UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

martedì 24 ottobre 2017

Bipartisan il riarmo Usa anti-Russia
di Manlio Dinucci



I Democratici, che ogni giorno attaccano il repubblicano Trump per le sue dichiarazioni bellicose, hanno votato al Senato insieme ai Repubblicani per aumentare nel 2018 il budget del Pentagono a 700 miliardi di dollari, 60 miliardi in più di quanto richiesto dallo stesso Trump. Aggiungendo i 186 miliardi annui per i militari a riposo e altre voci, la spesa militare complessiva degli Stati uniti sale a circa 1000 miliardi, ossia a un quarto del bilancio federale. Decisivo il voto all’unanimità del Comitato sui servizi armati, formato da 14 senatori repubblicani e 13 democratici. Il Comitato sottolinea che «gli Stati uniti devono rafforzare la deterrenza all’aggressione russa: la Russia continua ad occupare la Crimea, a destabilizzare l’Ucraina, a minacciare i nostri alleati Nato, a violare il Trattato Inf del 1987 sulle forze nucleari a raggio intermedio, e a sostenere il regime di Assad in Siria».
Accusa inoltre la Russia di condurre «un attacco senza precedenti ai nostri interessi e valori fondamentali», in particolare attraverso «una campagna diretta a minare la democrazia americana». Una vera e propria dichiarazione di guerra, con cui lo schieramento bipartisan motiva il potenziamento dell’intera macchina bellica statunitense. Queste alcune delle voci di spesa nell’anno fiscale 2018 (iniziato il 1° ottobre 2017): 10,6 miliardi di dollari per acquistare 94 caccia F-35, 24 in più di quanti richiesti dall’amministrazione Trump; 17 miliardi per lo «scudo anti-missili» e le attività militari spaziali, 1,5 in più della cifra richiesta dall’amministrazione; 25 miliardi per costruire altre 13 navi da guerra, 5 in più di quante richieste dall’amministrazione.
Dei 700 miliardi del budget 2018, 640 servono principalmente all’acquisto di nuovi armamenti e al mantenimento del personale militare, le cui paghe vengono aumentate portando il costo annuo a 141 miliardi; 60 miliardi servono alle operazioni belliche in Siria, Iraq, Afghanistan e altrove. Vengono inoltre destinati 1,8 miliardi all’addestramento e l’equipaggiamento di formazioni armate sotto comando Usa in Siria e Iraq, e 4,9 miliardi al «Fondo per le forze di sicurezza afghane».
Alla «Iniziativa di rassicurazione dell’Europa», lanciata nel 2014 dall’amministrazione Obama dopo «l’aggressione revanscista russa all’Ucraina», vengono destinati nel 2018 4,6 miliardi: essi servono ad accrescere la presenza di forze corazzate statunitensi e il «pre-posizionamento strategico» di armamenti Usa in Europa. Vengono inoltre stanziati 500 milioni di dollari per fornire  «assistenza letale» (ossia armamenti) all’Ucraina. L’aumento del budget del Pentagono  traina quelli degli altri membri della Nato sotto comando Usa, compresa l’Italia la cui spesa militare, dagli attuali 70 milioni di euro al giorno, dovrà salire verso i 100. Allo stesso tempo il budget del Pentagono prospetta che cosa si prepara per l’Italia.
Tra le voci di spesa minori, ma non per questo meno importanti, vi sono 27 milioni di dollari per la base di Aviano, a riprova che continua il suo potenziamento in vista dell’installazione delle nuove bombe nucleari B61-12, e 65 milioni per il programma di ricerca e sviluppo di «un nuovo missile con base a terra a raggio intermedio per cominciare a ridurre il divario di capacità provocato dalla violazione russa del Trattato Inf».
In altre parole, gli Stati uniti hanno in programma di schierare in Europa missili nucleari analoghi ai Pershing 2 e ai Cruise degli anni Ottanta, questi ultimi installati allora anche in Italia a Comiso. Ce lo annuncia dal Senato degli Stati uniti, con il suo unanime voto bipartisan, il Comitato sui servizi armati.



FONTANELLA – BERGAMO
PER RICORDARE TUROLDO E GIOVANNI BIANCHI


Il programma completo degli incontri

MILANO. DON MILANI
ALLA CAMERA DEL LAVORO.

La locandina del convegno

MILANO. BIBLIOTECA SORMANI
MILANO E' DONNA

La locandina dell'incontro

venerdì 20 ottobre 2017

GACCIONE A VOLTERRA
DOMENICA 22 OTTOBRE 2017
Omaggio a Carlo Cassola
per il centesimo anniversario della nascita.

