UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

martedì 3 giugno 2014

ALLI BENIGNI LETTORI
Cari lettori, care lettrici,
vi segnalo alcuni nuovi magnifici scritti: quello del filosofo Fulvio Papi
nella Rubrica "Agorà", arricchito da diverse foto inedite e la bella
conversazione fra il filosofo e musicologo Gabriele Scaramuzza 
con la violoncellista Alice Cappagli dell'Orchestra della Scala,
nella Rubrica "Campi Elisi". Anche questo testo è supportato
da alcune belle foto, fra cui una foto artistica inedita di Oliviero Toscani
alla musicista Cappagli. 
Troverete come sempre altri materiali nelle diverse rubriche del giornale,
dei nostri prestigiosi collaboratori. 
Vi segnalo, infine, alcune testate che si sono occupate di noi o su cui hanno scritto
nostri collaboratori: La rivista di teatro "Hystrio" del mese di aprile;
"Rivista A" del mese di maggio (testo di Morando Morandini); 
"Iniziativa" del mese di maggio (testo di Rinaldo Caddeo),
il quotidiano "Europa" di domenica 1 giugno 
(testo di Giovanni Bianchi) che potete leggere cliccando sul sito del giornale
www.europaquotidiano.it
Buona lettura (Il direttore) 

lunedì 2 giugno 2014

A margine dei risultati elettorali
Spunto di meditazione

Stefania Giannini


Una delle massime adottate “toto corde” e praticate con pervicacia dalla politica e dalla burocrazia e non solo suona “promoveatur ut amoveatur”. Anche sorvolando sulle conseguenze che si legano al principio di Peter e che portano alla (tragica) conclusione che ogni e qualsiasi carica finisce per esser coperta da incompetenti, a me colpisce la possibilità della sua utilizzazione in modo consapevole a vantaggio proprio di colui che ne è oggetto. Un segretario di un qualsiasi partito può –e non è raro il caso che così sia– essere incaricato di coprire uno dei Ministeri, con promesse di rinnovamento, come fanno tutti i Governi e tutti i Ministri. Ed è possibile che la segreteria del partito costituisca già il livello di incompetenza ricordato da Peter. In questo caso, i risultati positivi, già meramente eventuali, non si avvererebbero proprio anche per l’incompetenza del responsabile. Il quale, però, grazie a quella segreteria è divenuto Ministro, forse anche in virtù di meriti di carriera non valutati abbastanza a fondo al di là delle apparenze o dei titoli e delle prebende.
Accade, cioè, che il partito in una consultazione elettorale a stento si avvicini alla seconda metà dell’uno per cento. Come ragiona il segretario? “Rassegno il mandato nelle mani degli iscritti”, dice, guardandosi comunque bene dal lasciare l’incarico di Ministro.
Ciascuno sa che dimettersi, in Italia, è talmente raro da esser divenuto segno di serietà e di onestà. In tal modo, il Ministro segretario dimissionario acquista un merito inconfutabile: le dimissioni, appunto. Da segretario, ripeto, ma non da Ministro. E’ possibile che questo rafforzi o quanto meno la poltrona. Ma è anche possibile che un Presidente del Consiglio moderatamente avveduto, di fronte alla incompetenza politica dell’ex segretario, si lasci cogliere dal dubbio che, forse, anche il Ministero non guadagni dalla situazione e che l’immagine del Governo non ne esca rafforzata.
E che sarebbe bene che la poltrona di Ministro venisse assegnata diversamente.
Certo, si tratta di un ex segretario di un partito che fa parte della coalizione…Non possiamo dimetterlo tout court…
Idea: noi italiani, grazie ai risultati elettorali, possiamo aspirare, perché è nostro diritto, ad un incarico di prestigio in Europa. E’ un fatto. Assegniamo quell’incarico all’ancora Ministro.
Promoveatur ut amoveatur, appunto. Come l’ex segretario e attuale Ministro aveva immaginato, l’incompetenza raggiunta e dimostrata gli procura un incarico di prestigio in Europa.
O forse anche no. Il partito cui appartiene l’ex segretario ancora Ministro non è una presenza rilevante. In parole povere, non conta. E questo consente di dimettere il Ministro senza dovergli assegnare incarichi e vitalizi di sorta. E soprattutto, guadagnando un punto a fare dell’immagine del Governo e dell’Italia. Un Presidente del Consiglio determinato, innovatore, deciso a rilanciare l’Italia in Europa e consapevole anche che ogni tipo di rilancio e di rinnovamento passa per la cultura e per la formazione e per la scuola…
Paolo Maria Di Stefano






Infrastrutture Lombarde
AMBROSOLI INTERROGA LA GIUNTA: NON C’E’ CONFLITTO D’INTERESSE NELLA NOMINA DI AIELLO?
Umberto Ambrosoli, leader del Centrosinistra interviene dopo le notizie dell’incarico dato all’avvocato difensore d’Infrastrutture Lombarde.

