UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

domenica 27 settembre 2015

HANNO UCCISO IL LAGO, NON LASCIAMOGLI FINIRE L'OPERA!!
di Monica Fasano

Milano. Dopo la cancellazione violenta del laghetto di via Triboniano 240, utilizzando l'area come deposito di expo-terra riportata, il Comune si appresta a completare l'opera: vuole usare quello che resta della piccola oasi per la stessa finalità, cioè trasformarla in altro deposito (dei resti dell'Expo? Ma questo è un dettaglio) cancellando pertanto definitivamente gli alberi ed il verde rimasto.
Monica Fasano è la responsabile di un posto che rappresenta oggi, oltre ad un punto di ristoro, un rifugio per cani, gatti e altri animali abbandonati o di proprietari in difficoltà. Animali che altrimenti, sarebbero finiti in strada. Monica sta quindi facendo, nell'oasi di via Triboniano, anche un'opera socialmente utile, agli animali ed agli umani. Ci sono anche animali da cortile (capre, galline ecc.). Ma il Comune vuole cancellare questa piccola e viva arca di Noè per trasformarla in uno sterile e defunto deposito!!! Ha intimato a Monica di sbarazzarsi di "tutto" entro 60 giorni.
Quel "tutto" è vivo e lì vive libero e felice. C'è anche un dolcissimo cane focomelico, tipo dalmata, salvato da soppressione sicura. Ha solo 3 zampe, ma lui non lo sa perché lì è uguale a tutti gli altri.
Ma con tutti i posti senza verde e animali a disposizione, perché il Comune deve distruggere l’oasi dell’ex laghetto di  Via Triboniano?
Grazie a chi condividerà e sosterrà in Rete, con la proprio firma, la preservazione del piccolo polmone verde.
***


