DALL’INFANZIA ALL’ADOLESCENZA
di Zaccaria Gallo
Non più Bambine è il
secondo lavoro discografico di Davide Di Chio per Abeat (2026) e, questa volta
in duo con il contrabbassista Andrea Gallo, ed è un progetto significativo, nel
quale i brani si distinguono per un lirismo intenso e una naturale cantabilità,
elementi che rendono l’ascolto immediatamente coinvolgente. Il disco è dedicato
a due giovani figlie di Di Chio, Eleonora e Valentina, non più bambine, con una
musica che stabilisce una certa continuità col passato. L’ascolto del dialogo intimo tra la chitarra classica
di Davide Di Chio e il contrabbasso di Andrea Gallo evoca profonde sfumature emotive,
guidando l’ascoltatore in un vero e proprio viaggio interiore e generando un
mix di sentimenti contrastanti e suggestivi. Il timbro caldo della chitarra e
le note profonde del contrabbasso richiamano il passaggio del tempo e la fine
dell’infanzia, che sono sentimenti propri della nostalgia e della malinconia. L’essenzialità
del duo crea l’atmosfera di un segreto sussurrato, avvolgendo chi ascolta in
una dimensione privata e protetta. L’equilibrio tra i due strumenti trasmette, poi,
un senso di quiete, ideale per la riflessione e il rilassamento e i continui
scambi e le improvvisazioni tra i due musicisti mantengono viva l’attenzione,
regalando momenti di inattesa bellezza lineare. Un disco, dunque sul crescere e
sull’abbandono del tempo passato, attraverso un’evoluzione e una maturazione
intrinseca che risiede in ognuno di noi.
La musica parla con la voce del cuore e attraversa spazi di immacolata bellezza, profuma di magia, di quelle piccole cose che hanno significato quando non le abbiamo più con noi. Non più bambine è un omaggio al diventare grandi e lo fa con tanti tasselli di tempo e silenzio che ci prendono per mano e ci portano nel nostro lontano. Prendiamone alcuni di questi tasselli, per fare un esempio. Rainbow è il primo singolo estratto dall’album, un perfetto esempio dell’intenso lirismo e della profonda sintonia tra chitarra e contrabbasso. Rappresenta una tavolozza di colori emotivi che simboleggia la transizione e la varietà delle sensazioni legate al diventare grandi. L’arcobaleno diventa metafora visiva di una rinascita dopo il cambiamento. Il brano si poggia su sonorità sognanti e rarefatte che richiamano lo stile post-rock/ambient. La struttura è lineare ed evocativa, costruita su continui scambi in cui la chitarra stende campiture melodiche e il contrabbasso colora le frequenze basse senza mai appesantire la trama. Una storia duratura è il brano di chiusura del disco e affronta il tema della persistenza dei legami e dei ricordi, nonostante il tempo che passa. Racconta la consapevolezza che le radici e l’affetto familiare restano stabili di fronte alle evoluzioni della vita. Presenta un andamento più circolare e disteso rispetto agli altri pezzi. La chitarra classica segue un arpeggio continuo e rassicurante, mentre il contrabbasso si inserisce con note lunghe e profonde, conferendo al finale dell’album una sensazione di stabilità e risoluzione emotiva. Un buco nel cuore esprime il senso di vuoto, la malinconia e quel piccolo strappo interiore che i genitori provano quando vedono i propri figli abbandonare l’infanzia.
Rappresenta la fragilità umana di fronte ai distacchi necessari della crescita. La composizione è minimalista ed essenziale. La struttura si gioca tutta sulle sottrazioni e sui silenzi tra le note: i fraseggi della chitarra sono interrotti da pause eloquenti, supportati dal tocco pizzicato del contrabbasso che accentua l’atmosfera drammatica ma composta del pezzo. Nella musica classica il tema dei bambini che lasciano l’infanzia e il loro percorso di crescita, non è molto frequente. Robert Schumann, per esempio, nell’Album fur die Jugend (Albo per la gioventù) scrive una raccolta di brani destinati ai giovani pianisti che lui segue idealmente nel loro sviluppo musicale. Un po’ più appropriati ci sembrano, invece, i riferimenti a Petr Il’ic Cajkovskij che compone Album pre mladez op. 39, in cui sono rappresentate scene dell’infanzia e della crescita e Claude Debussy che scrive Children’s Corner, dedicato alla figlia Chouchou. Entrambe le opere non raccontano una storia precisa, ma evocano un mondo interiore, quello dell’infanzia, osservato con tenerezza, nostalgia e stupore e sono due capolavori molto diversi fra di loro. Nella musica di Cajkovskij ogni brano è una finestra aperta sul momento della crescita: il risveglio, il gioco, una preghiera, una bambola che si rompe, una marcia immaginaria, una fiaba raccontata la sera. Il musicista non guarda il bambino dall’alto, ma si mette alla sua altezza, e la musica conserva lo stupore di chi scopre il mondo per la prima volta. Dietro quella semplicità si avverte, però, la malinconia dell’adulto, che sa quanto fragile sia quel tempo: l’infanzia non viene trattenuta e viene salutata con gratitudine.

Schumann

Debussy, invece, dedica la sua suite, alla figlia Emma, chiamata affettuosamente Chouchou. Non è la descrizione dell’infanzia, ma il sogno dell’infanzia e il tutto è visto attraverso la fantasia: un elefante che danza, il frammento di un pupazzo di neve che si scioglie al sole, un pastorello tra i prati, fuochi d’artificio che illuminano il cielo, l’acqua, la luce, i colori e il silenzio. Debussy dipinge, più che raccontare e le melodie sembrano nascere dalla luce stessa, come riflessi sull’acqua, oppure si ha l’idea di trovarsi in una stanza piena di questi giocattoli, quando gli adulti spengono la luce e gli oggetti all’improvviso respirano: gli animali di pezza imparano a danzare, la neve canta prima di sciogliersi e la luna entra dalla finestra per ascoltare un pianoforte. Debussy guarda il bambino mentre cresce, con la dolce consapevolezza che il tempo lo porterà lontano, entra nel suo immaginario e lo abita dall’interno, come se per qualche istante tornasse egli stesso bambino. Ma c’è un altro grande musicista legato alla musica e all'infanzia ed è Wolfgang Amadeus Mozart.

Debussy






