UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

domenica 26 giugno 2022

DISARMO


Alfondo Navarra leader dei
Disarmisti Esigenti

Tutto quello che avreste voluto sapere su Vienna-TPNW
meet.google.com/ore-zyih-xwi
 
Alfonso Navarra, portavoce dei Disarmisti esigenti, organizzazione tra i membri ICAN, ha partecipato alla NUCLEAR BAN WEEK di Vienna, culminata nella Conferenza di revisione del Trattato di proibizione delle armi nucleari (dal 21 al 23 giugno).
Era nella delegazione italiana che sosteneva gli working papers per una maggiore flessibilità del TPNW in entrata (DE), il riferimento alle mininukes (Luigi Mosca), la denuclearizzazione del Golfo di Trieste (Alessandro Capuzzo), e proponeva l'ipotesi di azioni giuridiche contro l'illegalità delle armi nucleari (Patrizia Sterpetti, in supporto ad Abbasso la guerra e allo studio commissionato a IALANA Italia).

INCONTRI

Alessandro Capuzzo
 
Laura Tussi incontra Alessandro Capuzzo del movimento antinucleare triestino appena rientrato dal Nuclear Ban Week di ICAN e dalla Conferenza degli Stati Parti del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari. Da Trieste un forte NO ai porti nucleari.
   
Tussi. La denuclearizzazione del Golfo Internazionale di Trieste, sulla base del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari e del Trattato di Pace del 1947 con l’Italia, è sempre un argomento attuale?
 
Capuzzo. Il 20 giugno 2017 a New York le ONG WILPF Italia e Disarmisti Esigenti hanno depositato agli atti del Convegno ONU di fondazione del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari (TPAN) il Documento di lavoro A/CONF.229/2017/ONG/WP.44 dal titolo DA TRIESTE (ITALIA) PROPOSTA DI CASI DI STUDIO SUI PORTI DA DENUCLEARIZZARE, firmato dal sottoscritto e dall'ex sindaco di Koper-Capodistria (Slovenia) Aurelio Juri.
 
Tussi. Che ruolo svolge nella denuclearizzazione del Golfo Internazionale di Trieste il TPAN?


Capuzzo. Il Trattato per la messa al bando delle armi nucleari, che la maggior parte dei paesi membri delle Nazioni Unite ha istituito in base alla pressione della Campagna Internazionale per l'Abolizione delle Armi Nucleari (ICAN) di cui tutti gli eco-pacifisti si sentono parte, può cambiare gli equilibri di potere tra stati nucleari e non, grazie all'introduzione di una sostanziale trasparenza a vantaggio della società civile, e dell'insieme dell’Umanità. In quanto cittadini del territorio che il Trattato di Pace con l'Italia del 1947 definì demilitarizzato e neutrale ne siamo particolarmente coinvolti.

 
Laura Tussi

Tussi. Qual è il ruolo della Nato?


Capuzzo. Attualmente Italia e Slovenia condividono il Golfo di Trieste con la Croazia, fanno parte dell'Alleanza Atlantica e si oppongono a questo Trattato, poiché coinvolte nei programmi nucleari militari dell’Alleanza.
 
Tussi. Quali sono i pericoli che comporta il nucleare nel Golfo Internazionale di Trieste?


Capuzzo. Il Golfo di Trieste ospita, in contrasto con il Trattato di Pace, due porti nucleari militari di transito, Trieste in Italia e Koper-Capodistria in Slovenia. La presenza stessa dei due centri urbani rende impossibile prevenire seriamente i possibili incidenti, rispetto alla propulsione nucleare delle navi, alla presenza a bordo di armi di distruzione di massa, e alla possibilità di diventare bersaglio di guerra.
Inoltre, il segreto imposto "per motivi di sicurezza" sulle notizie necessarie a una puntuale informazione, impedisce la valutazione del rischio in relazione ai pericoli esistenti, costringe le istituzioni a omettere parti importanti di informazione e nasconde le situazioni di pericolo alla popolazione stessa.



 
Tussi. Quali istanze avete proposto alle Nazioni Unite?


