UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

giovedì 19 maggio 2016

FONDAZIONE CORRENTE
Manifesti di Ernesto Treccani. Cinquant'anni nei manifesti. Arte, cultura società e politica, mostra a cura di Nicoletta Colombo, Maddalena Muzio Treccani e Deianira Amico (Milano, Fondazione Corrente, via Carlo Porta 5, dal 16 aprile al 24 giugno 2016)
di Fiorella Mattio
E. Treccani Mostra personale
Neuen berliner galerie im Alten Museum
Berlino, 1981



  
“Un pittore scava in sé, a contatto con gli uomini e la natura, una verità parziale (perché legata al tempo, alle consuetudini, all’ambiente sociale) e però assoluta nella cosa fatta, come affermazione di conoscenza, vita espressa, comunicazione. In questo atto perentorio è il contributo dell’arte alla società e alla coscienza che la società ha di se stessa.” (Ernesto Treccani)

Dal 16 aprile al 24 giugno 2016 è aperta alla Fondazione Corrente di Milano una mostra antologica sui manifesti di Ernesto Treccani, con oltre duecento pezzi che raccontano cinquant'anni di attività del pittore.
Attraverso i manifesti conservati nell'archivio di famiglia e nell'archivio della Fondazione Corrente, viene presentata la vicenda artistica di Ernesto Treccani, dalle grandi mostre personali in Italia e all’estero (al Palazzo dei Diamanti di Ferrara nel 1974, al Museo Puskin di Mosca nel 1976, al Palazzo Pubblico di Siena nel 1977, alla Neue Galerie di Berlino nel 1981, a Palazzo Reale a Milano nel 1985, e poi a Barcellona, Nizza, Madrid, New York, etc…), alle iniziative culturali di respiro nazionale e internazionale, sostenute con il proprio tratto e la propria firma (dal Premio letterario Mazzacurati al Premio Senigallia per il cronista dell'anno, dal Festival dei Cuori, storica rassegna sul folklore tuttora attiva a Tarcento (UD), al Palio di Siena, dal Trofeo ciclistico Pantalica in Sicilia al Trofeo di vela Golfo Marconi di Chiavari).


Molti di questi manifesti riproducono a piena pagina le tele più significative di Ernesto Treccani e permettono allo spettatore di abbracciare con lo sguardo la produzione artistica del Maestro, dai quadri del realismo, che rappresentano la realtà contadina di Melissa in Calabria, alle grandi tele degli anni Settanta (come Popolo di volti, Metamorfosi), dal lirismo informale della serie delle Siepi, ai volti, che rappresentano a partire dagli anni Settanta la cifra stilistica di Treccani, la sintesi di colore, gesto e indagine dell’animo umano, che hanno contraddistinto la sua arte.
I manifesti in mostra documentano inoltre alcune significative esperienze di arte monumentale. Troviamo il manifesto della presentazione a Fermo del polittico Da Melissa a Valenza, composto nel 1965 insieme al fotografo Toni Nicolini per una parete della Casa del Popolo di Valenza Po (AL), il manifesto dell’esposizione alla Triennale di Milano, nel marzo 1985, della facciata della Casa delle Rondini, in maioliche policrome, poi applicata sul fronte del palazzo di via Carlo Porta che ospita la Fondazione Corrente e il museo Studio Treccani, e vediamo l’affiche della mostra internazionale itinerante delle sei vetrate realizzate nel 2004 per il Gestore Mercato Elettrico che vennero esposte a Vienna, Budapest e Riga prima di essere definitivamente consegnate alla società committente per la sua sede di Roma.

Filt Cgil
Locandina per la strage di Bologna (anni Ottanta)

