UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

lunedì 17 agosto 2015

ANIMALI E VIOLENZA
di Giorgio Colombo

Un buon esempio animale


Gli scontri individuali o di gruppo tra animali (anche umani) sono sempre esistiti. Spesso gli scontri umani si sono ritualizzati in duelli, nella lotta (anche la box) o, come nella corrida, in scontri, ad armi impari, con animali. Io, in questa estate, ho assistito in Valle d’Aosta ad una particolare battaglia tra mucche. È una festa che si svolge nelle valli della catena alpina, anche in Svizzera e n Francia. Vengono scelte le mucche più combattive. Devono essere in cinte di circa 5 mesi, così da voler proteggere con più convinzione ciò che sentono crescere nella loro pancia. Si chiama ‘La Bataille de Reines’, Le Regine, quelle già vincitrici in precedenti incontri. Hanno corna appuntite, rivolte in avanti. Sono accostate, ferme. Ad un certo punto l’una o tutte e due insieme, si scagliano scontrandosi col muso abbassato. Potrebbero infilzarsi facilmente, ferirsi in mille modi. Nossignori. Tengono la fronte ben attaccata l’una all’altra. Si spingono col massimo sforzo, cambiando posizioni. Magari si fermano per un momento, per poi riprendere la spinta frontale, sempre e solo frontale. L’incontro può durare pochi minuti o anche un’ora. Termina quando una delle contendenti rinuncia, se ne va per i fatti suoi. Il conducente la guida fuori dall’arena. Niente ferite, niente sangue, niente morti. Mi pare che non ci sia un migliore esempio di scontro incruento. Lo scontro c’è, ma il suo risultato non è la sofferenza o, peggio, la morte. Un buon esempio ‘animale’.


domenica 16 agosto 2015

EXPORTIAMOLI!
Una lettera critica su Expo e dintorni di Giorgio Colombo


Caro Angelo, 
sono tornato a Milano dopo un certo tempo di lontananza dal PC. Sì, bene la tua tirata contro l’Expo. Io non ci sono andato e non ci andrò. Mi basta confrontare la retorica dei numeri, quanti ingressi, quanti capi di stato (tutta gioia di quel mercant’in fiera di Renzi!), quanti avvenimenti da dimenticare ecc. (cosa ne sarà di quegli spazi finita la fiera?), con lo sconsiderato taglio degli alberi e riduzione del verde in città, per far posto al ben levigato catrame stradale, o all’inutile crescita di grattaceli e grandi complessi abitativi costosissimi e ancora mezzi vuoti, per rendersi conto di quanto i nostri amministratori, di ogni colore, abbiano cura della crescita ‘naturale’. Nei grandi magazzini, se vai a leggere la provenienza dei frutti e delle verdure in vendita, troverai tutti i paesi del mondo, raramente l’Italia!
Un abbraccio,
Giorgio    
LA NUOVA ETÀ IMPERIALE
di Adam vaccaro


L’analisi che segue è utile per capire le imposizioni nate dal sistema Euro, o i belati e le menzogne dei capi di governo italiani (dai più grigi a quelli con vocazioni d’avanspettacolo), che con la parola “riforme” mettono in atto la politica più antidemocratica e contraria agli interessi della maggioranza della popolazione (che infatti si allontana e perde fiducia nell’esercizio del voto).
Per capire perché questa politica, senza bisogno di alcuna esercitazione dietrologica, esegue gli ordini trasmessi dagli interessi imperiali della minoranza che domina l’economia capitalistica e la finanza mondiali.      
Per capire perché ogni scelta politica di questi ultimi decenni ha comportato impoverimento dei più e incremento esponenziale delle ricchezze di pochi e dei profitti.
Per capire perché anche i fenomeni migratori -nati da guerre e rapine mascherati da inni di progresso, di umanitarismi o di passione democratica- vengono gestiti nel modo insensato e criminogeno che vediamo, che rafforza le xenofobie e le destre peggiori, mentre lascia alla pseudo-sinistra (affiancata da chiesa cattolica e attuale papa) belati buonisti, che diventano conniventi con gli obiettivi di gigantesco abbattimento del costo del lavoro, di guerre tra poveri e crescente barbarie, fino a fenomeni di puro schiavismo.
Per capire perché su questi degradi, come sul cancro delle mafie, o sui compensi osceni di politici, manager privati o pubblici e alti burocrati, nulla dice e soprattutto fa il sistema Euro, mentre è imperialmente categorico su dimensioni di piselli o vongole.
Per capire perché le camicie di forza e i dettami economici imposti da chi ha elaborato l’Euro (che ora mostra la sua natura di crimine di classe che nulla ha a che fare con un’ Europa dei popoli), implichino la volontà di procedere nell’attuale indirizzo recessivo. Perché questo accentua gli effetti sociali suddetti, e nello scacchiere internazionale rende ancora più asservite le imprese o le economie più incapaci, corrotte e parassitarie (come quella italiana).


sabato 15 agosto 2015

No" alla soppressione del Corpo Forestale!
Non cancelliamo quasi 200 anni di storia con un tratto di penna.
Firma la petizione in Rete
Foto di Franco Bettini
Ciao Angelo,
con l'approvazione in via definitiva da parte del Senato del cosiddetto "Ddl Madia", il Corpo Forestale dello Stato potrebbe presto essere soppresso, per confluire in un'altra forza di polizia (un passaggio poco chiaro e tutto da stabilire). Con un tratto di penna si cancellerebbero così 192 anni di storia. Chiediamo che venga mantenuta viva la storia bicentenaria di un glorioso Corpo di Polizia che svolge un servizio importante per la tutela dell'ambiente e per il benessere degli animali.
Proponiamo di accorpare le Polizie Provinciali e i Corpi Forestali delle Regioni e Province a Statuto Speciale (che attualmente sono alle dipendenze dei rispettivi Enti locali) all'interno del Corpo Forestale dello Stato (che attualmente è sotto organico con circa 7800 unità). Si otterrebbe così un unico Corpo Forestale presente in tutta la nazione e finalmente con un organico idoneo a svolgere i propri compiti istituzionali.
Questa Campagna (che rimane apartitica) è denominata #SalviamolaForestale ed è sostenuta anche da associazioni, gruppi, movimenti, sindacati, personalità pubbliche ed Enti.

Firma per impedire la soppressione del Corpo Forestale!

