UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

domenica 12 agosto 2018

LETTURA 21
Aforismi per un giorno solo
di Nicolino Longo


“La mantide religiosa: assolutamente inappropriato l’aggettivo,
se si pensa che, dopo l’accoppiamento, essa banchetta
col corpo del proprio maschio”.

*
“Un atleta si fa chilometri di strada, per arrivare primo al traguardo. Il tabagista,
invece, chilometri di sigarette, per arrivare prima alla tomba”.

*
“Se vuoi essere sulla bocca di tutti, basterà far stampare, sui tovaglioli
di tutti, il tuo nome”.

*
 “Fu la nascita a condannarci alla morte.

 *
“C’è gente, a noi d’attorno, che s’ ‘innalza’ coi palazzi,
s’ ‘allarga’ colle macchinone, e s’ ‘appiattisce’, senza rendersene conto,
ogniqualvolta, poi, apre bocca per parlare”.

*
“Ad una penna, che ha, dentro di sé, fatti scottanti, e li tace, basterebbe
far bere un po’ d’inchiostro in più, e il rospo verrebbe sputato”.

*
“Se una curva ti sfida, affrontala sul rettifilo”.

*
“I capezzoli materni: le prime sigarette che l’essere umano fuma. Qualora
non ne rimanga soddisfatto, disse Freud,  continuerà, poi,
con quelle vere, da adulto”.

 *
“In politica, più si vince, più s’intinge. Fino a farsi anche la scarpetta”.

*
“Tirare l’aratro, per me, è stato una continua rottura di s/palle, disse
il bue al trattore, nel ringraziarlo, per averne preso il posto”.

*
“Una mente eccelsa: se troppo in alto sale, rischia di venirsi poi a trovare
senza più aria sotto le ali”.

*
“Ci sono artisti che non si rassegnano alla fine della loro carriera, e reagiscono
appoggiandosi a questo o a quel collega. Ma è solo un modo come un altro,
per non cadere da una parte, e precipitare dall’altra”.

*
“Vivere in un condominio è avere la casa di proprietà e pagarne l’affitto”.

*
“Nessun traguardo, in questo mondo, ci può esser di conforto,
quando ad aver la meglio, alla fine, è sempre la morte”.

*
“I Paesi Arabi nuotano nel petrolio. Noi, Occidentali, nella merda
del petrolio”.

*
“Gli occhi sono la bilancia, con cui l’uomo misura la bellezza di una donna.
Il cuore, quella con cui ne pesa l’amore che gli suscita”.

*
“Chi è nel fango e vi tende la mano, non lo fa per farsene tirar fuori, ma
per tirarci dentro anche voi”.

*
“Oggi, molte donne non si realizzano più, come un volta, facendo figli: ma
lavorando e restando figlie.”

*
“La vita è una guerra persa: la giovinezza, gli anni della sua avanzata;
la vecchiaia, quelli della sua ritirata”.

*
“Le medicine: facciamo presto a spedircele, ogni giorno, nello stomaco.
Ma, i loro effetti collaterali non saranno poi, di certo,
meno lesti di noi a spedirci all’altro mondo”.

*
“Alcune ragazze, al seguito del fisico nucleare, Enrico Fermi e suoi colleghi,
si ritrovarono, inspiegabilmente, incinte. Ma l’inghippo fu subito scoperto:
stavano lavorando, in Via Panisperma”.

*
“Anche il cane, nel suo piccolo, sa essere ‘geometra’: con le sue ripetute
alzate di gamba e spruzzi di urina, mette i ‘paletti’ al suo territorio”.

*
“Non solo pittori, anche falegnami sono stati spesso visti partecipare
a funerali di loro ‘opere morte’, e pagarne le ‘spese vive’ ”.





mercoledì 8 agosto 2018

IL PENSIERO DEL GIORNO
di Angelo Gaccione


In medio stat eros
Musulmane troppo vestite.
Cristiane troppo spogliate.




