ALLI BENIGNI LETTORI
Cari lettori, care lettrici,
vi segnalo alcuni nuovi magnifici scritti: quello del filosofo Fulvio Papi
nella Rubrica "Agorà", arricchito da diverse foto inedite e la bella
conversazione fra il filosofo e musicologo Gabriele Scaramuzza
con la violoncellista Alice Cappagli dell'Orchestra della Scala,
nella Rubrica "Campi Elisi". Anche questo testo è supportato
da alcune belle foto, fra cui una foto artistica inedita di Oliviero Toscani
alla musicista Cappagli.
Troverete come sempre altri materiali nelle diverse rubriche del giornale,
dei nostri prestigiosi collaboratori.
Vi segnalo, infine, alcune testate che si sono occupate di noi o su cui hanno scritto
nostri collaboratori: La rivista di teatro "Hystrio" del mese di aprile;
"Rivista A" del mese di maggio (testo di Morando Morandini);
"Iniziativa" del mese di maggio (testo di Rinaldo Caddeo),
il quotidiano "Europa" di domenica 1 giugno
(testo di Giovanni Bianchi) che potete leggere cliccando sul sito del giornale
www.europaquotidiano.it
Buona lettura (Il direttore)
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UNA NUOVA ODISSEA...
DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES
Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.
Angelo Gaccione
LIBER
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
martedì 3 giugno 2014
lunedì 2 giugno 2014
A margine dei risultati
elettorali
Spunto di meditazione
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| Stefania Giannini |
Una delle massime adottate “toto
corde” e praticate con pervicacia dalla politica e dalla burocrazia e non
solo suona “promoveatur ut amoveatur”.
Anche sorvolando sulle conseguenze che si legano al principio di Peter e che
portano alla (tragica) conclusione che ogni e qualsiasi carica finisce per
esser coperta da incompetenti, a me colpisce la possibilità della sua
utilizzazione in modo consapevole a vantaggio proprio di colui che ne è
oggetto. Un segretario di un qualsiasi partito può –e non è raro il caso che
così sia– essere incaricato di coprire uno dei Ministeri, con promesse di
rinnovamento, come fanno tutti i Governi e tutti i Ministri. Ed è possibile che
la segreteria del partito costituisca già il livello di incompetenza ricordato
da Peter. In questo caso, i risultati positivi, già meramente eventuali, non si
avvererebbero proprio anche per l’incompetenza del responsabile. Il quale,
però, grazie a quella segreteria è divenuto Ministro, forse anche in virtù di
meriti di carriera non valutati abbastanza a fondo al di là delle apparenze o
dei titoli e delle prebende.
Accade, cioè, che il partito in
una consultazione elettorale a stento si avvicini alla seconda metà dell’uno
per cento. Come ragiona il segretario? “Rassegno il mandato nelle mani degli
iscritti”, dice, guardandosi comunque bene dal lasciare l’incarico di Ministro.
Ciascuno sa che dimettersi, in
Italia, è talmente raro da esser divenuto segno di serietà e di onestà. In tal
modo, il Ministro segretario dimissionario acquista un merito inconfutabile: le
dimissioni, appunto. Da segretario, ripeto, ma non da Ministro. E’ possibile
che questo rafforzi o quanto meno la poltrona. Ma è anche possibile che un
Presidente del Consiglio moderatamente avveduto, di fronte alla incompetenza
politica dell’ex segretario, si lasci cogliere dal dubbio che, forse, anche il
Ministero non guadagni dalla situazione e che l’immagine del Governo non ne
esca rafforzata.
E che sarebbe bene che la
poltrona di Ministro venisse assegnata diversamente.
Certo, si tratta di un ex
segretario di un partito che fa parte della coalizione…Non possiamo dimetterlo
tout court…
Idea: noi italiani, grazie ai
risultati elettorali, possiamo aspirare, perché è nostro diritto, ad un
incarico di prestigio in Europa. E’ un fatto. Assegniamo quell’incarico
all’ancora Ministro.
Promoveatur ut amoveatur, appunto.
Come l’ex segretario e attuale Ministro aveva immaginato, l’incompetenza
raggiunta e dimostrata gli procura un incarico di prestigio in Europa.