La copertina del libro

Ore 11,00 Trattoria Lo Sgherro, in collaborazione con
l’Associazione Culturale “Ultima Frontiera”,
incontro con Angelo Gaccione e Daniele Luti,
per ricordare lo scrittore Carlo Cassola e il suo
carteggio disarmista: “Cassola e il disarmo.
La letteratura non basta” edito dalle Edizioni
Tralerighe Libri di Lucca.
Letture di Gianni Calastri,
Interventi musicali de I Disertori.
A seguire pranzo su prenotazione.

La locandina del programma.



MILANO. URBAN CENTER
“Omaggio a Milano”
Un gruppo di poeti leggono versi su Milano
Lunedì 23 Ottobre 2017 alle ore 17
In Galleria all’interno della Mostra fotografica
di Giuseppe Denti. Ingresso libero.

La locandina dell'evento

lunedì 16 ottobre 2017

RIFORMISTI PRE-ELETTORALI
di Franco Astengo


L’attenzione del mondo politico sembra tutta rivolta verso la nuova (ennesima) legge elettorale, ma questi sono anche i giorni della manovra finanziaria. La legge di bilancio , arrivata in Consiglio dei ministri, consiste in circa 20 miliardi di cui 15,7 usati per impedire l’aumento dell’IVA dal primo gennaio prossimo: dieci miliardi saranno assicurati dalla crescita del deficit. Una manovra al ribasso ben oltre le dichiarazioni del governo tutte improntate all’ottimismo pre-elettorale.
Una manovra che si situa in una situazione di indicatori economici che collocano l’Italia alla coda dell’UE, per un Paese sempre più in difficoltà sul terreno cruciale della struttura industriale.
Un editorialista di un grande quotidiano, ad esempio, ritorna sul tema spinoso della siderurgia ricordando come l’UE ponga all’Italia il tetto dei 6 milioni di tonnellate di produzione annua soltanto per lo stabilimento di Taranto, mentre l’Italia importa dalla Cina e dall’Iran circa 20 milioni di tonnellate annue di prodotto. In questa situazione la siderurgia italiana, dopo il disastro delle privatizzazioni, è abbandonata agli stranieri e i nuovi acquirenti di Arcelor-Mittal (indiani) hanno disdetto unilateralmente gli accordi economici sulla riassunzione di 9.000 dipendenti su 14.000 attualmente impiegati, con il profilarsi quindi di circa 5.000 cosiddetti “esuberi”.
Soltanto per fare un esempio tra i tanti che si potrebbero evidenziare, non dimenticando però economia sommersa, evasione fiscale (111 miliardi nel 2016), corruzione, criminalità organizzata in espansione proprio sul piano del riciclaggio attraverso investimenti economici in diversi settori di interesse pubblico.
Tornando alla manovra restano da sottolineare due elementi, misconosciuti e comunque che si cercherà di tenere nascosti in campagna elettorale e che ci indicano come le cifre sbandierate siano tutte perlomeno “sub judice” se non valutabili direttamente come fasulle:
1)La questione che s’intende sottolineare oggi riguarda l’evidente sottovalutazione che, per ragioni di pur propaganda, il governo italiano sta esercitando rispetto alla prossima fase conclusiva del Q.E. L'exit strategy coinvolgerà la Bce - dove il Qe dovrebbe finire l'anno prossimo - e poi la Bank of England, la Bank of Japan, e in misura minore la Riksbank svedese e la Swiss National Bank. In tutto, le banche centrali deterranno alla fine di quest'anno buoni e obbligazioni per 15mila miliardi di dollari, dei quali 9mila in governament bond, in media un quinto del debito pubblico dei Paesi interessati. Anzi, in diversi casi ancora di più, tanto da avvicinarsi al limite del 33% del debito pubblico scritto nello statuto sia della Bce sia della Fed (per evitare che una banca centrale finanzi direttamente un Paese). Come si muoverà l’Italia di fronte all’emergenza che sarà posta dalla necessità di smaltire questa enorme massa di denaro?
2)Pendono anche altre due spade di Damocle oltre a quella della chiusura del Q.E, rappresentate dalle due tranche di clausola di salvaguardia IVA ancora in sospeso da 11,4 miliardi nel 2019 e da 19,2 miliardi nel 2020. Immaginatevi il peso dell’esercizio effettivo di queste clausole (per adesso si tratta di cambiali in scadenza soltanto rinviate) sull’intera economia. Insomma, una situazione che si preannuncia molto complicata (per usare un eufemismo) sul piano economico e che viene tenuta sotto traccia da un governo di basso profilo che ha prodotto soltanto la continuità con i “bluff” del governo procedente. “Bluff” i cui esiti disastrosi si sta cercando soltanto di rinviare nel tempo. Sia chiaro: la situazione di cui ci stiamo occupando presenta aspetti che con il riformismo (quello che proprio è andato in crisi definitiva nel corso degli ultimi anni) non ha nulla a che vedere proprio perché avvitata attorno ad un pericoloso illusionismo pre-elettorale prodotto dal cumularsi di frottole raccontate nel tempo :80 euro, job act, buona scuola, alternanza scuola/lavoro, APE sociale e quant’altro. In agguato gli estemporanei improvvisatori del M5S (sempre pronti ad una marcia indietro rispetto alle loro sparate di stampo prettamente democristiano) oppure l’eterno ritorno del “sempre uguale” della destra della quale sembrano essere state dimenticate le enormi responsabilità nello stato di cose in atto.