Milano. Il Patto Civico Ambrosoli ha preparato una interrogazione alla Giunta su un possibile conflitto d’interesse nel nuovo incarico per la difesa di Infrastrutture Lombarde. Infatti in seguito a quanto riferito oggi da un noto quotidiano on-line, vi sarebbero delle lettere dell’assessore Del Tenno che confermano l’affidamento dell’incarico di legale a Domenico Aiello il quale dovrebbe assumere la difesa si Infrastrutture Lombarde, società di Regione Lombardia, il cui direttore generale Antonio Rognoni è stato arrestato e con varie indagini su molti dirigenti. L’interrogazione domanda alla giunta se non si ritiene che vi sia un conflitto d’interessi in questa nomina alla luce del fatto che fra i componenti del consiglio di gestione I.L.spa, dal 27 luglio 2013, vi è anche la dott.ssa Anna Tavano, moglie dell’avvocato Aiello.
“Sulla necessità di una trasparenza assoluta nella situazione in cui si trova Infrastrutture Lombarde – ha dichiarato Umberto Ambrosoli - già avevamo fatto tutte le sottolineature possibili nel corso della recente seduta del Consiglio Regionale alla presenza di Maroni, convocata proprio a seguito dell’arresto di Rognoni.”
“Voglio ricordare – conclude Ambrosoli – che nel caso di I.L.spa, la quale è una Spa interamente pubblica, deve essere proprio la Regione a garantire la migliore tutela di un interesse pubblico; e questo la dovrebbe obbligare ad avere l’accortezza di nominare il professionista a cui si affida la difesa legale, seguendo criteri che garantiscano la piena indipendenza nel valutare l’adeguatezza dei sistemi di controllo interno dei quali è dotata la Società. Tale difensore legale, infatti, potrebbe anche trovarsi nella situazione di dover mettere in dubbio l’operato degli organi gestori, che qui sono  rappresentati da componenti legati da rapporti famigliari.”
Consiglio regionale della Lombardia
Gruppo Patto Civico

Ufficio comunicazione
SOSTENIAMO QUESTO APPELLO!

Appello al Sindaco e al Consiglio Comunale di Milano, al Presidente e al Consiglio della Regione Lombardia, al Presidente e al Consiglio Provinciale di Milano, al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Parlamento della Repubblica.
Non costruite nuove autostrade; impiegate le risorse disponibili per il trasporto pubblico e la mobilità sostenibile , per bonificare aree inquinate e migliorare il paesaggio urbano.
Non costruite a Milano l’autostrada in città, la vecchia Gronda Nord /Strada Interquartiere Nord; trasformate il suo tracciato in corridoio verde, ciclopedonale e metro- tramviario.
Non costruite un canale, chiamato impropriamente ‘via d’acqua’,  che devasterebbe quattro parchi urbani; riqualificate e salvate i navigli rispettando la loro storia e le loro caratteristiche paesaggistiche.
Mentre le ingenti risorse pubbliche destinate all’Expo 2015 rischiano di alimentare le mafie, mentre viene decapitato il vertice di Infrastrutture Lombarde e si apre il vaso di Pandora degli appalti truccati, dei reati di peculato e truffa ed associazione a delinquere, degli incarichi e consulenze discrezionali e clientelari , l’appello vuole essere un grido di dolore e di rabbia e soprattutto un monito ai responsabili della politica locale regionale e nazionale a fermarsi e a rivedere scelte sbagliate e dannose , ad ascoltare le istanze dei cittadini impegnati e preparati  e ad accogliere proposte sensate , che mirano alla tutela del benessere delle persone e della qualità ambientale economica civile e culturale della società.