O forse anche no. Il partito cui
appartiene l’ex segretario ancora Ministro non è una presenza rilevante. In
parole povere, non conta. E questo consente di dimettere il Ministro senza
dovergli assegnare incarichi e vitalizi di sorta. E soprattutto, guadagnando un
punto a fare dell’immagine del Governo e dell’Italia. Un Presidente del
Consiglio determinato, innovatore, deciso a rilanciare l’Italia in Europa e
consapevole anche che ogni tipo di rilancio e di rinnovamento passa per la
cultura e per la formazione e per la scuola…
Paolo Maria Di Stefano
Infrastrutture
Lombarde
AMBROSOLI INTERROGA
LA GIUNTA: NON C’E’ CONFLITTO D’INTERESSE NELLA NOMINA DI AIELLO?
Umberto Ambrosoli, leader del Centrosinistra interviene dopo le notizie
dell’incarico dato all’avvocato difensore d’Infrastrutture Lombarde.
Milano. Il Patto
Civico Ambrosoli ha preparato una interrogazione alla Giunta su un possibile
conflitto d’interesse nel nuovo incarico per la difesa di Infrastrutture
Lombarde. Infatti in seguito a quanto riferito oggi da un noto quotidiano
on-line, vi sarebbero delle lettere dell’assessore Del Tenno che confermano
l’affidamento dell’incarico di legale a Domenico Aiello il quale dovrebbe
assumere la difesa si Infrastrutture Lombarde, società di Regione Lombardia, il
cui direttore generale Antonio Rognoni è stato arrestato e con varie indagini
su molti dirigenti. L’interrogazione domanda alla giunta se non si ritiene che
vi sia un conflitto d’interessi in questa nomina alla luce del fatto che fra i
componenti del consiglio di gestione I.L.spa, dal 27 luglio 2013, vi è anche la
dott.ssa Anna Tavano, moglie dell’avvocato Aiello.
“Sulla necessità di una trasparenza assoluta nella
situazione in cui si trova Infrastrutture Lombarde – ha dichiarato Umberto
Ambrosoli - già avevamo fatto tutte le sottolineature possibili nel corso della
recente seduta del Consiglio Regionale alla presenza di Maroni, convocata
proprio a seguito dell’arresto di Rognoni.”
“Voglio ricordare – conclude Ambrosoli – che nel caso di
I.L.spa, la quale è una Spa interamente pubblica, deve essere proprio la
Regione a garantire la migliore tutela di un interesse pubblico; e questo la
dovrebbe obbligare ad avere l’accortezza di nominare il professionista a cui si
affida la difesa legale, seguendo criteri che garantiscano la piena
indipendenza nel valutare l’adeguatezza dei sistemi di controllo interno dei
quali è dotata la Società. Tale difensore legale, infatti, potrebbe anche
trovarsi nella situazione di dover mettere in dubbio l’operato degli organi
gestori, che qui sono rappresentati da
componenti legati da rapporti famigliari.”
Consiglio
regionale della Lombardia
Gruppo Patto
Civico
Ufficio
comunicazione
SOSTENIAMO
QUESTO APPELLO!
Appello
al Sindaco e al Consiglio Comunale di Milano, al Presidente e al Consiglio
della Regione Lombardia, al Presidente e al Consiglio Provinciale di Milano, al
Presidente del Consiglio dei Ministri e al Parlamento della Repubblica.
Non
costruite nuove autostrade; impiegate le risorse disponibili per il trasporto
pubblico e la mobilità sostenibile , per bonificare aree inquinate e migliorare
il paesaggio urbano.
Non
costruite a Milano l’autostrada in città, la vecchia Gronda Nord /Strada
Interquartiere Nord; trasformate il suo tracciato in corridoio verde,
ciclopedonale e metro- tramviario.
Non
costruite un canale, chiamato impropriamente ‘via d’acqua’, che devasterebbe quattro parchi urbani;
riqualificate e salvate i navigli rispettando la loro storia e le loro
caratteristiche paesaggistiche.
Mentre le ingenti risorse pubbliche destinate
all’Expo 2015 rischiano di alimentare le mafie, mentre viene decapitato il
vertice di Infrastrutture Lombarde e si apre il vaso di Pandora degli appalti
truccati, dei reati di peculato e truffa ed associazione a delinquere, degli
incarichi e consulenze discrezionali e clientelari , l’appello vuole essere un
grido di dolore e di rabbia e soprattutto un monito ai responsabili della
politica locale regionale e nazionale a fermarsi e a rivedere scelte sbagliate
e dannose , ad ascoltare le istanze dei cittadini impegnati e preparati e ad accogliere proposte sensate , che mirano
alla tutela del benessere delle persone e della qualità ambientale economica
civile e culturale della società.