Petizione diretta a Presidenza del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi
NO ALLA SOPPRESSIONE DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO
Nel Disegno di Legge "Riorganizzazione delle Amministrazioni pubbliche" (Atto Senato n. 1577) è previsto lo scioglimento del Corpo Forestale dello Stato ed il passaggio (poco chiaro e tutto da stabilire) in altra Forza di Polizia. Chiediamo che venga mantenuta viva la storia bicentenaria di un glorioso Corpo di Polizia che svolge un servizio importante per la tutela dell'ambiente e per il benessere degli animali. Proponiamo di accorpare le Polizie Provinciali ed i Corpi Forestali delle Regioni e Province a Statuto Speciale (che attualmente sono alle dipendenze dei rispettivi Enti locali) all'interno del Corpo Forestale dello Stato (che attualmente è sotto organico con circa 7800 unità). Si otterrebbe così un unico Corpo Forestale presente in tutta la nazione e finalmente con un organico idoneo a svolgere i propri compiti istituzionali. Questa Campagna (che rimane apartitica) è denominata #SalviamolaForestale ed è sostenuta anche da associazioni, gruppi, movimenti, sindacati, personalità pubbliche ed Enti. Hanno già aderito all'iniziativa (in ordine temporale di adesione):

ASSOCIAZIONI ANIMALISTE ED AMBIENTALISTE E GRUPPI DI RICERCA
Animal Amnesty, APDA (Associazione per i Diritti degli Animali), GAROL (Gruppo Attività e Ricerche Ornitologiche del Litorale), SOI (Società Ornitologica Italiana), Freccia45, Pengo Life Project, UNA (Uomo Natura Animali), Associazione Parco Animalista Piazza d'Armi, AnimAnimale, LIDA sez. di Firenze, Associazione NOGM, ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali), Associazione Gabbie Vuote, Associazione Futuro Vegan, LIDA sez. di Torino, AANIMO (Azione ANImalista MOdena), Milano Zoofilia onlus, Rapid Dogs Rescue sez. di Milano, LIDA sez. di Asti, Pro Natura Piemonte, Animalisti Italiani onlus, LAV (Lega Anti Vivisezione), Associazione Idra, Montichiari contro Green Hill, LIV (Lega Internazionale Vigilanza), Salviamo il Paesaggio, Associazione Valle Belbo Pulita, VAS (Verdi Ambiente e Società), Fare Verde onlus, Irriducibili Toscani Liberazione Animale, Gruppo d'Intervento Giuridico onlus, Associazione Futura, Legambiente, OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista), Centro Fauna Selvatica "Il Pettirosso", Fondazione Sorella Natura, LEAL (Lega Antivivisezionista onlus), Oasi di Camilla onlus, LIDA sez. di Olbia, Gruppi Ricerca Ecologica sez. di Roma, LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli), AIL (Associazione Intercomunale Lucania), AsOER (Associazione Ornitologi dell'Emilia Romagna), Associazione Studium Naturae, Respiro Verde Legalberi, LAC (Lega per l'Abolizione della Caccia), Adea amici degli alberi, Lega Nazionale per la Difesa del Cane, Animalinsieme, WWF, CABS (Committee Against Bird Slaughter, Istinto Animale, ADA onlus (Associazione Donne Ambientaliste), Italia Nostra onlus, Co.N.Al.Pa. onlus (Coordinamento Nazionale per gli Alberi e il Paesaggio), ALTURA (Associazione per la Tutela degli Uccelli Rapaci e dei loro Ambienti), Latium Vetus, Mountain Wilderness, AssIEA (Associazione Italiana Esperti Ambientali), Progetto NO Macello, CRCSSA onlus (Centro Ricerca Cancro Senza Sperimentazione Animale), Comitato per il Parco di Monza "Antonio Cederna", Agriambiente sez. Emilia Romagna, AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche), Associazione Ambientalista Marevivo, L'Umana Dimora sez. Rimini e Adriatico, Associazione "Il Collarino Rosso", Associazione Vittime della Caccia, Rangers d'Italia, I-CARE, Comitato Difesa dell'Ambiente e del Territorio Colligiano "Collesalviamo l'Ambiente" - onlus, Associazione Vivai ProNatura

ASSOCIAZIONI VARIE E CIRCOLI CULTURALI
Circolo di Cultura Greca Apodiafazzi, Azione Sociale Forestale onlus, Swiss Rangers (Associazione professionale di guardiaparco svizzere), Associazione Culturale Idee & Valore, A.N.FOR. (Associazione Nazionale Forestali) sez. di Roma e Provincia, Associazione Culturale Cesare Viviani, ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia) sez. di Castellanza (VA), SIUA (Scuola d'Interazione Uomo-Animale), Il Giardino di Epicuro, Centro Studi Monte Sporno, Consumatori per l'Europa, Comitato "Diritto alla Salute", Associazione Antimafia Territorio e Legalità, Comunità Interspecifica Ondamica, Accademia Kronos onlus, A.N.FOR. (Associazione Nazionale Forestali) sez. Sicilia, Movimento Consumatori, Ranger di Alessandria, A.I.P.A. (Associazione Italiana Polizia Ambientale), Comitato Archivio Artistico-Documentario Gierut, RES (Rete di Elaborazione Sociale), ODI (Osservatorio Diplomatico Internazionale), Pro Loco di Capurso (BA), ANSAF (Associazione Nazionale Specialisti Agenti Fisici), Associazione InFormazione InMovimento Legnano, Comitato per la Bellezza, Slow Food Italia, Comitato "La Villa Reale e' anche mia", Associazione Nazionale di Lotta contro le Illegalità e le Mafie "Antonino Caponnetto", A.N.FOR. (Associazione Nazionale Forestali) sez. di Siracusa, Gruppo Alpinistico Escursionistico 28 Giugno, U.O.E.I. (Unione Operaia Escursionisti Italiani) sez. di Pietrasanta, AIGAP (Associazione Italiana Guardie dei Parchi e delle Aree Protette), Associazione Italia-Austria sez. Veneto, Unione Forestali d'Italia, Centro Pannunzio - Associazione di Libero Pensiero

SINDACATI E COMITATI DI CATEGORIA
UGL Corpo Forestale dello Stato (Unione Generale del Lavoro), SNF (Sindacato Nazionale Forestale), Comitato 400 VISP CFS

ENTI
Ente Parco Regionale dell'Antola, Turisport Europe (Ente Nazionale di Protezione Ambientale e Promozione del Turismo nello Sport Sociale), Camera di Commercio Italiana per il Kosovo, Comune di Cittaducale (RI), Comune di Volterra (PI)