Accanto ai manifesti delle mostre e delle iniziative culturali, vi è poi un’ampia sezione di manifesti politici e sindacali, ai quali già Mario De Micheli aveva dedicato una mostra nel 1983 (Milano, Centro Congressi “Leonardo da Vinci”, 5/6/7 dicembre 1983, in occasione della Conferenza regionale d’organizzazione della Cgil Lombardia). De Micheli aveva riconosciuto nei manifesti di Treccani “la prova costante della sua adesione ai contenuti democratici” nonché “la libertà dell’artista che, nel proporre il manifesto, non altera il carattere del proprio linguaggio, e la sensibilità del committente politico e sindacale che riposa sulla fiducia verso il proprio ‘pubblico’, culturalmente cresciuto e aperto anche a un messaggio non semplicemente illustrativo”. L’arte di Ernesto Treccani ha assunto spesso i caratteri dell’impegno politico, nel senso più ampio del termine, si è fatta racconto dell’attualità, dei fatti di cronaca, è stata indagine della realtà e denuncia delle condizioni di vita dei lavoratori nelle fabbriche del Nord Italia, come di quelle dei contadini calabresi, con la libertà che è propria dell’artista, come sottolineava De Micheli. E significativa di questo modo di Treccani di sentire e di trasferire in pittura la realtà è la citazione che apre il catalogo della mostra della Fondazione Corrente: “Se si crede nella realtà bisogna essere capaci di inventarla e per inventarla si deve osservare, ancora osservare. Dietro al dipinto, si sa, c'è la vita. Confusa, contraddittoria. C'è la memoria e la spugna sulla memoria. Infine c'è l'occasione, il caso. … Non vi è aspetto o momento della vita da lasciarci indifferenti.”


Fra i manifesti documentati in mostra, vi sono quelli per i congressi del Partito Comunista, per le Feste dell'Unità, per la Cgil e per le varie sezioni della Cgil, dal sindacato inquilini Sunia, alla Federbraccianti alla Fiom, ma anche per l'Anpi o per il Siulp, il Sindacato Italiano Unitario dei Lavoratori della Polizia. E non manca un manifesto in ricordo della strage di Bologna del 2 agosto 1980: L’ora è ferma, la verità no rappresenta una moltitudine di persone in attesa alla stazione ferroviaria, squarciata da una livida linea spezzata, che conduce lo sguardo all’orologio della stazione, fermo alle 10.25, l’ora dello scoppio dell’ordigno che causò 85 morti.
La mostra è infine impreziosita dal materiale d’archivio esposto nelle bacheche: una quarantina di fotografie che danno volto alle molte persone citate nei manifesti, con le quali Treccani ha collaborato nella sua lunga carriera artistica, dagli artisti del Movimento di Corrente al musicista Riccardo Malipiero, con il quale realizzò fra il 1987 e il 1990 Accettura, un’opera in musica e pittura, al sociologo Danilo Dolci, con il quale Treccani condivise l’esperienza delle marce della pace in Sicilia nel 1967/68, ai galleristi e ai critici che hanno presentato le sue esposizioni, in tutta Italia e all’estero. Bello il confronto diretto tra la fotografia di Treccani a San Pietroburgo nel 1976, davanti al manifesto della sua mostra itinerante in Russia affisso per strada, e il manifesto originale esposto nella medesima sala.

Mostra di E. Treccani al Museo Puskin di Mosca. 1976

E un altro confronto diretto, molto interessante, chiude la mostra: il manifesto realizzato da Ernesto Treccani in memoria di Julian Grimau, comunista spagnolo fucilato dal regime franchista, (“Foglio Volante”, aprile 1963) è esposto sopra le bacheche che ospitano non solo la fotografia di Treccani in marcia durante la manifestazione a Milano dopo l’uccisione di Grimau, ma anche un efficace fotomontaggio dell’amico Toni Nicolini che associa il ritratto di Grimau disegnato da Treccani all’immagine di una corrida, alludendo alla mattanza della dittatura spagnola.
La mostra della Fondazione Corrente è dunque un percorso nell’arte e nella vita di Ernesto Treccani, capace di raccontare la storia della cultura italiana del Novecento, è “la microstoria di una grande storia pubblica” come scrive Nicoletta Colombo nel catalogo, è “il contributo dell’arte alla società e alla coscienza che la società ha di se stessa” (E. Treccani).