Questo appello è una richiesta -urgente e motivata da oltre un trentennio di battaglie civili e di proposte alternative e sostenibili- al Sindaco di Milano, alla sua Giunta e alla sua maggioranza consiliare affinché non venga costruita la famigerata Gronda Nord, altrimenti chiamata Strada Interquartiere Nord (S. I. N.), in particolare nei due tratti di raccordo ad ovest  e ad est con i nodi delle tangenziali.
Si chiede di fermare e chiudere il cantiere che, a una distanza di 5-8 metri dalle abitazioni, sta sconvolgendo Quarto Oggiaro. Occorre invece intervenire con tempestività e responsabilità allo scopo di razionalizzare il sistema viario esistente e  di realizzare i collegamenti di accesso all’area Expo con linee adeguate di trasporto pubblico, in particolare nel tratto tra Via Eritrea –Cascina Merlata– sito Expo.
Si chiede quindi di cancellare gli stanziamenti previsti dal Piano Triennale delle Opere Pubbliche del Comune di Milano (2014–2016) destinati alla costruzione di nuove strade e della Gronda Nord–S. I. N., compresi quelli riguardanti il tracciato tra nodo tangenziale di Gobba e Via Adriano– Viale Monza, opera che devasterebbe i quartieri di Crescenzago Adriano Precotto e deturperebbe il Parco della Media Valle del Lambro e il patrimonio ambientale del piccolo naviglio Martesana.
 Si chiede di apportare modifiche migliorative al PGT di Milano nelle parti riguardanti la viabilità e la mobilità, togliendo ogni riferimento al tracciato Gronda Nord / S. I. N.  rispettando ed attuando l’indicazione contenuta nell’ordine del giorno approvato dal Consiglio Provinciale di Milano nel 2005 che richiedeva di trasformare “ il tracciato previsto per la Gronda Nord – S. I. N. in un corridoio verde da utilizzare come percorso ciclopedonale “, realizzando “ sullo stesso asse una infrastruttura di trasporto pubblico su rotaia”.
Non si può accettare un piano di opere viabilistiche che prevede l’enorme cifra di 422 milioni 622 mila  euro destinati ad incrementare il trasporto privato su gomma nella sola area del comune di Milano, ( 178 milioni per Gronda Nord – S. I. N. + 244 milioni 622 mila per nuove strade di scorrimento e di potenziamento dell’accesso automobilistico a Milano!). Emergono stridenti le contraddizioni sia con la necessità di ridurre l’inquinamento e migliorare la qualità della vita e dell’ambiente urbano, sia  con il programma elettorale di Pisapia e con lo stesso piano della mobilità sostenibile.
Tale politica stradista s’inserisce nella strategia più generale delle “grandi” infrastrutture autostradali (BREBEMI, TEEM, Pedemontana, Rho–Monza, Broni-Mortara-Stroppiana, ecc.), della cementificazione forsennata e del consumo scriteriato di suolo che sconvolge l’intero territorio metropolitano e lombardo; attenta gravemente alla salute pubblica e delle singole persone e contribuisce al peggioramento delle condizioni climatiche: opere dispendiose (oltre 11 miliardi di euro), inutili, sicuramente dannose  alle attività economiche sostenibili e di qualità; opere che assorbono risorse a detrimento di quelle che sarebbero necessarie per sviluppare e ramificare in tutto il territorio milanese, metropolitano, lombardo e interregionale una rete di trasporti pubblici di cui si ha urgente bisogno, ma che rimane insufficiente inadeguata ed obsoleta.
Secondo i dati più recenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’inquinamento atmosferico è cancerogeno. Le popolazioni più a rischio sono quelle delle aree urbane e metropolitane, maggiormente colpite dal traffico automobilistico. Nella Lombardia e nella pianura padana, che hanno il triste primato in Europa per inquinamento da ozono e particolato di micro polveri (pm 10 e pm 2,5), la cementificazione distrugge terreni agricoli, abbatte alberi e  invade con le sue colate sempre più estesi territori, fagocitando una superficie equivalente a 2.285 campi di calcio, 210 ettari di foreste, e  1.100 ettari di campi agricoli del Parco Sud che si vedranno ridotta la produzione di 6.000 tonnellate di frumento all’anno, il fabbisogno necessario a nutrire 40 mila persone!  (Dati pubblicati dal CRCS, Centro Ricerca sui Consumi di Suolo). E’ davvero inquietante e devastante fare dell’Expo una specie di cavallo di Troia per continuare ed accelerare la politica tradizionale e distruttiva delle “grandi opere”, del cemento, del business finanziario: nutrire il pianeta o nutrire il cemento?...Milano è soffocata dal cemento  e si colloca agli ultimi posti nella graduatoria  europea delle città più dotate di verde: l’11%  della sua superficie rispetto al 55% di Praga, 50% di Vienna, 48% di Madrid, 41% di Berlino, 28% di Parigi. Ultimo dato medio allarmante dell’ISPRA: il consumo di suolo a Milano e in Lombardia ha raggiunto il 61,7%,  con punte molto più nell’area metropolitana. 
Il nostro appello, se è rivolto prioritariamente al Sindaco e al Consiglio Comunale di Milano per quanto attiene alla loro politica amministrativa, è anche diretto al Presidente e al Consiglio della Regione Lombardia, al Presidente e al Consiglio della Provincia di Milano, al Commissario Expo, al Governo e al Parlamento, perché riflettano e rivedano una politica delle infrastrutture  dannosa e dispendiosa, che è inficiata da interessi criminali ed atti corruttivi ed infligge lesioni gravissime al tessuto sociale economico civile e culturale del nostro paese.
I firmatari dell’appello s’impegnano a costituire un Comitato di difesa legale e di risarcimento dei danni causati da tutte quelle opere che violano leggi e norme anche di livello europeo e dai reati lesivi della salute delle persone , della qualità e  dell’equilibrio ambientale .

