UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

lunedì 2 marzo 2026

DIECI MOTIVI PER VOTARE NO
di Libertà e Giustizia


 
1. La propaganda: la riforma approvata dalla maggioranza viene propagandata – nelle dichiarazioni dei sostenitori del Sì, nelle trasmissioni televisive e sui social, nei manifesti per il Sì che invadono le nostre strade – come “l’occasione per riformare la giustizia”. Niente di meno vero! La legge Nordio interviene sull’organizzazione dell’ordinamento giudiziario e nulla prevede per affrontare – e tantomeno risolvere – i problemi che affliggono il servizio giustizia: non devolve risorse economiche, non pone rimedio alle carenze di organico, non affronta il tema dell’eccessiva durata dei processi, non facilita né semplifica l’accesso alla giustizia. Di questi problemi la legge Nordio non si occupa proprio, eppure vuol far credere il contrario ai cittadini italiani, con una propaganda spudoratamente ingannevole.
Di fronte alle criticità del sistema della giustizia, questo governo si affida ad uno strumento tipico della retorica populista: additare un nemico contro il quale convogliare l’insoddisfazione dei cittadini. Questa volta i capri espiatori sono i giudici, mentre il governo coglie (nelle sue intenzioni) due piccioni con una fava: si disinteressa di problemi complessi e ne addebita la responsabilità ad un potere dello Stato per più versi sgradito.
2. Il linguaggio: gli esponenti della maggioranza hanno negato con indignazione che la riforma Nordio intenda limitare l’autonomia della magistratura; ma i fatti e le parole degli stessi esponenti dimostrano una costante determinazione a svilire l’operato della magistratura e ad offenderne le istituzioni. La presidente del consiglio non perde occasione per attaccare le decisioni dei giudici, nelle più varie materie, definendole “incredibili”, denunciando presunte “invasioni di campo”, qualificando come “politicizzate” le decisioni a lei sgradite; peraltro senza mai entrare nel merito del perché le decisioni oggetto di critica sarebbero erronee. Sulle dichiarazioni di Nordio andrebbe steso un pietoso velo, tanto risultano insensate e irrispettose; basti pensare ai termini “paramafiosi” e “verminaio” riferiti al Consiglio Superiore della Magistratura, organo presieduto dal Presidente della Repubblica. Tanta ostilità nei confronti della magistratura si spiega solo con l’insofferenza di questo governo per il compito di controllo che alla magistratura spetta anche e necessariamente sull’operato del potere esecutivo.



3. Il metodo: la legge Nordio, che modifica ben sette articoli della nostra Costituzione (artt. 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 Cost) è stata approvata dal Parlamento con il voto favorevole della sola maggioranza di centro destra; non è stata in alcun modo oggetto di discussione e condivisione con le opposizioni, come sarebbe doveroso per una legge che modifica profondamente l’assetto istituzionale di uno dei poteri dello Stato. Nessun emendamento è stato possibile; questa modalità è tanto più sorprendente se si considera che non vi era alcuna urgenza di intervenire in maniera tanto divisiva e conflittuale in una materia così delicata! Si tratta, palesemente, una legge “contro”: contro la magistratura e contro la Costituzione.
4. Nel merito – la “separazione delle carriere”: la riforma Nordio è stata presentata come necessaria per distanziare i giudici dai pubblici ministeri, sulla base dell’assunto indimostrato che i primi tendano ad appiattirsi sulle richieste dei secondi; ciò risulta fattualmente falso: i dati attestano che le richieste dei PM vengono respinte dai giudici togati nel 50% dei casi. Dunque, non esiste alcuna pregiudiziale pro-accusa. Inoltre, le carriere di giudici e PM sono già separate, dal momento che la normativa vigente consente ai magistrati di cambiare percorso solo una volta nel corso della vita professionale, nei primi dieci anni di attività. E questi spostamenti riguardano ogni anno meno dell’1% dei magistrati. Anche questo argomento a favore della riforma Nordio si dimostra infondato. Del resto, perché mai il cittadino dovrebbe essere contento di un assetto che veda il pubblico ministero più autoreferenziale, distante dalla cultura giurisdizionale che, oggi, gli impone di cercare la verità giudiziaria, una sorta di super poliziotto concentrato solo sull’accusa?