Capuzzo. Col working paper presentato nel 2017 abbiamo proposto alla Conferenza ONU per un Trattato che metta al bando le armi nucleari, l'avvio di casi di studio sul rischio e la mancanza di trasparenza in materia da affidare, riguardo a Trieste alla Scuola di Prevenzione Nucleare dell'Agenzia Atomica (AIEA), presso il Centro Internazionale di Fisica Teorica di Miramare.
 
Tussi. Quali sono gli altri siti nucleari? E quali soluzioni proponete per la loro denuclearizzazione?


Capuzzo. I casi di studio proposti possono interessare i dodici porti nucleari militari italiani (oltre a Trieste, Venezia, Brindisi, Taranto, Augusta, Castellammare di Stabia, Napoli, Gaeta, Livorno, La Spezia, La Maddalena e Cagliari) e le basi aeree nucleari di Aviano e Ghedi. Chiediamo anche una ripresa dei colloqui per la denuclearizzazione del Mar Mediterraneo, ispirati al Trattato per la messa al bando delle armi nucleari, che coinvolge il nostro Golfo in quanto legalmente vincolato alla Demilitarizzazione e Neutralità, dal Trattato di Pace con l'Italia.

 
Tussi. Qual è la situazione di oggi, dopo la tua partecipazione alla Conferenza di revisione del TPAN a Vienna in delegazione coi Disarmisti esigenti?
 
Capuzzo. Oggi, a cinque anni dalla sua approvazione, il Trattato è finalmente entrato in vigore, e siamo stati a Vienna ad esaminarne contenuti e attuazione. Lì abbiamo invitato le delegazioni presenti a considerare la proposta avanzata, e la sua fattibilità, resa possibile dai due Trattati citati nel Working Paper 2017: il TPAN e il Trattato di Pace del 1947.
Benché le implicazioni del Nuclear Ban Treaty siano note, pochi sono a conoscenza delle disposizioni del Trattato di Pace, recepito dal Consiglio di Sicurezza con Risoluzione S/RES/16, che ha avocato alle Nazioni Unite la giurisdizione sul Territorio Libero di Trieste; esistito come stato indipendente dal 1947 al 1954 all'estremità meridionale della “cortina di ferro”.
Competenze giurisdizionali mantenute nel tempo, come confermato nel 2015 dall'ex segretario generale Ban Ki-Moon in una lettera al presidente palestinese Abbas, ove si elencano i territori sotto diretta competenza ONU.
Lo Statuto dell'ex Territorio Libero di Trieste, contenuto nel Trattato di Pace con l’Italia, è un unicum giuridico nel Diritto Internazionale, paragonabile alla scelta costituzionale di abolizione dell'Esercito operata dal Costa Rica; vi sono iscritti il Disarmo e la Neutralità della fascia costiera sul Golfo Adriatico, dove si uniscono Italia Slovenia e Croazia.
Queste norme, “dimenticate” per esigenze politiche degli Stati coinvolti, se associate al Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari consentono la denuclearizzazione del Golfo di Trieste. Invitiamo quindi ONG e Stati parte del TPAN a verificare insieme la fattibilità di questa proposta di implementazione del Nuclear Ban Treaty.
Un invito particolare è rivolto agli Stati iscritti nel Trattato di Pace con l’Italia, per il diritto di utilizzare il Porto Franco Internazionale di Trieste: Austria, Cechia, Francia, Gran Bretagna, Italia, Polonia, Slovacchia, Stati Uniti, Svizzera, Ungheria, e tutti gli Stati emersi da Jugoslavia ed Unione Sovietica.
Inoltre, Australia, Belgio, Bielorussia, Brasile, Canada, Cina, Etiopia, Grecia, India, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Ucraina e Sud Africa, sono pure coinvolti nel Trattato di Pace con l'Italia.

TEATRO



Le Confessioni di Terenzio Mazza.