Politica ed Economia: rinasce la Commedia dell’Arte
di Paolo Maria Di Stefano


…E poi, la folgorazione: da lungo tempo superato il mezzo del cammin di nostra vita, ho finalmente trovato la definizione di Politica! Meglio: la descrizione delle sue componenti essenziali, degli elementi distintivi da qualsiasi altra attività umana, proprio quelli che hanno tormentato la vita di Filosofi e uomini di cultura fin dall’inizio della storia dell’umanità. Non dei politici, naturalmente, troppo impegnati in quello che loro chiamano “fare” e troppo convinti che quel “fare” debba innanzitutto portare a prodotti adatti a soddisfare bisogni propri e tutelare altrettanto propri interessi.
Con una concessione ai bisogni ed agli interessi del ristretto gruppo di appartenenza.
E questi sono gli elementi essenziali, in assenza anche di uno soltanto dei quali non è possibile parlare di Politica e neppure di politiche:
1. l’esistenza di un “canovaccio”, di una traccia schematica di riferimento senza la quale sarebbe particolarmente difficile coagulare i propri con gli interessi di altri, necessario per moltiplicare le forze dei singoli, altrimenti insufficienti. Raggiungere un qualsiasi obbiettivo è di gran lunga più facile quando in qualche modo ci si unisce. E a sua volta l’unione è meno difficile se in qualche modo si disegna una traccia di cammino.
Non si ha la certezza del risultato, ovviamente, ma una maggiore probabilità di riuscita sì.
2. la “improvvisazione”, che consiste nell’“inventare” quanto di volta in volta ritenuto meglio adatto a consentire lo sviluppo del canovaccio e l’eventuale raggiungimento di ogni singolo obbiettivo, e dunque anche – se e quando necessario ed opportuno – creare il consenso del pubblico cui ci si rivolge.
3. il “mestiere” o “la professione”, che indica una qualità di chi alla Politica vuole dedicarsi: quella di “farlo per mestiere o per professione”, cioè con una conoscenza certamente pratica del fenomeno, non necessariamente anche “scientifica”. Soprattutto o esclusivamente “pratica” dal momento che ogniqualvolta “la scienza” intervenga, la “pratica” si complica fino a divenire impossibile.
Naturalmente, non ho potuto non notare come gli stessi elementi essenziali siano propri anche dell’economia. Meglio: del sistema economico con il quale viviamo.
1 bis. L’esistenza di un “canovaccio”. In economia, la traccia schematica di riferimento è costituita dalla creazione di profitto a vantaggio del capitale impegnato in una con l’affermazione della necessità di una libertà assoluta nei comportamenti. E si tratta di una pura indicazione di intenti, dal momento che quanto ai modi per fare profitto ciascuno è lasciato libero di muoversi come gli pare. Non a caso nelle nostre Università si insegna ancora che l’economia è un fenomeno che nulla ha a che vedere con l’etica, con la morale, con il diritto.
2 bis. La “improvvisazione”, che in economia significa soprattutto la “invenzione” di ogni e qualsiasi sistema sia ritenuto adatto a creare e ad incrementare il profitto. Non solo: dal momento che si assume che l’economia sia qualcosa di diverso e in qualche modo di estraneo dall’etica, dalla morale e dal diritto, il campo della improvvisazione si allarga fino a comprendere “l’invenzione” dei modi più idonei ad aggirare i vincoli che le tre discipline citate imporrebbero, se rispettati, all’azione strettamente economica.
3 bis.  Il mestiere o la professione esercitati da chi in economia intende operare. Anche in questa ipotesi – in economia, appunto – sembra necessaria una conoscenza pratica del fenomeno, ma  non altrettanto il possesso della “scienza”, ed anche in questo caso, ogniqualvolta quella che gli economisti chiamano “scienza” interviene, la pratica si complica e la gestione del fenomeno diviene, se non impossibile, certamente più difficile.
Subito un dubbio, ovviamente: non è possibile che gli stessi elementi essenziali siano comuni a più fenomeni. Se così fosse, quei fenomeni sarebbero sempre uno ed uno soltanto. Nello specifico, significherebbe che Politica ed Economia sarebbero la stessa cosa, solo chiamata in modo diverso.
Che è una possibilità, ovviamente, e più concreta di quanto possa non apparire, tanto da essere sotto gli occhi di tutti e da costituire argomento di studio e di disputa, nel tentativo di indicare differenze significative tra le due “discipline”.
Ma a mio modo di vedere, appare più razionale l’opinione di coloro che pensano che l’economia sia in un certo modo una specificazione della Politica: questa, per la vastità del campo d’azione, assorbirebbe il mondo degli scambi “economici”, così che quando si fa Politica nel mondo degli scambi e delle relazioni che investono la creazione e la distribuzione della ricchezza, si parla più propriamente di “Economia”.
 Certo è che della Politica l’Economia appare il settore, la categoria più evidente nella pratica di ogni giorno. Un altro dubbio: il canovaccio, la improvvisazione e il mestiere si dice siano gli elementi costitutivi di quella Commedia dell’Arte che, nata in Italia attorno al cinquecento, dai più si assume estinta alla fine del settecento. E’ in sintesi estrema quanto sostengono unanimi gli studiosi del teatro, e non soltanto in Italia. Se questo è vero, la coincidenza tra Commedia dell’Arte, Politica ed Economia sembra difficilmente contestabile. E allora: come riusciamo a distinguere quel genere teatrale per qualche verso glorioso dalla Politica e dalla Economia?
Ed ecco venire in soccorso un rapido esame di quanto è accaduto e accade in Politica e in Economia in questi ultimi giorni, e forse la risposta è a portata di mano.
In Politica, sembra non facilmente contestabile che si sia da sempre recitato a soggetto, improvvisando di volta in volta soluzioni più o meno efficaci, più o meno credibili, a problemi che si tenta di far credere propri della comunità di riferimento. “La buona scuola” è una di queste, improvvisata e pasticciata quanto si vuole, ma in grado di attirare l’attenzione.
Ma il massimo della improvvisazione si è raggiunto con la minacciata presentazione al Senato di circa ottantacinquemilioni di emendamenti alla legge che dovrebbe modificare l’assetto ed i rapporti tra le camere. E l’idea pare risponda appieno a quella “Commedia ridicolosa” che (cito testualmente) “si assume essere la versione cortigiana della commedia dell’arte che sostituì in parte quest’ultima dopo la partenza dei maggiori attori italiani verso Parigi, Vienna, La Penisola Iberica e la Moscova”.
L’Economia non sembra da meno. Perseguire la massimizzazione del profitto -uno dei cardini del canovaccio economico- è da sempre uno degli elementi fondanti del sistema. Con questo in più: che il successo nel fare profitto e nel continuare ad aumentarlo sembra garantire da ogni eventuale ingerenza delle leggi, almeno nel senso che queste sono invocate e talvolta addirittura applicate prevalentemente quando l’attività economica fallisce. Solo in quel caso ci si accorge che le leggi sono state violate e che i responsabili dovrebbero essere puniti.
È ancora una volta di questi giorni la tempesta Volkswagen, la quale ha aumentato i volumi di vendita e i profitti anche con l’utilizzo di programmi atti ad ingannare i sistemi di controllo sulle emissioni nocive degli scarichi dei veicoli. Risultato: forse diciotto miliardi di dollari di multa; forse alcuni milioni di autovetture richiamate in fabbrica; certamente un danno enorme all’immagine della Germania, ed altro ancora. E il più bello è che del tutto si è protestato completamente all’oscuro un AD che ha resistito fino all’ultimo secondo, cercando addirittura di raggiungere un posto di potere ancora più elevato, chiedendo anche scusa (per quello che le scuse possono contare) e che alla fine pare abbia rassegnato le dimissioni, peraltro lautamente liquidato ed altrettanto lautamente dotato di pensione milionaria.
A me pare che, tutto questo premesso, si possa affermare con una certa tranquillità che sia la Politica che l’Economia (questa, forse, in via secondaria) null’altro siano se non mutazioni della Commedia dell’Arte. Una obbiezione possibile: sia la Politica che l’Economia -si sostiene da più parti- preesistevano alla Commedia dell’Arte, la quale null’altro sarebbe se non la trasposizione teatrale delle altre due, e dunque…
E dunque, i casi sono due:
1. È la Commedia dell’Arte ad essere una mutazione per molti versi unificante della Politica e dell’Economia, in un quadro di cicli vita delle due discipline, la cui decadenza avrebbe dato vita alla Commedia, appunto. Questa avrebbe a sua volta percorso il proprio ciclo di vita, raggiungendo il vertice tra il cinque ed il seicento, quindi decadendo per trasformarsi di nuovo in Politica e in Economia, mutatis mutandis;
2. La Commedia dell’Arte nasce prima della Politica e della Economia e le impronta a tale livello che, scomparsa (?) la Commedia, Politica ed Economia ne perpetuano le caratteristiche in modo così efficace da divenirne vere e proprie mutazioni.
C’è una verità di fondo, credo incontestabile: la Commedia dell’Arte, come del resto tutto il teatro di tutti i tempi, null’altro è se non una trasposizione dei comportamenti umani in un mondo fittizio, più e meglio adatto di quanto non sia la cruda realtà  alla interpretazione ed alla elaborazione.  E la trasposizione teatrale di qualsiasi fenomeno non ne muta la natura: soltanto, ne trasferisce il significato in un mondo forse fittizio, certo con caratteristiche in buona parte diverse.
Ciò detto (in modo estremamente sintetico e certamente incompleto) tra le due ipotesi propendo per la seconda, dal momento che sia la Politica che l’Economia, per quanto in modo primitivo ed elementare, appaiono certamente preesistenti al teatro, poiché entrambe attingono direttamente, immediatamente e in modo “concreto e pratico” alla soddisfazione dei bisogni di sopravvivenza, ai comportamenti relativi e alla tutela degli interessi più elementari. E cerco di concludere, suggerendo questa correzione agli scritti in materia –almeno- di teatro e di Commedia dell’Arte:
“Nel quadro dei corsi e ricorsi storici, la Politica e l’Economia che venivano rappresentate nella Commedia dell’Arte e nelle sue maschere, hanno incorporato quel genere teatrale, unendosi nella improvvisazione, nel mestiere e nella elaborazione di un canovaccio, divenendo un tutt’uno. Politica ed Economia, quali manifestazioni “moderne” della Commedia dell’Arte, di questa hanno perpetuato la vita, proponendosi la Politica come Commedia dell’Arte dal Canovaccio generalizzato; l’Economia come Commedia dell’Arte dal canovaccio legato allo specifico  campo della creazione della ricchezza. La distribuzione di questa ricchezza è la materia del canovaccio che accomuna le due mutazioni.”.
***


