UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

martedì 21 febbraio 2017

MILANO. TEATRO OSCAR


Tradizioni Tradite adattato e diretto da Emanuele Drago da un lavoro di Emanuele Tremolada messo in scena al Teatro Oscar di Milano, è un testo ambizioso. Quanti spunti culturali mette in campo il discorso sulla tradizione è facilmente intuibile: politici, filosofici, estetici, artistici, letterari, musicali, teatrali…tanti quanti sono le forme sociali e i linguaggi, non solo verbali, che l’uomo ha elaborato e costruito nel corso della sua lunga parabola evolutiva. Quanti tradimenti, stravolgimenti, rivoluzionamenti, siano possibili di ciò che si è consolidato nella storia come tradizione, anche questo si può immaginare. Il postulato dell’autore viaggia su un doppio binario: “le tradizioni come fondamenta”, dunque qualcosa che sorregge e tiene in piedi, cioè di positivo; e le tradizioni come cascame deteriore, come istanza ricattatoria, soffocante, conservatrice. 


Trattandosi di uno spettacolo teatrale che ha privilegiato immagine, suono, ritmo, gestualità, danza, rispetto alla strutturazione logica della parola, il discorso è organizzato per simboli. Le figure simboliche della tradizione richiamano vari campi e hanno le sembianze di un Arlecchino (teatro dell’Arte), che però cammina e corre su una pedana da fitness ultra contemporanea dove esegue anche le sue evoluzioni ginniche; di una cantante lirica  in parrucca che canta arie mozartiane, di una pianista che suona melodie romantiche di Chopin, una ballerina classica che sembra uscita da un carillon, una figura fasciata di bianco che sembra volere uscire dall’armatura che l’avviluppa e la condiziona: quasi una crisalide che lotta col suo guscio per venire al modo. Il tutto mentre sul fondale velato da cellofan vorticano colorate immagini video che richiamano la optical art e suggestive maschere bianche danzano al ritmo sincopato di una musica da discoteca o da concerto pop. 


L’uso ben dosato delle luci rende il tutto lunare e sognante, estraniato, e gli spettatori non si preoccupano più di seguire un ordito che non si lascia afferrare, ma vanno dietro a queste strane figure che se non sentiamo più nostre, tuttavia ci sono ancora troppo familiari, per via di quella tradizione culturale che le ha fatte diventare “fondamenta”. Francamente non so quanti spettatori abbiano fino in fondo colto ciò che le note di regia segnalano come pista, e forse non è neppure importante. Conta essere stato dentro quei miti e quelle ragioni, e se poi lo sforzo di Arlecchino, della crisalide, della cantante lirica e della ballerina non riesce del tutto, va bene lo stesso: un po’ di sana tradizione in fondo non guasta.




In scena: Fabrizio Crista, Giuseppe De Bellis, Gabriella Foletto, Fiorella Fruscio,Vittoria Franchina, Barbara Sirotti. L’organizzazione è di Gloria Visconti Pellegatta, Produzione Pro4 Milano
Angelo Gaccione     
Milano. Piscitello in Corso Garibaldi


Rischi liquefazione da terremoti
per il costruendo Porto di Tremestieri
di Antonio Mazzeo


