alla Russia. Mentre gli Stati Uniti
stanno certamente conducendo attacchi contro la produzione energetica russa
all'interno dei confini russi e attacchi con droni marittimi contro le
petroliere che trasportano energia russa oltre i confini, stanno preparando
l'Europa a svolgere un più aggressive role per intercettare, abbordare e infine
bloccare la cosiddetta "flotta ombra russa".
Anche i delegati europei di Washington sono spinti a intervenire
direttamente intervenire all'interno dell'Ucraina stessa, per colmare il
vuoto crescente che un'Ucraina in progressivo collasso sta creando. Anche se
gli Stati Uniti affermano di voler prendere le distanze dalla propria guerra
per procura contro la Russia in Ucraina per perseguire altri obiettivi
geopolitici, questi obiettivi sono collegati ai partner più importanti della
Russia in tutto il mondo, tra cui Venezuela e Cuba in America Latina, l'Iran in
Medio Oriente e la Cina nella regione Asia-Pacifico. In sostanza, a prescindere dalla retorica, gli Stati Uniti sono ancora
pienamente impegnati nella loro guerra per procura contro la Russia come parte
di una guerra molto più ampia che stanno conducendo contro il multipolarismo
emergente, il tutto nell'ambito del mantenimento del primato statunitense
a livello mondiale.
Gli obiettivi degli Stati Uniti in
Ucraina rimangono invariati
Molto prima che la Russia iniziasse la sua Operazione Militare
Speciale (SMO) in Ucraina nel 2022, i documenti politici statunitensi avevano
esposto le ragioni non solo per controllare l'Ucraina, ma anche per usarla come
strumento belligerante contro la Russia per estenderla eccessivamente, proprio
come era successo all'Unione Sovietica prima del crollo alla fine della Guerra
Fredda. Il documento del
2019 della RAND Corporation, "Extending Russia: Competing from
Advantageous Ground", conteneva due ammissioni importanti e
rivelatrici. In primo luogo, che il continuo sostegno degli Stati Uniti
all'Ucraina, incluso il trasferimento di aiuti letali al suo esercito (iniziato
dalla prima amministrazione Trump), era stato fatto specificamente per
provocare la Russia, non per proteggere l'Ucraina. In secondo luogo, il documento ammetteva
che il conflitto risultante avrebbe probabilmente provocato "un
numero sproporzionato di vittime ucraine, perdite territoriali e flussi di
rifugiati. Potrebbe persino condurre l'Ucraina verso una pace
svantaggiosa". E questo
è esattamente ciò che sta accadendo. L'obiettivo degli Stati Uniti, allora
come oggi, non è che l'Ucraina (o persino l'Europa) sconfigga mai la Russia, ma
che il costo per la Russia sia il più alto possibile, nell'ambito di una
strategia molto più ampia volta a "far sì che la Russia si estenda
militarmente o economicamente oltre le proprie possibilità, o che il regime
perda prestigio e influenza a livello nazionale e/o internazionale".
In altre parti del documento, sempre riguardo all'Ucraina, il
conflitto in Afghanistan, progettato dagli Stati Uniti per trascinarvi l'Unione
Sovietica negli anni '80, è stato utilizzato come paragone con ciò che gli
Stati Uniti cercano di replicare oggi.