BLOG, SITI D'INFORMAZIONE E GRUPPI FACEBOOK
Gruppo "Salviamo il Rinoceronte", AgireOra, Nocensura.com, Informatitalia, NonSoloAnimali, GeaPress (Agenzia di Stampa), Genitori veg, Post Meet, Gianluca Congi - Ambiente e Natura, TessaGelisio.it, Teologia degli animali, Amici degli alberi, 壴尒 Hanami Parco Lago dell'EUR Roma, Le famiglie dei Beagles in affido, Green House, Save the World, Il blog dei lavoratori forestali e degli addetti allo spegnimento incendi della Regione Sicilia

PERSONALITÀ PUBBLICHE 
Franco Tassi (biologo, entomologo e scrittore), Red Ronnie, Roberto Marchesini (etologo, filosofo, saggista e fondatore SIUA), Marco Verdone (veterinario e scrittore), Tessa Gelisio (conduttrice/autrice televisiva e scrittrice), Salvatore Settis (già Rettore della Scuola Normale Superiore di Pisa), Paolo Maddalena (Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale), Vittorio Emiliani (giornalista, scrittore e saggista), Domenico Finiguerra (promotore della Campagna "Stop al Consumo del Territorio" e del "Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio Difendiamo i Territori"), Paolo Berdini (urbanista e scrittore), Tomaso Montanari (storico dell'arte e scrittore), Salvatore Borsellino (Movimento Agende Rosse), Massimo Tettamanti (chimico ambientale e criminologo forense), Quirino Principe (musicologo e filosofo), Pier Franco Quaglieni (docente, saggista di storia contemporanea, direttore generale e fondatore del Centro Pannunzio)  

POLITICI NAZIONALI    
Alfonso Pecoraro Scanio, sen. Enza Blundo, sen. Elena Fattori, on. Massimiliano Bernini, sen. Vilma Moronese, on. Mirko Busto, sen. Marco Scibona, Gianni Alemanno, on. Luigi Gallo, sen. Maurizio Buccarella, on. Patrizia Terzoni, on. Vittorio Ferraresi, sen. Paola Nugnes, sen. Roberto Cotti, on. Massimo De Rosa, sen. Vito Crimi, sen. Mario Giarrusso, sen. Barbara Lezzi, sen. Manuela Serra, sen. Enrico Cappelletti, sen. Elisa Bulgarelli, sen. Sara Paglini, on. Alberto Zolezzi, sen. Laura Bottici, sen. Nicola Morra, on. Tiziana Ciprini, on. Andrea Colletti, sen. Paola Pelino, sen. Monica Casaletto, sen. Giuseppe Vacciano, sen. Maria Mussini, sen. Francesco Campanella, sen. Ivana Simeoni, sen. Vincenzo Santangelo, sen. Giovanna Mangili, sen. Carlo Martelli, sen. Maurizio Gasparri, sen. Alessia Petraglia, sen. Loredana De Petris, sen. Massimo Cervellini, sen. Giovanni Barozzino, sen. Luciano Uras, sen. Peppe De Cristofaro, sen. Dario Stefano, sen. Michela Montevecchi, on. Ivan Della Valle, sen. Gian Marco Centinaio, sen. Stefano Candiani, sen. Erika Stefani, sen. Paolo Arrigoni, sen. Roberto Calderoli, sen. Silvana Andreina Comaroli, sen. Nunziante Consiglio, sen. Jonny Crosio, sen. Sergio Divina, sen. Giacomo Stucchi, sen. Paolo Tosato, sen. Raffaele Volpi, sen. Luigi Gaetti, sen. Paola Taverna, sen. Alberto Airola, on. Roberta Lombardi, sen. Augusto Minzolini, sen. Bartolomeo Amidei, sen. Stefano Bertacco, sen. Luigi D'Ambrosio Lettieri, sen. Emilio Floris, sen. Fabrizio Bocchino, sen. Adele Gambaro, sen. Nunzia Catalfo, sen. Laura Puppato, sen. Andrea Cioffi, sen. Daniela Donno, sen. Stefano Lucidi, sen. Josefa Idem, sen. Stefania Pezzopane, sen. Aldo Di Biagio

POLITICI LOCALI
Roberto Ermini (Sindaco di Cittaducale - RI), Francesca Frediani (Consigliera Regionale - Piemonte), Marco Buselli (Sindaco di Volterra), Giuseppe Graziano (Consigliere Regionale - Calabria)

COMUNITA' E ASSOCIAZIONI RELIGIOSE
Comunità cristiana "Agape" - Chiesa della Comunità Metropolitana di Firenze, Associazione cristiana "Fiumi d'acqua viva - Pace, Giustizia e Salvaguardia del Creato                                                                                                    
Per le adesioni di associazioni, gruppi, movimenti, sindacati e personalità pubbliche inviare una mail all'indirizzo salviamolaforestale@yahoo.com