Gravi criticità ed errori progettuali, sovraesposizione ai venti e ai marosi, innumerevoli inabissamenti. Nasce a Messina proprio sotto una cattiva stella il nuovo approdo di Tremestieri che nelle intenzioni di amministratori, armatori e autorità portuale dovrebbe contribuire a liberare il centro storico dal transito dei tir ma che ha già divorato enormi risorse pubbliche. Sino ad oggi sotto accusa c’era la superficialità degli studi di fattibilità e localizzazione della megainfrastruttura in un’area dello Stretto non idonea. Adesso si scopre pure che progettisti e amministrazioni locali erano stati inutilmente allertati sul rischio che le costruende opere portuali possano cedere durante eventi sismici di non elevate intensità.
Il 18 dicembre 2009 l’assemblea generale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (presidente tale Angelo Balducci, una condanna definitiva a tre anni ed otto mesi per i reati di corruzione aggravata ed atti contrari ai doveri d’ufficio nell’appalto per la Scuola allievi carabinieri di Firenze e, in primo grado, a nove mesi con pena sospesa per concorso in rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio per gli appalti dei Grandi Eventi come il G8 a La Maddalena e i Campionati di nuoto a Roma nel 2009) approvava il Piano Regolatore Generale del Porto di Messina in cui erano integrate le opere previste per la realizzazione della “Piattaforma logistica intermodale di Tremestieri con annesso scalo portuale” (importo complessivo 73.579.820 euro). Soffermandosi sulle scelte di localizzazione del nuovo porto a sud della città, il Consiglio Superiore rilevava come nella redazione e approvazione del progetto preliminare di Tremestieri erano stati prodotti ben tre diversi documenti relativi agli aspetti geotecnici. Nello specifico, in un primo documento dal titolo Studio geologico-tecnico erano descritte le indagini e le prove geotecniche con un’elaborazione dei risultati. In un secondo documento (Relazione di calcolo delle opere marittime) erano trattati il dimensionamento geotecnico delle opere, la caratterizzazione geotecnica dei terreni presenti nell’area e alcune verifiche di stabilità globale. Infine, al progetto preliminare era allegata una Relazione geotecnica che comprendeva la caratterizzazione geotecnica dei terreni e le analisi per la valutazione della stabilità in condizioni sismiche dell’area di Tremestieri. “La distribuzione in diversi documenti degli aspetti geotecnici del progetto non si presta solo a rilievi di carattere formale, perché la normativa prescrive che questi, trattati unitariamente, siano oggetto di un unico elaborato”, ammonivano i componenti dell’Assemblea generale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. “Si evidenzia così la presenza, con riferimento alle stesse opere, di ben tre diverse caratterizzazioni geotecniche e tre diversi modelli di sottosuolo, che costituiscono elementi progettuali importanti e che devono essere definiti univocamente per le ovvie implicazioni sulla sicurezza delle opere”.
Per approfondire i delicati aspetti geologici dell’area per la nuova piattaforma logistica intermodale, il Consiglio Superiore preferiva soffermarsi sugli aspetti messi in evidenza dalla Relazione geotecnica, ritenuta “più esaustiva e convincente” nella caratterizzazione fisico-meccanica dei terreni, ma anche perché in tale relazione erano trattati i problemi, del tutto prioritari nell’area dello Stretto, riguardanti la stabilità del territorio sotto azioni sismiche severe. “A questo proposito, la citata relazione evidenzia chiaramente come i terreni presenti nell’area portuale presentino rischi di liquefazione sotto sisma, se si riferisce allo stato limite di salvaguardia della vita umana”, stigmatizzava l’organo dipendente del Ministero dei Lavori Pubblici. “Per lo stesso stato limite anche il pendio sottomarino risulta instabile. Inoltre, se si considerano i possibili incrementi di pressione interstiziale indotti dal sisma nel sottosuolo, le condizioni di stabilità potrebbero venire meno anche per bassi valori dell’accelerazione sismica”. Per esemplificare il linguaggio tecnico, per le costruende opere di Tremestieri è altissimo il pericolo che eventi sismici anche lievi possano produrre la cosiddetta “liquefazione” del terreno, esattamente come già accaduto per i terremoti nel centro-nord in Italia nel 2012 e nell’agosto 2016. “Il fenomeno della liquefazione del suolo è strettamente connesso alla natura del terreno della zona dove si verifica il terremoto”, riportano i testi scientifici in materia. In pratica, può accadere che un sedimento sottoposto a pressione e vibrazione perda temporaneamente resistenza e si comporti come un liquido denso. Questo può accadere su terreni sabbiosi o argillosi e in zone ricche d’acqua, con  conseguenze più o meno gravi: improvvise valanghe di fango (se la liquefazione interessa un versante collinare); cedimento di edifici, crolli, ecc..
“Alla luce di queste valutazioni e tenuto conto anche di alcune considerazioni conclusive della Relazione di calcolo delle opere marittime, inerenti la stabilità di alcune porzioni delle opere foranee, non sembrano sussistere le necessarie condizioni di sicurezza nelle aree interessate dalle nuove opere, tenuto conto dell’elevata sismicità della zona, e non risulta verificata la fattibilità delle opere in progetto”, concludeva la relazione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che però approvava il Piano regolatore del Porto di Messina. “A questo proposito, a parere di questo Consesso, è necessario riesaminare attentamente le soluzioni progettuali e i metodi e i modelli adottati per le verifiche geotecniche, non escludendo la necessità di adeguati interventi di miglioramento del terreno, propedeutici all’esecuzione delle nuove opere”.
Dal dicembre 2009 ad oggi non sembra siano stati fatti molti passi in avanti per mettere in sicurezza il nuovo Porto di Tremestieri dai frequentissimi e devastanti eventi sismici che caratterizzano l’area dello Stretto. “Le previsioni del Piano Regolatore dei Porti di Messina (PRP) contemplano la realizzazione, a terra, di opere ed infrastrutture che incideranno in maniera rilevante su terreni di fondazione, i quali, da indagini e studi effettuati, risultano suscettibili alla liquefazione sotto azione sismica a causa della particolare stratigrafia e litologia, come peraltro evidenziato dal Consiglio Superiore LL.PP. con voto n. 51/2009 del 18/12/2009”, osserva Leonardo Santoro, ingegnere capo del Genio Civile di Messina in una nota inviata il 26 ottobre scorso all’Autorità portuale, al Dipartimento Politiche del Territorio del Comune di Messina e all’Assessorato Ambiente e Territorio della Regione Siciliana, oggetto Procedura di valutazione ambientale strategica del PRP di Messina e Tremestieri. “Dal raffronto fra le previsioni della variante ambientale al PRG di Messina e gli elaborati del PRP risulta pertanto necessario produrre, ai fini del rilascio del parare ex art. 13 L. 64/74: studi geologici particolareggiati di tutta la fascia litoranea interessata dalle previsioni di PRP al fine di caratterizzare sotto il profilo sismico, geotecnico ed idraulico l’immediato sottosuolo sul quale si prevedono opere strutturali di una certa rilevanza; modifiche delle tavole urbanistiche delle previsioni di PRP inserendo le fasce di rispetto dei torrenti, garantendo il deflusso delle acque e il naturale sbocco a mare; studi di microzonazione sismica di II livello”. Nella suddetta nota, il Genio Civile di Messina evidenziava che il nuovo Piano Regolatore dei Porti era conforme alla variante del PRG del Comune di Messina risalente al 2002, ma “non già alla variante di tutela ambientale per la quale l’Amministrazione ha in itinere le procedure per il rilascio della Valutazione Ambientale Strategica e su cui questo ufficio ha evidenziato la presenza di numerose criticità fra cui la mancanza di studi geologici aggiornati e di fasce di rispetto dei torrenti”.
Pur rilasciando il 9 agosto 2016 il nulla osta idraulico al progetto per la Piattaforma intermodale di Tremestieri e il parere di “compatibilità sismica di massima delle opere da realizzare”, l’ing. Leonardo Santoro precisava tuttavia che l’autorizzazione per l’inizio dei lavori ai sensi dell’art. 18 della legge 64/74 (Provvedimenti per le costruzioni con particolari prescrizioni per le zone sismiche) “potrà essere rilasciata con il deposito del progetto esecutivo, da acquisire prima dei lavori”. Lo stesso ingegnere capo del Genio Civile, il 31 agosto 2016, alla pre-conferenza della Commissione regionale dei lavori pubblici convocata per esprimere un parere sul progetto definitivo per il nuovo Porto di Tremestieri, poneva in evidenza come erano state accertate “una serie di vulnerabilità dell’area scelta per la realizzazione dell’infrastruttura”, la cui “piena ed esclusiva” responsabilità “rimane dei soggetti istituzionali che hanno approvato in linea tecnica il progetto preliminare posto a base di gara”. Nello specifico, Santoro sottolineava le seguenti criticità di sito: presenza di numerosi corsi d’acqua che convergono nell’ambito della piattaforma logistica; forti acclività delle batimetriche dei fondali prospicienti l’area; esposizione a venti e correnti che espongono l’areale prescelto a frequenti fenomeni erosivi/insabbiamenti. “Negli ultimi cinque anni sono intervenuti continui e significativi mutamenti della morfologia del litorale interessato, presumibilmente riferibili anche ad interventi recentemente eseguiti a Sud di Tremestieri”, aggiunge l’Ingegnere capo del Genio Civile. “In particolare, in occasione di forti mareggiate del novembre 2014 e del febbraio 2015, si sono prodotti vistosi fenomeni di insabbiamento dello scalo esistente, di intensità mai riscontrata in precedenza, che hanno reso il porto non operativo per diverso tempo. Oltre al fenomeno sopra descritto si è determinato un sensibile aggravamento del processo erosivo interessante il litorale a Nord del porto con conseguente arretramento della linea di riva e conseguente stato di pericolo per edifici e strutture retrostanti”. Netta la presa di distanza dal progetto dell’ufficio dipendente dall’Assessorato regionale delle Infrastrutture e della mobilità, nelle conclusioni presentate in pre-conferenza. “Pertanto la presente relazione istruttoria viene svolta esclusivamente per dovere d’Ufficio, non condividendo lo scrivente il sito prescelto per l’allocazione dell’opera”, conclude Santoro.