Info pratiche sulla mostra
Sede: Fondazione Corrente, via Carlo Porta 5, Milano (MM3 Turati, tram 1, bus 43, 61, 94)
Date e orari di apertura: dal 16 aprile al 24 giugno 2016, con i seguenti orari: mar-mer-gio ore 9-12,30 e 15-18,30; ven ore 15-18,30
Ingresso libero e gratuito.
Prenotazione richiesta per gruppi e scuole.
Catalogo in mostra, offerta libera.
Per informazioni: tel 02.6572627; email


VOTO E SOVRANITÀ
di Fulvio Papi

Nella foto il sociologo Franco Rositi


Alcuni anni fa il prof. Franco Rositi, ottimo sociologo che meritava una maggiore attenzione, fece questa osservazione: le motivazioni che conducono i votanti a una scelta elettorale sono sempre molto ampie e talora imprevedibili: reazioni emotive, pigrizie psicologiche, conformismo di gruppo, dipendenze familiari, dispetti, risentimenti, sfoghi di rabbia, decisioni segrete e inconfessabili, riflessioni politiche. Sono poi i commentatori che, di fronte ai dati quantitativi dei voti danno luogo a processi di razionalizzazione secondo quei criteri che sono emergenti dalla loro professione e che confermano che un sistema democratico è un sistema di convenzioni legittimate, le nostre disperse soggettività diventano figure idonee alla scena politica. D’altra parte anche una qualsiasi proposizione scientifica, a parte gli effetti del tutto diversi, richiede una trasformazione del genere. In più ogni votazione è sotto la protezione dell’antica concezione della modernità secondo cui è in gioco la “sovranità della volontà popolare”. Il sostantivo “sovranità” dovrebbe da solo suggerire prospettive storiche. Tuttavia qualche ricordo in più che spieghi meglio il significato della proposizione non è futile. La volontà popolare può nascere come bandiera dei ceti borghesi contro i privilegi regali, può essere la bandiera che a Valmy salvò la rivoluzione, può essere la battaglia di metà Ottocento per le costituzioni, può essere una civile competizione che evita il conflitto, ma anche l’argomento che giustifica ogni legittimazione del potere: Hitler vinse le elezioni con il 43 per cento. E paradossalmente potrebbe capitare che alle elezioni comunali con una percentuale del 20%, un signore con meno del 7 o 8% (teniamo conto dei ballottaggi) può diventare il primo cittadino, essendo magari, solo un capobanda ben organizzato. Un principio etico non è uguale a un assioma matematico, e quindi può essere discusso nei suoi ipotetici effetti. Per esempio sono convinto che gli affezionati al potere (e ai suoi vantaggi) sono sinceramente convinti che il 32 per cento dei votanti per il referendum sulle famose piattaforme marine, seguì la loro vittoria poiché hanno consigliato l’astensione. Dal punto di vista che desiderano adottare hanno ragione. Ma gli sarà mai capitato di leggere qualche storico greco secondo cui “oi polloi” (i più) non hanno affatto sempre ragione? Almeno come sospetto è una questione di stile tenerlo presente, infatti è molto probabile che i perdenti siano giovani con gli occhi aperti sul mondo, persone che hanno una cultura ecologica, sociologica, ambientale, economica (a quali energie si rivolgono oggi i capitalisti?). Sono persone che si domandano quali alleanze vi sono tra petrolieri e costruttori di auto che da tempo potrebbero funzionare con altri sistemi energetici. È un peccato che chi governa debba farlo contro questa parte più preparata sui temi contemporanei, e più disponibile alla democrazia. Non desidero affatto fare calcoli, previsioni e ipotesi che vanno lasciati ai profeti televisivi, ma facendo qualche calcolo primordiale tra le astensioni e i voti espressi, fossi al posto di chi comanda (un tono più signorile e problematico non farebbe male) avrei qualche inquietudine. Magari non solo per i numeri, poiché anche i liceali sanno che Tocqueville temeva la dittatura della maggioranza, e Stuart Mill temeva per la libertà personale, nell’Inghilterra conformista, puritana e coloniale. Sono del tutto disposto a pensare che la risposta dei vincitori non sia “io me ne infischio perché sono la provvidenza”. (Per carità leggere subito i Vangeli). E allora?     

mercoledì 18 maggio 2016

SUL MONUMENTO CONTRO TUTTE LE GUERRE
Sotto la lettera aperta del vicesindaco di Acri Salvatore Ferraro
e qui la risposta di Angelo Gaccione.