sabato 26 settembre 2015

AMALIA NAVONI INFORMA
A Milano un confronto senza precedenti 
per scongiurare una "catastrofe"
umanitaria e ambientale tra Etiopia e Kenya


Gentile Amalia,
 le scrivo per informarla che Survival International – il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni – ha organizzato per l’1 e 2 ottobre a Milano un’iniziativa di profilo internazionale per scongiurare una possibile catastrofe umanitaria e ambientale tra Etiopia e Kenya.
 L'iniziativa – dal titolo "‘Catastrofe’ umanitaria e ambientale nel Corno d’Africa: quale futuro per i popoli indigeni di Etiopia e Kenya? Le responsabilità – e le possibilità di intervento e riscatto – delle agenzie di cooperazione”–  consisterà di un dibattito pubblico previsto per giovedì 1 ottobre dalle 18 alle 20.30 nella Sala Volta di Palazzo delle Stelline, in Corso Magenta 61.
 Il panel dei relatori è composto dai massimi esperti internazionali in materia e da due portavoce indigeni dall’Etiopia e dal lago Turkana del Kenya, che porteranno testimonianze dirette per informare l’opinione pubblica su quanto sta accadendo. In Etiopia è infatti in corso un violento accaparramento di terra che sta sfrattando le tribù della bassa Valle dell’Omo dalle loro terre ancestrali per far spazio a piantagioni industriali di canna da zucchero, palma da olio, jatropha, cotone e mais. Al centro del problema, la diga Gibe III e i piani di irrigazione delle piantagioni ad essa collegati. Al dibattito pubblico seguirà venerdì 2 ottobre un convegno tecnico a Palazzo Marino, cui sono invitati a partecipare politici, Ong, cooperanti, esperti e opinion leader. Il tavolo di lavoro avrà l’obiettivo di stimolare il confronto sulle responsabilità delle agenzie di cooperazione italiana e straniere, e di catalizzare un intervento comune, urgente e senza precedenti, in grado di arginare gli impatti di questa situazione.
 Le invio di seguito la newsletter dedicata all’evento.
 Confido che possa diffondere la notizia all’interno della rete del Comitato Milanese Acqua Pubblica.
Abbiamo davvero bisogno di garantire una buona affluenza ad entrambi gli eventi, perché da
questo dipenderà il grado di pressione che potremo esercitare sugli attori coinvolti.
Sono a disposizione per approfondimenti.
Grazie mille in anticipo, e un caro saluto
Alice Farano
Survival International (Italia)
Il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni
c/o Casa dei Diritti, via De Amicis 10, 20123 Milano. T + 39 02 8900671.
1 ottobre 2015
18,00 – 20,30
Palazzo delle Stelline
C.so Magenta 61, Milano