Questo appello è una
richiesta -urgente e motivata da oltre un trentennio di battaglie civili e di
proposte alternative e sostenibili- al Sindaco di Milano, alla sua Giunta e
alla sua maggioranza consiliare affinché non venga costruita la famigerata
Gronda Nord, altrimenti chiamata Strada Interquartiere Nord (S. I. N.), in
particolare nei due tratti di raccordo ad ovest
e ad est con i nodi delle tangenziali.
Si chiede di fermare e chiudere il cantiere
che, a una distanza di 5-8
metri dalle abitazioni, sta sconvolgendo Quarto Oggiaro.
Occorre invece intervenire con tempestività e responsabilità allo scopo di
razionalizzare il sistema viario esistente e di realizzare i collegamenti di accesso
all’area Expo con linee adeguate di trasporto pubblico, in particolare nel
tratto tra Via Eritrea –Cascina Merlata– sito Expo.
Si chiede quindi di cancellare gli
stanziamenti previsti dal Piano Triennale delle Opere Pubbliche del Comune di
Milano (2014–2016) destinati alla costruzione di nuove strade e della Gronda
Nord–S. I. N., compresi quelli riguardanti il tracciato tra nodo tangenziale di
Gobba e Via Adriano– Viale Monza, opera che devasterebbe i quartieri di
Crescenzago Adriano Precotto e deturperebbe il Parco della Media Valle del
Lambro e il patrimonio ambientale del piccolo naviglio Martesana.
Si
chiede di apportare modifiche migliorative al PGT di Milano nelle parti riguardanti
la viabilità e la mobilità, togliendo ogni riferimento al tracciato Gronda Nord
/ S. I. N. rispettando ed attuando
l’indicazione contenuta nell’ordine del giorno approvato dal Consiglio
Provinciale di Milano nel 2005 che richiedeva di trasformare “ il tracciato
previsto per la Gronda Nord – S. I. N. in un corridoio verde da utilizzare come
percorso ciclopedonale “, realizzando “ sullo stesso asse una infrastruttura di
trasporto pubblico su rotaia”.
Non si può accettare un piano di opere
viabilistiche che prevede l’enorme cifra di 422 milioni 622 mila
euro destinati ad incrementare il trasporto privato su gomma nella sola
area del comune di Milano, ( 178 milioni per Gronda Nord – S. I. N. + 244
milioni 622 mila per nuove strade di scorrimento e di potenziamento
dell’accesso automobilistico a Milano!). Emergono stridenti le contraddizioni
sia con la necessità di ridurre l’inquinamento e migliorare la qualità della
vita e dell’ambiente urbano, sia con il
programma elettorale di Pisapia e con lo stesso piano della mobilità
sostenibile.
Tale politica stradista s’inserisce
nella strategia più generale delle “grandi” infrastrutture autostradali
(BREBEMI, TEEM, Pedemontana, Rho–Monza, Broni-Mortara-Stroppiana, ecc.), della
cementificazione forsennata e del consumo scriteriato di suolo che sconvolge
l’intero territorio metropolitano e lombardo; attenta gravemente alla salute
pubblica e delle singole persone e contribuisce al peggioramento delle
condizioni climatiche: opere dispendiose (oltre 11 miliardi di euro), inutili,
sicuramente dannose alle attività
economiche sostenibili e di qualità; opere che assorbono risorse a detrimento
di quelle che sarebbero necessarie per sviluppare e ramificare in tutto il
territorio milanese, metropolitano, lombardo e interregionale una rete di
trasporti pubblici di cui si ha urgente bisogno, ma che rimane insufficiente
inadeguata ed obsoleta.
Secondo i dati
più recenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’inquinamento
atmosferico è cancerogeno. Le popolazioni più a rischio sono quelle delle aree
urbane e metropolitane, maggiormente colpite dal traffico automobilistico. Nella
Lombardia e nella pianura padana, che hanno il triste primato in Europa per
inquinamento da ozono e particolato di micro polveri (pm 10 e pm 2,5), la
cementificazione distrugge terreni agricoli, abbatte alberi e invade con le sue colate sempre più estesi
territori, fagocitando
una superficie equivalente a 2.285 campi di calcio, 210 ettari di foreste,
e 1.100 ettari di campi
agricoli del Parco Sud che si vedranno ridotta la produzione di 6.000
tonnellate di frumento all’anno, il fabbisogno necessario a nutrire 40 mila
persone! (Dati pubblicati dal CRCS,
Centro Ricerca sui Consumi di Suolo). E’ davvero inquietante e devastante fare
dell’Expo una specie di cavallo di Troia
per continuare ed accelerare la politica tradizionale e distruttiva delle
“grandi opere”, del cemento, del business finanziario: nutrire il pianeta o nutrire il cemento?...Milano è soffocata dal
cemento e si colloca agli ultimi posti
nella graduatoria europea delle città
più dotate di verde: l’11% della sua
superficie rispetto al 55% di Praga, 50% di Vienna, 48% di Madrid, 41% di
Berlino, 28% di Parigi. Ultimo dato medio allarmante dell’ISPRA: il consumo
di suolo a Milano e in Lombardia ha raggiunto il 61,7%, con punte molto più nell’area
metropolitana.