A tal fine, nonostante il costo non solo per l'Ucraina ma anche
per il resto d'Europa, gli Stati Uniti continuano questa guerra per procura,
costringendo la Russia a impegnare enormi quantità di uomini e attrezzature
militari al fronte, tanto che gli impegni russi altrove, inclusa la Siria, sono
stati prima indeboliti, prima di portare al collasso totale della Siria nel
2024. E sebbene venga ammesso che gli attacchi con droni della CIA statunitense
stiano prendendo di mira la produzione energetica russa all'interno della
Russia e le esportazioni di energia via mare ben oltre i confini russi, tutti
miranti a minare il potere economico e quindi militare della Russia, prendere
di mira la produzione e le esportazioni di energia russa fa anche parte di una
strategia molto più ampia volta ad accerchiare e contenere la Cina nella
regione Asia-Pacifico. Il rapporto del 2018 della US Naval War College Review, "Un
blocco petrolifero marittimo contro la Cina", non solo raccomandava di
aumentare le capacità militari statunitensi nell'Asia-Pacifico per attuare un
"blocco a distanza" (misure che nel frattempo sono state adottate),
ma ha anche identificato sia la Belt and Road Initiative (BRI) cinese sia le
esportazioni di energia russa verso la Cina come ostacoli al completo
isolamento e strangolamento della Cina stessa. Sebbene il documento raccomandasse "azioni cinetiche",
inclusi "attacchi aerei e aerial mining" da parte degli Stati Uniti per
attaccare fisicamente e interrompere la BRI, non prescriveva alcuna azione
militare specifica per ridurre le esportazioni di energia russa verso la Cina.
Tuttavia, da allora, gli attacchi con droni organizzati dalla CIA contro la
produzione energetica russa rispecchiano esattamente l'"azione
cinetica" raccomandata dal documento contro la BRI. Per quanto riguarda la
BRI stessa, Washington non è riuscita ad attaccare le infrastrutture della BRI,
ma ha invece armato e sostenuto militanti – in particolare in Myanmar e Pakistan – per attaccare progetti,
ingegneri e forze di sicurezza locali per suo conto. Quella che sta prendendo
forma è una guerra su più fronti che gli Stati Uniti stanno conducendo contro
la Russia, i suoi alleati e, naturalmente, contro la Cina in primo luogo.
Indebolire la Russia non è un fine, ma piuttosto un mezzo.
La realtà sul campo in Ucraina
La Russia ha rapidamente modernizzato e ampliato il suo
esercito, sia prima che dopo la conquista politica dell'Ucraina da parte degli
Stati Uniti nel 2014, per poi provocare l'Operazione SMO nel 2022. Da allora,
la Russia è riuscita a superare in produzione non solo una singola nazione
europea o gli Stati Uniti da soli, ma l'intero Occidente in termini di mezzi corazzati,
munizioni d'artiglieria, missili da crociera e balistici, droni, difese aeree e
capacità di guerra elettronica, un'impresa che ha richiesto anni di
pianificazione e preparazione ben prima del lancio dell'Operazione SMO del
2022. È quasi certo che i pianificatori militari russi sapessero che il
conflitto in Ucraina (e altrove) sarebbe stato di natura logorante e abbiano
organizzato le proprie imprese statali per dare priorità alla produzione
rispetto ai profitti, in modo diametralmente opposto alla produzione
industriale militare occidentale. Ciò si è manifestato sul campo di battaglia
in una guerra di logoramento che ha costantemente favorito la Russia,
indipendentemente dalla costante escalation e dalle
provocazioni impiegate dall'Occidente. Gli analisti occidentali hanno
regolarmente sminuito i progressi della Russia in Ucraina, utilizzando le
conquiste territoriali come unico parametro di misura. In realtà, una linea del
fronte può rimanere stagnante per anni prima del crollo improvviso e rapido
delle forze da una parte o dall'altra. Per misurare veramente il successo in
una guerra di logoramento, si dovrebbero invece considerare parametri come il
reclutamento e l'addestramento della forza umana, la produzione industriale militare
e i tassi di causality –
parametri che non si adattano alle narrazioni statunitensi e quindi vengono
mentiti o non menzionati affatto. Dalla fine del 2025 fino al 2026, in seguito
al crollo di Pokrovsk e Myrnograd a sud di ciò che resta del territorio del