LA RISPOSTA DI ANGELO GACCIONE

Gino Scarsi "Monumento contro tutte le guerre", particolare

Caro Vicesindaco,
prima di tutto ti ringrazio della stima che nella tua “Lettera aperta” rivolgi alla mia persona e vorrei davvero meritarla. L’interesse appassionato nei confronti del “monumento contro tutte le guerre” da riportare ad Acri, prima della remissione definitiva del tuo mandato, ti fa onore. Avevo dato merito, a suo tempo, del tuo corretto operato su tale questione (come avevi avuto modo di leggere), scrivendone pubblicamente. E pubblicamente lo faccio ora rispondendo alla tua “lettera aperta”. Mi sono subito attivato presso l’autore del monumento che ti scriverà per concordare una data idonea: la più opportuna per riportare ad Acri la scultura restaurata e per sistemarla nello spazio pubblico che l’Amministrazione Comunale vorrà indicare. A questo proposito scriverò al Sindaco e alla Giunta perché si attivino per fare di quella giornata un momento significativo per l’intera Comunità acrese. Dio solo sa se di questi tempi ci sia bisogno di riflettere sui venti di guerra che soffiano sempre più forti sullo scacchiere internazionale, e di come sia necessario attivarsi per la pace.
Da parte sua l’autore ha apprezzato i tuoi generosi giudizi sulla sua opera e sulla lettura profonda che ne hai fatto, sia riguardo al significato in sé che agli aspetti simbolici. Vorrei da parte mia astenermi da spunti polemici verso chicchessia, dal momento che hai messo così bene in luce come la mostruosità della guerra, della violenza e della morte, non meritassero alcun abbellimento estetico. Quando guardiamo un’opera ispirata all’orrore, è l’orrore che essa deve suscitare in noi, per non venire mai a patti con esso. E credo che ogni persona di buon senso, converrà che non vi è nulla di più mostruoso ed inumano della guerra. Questa mostruosità ci farà apprezzare ancora di più la bellezza, l’armonia, la gentilezza, di ogni aspetto della vita liberata da quell’orrore, e quelle opere artistiche, poetiche e letterarie, che a una concezione della vita pacifica, solidale, fraterna, si ispirano e verso cui dobbiamo tendere come esseri umani. Non diamo dunque più peso di quanto meritino, ai giudizi dei malevoli e dei superficiali, ci saranno altri momenti e luoghi per affrontare il discorso sull’estetica del brutto e dell’orrido: di quanto siano meravigliose ed armoniche le “Grazie” del Canova, e di quanto siano grotteschi, osceni e ripugnanti gli uomini d’affari ed i mercanti di morte (produttori di armi) tedeschi, disegnati da Grosz.
Convengo con te sul militarismo criminale dei regimi comunisti; per quanto mi riguarda, come libertario e pacifista, non faccio alcuna differenza fra armi, divise, eserciti, bombe e massacri. Un discreto numero di libri e di scritti prodotti su questi temi, credo diano testimonianza della mia intransigenza in proposito.  
Consegniamo dunque questo monumento pacifista alla città di Acri, con l’augurio che una sensibilità più attenta e una consapevolezza più matura dei suoi cittadini e dei suoi amministratori, lo custodiscano come merita, perché possa continuare ad essere di mònito alle nostre coscienze.
Con un amichevole saluto
Angelo Gaccione -Milano-



LETTERA APERTA AD ANGELO GACCIONE   
intellettuale, scrittore, giornalista, portatore di nobili interessi libertari.

Sabato 14 maggio 2016, il vicesindaco della città di Acri, Salvatore Ferraro
ha pubblicato la lettera aperta che qui riproduciamo, perché il monumento
contro tutte le guerre torni in quella città e sia valorizzato come merita. I lettori
di “Odissea” hanno avuto modo di seguire la vicenda, essendocene occupati sulla
prima pagina di questo giornale.