ALLI BENIGNI LETTORI

Segnaliamo gli scritti di Fulvio Papi, nella rubrica Agorà,
rilettura del Vangelo di Matteo. Di Gabriele Scaramuzza
sul recente libro di Eugenio Borgna, nella rubrica Litterae.
Di Matteo Marni su G. B. Sammartini nella rubrica Lumi.


Israele uccide ancora e la tregua salta
di Patrizia Cecconi


Ad essere preso di mira è stato un luogo che altrove sarebbe stato chiamato ufficio o sede di riunione, o sede politica, ma che Israele comunica alla stampa come “postazione di Hamas”.

Betlemme. Poche ore fa altre due giovani vite sono state uccise dalle armi israeliane a nord di Gaza. Ad essere preso di mira è stato un luogo che altrove sarebbe stato chiamato ufficio o sede di riunione, o sede politica, ma che Israele comunica alla stampa come “postazione di Hamas” riuscendo, per la magia mediatica che le parole giuste riescono a creare, a spegnere l’attenzione sul crimine appena commesso e ad accenderla sulla capacità evocativa di terrore che ha la definizione scelta e che giustifica gli omicidi a priori.
I due giovani uccisi si chiamavano Ahmad Murjan e Abed al-Hafez al-Silawi e facevano parte delle brigate Izz al Din al Qassam, vale a dire la resistenza armata di Hamas. Dire resistenza armata, forse è bene cominciare a chiarirlo anche negli articoli di cronaca, non significa dire necessariamente terrorismo, sarebbe come chiamare terrorismo l’arma dei bersaglieri perché, facendo parte dell’esercito possiede le armi!
È l’azione o meglio ancora la strategia che precede e segue le azioni che può essere o meno definita terrorismo e, in questo senso, la strategia israeliana e le sue azioni sono generalmente terrorismo puro sebbene percepite, per abilità lessico-mediatiche e patronage internazionale, come azioni difensive e niente affatto illegali. Per quanto Israele uccida impunemente e quindi a suo capriccio i palestinesi visto che, come scrive il giornalista israeliano Gideon Levy “il sangue palestinese è merce a costo zero”, una ragione precisa per uccidere a freddo i militanti della resistenza ogni volta che si profila una tregua con Hamas sicuramente esiste. La prima ragione che viene in mente è la provocazione. Cioè Israele provoca la resistenza palestinese per avere una risposta che poi, mediaticamente, userà come giustificazione alle sue azioni potendo giocare sulla confusione dei tempi azione-reazione e sulla benevolenza dei media mainstream che in gran numero sotto sotto il suo indiretto o diretto controllo.
Vediamo i fatti. Hamas, con la mediazione dell’Egitto, ha accettato i termini per una tregua che somiglia allo storico umiliante passaggio sotto le Forche Caudine dell’esercito romano ma, per quanto umiliante,  le condizioni sempre più drammatiche in cui Israele ha gettato la popolazione gazawa hanno  indotto la dirigenza di Hamas ad accettare. Ma Israele sembra il gigante ghiotto, quello che dopo il primo boccone vuole il secondo e dopo il secondo il terzo fino a non avere più bocconi da ingurgitare. Così ora Israele torna indietro e pone altre  condizioni e Hamas capisce il gioco e torna a sua volta indietro dicendo che sono inaccettabili. Israele sta giocando al gatto col topo sapendo che il popolo gazawo è allo stremo e non perdonerà ad Hamas di non accettare la tregua rinunciando così ai promessi sussidi umanitari.
Ma a Gaza c’è uno zoccolo duro e questo non è dato solo dalla resistenza organizzata. Lo ha dimostrato la partecipazione alla “Grande marcia”, per quanto se ne volesse dare la paternità ad Hamas la “Grande marcia” ha seguitato ad essere un movimento di popolo composto da moltissimi palestinesi che con Hamas non spartiscono niente.
Allora cos’è che vuole Israele?
La nostra analisi non è difficile, peraltro la dinamica dei fatti rispetta un copione ormai reiterato e facilmente riconoscibile, ma per aver il polso della situazione dall’interno abbiamo intervistato due palestinesi, uno di Fatah, che sceglie l’anonimato ma ci rilascia la sua opinione, ed uno di Gaza che ci autorizza a pubblicare il suo nome. Il palestinese di Rafah, nostra fonte attendibile abituale, ci dice che molto semplicemente questa tregua Israele non la vuole e non solo perché i falchi del governo ebraico seguitano a sognare una guerra genocidaria, ma perché la tregua porterebbe aiuti umanitari e questo restituirebbe ad Hamas un po’ di quella simpatia popolare che le durissime condizioni di gran parte del popolo gazawo gli hanno alienato. Quindi Israele alza continuamente la posta e ora non gli basta più la resa garantita da Hamas, ma mette altro sul tavolo delle trattative, come le informazioni sui suoi due soldati detenuti che, in realtà, erano già oggetto di trattative separate a prescindere dalla tregua.
Il nostro interlocutore di Gaza city invece -   il giornalista e video maker professionale Monther Rachid, estraneo ad ogni orientamento politico ma puro osservatore come ci tiene a precisare  - è convinto che Israele stia provocando la resistenza cercando di trascinarla in una guerra di cui gli esiti, dal punto di vista umano, sono facilmente e tragicamente prevedibili. Aggiunge che l’accettazione da parte di Hamas delle condizioni egiziane ha spiazzato Israele il quale quindi ha modificato le regole a tavolino – come ogni baro durante la partita sa fare, aggiungiamo noi – e pone come nuova condizione per consentire il passaggio di merci essenziali da Kerem Shalom l'ottenimento di  informazioni circa i suoi due soldati detenuti da Hamas. Secondo Monther Israele gioca sul disastro umanitario da lui stesso prodotto per far pressione su Hamas,  sapendo che gran parte del popolo di Gaza è ormai con l’acqua alla gola e davanti alla fame, come la Storia insegna, ogni governo perde potere sul proprio popolo. Insomma sembra un guerra fatta di battaglie di cui non si vede quale potrà essere quella definitiva, quella cioè capace di interrompere lo stillicidio di vite umane palestinesi e condurre Israele nell’alveo della legalità. La riconciliazione Fatah-Hamas ha sicuramente il suo peso in questo possibile percorso, ma forse proprio per questo, che non è un motivo di poco conto, quella riconciliazione sembra impossibile a realizzarsi. Intanto si aspetta la reazione delle brigate Al Qassam che farà dire ancora una volta  ai media, secondo prevedibile e noioso copione, che Hamas ha rotto la tregua.