Donbass controllato dagli ucraini e alle continue avanzate russe verso e
intorno a Lyman a nord, Slovyansk e Kramatorsk, controllate dagli ucraini,
affrontano lo stesso tipo di interruzione delle rotazioni delle truppe e delle
linee di rifornimento che i russi hanno utilizzato per isolare e conquistare
molte delle città del Donbass fino a questo punto. Le forze russe continueranno
a esercitare pressione lungo tutto il fronte, spostando al contempo operatori
di droni, artiglieria e altri sistemi d'arma sempre più vicino alle linee di
comunicazione che l'Ucraina sta utilizzando per controllare queste due città
pesantemente fortificate nel Donbass. Quanto più questi sistemi d'arma
diventano vicini e numerosi, tanto più complicate saranno le rotazioni delle
truppe e il rifornimento delle città, e tanto più difficile diventerà per
l'Ucraina continuare a controllarle. Allo stesso tempo, le truppe ucraine
stanno attualmente conducendo un'offensiva più a sud. Tuttavia, come tutte le
precedenti offensive ucraine, per quanto superficialmente riuscite possano
apparire, a meno che la carenza di personale, armi e munizioni non sia stata
risolta (e non è stato fatto), tali operazioni si tradurranno solo in un
maggior numero di vittime e in un più rapido esaurimento di risorse già scarse
– perdite e esaurimento di risorse che non faranno altro che accelerare una
vittoria di logoramento per la Russia.
Cosa verrà dopo
Gli Stati Uniti hanno già chiarito ampiamente che non porranno
fine alla loro guerra per procura con la Russia in Ucraina a breve. Al
contrario, stanno posizionando l'Europa per colmare il vuoto che le forze
ucraine, in rapido esaurimento, stanno lasciando dietro di sé, per mantenere
una pressione costante sulla Russia lungo il fronte, mentre continuano ad attaccare
la produzione energetica russa all'interno dei confini russi e i loro alleati
europei si preparano a strategie più aggressive, prendendo di mira e persino
sequestrando navi che trasportano energia russa all'estero. Con l'occupazione
politica del Venezuela da parte degli Stati Uniti, la pressione su Cuba e i
preparativi per la guerra con l'Iran in rapido avanzamento, gli Stati Uniti
stanno cercando di ridurre i partner chiave del mondo multipolare guidato da
Russia e Cina, fino a quando non rimarranno solo Russia e Cina. Comprendere il
futuro del conflitto in Ucraina richiede di comprendere sia come sono
organizzati e gestiti il mondo
unipolare guidato dagli Stati Uniti sia il mondo multipolare, e quale ruolo
gioca la guerra per procura degli Stati Uniti contro la Russia in Ucraina in
una guerra molto più ampia che Washington sta conducendo contro il
multipolarismo mondiale. Bisogna comprendere che l'Europa è subordinata agli Stati Uniti,
non si oppone ad essi, e che, a prescindere da ciò che i leader europei
affermano pubblicamente, i preparativi per attuare le direttive statunitensi
che prevedono un ruolo più ampio, più pericoloso e più diretto dell'Europa nel
conflitto ucraino sono già in corso. Inoltre, l'obiettivo geopolitico primario di Washington deve
essere compreso chiaramente: la sua ricerca del primato su tutte le nazioni del
mondo. Non è possibile negoziare con una parte il cui obiettivo finale è la
subordinazione e persino l'eliminazione di coloro che cercano di negoziare con
essa. Solo rafforzando il potere militare, economico, politico e sociale
necessario per difendere, scoraggiare e infine disarmare gli Stati Uniti dalla
loro aggressione globale, il conflitto in Ucraina – e i conflitti ovunque – può
essere posto fine in modo giusto e permanente.
sabato 28 febbraio 2026
L’UNIONE EUROPEA PENSA
ALLA GUERRA
di Péter Szijjártó*
I leader
dell'Unione Europea stanno cercando di trasformare il blocco in un'alleanza
militare, preparandosi a un conflitto prolungato con la Russia, e intendono
continuare a fornire sostegno finanziario all'Ucraina, ha dichiarato il
Ministro degli Affari Esteri e del Commercio ungherese Peter Szijjarto in un
discorso al Parlamento. A suo avviso, l'attuale leadership dell'UE ha
dimenticato che l'Unione è stata creata per garantire pace e prosperità ai suoi
Stati membri e ora cerca di "imporre loro obblighi militari".
