MILANO TI SORPRENDE SEMPRE
di Angelo Gaccione

Piazza Fontana
Non dimenticarmi
Si può dire tutto il male del mondo di Milano, ma alla fine ti
sorprende sempre e finisci per riconciliarti con questa città, per tornare a
provarne affetto, a gioire con le sue gioie e a dolerti con il suo dolore.
Capita così a me e credo capiti a tanti che non vi sono nati, ma la sentono
come carne viva della propria carne. Perché ne ha subite tante, perché ha
resistito con generosità, perché vorrebbero vederla in ginocchio e sanno che se
cadesse verrebbe meno il baluardo più robusto del Paese, la città simbolo della
Liberazione. Ferruccio Ascari è un artista non milanese, è nato a Campi Salentina, in provincia di Lecce, ma ha voluto
ricordare le 137 vittime delle otto stragi che hanno insanguinato l’Italia a
partire da quella di Piazza Fontana del 1969, con una installazione da
collocare in quella che è diventata la piazza più affollata di simboli
dell’intera città ambrosiana, e forse della nazione intera.
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| Piazza Fontana |
C’è la banca su cui è murata la lapide con i nomi dei massacrati; ci sono 18 formelle in bronzo fissate per terra con incisi i nomi delle vittime che girano a cerchio attorno alla fontana del Piermarini e alle sculture di Giuseppe Franchi che la adornano; ci sono le due lapidi per Pinelli; c’è il tiglio in ricordo di Chico Mendes, il difensore della foresta amazzonica, e il globo che simboleggia la terra con la scritta sulle motivazioni; c’è il palazzo dell’Arcivescovado dove il cardinale Schuster aveva tentato di fare incontrare Mussolini e i partigiani per evitare la guerra civile; c’è l’ex Palazzo del Capitano di Giustizia e la lapide con i nomi dei patrioti condannati per cospirazione, e ora si è aggiunta l’opera di Ferruccio Ascari dal titolo Non dimenticarmi.
Si tratta di una singolare installazione composta da 137 steli di ferro intrecciati fra loro: ogni stelo ricorda una delle vittime tutte legate dal destino comune della morte. “Ad ogni stelo, in cima ricurvo, è sospesa una campana a vento. Sollecitate dal vento le campane risuonano, diventano voci, le voci delle vittime”. Questa esile e simbolica foresta fatta di tubi arrugginiti, non celebra eroi della storia, celebra il nostro tempo, celebra uomini e donne comuni che il terrore ha colpito a tradimento, ha ammazzato alla cieca. “Avrei potuto mitigarne la brutalità verniciando il ferro, ma ho scelto di non farlo. Fintanto che non verrà il giorno in cui sarà, con chiarezza, riconosciuta la responsabilità degli ‘apparati deviati’ dello Stato in quelle stragi, quella ruggine non sarà rimossa dal ferro di cui è fatta quest’opera e la nostra memoria”, così ha detto lo scultore ammonendoci a vigilare, a tenere desta la memoria.
Il Comitato di cittadini che ha sostenuto la donazione dell’opera alla città di Milano, si chiama Non Dimenticarmi. Un bel nome, e noi non dimenticheremo. Non dimenticheremo Piazza Fontana (1969), Gioia Tauro con le bombe al treno la “Freccia del Sud” (1970), Peteano (1972), la Questura di Milano (1973), il treno Italicus (1974), Piazza della Loggia a Brescia (1974), la bomba di Piazzale Arnaldo a Brescia (1976), la Stazione di Bologna (1980). Veniteci in piazza Fontana, veniteci spesso; teniamo viva la memoria collettiva, la memoria di popolo: tutto quel sangue innocente è ora riunito qui, in questa scultura, in questo spazio pubblico, in questo spazio nostro.