Il Piano regolatore generale del porto di Messina e Tremestieri fu redatto negli anni della gestione dell’Autorità portuale dell’ingegnere-onorevole Vincenzo Garofalo, dal 2008 ad oggi membro della Camera dei deputati (prima con il Popolo delle libertà, poi con il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano). L’on. Garofalo ricopre l’incarico di vicepresidente della Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni e instancabilmente ha seguito tutto l’iter progettuale e finanziario del megaporto di Tremestieri. Presidente dell’Autorità portuale che diede alla luce il PRP l’ingegnere Dario Lo Bosco, professore associato dell’Università di Reggio Calabria (dove è stato direttore scientifico dei laboratori VIA-Valutazione incidenza ambientale delle infrastrutture territoriali e ferroviarie) e successivamente Presidente di Rfi, Rete Ferroviaria Italiana e del consiglio di amministrazione dell’Ast (Azienda Siciliana Trasporti), raggiunto da un mandato di cattura per concussione nell’ottobre 2015 nell’ambito di un’inchiesta del Tribunale di Palermo sull’acquisto di alcune attrezzature ferroviarie. Segretario generale dell’Autorità portuale era l’avvocato Mario Chiofalo, dall’aprile 2004 Cavaliere al merito della Repubblica italiana su proposta della Presidenza del Consiglio dei ministri, mentre responsabile dell’ufficio tecnico era l’ing. Francesco Di Sarcina, oggi segretario generale dell’AP. Il Piano regolatore del Porto fu approvato nel novembre 2007 dall’allora commissario straordinario del Comune di Messina, Gaspare Sinatra e comunque condiviso poi dalle amministrazioni comunali guidate da Giuseppe Buzzanca (city manager Gianfranco Scoglio) e da Renato Accorinti (assessore all’urbanistica l’ingegnere Sergio de Cola).
La redazione del progetto di Piano regolatore del Porto di Messina fu eseguita dalla Idrotec Srl di Milano (capofila), società d’ingegneria di opere idrauliche e marittime. Idrotec ha operato negli anni per conto di importanti industrie e società di costruzione italiane (Ansaldo, Saipem, Eni, Technip e Impregilo, capofila dell’associazione di imprese general contractor del Ponte sullo Stretto di Messina) e finanche delle forze armate statunitensi, US Navy e US Corps of Engineers. La società d’ingegneria ha firmato importanti e controversi progetti infrastrutturali (in particolare le opere per il terminal hub di Gioia Tauro, il masterplan portuale di Catania, il waterfront nel porto dell’isola de La Maddalena alla vigilia del vertice G8 del 2009 e alcune opere foranee nella laguna di Venezia - il famigerato MOSE – per conto del Consorzio Venezia Nuova di cui è socia e committente la Nuoca Coedmar di Chioggia, capofila del raggruppamento chiamato alla progettazione definitiva, esecutiva e alla realizzazione del terminal di Tremestieri). All’estero Idrotec è presente particolarmente in Albania, Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi, Montenegro, Oman, Repubblica Dominicana.
Alla stesura del PRP di Messina hanno contribuito pure la Viola Ingegneri e Architetti Associati di Cernobbio e Bonifica SpA, nota società d’ingegneria che già nel 2002 in associazione con Systra S.A. aveva eseguito per conto della Stretto di Messina un contestatissimo aggiornamento dello studio di impatto ambientale del Ponte. Sempre Bonifica, una decina di anni prima, aveva eseguito lo studio di fattibilità per il collegamento ferroviario e una prima superficiale valutazione ambientale del Ponte sullo Stretto. Anche Idrotec Srl di Milano è un’azienda moto conosciuta a Messina: essa compare infatti ancora tra i soggetti redattori del progetto definitivo della piattaforma logistica di Tremestieri per conto della Nuova Coedmar (aggiudicataria dell’appalto multimilionario in associazione con il consorzio di cooperative CCC  di Bologna). Idrotec e la Viola Ingegneri e Architetti Associati di Cernobbio hanno pure presentato nell’ottobre 2015, per conto dell’Autorità portuale, lo studio di fattibilità di un nuovo porto turistico nella zona falcata del porto di Messina (previsti centinaia di posti barca e investimenti infrastrutturali per 75 milioni di euro).
Nella primavera del 2012 Idrotec, in cordata con la Favero & Milan Ingegneria (capofila dei progettisti della Piattaforma logistica intermodale con annesso scalo portuale di Tremestieri), Urban Future Organization e i professionisti Benedetto Camerana, Erika Skabar, Alfredo Natoli, Gianluca Ardiri e Marcello D’Alia (figlio dell’ex sottosegretario Dc alla difesa on. Totò D’Alia e fratello dell’on. Giampiero, già vicesindaco di Messina e ministro della Pubblica amministrazione nel governo Letta con l’Udc, oggi parlamentare con i Centristi per l’Europa) hanno ottenuto il primo premio del concorso internazionale bandito dall’Amministrazione comunale peroritana per il “PIAU - Piano integrato per la ristrutturazione e riqualificazione urbana nell’area stazione marittima – Santa Cecilia” (il waterfront). 
Ancora cemento e asfalto, asfalto e cemento per gli affari in città dei soliti noti.
TEATRO A BOLOGNA