"Bruxelles si sta preparando a una guerra prolungata" con la Russia e
sta adattando l'economia europea di conseguenza, ha osservato il Ministro. "Le
decisioni sono già state prese. Ci sono due potenze nucleari in Europa [Regno
Unito e Francia]. Hanno dato il loro consenso scritto all'invio di truppe in
Ucraina. Il leader della più forte fazione pro-guerra del Parlamento europeo,
il Partito Popolare Europeo, Manfred Weber, ha già dichiarato che le truppe
saranno inviate in Ucraina sotto la bandiera dell'UE. Abbiamo anche ascoltato
le dichiarazioni del Cancelliere tedesco [Friedrich Merz] sugli aerei tedeschi
e sui missili nucleari francesi", ha affermato Szijjarto.
Ha ricordato
che l'UE ha fornito all'Ucraina 193 miliardi di euro negli ultimi quattro anni
e prevede di stanziarne una quantità notevolmente superiore nei prossimi dieci
anni per continuare a sostenere militarmente il conflitto con la Russia. Il
ministro ha confermato che il governo ungherese non parteciperà a questi piani
dell'UE né finanzierà aiuti militari all'Ucraina. "Diremo 'no' a Bruxelles
su tutte queste questioni", ha assicurato Szijjarto. Ha invitato i
parlamentari a votare una risoluzione a sostegno della posizione pacifista
dell'Ungheria. La bozza del documento è stata presentata al parlamento da
Szijjarto insieme a Mate Kocsis, leader del partito al governo Fidesz-Unione
Civica Ungherese.
[*Ministro degli Esteri ungherese]
CANNIBALISMO E DINTORNI
di Chicca Morone
Con la
nascita dell’Intelligenza Artificiale ci hanno abituati a dubitare di ogni
informazione che ci raggiunga, sia questa altamente gratificante, sia orribile.
Un progetto messo in atto tantissimo tempo fa da menti determinate ad
assoggettare la popolazione con una sorta di inconsapevolezza, di dipendenza ma
soprattutto di assenza di pensiero critico in presenza di diktat deliranti. Così,
quando ha incominciato a trapelare la smodata passione per la pizza e relativi
infanganti sospetti su un gruppo di persone facenti parte dell’élite politico
finanziaria statunitense, il pensiero è stato che fosse un nuovo modo, molto
scorretto, di combattere per le elezioni presidenziali del 2016... la povera
Hillary Clinton offesa nell’onore! Un complotto naturalmente “dell’estrema
destra” etichettato come leggenda metropolitana con un centro nella pizzeria
Comet Ping Pong di Washington: il Pizzagate. Una vera bufala.... non fosse che
un congruo numero di informazioni fatte emergere dalle intercettazioni illegali
di messaggi di posta privati, pubblicati dall'organizzazione di Julian Assange
e riferiti a traffico di esseri umani, nonché abuso di minori, siano risultate
in seguito tragicamente vere. A oggi, la figura del giornalista che ha cercato
di metterci in guardia contro la follia di questi criminali, dediti a riti
satanici fino al cannibalismo, risulta essere una vera e propria immagine di eroe:
è un uomo che ha subito persecuzioni e anni di carcere duro, in quanto determinato
a denunciare l’orrore che si nascondeva dietro a personaggi dall’apparente
filantropia. Il cannibalismo è un’antica pratica (se ne hanno tracce fin
nell’antico Egitto) ma sinceramente non credevo potesse essere presente ai
giorni d’oggi tra persone apparentemente “normali”. Si tratta di una sorta di comportamento
patologico dalle motivazioni più anomale, tra le quali certamente sentimenti di
potere, controllo e dominanza sull’altro: un filo conduttore che in questi anni
ci ha visti vittime se non proprio di antropofagia, almeno di abusi
inconcepibili. Ormai il web rigurgita di immagini agghiaccianti di bambini in
attesa di essere seviziati, circondati da individui festanti pronti a cibarsi
delle loro tenere carni, nella speranza di acquisire eterna giovinezza e potere
derivato dai rituali sacrificali: naturalmente incutendo in precedenza il
massimo terrore nelle vittime, in modo che il sangue sia ricco di adrenalina,
cioè della sua ossidazione, l’adrenocromo.