5. Nel merito – il sorteggio: l’obiettivo fondamentale della legge Nordio è scardinare il sistema di autogoverno della magistratura, disciplinato dagli articoli 104 e 105 della Costituzione e posto a tutela della sua indipendenza. La riforma prevede di spaccare in due il Consiglio Superiore della Magistratura: uno per i giudici e uno per i PM; ma la volontà di umiliare e depotenziare la funzione dell’autogoverno emerge platealmente dalla modalità indicata per la selezione dei membri dei due CSM: essi verrebbero sorteggiati tra tutti gli appartenenti alla magistratura, anziché eletti come avviene oggi. Come avviene oggi - si badi - per tutti gli organi di autogoverno delle professioni e per le associazioniprofessionali: per gli avvocati, per i medici, per i commercialisti, per le associazioni degli imprenditori e delle banche. A quando il sorteggio per i Consigli dell’Ordine degli Avvocati? O per il direttivo di Confindustria o di ABI? È evidente che la previsione del sorteggio rappresenta uno sfregio, peraltro dalle conseguenze pericolose: gli ipotetici sorteggiati non dovrebbero rendere conto a nessuno delle loro attività e decisioni: non ai loro elettori, non ad una associazione di categoria. E non vi sarebbe alcuna garanzia circa la loro competenza e esperienza. Un’idea balzana, a dire poco.
6. Nel merito – l’Alta Corte: non paga dello scempio, la riforma Nordio prevede che il potere disciplinare venga sottratto ai CSM e affidato ad una Alta Corte di nuova istituzione. La prima considerazione è che la previsione viola l’art. 102 della Costituzione, il quale vieta l’istituzione di giudici speciali, come sarebbe questo; la sola deroga prevista riguarda le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra, estenderla alle decisioni sui magistrati in tempo di pace sembra davvero oltraggioso! Inoltre, la riforma prevede che le decisioni dell’Alta Corte siano impugnabili solo davanti alla medesima, in violazione del principio dettato dall’art. 111 Cost in base al quale contro le sentenze è sempre ammesso ricorso in Cassazione.
Con questa riforma i magistrati sarebbero i soli per i quali il potere disciplinare verrebbe devoluto ad un organo esterno, sottraendolo alla valutazione dei pari, come invece succede per tutte le categorie professionali.



7. Il contesto – le leggi di attuazione
: la riforma Nordio, se approvata in sede di referendum, dovrà essere attuata o integrata mediante una serie di leggi ordinarie, che il governo sta già predisponendo ma del cui contenuto nulla sappiamo. È però già emersa, nelle parole di un esponente di primo piano del governo, la volontà di sottrarre ai Pubblici Ministeri il controllo della Polizia Giudiziaria, mediante legge ordinaria, una volta che la riforma Nordio fosse definitivamente approvata. Si tratta di un obiettivo che suggella la volontà del governo di incidere direttamente sull’esercizio dell’azione penale: se la Polizia Giudiziaria dipende dal governo, è questo che decide quali reati perseguire e quali no. Con le conseguenze in termini di uguaglianza di fronte alla legge che è facile immaginare.
8. Il contesto – il progetto politico: è ormai ben chiaro che l’attuale maggioranza di governo si propone di stravolgere l’assetto istituzionale della nostra Repubblica: l’autonomia differenziata mira a frammentare e dividere l’unità nazionale, a dispetto della retorica nazionalista vuota di contenuti con la quale la destra si riempie la bocca; la riforma Nordio mira a intimidire la magistratura e ridurla alle dipendenze del governo; il cd “premierato” mira a rafforzare ulteriormente il potere esecutivo, in una situazione nella quale già oggi le decisioni vengono prese mediante decreti che  il Parlamento è chiamato a ratificare, grazie all’uso spropositato del voto di fiducia. La destra vuole insomma “costituzionalizzarsi”, disfacendo l’equilibrio tra i poteri disegnato dalla Costituzione vigente.



9. Il contesto – il ruolo della magistratura: l’attacco scomposto alla magistratura che l’attuale governo porta avanti è particolarmente odioso se solo si pone mente al ruolo decisivo che i giudici hanno ricoperto e tuttora ricoprono nella lotta al terrorismo rosso e nero e nel contrasto alla criminalità organizzata, per la quale hanno pagato un prezzo immenso in termini di vite.
10. Conclusione: alla luce dell’inconsistenza degli argomenti di merito a favore della riforma Nordio, ciò che diviene sempre più evidente è che il governo, nella campagna a favore del Sì, è mosso principalmente da ostilità nei confronti della magistratura: ha infatti operato, sia quanto al metodo che quanto ai toni usati, una forzatura ingiustificata e controproducente, esasperando il conflitto e formulando nei confronti dei giudici accuse infondate.
E dunque: votiamo NO per difendere la nostra Repubblica e la nostra Costituzione!