RAZZA E COSTITUZIONE
di Franco Astengo


Ecco che cosa enuncia l'articolo 3 della costituzione repubblicana:
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando di fatto eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese."

Il tema è delicatissimo, investe diverse sfere della conoscenza e della riflessione umana ed è complicato da affrontare particolarmente quando non si dispongono degli strumenti culturali adatti. Pur tuttavia è il caso, almeno a mio giudizio, di allargare il dibattito e stimolare la più ampia riflessione.
La notizia è questa:
“Non esistono le razze umane: siamo tutti esseri umani, uguali al 99,9% del DNA. E’ per questo che gli scienziati italiani chiedono di togliere quella parola “razza” dalla Costituzione, una parola piegano priva di significato scientifico. A farsi portavoce della proposta, lanciata ufficialmente giovedì al Collegio Ghisleri di Pavia, con il sostegno di Fondazione Umberto Veronesi e Merck, è il genetista e accademico dei Lincei Carlo Alberto Redi. Che la riassume così “la razza è una fake  news”.
È evidente l’ambito puramente scientifico dal quale nasce la valutazione (“la razza è una fake news”) e l’assoluta più larga concordanza che ne scaturisce anche spostando il discorso sul piano etico e filosofico. Ed è da questa concordanza che sortisce la riflessione riguardante il testo dell’articolo 3 della Costituzione Repubblicana e di conseguenza nell’ambito storico -politico. In questo senso debbono essere considerati due punti:


1)La fase storica nella quale nasce il testo della Costituzione e in particolare l’articolo 3: L'art. 3 della Costituzione (che CALAMANDREI definì"il più importante e il più impegnativo") non si limita a sancire un’eguaglianza di natura astratta e formale ma, aspetto questo particolarmente significativo e tipico della Costituzione dell'Italia repubblicana, nel secondo comma impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del paese. È questa la cosiddetta uguaglianza di fatto.
L'obbligo del rispetto di tale principio non è imposto solo al Parlamento e alla Magistratura, ma a ogni singolo Cittadino ed anche alla Pubblica Amministrazione la quale, in base all'art. 97 della Costituzione, deve organizzarsi in modo da assicurare la "imparzialità".
Atti e provvedimenti, di natura legislativa e amministrativa, recentemente adottati o in programma, sembrano in rotta di collisione con tali prescrizioni. Le ampie e diffuse critiche, il costituirsi o ricostituirsi in tutto il Paese di associazioni e movimenti, anche estranei ai partiti, che pongono al centro della loro azione e preoccupazione un tema, come quello dell’uguaglianza, che sembrava definitivamente radicato nella mentalità e coscienza civica (anche se, purtroppo, mai del tutto attuato) evidentemente costituiscono il sintomo di un’incombente minaccia a quel principio. Quel testo nacque all’indomani di quella che può essere considerata, proprio sul piano della discriminazione razziale la più grande tragedia della storia: quella dell’Olocausto. Il concetto di razza (e di supremazia razziale) era stato ben inculcato nel senso comune di massa dal fascismo e dalla monarchia con le leggi razziali promulgate nel 1938. Ed era naturale che non fosse sufficiente, al momento della stesura della Costituzione Repubblicana, il solo lascito di una battaglia culturale tale da avversare quello che poteva essere considerato l’aleggiare di un tragico “spirito del tempo” in materia. Occorreva un sanzionamento giuridico al massimo livello e ciò avvenne appunto attraverso l’inclusione del termine “razza”nella stesura dell’articolo 3;
2)La domanda che oggi ci si deve porre è questa: ci troviamo in un frangente storico che ci consente di considerare superato quel “tragico senso comune di massa” al riguardo del concetto razzistico (razzistico e non razziale) attraverso un’adesione diretta sul piano formale all’incontestabile e apprezzabile verdetto scientifico?  Il dubbio sta proprio su questo punto. Se ci guardiamo attorno esaminando con attenzione le pulsioni più forti che attraversano la società di massa non possiamo fare a meno di accorgerci che quella di natura “razzista” è ancora assolutamente persistente, anzi trova nelle sue espressioni più negative forti incoraggiamenti nell’attualità della situazione sociale concreta. Incoraggiamenti che trovano alimento anche nel riferimento proprio a quel passato che l’inserimento del termine “razza” all’interno del testo dell’articolo 3 della Costituzione intendeva efficacemente combattere e sconfiggere, almeno sul piano giuridico. In conclusione non è possibile considerare superato il concetto di “razza” nel sentire comune sul piano storico e politico ben al di là delle inoppugnabili determinazioni scientifiche. Tanto più che potrebbero verificarsi mutamenti nella direzione politica assolutamente imprevedibili nel loro orientamento attorno ai temi più delicati come quello di cui ci stiamo occupando. Ancora una volta è necessario ribadire come la Costituzione nasca da un complesso intreccio sul piano filosofico, politico, storico e quale esito di fatti (il fascismo, la seconda guerra mondiale) non ancora cancellati (per fortuna) nella coscienza del Paese. La Costituzione rappresenta un argine, un limite invalicabile e superarla -soprattutto per quel che riguarda la prima parte in ogni suo elemento, nella considerazione dei passaggi politici che ne determinarono la stesura del testo -costituirebbe un pericolo per l’equilibrio già precario della democrazia italiana. Questo almeno è un sommesso parere: il dibattito naturalmente è aperto.
LA CAMERA E LA LEGGE ELETTORALE
di Franco Astengo