Il teatro scritto contemporaneo è morto, gli editori non ne pubblicano più (eccezion fatta per i classici perché trovano impiego nelle scuole superiori o nelle Università), come non pubblicano i racconti. I teatranti i testi se li creano da soli adattandoli alle loro esigenze. A volte li estrapolano dai libri più diversi, anche da quelli che a teatro non funzionano e che col teatro non c’entrano nulla. Ma tant’è. Non esistendo più alcun rapporto tra drammaturgo e teatranti, la scrittura teatrale non è più praticata. Del resto se si ha a disposizione un muratore l’architetto diventa inutile. Qualche moicano in giro c’è ancora, come questo Terenzio Mazza che si ostina e ha prodotto questa Commedia delle Confessioni. Se l’è prodotta in proprio stampandosela presso la EBS Print di Lesmo in quel di Monza-Brianza. E ha fatto bene: in giro ci sono mediatori fra autori e tipografie che si fanno passare per editori, e allora non vedo perché si deve ricorrere alla loro mediazione quando si può benissimo andare direttamente da uno stampatore spendendo tra l’altro di meno. Ma veniamo alla commedia di Mazza. “Il teatro è il posto dove gli uomini hanno voluto rappresentare il loro stesso vissuto per farne spettacolo” dice nei primi righi della sua prefazione. Un po’ parziale come definizione. In verità le motivazioni sono molte, più ricche e articolate: dal rito alla cerimonia sacrale, dalla celebrazione del mito all’educazione morale, dalla propaganda politica alla fondazione di alcuni tabù, ecc. ecc. E ancora: “Gli attori, d’accordo con il regista sono decisi a mettere in scena una loro idea che li vedrà recitare per la prima volta senza ricorrere ad alcun testo scritto. In tal caso essi reciteranno soltanto con quanto sapranno cavare da sé stessi”. Sono indicazioni di regìa dell’Atto Primo. Nessun testo scritto, dunque, come per un certo tipo di teatro della nostra tradizione. Una specie di libero flusso di coscienza attraverso il quale i 15 personaggi (o emblemi di personaggi) dicono, e dicendo si confessano, rivelando parti di sé e cose che appartengono al loro vissuto. Un vissuto anche duro, forte, oscuro, scabroso che fuori da un contesto come quello del teatro non sarebbe possibile. Una sorta di seduta psicanalitica collettiva? Anche. Dove i brandelli di discorsi, i singoli lacerti, ci rivelano molto di più di quanto dicono. Ed è un caleidoscopio che rifrange personalità diverse e insospettate verità. [A. G.]


 
Terenzio Mazza
Commedia delle Confessioni
Commedia in tre atti
Ed. EBS Print 2021
Pagg. 102 € 14,00

 

AMBIENTE A BAGNO A RIPOLI




MASTRONARDI IN BIBLIOTECA


Biblioteca Chiesa Rossa
(via San Domenico Savio 3,
vicinanza piazza Abbiategrasso, Milano)
 
Giovedì 7 luglio 2022, ore 18.00
UNO SCRITTORE DELLA PROVINCIA
NELL’ITALIA DEL MIRACOLO ECONOMICO,
LUCIO MASTRONARDI, 
Il maestro di Vigevano
e altri scritti.
Intervento di Bruno Contardi.
[Giuseppe Deiana]

 

sabato 25 giugno 2022

GUERRA, DIFESA, DISARMO


Conversazione fra lo psicanalista Giuseppe O. Pozzi e lo scrittore Angelo Gaccione sui temi della guerra, della difesa, del disarmo.
 
Pozzi. A leggere il tuo testo Scritti contro la guerra si coglie non una esigenza narrativa, ma una urgenza molto seccata, molto infastidita come ci fosse la necessità di abbattere un muro di omertà, di ignoranza, di follia che non si riesce a penetrare né a smuovere. Ma gli interlocutori sono capi di stato, leader politici che sarebbero responsabili di una inciviltà organizzata proprio per rimanere tale. Mi viene in mente Jaques-Alain Miller quando sottolinea come gli uomini a volte, troppe volte, sono succubi del loro “orrore per la verità, orrore per l’atto, orrore per il sapere”. Questo orrore è alla base della deriva di inciviltà che la società percorre come a voler negare di vivere già dentro un incubo da cui non si vuole svegliare. Imparare ad essere disposti ad assumersi la responsabilità della propria implicazione soggettiva nell’accettare la propria verità, il proprio atto, il proprio saperci fare, è molto faticoso mentre reagire di pancia è anche un modo per godere e mandare al governo il diritto al godimento senza scegliere. Cosa ne pensi?
 
