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UNA NUOVA ODISSEA...
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
lunedì 8 giugno 2026
UNIVERSITÀ DI TRIESTE
Trieste
porto franco internazionale.
Un’opera per comprendere il ruolo attuale di Trieste nello
scacchiere geopolitico e la
sua unicità storica, culturale e giuridica. In un quadro storico su
città, territorio, trattati di pace ed evoluzione del porto, questo
testo a più contributi mette a fuoco nodi geopolitici e di criticità
strutturali, lasciando spazio anche a testimonianze di impegno militante e memoria.
Un lavoro
intellettuale che si contrappone, per analisi e realismo, ai numerosi summit -organizzati
senza alcun coinvolgimento della cittadinanza - che propagandano possibilità di
arricchimento economico (IMEC - Via del Cotone), ma smascherano sia il pesante costo
sociale che le prospettive di ulteriore riduzione di autonomia del porto,
con il rischio che diventi un hub militare a tutti gli effetti.
9 giugno
alle ore 18 presso l’Università di Trieste, sede centrale, Piazzale
Europa 1, aula A, lato destro.
CSOA COX CONCHETTA
Archivio Primo Moroni - Calusca City Lights
CSOA Cox 18 Centro di documentazione contro la guerra
via Conchetta 18 - Milano
(M2 Romolo, bus 90/91 e 47, tram 3)
MERCOLEDÌ 10 GIUGNO 2026 - ore 18.30
Invitano a un incontro per ricordare
VISCONTE GRISI
2 aprile 1944 - 29 maggio 2026
dalle ore 20 buffet in compagnia
PALAZZO MARINO IN MUSICA
Controcanto
XV Edizione / Stagione 2026
Domenica 14 giugno 2026, ore 11.00
Racconti
nel mezzo
Sala Alessi – Palazzo Marino
Piazza della Scala 2, Milano.
La XV edizione di Palazzo Marino in Musica,
in programma da maggio a novembre 2026, è dedicata al tema Controcanto: un invito ad ascoltare la
musica non come linea singola, ma come relazione tra più voci.
Il controcanto è il luogo in cui il monologo diventa dialogo, dove due linee
generano un senso nuovo, più ricco della somma delle parti.
Il secondo appuntamento in programma, dal titolo Racconti
nel mezzo, vede tre voci dal
timbro scuro - mezzosoprano, viola e pianoforte - che
diventano protagoniste di un concerto dedicato all’arte del dialogo musicale.
Dai colori simbolisti di Loeffler alle
atmosfere intime di Bridge,
ogni brano esplora la forza del controcanto come spazio di relazione e
risonanza emotiva.
Il cuore del programma è la
straordinaria Viola Sonata di Rebecca Clarke, capolavoro del Novecento e
testimonianza della determinazione
di una compositrice che sfidò pregiudizi e silenzi. Accanto
alla sonata, due brani rivelano la delicatezza e la profondità della sua scrittura. Brahms chiude un percorso in cui voce,
viola e pianoforte si intrecciano in un equilibrio perfetto.
Dietro queste musiche si intravede la storia di molte compositrici che,
da Fanny Mendelssohn a Clara Schumann,
da Lili Boulanger alla stessa Clarke, hanno arricchito la
storia della musica pur rimanendo spesso ai margini del riconoscimento. Come il
controcanto, essenziale ma non sempre in primo piano, le loro voci hanno aggiunto profondità e bellezza al
repertorio. Il concerto è anche un omaggio a loro.
Sul palco il trio Julia Samsonova‑Khayet,
Sabina Bakholdina e Irina Kravchenko, musiciste di grande
sensibilità ed eleganza che esplorano il repertorio cameristico cercando un
equilibrio perfetto tra voce e strumenti.
I biglietti d’ingresso sono gratuiti con
prenotazione: a partire dalle ore 9.30 del giovedì precedente ogni concerto è
possibile prenotarli online sul sito www.palazzomarinoinmusica.it oppure ritirare
quelli cartacei disponibili presso la biglietteria delle Gallerie d’Italia –
Milano.
La rassegna Palazzo Marino in Musica è realizzata in collaborazione
con il Comune di Milano ed
è organizzata da EquiVoci
Musicali.
Le Istituzioni coinvolte nel 2026 come partner sono Comune di Milano, MM Spa, la Centrale dell’Acqua di Milano,
Aquaflor, Gallerie d’Italia - Milano, museo di Intesa Sanpaolo e il
Conservatorio “G. Verdi” di Milano.
La rassegna è sostenuta da Intesa Sanpaolo.
Sponsor tecnico Fazioli e Serazio pianoforti.