Barre Phillips
Giovedì 23 febbraio – Centro di Ricerca Musicale / Teatro San Leonardo, Via San Vitale 63 - Bologna ore 20.30 presentazione CEPI – Centre Européen Pour l’Improvisation (Puget-Ville, Provenza) incontro con Barre Phillips (presidente e fondatore CEPI)
a cura di Salvatore Panu

CEPI
Centro Europeo Per l'Improvvisazione
Il CEPI ha sede in Provenza, a Puget-Ville, nello stabile di fianco alla Cappella di Santa Filomena (XI sec.) e ha come finalità l'incontro attorno alla creazione attraverso l'improvvisazione. L'improvvisazione è, oggi più che mai, indispensabile come spazio di incontro fra gli esseri umani, che siano artisti o che provengano da altre discipline come le scienze, la filosofia, etc.. indispensabile perché l'improvvisatore, che si realizza lavorando insieme agli altri, non ha degli “a priori”, non ha un “programma” prestabilito che cerca di piazzare ma partecipa al lavoro istintivamente, in uno stato di “lâcher-prise”. E' così che vengono scoperti nuovi mezzi e nuove forme di creazione, nuove combinazioni delle forze umane.
Attualmente presidente del CEPI, Barre Phillips è musicista improvvisatore riconosciuto a livello mondiale. La sua registrazione del 1969 "Unaccompanied Barre" è stato il primo disco di contrabbasso solo nella storia dell'improvvisazione musicale. Nominato Cavaliere dell'Ordine delle Arti e delle Lettere nel 1988, Barre Phillips lavora in ambito jazzistico e dell'improvvisazione musicale da più di 50 anni. Lo stesso dicasi per il cinema (in particolare con Robert Kramer, Jacques Rivette), il balletto (Carolyn Carlson), il teatro (Antoine Bourseiller). Ha registrato circa 200 dischi e CD di cui 40 a proprio nome. (per approfondimenti: www.barrephillips-emir.org). Nella sua lunga carriera ha suonato dagli anni Sessanta in poi con Eric Dolphy, Jimmy Giuffre, Archie Shepp, Peter Nero, Attila Zoller, Lee Konitz and Marion Brown, Dave Holland, John Surman, Stu Martin, stabile con la London Jazz Composers Orchestra diretta da Barry Guy, con Ornette Coleman, Peter Kowald, Joëlle Léandre, Derek Bailey, Theo Jörgensmann, Aurélien Besnard, Peter Brötzmann, Evan Parker, Joe Maneri, Paul Bley, etc, etc...