Promotori: Forum Civico Metropolitano (Giuseppe Natale), Coordinamento Nord Sud del Mondo (Amalia Navoni).
Prime adesioni.
Comitati e Associazioni:
Articolo 54, Brugherio Futura, Cascina Isola Maria,Cologno Solidale e Democratica, Circolo La Riforma, Comitato Cives Seveso, Coordinamento Comitati ed Associazioni contro

l'autostrada Broni-Mortara-Stroppiana, Dimensioni Diverse, Libera Associazione  Noi per Cesano, Lista civica italiana–Lombardia, Medicina Democratica, Parco Agricolo Sud Milano, Rete Associazioni e Comitati per Salute Ambiente e Sviluppo sostenibile Provincia Pavia, Rete civica italiana, Seminatori di urbanità, WWF Sud Milano.

Adesioni individuali:
Fulvio Aurora, Fabrizio Bacciola,Valentino Ballabio, Maria Carla Baroni, Laura Basso, Piero Basso, Evasio Beduzzi,Patrizia Bernasconi, Felice Besostri, Giorgio Bianchini, Giuseppe Boatti, Carlo Bonaconsa, Franco Boni, Alessandra Cangemi,Valfredo Cappella, Grazia Rita Caimmi, Alfredo Carnelli, Angelo Caruso, Giuseppe Cassata, Roberto Castelli Dezza,Giuseppe Cazzaniga, Giulio Cenga,Stefano Costa, Frank Cimini, Daniela Danna, Giuliana De Carli, Roberto Cuda, Anna Luisa Ciapi, Bianca Dacomo Annoni, Filippo Decorso,Marisa De Ambroggi, Angelo d’Auria, Sara Delgado, Mirella de Gregorio, Dikran Eretzian, Giorgio Ferrante, Daniela Ferrario, Domenico Finiguerra,Miriam Garavaglia,Edoardo Gasparetto, Jacopo Gardella, Nicola Ghisiglieri, Dilva Giannelli,Andrea Giorcelli, Veniero Granacci, Giulietta Gresti, Bruna Guiotto, Graziana Guiotto, Carla Grossi, Annelyse Heinzl,  Alda La Rosa, Riccardo Lazzarini, Danilo Lenci, Piero Leodi, Francesco Michele Lissa, Lucia Lochi, Rosita Macrì, Giuseppe Manenti, Raffaella Manzo, Nicoletta Manuzzato, Gianni Meazza, Debora Merz, Patrizia Miozzi, Camilla Mian, Luisa Modonato, Margherita Molinari, Paolo Molteni, Gianfranco Monaca, Ersilia Monti, Franco Morabito, Chiara Noseda, Renato Noseda,  Graziella Osellame, Pietro Palmisano, Loris Panichi, Primarosa Pia, Enrico Piazza, Antonio Piazzi, Paolo Pinardi, Nadia Poli, Franco Previtali, Sergio Radaelli, Antonio Rina, Giorgio Riolo,  Vincenzo Robustelli, Franco Romanò, Gianluigi Rota, Mario  Saccone, Dragana Samardzic, Franca Santucci, Elisabetta Saura, Augusta Signorini, Lucio Silvestri, Susanna Sinigaglia , Guido Tassinari, Piero Tigli, Renato L. Tramutoli ,Maria Trivisonno, Gabriella Valassina, Marina Varriano, Loredana Verzino, Guido Viale,Pinuccia Virgilio, Elena Visani, Stefania Volpi , Rinaldo Zorzi, Luigi Zuolo.