I fatti e le chiacchiere
LAVORO: UN ALTRO CAPOLAVORO DEL JOB ACT
di Franco Astengo


L'Espresso di eri fornisce i dati sulle ispezioni nelle aziende per il 2017 segnalando il gran numero di irregolarità e le pochissime ispezioni eseguite.

Vigilanza contratti ( controlli dei Ministero)
Aziende ispezionate 122.240
Irregolari 73. 152
Lavoratori irregolari 88.484
Lavoratori in nero 38.775
Vigilanza previdenziale ( controlli dell'INPS)
Aziende ispezionate 24.291
Irregolari 15.458
Lavoratori irregolari 114.043
Lavoratori in nero 5.328
L'articolo precisa che il problema è quello del crollo delle ispezioni perchè non ha funzionato la riunificazione degli Ispettori di INPS, INAIL e Ministero del Lavoro che è rimasto sulla carta. Gli ispettori di INPS e INAIL infatti hanno ritenuto più conveniente non passare al Ministero e sono rientrati ai loro Enti con altri incarichi. Così tra il 2012 e il 2017 il numero delle ispezioni è crollato da 244.000 a 122.000 non superando il 2% delle aziende italiane. Si sono così persi per strada Seicento milioni  di euro solo nella lotta all’evasione dei contributi. A conti fatti, finora, è questo il risultato che salta più all’occhio dopo la costituzione della nuova Agenzia per le ispezioni sul lavoro, un altro capolavoro del Job Act. Conseguenza del Job Act: non solo aumento della precarietà ma anche intensificazione dello sfruttamento, aumento del lavoro nero, smantellamento delle strutture di controllo. Naturalmente il cosiddetto “Decreto Dignità” non prende in considerazione questi elementi: le cose serie, purtroppo, non fanno pubblicità, tweet, vacanze a Milano Marittima.