2 ottobre 2015
09,30 – 13,00
Palazzo Marino
P.zza Scala 2, Milano




Dieci anni senza Federico Aldrovandi
di Luigi Manconi

Dieci anni che sono passati invano. Dopo Federico, una lunga teoria di morti simili: o durante fermi di polizia, o in situazioni di privazione della libertà. Ne ricordo alcune: Giuseppe Uva, Stefano Cucchi, Dino Budroni, Michele Ferrulli, Riccarco Magherini. Sono questi i nomi che evocano vicende che hanno acquistato una qualche notorietà. Poi ci sono gli anonimi, quelli di cui sono state riportate appena le iniziali, quelli caduti nell’oblio più totale. E, soprattutto, c’è la persistenza di un metodo che sembra prolungarsi anche in altri ambiti, per altri scopi, e indirizzato verso altri soggetti. Nello scorso agosto, Andrea Soldi, affetto da disagio mentale, subisce un trattamento sanitario obbligatorio con una tecnica di immobilizzazione pressoché identica a quella che ha portato alla morte di Magherini, nel marzo del 2014 a Firenze.
Dieci anni che non sono passati invano. I responsabili della morte di Federico Aldrovandi sono stati condannati in via definitiva. E si registra un’attenzione nuova, più vigile e sollecita, da parte dell’opinione pubblica nei confronti di tante morti una volta ignorate o considerate fatali.
Soprattutto, un numero crescente di persone, familiari e testimoni, decide di non tacere. Patrizia Moretti, mamma di Federico, è la prima a condurre una importantissima mobilitazione emotiva, sociale e politica: innanzitutto attraverso un blog, e poi con un’interlocuzione tenace nei confronti dei cittadini, dei soggetti istituzionali e delle massime autorità dello stato. Ottiene così, tra l’altro, l’effetto di “spaccare” le forze di polizia, tra le componenti reazionarie ed esplicitamente fascistoidi e quelle che chiedono la democratizzazione del corpo; e non vogliono lasciarsi identificare con chi esercita le sue attività con mezzi illegali e violenti. E tuttavia, va detto, il cammino è ancora lungo.
GIARDINO DEI GIUSTI
APPELLO AI CONSIGLIERI DI ZONA 8
DIFENDETE INSIEME A NOI
IL MONTE STELLA E IL GIARDINO DEI GIUSTI!

Autunno
Una causa nobilissima -rendere omaggio a figure esemplari che hanno fatto del bene all'umanità- non costituisce un lasciapassare per la messa in atto di qualsiasi intervento volto a perseguire un obiettivo celebrativo/commemorativo. Il modo è sostanziale, non meno dei contenuti.
Il Monte Stella è il memoriale della città di Milano martoriata dalle bombe della Seconda guerra mondiale e un capolavoro della moderna arte del paesaggio (integrata con un sapiente disegno urbano che ha consentito di fare del QT8 una delle rare realizzazioni di espansione urbana in cui si è vinta la sfida di costruire una nuova parte di città sottratta ai consueti processi di periferizzazione). E' intoccabile? No: può essere migliorato, intensificando la cura del verde e migliorando le sistemazioni a terra in un'opera sapiente di restauro rispettosa del progetto di Piero Bottoni.
Il progetto proposto da "Gariwo-Foresta-dei Giusti", invece, interviene pesantemente sul delicato tessuto del parco modificando irreversibilmente una vasta area di 2.800 mq con muri di pietra e metallo alti fino a 2.40 metri, getti di calcestruzzo, quintali di acciaio, reti elettrosaldate, impianto di illuminazione, un anfiteatro per 340 persone, una cabina elettrica, ecc.
Inoltre per il suo carattere espositivo e didattico il progetto di Gariwo supera largamente la prassi fin qui seguita nella collocazione di monumenti commemorativi nei parchi pubblici, sottraendo oltre tutto una vasta area di verde alla libera fruizione sia ricreativa che sportiva della cittadinanza.
Le funzioni espositive e didattiche previste nel progetto non sono peraltro compatibili con quanto stabilito dal Piano dei Servizi. Per non dire che tale realizzazione costituirebbe un precedente pericoloso che, se replicato, sottrarrebbe crescenti porzioni di parchi pubblici all'uso libero dei cittadini. Nello specifico, il progetto che ha avuto l'approvazione della Giunta comunale, ove realizzato, rappresenterebbe una pesante e sconsiderata manomissione dell'unitarietà del Monte Stella.
In questa vicenda il Comune di Milano appare quanto meno in contraddizione: nel 2009 il Settore Parchi e Giardini aveva già realizzato un progetto per migliorare il Giardino dei Giusti di gran lunga meno invasivo di quello che ora Gariwo intende realizzare. Ma questo progetto pubblico è stato inspiegabilmente accantonato. L'origine del progetto proposto da Gariwo è invece avvolto nella nebbia, non essendo stato elaborato su commessa dell'Associazione per il Giardino dei Giusti (in cui peraltro il Comune pesa nelle decisioni per il 50%), destinataria dell’assegnazione in comodato dell’area. Fatto grave sul piano legale è poi che il progetto Gariwo/Valbrega sia stato elaborato prima della stessa delibera di assegnazione dell’area in comodato.
Si vuole proseguire sulla strada della compatibilità? Si migliori il progetto comunale. Si vuole cambiare strada? Si scelga una collocazione più consona, come ad es. la Biblioteca degli Alberi in connessione con la Casa della Memoria a Porta Nuova, in cui il Giardino dei Giusti abbia la possibilità di espandersi secondo i nuovi indirizzi.