PACE E DEMOCRAZIA
di Franco Astengo


 
Gli scioperi del 1° Marzo 1944   
 
Spirano proprio in queste ore impetuosi venti di guerra e la democrazia non sembra più rappresentare il faro della riconoscibilità storica. Un quadro drammatico e inquietante che stiamo vivendo ricordando gli scioperi operai del 1° marzo 1944. Un ricordo che assolve ancora quello che intendiamo sia considerato come un "imperativo morale". Quegli scioperi furono rivolti contro l’invasore nazifascista. Scioperi che segnarono un punto di svolta nella Resistenza dimostrandone il radicamento nei settori decisivi della classe operaia delle grandi fabbriche. Da ricordare ancora, in questo giorno così importante per la nostra memoria storica, l’efferatezza che reca sempre con sé la guerra. Gli scioperi del 1° marzo 1944 furono prima di tutto un atto di “fierezza operaia” anche se furono il frutto di una meticolosa organizzazione politica. Quella giornata va tenuta ancora come esempio di sacrificio e di dedizione alla causa comune della pace e della dignità umana ricordando il sacrificio dei martiri che in quei giorni subirono la deportazione nei campi di sterminio. Entrarono in sciopero, nelle diverse fasi della lotta, circa mezzo milione di operai nelle grandi fabbriche dell'Italia del Nord. Tra marzo e giugno, furono deportati a Mauthausen circa 3.000 lavoratori scelti tra gli organizzatori degli scioperi e tra i più attivi quadri politici presenti nelle fabbriche. Non va dimenticato inoltre che gli scioperi del 1° Marzo 1944 assunsero anche un significato complessivo di indirizzo politico della lotta di Resistenza: in quell'occasione il proletariato di fabbrica aveva portato su di sè come soggetto sociale e politico un senso di “responsabilità nazionale” facendo così convivere le istanze della liberazione della classe con quelle della vittoria sul nazifascismo e dell’avvento della democrazia. Quell'impulso di responsabilità nazionale esercitato dalla classe operaia conteneva già il senso della mediazione storica che ci avrebbe condotto alla Costituzione Repubblicana.
 

 

 

 

PALAZZO MARINO IN MUSICA
Suoni e battaglie nell’Europa napoleonica



Quartetto Rilke

Domenica 8 marzo Palazzo Marino in Musica incontra Gallerie d’Italia e ripartono i concerti delle ore 11.00 in Sala Alessi. 

La splendida Sala Alessi del cinquecentesco Palazzo Marino, sede dell’amministrazione comunale di Milano e centro della vita politica, nell’ambito della rassegna Palazzo Marino in Musica ospita tre concerti gratuiti del palinsesto #INSIDE proposto dalle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo in occasione della mostra Eterno e visione. Roma e Milano capitali del Neoclassicismo.
La mostra, a cura di Francesco Leone, Elena Lissoni e Fernando Mazzocca e in corso alle Gallerie d’Italia in Piazza Scala fino al 6 aprile, è realizzata con il Patrocinio della Città di Milano e in partnership con la Bibliothèque Nationale de France. L’esposizione propone un ampio confronto tra le due “capitali” artistiche dell’età napoleonica, Roma e Milano, entrambe proiettate verso l’Europa moderna ma al tempo stesso saldamente legate alla grandezza dell’antico. Con oltre 100 opere tra dipinti, sculture, marmi, disegni, incisioni e straordinari esempi d’arte decorativa provenienti da importanti musei italiani e internazionali la mostra ricostruisce una stagione straordinaria della cultura figurativa italiana ed europea.
 
Con il primo concerto, previsto domenica 8 marzo, dal titolo Austerlitz e il salotto. La rivoluzione del quartetto, il Quartetto Rilke traccia un percorso dal salotto settecentesco alla soglia del Romanticismo, un viaggio che riflette le profonde trasformazioni di un’epoca in bilico tra la classica armonia e nuove, tempestose passioni, passando da Luigi Boccherini a Ludwig van Beethoven.
I concerti si tengono domenica mattina alle ore 11.00 in Sala Alessi. I biglietti d’ingresso sono gratuiti: a partire dalle ore 09.30 del giovedì precedente ogni concerto è possibile prenotarli online sul sito della rassegna (www.palazzomarinoinmusica.it) oppure ritirarli (fino a un massimo di due biglietti a persona) presso la biglietteria delle Gallerie d’Italia - Milano in piazza Scala, 6. 
La rassegna è realizzata in collaborazione con il Comune di Milano ed è organizzata da EquiVoci Musicali in collaborazione con Intesa Sanpaolo e
Gallerie d’Italia - Milano. Sponsor tecnico Fazioli.
La direzione artistica è a cura di Davide Santi e Rachel O’Brien
  
Contatti:
Ufficio Stampa: Andrea Zaniboni
Social Media Manager: Gledis Gjuzi
Tel. 349 8523022 | info@palazzomarinoinmusica.it
www.palazzomarinoinmusica.it
Facebook, Instagram, YouTube: Palazzo Marino in Musica
 

 

 

ARTE ALLA BIBLIOTECA SICILIA
L’immagine e la parola alla Biblioteca Sicilia di Milano 





Con Cristina Pianta e Luisella Bonetti




 
Via Sacco n. 14 ore 17,30 MM 1 Fermata De Angeli

domenica 1 marzo 2026

LA DEMOCRAZIA DELLE BOMBE



Dichiarazione di condanna della nuova aggressione imperialista di Stati Uniti e Israele contro l'Iran
  