Cos'è l'ìmprovvisazione?
Improvvisare: comporre senza preparazione sul momento e “in campo”. Noi tutti, nel nostro quotidiano, improvvisiamo senza rendercene conto. Quando durante una conversazione fra due o più persone la parola insorge nel momento: essa è come improvvisata... Ognuno utilizzando le sue conoscenze, le sue esperienze, può nutrire questo “via vai”. Le regole non sono prestabilite. C'è solo la necessità di una logica che permette lo scambio. Da una cinquantina d'anni alcuni musicisti utilizzano questo metodo, questa “conversazione”, per creare insieme.

Perché un centro per l'improvvisazione?
Oggi in Europa ci sono dei luoghi e delle residenze dedicate all'improvvisazione nel campo della musica e della danza. Tuttavia nessuno di questi centri è completamente specializzato al fine di sviluppare un lavoro essenzialmente pluridisciplinare. In effetti attualmente in numerosi ambiti (matematica, filosofia, etc...) il concetto di improvvisazione è molto studiato per la rilevanza che può avere per esempio in relazione ai meccanismi dell'intuizione. Il CEPI sarebbe un luogo di incontro unico in Europa che permetterebbe scambi e lavori di ricerca fra musicisti, scienziati, matematici, filosofi, etc... senza escludere ovviamente i processi creativi delle singole discipline. Questa trasversalità aprirebbe nuove strade tramite concerti, conferenze, incontri, attività didattica di alto perfezionamento, documentazione e archivi.


  

sabato 18 febbraio 2017

KAMEN’

La rivista di poesia e filosofia, Kamen’, diretta da Amedeo Anelli a Codogno, provincia di Lodi, è arrivata al 50° numero ed ha compiuto 26 anni. Sia in bosniaco che in sloveno il sostantivo kamen significa pietra, se è questo il senso che Anelli ha voluto attribuire alla testata, allora bisogna riconoscere che la sua creatura ha davvero una buona tempra ed è resistente come la pietra. Ventisei anni e 50 numeri per una rivista di questo genere non sono affatto uno scherzo. Questo cinquantesimo numero (pagg. 114 € 10,00) fa un magnifico regalo a noi estimatori dello scrittore Giuseppe Bonura, perché apre il fascicolo con oltre 40 pagine a lui dedicate. La sezione compresa sotto il titolo “Letteratura e giornalismo”, è curata, introdotta, e annotata, dall’ottimo Alessandro Zaccuri che si conferma una volta di più come il più appassionato, attento, devoto alla memoria dell’amico, che fino alla sua scomparsa ha condiviso le stesse pagine del quotidiano “Avvenire”, su cui Bonura ha esercitato la sua critica letteraria con un’acribia, un’onestà, e una credibilità piuttosto rare. Il Bonura critico, militante radicale ed estremista, non faceva sconti a nessuno: si poteva dissentire dai suoi giudizi, ma non erano mai dettati dalla malafede, semmai dal convincimento profondo che essendo il lavoro sulla letteratura preciso come quello di un maestro artigiano, non si poteva mistificare, e lui ne sapeva riconoscere i difetti perché possedeva quell’occhio esercitato che il buon maestro ha affinato sul campo in anni e anni di pratica con gli utensili più acconci e su una materia che non sempre si lascia plasmare e addomesticare. I brani riprodotti da Zaccuri danno un assaggio di questa sostanza di Bonura, il lettore ne è felicemente sorpreso e spiazzato perché è costretto a rivedere ciò che gli era sfuggito, ciò che la superficie aveva nascosto, e la sua intelligenza ne viene illuminata. Molti in questi scritti sono gli spunti che fanno di Bonura il “solitario” di cui parla Zaccuri, valgano per tutti quelli sul Manzoni. [A.G.]  
[Per contatti con la Redazione della rivista amedeo.anelli@alice.it 
Libreria Ticinum Editore Tel. 0383-212285]