Direzione Artistica: Davide Santi e Rachel O’Brien
Organizzazione: EquiVoci Musicali
Social Media Manager: Gledis Gjuzi
Ufficio Stampa: Andrea Zaniboni
Tel. 349 8523022 | ufficiostampa@palazzomarinoinmusica.it
Facebook, Instagram, YouTube: Palazzo Marino in Musica
domenica 7 giugno 2026
LA CASA
NASCONDE MA NON RUBA
di Angelo Gaccione
Si dice che la casa nasconde, ma non ruba. Sarà pure così, ma
sta di fatto che al momento, pur con tutti gli sforzi e con il rovistare fra
una marea di cartelle, scatoloni sommersi da fogli di giornali, riviste,
fotografie, lettere, libri e quant’altro, compreso librerie, scansie, cassetti,
armadietti e anfratti vari, in quella che è la mia incasinata e straripante
“Carboneria”, non ho trovato traccia di quanto cercavo: un disegno che mi aveva
regalato Guido Crepax, il disegnatore creatore di Valentina. Ho trovato,
invece, il film in VHS che dal celebre fumetto di Crepax era stato realizzato
nel 1989 interpretato dalla splendida e conturbante Demetra Hampton. Me lo
aveva regalato Guido assieme al disegno di cui ora non ricordo nemmeno il
soggetto. Ovviamente mi sono imbattuto in una spaventosa mole di materiale e
non ho potuto fare a meno di constatare quanto se ne accumula nel corso di una
vita. Un materiale fondamentalmente cartaceo legato al mio mestiere ed ai miei
rapporti. Ho fatto così delle continue sorprendenti scoperte ritrovando lettere
manoscritte e dattiloscritte di personaggi della cultura non solo italiana: del
linguista americano Noam Chomsky come dello scrittore Vasco Pratolini, come di
uno dei fondatori del PCI Alfonso Leonetti. Ma ci sono anche lettere che
portano firme illeggibili, che fanno riferimento a materiali da pubblicare, a
luoghi che ci hanno visti protagonisti, ad eventi di un tempo lontanissimo e
che ci hanno segnati. Tantissime le foto (scrittori, poeti, attori… e persino
quelle dello chansonnier francese Léo Ferré), fra cui una rarissima del critico
cinematografico Morando Morandini assieme al regista e partigiano Granfranco De
Bosio con la scritta per A. Gaccione, e non ho potuto fare a meno di
commuovermi. Due cari amici, due collaboratori di “Odissea”.
Tanti anche gli scritti che avevo conservato come per lasciare presenti nella mia vita le tante vite che ho incrociato. Quello del grande critico Giancarlo Vigorelli mi era arrivato via fax spedito dal Centro Studi Manzoniani e porta la data dell’11 dicembre del 1997. Ha per titolo “Il rapporto lombardo tra Chiara e Sereni” e ha una bella firma a pennarello nero finale. Fortunatamente si è salvato, mentre tanti scritti accompagnati da lettere non hanno retto al tempo. La carta termica dei fax si è evaporata, e non si conserva che qualche rara consonante o vocale visibile in controluce. Un’ombra sbiadita o poco più. Ora mi trovo davanti ad un tragico bivio: ho accumulato troppo materiale per le possibilità del mio spazio a disposizione. Libri non posso accoglierne più perché non c’è un buco disponibile e sarò costretto a disfarmi di moltissime di queste creature. Gli articoli, e quanto sono andato pubblicando in una lunga vita di scrittura, debordano; devo ritagliarli e sacrificare giornali e riviste che li contengono. Mi ero già disfatto di riviste, cataloghi d’arte, collezioni di giornali, programmi di sala di spettacoli teatrali, schede di concerti di musica sacra, antica, sinfonica, ecc. Di guide di luoghi del mondo fra i più diversi, di depliant ricchi di immagini di chiese, di palazzi storici, di castelli. Ho dovuto scegliere fra la loro presenza e quella fisica mia e di mia moglie. Avrebbero potuto trovar posto in luoghi e spazi che ne sono privi, ma è sempre difficile trovare rispondenze positive in tal senso. Una ricca collezione di volantini, giornali e manifesti politici dalla fine degli anni Settanta del Novecento in poi (c’erano volantini di Comunione e Liberazione e ce n’era persino qualcuno dei gruppi armati di sinistra) era finita male. L’avevo donata ad una associazione milanese, ma andò distrutta durante il restauro del tetto del salone che l’avrebbe dovuta custodire.