Nella foto il vicesindaco di Acri Salvatore Ferraro

Carissimo Angelo,
dovendo lasciare gli incarichi istituzionali intrattenuti per circa tre anni in seno all’Amministrazione Comunale di Acri, sto cercando di definire alcune questioni rimaste in sospeso.
Ricorderai benissimo la vicenda del restauro del Monumento ai caduti delle ultime due guerre, perché Tu stesso, con due lettere pubblicate sui social e sui quotidiani locali, avevi mostrato quanto tenevi a cuore che si ponesse fine all’oltraggio riservato per 30 anni alla scultura del Maestro Gino Scarsi, da parte di tutte le amministrazioni succedutesi in questo nostro Comune. Tralasciamo, per carità di patria, le difficoltà incontrate dal Maestro quando decise di scendere personalmente quaggiù, per essere ricevuto e ascoltato, da interlocutori infastiditi ed sfuggenti. Non sempre la decantata ospitalità acrese fa bella mostra di sé. Atteniamoci all’accordo sottoscritto dal Maestro e dall’Amministrazione comunale per procedere al restauro della scultura che fu donata dal Maestro agli Acresi nel 1984, dietro Tuo personale interessamento.
L’accordo prevedeva, in sintesi, che il Maestro avrebbe prestato gratuitamente la propria opera di restauro, il Comune avrebbe affrontato le spese dei materiali e del trasporto di ritorno ad Acri della scultura, che l’Amministrazione si sarebbe impegnata a collocare in un luogo pubblico idoneo. Data presunta concordata con il Maestro per il rientro dell’opera, dicembre 2015.
Il giorno dopo l’accordo, partecipai alle operazioni logistiche, non facili, per issare la pesantissima scultura sul TIR che l'avrebbe portata in Piemonte ed ebbi l’opportunità di dialogare tutta la mattinata con il Maestro che condivise completamente sia alcune mie affermazioni in merito alla vicenda grottesca che aveva visto protagonista la sua creatura bistrattata, e sia le mie considerazioni iconografiche e storiche su quello che per me è un capolavoro artistico.

Gino Scarsi: "Monumento contro tutte le guerre"

Uno dei motivi per cui ho accettato volentieri di concordare, a nome dell’Amministrazione, il restauro e la giusta collocazione dell’opera in un luogo pubblico, è stato proprio questo: penso davvero che la creazione del Maestro Scarsi sia un’opera d’arte di notevole pregio. Poi uno dei miei metri di misura per non sbagliare, è pensare e dire il contrario di quello che dice la massa belante.
Ho letto e sentito dire e ripetere a pappagallo banalità insensate, luoghi comuni, inesattezze, idiozie raggelanti su quest’opera. La più ripetuta: l’opera è brutta ma il simbolo è bello. Così brutta – scena raccapricciante! – al punto che qualcuno che l’ha vista da piccolo ne ha subito un trauma, e forse chiederà un risarcimento per le penalizzanti ripercussioni ancora oggi persistenti in campo professionale.
Sul S. Giorgio che uccide il drago - ve ne sono decine in tutte le piazze d’Europa - si sono esercitati scultori di fama e di basso rango, nessuno ha mai detto che è brutto perché truculento.
Anche nell’interpretazione semiologica e storica, i più preparati fanno una confusione enorme. Un giornalista, non scarso di sale, a caso:
Le tre figure in piedi rappresentano lo Stato, la Chiesa e il Capitalismo. Abbracciate e con un’espressione un po’ così: l’Amministrazione governativa mentre urla imperiosamente, l’Istituzione religiosa mentre predica affannosamente e infine la ricchezza del mercato sarcasticamente ridente, assistono alla morte del soldato caduto a colpi di fucile. Ad impugnare l’arma lo Stato.”
Basterebbe conoscere bene i copricapi, per capire chi rappresentano. Il primo il Nazismo, il secondo il Fascismo e il terzo L’America capitalista. La Chiesa è presente perché sul calcio del fucile vi è il suo imprimatur.
Certo il Maestro ci ha messo del suo nel confondere le idee già peregrine dei fruitori e che si sono ridotte al messaggio politico pacifista che quei pochi che lo hanno intravisto, hanno interpretato ognuno a modo loro. (*)


Un particolare del monumento


La confusione nasce anche dall’assoluta mancanza di conoscenze e di capacità interpretative ed analitiche di un’opera d’arte, sconosciute per lo più ad amministratori che sembrano dividersi su barricate ideologiche e teologiche, ma che in effetti hanno ben altro a cui pensare.  
È un’opera densa di significati e di suggestioni, rilevabili, attraverso l’analisi dei dettagli, non solo da un occhio attento che sa vedere e che non deve per forza essere un esperto di semeiotica. La bocca inesistente del soldato segno della consegna dell’ubbidir e morir tacendo, la mano destra contratta in atteggiamento di straziante dolore, l’anfibio che calza solo una gamba, ecc. Ma al di sopra di tutto la suggestione e il messaggio più spettacolare è il capovolgimento della figura del milite ignoto, da sempre rappresentato trionfante in piedi con la bandiera, mentre la guerra, soprattutto le due guerre mondiali, provocarono milioni di morti, di soldati, quasi sempre involontari, come quello genialmente rappresentato dal maestro Scarsi.