Gaccione. Gli Scritti contro la guerra sono nati da un’urgenza drammatica che ci sta schiacciando con il suo peso e il suo “orrore”, per usare l’espressione a cui ti richiami. Scritti per invitare alla ragione, prima che si precipitasse nella più spietata delle tragedie: la guerra. L’ennesima guerra, come se non fossero bastate quelle del passato, come se non bastassero le centinaia tuttora in corso. Scritti per mettere in guardia, perché sappiamo bene cosa le guerre provocano, e, soprattutto, per arginare l’idea fallace di una cultura persuasa che alla guerra si debba rispondere con la guerra. L’indignazione per la disinvoltura con cui si sorvola sulle vittime, il senso di umanità, la catastrofe, le creature indifese, i malati, i vecchi, i bambini, il patrimonio di civiltà costruito nei secoli dalla cultura e dall’intelligenza, gli esseri vegetali, gli animali che compongono il creato. Una indignazione, la mia, verso quanti si sono da subito rifiutati di considerare un’altra strada: la via difficile ed ostinata della negoziazione che non si è voluta perseguire. Si è badato alla “pancia”, al “godimento soggettivo”, alla risposta colpo sul colpo, ma i corpi e le cose erano lì a morire, a frantumarsi, non erano dentro un salotto televisivo. Non ho badato che alla verità e non mi sono posto il problema dello stile, volevo essere diretto e privo di ogni ambiguità, rispetto a tutti i carnefici in campo.   

 
Pozzi. Nel tuo scritto del mercoledì 9 marzo 2022 sostieni: “Lo sappiamo tutti che Stati e Governi non tengono in alcun conto, in termini di guerra e di armi, la volontà dei loro popoli, in Russia come in America o nella nostra ‘pacifica’ nazione. Perché, a tuo avviso, su questi due argomenti non si discute almeno in parlamento?
 
Gaccione. Governo e Parlamento in questa vicenda del conflitto russo-ucraino, hanno dato il peggio di loro stessi. Hanno mortificato la loro essenza. Non c’è stato un dibattito pubblico, non si è informata la Nazione, si è segretato ogni atto. Un precedente pericoloso che ha mostrato quanto Paese reale e istituzioni si sono trovati distanti. Se Governo e Parlamento temono l’opinione pubblica, perdono ogni legittimazione e la distanza diventa incolmabile. Sapevano che i cittadini erano contrari ad ogni avventura bellica, ad ogni pericolosa e incontrollata escalation. Gli italiani hanno solidarizzato subito con le popolazioni ucraine, ma hanno ribadito il loro deciso no ad ogni incancrenirsi del conflitto.    


Pozzi. Sempre in questo capitolo scrivi anche: “I capi di Stato e di Governo, quelli che in occasione della Conferenza di Parigi lo scrittore Albert Camus definiva ‘I ventuno sordi, futuri criminali di guerra’, sono come quelli di oggi. Sono solo aumentati di numero, e sono complici e responsabili della tragedia Ucraina”.
 
Gaccione. È davvero incredibile come i capi di Stato non abbiano imparato nulla dall’esperienza delle due sanguinose guerre mondiali, e come non abbiano imparato nulla dai conflitti che a centinaia si sono susseguiti per tutto il Novecento fino ai giorni nostri.

 
Pozzi. Il 18 marzo metti però insieme governanti e governati nella ignavia sulla questione armi e guerra e scrivi: “La storia non insegna nulla né ai Governanti né ai Governati che in fatto di sentimenti bellicisti, di volontà omicida e di distruzione, non sono migliori dei carnefici che li governano. Sul tema guerra la gente tende ad accettarla, comunque. Come spieghi questa assurda logica di distruzione ed autodistruzione? Tu in effetti, fortunatamente, non sei solo. Tuttavia, anche se tu hai capito che solo eliminando le armi si possono costruire, insieme, le condizioni per poterci confrontare parlando, non c’è ancora una massa critica interessante che concorda con questa linea. Perché è così difficile ancora, oggi, visto che viviamo realmente nell’era nucleare?
 