Marco Parini (Associazione Italia Nostra Onlus sez. di Milano)
Paola Brambilla (WWF Lombardia)
Donatella De Col (Comitato Proteggiamo il Monte Stella
Francesco Saverio Lanza (Comitato Cittadini Bonola)
Giuliana Parabiago (Comitato Abitanti Amici del QT8 e di Lampugnano)
Piero Colombo (Comitato Qt8)
Laura Gusmeroli (Comitato Sant’Elia).
Alda Damiani (Comitato Residenti in zona Piazza Stuparich)
Valeria Grandini (Comitato No Stadio al Portello)
Anna Manca (Comitato per i diritti del pedone)
Rolando Mastrodonato (Associzione vivi e progetta un’altra Milano)
Giuliana Filippazzi (Associazione Gruppo Verde S. Siro)

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MONTE STELLA E CITTADINI

Alla Cortese Attenzione dei Consiglieri Comunali e di Zona
Al presidente del Consiglio Comunale
Al presidente del Consiglio di Zona 8
Agli Assessori Majorino, Balzani, Rozza, Balducci, Bisconti
Alla Unione delle Comunità Ebraiche Italiane

Siamo dei cittadini milanesi, molti dei quali residenti nelle zone 7 e 8, abituali frequentatori del Monte Stella. Vi scriviamo riguardo al ‘progetto di riqualificazione’ del Giardino dei Giusti, all’interno del Parco. La Segretaria Generale del Comune di Milano, i funzionari dell’Arredo Urbano potranno confermarvi che abbiamo ottenuto la documentazione completa solo l’ultima settimana di luglio 2015, dopo inutili richieste telefoniche e via mail rivolte all’architetto Valabrega e all’associazione Gariwo. Anche la richiesta di accesso agli atti l. 241/1990, da noi protocollata il 15 giugno (allegato 1) a Sindaco, Vicesindaco, Assessore e Direttore di Settore del Verde, è stata esaudita ben oltre i termini di legge (fissati in massimo 30 giorni) solo grazie all’intervento della suddetta Segreteria, da noi interpellata in qualità di responsabile alla trasparenza per il Comune di Milano. Riteniamo che la superficie interessata, 2800 mq circa (quasi la metà di un campo da calcio regolamentare), i materiali utilizzati che prevedono muri rivestiti di Acciaio Corten alti oltre due e lunghi decine di metri, reti elettrosaldate, fondamenta in calcestruzzo, pali in acciaio, e lo scavo di terrazzamenti per la creazione di un auditorium di oltre 300 posti, configurino l’intervento come capace di alterare gli equilibri paesaggistici del Parco, oltre che poco rispettoso degli stessi Giusti.
Il grande impianto di illuminazione sarebbe inoltre fonte di forte inquinamento luminoso, mettendo a rischio l’habitat naturalistico del Parco che ospita, come potranno confermarvi le Guardie Ecologiche Volontarie e i tecnici del Verde, diversi animali, tra cui allocchi, piccoli roditori e anfibi. Alleghiamo al nostro appello l’eloquente relazione tecnica di esecuzione allegata al progetto, che elenca le opere. Vi preghiamo di leggerla attentamente.
Tra chi critica il progetto non ci sono, come qualche sconsiderato ha avuto il coraggio di scrivere e affermare, ‘antisemiti’. Vi sono i curatori dell’archivio di Piero Bottoni (l’ideatore dello splendido quartiere QT8), architetti, famiglie, direttori di giornali, pensionati, sindacalisti, professori e diversi dipendenti del Comune di Milano. Crediamo che l’alto valore emotivo della Montagna di San Siro per tutti i cittadini milanesi, e l’esempio dei Giusti contro l’indifferenza e la paura, sia quanto mai attuale. E chieda uno sforzo di partecipazione, specie se a chiedervela sono persone che nella stragrande maggioranza hanno riposto in Voi con il loro voto un importante atto di fiducia ai valori comuni della libertà e della democrazia. L’insegnamento dei Giusti reclama uno sforzo unitario e non divisione specie in un momento storico in cui riaffiorano gli stessi nemici di un tempo.
Prima che sia troppo tardi.

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GIARDINO DEI GIUSTI
Devastazione (pardon, "riqualificazione") cementizia del Giardino dei Giusti

Soprattutto bisogna chiedere perché vogliono fare questa porcheria. C'è proprio gente che il cemento e il calcestruzzo ce l'ha nel sangue! Ma chi ha deciso una roba simile, e Pisapia cosa ne dice? gli sono state chieste spiegazioni? ma quest'uomo parla con la gente?
Riccardo Bella
SALVIAMO GLI ALBERI DELLA GOCCIA
Fermiamo le ruspe, salviamo il bosco della Goccia di Bovisa!


LUNEDI' 28 SETTEMBRE 2015
DALLE 17 ALLE 20
Presidio in PIAZZA SCALA DAVANTI A PALAZZO MARINO

Platani, pioppi, bagolari, paulonie, tigli …
2500 alberi di Milano sono in pericolo. Centinaia già in procinto di essere abbattuti. Esiste un bosco segreto nel cuore della nostra città, sull’area degli ex gasometri di Bovisa, grande quasi quanto il parco Sempione.
E’ la cosiddetta Goccia di Bovisa, per la sua forma sulla mappa.
Con la scusa di una bonifica radicale e della ventilata conversione a giardinetto, con lo scavo del terreno e l’abbattimento degli alberi viene spazzata via dalle ruspe niente di meno che la possibilità di un bellissimo Central Park milanese.
Il parco la Goccia infatti potrebbe essere collegato al verde sia a Nord che a Sud, dalla periferia al centro dei grattacieli di porta Nuova, con un fronte di chilometri da percorrere a piedi o in bicicletta.
La bonifica che sta per essere attuata è aggressiva, violenta e definitiva.
Noi del comitato la Goccia siamo convinti che non sia necessario un intervento così distruttivo.
Siamo in attesa di una risposta ai nostri ricorsi legali. E in particolare alla richiesta di sospensiva dei lavori, presentata al Consiglio di Stato.