La Camera dei deputati ha appena approvato la nuova legge elettorale mista maggioritario- proporzionale con il voto automaticamente trasferito da una parte all’altra della scheda senza possibilità di disgiunzione (almeno così può essere definita tecnicamente). Il testo adesso passa al Senato dove probabilmente il percorso sarà molto più complicato di quanto non sia avvenuto nella Camera bassa.
Non è questo però il punto da rimarcare in questo frangente. Piuttosto dall’ascolto del dibattito è emerso un elemento da rimarcare: l’assoluta strumentalità dei passaggi di ricostruzione storica al riguardo delle vicende relative alla legge elettorale che si sono ascoltati nei vari interventi.
Nessuno ha ammesso le gravi responsabilità che le forze politiche hanno accumulato su questo delicato terreno contribuendo ad una vera e propria caduta di credibilità dell’intero sistema e alla rilevante flessione fatta registrare nella partecipazione elettorale, indicatore di una vera e propria crisi democratica che attanaglia il Paese. Un parlamento che ha approvato di seguito due leggi elettorali entrambe bocciate dalla Corte Costituzionale, a cui si è avuto accesso soltanto grazie al generoso impegno di un gruppi di cittadine e cittadine e non certo grazie all’operato di chi questa sera ha in maniera roboante rivendicato quell’esito.
Questa legge per ora parzialmente approvata da un solo ramo del Parlamento presenta nel suo testo ancora i principali elementi per i quali per ben due volte la Corte Costituzionale ha bocciato i precedenti testi del cosiddetto Porcellum nel 2014 e dell’altrettanto cosiddetto Italikum nel 2017.
Una continuità che si esplicita essenzialmente su di un punto preciso; quello del Parlamento dei “nominati”.
Era proprio la continuità del “Parlamento dei Nominati” la questione che interessava alle forze politiche che hanno trascurato perfino la tanto decantata governabilità, oltre ad ignorare, come accade da tempo, quell’elemento della rappresentatività politica che pure rappresenta l’indicazione più rilevante presente, sulla materia, nella Costituzione Repubblicana.
Il trasferimento automatico del voto dal candidato uninominale a quello dei listini bloccati nel proporzionale rappresenta infatti il meccanismo concreto perché sicuramente i 2/3 dei componenti delle future Camere siano semplicemente indicati dall’alto senza alcuna possibilità di scelta da parte delle elettrici e degli elettori. La quota dei nominati risulterà  comunque sicuramente più elevata dei 2/3, al di là delle fole sul collegio uninominale e la vicinanza tra eletto ed elettore (davvero una favola incredibile) con un bel numero di “paracadutati” nei tanti collegi considerati “sicuri” nella apparente contesa tra le diverse forze politiche. Nel caso malaugurato di approvazione definitiva della legge aspettiamo con ansia il disegno dei collegi che, detto per inciso, è stato delegato al governo nel testo della legge.
Sicuramente nell’esaminare i dettagli dei confini dei singoli collegi ci sarà di divertirci, come già accadde nel Mattarellum. In sostanza ci sono tutte le ragioni per continuare la battaglia contro il “Parlamento dei nominati” in ogni sede, dentro e fuori il Parlamento.
VALIUM ELETTORALE
di Luigi Caroli