Una vita intera per accumulare e un pezzo di vita per
disfarsene. Altra vita sarà necessaria, e soprattutto tanta pazienza, a chi deciderà
di prendersi cura di ciò che riuscirò a salvare. Ammesso che se ne abbia
voglia, e soprattutto interesse. E il disegno di Guido Crepax? Continuerò la
ricerca: da qualche parte si deve essere cacciato, magari ben mimetizzato in
qualche anfratto e prima o poi lo scoverò. Tra l’altro mi sono intestardito di
cercare anche il dattiloscritto di Lettere ad Azzurra che avevo battuto
con la mia 32 lettere Olivetti; l’avevo comprata negli anni universitari questa
preziosa macchina per scrivere portatile, ed era costata quanto il mio
stipendio di allora. Se salterà fuori ne farò dono al Museo della Lettera
d’Amore di Torrevecchia Teatina, comune di Chieti in Abruzzo, l’ho promesso al
suo direttore, il poeta e critico Massimo Pamio, che tanto si è dato da fare
per costruire questo originale e prezioso Museo. Appena mi capiterà di andarlo
a visitare ne scriverò una nota perché lo merita. Sarebbe magnifico se il
disegno di Crepax e il dattiloscritto di Lettere ad Azzura, mi
comparissero davanti in tempi ragionevoli. Tuttavia, non devo disperare se voglio
raggiungere il mio scopo: se la casa non ruba…
Tra le cose più curiose in assoluto, le capaci buste che
l’amico filosofo Fulvio Papi mi inviava da Stresa dove andava a passare le
vacanze in estate. Contenevano lunghi articoli da pubblicare nella sua rubrica “Agorà”
su “Odissea”, allora in edizione cartacea. Li spediva per posta i suoi scritti
e quando arrivavano, sempre con un ritardo scandalosamente esagerato, avevano
perso gran parte della loro attualità. Qualcuno, per fortuna, lo si poteva
comunque utilizzare dopo la fine delle vacanze e con la ripresa delle
pubblicazioni. Erano, come sempre, vergati rigorosamente a mano; Papi non ha
mai usato macchine per scrivere o computer: scriveva a mano o dettava. Io ero
diventato un discreto interprete della sua grafia minuta e difficilissima e
ribattevo al computer, ma spesso dovevo arrendermi. Quando gli telefonavo per
leggergli il passo e provare a decifrare la parola misteriosa, riusciva a
illuminarmi al primo colpo; se non accadeva mi dava mano libera per trovare la
soluzione più idonea. Si fidava ciecamente di me, ma capitava anche di trovarci
davanti ad ostacoli insormontabili. Allora mi fiondavo a casa sua in piazza
Donegani al n. 6 con il manoscritto originale per sottoporglielo in visione, e
pazientemente Papi ricostruiva quanto era diventato oscuro anche a lui per via
di quella grafia così ostica. Oppure riscriveva a lato del foglio e se lo
spazio non era sufficiente, inseriva una serie di frecce che ti guidavano
dietro l’ultima facciata disponibile, o trovavano posto su altri fogli aggiunti
al momento.
Alla fine il dattiloscritto era composto di una bizzarra numerazione che dovevi seguire come una mappa orientativa. A lui dispiaceva che io facessi tutta questa fatica: “Mi dispiace che tu ci debba lavorare. Ma è un’antica sapienza che chi non lavora fa lavorare qualche altra persona…”, mi scrive su un foglietto che accompagna un suo lavoro. Ma io ho continuato a farlo volentieri fino all’ultimo giorno della sua vita, e me ne era grato perché la nostra era un’amicizia vera. Contenevano i suoi articoli quelle buste, ed immancabilmente un minuscolo fogliettino quadrato fermato con una graffetta, con una grafia ancora più minuta. Quante volte ho dovuto ricorrere alla lente di ingrandimento per venirne a capo! Foglietti di pochi righi, non una lettera di accompagnamento vera e propria, e tutti privi di data. Vendendoli riuniti mi hanno commosso e nello stesso tempo suscitato un sorriso. Almeno di uno vale la pena riportare le poche frasi che contiene, eccole: “Caro A. eccoti una riflessione. La salute è tormentata. Potessi, mi rimetterei a Dio. Le cose più care. F”. Quella F naturalmente sta per Fulvio. Non doveva essere un buon momento per la sua salute, quello; e nemmeno per l’umore.
POETI
TRADOTTI
di Anna Rutigliano

R. M. Rilke
Appartenente al ciclo dei
Sonetti a Orfeo (Sonette an Orpheus), la poesia Atmen, du
unsichtbares Gedicht! (Respiro, tu invisibile poesia!) fu
composta da R. M. Rilke nel 1922, nel castello svizzero di Muzot, luogo in
cui il fervore poetico dello scrittore conobbe il suo massimo splendore. La
lirica, in questione, è ispirata alla prematura scomparsa della giovane
ballerina olandese Wera Ouckama Knoop, amica d’infanzia di Ruth, figlia di
Rilke.
Il poeta ne fu sensibilmente commosso, tramandando ai posteri
uno dei sonetti più spiritualmente intensi della letteratura internazionale,
per quanto abbracci l’idea orfica dell’indissolubilità fra vita e morte
attraverso la parola/poesia/canto quale incessante respiro universale
simbioticamente fuso con la natura. Interessanti, a riguardo, sono i versi
tedeschi in allitterazione della prima strofa (Sein- rein eingetauschter
Weltraum, in dem ich rhythmisch ereigne), in cui Rilke unifica la poesia
con l’atto stesso del respirare e per i quali ho cercato, in qualche modo, di
conservarne la allitterazione consonantica nella lingua d’arrivo (respiro/ invisibile/
poesia/ cosmo/condiviso/contrappeso), in cui il suono della fricativa
alveolare sorda “s” evoca quello del respiro, del soffio vitale. A rinsaldare
tale concetto, Rilke gioca, poi, nella terzina finale, sull’ambivalenza
semantica della parola tedesca Blatt (foglio/foglia): non trae forse,
origine, la poesia, dalla natura, nel sistema cosmico universale, di cui le
nostre esistenze, in un continuum di vita e morte, sono parte integrante?
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