FERMIAMO LE RUSPE
Impediamo il consumo di suolo e la eliminazione di un grande luogo di verde prezioso che, appartenendo al Comune, appartiene a tutti noi.
Aiutateci e aderite alla nostra mobilitazione.
Circolo Prc Affori "Luca Rossi"
scintillaprc@gmail.com>
www.parcogoccia.com

comitatolagoccia@gmail.com

***
Una lettera di Franco Boni a proposito del massacro
degli alberi a Milano

Questa Giunta comunale si comporta in modo sconcertante. Vogliono bonificare il terreno sradicando alberi secolari preziosissimi. Perché non confessano subito che vogliono preparare l'area alla costruzione di case, inutili case, solo per favorire l'industria delle costruzioni?
Dei loro amici cementificatori? Ma in Italia nessuno ha ancora proclamato pubblicamente che i palazzinari devono cambiar mestiere, devono smettere di costruire, devono al più dedicarsi alla manutenzione-ristrutturazione dell'esistente?
Ma com'è che gli italiani non si rendono conto dell'enorme importanza degli alberi sulla qualità della nostra vita?
Dovremmo essere un popolo di adoratori degli alberi e invece ad ogni occasione li abbattiamo!

OMAGGIO A RAVENNA
di Angelo Gaccione
Sant'Apollinare Nuovo
Mi chiedo che cosa posso aggiungere di originale, parlandovi di Ravenna, a quanto è stato già scritto da viaggiatori autorevoli e provenienti dai paesi più diversi: da Henry James a Byron, da Oscar Wilde a Klimt, da Hermann Hesse a Freud, da Jung a Fo, da Eliot alla Yourcenar e così via. Potrei parlarvi di strani frammenti di sogni (chissà perché il mio soggiorno a Ravenna è stato affollato di sogni come non mi accadeva da tempo), o delle mie scarpinate fino a farmi dolere i piedi. Di Dante no, sarebbe fin troppo banale, e prima o poi qualunque intellettuale finisce per approdare nella via che porta il suo nome ed infilarsi nella cappella dove riposano i suoi resti, per rendergli omaggio. Certo i mosaici di cui la città va fiera ed è nota in tutto il mondo sono strepitosi, e le tre basiliche (san Vitale, sant’Apollinare in Classe, sant’Apollinare Nuovo) vi lasciano senza fiato. Così come sono magnifici il Mausoleo di Galla Placidia, la Cappella di sant’Andrea del Museo Arcivescovile, il Battistero degli Ariani, quello degli Ortodossi detto anche Neoniano, e la pavimentazione della cosiddetta Domus dei Tappeti di Pietra. E conservano tutto il loro fascino i deliziosi chiostri appartati, come le piazze che qui e là vi compaiono improvvise per sorprendervi. 
Santa Maria in Porto
Io non sono rimasto indifferente neppure alla piazza dove troneggia la bianca facciata cinquecentesca di Santa Maria in Porto, che corre lungo la via Di Roma, la più trafficata della città. Dal balcone di via Cerchio, con la luce del mattino, era particolarmente suggestiva, e quando un ammasso di nubi bianchissime stazionava dietro il campanile, il fondale azzurro del cielo conferiva a tutta la piazza uno scenario magico. Abbiamo avuto la fortuna di fotografare questo spettacolo, ed è un vero peccato che gli archi della Loggetta Lombardesca si trovino alle spalle della piazza. Tuttavia essa è abbastanza armonica e gli edifici bassi e colorati, le aiuole fiorite, il verde e le sculture offrono un bel colpo d’occhio. 

Mercato coperto
E non sono rimasto indifferente al bellissimo mercato liberty di piazza Andrea Costa, da tempo lasciato a se stesso, e che per me è prezioso quanto il Foro Annonario di Senigallia. Sarebbe un grave danno per la città se questa fantasiosa costruzione dovesse andare definitivamente in rovina. Tuttavia io stravedo, letteralmente stravedo, per i bei campanili tondi addossati alle chiese e che le sovrastano. Ad un primo impatto possono apparirvi tozzi e grevi, se paragonati agli snelli campanili di più tarda età e fattura. Ma se li osservate a più riprese e in momenti diversi della giornata, magari con la luce chiara di settembre e un ricamo di nuvole bianche che fanno da cornice ad una quinta azzurra di cielo, vi appariranno diversi. Le feritoie che ruotano lungo l’intero “fusto” dal basso in alto (monofore, bifore, trifore), spezzano il senso di pesantezza e interrompendo il pieno assoluto dei mattoni, ne accentuano lo slancio. Questo gioco di intermittenze fra  pieni e il vuoti conferisce ai campanili una certa leggerezza e lo sguardo ne è catturato. Per uno che ritiene architettonicamente significative le stesse ciminiere a mattoni delle vecchie filande e degli opifici costruiti tra Otto e Novecento, (alcune miracolosamente sopravvissute alla furia iconoclasta del “nuovo” e del “moderno”, e per fortuna continuano a svettare affilate e leggere verso il cielo anche qui a Milano), questi campanili tondi di Ravenna sono una testimonianza forte di quella architettura verticale che si diffonderà nell’intera Europa cristiana.