Si sono aggiunte le adesioni di:


Antonio Amoruso, Anna Bianco, Milly Bossi Moratti, Sergio Luigi Brenna, Roberto Caravaggi –“ Salviamo l’Amazzonia”-, Valeria Corbella, Leonardo Cribio, Carlino Di Biase, Enrico Fedreghini, Massimo Gatti, Luciano Grecchi, Salvina Inzana, Orazio La Corte, Jane Luiselli, Francesco Manigrasso, Luciano Luca Pasetti, Renato Plati – “ La Bottega Effecorta Milano” -, Cristina Rodocanachi,  Gianfranco Tucci.  

martedì 27 maggio 2014

TRIBUNA LIBERA E SOPRATTUTTO APERTA
Con questo scritto apriamo un dibattito sull’esito
del recente voto elettorale. Ogni contributo è ben accetto.




26 maggio 2014: un’ode in prosa

Voglio iniziare questo 26 maggio commettendo un errore: scrivere di Politica e farlo di getto, prima di esser fuorviato dai milioni di distinguo che grandineranno durante la giornata e proseguiranno per molto tempo ancora, e che saranno in gran parte finalizzati soprattutto dall’assalto al carro del vincitore. Alle cinque del mattino, le prime luci dell’alba hanno lasciato intravedere la grandezza di un popolo, gli italiani, che è riuscito a scuotersi dal giogo pesantissimo delle urla, degli insulti, degli interessi personali, delle pezze a colori gabellate per programmi, delle vivisezioni, delle comunicazioni di delinquenza, del razzismo, dell’ignoranza, dell’assenza di ogni valore e di quant’altro di incivile, di incolto, e anche di stupido lo abbia bombardato da anni, ormai, con crescendo viscerale e incontrollato in questo ultimo mese.
Ai capelloni bercianti, magari anche truccati da seriosi e silenziosi manager di qualcosa non bene identificato; agli interessati miliardari ondivaghi (almeno in politica), forti di un successo anche basato sull’egoismo e sull’utilizzo personale delle leggi, come i primi impresentabili in Europa e non solo, è stato inviato un segnale a mio parere più che preciso: gli italiani non sono quegli stupidi creduloni ignoranti ai quali molti si sono rivolti ed ai quali molti continueranno a rivolgersi.
Forse veramente esiste quella “maggioranza silenziosa” che riesce a reggere un Paese difendendolo dalla incoscienza e dalla onestà relativa di tutti coloro che inseguono il potere per il potere e quindi per se stessi e per i sodali, e che si costruiscono partiti e movimenti su misura.
Magari anche riuscendo a conquistare una poltrona da ministro.
Il quaranta per cento degli italiani manda al vincitore di queste europee un messaggio altrettanto chiaro: vogliamo premiare chi, finalmente e dopo lustri perduti, ha dimostrato di “ voler fare” e di volerlo rapidamente. E chi crede nell’Europa. In estrema sintesi, chi pensa che se le cose vadano male o non così bene come si vorrebbe, il sistema migliore non è distruggerle, non è cancellarle, ma lavorare per cambiarle.
Ed è qui che nasce il problema.
Andare di corsa e fare qualcosa ha dimostrato che l’abbandonare “il non fare” è una forte argomentazione per ottenere il consenso. Ora è a mio parere assolutamente necessario che si pianifichi con estrema attenzione il “che cosa”, il “quando”, il “come”, il “perché”, “il dove” bisogna cambiare ed ovviamente “il chi” deve provvedere.
E altrettanto ovviamente, “quanto costa” e “dove si reperiscono” le risorse necessarie.
Questo è il compito che Renzi e il Governo hanno dinanzi a sé. Un compito immane, anche perché forse le risorse culturali a disposizione sono più limitate del sopportabile.
E oltre a dover “pianificare”, occorre che il Governo comunichi correttamente e compiutamente ai cittadini. Si tratta di portare a conoscenza della comunità ciascuna pianificazione di gestione. E farlo nei dettagli. E farla accettare.
Che mi pare sia proprio quanto è sempre mancato, in Italia certamente, in Europa forse: la pianificazione e la gestione degli “scambi politici”.
Le priorità? La scala di Maslow è una indicazione affidabile, perché ci dice quali bisogni vanno soddisfatti con priorità e quali prodotti sono in grado di farlo. E se i Valori ai quali ci si ispira sono a loro volta chiaramente identificati e comunicati in modo da poter essere condivisi…
Vuol dire rivedere il concetto stesso di Politica e quello di Democrazia.