Il nostro
appello, se è rivolto prioritariamente al Sindaco e al Consiglio Comunale di
Milano per quanto attiene alla loro politica amministrativa, è anche diretto al
Presidente e al Consiglio della Regione Lombardia, al Presidente e al Consiglio
della Provincia di Milano, al Commissario Expo, al Governo e al Parlamento, perché
riflettano e rivedano una politica delle infrastrutture dannosa e dispendiosa, che è inficiata da
interessi criminali ed atti corruttivi ed infligge lesioni gravissime al
tessuto sociale economico civile e culturale del nostro
paese.
I firmatari dell’appello s’impegnano a costituire
un Comitato di difesa legale e di risarcimento dei danni causati da tutte quelle
opere che violano leggi e norme anche di livello europeo e dai reati lesivi della
salute delle persone , della qualità e
dell’equilibrio ambientale .
Inviare adesione
a : contact@forumcivicometropolitano.it
Promotori: Forum Civico
Metropolitano (Giuseppe Natale), Coordinamento Nord Sud del Mondo (Amalia
Navoni).
Prime adesioni.
Comitati e Associazioni:
Articolo 54, Brugherio
Futura ,
Cascina Isola Maria,Cologno Solidale e Democratica, Circolo La Riforma, Comitato Cives Seveso, Coordinamento
Comitati ed Associazioni contro
l'autostrada Broni-Mortara-Stroppiana,
Dimensioni Diverse, Libera Associazione Noi per Cesano, Lista civica italiana–Lombardia, Medicina Democratica, Parco Agricolo Sud Milano, Rete Associazioni e Comitati per Salute Ambiente e Sviluppo sostenibile
Provincia Pavia, Rete civica italiana, Seminatori di urbanità, WWF Sud Milano.
Adesioni individuali:
Fulvio Aurora, Fabrizio Bacciola,Valentino Ballabio, Maria Carla Baroni, Laura Basso,
Piero Basso, Evasio Beduzzi,Patrizia Bernasconi, Felice Besostri, Giorgio
Bianchini, Giuseppe Boatti, Carlo
Bonaconsa, Franco Boni, Alessandra Cangemi,Valfredo Cappella, Grazia Rita
Caimmi, Alfredo Carnelli, Angelo Caruso, Giuseppe Cassata, Roberto Castelli
Dezza,Giuseppe Cazzaniga, Giulio Cenga,Stefano Costa, Frank Cimini, Daniela
Danna, Giuliana De Carli, Roberto
Cuda, Anna Luisa Ciapi, Bianca Dacomo Annoni, Filippo Decorso,Marisa De
Ambroggi, Angelo d’Auria, Sara Delgado, Mirella de Gregorio, Dikran Eretzian,
Giorgio Ferrante, Daniela Ferrario, Domenico Finiguerra,Miriam Garavaglia,Edoardo
Gasparetto, Jacopo Gardella, Nicola Ghisiglieri, Dilva Giannelli,Andrea Giorcelli , Veniero Granacci, Giulietta
Gresti, Bruna Guiotto, Graziana Guiotto, Carla Grossi, Annelyse Heinzl, Alda La Rosa, Riccardo Lazzarini, Danilo
Lenci, Piero Leodi, Francesco Michele Lissa, Lucia Lochi, Rosita Macrì,
Giuseppe Manenti, Raffaella Manzo, Nicoletta Manuzzato, Gianni Meazza, Debora
Merz, Patrizia Miozzi , Camilla Mian , Luisa Modonato, Margherita Molinari,
Paolo Molteni, Gianfranco Monaca, Ersilia Monti, Franco Morabito, Chiara
Noseda, Renato Noseda, Graziella
Osellame, Pietro Palmisano, Loris Panichi, Primarosa Pia, Enrico Piazza,
Antonio Piazzi, Paolo Pinardi , Nadia
Poli, Franco Previtali, Sergio Radaelli, Antonio Rina, Giorgio Riolo, Vincenzo Robustelli, Franco Romanò, Gianluigi
Rota, Mario Saccone, Dragana Samardzic,
Franca Santucci, Elisabetta Saura, Augusta Signorini, Lucio Silvestri, Susanna
Sinigaglia , Guido Tassinari, Piero Tigli, Renato L. Tramutoli ,Maria
Trivisonno, Gabriella Valassina, Marina Varriano, Loredana Verzino, Guido
Viale,Pinuccia Virgilio, Elena Visani, Stefania Volpi , Rinaldo Zorzi, Luigi
Zuolo.