Il Consiglio Mondiale della Pace (WPC) denuncia e condanna con la massima fermezza l'aggressione imperialista e omicida degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran. Autoproclamatisi “sceriffi del mondo”, gli imperialisti stanno seminando terrore e morte in Medio Oriente. Sono gli unici responsabili e colpevoli di questa nuova escalation di aggressione volta a un violento regime change e al controllo delle risorse minerarie dell'Iran. Le ciniche dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti e del suo partner israeliano sono un monumento di ipocrisia e costituiscono un'altra azione arbitraria e omicida di Stati potenti contro uno Stato e il suo popolo. Tutte le affermazioni e le accuse degli Stati Uniti, mentre erano ancora in corso i presunti negoziati a Ginevra, sono false e costituiscono un pretesto per la più grande concentrazione di navi da guerra statunitensi e altri mezzi militari nella regione dal 2003. L'aggressione è stata pianificata minuziosamente per lungo tempo senza alcuno scrupolo da parte imperialista.
 


Colpita anche una scuola
massacrate decine di ragazze

Colpevoli sono anche tutti gli alleati degli Stati Uniti, vale a dire le principali forze europee che considerano l'attacco legittimo e giustificato. Questa guerra e le prevedibili ritorsioni avranno gravi conseguenze per l'intera regione, costituiscono un'enorme minaccia e un pericolo di guerra generalizzata di dimensioni regionali e persino globali. Questa aggressione deve cessare e finire subito! Gli Stati Uniti e i loro alleati stanno violando il diritto internazionale già calpestato senza alcuna autorità morale o politica. Di fronte al nuovo episodio di aggressione, l'ONU sta divenendo ancora una volta spettatrice degli eventi, non propensa e in grado di assumere una posizione forte e di principio. I popoli del mondo, le forze amanti della pace devono alzare la voce contro questo crimine. Li invitiamo a scendere in piazza, a organizzare proteste e manifestazioni per chiedere la fine dell'attacco. Allo stesso tempo, esprimiamo la nostra solidarietà militante al popolo iraniano, l'unico che può decidere e determinare il proprio destino, senza alcuna interferenza straniera.
 
Chiediamo la chiusura e la rimozione delle basi militari statunitensi dalla regione! 
USA fuori dal Medio Oriente! 
Abbasso l'imperialismo!
 
Il Segretariato del WPC
28 febbraio 2026
 
[Traduzione a cura del Comitato Contro La Guerra Milano]

BOMBARDATO L’IRAN



Dunque, Trump si è deciso, e il motivo non è solo la pressione di Israele, sebbene questa è immaginabile sia stata decisiva nella scelta del momento dell’attacco, forse nell’anticiparlo. L’altro motivo lo spiega in un’analisi che non è esagerato definire perfetta e ineccepibile, Brian Berletic: la conquista dell’Iran rientra nel piano di controllo del mercato del petrolio; un controllo finalizzato allo strangolamento di Russia e Cina, l’obiettivo ultimo essendo il fallimento del progetto multipolare. In realtà Iran e Cina sono comprimari in un’analisi che vede come protagonisti Russia e Stati Uniti. Se l’allarme di Lavrov nei giorni scorsi, inteso a raddrizzare la barra della politica estera di Mosca, si limitava a denunciare l’inaffidabilità di Trump, Berletic va oltre e scrive: Trump non vuole lo scontro militare diretto con la Russia, ma punta al suo collasso con altri mezzi – qui si potrebbe aggiungere che Trump non vuole lo scontro diretto, perché lo teme. Tra gli altri mezzi spiccano, dopo le sanzioni, i blocchi di petroliere, e i terroristi ucraini, i superidioti europei, ormai prossimi a inviare truppe al fronte per rimpiazzare le forze locali in via di esaurimento. Berletic torna anche sulla guerra di attrito o logoramento fornendo ulteriori elementi di approfondimento. L’analisi spiega anche l’espressione preoccupata di Putin in questi giorni: egli ha fatto di tutto per contenere la guerra nei limiti prestabiliti, ma questa ora gli sta sfuggendo di mano, e la fiducia in un aiuto di Trump per il suo contenimento si sta esaurendo, nonostante l’insistere di Dimitriev. Diciamo che il punto più basso Putin l’ha toccato ricevendo personaggi come Jared Kushner, un cialtrone come Elkann – abbino i due nomi perché ho sempre presente l’immagine di papa Francesco che riceve il capo della banda Agnelli, e si inchina, anziché pretendere che sia il giovanotto a farlo. Sono giorni di decisioni a Mosca, dove vanno messe in conto anche le elezioni parlamentari del 20 settembre. Intanto Maria Zakharova ci ricorda che fra pochi giorni ricorre un altro ottantesimo anniversario, quello del discorso di un maestro pataccaro, forse del Maestro, a Fulton, Missouri [Franco Continolo]




 
 