Un particolare del monumento

Ma ritorniamo al motivo di questa lettera aperta indirizza a Te che rappresenti un raro esempio di autentico intellettuale portatore di interessi civili, mentre qui da noi sembra che nemmeno i pacifisti-antimilitaristi più testardi se ne ricordino più, e quella tensione civile che era sembrata aver ripreso vigore nel giugno dello scorso anno pare essersi decompressa.
E da un po’ di tempo che cerco il Maestro, e dopo le comprensibili possibilità che sia così impegnato da non potermi rispondere, comincio a pensare che…
No, non voglio pensarlo, ho lasciato anche messaggi sulla sua pagina FB che è attiva, e sulla pagina della sua gentile consorte, Maria Lucia Roero, ma a tutt’oggi ancora niente.
Potresti per cortesia, ripetere, in direzione contraria, il Tuo appello dello scorso anno nei confronti dell’Amministrazione e farti latore di questa mia richiesta. Vorremmo sapere se dietro questo silenzio, ci sono o ci sono stati problemi con il restauro e/o se c’è stato qualche cambiamento unilaterale di programma rispetto a quanto pattuito nell’accordo siglato l'8 giugno 2015. Confido nel Tuo autentico spirito libertario che Ti ha reso valente sostenitore di una nobile causa da troppi ignorata.
Resto in attesa, tributandoTi la mia massima stima.
Salvatore Ferraro

Il vicesindaco Ferraro con la sua consorte

(*) Storicamente vi è un falso plateale che forse ha contribuito a far sì che una certa parte politica, l’abbia osteggiato. Nelle due guerre mondiali, fra i milioni di morti e dispersi vi furono centinaia di migliaia di giovani americani. Gli americani avrebbero potuto tranquillamente starsene  a casa loro, perché in Europa non c’era il petrolio, secondo il luogo comune che li vuole invasori di Stati dove poter far razzie di ricchezze naturali.
Invece fu grazie ai marines che i due conflitti mondiali si risolsero con la sconfitta dei regimi totalitari europei.
So che il discorso comincia a prendere una piega che non Ti appassiona, ma lasciami solo dire che mi permisi di suggerire in tono scherzoso al Maestro che se voleva conferire veridicità storica al monumento – aggiungendo verità alla bellezza -  avrebbe dovuto sostituire il cilindro rappresentante il dollaro ($) con un colbacco, che simboleggiasse il comunismo, che con i suoi 100 milioni di morti causati nello scorso secolo,  non può essere certamente considerato un simbolo di pace.
L’imprimatur della Chiesa, scolpito sul calcio del fucile, rappresenta invece una verità storica inconfutabile, testimoniata dalle benedizioni che la Chiesa diede continuamente agli eserciti nazisti e fascisti. Quell’imprimatur, poi, rappresentò il motivo principale dell’ostracismo riservato all’opera del Maestro da parte degli amministratori della nostra città. Che, non dimentichiamo, è la città dove si abbattono le scuole per pavimentare sagrati.
                                                                       ***


PER RIMANERE UMANI
Libreria “La Tramite” di Milano


                                  
                                    ***

martedì 17 maggio 2016

PER RIMANERE UMANI
Omaggio ad Alda Merini alla
“Caterina da Siena di Milano”



DISARMISTI ESIGENTI




Cliccare sul testo per ingrandire





Pericolo radar per le popolazioni di dodici centri italiani
di Antonio Mazzeo


Le emissioni elettromagnetiche del radar Fadr (Fixed air defense radar) RAT 31-DL prodotto da Selex Sistemi Integrati (gruppo Leonardo-Finmeccanica), operativo in dodici installazioni dell’Aeronautica militare italiana, è pericoloso per la salute dell’uomo. A denunciarlo in un esposto presentato alla Procura della Repubblica di Macerata, cinque residenti di Potenza Picena, il comune che ospita la 114^ Squadriglia radar remota e uno dei RAT 31-DL dell’Aeronautica militare.
All’esposto è allegato un dossier di oltre 500 pagine comprensivo degli studi sugli effetti biologici dovuti alle esposizioni ai campi elettromagnetici del radar, dei pareri di autorevoli esperti tra cui anche quello del Comitato tecnico che ha operato nell’inchiesta sui radar del poligono sardo di Salto di Quirra, dei documenti “circa l’inadeguatezza dei metodi di calcolo delle emissioni finora adottati dalle istituzioni per la tutela della salute pubblica e le possibili omissioni degli organi di controllo competenti”. In Procura è stato depositato anche il testo della risoluzione adottata da una ventina di studiosi di fama internazionale a conclusione del convegno medico-scientifico dal titolo Radar, radiofrequenze e rischi per la salute, organizzato il 20 aprile 2015 a Potenza Picena dall’ICEMS (International Commission for Electromagnetic Safety) e da alcune associazioni della società civile 
locali.