Si sono aggiunte le adesioni di:
Antonio Amoruso, Anna Bianco, Milly Bossi Moratti, Sergio Luigi Brenna,
Roberto Caravaggi –“ Salviamo
l’Amazzonia”-, Valeria Corbella, Leonardo Cribio, Carlino Di Biase, Enrico
Fedreghini, Massimo Gatti, Luciano Grecchi, Salvina Inzana, Orazio La Corte,
Jane Luiselli, Francesco Manigrasso, Luciano Luca Pasetti, Renato Plati – “ La Bottega Effecorta Milano” -,
Cristina Rodocanachi, Gianfranco Tucci.
martedì 27 maggio 2014
TRIBUNA LIBERA E SOPRATTUTTO
APERTA
Con questo scritto
apriamo un dibattito sull’esito
del recente voto
elettorale. Ogni contributo è ben accetto.
26 maggio 2014:
un’ode in prosa
Voglio iniziare questo 26 maggio commettendo un errore: scrivere di
Politica e farlo di getto, prima di esser fuorviato dai milioni di distinguo che
grandineranno durante la giornata e proseguiranno per molto tempo ancora, e che
saranno in gran parte finalizzati soprattutto dall’assalto al carro del
vincitore. Alle cinque del mattino, le prime luci dell’alba hanno lasciato
intravedere la grandezza di un popolo, gli italiani, che è riuscito a scuotersi
dal giogo pesantissimo delle urla, degli insulti, degli interessi personali,
delle pezze a colori gabellate per programmi, delle vivisezioni, delle
comunicazioni di delinquenza, del razzismo, dell’ignoranza, dell’assenza di
ogni valore e di quant’altro di incivile, di incolto, e anche di stupido lo
abbia bombardato da anni, ormai, con crescendo viscerale e incontrollato in
questo ultimo mese.
Ai capelloni bercianti, magari
anche truccati da seriosi e silenziosi manager di qualcosa non bene
identificato; agli interessati miliardari ondivaghi (almeno in politica), forti
di un successo anche basato sull’egoismo e sull’utilizzo personale delle leggi,
come i primi impresentabili in Europa e non solo, è stato inviato un segnale a
mio parere più che preciso: gli italiani non sono quegli stupidi creduloni
ignoranti ai quali molti si sono rivolti ed ai quali molti continueranno a
rivolgersi.
Forse veramente esiste quella
“maggioranza silenziosa” che riesce a reggere un Paese difendendolo dalla
incoscienza e dalla onestà relativa di tutti coloro che inseguono il potere per
il potere e quindi per se stessi e per i sodali, e che si costruiscono partiti
e movimenti su misura.
Magari anche riuscendo a
conquistare una poltrona da ministro.
Il quaranta per cento degli italiani
manda al vincitore di queste europee un messaggio altrettanto chiaro: vogliamo
premiare chi, finalmente e dopo lustri perduti, ha dimostrato di “ voler fare”
e di volerlo rapidamente. E chi crede nell’Europa. In estrema sintesi, chi
pensa che se le cose vadano male o non così bene come si vorrebbe, il sistema
migliore non è distruggerle, non è cancellarle, ma lavorare per cambiarle.
Ed è qui che nasce il problema.
Andare di corsa e fare qualcosa
ha dimostrato che l’abbandonare “il non fare” è una forte argomentazione per
ottenere il consenso. Ora è a mio parere assolutamente necessario che si
pianifichi con estrema attenzione il “che cosa”, il “quando”, il “come”, il
“perché”, “il dove” bisogna cambiare ed ovviamente “il chi” deve provvedere.
E altrettanto ovviamente, “quanto
costa” e “dove si reperiscono” le risorse necessarie.
Questo è il compito che Renzi e
il Governo hanno dinanzi a sé. Un compito immane, anche perché forse le risorse
culturali a disposizione sono più limitate del sopportabile.
E oltre a dover “pianificare”,
occorre che il Governo comunichi correttamente e compiutamente ai cittadini. Si
tratta di portare a conoscenza della comunità ciascuna pianificazione di
gestione. E farlo nei dettagli. E farla accettare.