HIROSHIMA LA BARBARIE DEL SECOLO XX
di Matsui Kazumi


Oggi segna il 73 ° anniversario del bombardamento di Hiroshima, che con il bombardamento di Nagasaki 3 giorni dopo, ha causato la morte immediata di oltre 200.000 persone e la conseguente morte di altre decine di migliaia. Ogni anno, la città di Hiroshima commemora le vittime e chiede la pace e l'eliminazione delle armi nucleari. Pressenza riproduce la seguente dichiarazione di quest'anno.
Sono 73 anni fa e un lunedì mattina, proprio come oggi. Con il sole di mezza estate già in fiamme, Hiroshima inizia un altro giorno. Per favore ascolta quello che dico in seguito come se tu e i tuoi cari ci fossero. Alle 8:15 arriva un bagliore accecante. Una palla di fuoco più di un milione di gradi centigradi rilascia intense radiazioni, calore, e poi, una tremenda esplosione. Sotto la nube di funghi, le vite innocenti vengono spente mentre la città viene cancellata. "Sono così caldo! Mi sta uccidendo! "Da sotto case crollate, i bambini urlano per le loro madri.
"Acqua! Per favore, acqua! "Vengono gemiti e gemiti dal baratro della morte. Nel fetido odore di gente che brucia, le vittime girano come fantasmi, la loro carne è sbucciata e rossa. La pioggia nera cadeva dappertutto. Le scene dell'inferno bruciano nei loro ricordi e le radiazioni che divorano le loro menti ei loro corpi sono ancora oggi fonti di dolore per gli hibakusha che sopravvivono.
Oggi, con più di 14.000 testate nucleari rimanenti, cresce la probabilità che ciò che abbiamo visto a Hiroshima dopo l'esplosione quel giorno tornerà, per intento o incidente, a far precipitare le persone in agonia. Gli hibakusha , basati sulla loro intima conoscenza del terrore delle armi nucleari, stanno suonando un allarme contro la tentazione di possederli. Anno dopo anno, man mano che l' hibakusha diminuisce di numero, ascoltarli diventa sempre più cruciale. Un hibakusha di 20 anni dice: "Se si usano armi nucleari, ogni essere vivente sarà annientato. La nostra bellissima Terra sarà lasciata in rovina. I leader mondiali dovrebbero radunarsi nelle città bombardate con una bomba atomica, incontrare la nostra tragedia e, come minimo, impostare una rotta verso la libertà dalle armi nucleari. Voglio che gli esseri umani diventino buoni amministratori della creazione in grado di abolire le armi nucleari ". Chiede ai leader mondiali di focalizzare la loro ragione e intuizione sull'abolizione delle armi nucleari così da poter fare tesoro della vita ed evitare di distruggere la Terra. L'anno scorso, il Premio Nobel per la pace è andato all'ICAN, un'organizzazione che ha contribuito alla formazione del Trattato sul Proibizionismo delle Armi Nucleari. Quindi, lo spirito dell'hibakusha si sta diffondendo nel mondo. D'altra parte, alcuni paesi proclamano apertamente il nazionalismo egocentrico e modernizzano i loro arsenali nucleari, riaccendendo le tensioni che si erano alleviate con la fine della Guerra Fredda. Un altro hibakusha di 20 anni fa questo appello: "Spero che nessuna simile tragedia si ripresenti mai. Non dobbiamo mai permettere alla nostra di svanire nel passato dimenticato. Spero dal profondo del mio cuore che l'umanità applichi la nostra saggezza per rendere pacifica tutta la nostra Terra. "Se la famiglia umana dimentica la storia o smette di affrontarla, potremmo commettere nuovamente un terribile errore. Questo è esattamente il motivo per cui dobbiamo continuare a parlare di Hiroshima . Gli sforzi per eliminare le armi nucleari devono continuare sulla base di azioni intelligenti da parte dei leader di tutto il mondo.
La deterrenza nucleare e gli ombrelli nucleari ostentano il potere distruttivo delle armi nucleari e cercano di mantenere l'ordine internazionale generando paura nei paesi rivali. Questo approccio per garantire una sicurezza a lungo termine è intrinsecamente instabile ed estremamente pericoloso. I leader mondiali devono avere questa realtà impressa nei loro cuori mentre negoziano in buona fede l'eliminazione degli arsenali nucleari, che è un obbligo legale ai sensi del Trattato di non proliferazione nucleare. Inoltre, devono sforzarsi di rendere il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari una pietra miliare lungo il percorso verso un mondo libero da armi nucleari. Nella società civile, noi auspichiamo con fervore che l'allentamento delle tensioni nella penisola coreana proceda attraverso un dialogo pacifico. Perché i leader intraprendano azioni coraggiose, la società civile deve rispettare la diversità, instaurare una fiducia reciproca e rendere l'abolizione delle armi nucleari un valore condiviso da tutta l'umanità. Mayors for Peace, ora con più di 7.600 città associate in tutto il mondo, si concentrerà sulla creazione di quell'ambiente. Chiedo al governo giapponese di manifestare il magnifico pacifismo della Costituzione giapponese nel movimento verso l'entrata in vigore del Trattato sul Proibizionismo delle armi nucleari svolgendo il proprio ruolo, guidando la comunità internazionale verso il dialogo e la cooperazione per un mondo senza nucleare Armi. Inoltre, con la presente richiedo un'espansione delle zone di pioggia nera insieme a maggiore preoccupazione e assistenza migliorata per le molte persone che soffrono gli effetti mentali e fisici delle radiazioni, specialmente l' hibakusha , la cui età media supera ora gli 82 anni.
Oggi rinnoviamo il nostro impegno e offriamo una sincera consolazione alle anime di tutte le vittime della bomba atomica. Insieme a Nagasaki, l'altra città bombardata con una bomba atomica, e con gran parte della popolazione mondiale, Hiroshima si impegna a fare tutto quanto è in nostro potere per raggiungere una pace mondiale duratura e l'abolizione delle armi nucleari.
[*Mayor The City of Hiroshima]