   
LE RAGIONI DELLA SCISSIONE
di Franco Astengo


Al di là dell’esito concreto della vicenda interna al PD (che ci sia o non ci sia la scissione) è il caso di indagare a fondo la situazione che si sta profilando ricercandone le cause:
1).Primarie: istituzionalizzazione del sacrificio e del tragico senso di colpa che non trova una possibile riconciliazione. Da qui l’origine “vera” della scissione non tanto a livello di singoli ma a dimensione “sistemica” come si cercherà di argomentare.
2).Le primarie diventano il momento della legittimazione mitica che consegna a una persona la segreteria del partito, il controllo degli organismi dirigenti, il potere di nomina dei parlamentari e la guida del governo, l’elezione del capo dello Stato. Congiunte al premio di maggioranza, le primarie in astratto rendono possibile un comando assoluto che s’insinua, a partire dai riti del gazebo, in ogni ambito del potere pubblico (Il nuovismo realizzato di Michele Prospero.) Un comando assoluto che segna il confine tra il partito leaderistico (il PSI di Craxi), il partito – azienda con un capo (Berlusconi) e il partito personale (PdR)
3).Ancora una volta si dimostra come le forme della politica abbiano regole invalicabili che quando si superano attuando forzature più  o meno forti, come nel caso dell’attualità, alla fine  si rivelano pericolose per l’equilibrio degli assetti democratici. Per questo motivo l’eventuale scissione del PD (che se fosse mancata lo sarebbe soltanto per un atto di mero opportunismo) presenta in sé una sua razionalità: appare tutt’altro che inspiegabile proprio perché origina da un’evidente forzatura attuata in partenza, fin dai tempi dei plebisciti al riguardo delle candidature Prodi e Veltroni. Plebisciti, infatti, e non primarie “all’americana”. Plebisciti che consegnano un indiscutibile “potere di nomina”.
Nonostante l’esito del referendum del 4 Dicembre non è stato ancora sventato il pericolo di una codifica formale di un regime personalistico – autoritario che si intendeva e si intende realizzare in Italia sulla base di assunti dettati da poteri economici e finanziari esterni al sistema politico e ispirati nella sostanza dal documento di Rinascita democratica stilato dalla loggia massonica segreta P2 nel 1975. Sulla base di questi primi punti fermi è necessario indagare a fondo il fenomeno della personalizzazione così come questo si è realizzato nel corso degli ultimi decenni all’interno del quadro complesso del sistema politico italiano.
Scrive Rossana Rossanda: “ Penso che oggi ci sia un bisogno spontaneo della gente di avere più una persona cui collegarsi che un’idea”.


Questo fatto avviene in un momento di crisi profonda delle identità collettive e di vera e propria destrutturazione dell’agire politico ormai diluito nei rivoli del corporativismo.
Un fenomeno chiarito già negli anni centrali del “secolo breve” da Max Weber che, preso atto dell’esistenza di una tensione verso un legame rivolto al riguardo del leader da parte delle masse in ragione della ricerca del successo e quindi dell’esigenza di controllo del potere, spiegava come in assenza di una forte spinta ideale viene a mancare una capacità d’interpretazione degli eventi.
Sottolinea Weber, con un’affermazione di straordinaria attualità legata proprio al “caso italiano”: “ anche sui trionfi politici esteriormente più efficaci pende la maledizione della nullità”. Sembra proprio la fotografia del PdR all’indomani del vantato (e inesistente) 40,8% alle elezioni europee del 2014. Inesistente perché pochissimi hanno valutato quel risultato per quel che valeva anche sul piano numerico, drogato dall’astensione più elevata nella storia della Repubblica. Quello della presenza o dell’assenza della spinta ideale rappresenta il confine tra la direzione vera di un’organizzazione di massa che può anche essere interpretata da un soggetto identificato personalmente e il demagogo vanitoso che ride, recita, s’immerge nella finzione e la scambia egli stesso per il vero.
I partiti tramontavano e la nuova parola magica “leadership” risuonava nel mondo della politica italiana e procedeva senza che a nessuno venisse in mente un controllo analitico del suo significato.
Un’analisi non fatta che avrebbe dovuto svilupparsi, invece, attorno ad un punto: “il potere della persona” in Occidente rappresenta, in un’interpretazione di lungo periodo, una perdita secca rispetto a secoli di storia politico – giuridica occidentale che hanno separato la persona fisica dal potere.
Quando, da parte di analisti tacciati di eccessivo pessimismo, si accenna a un “arretramento storico” in atto è proprio a questo tipo di fenomeni cui si fa riferimento.
Un fenomeno del tutto diverso da quello, ad esempio, della solitudine del presidente americano che, come sottolinea Mauro Calise nel suo fondamentale “Il partito personale”: “trascende sì la funzione rappresentativa e concentra una grande autorità di comando ma questa è protetta, come accade nei sistemi sviluppati, da istituzioni complesse, da organizzazioni pubbliche che funzionano come procedure”.
Tutto questo non è inteso dalla personalizzazione all’italiana che discende dall’idea mal interpretata delle “vocazione maggioritaria” e dal conseguente meccanismo di primarie intese come plebiscitanti.