“Abbiamo messo in luce diverse scoperte scientifiche riguardanti il radar situato a Potenza Picena”, scrissero allora i docenti universitari e gli esperti partecipanti al convegno (tra essi i professori Massimo Scalia, Henry Lai, Livio Giuliani, Fiorenzo Marinelli, ecc.). “C’è un’alterazione della vitalità cellulare in cellule in coltura esposte al segnale radar in condizioni controllate (in una cella Tem), con l’attivazione dell’apoptosi per esposizioni di breve termine e con l’attivazione del segnale di sopravvivenza per cellule esposte per 48 ore; le cellule messe in coltura nelle case di Potenza Picena sotto il raggio del radar presentano le stesse alterazioni di quelle in vitro; in queste cellule esposte è avvenuta una metilazione del DNA che può essere responsabile del danno genetico sul lungo termine anche per bassi livelli di esposizione; lo studio epidemiologico relative al periodo 1986-1991 mostra un aumento significativo del rischio di tumore (1.6) e di infarto/ictus (1.4)”. In considerazione delle gravi evidenze riscontrate, l’équipe scientifica dell’ICEMS concluse “di sentirsi moralmente impegnata a dichiarare che il radar di Potenza Picena non può essere considerato sicuro per la popolazione e che dovrebbe essere spento o rimosso”.
Di parere diverso, come sempre, le autorità civili e militari locali. Il 27 aprile scorso, infatti, il tavolo di lavoro coordinato dal Prefetto di Macerata e composto da “esperti” nominati dall’Aeronautica militare, dal Comune di Potenza Picena, dall’azienda sanitaria maceratese e da ARPAM (Azienda della Regione Marche per la protezione ambientale) ha presentato un rapporto in cui si sostiene che le emissioni elettromagnetiche del radar di Selex-Finmeccanica sono al di sotto dei limiti di legge previsti e che di conseguenza non sono stati registrati effetti sulla salute delle popolazioni che vivono intorno alla installazione della 114a Squadriglia Ami. “Da diversi anni controlliamo le emissioni a Potenza Picena: i valori sono nella norma e non ci sono incidenze di mortalità in relazione alle onde emesse dal radar”, ha dichiarato il direttore scientifico dell’ARPAM di Macerata, Gianni Corvatta.
Il radar Fadr RAT 31-DL è entrato in funzione a Potenza Picena il 1° agosto del 2013 ed è collegato operativamente con il Gruppo riporto e controllo difesa aerea di Poggio Renatico (Ferrara) e il 22° Gruppo Radar dell’Aeronautica militare di Licola (Napoli). Gli altri undici impianti Fadr RAT 31-DL sono stati installati presso il Comando per le operazioni aeree di Poggio Renatico, la 112a Squadriglia Radar Remota di Mortara (Pavia), il centro di telecomunicazioni dell’Aeronautica di Borgo Sabotino (Latina), la 115a Squadriglia Radar Remota di Capo Mele (Savona), la 121a Squadriglia di Poggio Ballone (Grosseto), la 131a Squadriglia di Jacotenente (Foggia), la 132a Squadriglia di Crotone, il 13° Gruppo Radar di Lame di Concordia (Venezia), la 134a Squadriglia di Lampedusa, la 136a Squadriglia  di Otranto, la 137a Squadriglia di Mezzogregorio (Siracusa) e il 35° GRAM di Marsala-Perino. L’Aeronautica ha nelle proprie disponibilità pure due radar RAT 31 configurati nella versione mobile (DADR - Deployable Air Defence Radar).