giovedì 13 agosto 2015

EXPOLIAZIONE…
di Angelo Gaccione


Andando a visitare l’Esposizione Universale in quel di Rho, non è che mi aspettassi granché. Le fiere si assomigliano tutte, e mal sopporto anche quelle dedicate al libro e alle opere d’arte. Trovo che manifestazioni come queste potevano avere una giustificazione tra l’Ottocento e i primi del Novecento, non oggi, nell’era delle comunicazioni telematiche. A ciascuno di noi basta entrare in Rete, digitare il nome di una città, di un museo o di quant’altro ci interessa, per vedere in tempo reale luoghi, monumenti, opere, e così via, senza muoverci da casa. Le nazioni partecipanti a questa esposizione completamente inutile, se volevano far vedere i loro prodotti o le loro eccellenze, bastava organizzassero una loro agorà (o padiglione) attrezzata di tutto punto e metterla in Rete. Quanto agli incontri fra delegazioni commerciali, esponenti governativi e capi di Stato, se ne fanno a iosa -e in ogni periodo dell’anno- sugli argomenti più diversi, nei rispettivi paesi e dentro gli sfarzosi palazzi istituzionali. Ovviamente non se ne fa alcuno sotto il sole agostano dentro un campo di pomodori, dove i pascià dell’industria agroalimentare, multinazionali della terra saccheggiata, agricoltori senza scrupoli e caporali delinquenti, sfruttano dannati e miserabili per pochi euro costringendoli a sgobbare fino a 16 ore al giorno, e tenendoli segregati dentro luoghi indegni, spesso privi di luce, di latrine, di acqua da bere. Non se ne fa alcuno lì, sui luoghi dove il cibo si produce, quel cibo che dovrebbe nutrire il pianeta, secondo la retorica truffaldina degli organizzatori, e dei pubblicitari (la peggiore genìa che la modernità abbia prodotto). Perché nei luoghi dove il cibo si produce, quel cibo è fatto di fatica, sudore e sangue, e dunque lor signori se ne tengono alla larga. Non vogliono vederli quei luoghi, e tanto meno gli uomini e le donne che concretamente su quei luoghi faticano perché il frutto di quelle fatiche possa arrivare sulle loro mense.
Avevo in mente le terre sottratte ai contadini da parte delle società straniere, le monoculture imposte con la forza e che costringono alla fuga dai loro paesi milioni di uomini rimasti senza la base primaria della loro sopravvivenza, gli ulivi secolari falcidiati, il monopolio delle sementi, l’immorale distribuzione del cibo, l’uso dei cereali per ricavarne energia, tutto questo e altro ancora avevo in mente, prima di immettermi su quello che stucchevolmente e senza una punta di ridicolo, è stato battezzato Decumano.
Avevo in mente la rapina di Cina e India, di Europa ed America, divenute proprietarie di buona parte delle terre del continente africano. Avevo in mente la cifra astronomica che ogni anno gli stati spendono per le spese militari, e come il denaro speso per questa fiera avrebbe potuto creare pozzi d’acqua, sementi, bonifiche, mezzi agricoli da consegnare a chi non li possiede, a chi il cibo è negato.
Non mi aspettavo granché neppure dal punto di vista delle strutture architettoniche. Ero rimasto profondamente deluso dal modo come Milano aveva trattato i padiglioni dell’Esposizione Universale del 1906, abbattendo stupidamente le magnifiche realizzazioni liberty, che ne avrebbero fatto la capitale mondiale di quello stile così brioso. Avevo avuto modo di vedere quelle realizzazioni, nelle foto e in un video installati per il pubblico nella sede dell’Urban Center in Galleria, in occasione della presentazione di una nuova edizione del mio libro: “Milano città narrata”, e ne ero rimasto affascinato come il resto dei presenti. E sapevo che a Rho si trattava di realizzazioni effimere, provvisorie, destinate al loro smantellamento appena la kermesse si sarebbe conclusa.
Perché ci sono andato, dunque? Perché volevo verificare con i miei occhi come era stata trasformata l’area profumatamente pagata (ottimo suolo agricolo) su cui sono sorti i padiglioni. Per inciso, noi guastafeste di “Odissea” ci eravamo permessi di segnalare una marea di strutture pubbliche già esistenti che riadattate avrebbero consentito di decentrare l’esposizione e occupare a macchia di leopardo aree diverse della città e dintorni. Quelle strutture avrebbero, dopo l’esposizione, potuto servire per le funzioni più diverse e conservare la loro utilità. Valga per tutte la vasta area dell’ex mercato dei fiori, del mercato del pesce e del macello pubblico, da anni abbandonata; magnifica dal punto di vista architettonico, centrale e servita persino dal passante ferroviario, sarebbe stata anche un’ottima occasione per bonificarla dall’amianto e mettere così al sicuro una parte affollata di città e che ha attorno a sé ortomercato, deposito Atm, scuole, asili e persino sedi dell’Usl e dei vigili del fuoco. Ma torniamo a Rho. Alcune cascine recuperate al meglio e senza stravolgimenti di sorta; una piccola collina piantumata (gli alberi sono di per sé la forma più gentile e armoniosa di arredo urbano); la fontana dove si erge “L’albero della vita” che però è una natura morta meccanica; non le tanto contestate vie d’acqua poi travolte dagli scandali, ma qualche piccola oasi acquatica che compare qua e là, tuttavia per me la cosa migliore. Dove scorre dell’acqua si crea immediatamente un angolo magico. E padiglioni di ogni tipo e foggia in cui si è sbizzarrita la fantasia dei loro realizzatori.  

                       
Dal punto di vista della coerenza due mi sono sembrati i padiglioni degni di nota, quello del Vaticano incentrato sul pane e tutte le simbologie e sacralità che vi sono connesse, compreso il significato della fatica, dello spreco, dello scarto e della penuria (tutta roba che ci riguarda da vicino), e quello dell’Austria che ha concentrato l’attenzione sul bene primario per eccellenza: l’aria. A questo riguardo, è stato realizzato un vero e proprio bosco con 60 alberi e più di 12 mila fra piante ed arbusti, in grado di produrre più di 60 kg di ossigeno ogni ora, e di assimilare 92 kg  di anidride carbonica al giorno. Saggiamente su un pannello esplicativo è stato riprodotto questo efficacissimo ammonimento: “Puoi sopravvivere 5 settimane senza cibo, 5 giorni senza acqua, ma non 5 minuti senza aria”. Ne prendano nota i farabutti che ogni anno, in questa stagione, bruciano e devastano ettari ed ettari di boschi, assassinando il più prezioso ed umano degli esseri: l’albero, e mandando in cenere la materia prima più importante della terra: l’aria.                                                           
Quanto al padiglione più apertamente critico, uno c’è: è quello della Caritas. È un padiglione piccolo e spartano composto dalla carcassa di una Cadillac oramai priva splendori, circondata da una miriade di autentici filoni di pane. L’idea di questa installazione-performance si deve all’artista tedesco Wolf Vostell, che l’ha realizzata nel lontano 1973 e che si trova in permanenza al museo Malpartida in Spagna. Inequivocabile nei suoi significati, questa installazione non ha bisogno di ulteriori commenti. Mancano solo coloro che il cibo lo producono, in questa Esposizione, i contadini: ma questo è solo un dettaglio.
ECCO COME NUTRONO IL PIANETA
Diciamo all’ONU: le piantagioni NON sono foreste!
Le foreste vengono distrutte ad un ritmo inquietante.
L’appello degli amici dell’Associazione tedesca “Salviamo la Foresta”