Paolo Maria Di Stefano

Care e cari tutti.
Confermo la riunione indetta per GIOVEDI 29  MAGGIO  H.  17.30  presso la sede di Chiama Milano,Via Laghetto 2 (MM1 San Babila/Duomo – Università Statale)

Il nostro Appello “Non costruite nuove autostrade…” ha raccolto adesioni di 21 associazioni/comitati e di 127 cittadine/i impegnati e competenti.
Nessun  “illustre” destinatario si è degnato di rispondere. Soltanto un riscontro di ricevuta da parte dell’Ufficio di presidenza della regione Lombardia
e del sindaco Pisapia. Ho provato con qualche quotidiano (ad es. con “Il Manifesto”, come da e mail precedente, e con Radio Popolare): silenzio e muro di gomma!
 Come continuare ed estendere la nostra iniziativa?
L’impegno scritto nell’appello di costituire un Comitato di Difesa Legale e Risarcimento Danni  occorre mantenerlo: lavoriamo da subito a coinvolgere persone
disponibili e competenti , nonché professionisti che si mettano a disposizione gratuitamente (ecologisti ed esperti  in campo agro-alimentare, avvocati e competenti in
legislazione ambientale di livello europeo, medici, architetti ed urbanisti, professionisti che lavorano nei settori della mobilità e della trasportistica, dei beni culturali ed ambientali, dei parchi e del verde, ecc.).
Occorre ragionare sulle prossime azioni da intraprendere: agorà /manifestazioni a Palazzo Marino e nella sede della Regione; usare gli strumenti previsti dai regolamenti
dei Consigli Comunale e Regionale per portare direttamente in quelle sedi la nostra voce. Inchiodare alle loro responsabilità i consiglieri comunali di Milano e della Regione
Lombardi. Bombardare di e mail i parlamentari e in modo particolare il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che ha ricevuto tantissimo consenso elettorale (ennesimo uomo della provvidenza?)…
Riunire le nostre forze e farci sentire come cittadinanza attiva responsabile e propositiva: elaborare proposte diverse sulla gestione dell’Expo: forse c’è qualche possibilità
di raggiungere alcuni obbiettivi, in particolare quelli contenuti nell’appello (no canale, blocco delle opere stradali che si possono non fare più, in primis la Gronda nord a Quarto Oggiaro…),
ma anche richiedere la rimozione di opere brutte che deturpano la bellezza del nostro patrimonio monumentale (ad es. le strutture aliene, come info point expo., al Castello Sforzesco….).
Proporre di investire in opere di manutenzione e abbellimento soprattutto delle periferie di Milano e della sua area metropolitana.
L’Expo potrebbe forse ancora, nonostante le scelte pesanti ed insostenibili dal punto di vista ambientale ed economico, diventare una occasione per gli investimenti di miglioramento
qualitativo dell’ambiente urbano – e delle periferie, al primo posto – e quindi dell’abbandono della persistente   politica a senso unico del cemento e della speculazione,
della rendita fondiaria ed urbana e della corruzione.
Occorrerebbe una vera svolta. Senza farci illusioni, facciamo almeno sentire la nostra voce e il nostro punto di vista.
Expo e città / cittadinanza metropolitana, superamento del comune unico di Milano e della politica maniacale della cerchia del suo centro storico, decentramento democratico e partecipativo, policentrismo e mobilità metropolitana sostenibile ed efficiente. ECC.
Mentre mi scuso per il tempo che vi sottraggo, leggete le mie sintetiche schematiche considerazioni come possibile scaletta di discussione ed approfondimento comuni.
A giovedì, un caro saluto
Giuseppe Natale   
3476502062      