Che mi pare sia proprio quanto è
sempre mancato, in Italia certamente, in Europa forse: la pianificazione e la
gestione degli “scambi politici”.
Le priorità? La scala di Maslow è
una indicazione affidabile, perché ci dice quali bisogni vanno soddisfatti con
priorità e quali prodotti sono in grado di farlo. E se i Valori ai quali ci si
ispira sono a loro volta chiaramente identificati e comunicati in modo da poter
essere condivisi…
Vuol dire rivedere il concetto
stesso di Politica e quello di Democrazia.
Paolo Maria Di
Stefano
Care e cari tutti.
Confermo la riunione indetta per GIOVEDI 29 MAGGIO
H. 17.30 presso la sede di Chiama Milano,Via Laghetto
2 (MM1 San Babila/Duomo – Università Statale)
Il nostro Appello
“Non costruite nuove autostrade…” ha raccolto adesioni di 21
associazioni/comitati e di 127 cittadine/i impegnati e competenti.
Nessun “illustre”
destinatario si è degnato di rispondere. Soltanto un riscontro di ricevuta da
parte dell’Ufficio di presidenza della regione Lombardia
e del sindaco Pisapia. Ho provato con qualche quotidiano
(ad es. con “Il Manifesto”, come da e mail precedente, e con Radio Popolare):
silenzio e muro di gomma!
Come continuare ed
estendere la nostra iniziativa?
L’impegno scritto nell’appello di costituire un Comitato
di Difesa Legale e Risarcimento Danni
occorre mantenerlo: lavoriamo da subito a coinvolgere persone
disponibili e competenti , nonché professionisti che si
mettano a disposizione gratuitamente (ecologisti ed esperti in campo agro-alimentare, avvocati e
competenti in
legislazione ambientale di livello europeo, medici,
architetti ed urbanisti, professionisti che lavorano nei settori della mobilità
e della trasportistica, dei beni culturali ed ambientali, dei parchi e del
verde, ecc.).
Occorre ragionare sulle prossime azioni da intraprendere:
agorà /manifestazioni a Palazzo Marino e nella sede della Regione; usare gli
strumenti previsti dai regolamenti
dei Consigli Comunale e Regionale per portare
direttamente in quelle sedi la nostra voce. Inchiodare alle loro responsabilità
i consiglieri comunali di Milano e della Regione
Lombardi. Bombardare di e mail i parlamentari e in modo
particolare il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che ha ricevuto
tantissimo consenso elettorale (ennesimo uomo della provvidenza?)…
Riunire le nostre forze e farci sentire come cittadinanza
attiva responsabile e propositiva: elaborare proposte diverse sulla gestione
dell’Expo: forse c’è qualche possibilità
di raggiungere alcuni obbiettivi, in particolare quelli
contenuti nell’appello (no canale, blocco delle opere stradali che si possono
non fare più, in primis la Gronda nord a Quarto Oggiaro…),
ma anche richiedere la rimozione di opere brutte che
deturpano la bellezza del nostro patrimonio monumentale (ad es. le strutture
aliene, come info point expo., al Castello Sforzesco….).
Proporre di investire in opere di manutenzione e
abbellimento soprattutto delle periferie di Milano e della sua area
metropolitana.
L’Expo potrebbe forse ancora, nonostante le scelte
pesanti ed insostenibili dal punto di vista ambientale ed economico, diventare
una occasione per gli investimenti di miglioramento
qualitativo dell’ambiente urbano – e delle periferie, al
primo posto – e quindi dell’abbandono della persistente politica a senso unico del cemento e della
speculazione,
della rendita fondiaria ed urbana e della corruzione.
Occorrerebbe una vera svolta. Senza farci illusioni,
facciamo almeno sentire la nostra voce e il nostro punto di vista.
Expo e città / cittadinanza metropolitana, superamento
del comune unico di Milano e della politica maniacale della cerchia del suo
centro storico, decentramento democratico e partecipativo, policentrismo e
mobilità metropolitana sostenibile ed efficiente. ECC.
Mentre mi scuso
per il tempo che vi sottraggo, leggete le mie sintetiche schematiche
considerazioni come possibile scaletta di discussione ed approfondimento
comuni.