Germania. Settembre, al World Forestry Congress dell’ONU di Durban, Sud Africa, politici, industriali ed altri discuteranno sul “futuro sostenibile” delle foreste e delle persone. Ma non ci potrà essere futuro sostenibile finché ONU e governi non accetteranno che le vere foreste nulla hanno in comune con le sterili piantagioni industriali. A settembre, la FAO parteciperà al World Forestry Congress  -WFC- a Durban, un evento dominato dall’industria del legname. La definizione di foresta della FAO è segnata da un errore di fondo: si intende come una mera estensione di alberi. Le foreste possono essere sradicate e sostituite con piantagioni di caucciù, oppure possono essere tagliate e sostituite con piantagioni di pino o eucalipto. Per la FAO, queste sono operazioni di “deforestazione non definitiva”. Se le praterie vengono divelte o, se i contadini vengono derubati delle loro terre per darle in gestione alle compagnie che implementano piantagioni, monocolture industriali di alberi chiamate Deserti Verdi, per la FAO questo è “imboschimento”. Il rifiuto della FAO di accettare che le foreste siano definite tali per la loro diversità biologica, sociale, culturale e spirituale, promuove l’espansione delle piantagioni di alberi in grande scala a discapito delle comunità, delle foreste e di altri ecosistemi. Dà impulso a false soluzioni alla crisi climatica, intendendo le foreste come mere riserve di carbonio. Persino le piantagioni di eucalipto ed altri alberi geneticamente modificati vengono falsamente chiamate “foreste”. Questa definizione è stata denunciata da gruppi della società civile, movimenti sociali e molti scienziati, da diversi anni. Salviamo la Foresta, a settembre, durante il WFC si unirà alle organizzazioni e reti della società civile di tutto il mondo e parteciperà al Civil Society Aletrnative Program, che sfiderà il programma estrattivista del WFC. Denunceremo le reali cause della distruzione delle foreste e i relativi responsabili. Vi chiediamo di sostenere la nostra petizione che verrà consegnata al World Forestry Congress. Firma la petizione che troverai in Rete.
Salviamo la Foresta


TESTO DELLA LETTERA-PETIZIONE
Egregio Sig. José Graziano da Silva, Direttore Generale della FAO
Egregio Sig. Trevor Abrahams, Segretario Generale
del XIV World Forestry Congress ed. 2015
Gentile Sig.ra Tiina Vahanen, Segretaria Generale Associata
del XIV World Forestry Congress ed. 2015

Opera di Simonetta Ferrante realizzata in occasione di Expo 2015
Frase in lingua milanese di Francesco Piscitello
L'iscrizione dice: "La libertà dell'uomo comincia
quando ha smesso di cercare il pane"

La FAO definisce “foresta” una “estensione di oltre 0,5 ettari con alberi alti oltre 5 metri e una copertura di oltre il 10 per cento costituita da alberi capaci di raggiungere questi parametri in loco ”.
Questa definizione riduce le foreste a mere estensioni di alberi, dimenticando la diversità strutturale, funzionale e biologica degli alberi e delle molte specie che compongono la foresta, così come la sua importanza culturale e l’interazione che avviene tra le comunità e le foreste. La definizione della FAO di foresta beneficia gli interessi delle lobby del legname e delle compagnie che implementano le piantagioni industriali di alberi, includendo l’industria per l’estrazione della cellulosa per le cartiere, la gomma e la bioenergia. Ridurre la funzione delle foreste a meri magazzini di carbonio avvantaggia l’industria delle piantagioni sempre di più, perché permette loro di sostenere che le piantagioni di alberi sono “foreste piantate” che assorbono anidride carbonica in modo particolarmente rapido. L’anidride carbonica immagazzinata può essere quindi venduta in qualità di “crediti di carbonio”, una falsa soluzione al cambiamento climatico. La definizione della FAO consente altresì alle piantagioni di alberi geneticamente modificati di venire classificati come “foreste”.
L’espansione delle monocolture industriali di alberi per esempio di eucalipto, pino ed acacia, sono, sia direttamente che indirettamente, determinanti nella distruzione delle foreste. Questa espansione distrugge la biodiversità e contribuisce al cambiamento climatico (l’anidride carbonica nella vegetazione e nel suolo viene dispersa nella conversione in piantagioni) e devasta la vita di milioni di indigeni e di altre popolazioni che dipendono dalla foresta.
Secondo la FAO, almeno 300 milioni di donne e uomini, nel mondo, dipendono direttamente dalle foreste per vivere. La definizione distorta di foresta della FAO legittima e quindi favorisce l’impatto distruttivo di questo fenomeno.
Nei suoi principi di fondo, la FAO si definisce come un’organizzazione leader “nello sforzo internazionale per combattere la fame”. Per rispondere a questa definizione, la FAO deve rivedere urgentemente il suo concetto di foresta, optando per una definizione distante dalle preferenze e prospettive di crescita delle compagnie produttrici di legname, pasta cellulosa, carta e gomma; optare quindi per una definizione che rifletta le realtà ecologiche e la visione delle comunità che dipendono dalle foreste sarebbe un atto di coerenza indispensabile.
Durante il World Forestry Congress della FAO che si terrà a Durban in Sud Africa, noi -movimenti sociali, ONG e attivisti- ci impegniamo a portare avanti la campagna per stimolare la FAO e tutte le relative istituzioni, ad iniziare un processo di revisione per una nuova e diversa definizione di foresta, sotto l’egida delle comunità che vivono e dipendono dalle foreste.
Crediamo fortemente che l’attuale definizione usata dalla FAO debba essere cambiata e che le piantagioni non debbano essere assolutamente definite foreste.
Definite le foreste con il loro vero significato!
Distinti saluti
Salviamo la Foresta