             

giovedì 22 maggio 2014

IL FILOSOFO E LE CIPOLLE
di Fulvio Papi


Fulvio Papi, Decennale di "Odissea" Sala del Grechetto
Biblioteca Sormani 29 settembre 2013 (foto, archivio Odissea)


Poiché sono un filosofo chiunque avrebbe il diritto di chiedermi la traduzione di parole come Entfrendung, Wahrheit, Aufang, Vorstellung, Spaltung, distinguendo quelle di uso comune che passano alla filosofia e quelle che appartengono più propriamente a un lessico teorico. Ma non credo che l'immaginario “costui” possa però chiedermi di narrare la storia delle cipolle comperate al supermercato. E invece è una vicenda molto interessante. Le cipolle sono state coltivate in Olanda (che associavo invece ai tulipani). Sono state raccolte, messe in contenitori adatti e poi avviate a un lungo viaggio suppongo in treno. Poiché la loro destinazione era una località in provincia di Ferrara, suppongo ancora che l'ultimo tratto l'abbiano fatto su un autocarro. Quivi le hanno “lavorate” distribuendole in sacchetti che hanno di nuovo viaggiato fino a Milano per finire in un supermercato dove il “consumatore” (parola orrenda) le ha comprate trovandone una non commestibile. Ed è comprensibile dopo un viaggio che avrebbe creato problemi anche a un esploratore dell'Ottocento che poi avrebbe tenuto la sua relazione alla Società geografica di Londra.
Si sa che le merci viaggiano più dei signori ricchi nell'ultimo tratto romantico tra Baden Baden, Parigi e Montecarlo. Ma le cipolle? Il prezzo finale tra costi di produzione e una distribuzione complessa non è difficile da immaginare. Aiutandoci con i prosciutti della Baviera distribuiti da ditte importatrici, che appaiono -per una induzione ovvia- come locali produttrici, e le famose patate finite in televisione, si potrebbe tentare di scrivere la malora (la parola nel significato degli scritti di Fenoglio) della nostra agricoltura che non ignori però le mozzarelle di bufale malate e i pomodori nati su terreni inquinati da scorie decennali. La storia sarebbe istruttiva sugli errori compiuti sul territorio da ideologie autoritarie e da politiche cieche che non hanno capito molto su quali potevano essere le più adatte condizioni di sviluppo. Ovviamente erano rischi e non certezze, ma probabilmente minori rispetto a quelle che corrono oggi i lavoratori e tutta la popolazione di Taranto. Dato la pochezza dei tempi non vorrei che qualche politecnico, e anche monocultore, volesse internazionalizzare il lavoro storico suggerendo la sua scrittura in inglese. Naturalmente ogni lingua ha il suo contesto scientifico o popolare (faccio colpa alla tivù di aver distrutto la musica delle parlate locali). E per aiutare i politecnici ricorderò che persino Hegel scrisse la sua tesi in latino come se la si dovesse leggere a Roma. Anche se sul tedesco comunque aveva la stessa opinione di Herder. Una lingua che però non è proprio identica ad Amburgo o a Stoccarda (come sapeva un grande scrittore russo come Nabokov che, del resto, era emigrato in America).

Non bisognerebbe mai cominciare a viaggiare con le cipolle.

martedì 20 maggio 2014

IL NOSTRO DOLORE È IL GERME DELLA NOSTRA RABBIA

Riceviamo e pubblichiamo queste informazioni e queste foto
mandate in giro per il mondo dalla DAF turca, sul massacro 
annunciato dei minatori, che da anni avvisavano Stato e Governo
sulle tremende condizioni di lavoro nelle miniere, e sull'inesistenza 
di misure di sicurezza. Come sempre gli sfruttatori dei lavoratori 
hanno fatto orecchi da mercanti. 
Accanto alla traduzione italiana pubblichiamo anche il testo
nella versione originale inglese.