Gaccione. Sappiamo da sempre che per fare le guerre ci vogliono armi ed eserciti. In era nucleare le armi sono diventate perentoriamente totalizzanti, nel senso che possono cancellare la totalità degli esseri umani, di ogni specie animale e vegetale. In una parola: cancellare il creato, cancellare la vita. Come è possibile sulla base di questa apocalittica prospettiva non cambiare rotta? Scienziati e governanti lo sanno bene, ma all’opinione pubblica tutto questo viene nascosto. E ciascuno di noi rimuove fino a quando la guerra non entra nelle case. Ma rimuovere non basta: dobbiamo pretendere il disarmo, la fine degli ordigni nucleari e della gigantesca immorale spesa militare. Il dialogo deve potere avvenire senza la rivoltella nella fondina. Il dialogo disarmato è la sola via del confronto, è il solo mezzo della comprensione reciproca, della fine di ostilità esiziali. 

 
Pozzi. L’unico paese al mondo che ha deciso di non dotarsi di un esercito è il Costa Rica. La decisione arriva a seguito di una feroce guerra “civile”. Eliminando l’esercito il Costa Rica impiega, da tempo, più risorse per educazione e salute e non è un caso che sia il paese al primo posto in graduatoria per benessere sociale, familiare ed individuale. Se abbiamo già un tale esempio come mai nessuno ne parla e non viene preso ad esempio anche in altri Paesi?
 
Gaccione. Sono decenni che scrivo e porto ad esempio questa saggia decisione del Costa Rica. Sciogliendo l’esercito e abolendo le armi, i dirigenti di quel Paese hanno basato la loro vera sicurezza sull’istruzione, la salute, la cura del territorio e del loro habitat. Hanno investito nella spesa sociale e nel benessere dei loro cittadini prosperando. Ma è la grade stampa che dovrebbe assumersi il compito che poni con il tuo interrogativo.

 
Pozzi. Con il tuo movimento “La Lega per il Disarmo” avete incontrato un numero di sostenitori utili in modo significativo per portare all’attenzione dei Governi l’obiettivo di disarmo in qualche altro Paese, nel mondo? In fondo il lavoro che hai animato ed animi con Odissea ha suscitato molto interesse al punto che anche l’editore ha deciso di pubblicare il libro e continui a ricevere testimonianze a sostegno del disarmo. Anche Carlo Rovelli sostiene queste idee pur essendo lui stesso consapevole che è difficile intervenire per portare almeno dei dubbi, come lui dice. Anche Rovelli segnala il sentire diffuso in Italia e nel mondo. Per non parlare di Papa Francesco e di tante realtà che conoscono la guerra sul campo ma nessuno, in realtà, le ascolta veramente quando si tratta del processo decisionale di un paese.
 
Gaccione. La cultura della pace è giovane, quella della guerra può contare su millenni di storia, ma dobbiamo insistere. Con la nostra Lega disarmista noi indichiamo una strada percorribilissima da qualsiasi Paese di buona volontà: il gesto unilaterale. Una scelta lungimirante e umana, e che non è subordinata a nulla se non alla propria volontà e al desiderio dei propri popoli. Se questo gesto unilaterale lo facesse il mio bellissimo Paese, darebbe un esempio luminoso al mondo intero e le conseguenze sarebbero straordinarie. Il mondo capirebbe che noi italiani vogliamo vivere e collaborare in pace con tutti i popoli della terra. Che abbiamo con quel gesto messo la guerra fuori dalla storia. Che anche gli altri possono imitarci per custodire l’unico pianeta che abbiamo a disposizione e per prendercene cura. Voci sagge come quella del Papa, di scienziati coscienziosi e di uomini e donne di ogni continente diventano sempre più presenti. Sanno che la guerra è la più grave tragedia che possa capitare ad un Paese, ad una generazione.