mercoledì 12 agosto 2015

LI STIAMO FACENDO NERI
di Ricken Patel 

Cari 41 milioni di fantastici avaaziani,
Scusate il linguaggio un po’ estremo, lo so che una comunità come la nostra dovrebbe usare un linguaggio di speranza e non metafore violente, ma insomma, li stiamo davvero facendo neri!!
Che abbiamo fatto? Davvero un numero incredibile di vittorie.
Abbiamo contribuito a dare forma al primo Piano Europeo sulla Migrazione
EU migrants. Dopo che in migliaia sono annegati nel Mediterraneo cercando di fuggire da guerre e povertà, all’inizio di quest’anno, la Commissione Europea ha finalmente proposto un’Agenda sulla Migrazione per fare in modo che tutti gli stati europei diano il loro contributo di solidarietà per le operazioni di soccorso, trasferimento e accoglienza dei rifugiati, e siamo subito entrati in azione per sostenere l’iniziativa:
Innanzitutto, abbiamo raccolto e donato mezzo milione di dollari per finanziare l’operazione privata di soccorso più efficace di tutto il Mediterraneo: si chiama MOAS (Migrant Offshore Aid Station), e solo quest’anno ha salvato 7mila vite umane. Abbiamo anche sostenuto organizzazioni locali che assistono bambini rifugiati, non accompagnati dai genitori, che rischiano di diventare vittime di trafficanti, e i membri di Avaaz in Grecia si sono offerti volontari per lavorare con queste organizzazioni.
Abbiamo usato ulteriori fondi per mandare aiuti umanitari fino alle isole greche più remote per aiutare le famiglie siriane che ogni giorno raggiungono queste coste su imbarcazioni di fortuna. Abbiamo offerto riparo e cure mediche a migliaia di persone. Puoi leggere la storia di questa spedizione sul blog dell'avaaziano Mike Baillie.
Contemporaneamente, abbiamo lanciato una Rete Europea di Volontari per i rifugiati. Più di 1.600 avaaziani hanno dato la loro disponibilità per partecipare volontariamente a programmi di assistenza in tutta Europa. In Grecia, a Malta e in Italia, stanno aiutando le famiglie a integrarsi nella società. In Germania e in Francia, i nostri membri stanno ospitando nelle loro case i rifugiati, e nel Regno Unito stanno aiutando i siriani a integrarsi nel territorio.
E poi siamo andati con tutta la nostra forza sui capi di stato dell’UE: 450mila avaaziani in Europa si sono uniti alla richiesta di provvedimenti urgenti e la petizione è stata consegnata a tutti i capi di stato dell’UE e al commissario europeo che si occupa di migrazione. 65mila avaaziani hanno scritto messaggi personali ai ministri e la nostra campagna è arrivata ai piani più alti degli uffici governativi, tanto che uno dei principali consiglieri del presidente della Commissione Juncker ci ha scritto per ringraziarci per la nostra “splendida iniziativa”.
Dopo settimane di stallo, quando si è capito che Polonia, Austria e Spagna stavano bloccando l’accordo, abbiamo intasato i centralini dei loro Ministeri, e alcuni volontari di Avaaz hanno realizzato un video in cui profughi siriani si sono rivolti direttamente al Ministro dell’Interno spagnolo per chiedergli asilo, che poi è diventato virale sui social media.
Insieme, abbiamo dimostrato ai politici di tutto il continente che i cittadini europei vogliono aiutare le persone che scappano dalla guerra, contrastando il clima di razzismo e xenofobia con atti di compassione. Ora, finalmente, è stato raggiunto un accordo: l’Unione Europea ha triplicato il budget per le operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo e offrirà rifugio a più di 50mila persone che fuggono da conflitti armati. È un primo passo, ma l’enormità di questa crisi umanitaria richiede una pressione costante sui nostri governi per creare corridoi sicuri con cui i rifugiati possano raggiungere l’Europa, senza doversi affidare a trafficanti di esseri umani.
Abbiamo organizzato una lettera dei principali economisti mondiali rivolta ad Angela Merkel contro le misure di austerità per la Grecia.
Greek austerity. Quando la Grecia ha detto “no” a ulteriori misure di austerità, e i leader dell’Unione Europea hanno minacciato di far uscire la Grecia dall’Euro, Avaaz ha organizzato una lettera aperta ad Angela Merkel da parte di 5 economisti, tra cui Thomas Piketty e Jeffrey Sachs, sulla scia della nostra petizione, che ha raccolto oltre 530mila firme. La lettera ha fatto scoppiare un caso mediatico in Germania e ha avuto una risonanza mondiale. Addirittura, il Ministro delle Finanze tedesco ha incaricato uno dei principali economisti amici di scrivere una dura risposta e di pubblicarla su uno dei principali quotidiani tedeschi, scatenando un dibattito. Continueremo a fare pressione per spingere la Germania a cambiare la sua strategia economica, l’unica vera soluzione per salvare la Grecia da un nuovo, inutile e distruttivo periodo di austerità.
Abbiamo convinto Benetton a risarcire le vittime della tragedia del crollo della fabbrica Rana Plaza in Bangladesh. Benetton Victory
Benetton Delivery. Dopo due anni di “no” categorici, siamo riusciti a convincere Benetton a cambiare idea. Ecco come: lanciando una campagna che ha raccolto oltre un milione di firme rivolta a Benetton e consegnandola direttamente ai loro vertici;
lanciando un’enorme campagna mediatica sulle reti sociali, e quando Benetton ha fatto cancellare i nostri post, reagendo con ancora più pressione;
facendo girare per giorni dei camion vela con nostri manifesti fuori dalla sede di Benetton a Treviso. Quando la polizia è arrivata per cercare di fermarci, il nostro avvocato in Italia è intervenuto, convincendoli a lasciarci manifestare;
convincendo gli esponenti politici più influenti a sollevare la questione personalmente con l’Amministratore Delegato di Benetton;
lanciando un appello diretto allo staff della Benetton tramite post mirati su Facebook;
infine, avviando un dialogo personale e costruttivo con i rappresentanti dell’azienda.
Benetton alla fine ha deciso di sostenere il fondo per le vittime, e ha persino ringraziato Avaaz per il nostro “ruolo importante e positivo” nella decisione! Questo ha consentito di ultimare il finanziamento per il fondo per le vittime e le famiglie dei lavoratori del Rana Plaza. Una vittoria che accende una nuova speranza per i diritti dei lavoratori in tutto il mondo.
Abbiamo raccolto la straordinaria cifra di 2,4 milioni di euro per le vittime del terremoto in Nepal
Nepal earthquake. Appena sono arrivate le prime notizie della devastazione che questo mega terremoto ha provocato in Nepal, siamo subito entrati in azione, superando gli ostacoli burocratici per aiutare chi più aveva bisogno. Grazie alla collaborazione di oltre dieci associazioni locali, e grazie alle piccole donazioni di decine di migliaia di persone dalla nostra comunità abbiamo potuto inviare immediatamente cibo e medicine e ricostruire case nei villaggi devastati dal sisma. Con i fondi che abbiamo raccolto, ora stanno ricostruendo scuole e ambulatori nelle regioni più colpite, ridando una speranza a milioni di persone. Abari, una delle organizzazioni che si occupano di costruire case e scuole, ci ha ringraziati così: “Mentre ancora le scosse di assestamento continuavano a far crollare gli edifici, Avaaz ha subito capito la gravità della situazione, ci ha contattati e ha raccolto fondi in tempo record: meno di 24 ore! La capacità di entrare in azione della vostra comunità è incredibile”.