LA STRATEGIA DI DOMINIO AMERICANA
di Brian Berletic



Nonostante le affermazioni della nuova amministrazione Trump tra la fine del 2024 e l'inizio del 2025, secondo cui avrebbe cercato di porre fine rapidamente alla guerra in corso in Ucraina, gli Stati Uniti l'hanno invece costantemente intensificata. Oggi, i media occidentali dicono apertamente che la Central Intelligence Agency (CIA) statunitense sta conducendo attacchi con droni a lungo raggio in territorio russo e attacchi marittimi con droni contro le esportazioni energetiche russe, il tutto mentre gli Stati Uniti continuano a presentarsi come una sorta di "mediatore" imparziale del conflitto. Inoltre, gli Stati Uniti stanno ora preparano i loro alleati europei a un ruolo più diretto e pericoloso nei combattimenti in Ucraina, spostando i finanziamenti statali dai servizi al pubblico europeo verso la spesa militare specificamente rivolta alla Russia. Mentre gli Stati Uniti stanno certamente conducendo attacchi contro la produzione energetica russa all'interno dei confini russi e attacchi con droni marittimi contro le petroliere che trasportano energia russa oltre i confini, stanno preparando l'Europa a svolgere un più aggressive role per intercettare, abbordare e infine bloccare la cosiddetta "flotta ombra russa".
Anche i delegati europei di Washington sono spinti a intervenire direttamente intervenire all'interno dell'Ucraina stessa, per colmare il vuoto crescente che un'Ucraina in progressivo collasso sta creando. Anche se gli Stati Uniti affermano di voler prendere le distanze dalla propria guerra per procura contro la Russia in Ucraina per perseguire altri obiettivi geopolitici, questi obiettivi sono collegati ai partner più importanti della Russia in tutto il mondo, tra cui Venezuela e Cuba in America Latina, l'Iran in Medio Oriente e la Cina nella regione Asia-Pacifico. In sostanza, a prescindere dalla retorica, gli Stati Uniti sono ancora pienamente impegnati nella loro guerra per procura contro la Russia come parte di una guerra molto più ampia che stanno conducendo contro il multipolarismo emergente, il tutto nell'ambito del mantenimento del primato statunitense a livello mondiale.


 
Gli obiettivi degli Stati Uniti in Ucraina rimangono invariati
Molto prima che la Russia iniziasse la sua Operazione Militare Speciale (SMO) in Ucraina nel 2022, i documenti politici statunitensi avevano esposto le ragioni non solo per controllare l'Ucraina, ma anche per usarla come strumento belligerante contro la Russia per estenderla eccessivamente, proprio come era successo all'Unione Sovietica prima del crollo alla fine della Guerra Fredda. Il documento del 2019 della RAND Corporation, "Extending Russia: Competing from Advantageous Ground", conteneva due ammissioni importanti e rivelatrici. In primo luogo, che il continuo sostegno degli Stati Uniti all'Ucraina, incluso il trasferimento di aiuti letali al suo esercito (iniziato dalla prima amministrazione Trump), era stato fatto specificamente per provocare la Russia, non per proteggere l'Ucraina. In secondo luogo, il documento ammetteva che il conflitto risultante avrebbe probabilmente provocato "un numero sproporzionato di vittime ucraine, perdite territoriali e flussi di rifugiati. Potrebbe persino condurre l'Ucraina verso una pace svantaggiosa". E questo è esattamente ciò che sta accadendo. L'obiettivo degli Stati Uniti, allora come oggi, non è che l'Ucraina (o persino l'Europa) sconfigga mai la Russia, ma che il costo per la Russia sia il più alto possibile, nell'ambito di una strategia molto più ampia volta a "far sì che la Russia si estenda militarmente o economicamente oltre le proprie possibilità, o che il regime perda prestigio e influenza a livello nazionale e/o internazionale".
In altre parti del documento, sempre riguardo all'Ucraina, il conflitto in Afghanistan, progettato dagli Stati Uniti per trascinarvi l'Unione Sovietica negli anni '80, è stato utilizzato come paragone con ciò che gli Stati Uniti cercano di replicare oggi.