Aforismi Irriverenti
di Nicolino Longo


“Il più grande sbaglio di Dio, per il quale si rammarica ancora oggi,
è quello di essersi fatto creare dall’uomo”.

*
“A questo mondo, chi ha le mani bucate, è uno sprecone. E chi mai, potrebbe,
dunque, esserlo più del Cristo, avendo, Egli, oltre le mani,
bucate, anche i piedi?”.

*
“La parola di Dio è quella che gli mise in bocca l’uomo”.

*
“La confessione è stata sempre un’istigazione, bell’e buona, ai grandi peccati,
consapevole, ogni peccatore, che ne sarebbe stato, poi,
segretamente assolto, tramite la confessione stessa, dal sacerdote”.

*
“Se sono ateo, lo sono per colpa di Dio che, quando mi ha creato,
ha dimenticato di apporvi la sua firma sotto”.

*
“Nessuno osi più dire, ‘Sàlvino Salvini’, quando ad annegare, sono donne
e anche bambini”.

*
“La magia d’un pugno: dato in testa ad un cieco, questi potrà vedere almeno le stelle”.

martedì 7 agosto 2018

La strage infinita


Dopo i quattro migranti morti in un incidente sul lavoro - che questo sia ben chiaro - sabato scorso, oggi ne sono morti altri 12, nelle campagne di Foggia. Anche questa è una strage di lavoro. 16 nostri fratelli di classe, sfruttati peggio delle bestie nei campi per pochi euro al giorno. Non sapremo mai i loro nomi.
Quello che sappiamo è che, dopo qualche indagine, ci diranno che si tratta di una fatalità, al massimo verrà alla luce, come negli anni scorsi, qualche squallida storia di caporalato. Come ogni estate. Ma succederà di nuovo, perché nessuno ha interesse a fermare lo sfruttamento bestiale che porta frutta e pomodori, insanguinati, sulle nostre tavole.
Così come si è ripetuta - sempre oggi - una riedizione della strage di Viareggio (29 giugno 2009): questa volta sul raccordo stradale di Borgo Panigale, Bologna. Un Tir carico di materiale infiammabile, 2 morti e una settantina di feriti finora. Merci pericolose che viaggiano senza alcuna misura di sicurezza, autisti costretti a guidare fino allo sfinimento (tutti sanno che le schede che registrano il chilometraggio si taroccano) perché gli affari, il mercato, non si possono fermare, le misure di sicurezza sono un impedimento, sono i “lacci e lacciuoli” tanto deprecati negli scorsi anni da industriali e politici, che frenano il “progresso”. Qui l’unico progresso è quello dei capitalisti. Noi possiamo solo sperare di non essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. E, alla faccia di chi sbraita “prima gli italiani”, oggi si  dimostra, una volta ancora, che non c’è alcuna differenza, i padroni sfruttano e ammazzano italiani e stranieri, bianchi e neri, senza alcuno scrupolo, perché, a loro interessa solo il profitto. Ma, per una volta, facciamoci una domanda: vogliamo davvero - noi, i nostri cari, i compagni di lavoro, gli sconosciuti che incontriamo tutti i giorni, qualunque sia il colore della loro pelle - essere la carne da macello che permette agli sfruttatori di arricchirsi ancora di più sul nostro sangue e sulla nostra vita? Se la risposta è no, ricominciamo a pensare di unirci, organizzarci e lottare per rovesciare questo sistema sociale, barbaro e inumano, che si chiama capitalismo.