Abbiamo contribuito a spingere le nazioni più inquinanti del G7 a dire basta ai combustibili fossili
G7 climate heroes. Dopo decenni di inquinamento e di continui rinvii dell’unica soluzione possibile, cioè un passaggio al 100% all’energia pulita, il G7 ha finalmente stabilito l’obiettivo a lungo termine di uno stop ai combustibili fossili. Un risultato ottenuto grazie a uno sforzo di due anni, durante i quali la nostra comunità:
è stata tra i leader della gigantesca Marcia per il Clima dello scorso anno, un evento storico al quale hanno partecipato più di 700mila persone in tutto il mondo;
ha raccolto 2,7 milioni di firme per la petizione per il 100% di energie pulite, che è stata consegnata a decine di capi di stato europei;
ha coordinato manifestazioni, incontri ad alto livello, sondaggi e campagne mediatiche in tutto il mondo, tutto finanziato con piccole donazioni della nostra comunità;
ha guidato una campagna no-stop per tre mesi in vista del vertice del G7, indirizzata ad Angela Merkel, per spingerla a mettere in agenda e convincere gli altri paesi al passaggio alle energie pulite.
Abbiamo donato più di 2,3 milioni di euro per combattere l’Ebola, ormai quasi debellata!
Ebola news. È stata una delle imprese più dure. Questo virus avrebbe potuto uccidere milioni di persone in tutto il mondo. Ma il mondo intero ha unito le forze per fermarlo, e in pochi mesi l’Ebola è stata sconfitta in Liberia! Come abbiamo contribuito?
La nostra comunità ha donato 2,3 milioni di euro alle organizzazioni in prima linea nella lotta contro il virus. È stata la nostra rapidità nel raccogliere i fondi, consegnati direttamente agli operatori sul luogo, ad aver giocato il ruolo decisivo nel salvare tante vite. L’associazione umanitaria Partners in Health ci ha detto: “Vi saremo eternamente grati per il vostro sostegno e per la flessibilità che ci avete concesso su come usare i fondi. È stata questa flessibilità ad aver fatto la differenza”.
Più di 4mila avaaziani si sono offerti volontari per andare in Africa a combattere il virus e ad aiutare le organizzazioni locali. I volontari di Avaaz hanno svolto funzioni fondamentali nella prevenzione del contagio tra pazienti e medici nei centri di trattamento dell’Ebola, o nella costruzione delle stesse strutture mediche.
L’Ebola è stata sconfitta in Liberia e anche nei paesi vicini l’incidenza del virus è scesa. Questa è un’enorme vittoria per l’umanità, e sono incredibilmente orgoglioso di questa comunità per aver dimostrato che ci sono persone da tutto il mondo disposte a rischiare tutto per andare ad aiutare altre persone in difficoltà dall’altra parte del pianeta. Il bisogno di investire nella sanità pubblica in questa zona ora è più chiaro che mai.
Abbiamo convinto una delle più grandi banche al mondo a ritirare gli investimenti da un’impresa militare israeliana
Israel-Palestine. Dopo il terribile attentato a Gaza dell’estate scorsa, Avaaz ha lanciato la più grande campagna per il disinvestimento di sempre, chiedendo ad alcune grandi imprese di tagliare i rapporti con le imprese coinvolte nell’occupazione illegale del territorio palestinese. L’Arcivescovo Desmond Tutu e Russell Brand si sono uniti al nostro appello, ed insieme ad altri gruppi abbiamo chiesto a Barclays di ritirare i suoi investimenti. Lo staff di Avaaz, poi, ha incontrato di persona i rappresentanti della Barclays, e ha spiegato perché era importante rinunciare agli investimenti nella Elbit, un’azienda che produce armi. Ora, ci hanno informato che la Barclays non possiede più alcuna quota azionaria di Elbit Systems, né personalmente né a nome di suoi clienti. La Barclays ha anche confermato che sta scoraggiando i suoi clienti ad acquistare azioni di questa azienda tramite tutti i suoi canali. Un’importante vittoria!
Avaaz sta continuando a lottare per convincere altre imprese che finanziano tuttora l’occupazione della Palestina a ritirare i propri investimenti, nel rispetto della legge internazionale.
Abbiamo finalmente ottenuto giustizia per Liz, la ragazza keniana sopravvissuta a uno stupro
Justice for Liz. Dopo che Liz, una ragazza keniana di 16 anni, ha denunciato alla polizia di essere stata stuprata da sei uomini e di essere stata buttata priva di sensi in una latrina da un’altezza di 6 metri, gli stupratori sono stati “condannati” a tagliare il prato della stazione di polizia, e poi sono stati liberati! Quando il caso è venuto alla luce, abbiamo risposto con un’enorme campagna globale e abbiamo fatto tutto il possibile per ottenere giustizia:
consegnando la petizione ai più alti rappresentanti politici e delle forze di polizia;
sommergendo di messaggi di indignazione la polizia e i politici keniani sulle reti sociali;
assumendo un investigatore per fare chiarezza sull’accaduto;
collaborando con decine di altre organizzazioni locali per creare un’enorme manifestazione e chiedere il coinvolgimento di un Procuratore Speciale nelle indagini per portare il caso in tribunale.
E alla fine, quasi 2 anni dopo, un giudice ha condannato 3 degli stupratori a 15 anni di carcere. Terry Kunina, donna simbolo in Kenya, ha dichiarato: “La campagna di Avaaz ha fatto conoscere questo caso al mondo, e se non fosse stato per l’attenzione globale dedicata alla situazione di Liz, sono sicura che non avremmo ottenuto questo risultato. Ora Liz ha davanti a sé la possibilità di una vita migliore”.
Ora la polizia del Kenya sa che hanno l’attenzione mondiale addosso, e che l’impunità per i soprusi non sarà più accettata.
Anche grazie a queste bellissime vittorie, Avaaz è cresciuta e ora può contare su 18 team nazionali, lanciando campagne e ottenendo risultati in tutto il mondo, dall’Italia al Brasile, dal Sudafrica fino in Russia. Tutto questo è possibile grazie all’impegno sempre più grande di ogni singolo membro di questa incredibile comunità: continuando a aggiungere la propria voce ogni volta che è necessario, condividendo le campagne con gli amici, sostenendo Avaaz con piccoli contributi o con un po’ di tempo, stiamo creando un’incredibile e sempre più influente movimento globale.
Non c’è fine alle cose da cambiare nel mondo, ma regaliamoci un momento per dirci “grazie”. Siamo diventati una comunità da milioni di persone, e settimana dopo settimana stiamo riuscendo ad avere un impatto sui problemi più difficili del nostro tempo.
Continuiamo a farlo, giorno dopo giorno!
Con grande affetto, rispetto e soprattutto gratitudine,
Ricken, Alice, Emma, Danny, Nataliya, Marigona
e tutto il team Avaaz  