A tal fine, nonostante il costo non solo per l'Ucraina ma anche per il resto d'Europa, gli Stati Uniti continuano questa guerra per procura, costringendo la Russia a impegnare enormi quantità di uomini e attrezzature militari al fronte, tanto che gli impegni russi altrove, inclusa la Siria, sono stati prima indeboliti, prima di portare al collasso totale della Siria nel 2024. E sebbene venga ammesso che gli attacchi con droni della CIA statunitense stiano prendendo di mira la produzione energetica russa all'interno della Russia e le esportazioni di energia via mare ben oltre i confini russi, tutti miranti a minare il potere economico e quindi militare della Russia, prendere di mira la produzione e le esportazioni di energia russa fa anche parte di una strategia molto più ampia volta ad accerchiare e contenere la Cina nella regione Asia-Pacifico. Il rapporto del 2018 della US Naval War College Review, "Un blocco petrolifero marittimo contro la Cina", non solo raccomandava di aumentare le capacità militari statunitensi nell'Asia-Pacifico per attuare un "blocco a distanza" (misure che nel frattempo sono state adottate), ma ha anche identificato sia la Belt and Road Initiative (BRI) cinese sia le esportazioni di energia russa verso la Cina come ostacoli al completo isolamento e strangolamento della Cina stessa. Sebbene il documento raccomandasse "azioni cinetiche", inclusi "attacchi aerei e aerial mining" da parte degli Stati Uniti per attaccare fisicamente e interrompere la BRI, non prescriveva alcuna azione militare specifica per ridurre le esportazioni di energia russa verso la Cina. Tuttavia, da allora, gli attacchi con droni organizzati dalla CIA contro la produzione energetica russa rispecchiano esattamente l'"azione cinetica" raccomandata dal documento contro la BRI. Per quanto riguarda la BRI stessa, Washington non è riuscita ad attaccare le infrastrutture della BRI, ma ha invece armato e sostenuto militanti – in particolare in Myanmar e Pakistan – per attaccare progetti, ingegneri e forze di sicurezza locali per suo conto. Quella che sta prendendo forma è una guerra su più fronti che gli Stati Uniti stanno conducendo contro la Russia, i suoi alleati e, naturalmente, contro la Cina in primo luogo. Indebolire la Russia non è un fine, ma piuttosto un mezzo.



 
La realtà sul campo in Ucraina
La Russia ha rapidamente modernizzato e ampliato il suo esercito, sia prima che dopo la conquista politica dell'Ucraina da parte degli Stati Uniti nel 2014, per poi provocare l'Operazione SMO nel 2022. Da allora, la Russia è riuscita a superare in produzione non solo una singola nazione europea o gli Stati Uniti da soli, ma l'intero Occidente in termini di mezzi corazzati, munizioni d'artiglieria, missili da crociera e balistici, droni, difese aeree e capacità di guerra elettronica, un'impresa che ha richiesto anni di pianificazione e preparazione ben prima del lancio dell'Operazione SMO del 2022. È quasi certo che i pianificatori militari russi sapessero che il conflitto in Ucraina (e altrove) sarebbe stato di natura logorante e abbiano organizzato le proprie imprese statali per dare priorità alla produzione rispetto ai profitti, in modo diametralmente opposto alla produzione industriale militare occidentale. Ciò si è manifestato sul campo di battaglia in una guerra di logoramento che ha costantemente favorito la Russia, indipendentemente dalla costante escalation e dalle provocazioni impiegate dall'Occidente. Gli analisti occidentali hanno regolarmente sminuito i progressi della Russia in Ucraina, utilizzando le conquiste territoriali come unico parametro di misura. In realtà, una linea del fronte può rimanere stagnante per anni prima del crollo improvviso e rapido delle forze da una parte o dall'altra. Per misurare veramente il successo in una guerra di logoramento, si dovrebbero invece considerare parametri come il reclutamento e l'addestramento della forza umana, la produzione industriale militare e i tassi di causality – parametri che non si adattano alle narrazioni statunitensi e quindi vengono mentiti o non menzionati affatto. Dalla fine del 2025 fino al 2026, in seguito al crollo di Pokrovsk e Myrnograd a sud di ciò che resta del territorio del Donbass controllato dagli ucraini e alle continue avanzate russe verso e intorno a Lyman a nord, Slovyansk e Kramatorsk, controllate dagli ucraini, affrontano lo stesso tipo di interruzione delle rotazioni delle truppe e delle linee di rifornimento che i russi hanno utilizzato per isolare e conquistare molte delle città del Donbass fino a questo punto. Le forze russe continueranno a esercitare pressione lungo tutto il fronte, spostando al contempo operatori di droni, artiglieria e altri sistemi d'arma sempre più vicino alle linee di comunicazione che l'Ucraina sta utilizzando per controllare queste due città pesantemente fortificate nel Donbass. Quanto più questi sistemi d'arma diventano vicini e numerosi, tanto più complicate saranno le rotazioni delle truppe e il rifornimento delle città, e tanto più difficile diventerà per l'Ucraina continuare a controllarle. Allo stesso tempo, le truppe ucraine stanno attualmente conducendo un'offensiva più a sud. Tuttavia, come tutte le precedenti offensive ucraine, per quanto superficialmente riuscite possano apparire, a meno che la carenza di personale, armi e munizioni non sia stata risolta (e non è stato fatto), tali operazioni si tradurranno solo in un maggior numero di vittime e in un più rapido esaurimento di risorse già scarse – perdite e esaurimento di risorse che non faranno altro che accelerare una vittoria di logoramento per la Russia.