Centro di Iniziativa Proletaria “G: Tagarelli” 
Sesto San Giovanni (Milano)
DA MARCINELLE A FOGGIA:
LA STRISCIA DI SANGUE DELLO SFRUTTAMENTO 
di Franco Astengo

8 agosto 1956 - 8 agosto 2018. Ancora e sempre per non dimenticare.
Ancora e sempre per testimoniare la sofferenza, la fatica, il martirio del lavoro.
Non dovrà mai esserci tregua per chi sfrutta il lavoro altrui in modo ignobile e disumano.
A sessantadue anni da Marcinelle assistiamo, oggi come sempre, alla realtà  dello sfruttamento del lavoro.
Ancora si considera chi lotta per una società giusta come un sovversivo dell’ordine costituito, un perturbatore dei tranquilli ozi delle classi agiate. Oggi come allora.
Dalle classi dominanti non arriva mai un segnale di comprensione della vastità dei delitti commessi in nome dell’indiscriminata accumulazione del profitto. Anzi verifichiamo una intensificazione, un accanimento nello schiacciare i più deboli, come dimostra la vicenda dell’emigrazione.
Un accanimento che i Governi agevolano e i possessori dell’informazione non solo giustificano ma anzi esaltano in un crescendo di inaccettabile mistificazione. Emergono così istinti di persecuzione razzistica che fanno presa sui comportamenti di massa in una dimensione molto pericolosa. Oggi qualcuno farà finta di piangere lacrime di coccodrillo. Da Marcinelle a Foggia questa striscia di sangue non ci richiama semplicemente al lutto e al dolore. La memoria di Marcinelle ci richiama all’eternità insuperabile della lotta di classe per l’emancipazione sociale, alla lotta contro l’insopprimibile realtà dello sfruttamento che nessuna evoluzione tecnologica riuscirà a cancellare. Non possiamo cancellare le idee di rivolta per sovvertirne il corso soffocatore della dignità umana e scolpire per sempre nella nostra memoria episodi come questo risulta necessario per andare avanti nel corso della storia. La tragedia di Marcinelle però continua nel tempo a dimostrazione di quanto fin qui sostenuto al riguardo dell’eterno sfruttamento della povera gente. Ecco di seguito l’ultimo fatto luttuoso che colleghiamo idealmente proprio a quanto avvenuto in Belgio sessantadue anni or sono:
“Ennesima tragedia della strada nel foggiano. Dodici persone, tutte migranti, sono morte nell'incidente stradale avvenuto nel pomeriggio di lunedì 6 agosto, lungo la statale 16 all'altezza dello svincolo per Ripalta, nelle campagne di Lesina. Un furgone con targa bulgara con a bordo tutti passeggeri extracomunitari, si è scontrato frontalmente con un camion carico di farinacei. I migranti, prevalentemente africani, così come già accaduto  non avevano con sé documenti di riconoscimento, pertanto risulta difficile l'identificazione. Una tragedia, dunque, che avviene a distanza di pochi giorni dall'altro sinistro stradale mortale avvenuto lungo la provinciale 105 tra Castelluccio dei Sauri e Ascoli Satriano dove sono deceduti 4 braccianti agricoli  impegnati nella raccolta del pomodori.”