A giovedì, un caro
saluto
Giuseppe Natale
3476502062
giovedì 22 maggio 2014
IL FILOSOFO E LE CIPOLLE
di Fulvio Papi
| Fulvio Papi, Decennale di "Odissea" Sala del Grechetto Biblioteca Sormani 29 settembre 2013 (foto, archivio Odissea) |
Poiché
sono un filosofo chiunque avrebbe il diritto di chiedermi la
traduzione di parole come Entfrendung, Wahrheit, Aufang, Vorstellung,
Spaltung, distinguendo quelle di uso comune che passano alla
filosofia e quelle che appartengono più propriamente a un lessico
teorico. Ma non credo che l'immaginario “costui” possa però
chiedermi di narrare la storia delle cipolle comperate al
supermercato. E invece è una vicenda molto interessante. Le cipolle
sono state coltivate in Olanda (che associavo invece ai tulipani).
Sono state raccolte, messe in contenitori adatti e poi avviate a un
lungo viaggio suppongo in treno. Poiché la loro destinazione era una
località in provincia di Ferrara, suppongo ancora che l'ultimo
tratto l'abbiano fatto su un autocarro. Quivi le hanno “lavorate”
distribuendole in sacchetti che hanno di nuovo viaggiato fino a
Milano per finire in un supermercato dove il “consumatore”
(parola orrenda) le ha comprate trovandone una non commestibile. Ed è
comprensibile dopo un viaggio che avrebbe creato problemi anche a un
esploratore dell'Ottocento che poi avrebbe tenuto la sua relazione
alla Società geografica di Londra.
Si sa che le merci
viaggiano più dei signori ricchi nell'ultimo tratto romantico tra
Baden Baden, Parigi e Montecarlo. Ma le cipolle? Il prezzo finale tra
costi di produzione e una distribuzione complessa non è difficile da
immaginare. Aiutandoci con i prosciutti della Baviera distribuiti da
ditte importatrici, che appaiono -per una induzione ovvia- come
locali produttrici, e le famose patate finite in televisione, si
potrebbe tentare di scrivere la malora (la parola nel significato
degli scritti di Fenoglio) della nostra agricoltura che non ignori
però le mozzarelle di bufale malate e i pomodori nati su terreni
inquinati da scorie decennali. La storia sarebbe istruttiva sugli
errori compiuti sul territorio da ideologie autoritarie e da
politiche cieche che non hanno capito molto su quali potevano essere
le più adatte condizioni di sviluppo. Ovviamente erano rischi e non
certezze, ma probabilmente minori rispetto a quelle che corrono oggi
i lavoratori e tutta la popolazione di Taranto. Dato la pochezza dei
tempi non vorrei che qualche politecnico, e anche monocultore,
volesse internazionalizzare il lavoro storico suggerendo la sua
scrittura in inglese. Naturalmente ogni lingua ha il suo contesto
scientifico o popolare (faccio colpa alla tivù di aver distrutto la
musica delle parlate locali). E per aiutare i politecnici ricorderò
che persino Hegel scrisse la sua tesi in latino come se la si dovesse
leggere a Roma. Anche se sul tedesco comunque aveva la stessa
opinione di Herder. Una lingua che però non è proprio identica ad
Amburgo o a Stoccarda (come sapeva un grande scrittore russo come
Nabokov che, del resto, era emigrato in America).
Non bisognerebbe
mai cominciare a viaggiare con le cipolle.
martedì 20 maggio 2014
IL NOSTRO DOLORE È IL GERME DELLA NOSTRA RABBIA
Riceviamo e pubblichiamo queste informazioni e queste
foto
mandate in giro per il mondo dalla DAF turca, sul massacro
annunciato dei minatori, che da anni avvisavano Stato e Governo
mandate in giro per il mondo dalla DAF turca, sul massacro
annunciato dei minatori, che da anni avvisavano Stato e Governo
sulle tremende condizioni di lavoro nelle miniere, e
sull'inesistenza
di misure di sicurezza. Come sempre gli sfruttatori dei lavoratori
hanno fatto orecchi da mercanti.
Accanto alla traduzione italiana pubblichiamo anche il testo
nella versione originale inglese.
di misure di sicurezza. Come sempre gli sfruttatori dei lavoratori
hanno fatto orecchi da mercanti.
Accanto alla traduzione italiana pubblichiamo anche il testo
nella versione originale inglese.
Turchia. L'incendio che si è sprigionato nella miniera di carbone di Manisa-Soma il 13 Maggio, è divenuto uno dei più grandi massacri avvenuti in queste terre. A causa dell'incendio, centinaia di minatori sono stati avvelenati dal monossido di carbonio. Il numero dei lavoratori che sono morti cresce di ora in ora. Il Ministro dell'Energia, il Ministro del Lavoro ed il Primo Ministro hanno cercato di nascondere il numero reale di minatori che sono morti, dichiarando che si trattava di “un triste incidente sul lavoro”. Il Primo Ministro ha affermato che “Questo genere di incidenti può avvenire sempre.”