Cosa verrà dopo
Gli Stati Uniti hanno già chiarito ampiamente che non porranno fine alla loro guerra per procura con la Russia in Ucraina a breve. Al contrario, stanno posizionando l'Europa per colmare il vuoto che le forze ucraine, in rapido esaurimento, stanno lasciando dietro di sé, per mantenere una pressione costante sulla Russia lungo il fronte, mentre continuano ad attaccare la produzione energetica russa all'interno dei confini russi e i loro alleati europei si preparano a strategie più aggressive, prendendo di mira e persino sequestrando navi che trasportano energia russa all'estero. Con l'occupazione politica del Venezuela da parte degli Stati Uniti, la pressione su Cuba e i preparativi per la guerra con l'Iran in rapido avanzamento, gli Stati Uniti stanno cercando di ridurre i partner chiave del mondo multipolare guidato da Russia e Cina, fino a quando non rimarranno solo Russia e Cina. Comprendere il futuro del conflitto in Ucraina richiede di comprendere sia come sono organizzati e gestiti il ​​mondo unipolare guidato dagli Stati Uniti sia il mondo multipolare, e quale ruolo gioca la guerra per procura degli Stati Uniti contro la Russia in Ucraina in una guerra molto più ampia che Washington sta conducendo contro il multipolarismo mondiale. Bisogna comprendere che l'Europa è subordinata agli Stati Uniti, non si oppone ad essi, e che, a prescindere da ciò che i leader europei affermano pubblicamente, i preparativi per attuare le direttive statunitensi che prevedono un ruolo più ampio, più pericoloso e più diretto dell'Europa nel conflitto ucraino sono già in corso. Inoltre, l'obiettivo geopolitico primario di Washington deve essere compreso chiaramente: la sua ricerca del primato su tutte le nazioni del mondo. Non è possibile negoziare con una parte il cui obiettivo finale è la subordinazione e persino l'eliminazione di coloro che cercano di negoziare con essa. Solo rafforzando il potere militare, economico, politico e sociale necessario per difendere, scoraggiare e infine disarmare gli Stati Uniti dalla loro aggressione globale, il conflitto in Ucraina – e i conflitti ovunque – può essere posto fine in modo giusto e permanente.
 

CONTRO LE LORO GUERRE




sabato 28 febbraio 2026

L’UNIONE EUROPEA PENSA ALLA GUERRA
di Péter Szijjártó*



I leader dell'Unione Europea stanno cercando di trasformare il blocco in un'alleanza militare, preparandosi a un conflitto prolungato con la Russia, e intendono continuare a fornire sostegno finanziario all'Ucraina, ha dichiarato il Ministro degli Affari Esteri e del Commercio ungherese Peter Szijjarto in un discorso al Parlamento. A suo avviso, l'attuale leadership dell'UE ha dimenticato che l'Unione è stata creata per garantire pace e prosperità ai suoi Stati membri e ora cerca di "imporre loro obblighi militari". "Bruxelles si sta preparando a una guerra prolungata" con la Russia e sta adattando l'economia europea di conseguenza, ha osservato il Ministro. "Le decisioni sono già state prese. Ci sono due potenze nucleari in Europa [Regno Unito e Francia]. Hanno dato il loro consenso scritto all'invio di truppe in Ucraina. Il leader della più forte fazione pro-guerra del Parlamento europeo, il Partito Popolare Europeo, Manfred Weber, ha già dichiarato che le truppe saranno inviate in Ucraina sotto la bandiera dell'UE. Abbiamo anche ascoltato le dichiarazioni del Cancelliere tedesco [Friedrich Merz] sugli aerei tedeschi e sui missili nucleari francesi", ha affermato Szijjarto.
Ha ricordato che l'UE ha fornito all'Ucraina 193 miliardi di euro negli ultimi quattro anni e prevede di stanziarne una quantità notevolmente superiore nei prossimi dieci anni per continuare a sostenere militarmente il conflitto con la Russia. Il ministro ha confermato che il governo ungherese non parteciperà a questi piani dell'UE né finanzierà aiuti militari all'Ucraina. "Diremo 'no' a Bruxelles su tutte queste questioni", ha assicurato Szijjarto. Ha invitato i parlamentari a votare una risoluzione a sostegno della posizione pacifista dell'Ungheria. La bozza del documento è stata presentata al parlamento da Szijjarto insieme a Mate Kocsis, leader del partito al governo Fidesz-Unione Civica Ungherese.

[*Ministro degli Esteri ungherese]