“Il sistema Fadr ha eccellenti capacità di scoprire e tracciare i segnali radio a bassa frequenza di aerei e missili, può supportare diverse funzioni come la difesa da missili anti-radiazione e da contromisure elettroniche”, spiegano i manager di Selex-Finmeccanica. “In Italia il Fadr consente di controllare anche la presenza di missili balistici e di comunicare con gli altri punti di controllo nazionali e della NATO”. Le informazioni sulle caratteristiche tecniche e di funzionamento del sistema radar sono quasi tutte coperte da segreto militare. La brochure di Selex ES rivela solo che il Fixed Air Defence Radar opera in banda D e ha una portata sino a 470 km di distanza e 30 km in altezza, una potenza media irradiante di 2,5 kW e una potenza dell’impulso irradiato di 84 kW. L’antenna opera in una frequenza compresa tra 1,2 e 1,4 GHz (L-band), all’interno dello spettro delle cosiddette “microonde”.
A Borgo Sabotino, dopo l’entrata in funzione del Fadr RAT 31-DL presso il locale centro radar dell’Aeronautica militare, i residenti hanno denunciato l’insorgenza di anomale interferenze che impediscono il buon funzionamento degli strumenti elettronici d’utilizzo quotidiano. Con un’interrogazione parlamentare presentata il 6 febbraio 2014, alcuni senatori del Movimento 5 Stelle (primo firmatario Giuseppe Vacciano, passato poi al Gruppo Misto) hanno chiesto ai ministri della Difesa e della Salute “se siano a conoscenza dei problemi registrati a Borgo Sabotino e del corretto svolgimento degli atti e fatti che abbiano portato all’istallazione di antenne e apparecchiature simili, sia del grado dell’affidabilità di tale procedimento e dell’impianto funzionante per la salute dei cittadini residenti”. La risposta della ministra Roberta Pinotti è del 24 novembre 2014. “Una volta completate le installazioni del nuovo radar, allo scopo di tutelare la salute e la sicurezza dei luoghi di lavoro e degli abitanti delle zone limitrofe, verrà effettuata una campagna di misurazione dei campi elettromagnetici a cura del Centro Interforze Studi e Applicazioni Militari (CISAM), come sempre avviene in caso di installazione di nuovi sistemi radianti (sistemi trasmissivi e radar)”, scrive Pinotti. “Precedenti misurazioni effettuate dal CISAM presso enti in cui è installato il medesimo radar RAT-31DL hanno evidenziato valori di campo elettromagnetici inferiori ai valori di azione previsti per i lavoratori dall’articolo 208 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e, per quanto riguardar la popolazione all’esterno del sedime, inferiore ai valori previsti dalle linee guida della International Commission on Non Ionizing Radiation Protection (ICNIRP)”. Controlli cioè solo dopo l’accensione dei radar e comunque affidati sempre e solo a un centro - il CISAM di San Piero a Grado, Pisa – già Centro per le Applicazioni Militari dell’Energia Nucleare CAMEN - appartenente al Comando logistico della Marina militare.




A partire del dicembre 2014, proprio a Borgo Sabatino la 4^ Brigata Telecomunicazioni e Sistemi per la difesa aerea e l’Assistenza al volo di Borgo Piave (Latina) e l’azienda Selex ES hanno avviato una serie di test per verificare le potenzialità del sistema radar Fadr RAT 31-DL nell’“identificazione e il tracciamento dei detriti spaziali”. Le attività sperimentali sono state effettuate su mandato della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in vista della costituzione di un consorzio per la sorveglianza e monitoraggio dello spazio, nell’ambito dello Space Surveillance and Tracking Framework Programme, il programma finanziato dalla Commissione europea finalizzato alla raccolta e al coordinamento di tutte le informazioni radar e ottiche disponibili fra le nazioni partecipanti per “ridurre il rischio di collisioni fra sistemi orbitali efficienti e satelliti dismessi o i detriti spaziali che costituiscono un pericolo per i numerosi sistemi satellitari e spaziali indispensabili al funzionamento dei servizi strategici (navigazione aerea, telerilevamento, meteorologia, ecc.) e di comunicazione (TV, telefonia, ecc.)”.
L’AFORISMA
di Laura Margherita Volante


"I progressi della medicina per far vivere a lungo i ricchi
e per far sopravvivere i poveri"
                  ***


sabato 14 maggio 2016

ALLI BENIGNI LETTORI
Segnaliamo ai nostri lettori
il video sulla strage di Viareggio
nella rubrica “I Dossier di Odissea”.
                  ***
Privacy Policy