Per svaligiare una villa si può usare una polpetta avvelenata per neutralizzare il cane da guardia. Per le effrazioni alle Istituzioni basta addormentare il custode. Se questi ama dormire si può perfino risparmiare il Valium. Pare che la maggioranza attuale, irrobustita da Berlusconi e Salvini (è già quella futura se il PD non subirà una batosta), propenda -con l’appassionato appoggio del custode- per il Rosatellum (peggiorato dagli ultimi emendamenti).
In Italia non ci sono soldi -eccetto che per i soliti pochi- e il deficit continua a crescere. Padoan mente spudoratamente dicendo che non è vero e le autorità monetarie europee fingono di credergli. Non si potrebbe risparmiarne parecchi? Come?
Basterebbe emendare, al Senato,  il Rosatellum.
 Gli attuali “capetti” scelgono -appena firmata dal custode la nuova legge elettorale- i nomi dei futuri onorevoli e li mettono in una busta chiusa che consegnano al custode. I due terzi totale sono già nominati! Non ancora eletti, ma lo saranno tra breve.
E l’altro terzo? Gli italiani non si incazzeranno se non potranno andare a votare (a “scegliere” non ci vanno mai)? Vediamo. Possono bastare, per consolarsi, i referendum inutili tipo quello di Maroni o quello di Sala. A molti (pardon, a pochi) che erano intenzionati a votare passerà la voglia. E poi gli italiani adorano giochi e lotterie. La scelta del terzo mancante la farà Lottomatica. Tutti gli italiani che abbiano compiuto i trent’anni, entro la data fissata dal custode, potranno essere eletti. A sorte. Un tot (in base agli abitanti) per provincia. Nessuno che abbia, in tal modo, la possibilità di essere eletto protesterà contro il nuovo sistema. Nemmeno i giovani con meno di trent’anni? Continueranno a twittare e pochi se ne accorgeranno. E poi, con un parente stretto in Parlamento, potrebbero mettersi comodamente in pensione. Loro ne sarebbero entusiasti. Potranno risultare eletti anche coloro che stanno in carcere o in procinto di finirci? Certo! Il loro tasso mediodelinquenziale è all’incirca quello dell’attuale Parlamento ed è inferiore a quello dei candidati alle buste.
Anche Totò Riina? L’onorevole Riina non comanderebbe più di adesso. Gli resterebbe solo da sistemare i “suoi” in quasi tutti i Comuni. Nelle Regioni sono già quasi tutti “suoi”.
Ma i grossi giornali non potranno, per mesi, raccontare bugie. Protesteranno per i mancati incassi. Le vendite diminuiranno. Saranno compensate da trasferimenti tipo Expo o tipo Toscobancheggiante.
E le tribune elettorali delle TV?
Mediaset ha il capetto (scusi, ex cavaliere) riempitore di buste. In quest’arte è inarrivabile!!
RAI è già “faziosa” e potrà tenere 24 ore al giorno acceso il Renziscopio.
Le piccole televisioni si dedicheranno, dopo il sorteggio, ai sorteggiati. Ne avranno l’esclusiva e prospereranno. Ché avranno tante storie nuove e metteranno in archivio gli amori di Albano e Romina. E le grandi firme? Non si sentirà la mancanza dei loro vaneggianti consigli?
Il giornale canarino questa proposta non la boccia (è il nome del padrone - nda).
Quello che ha il pane bianco assicurato (e ammuffito) scriverà che, se l’Italia deve stare a pane e acqua, è meglio così. E quello del vecchio rincitrullito che ha dimenticato cosa aveva scritto negli ultimi quarant’anni? Sarà felice per il Pisapiglia.
Dici che il posto in una busta lo trova? Ci penserebbe il custode a chiudere un occhio. Invece di due.
Post scriptum:
Un simile sistema sarebbe troppo democratico per passare al vaglio del custode. Ché la nuova maggioranza potrebbe essere ben diversa dall’attuale (e da quella in nuce).
A mio giudizio, lo sarebbe sicuramente. L’Italia potrebbe avere, dopo dieci anni, una ripresa vera e un po’ di pulizia.
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