CANNIBALISMO E DINTORNI
di Chicca Morone
 


Con la nascita dell’Intelligenza Artificiale ci hanno abituati a dubitare di ogni informazione che ci raggiunga, sia questa altamente gratificante, sia orribile. Un progetto messo in atto tantissimo tempo fa da menti determinate ad assoggettare la popolazione con una sorta di inconsapevolezza, di dipendenza ma soprattutto di assenza di pensiero critico in presenza di diktat deliranti. Così, quando ha incominciato a trapelare la smodata passione per la pizza e relativi infanganti sospetti su un gruppo di persone facenti parte dell’élite politico finanziaria statunitense, il pensiero è stato che fosse un nuovo modo, molto scorretto, di combattere per le elezioni presidenziali del 2016... la povera Hillary Clinton offesa nell’onore! Un complotto naturalmente “dell’estrema destra” etichettato come leggenda metropolitana con un centro nella pizzeria Comet Ping Pong di Washington: il Pizzagate. Una vera bufala.... non fosse che un congruo numero di informazioni fatte emergere dalle intercettazioni illegali di messaggi di posta privati, pubblicati dall'organizzazione di Julian Assange e riferiti a traffico di esseri umani, nonché abuso di minori, siano risultate in seguito tragicamente vere. A oggi, la figura del giornalista che ha cercato di metterci in guardia contro la follia di questi criminali, dediti a riti satanici fino al cannibalismo, risulta essere una vera e propria immagine di eroe: è un uomo che ha subito persecuzioni e anni di carcere duro, in quanto determinato a denunciare l’orrore che si nascondeva dietro a personaggi dall’apparente filantropia. Il cannibalismo è un’antica pratica (se ne hanno tracce fin nell’antico Egitto) ma sinceramente non credevo potesse essere presente ai giorni d’oggi tra persone apparentemente “normali”. Si tratta di una sorta di comportamento patologico dalle motivazioni più anomale, tra le quali certamente sentimenti di potere, controllo e dominanza sull’altro: un filo conduttore che in questi anni ci ha visti vittime se non proprio di antropofagia, almeno di abusi inconcepibili. Ormai il web rigurgita di immagini agghiaccianti di bambini in attesa di essere seviziati, circondati da individui festanti pronti a cibarsi delle loro tenere carni, nella speranza di acquisire eterna giovinezza e potere derivato dai rituali sacrificali: naturalmente incutendo in precedenza il massimo terrore nelle vittime, in modo che il sangue sia ricco di adrenalina, cioè della sua ossidazione, l’adrenocromo.
Vedere un bimbo turco di non più di 4 anni, dalla bocca sanguinante (l’estrazione dentaria è d’obbligo affinché durante lo stupro non morda) che si cala l’ultimo indumento rimastogli addosso con aria terrorizzata, è un’immagine che grida vendetta... poi torna alla mente il post in cui fanno ritorno in Ucraina gli orfani mandati in Turchia dall’associazione di Lady Zelenskji all’arrivo dei primi carri armati al di là dei confini e non c’è altro da sapere.
Infatti secondo l'agenzia di stampa ucraina Slidstvo, il progetto "Infanzia senza guerra" della dark lady Olena, che ha evacuato nel febbraio 2022 diverse migliaia di orfani dalla regione di Dnipropetrovsk in Turchia, è stato colpito da gravi accuse di violazioni e abusi. Dalla pubblicazione, nel 2025 risulta che due adolescenti di 14 e 16 anni siano tornate in Ucraina incinte dai dipendenti di hotel turchi dove alloggiavano insieme ad altri bambini e che questi vivessero in condizioni precarie tra violenze e maltrattamenti vari, quando non spariti.
Ci sono anche ex collaboratori stretti di questa fondazione che l’hanno definita centrale di smistamento del traffico di bambini destinati alla élite pedofila europea, alla quale apparterebbero personaggi famosi, probabilmente quelli sbianchettati nelle mails, non del tutto desecretate, del pedofilo Jeffrey Epstein.
La pioggia di dimissioni tra gli appartenenti alla classe dirigente non solo statunitense fa venire i brividi: tutti ovviamente ricattati e burattini nelle mani di qualche entità che in questo modo è riuscita a imporre decreti e leggi contro il popolo che avrebbe dovuto essere tutelato dai demandati a tale compito.
E su tutto questo Zelenskji, il comico portato alla ribalta politica da figuri come Timur Myndich - ex produttore televisivo che costruì il demenziale personaggio televisivo e riapparso magicamente in Israele alle prime avvisaglie di controlli anticorruzione a Kiev - pretende ancora denaro da noi. Il peggio è che non siamo capaci di rispondere adeguatamente. Perché? Chi ci ricatta? Come è possibile che siamo ancora agli ordini di chi ha dimostrato essere solo un criminale?
Il problema vero è che il supergoverno globale - che ha favorito l’ascesa del regime nazista ucraino - ha visto, come vera minaccia, diventare la Russia forte e indipendente: Mosca, opposta a questa idea di dominio mondiale, ha impedito alla tirannia dei globalizzatori di avere il sopravvento ed è per questo il continuo tentativo di protrarsi dello stillicidio sul suolo ucraino, dove ormai è evidente l’esito della guerra. Il razzo russo Burevestnik a propulsione nucleare dal tempo di volo (in grado di restare in orbita oltre le quindici ore) e imprevedibilità dei suoi movimenti, non è un’arma qualunque, uno scherzo; ma pare che a tutti sfugga questo piccolo particolare. E meno male che dicevano essere i comunisti a mangiare i bambini...
 

 

 

 

 

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