 
Pozzi. Nel capitolo “Pacifismo e disarmo” sostieni la necessità di riformare la Costituzione italiana all’art. 52 (Parte I Diritti e doveri dei cittadini, Titolo IV Rapporti politici): La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l'esercizio dei diritti politici. L'ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica. Scrivi anche come lo vorresti cambiare: “Poiché l’epoca nucleare ha reso impossibile qualunque difesa, vale a dire la salvaguardia e l’incolumità dei cittadini ed i beni della nazione, la Repubblica italiana vi rinuncia e la sostituisce con la negoziazione pacifica e l’arbitrato internazionale”.
 
Gaccione: In epoca nucleare e con i mezzi di annientamento generalizzato, il concetto stesso di difesa è divenuto obsoleto. Saremmo tutti cancellati e assieme a noi ogni altra forma di vita e ogni creazione della genialità intellettuale. Musei, archivi, teatri, conservatori, biblioteche, architetture, bellezze, saperi… tutto azzerato. Non sono le armi e gli eserciti che ci difendono, ma le buone relazioni internazionali, la cooperazione, l’agire con senso di giustizia, di compassione, di umanità. 

 
Pozzi. Mi sento di accostare il tuo capitolo “Ipocriti” alla frase che Gramsci nel 1917, scrisse nel giornale La città futura: “l’indifferenza è il peso morto della storia. È l’abulia, il parassitismo, la vigliaccheria, è per questo che odio gli indifferenti”. Non mi sembra che sia cambiato molto da allora, però la bomba atomica non era ancora stata sganciata sul Giappone. Questo vuol dire che siamo votati alla morte senza neppure concederci la coscienza della scelta scellerata e autodistruttiva che la popolazione del mondo sta di fatto decidendo?
 
Gaccione. Dobbiamo perseverare perché non c’è altra scelta. Dobbiamo convincere i governi e informare le pubbliche opinioni. La morte esiste già in natura, la guerra è una aberrazione rispetto anche ai tempi del destino di ciascuna esistenza individuale. I mercanti di morte che producono armi devono trasformarsi in mercanti di beni per la vita. Duemila miliardi di dollari spesi nel 2020 dagli Stati avrebbero potuto essere impiegati per una saggia e utile riconversione di questo settore. Sono infinti gli ambiti di utilità sociale e sanitaria dove indirizzare una tale riconversione. 
 


Pozzi. Il tuo testo è una vera e propria invettiva contro la guerra e contro chi non capisce la necessità del disarmo, tuttavia, arrivi a proporre una strada faticosa ma concreta: “Dovremmo concentrarci ora e subito su questo obiettivo concreto (disarmo) e sulla sua utilità per tutelare la sopravvivenza di ciascuno di noi e delle generazioni che verranno, poi potremo pensare al resto una volta che la minaccia totale sarà scongiurata. Pensi che nonostante la situazione a cui ci sta conducendo la guerra oggi ci sia ancora spazio ed opportunità per impegnarsi in un futuro di faticosa formazione per un mondo senza armi e senza guerra oppure abbiamo passato ormai il punto di non ritorno pantoclastico?
 
Gaccione. A volte le contingenze fanno disperare, e il conflitto russo-ucraino ci ha resi tutti più impotenti. E tuttavia non possiamo abdicare all’impegno di spingere perché il dialogo, il negoziato, la parola, il confronto, tornino ad essere centrali. Disarmare o scomparire: non c’è altra scelta. Se non lo facciamo ora che la minaccia si è rivelata in tutto il suo orrore, potremmo non avere più tempo.
 


Pozzi. Se al Processo di Norimberga si fossero processati anche i crimini dei russi ed il grande crimine degli Stati Uniti condannando l’uso della bomba atomica, pensi che l’ordine mondiale sarebbe stato più rispettoso dei diritti civili nel mondo? Il Diritto Internazionale, così calpestato continuamente da tutti, sarebbe stato maggiormente rispettato?
 