martedì 11 agosto 2015

Tetti stipendiali per il personale delle Camere
di Pietro Palermo

È possibile firmare in Rete la petizione

Torino. La commissione giurisdizionale per il personale della Camera, con una sentenza notificata il 30 luglio, ha cancellato il tetto agli stipendi dei dipendenti di “livello più basso” di Montecitorio (come i commessi, i documentaristi e gli addetti al bar della buvette). Con questa decisione è stato così accolto il ricorso presentato da molti diretti interessati contro la delibera che nel 2014, nell’ambito delle misure per il contenimento della spesa pubblica, aveva fissato tetti agli stipendi del personale delle Camere. Se questa decisione non dovesse cambiare, a fine carriera un documentarista potrebbe percepire di fatto lo stesso stipendio dei funzionari di alto livello, per i quali restano i tetti, come previsto dalla delibera.
Il lavoro ha un suo valore intrinseco e non è morale che un ragioniere, un tecnico, un usciere, uno stenografo arrivino a guadagnare quanto, se non di più, di un dirigente (pubblico o privato) e molto di più di un normale funzionario pubblico o impiegato/operaio privato. A noi cittadini vengono richiesti sacrifici ogni giorno ed è quindi doveroso che i politici e il personale delle Camere diano un proprio contributo al miglioramento delle finanze pubbliche.

Prima di questa decisione, la Camera prevedeva un risparmio di 60 milioni in quattro anni sul proprio bilancio. La sentenza potrebbe ora produrre una diminuzione dei risparmi a circa 13 milioni di euro. Con questa petizione chiediamo quindi che siano confermate le decisioni dell'Ufficio di Presidenza del 30 settembre 2014 in merito all'imposizione di tetti stipendiali per tutto il personale delle Camere.

martedì 4 agosto 2015

ANIMALI E GUERRA
di Angelo Gaccione

Nel “Genesi”, nel paragrafo della creazione dell’uomo si legge: “Crescite et multiplicamini, et dominamini piscibus maris, volatibus coeli et omnibus animalibus”. Dio dà dunque all’uomo, creato a sua immagine e somiglianza, il dominio su tutte le creature della natura, animali compresi. Gli uomini hanno asservito gli animali per il loro tornaconto, ben prima che venissero a conoscenza delle parole contenute nel primo libro del Pentateuco. La domesticazione non ne ha attenuato lo sfruttamento, se non in quelle civiltà che hanno considerato sacrali alcuni di essi, elevandoli ad ornamento della casa e addirittura adorandoli. Impiegati per la fatica fino allo stremo, gli uomini li hanno seppelliti persino nel buio delle miniere dopo averli “pietosamente” accecati. Il massimo della degradazione, gli uomini lo raggiungono, coinvolgendo queste povere creature nella più barbara e criminale pratica partorita dalla mente umana: la guerra. Elefanti, buoi, cammelli, cavalli, muli, asini, cani, gatti, piccioni… adoperati come macchine da guerra, come supporti logistici. Esistono fotografie in cui si vedono cavalli e muli bardati con maschere antigas; gatti adoperati per verificare l’esistenza di campi minati; cani con addosso esplosivo, volatili ammaestrati per rilievi fotografici dotati di macchine da ripresa. La pittura che li ritrae, così come la fotografia, non hanno suscitato nei critici d’arte e negli osservatori di quelle immagini, mai un solo commento di indignazione o di pietà verso queste involontarie vittime della follia umana. La battaglia di Anghiari con il suo terribile, forsennato scintillio di lance e di spade, come lo stordente clangore di una qualsiasi battaglia campale fatta di cannonate e di tamburi, non è drammatica solo per i corpi dei cavalieri e dei soldati che vi sono coinvolti. Guardate attentamente il pazzo terrore che promana dagli occhi di quelle creature coinvolte in un massacro di cui non capiscono il senso. Immaginate per un momento il battito dei loro cuori a mille per la pulsione del sangue, la lacerazione della carne, le amputazioni, gli urla, le grida, le esplosioni assordanti delle granate. Sono convinto che neppure i pittori che li hanno raffigurati nelle loro tavole o affrescati sulle pareti, si siano mai domandati che cosa potessero sentire nel loro corpo, che fremiti li attraversasse.
Nessun essere vivente potrà mai eguagliare la spietata, gratuita ferocia degli uomini. La guerra dimostra che la catalogazione imposta da questi ultimi alla natura, è arbitraria e falsa e i generi andrebbero capovolti. Alla luce di ciò che sappiamo e da come il suo comportamento si è rivelato nella storia, bisognerebbe operare una ulteriore distinzione-correzione all’interno dei cosiddetti regni della natura, secondo lo schema qui suggerito: minerale, vegetale, animale, bestiale-artificiale. Dove per regno animale (esseri dotati di un’anima), è da intendersi qualsiasi specie, (compreso quelle che l’uomo ha fatto scomparire), presente in terra, acqua e aria, e per regno bestiale-artificiale, la specie bipede dotata di parola. A quest’ultima categoria va attribuita senz’altro la nominazione che più le si addice: quella di bestia. Umanizzare gli anima-li, im-bestia-lire quelli che finora abbiamo definiti uomini, non solo è più vicino alla verità, ma è un atto di giustizia. Non esiste in natura nessun animale capace di fare più danni della bestia-artificiale definita uomo. Neppure le forze endogene come le abbiamo conosciute: terremoti, maremoti, meteoriti, uragani, e così enumerando. La sua crudeltà è razionalmente organizzata, scientificamente programmata, artificialmente elaborata e premeditata. Si fa torto agli animali facendo derivare da un retaggio primigenio appartenuto a questi ultimi, il comportamento belluino della bestia-artificiale. Evolvendo, cioè diventando altro, l’uomo ha perso la natura animale. Se ne è allontanato definitivamente fino al punto di non somigliarle più. Diventando bestiale-artificiale, la sua crudeltà è figlia di questa seconda e nuova natura. Questa sì belluina. La parola belluina era sconosciuta agli antichi e non era di certo riferita agli animali. La parola belluina (e dunque la sua natura) appartiene alla bestia-artificiale chiamata uomo e alla pratica da cui deriva: guerra. Guerra è un termine neutro: Bellum. Da bellum a belluino: la traslitterazione ha una solare evidenza. Guerra: la più spietata, crudele, fredda, impassibile e disumana pratica civica, concepita dalla bestia divenuta artificiale. 
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