Vedere un bimbo turco di non più
di 4 anni, dalla bocca sanguinante (l’estrazione dentaria è d’obbligo affinché
durante lo stupro non morda) che si cala l’ultimo indumento rimastogli addosso
con aria terrorizzata, è un’immagine che grida vendetta... poi torna alla mente
il post in cui fanno ritorno in Ucraina gli orfani mandati in Turchia
dall’associazione di Lady Zelenskji all’arrivo dei primi carri armati al di là
dei confini e non c’è altro da sapere.
Infatti secondo l'agenzia di
stampa ucraina Slidstvo, il progetto "Infanzia senza guerra" della
dark lady Olena, che ha evacuato nel febbraio 2022 diverse migliaia di orfani
dalla regione di Dnipropetrovsk in Turchia, è stato colpito da gravi accuse di violazioni
e abusi. Dalla pubblicazione, nel 2025 risulta che due adolescenti di 14 e 16
anni siano tornate in Ucraina incinte dai dipendenti di hotel turchi dove
alloggiavano insieme ad altri bambini e che questi vivessero in condizioni
precarie tra violenze e maltrattamenti vari, quando non spariti.
Ci sono anche ex collaboratori stretti di questa fondazione che l’hanno definita centrale di
smistamento del traffico di bambini destinati alla élite pedofila europea, alla
quale apparterebbero personaggi famosi, probabilmente quelli sbianchettati
nelle mails, non del tutto desecretate, del pedofilo Jeffrey Epstein.
La pioggia di dimissioni tra gli
appartenenti alla classe dirigente non solo statunitense fa venire i brividi:
tutti ovviamente ricattati e burattini nelle mani di qualche entità che in
questo modo è riuscita a imporre decreti e leggi contro il popolo che avrebbe
dovuto essere tutelato dai demandati a tale compito.
E su tutto questo Zelenskji, il
comico portato alla ribalta politica da figuri come Timur Myndich - ex
produttore televisivo che costruì il demenziale personaggio televisivo e
riapparso magicamente in Israele alle prime avvisaglie di controlli
anticorruzione a Kiev - pretende ancora denaro da noi. Il peggio è che non
siamo capaci di rispondere adeguatamente. Perché? Chi ci ricatta? Come è
possibile che siamo ancora agli ordini di chi ha dimostrato essere solo un
criminale?
Il problema vero è che il supergoverno
globale - che ha favorito l’ascesa del regime nazista ucraino - ha visto, come vera
minaccia, diventare la Russia forte e indipendente: Mosca, opposta a questa
idea di dominio mondiale, ha impedito alla tirannia dei globalizzatori di avere
il sopravvento ed è per questo il continuo tentativo di protrarsi dello stillicidio
sul suolo ucraino, dove ormai è evidente l’esito della guerra. Il razzo russo Burevestnik
a propulsione nucleare dal tempo di volo (in grado di restare in orbita oltre
le quindici ore) e imprevedibilità dei suoi movimenti, non è un’arma qualunque,
uno scherzo; ma pare che a tutti sfugga questo piccolo particolare. E meno male
che dicevano essere i comunisti a mangiare i bambini...
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