Su questi punti avviene la scissione: una rottura di fondo tra il soggetto che intende incarnare il plebiscito e il sistema democratico. Ben oltre a ciò che accadrà nella dimensione ridotta del PD tra chi entrerà e chi uscirà dalla porta girevole, tra un Pisapia che entra, un D’Alema che esce e un po’ di tremebondi che restano sull’uscio. I nodi verranno sicuramente al pettine e le scissioni dalla realtà si misureranno con il concreto.
Alli benigni lettori
Segnaliamo nella Rubrica “Segnali di Fumo”
il lungo e articolato saggio di Giovanni Bianchi
sulla fase politica attuale dal titolo “Senza fine”




venerdì 17 febbraio 2017

L’arresto del mariuolo.
di Franco Astengo


Venticinque anni fa, 17 febbraio 1992, l’arresto del “mariuolo” Mario Chiesa rappresentò l’avvio del rotolarsi di una valanga che travolse tutto il sistema politico italiano (in combinato disposto, è bene ricordarlo, con la caduta del muro di Berlino avvenuta due anni e mezzo prima).
Naturalmente avremo, a questo proposito, articolate ricostruzioni e analisi ma in questo momento mi farebbe piacere prendere atto di una sintesi contenuto nel libro di Giuseppe Tamburrano (uno degli “sconfitti”) “La Sinistra Italiana 1892-1992”, recentemente pubblicato dalla Fondazione Nenni. Queste le ultime righe del testo: “Dobbiamo rivoltare l’Italia come un calzino” disse il magistrato Camillo Davigo. E’ stata rivoltata l’Italia ne è uscito Berlusconi.
Dopo Berlusconi, aggiungiamo, è arrivato addirittura Renzi con il suo tentativo di cambiare non solo la Costituzione ma addirittura la natura Parlamentare della Repubblica (e a fianco di Renzi il “tragico” M5S). Una fase, quella tra il 1992 e oggi che rappresenta un monumento all’insipienza, l’arroganza, il pressapochismo di un’intera classe politica.
Una fase di arretramento culturale, crescita abnorme delle diseguaglianze sociali, sottrazione di democrazia. Ritorniamo alle conclusioni i Tamburrano: “Ventiquattro anni dopo, lo stesso Davigo, diventato nel frattempo presidente dell’Associazione nazionale magistrati, ha detto in un’intervista al “Corriere della Sera” (22 aprile 2016): i politici oggi rubano senza vergogna, è peggio di tangentopoli”.
Quest’affermazione del magistrato già componente del Pool “mani pulite”e ricordato da Tamburrano non è certo tacciabile di qualunquismo, almeno a nostro giudizio,  ma dettata dell’evidenza del fallimento della velleità di rispondere al malaffare con i partiti personali culla di quella che è stata definita “antipolitica”, con le liste civiche e i Sindaci eletti senza simbolo di partito. È stato un grande abbaglio quello di pensare di rispondere al procedere e all’intensificarsi del processo corruttivo avvenuto in assoluta continuità con il periodo dei grandi processi e dell’implosione del sistema attraverso l’invenzione di figure salvifiche provenienti dalla cosiddetta “società civile”.


Nel frattempo la corruzione è diventata sistema coinvolgendo giurisdizioni diverse, P3, P4, imprese e funzionari, faccendieri di vario ordine e grado: anche in virtù della divisione tra responsabilità amministrative e responsabilità politiche attuata attraverso le leggi “Bassanini”.
Dietro alle nuove forme di corruzione non c’è più la vecchia mappa dei partiti: oggi operano veri e propri comitati d’affari a conduzione privata che invadono il campo dell’amministrazione pubblica,  sfruttando anche nuovi campi d’intervento offerti dall’emergenza, come nel caso delle calamità naturali e delle ondate di migrazione. Si sono così create delle potenze private che operano nella gestione del pubblico intendendola come una sfera economica da conquistare al fine di sviluppare le proprie possibilità di lucro.
“La corruzione odierna (Michele Prospero “Il nuovismo realizzato”) è figlia non tanto dell’invadenza dei partiti ma della debolezza estrema dei partiti che nei territori sono soppiantati da figure spregiudicate indifferenti a colori politici. Essi conquistano lo spazio di governo in ragione delle risorse che mobilitano a proprio sostegno e dell’odore di affari che promettono di annusare una volta insediati al potere”.
La differenza con tangentopoli può essere così individuata, in conclusione, nell’emergere, in luogo dell’antica logica di scambio, di una commistione inestricabile tra imprese, politici, “società civile”, faccendieri, rappresentanti di organi statali in un coacervo nel quale gli affari sono –appunto- il tratto comune distintivo. La sola risposta sarebbe quella di ricostruire soggetti collettivi capaci di sviluppare spazi per l’esercizio di una politica democratica: ma tutti gli indicatori sembrano dimostrarci che l’establishment, al centro come in  periferia, si muove esattamente in direzione contraria.