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PER RIMANERE UMANI
Chiara Pasetti segnala ai lettori di Odissea
SPAZIO OBERDAN MILANO
Viale Vittorio Veneto 2

Sopra il nudo cuore.
Fotografie e film di Antonia Pozzi
Dal 23 ottobre 2015 al 6 gennaio 2016

Antonia Pozzi
Dal 23 ottobre 2015 al 6 gennaio 2016 presso Spazio Oberdan, Fondazione Cineteca Italiana in collaborazione con Città metropolitana di Milano e Centro Internazionale Insubrico “C. Cattaneo” e “G. Preti”, presenta SOPRA IL NUDO CUORE. FOTOGRAFIE E FILM DI ANTONIA POZZI, una grande mostra a cura di Giovanna Calvenzi e Ludovica Pellegatta dedicata a una delle più alte voci della letteratura novecentesca, una poetessa ancora tanto da scoprire di cui saranno svelati soprattutto la passione e il talento per la fotografia.
A settantasette anni dalla prematura scomparsa, dopo le numerose riedizioni delle poesie e la loro traduzione in varie lingue, dopo convegni, pubblicazioni, biografie, dopo molti film e spettacoli, interpretazioni e polemiche sulla sua poesia e sulla sua vita, la parola torna alla grande poetessa milanese, che parla di sé e del suo mondo attraverso film e fotografie, finora inediti. Un viaggio nella sua poetica e nei luoghi a lei cari. Di Antonia Pozzi (Milano 1912-1938) si svelano la passione e il talento per l’immagine e il suo interesse per la relazione tra parola scritta-immagini-immagini in movimento. Accanto alle lettere, tanto amate, Antonia Pozzi infatti coltivò, nella sua breve ma intensa vita, anche l’arte della fotografia, non tanto per un desiderio di apprenderne la tecnica, aridamente, quanto perché convinta che le cose, le persone, la natura avessero un loro sentimento nascosto che l’obiettivo deve cercare di cogliere, per dar loro quell’eternità che la realtà effimera del tempo non lascia neppure intravedere.
“Il massimo di intensità per immagini rapide” è uno dei nodi del pensiero poetico che Luciano Anceschi – come la Pozzi, allievo del filosofo Antonio Banfi – sviluppa nella prefazione a Linea Lombarda, in cui teorizza una vera e propria “dottrina dell’immagine” capace di rinnovare la poesia. Antonia Pozzi dimostra con le sue poesie e ora anche con le fotografie e i suoi filmati inediti, di saper passare dalla poesia per immagini alle immagini poetiche.
La Mostra è l’occasione per presentare una serie di materiali fotografici, e non solo, inediti, custoditi dall’Università degli Studi dell’Insubria, che ne detiene la tutela. Del corpus fotografico estremamente ampio e variegato saranno esposte circa 300 fotografie realizzate da Antonia nell’amata Pasturo, sulle Dolomiti, e anche nei suoi viaggi, a Milano, in città e nei circoli culturali ma anche nelle zone povere e periferiche, tra i bambini, i mercati e le botteghe degli antichi mestieri. I visitatori potranno così immergersi nel suo mondo, nei suoi ambienti che rivivranno anche grazie a postazioni interattive. Inoltre, la mostra presenterà anche 6 film inediti in formato super8 girati da Antonia stessa.
Per inaugurare la mostra, la Cineteca ha scelto la cornice delle giornate di Bookcity Milano 2015, sicuramente adatte in quanto Bookcity coinvolge ogni anno migliaia di appassionati di lettura, di arte, di bellezza e crea un circuito virtuoso di passaparola e interesse. Quella del 2015 sarà un’edizione particolare, che coincide con gli eventi di chiusura di EXPO 2015 e dell’anno “Milano città del Libro 2015”.
La mostra sarà inoltre accompagnata da tanti eventi correlati: la proiezione del documentario Poesia che mi guardi di Marina Spada, che per quell’occasione sarà editato nella collana I Tesori del MIC a cura di Cineteca e troverà una distribuzione nazionale in libreria con Cecchi Gori Group; una rassegna tematica su poeti e poetesse; incontri e laboratori di poesia sia per adulti che per bambini e ragazzi; un concerto jazz del musicista Antonio Zambrini “Per Antonia” e tanti incontri per il pubblico e per le scuole con le curatrici della mostra.
La campagna di crowdfunding
Per sostenere la creazione del Catalogo integrato e digitale dedicato ad Antonia Pozzi - progetto che presenta la voce originale della poetessa attraverso l’opera complessiva (quella conosciuta e quella finora inedita) con poesie, scritti, lettere, foto, filmati - la Fondazione Cineteca Italiana ha scelto di realizzare su www.eppela.com la campagna di crowdfunding che partirà mercoledì 23 settembre. É un nuovo modo per coinvolgere e premiare il pubblico, che deciderà di sostenere il progetto, con ricompense preziose ed esclusive.
“Il progetto del Catalogo integrato e digitale – dice il Direttore della Fondazione Cineteca Italiana, Matteo Pavesi – nasce dal desiderio di diffondere tra un pubblico giovanile la sensibilità di Antonia Pozzi proprio attraverso il suo sguardo”. È un progetto importante perché consente di emozionarsi non solo attraverso l’opera poetica ma anche conoscendo la vita, i travagli esistenziali, le foto, le riprese filmiche e le riflessioni filosofiche di Antonia Pozzi. Nel comprendere la genesi di un testo, il lettore può sentirsi emotivamente più vicino alla poetessa, stabilire un legame personale e non solo intellettuale, oppure, attraverso la conoscenza di tutti gli aspetti della vita della poetessa, può appassionarsi alla poesia in generale.
INFO:
T 02.87242114 / info@cinetecamilano.it / www.cinetecamilano.it
Spazio Oberdan, tel. 02.7740 6302/6300
ORARI D’INGRESSO
Da martedì a giovedì: 12 – 19.30
Venerdì: 12 – 21.30
Sabato: 12 – 19.30
Domenica 10 – 19.30
MODALITÀ D’INGRESSO:
Biglietto d’ingresso: intero € 6,00
Biglietto d’ingresso ridotto per possessori di Cinetessera o studenti universitari o over 65: € 4,00
Cinetessera annuale: € 6,00, valida anche per le proiezioni al MIC – Museo Interattivo del Cinema - e all’Area Metropolis 2.0 – Paderno Dugnano.
UFFICIO STAMPA:

Fondazione Cineteca Italiana / Margherita Giusti Hazon ufficiostampa@cinetecamilano.it – M 3

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LE FIABE DI GRECO
Dal 3 al 18 ottobre, presso Palazzo Bellini (Oleggio), mostra di Opere di Libero Greco (artista di Galliate-Novara), Le Fiabe. Apertura lunedì mattina, venerdì e sabato dalle 17 alle 19, domenica 10.30-12.30/ 16-19.

Libero Greco





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martedì 22 settembre 2015

MI HANNO SPARATA PERCHÉ VOLEVO ANDARE A SCUOLA
di Malala Yousafzai

Malala  Yousafzai
Talebani ed alltra feccia
A volte la gente mi chiede: perché è importante per le ragazze andare a scuola? Credo che la domanda fondamentale da fare sia: perché le ragazze non dovrebbero avere il diritto di andare a scuola? La mia coraggiosa amica siriana Muzoon, che ha 16 anni, va di tenda in tenda nel suo campo profughi in Giordania a incoraggiare le ragazze a rimanere a scuola. Mia sorella Amina dal nord della Nigeria, dove Boko Haram minaccia le ragazze semplicemente perché hanno voglia di imparare, fa da guida alle più giovani affinché continuino a voler andare a scuola. Ci sono più di 60 milioni delle nostre sorelle in tutto il mondo che condividono questa una sete di istruzione, ma non hanno la possibilità di andare a scuola o sono costrette ad abbandonarla troppo presto. Insieme possiamo cambiare la situazione. A settembre, i leader mondiali si impegneranno a inserire 12 anni di istruzione, primaria e secondaria, libera, gratuita e di qualità, per ogni ragazza e ogni ragazzo, tra i nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite. Questo impegno è una straordinaria promessa alle mie sorelle che chiedono di più per le loro vite. Ma un impegno conta solo se viene mantenuto. Il Partenariato Globale per l'Educazione (GPE) deve aprire la strada sostenendo questo impegno, così come ha fatto fino a oggi nel sostenere 9 anni di istruzione per milioni di bambini.    Il GPE è uno dei principali finanziatori di formazione in alcuni dei paesi più poveri del mondo. Rende possibile un lavoro incredibile per aiutare gli studenti di tutto il pianeta, ogni giorno. Quando i paesi stanziano fondi in aiuti esteri per l'istruzione molti di questi vanno al GPE, e a dicembre il suo Consiglio di Amministrazione stabilirà come questo denaro verrà utilizzato da più di 60 nazioni in tutto il mondo. Ma attualmente la priorità del GPE è il finanziamento di 9 anni di istruzione gratuita e di qualità per le ragazze in questi paesi. Noi chiediamo che il Consiglio di Amministrazione del GPE espanda il proprio impegno a un ciclo completo di 12 anni di istruzione primaria e secondaria e che i partner del GPE aumentino e offrano più denaro in modo che alle ragazze sia data la possibilità di completare la scuola secondaria. Un cambiamento come questo avrà un effetto incredibile sulla vita di milioni di ragazze di tutto il mondo, che potranno diventare le leader, le insegnanti, le scienziate che vogliono essere e di cui il nostro mondo ha bisogno. Mi sento fortunata a portarmi svegliare ogni giorno sapendo di poter ricevere un’istruzione gratuita di qualità, primaria e secondaria, ma non dovrei essere l'eccezione. Ora è il momento per noi di unire le nostre voci e produrre un cambiamento per le nostre sorelle in tutto il mondo. Stai con noi e chiedi che il GPE e i suoi partner aprano la strada a 12 anni di scuola primaria e secondaria per le ragazze attraverso l’impegno a mobilitare il denaro necessario per raggiungere l'obiettivo.
AVVISO AI NAVIGANTI


SEGNALIAMO A TUTTI I NOSTRI LETTORI
LA RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
SULL’ACQUA PUBBLICA. IL DOCUMENTO INTEGRALE
È PUBBLICATO NELLA RUBRICA “I DOSSIER DI ODISSEA”
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