“PROLETARI DI TUTTI I PAESI UNITEVI!”
Ricordiamo sinteticamente i fatti di Marcinelle:
Una delle più gravi tragedie minerarie della storia si verificò l’8 agosto 1956, nella miniera di carbone di Bois du Cazier (appena fuori la cittadina belga di Marcinelle) dove si sviluppò un incendio che causò una strage.
262 minatori morirono, per le ustioni, il fumo e i gas tossici. 136 erano italiani. Causa dell’incidente fu un malinteso sui tempi di avvio degli ascensori. Si disse che all’origine del disastro fu un’incomprensione tra i minatori, che dal fondo del pozzo caricavano sul montacarichi i vagoncini con il carbone, e i manovratori in superficie. Il montacarichi, avviato al momento sbagliato, urtò contro una trave d’acciaio, tranciando un cavo dell’alta tensione, una conduttura dell’olio e un tubo dell’aria compressa.
Erano le 8 e 10 quando le scintille causate dal corto circuito fecero incendiare 800 litri di olio in polvere e le strutture in legno del pozzo. L’incendio si estese alle gallerie superiori, mentre sotto, a 1.035 metri sottoterra, i minatori venivano soffocati dal fumo. Solo sette operai riuscirono a risalire. In totale si salvarono in 12. Il 22 agosto, dopo due settimane di ricerche, mentre una fumata nera e acre continuava a uscire dal pozzo sinistrato, uno dei soccorritori che tornava dalle viscere della miniera non poté che lanciare un grido di orrore: «Tutti cadaveri!». Ci furono due processi, che portarono nel 1964 alla condanna di un ingegnere (a 6 mesi con la condizionale). In ricordo della tragedia, oggi la miniera Bois du Cazier è patrimonio Unesco. La tragedia della miniera di carbone di Marcinelle è  stata soprattutto una tragedia degli italiani immigrati in Belgio nel dopoguerra. Tra il 1946 e il 1956 più di 140mila italiani varcarono le Alpi per andare a lavorare nelle miniere di carbone della Vallonia. Era il prezzo di un accordo tra Italia e Belgio che prevedeva un gigantesco baratto: l’Italia doveva inviare in Belgio 2mila uomini a settimana e, in cambio dell’afflusso di braccia, Bruxelles si impegnava a fornire a Roma 200 chilogrammi di carbone al giorno per ogni minatore. Il nostro Paese a quell’epoca soffriva ancora degli strascichi della guerra: 2 milioni di disoccupati e grandi zone ridotte in miseria. Nella parte francofona del Belgio, invece, la mancanza di manodopera nelle miniere di carbone frenava la produzione. Così si arrivò al durissimo accordo italo-belga. Tra il 1946 e il 1956, quasi 500 operai italiani trovarono così la morte nelle miniere belghe, senza contare il lento flagello delle malattie d’origine professionale, tra cui la silicosi che mieterono vittime ancora per decenni, in molti casi senza alcun riconoscimento delle malattie professionali.

lunedì 6 agosto 2018


IL PENSIERO DEL GIORNO
Milano. Si sta come pesci sugli alberi appesi.
Livia Corona

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