Altro che obsoleta, la Nato con Mattis
si allarga a sud con un «Hub» di guerra
di Manlio Dinucci

Il ministro Pinotti

Alla riunione del Consiglio Nord Atlantico, apertasi ieri a Bruxelles, la ministra Pinotti e gli altri ministri europei della Difesa hanno tirato un sospiro di sollievo: la Nato non è «obsoleta», come aveva detto il presidente Trump. Nella sua prima dichiarazione ufficiale ieri a Bruxelles, il nuovo segretario statunitense alla Difesa, Jim Mattis, ha assicurato che la Nato resta «la base fondamentale per gli Stati uniti».
È «l’alleanza militare che nella storia ha avuto il maggior successo», ha detto ai giornalisti mentre era in volo per Bruxelles, portando come prova dell’impegno statunitense nella Alleanza il fatto che l’unico comando Nato con quartier generale negli Stati uniti è quello del Comandante supremo alleato per la trasformazione (Sact), carica già ricoperta dallo stesso Mattis. Il Sact, responsabile del Comitato militare (la più alta autorità militare della Nato), «promuove e controlla la continua trasformazione delle forze e capacità della Alleanza».
Negli ultimi 20 anni, ha sottolineato Mattis, la Nato si è trasformata (ha infatti inglobato tutti i paesi dell’ex Patto di Varsavia, tre della ex Urss e tre della ex Jugoslavia), ma «deve continuare a trasformarsi per adattarsi a ciò che è avvenuto nel 2014, anno di svolta in cui le nostre speranze di una qualche partnership con la Russia si sono dimostrate infruttuose». Occorre per questo  «essere certi che il legame transatlantico resti forte».
A riprova di ciò, il segretario generale della Nato Stoltenberg, nella sua dichiarazione congiunta con il segretario Mattis, ha confermato ieri che «truppe ed equipaggiamenti Usa stanno arrivando in Polonia e nei paesi baltici, dimostrando chiaramente la determinazione degli Stati uniti di stare a fianco dell’Europa in questi tempi travagliati».
Sotto comando degli Stati uniti (cui spetta la carica del Comandante supremo alleato in Europa), la Nato continua continua ad allargarsi ad Est, a rafforzare lo schieramento sul fronte orientale in funzione anti-Russia, nonostante le dichiarate intenzioni del presidente Trump di aprire un negoziato con Mosca. Allo stesso tempo, la Nato potenzia il fronte meridionale con nuovi dispositivi militari. «Oggi decideremo di costituire un nuovo Hub per il Sud presso il nostro Comando della forza congiunta a Napoli», ha annunciato Stoltenberg, sottolineando che «questo ci permetterà di valutare e affrontare le minacce provenienti dalla regione, a complemento del lavoro svolto dalla nostra nuova Divisione di intelligence costituita qui al quartier generale Nato».


Con grande soddisfazione della ministra  Pinotti, aumenta l’importanza dell’Italia in quella che Stoltenberg, aprendo il Consiglio Nord Atlantico, ha definito «proiezione di stabilità oltre i nostri confini». Il nuovo «Hub per il Sud», che verrà realizzato a Napoli, costituirà la base operativa per la proiezione di forze terrestri, aeree e navali in una «regione» dai contorni indefiniti, comprendente Nordafrica e Medioriente ma anche aree al di là di queste. È disponibile per tali operazioni la «Forza di risposta» della Nato, aumentata a 40mila uomini, in particolare la sua  «Forza di punta ad altissima prontezza operativa», che può essere proiettata in 48 ore «ovunque in qualsiasi momento».
Il nuovo «Hub per il Sud», realizzato presso il Comando della forza congiunta alleata con quartier generale a Lago Patria (Napoli), sarà agli ordini dell’agguerrita ammiraglia statunitense Michelle Howard che, oltre ad essere a capo del Comando Nato, è comandante delle Forze navali Usa per l’Europa e delle Forze navali Usa per l’Africa. Quindi anche il nuovo «Hub per il Sud» rientrerà nella catena di comando del Pentagono. Tutto questo costa. Mattis ha ribadito la richiesta perentoria che tutti gli alleati europei portino la spesa per la «difesa» ad almeno il 2% del Pil. Solo cinque paesi Nato hanno raggiunto o superato tale livello: Stati uniti (3,6%), Grecia, Gran Bretagna, Estonia, Polonia.
L’Italia è indietro con «appena» l’1,1% del Pil, ma sta facendo progressi: secondo i dati ufficiali Nato, la spesa italiana per la «difesa» è aumentata nel 2015-2016 da 17.642 a 19.980 milioni di euro, equivalenti in media a 55 milioni di euro al giorno. La spesa militare effettiva è molto più alta, dato che il bilancio della «difesa» non comprende le missioni militari all’estero, finanziate con un fondo specifico presso il Ministero dell’economia e delle finanze, né il costo di importanti armamenti finanziati anche dalla Legge di stabilità. Stoltenberg, felice, annuncia che finalmente la Nato «ha voltato pagina», accrescendo la spesa militare nel 2015-2016 del 3,8% in termini reali, ossia di circa 10 miliardi di dollari. La ministra Pinotti è fiduciosa che l’Italia arriverà al 2%, ossia a spendere 100 milioni di euro al giorno per la «difesa». Aumenterà la disoccupazione, ma avremo la soddisfazione di avere a Napoli il nuovo «Hub per il Sud».



Milano. Nobile alla Sormani


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