Mentre migliaia di persone stavano aspettando vicino alla miniera e cercavano di ottenere notizie riguardo ai propri parenti che si trovavano nella miniera di carbone, le ambulanze, i carri funebri, i veicoli frigoriferi, mostravano la gravità del massacro. Il numero dei minatori morti cresceva: 78, 151, 245, 282...
Il numero sta ancora crescendo. Coloro che sono responsabili di questo massacro, stanno cercando di legittimare queste “morti” dicendo “è il destino”. Ci sono proteste in tutta la regione. Le persone sono nelle
strade affermano che non si tratta del destino né di un incidente, questo è un massacro fatto dallo Stato e dalle aziende. Il 14 Maggio la polizia ha attaccato le persone che contestavano coloro che hanno determinato questo massacro. Lo Stato e le sue forze armate hanno pensato di poter prevenire questa rabbia con i proiettili di gomma ed i gas lacrimogeni. Ma quelli che erano nelle strade gridavano insieme: “Stato assassino!”
I funzionari dello Stato e le compagnie energetiche sostengono di essere in cordoglio. Ma essi sono gli assassini che hanno forzato delle persone a lavorare a centinaia di metri di profondità dalla superficie per
guadagnare i soldi per vivere. Essi sono gli assassini che hanno forzato le persone a lavorare in condizioni in cui la morte è inevitabile. Abbiamo con noi il dolore per quelli che sono stati uccisi in miniera dai capitalisti e dallo Stato. Noi siamo nelle strade con la rabbia contro questi assassini. Noi non siamo in cordoglio, questa è rivolta. Il nostro dolore è il germe della nostra rabbia!
Azione Anarchica Rivoluzionaria
(Devrimci Anarşist Faaliyet – DAF)
Our sorrow is the seed of our rage
The fire that appeared in the coal mine in Manisa-Soma on 13th of May,
became one of the biggest massacres in these lands. With the fire, hundreds of
coal miners were poisoned by intensive carbon monoxide. The number of the
workers who had been died, increased hours by hours. Minister of energy,
minister of labour and prime misinter tried to hide the real number of the
miners who had been died while declaring that “it was a sad work accident”. The
prime minister declared that “These kind of accidents could happen anytime.” While thousands of
people were waiting near the mine and trying to get news for their relatives
who were in the coal mine, the ambulances, funeral vehicles, cold storage
vehicles showed the seriousness of the massacre. The number of the dead miners
increased; 78, 151, 245, 282…
The number is still being increased. The ones, who are responsible for this
massacre, are trying to legitimate the “deads” by saying “this is destiny”.
There are protests whole around the geography. People are in the streets
claiming that it is not destiny nor accident, it is a massacre
of state and companies.
On 14th May, police attacked the people who protest the creators of this
massacre. State and its armed forces thought they can prevent this anger with
plastic bullets, tear gasses or gas bombs. But the ones who are in the streets
shout together: “Murderer state.”
State officials and bosses of the energy companies are claiming that they
are mourning. But they are the murderers who forced the people work hundreds of
meters far from the surface for gaining money to live. They are the muderers
who forced people to work in such condititions where dead is inevitable.
We hold the sorrow of the ones who were murdered in the mines by
capitalists and state. We are in the street with the anger against these
murderers. We are not mourning, this is rebel. Our sorrow is the seed of our
anger!
Revolutinary Anarchist Action
domenica 18 maggio 2014
Cari Lettori, cari lettrici,
vi segnalo una serie di splendidi scritti di vari autori:
il lungo saggio di Bianchi su Rebora nella Rubrica
"Il Pane e le Rose", quello di Gilberto Isella (stessa
Rubrica) su Gregory Corso e la beat generation,
quelli di Seregni, Papi, Colombo, ecc. e il testo poetico
di prima pagina del poeta Lelio Scanavini.
Buona lettura. (A.G.)
vi segnalo una serie di splendidi scritti di vari autori:
il lungo saggio di Bianchi su Rebora nella Rubrica
"Il Pane e le Rose", quello di Gilberto Isella (stessa
Rubrica) su Gregory Corso e la beat generation,
quelli di Seregni, Papi, Colombo, ecc. e il testo poetico
di prima pagina del poeta Lelio Scanavini.
Buona lettura. (A.G.)
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