Turchia. L'incendio che si è sprigionato nella miniera di carbone di Manisa-Soma il 13 Maggio, è divenuto uno dei più grandi massacri avvenuti in queste terre. A causa dell'incendio, centinaia di minatori sono stati avvelenati dal monossido di carbonio. Il numero dei lavoratori che sono morti cresce di ora in ora. Il Ministro dell'Energia, il Ministro del Lavoro ed il Primo Ministro hanno cercato di nascondere il numero reale di minatori che sono morti, dichiarando che si trattava di “un triste incidente sul lavoro”. Il Primo Ministro ha affermato che “Questo genere di incidenti può avvenire sempre.”
Mentre migliaia di persone stavano aspettando vicino alla miniera e cercavano di ottenere notizie riguardo ai propri parenti che si trovavano nella miniera di carbone, le ambulanze, i carri funebri, i veicoli frigoriferi, mostravano la gravità del massacro. Il numero dei minatori morti cresceva: 78, 151, 245, 282...
Il numero sta ancora crescendo. Coloro che sono responsabili di questo massacro, stanno cercando di legittimare queste “morti” dicendo “è il destino”. Ci sono proteste in tutta la regione. Le persone sono nelle
strade affermano che non si tratta del destino né di un incidente, questo è un massacro fatto dallo Stato e dalle aziende. Il 14 Maggio la polizia ha attaccato le persone che contestavano coloro che hanno determinato questo massacro. Lo Stato e le sue forze armate hanno pensato di poter prevenire questa rabbia con i proiettili di gomma ed i gas lacrimogeni. Ma quelli che erano nelle strade gridavano insieme: “Stato assassino!”
I funzionari dello Stato e le compagnie energetiche sostengono di essere in cordoglio. Ma essi sono gli assassini che hanno forzato delle persone a lavorare a centinaia di metri di profondità dalla superficie per
guadagnare i soldi per vivere. Essi sono gli assassini che hanno forzato le persone a lavorare in condizioni in cui la morte è inevitabile. Abbiamo con noi il dolore per quelli che sono stati uccisi in miniera dai capitalisti e dallo Stato. Noi siamo nelle strade con la rabbia contro questi assassini. Noi non siamo in cordoglio, questa è rivolta. Il nostro dolore è il germe della nostra rabbia!
Azione Anarchica Rivoluzionaria
(Devrimci Anarşist Faaliyet – DAF)




























Our sorrow is the seed of our rage

The fire that appeared in the coal mine in Manisa-Soma on 13th of May, became one of the biggest massacres in these lands. With the fire, hundreds of coal miners were poisoned by intensive carbon monoxide. The number of the workers who had been died, increased hours by hours. Minister of energy, minister of labour and prime misinter tried to hide the real number of the miners who had been died while declaring that “it was a sad work accident”. The prime minister declared that “These kind of accidents could happen anytime.” While thousands of people were waiting near the mine and trying to get news for their relatives who were in the coal mine, the ambulances, funeral vehicles, cold storage vehicles showed the seriousness of the massacre. The number of the dead miners increased; 78, 151, 245, 282…
The number is still being increased. The ones, who are responsible for this massacre, are trying to legitimate the “deads” by saying “this is destiny”. There are protests whole around the geography. People are in the streets claiming that it is not destiny nor accident, it is a massacre
of state and companies.
On 14th May, police attacked the people who protest the creators of this massacre. State and its armed forces thought they can prevent this anger with plastic bullets, tear gasses or gas bombs. But the ones who are in the streets shout together: “Murderer state.”
State officials and bosses of the energy companies are claiming that they are mourning. But they are the murderers who forced the people work hundreds of meters far from the surface for gaining money to live. They are the muderers who forced people to work in such condititions where dead is inevitable.
We hold the sorrow of the ones who were murdered in the mines by capitalists and state. We are in the street with the anger against these murderers. We are not mourning, this is rebel. Our sorrow is the seed of our anger!
Revolutinary Anarchist Action

domenica 18 maggio 2014

INVITO IN BIBLIOTECA


Cari Lettori, cari lettrici,
vi segnalo una serie di splendidi scritti di vari autori:
il lungo saggio di Bianchi su Rebora nella Rubrica
"Il Pane e le Rose", quello di Gilberto Isella (stessa
Rubrica) su Gregory Corso e la beat generation,
quelli di Seregni, Papi, Colombo, ecc. e il testo poetico
di prima pagina del poeta Lelio Scanavini.
Buona lettura. (A.G.) 
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