Gaccione. Quanto accaduto con Hiroshima e Nagasaki avrebbe dovuto far diventare concreto il motto “mai più la guerra”. Invece come se niente fosse abbiamo diviso il mondo, abbiamo creato muri e filo spinato, abbiamo intrapreso ancora più pervicacemente la corsa al riarmo, abbiamo usato la scienza e la ricerca per l’annientamento, schiacciato ovunque libertà e democrazia. I potenti della terra e la finanza hanno calpestato legalità e diritti senza valutare le conseguenze. Ha ragione Einstein, nessun altro essere, topi compresi, costruiscono trappole per il proprio annientamento.
 

 

IL VIGNETTISTA SI RIPOSA



Questa che pubblichiamo sarà l’ultima vignetta di Claudio Fantozzi. Le motivazioni ce le dà lui stesso nel messaggio che riportiamo. Non possiamo che ringraziarlo per il tempo, la fantasia e l’amicizia che ha regalato a “Odissea”. Anche il direttore è invecchiato ed è tremendamente stanco, vorrebbe occuparsi d’altro, ma poi come sempre non lo farà. Ma a luglio si prenderà una pausa. Siete avvertiti.
 
Ciao Angelo. Come hai visto, quella di oggi è l’ultima. Devo dedicare la prima mattina ad altre cose. È più di due anni che invio la vignetta quotidiana, dai primi restringimenti per il Covid. Ieri mi è anche venuta la raccomandata per pagare la multa perché vecchietto non vaccinato: la prendo come un riconoscimento al valor sociosanitario. Poteva essere questa la battuta di Ernesto in una vignetta.
Claudio


Fantozzi con un suo burattino e una immagine di Franco Serantini, suo compagno di scuola, ucciso a botte dalla polizia nel carcere a Pisa il 7 maggio 1972. Aveva appena vent’anni.


MALIGNITÀ
 


“Se Zelensky non avesse prima della guerra
aperto bocca, non si ritroverebbe oggi con
una Mosca in bocca”.
Nicolino Longo

venerdì 24 giugno 2022

PAZZI E MACCHIETTE
di Franco Continolo


Se Luigi Di Maio può essere catalogato tra le macchiette napoletane, ovviamente tra quelle meno divertenti, Joseph Borrell è tra i pazzi da legare (anche qui c’è un’escalation, dall’idiozia alla pazzia). La sua dichiarazione in appoggio alla provocatoria decisione lituana di non far passare le merci russe soggette a sanzioni, dirette all’enclave russa di Kaliningrad, è semplicemente irresponsabile. In ballo c’è infatti la guerra, quella vera, non la SMO, ribadisce Larry Johnson. L’ex analista CIA offre ulteriori elementi per valutare la differenza fra i due tipi di guerra; tra questi il limitato impiego di truppe – l’intervento russo è infatti in appoggio alle milizie delle province separatiste. I manuali militari, afferma Johnson, prescrivono che l’attaccante debba disporre di una forza tripla, rispetto a quella del difensore, e in Ucraina il rapporto era inverso. Il successo militare russo, perché di questo si tratta, va valutato dunque anche alla luce dei limiti autoimposti – limiti che non hanno le milizie ucraine, per le quali sparare sui civili è la prassi corrente. Ne sanno qualcosa gli abitanti di Donetsk. Johnson vede infine un segno incoraggiante nel servizio di un giornalista tedesco che ha il coraggio di guardare in faccia la realtà: la Russia ha vinto. Perché sia incoraggiante lo spiega bene Graham Fuller che dopo una brillante carriera nella CIA – è stato anche capo di Johnson – insegna ora in Canada, dove si è ritirato. Gli europei sono infatti l’ultimo pilastro dell’impero americano, e l’Europa l’ultima spiaggia dove la propaganda americana domina ancora incontrastata. Difficile spiegare il fenomeno, neppure Fuller ha una diagnosi – difficile insomma spiegare perché gli europei, Draghi in primis, credano alla favola che gli ucraini combattono per loro stessi quando è evidente che essi conducono una guerra alla Russia per conto degli americani che hanno fatto tutto il possibile per provocare l’intervento di Mosca. Fuller immagina però che la strada sia ormai segnata, che gli europei si sveglieranno anche per i costi che il sostegno alla guerra di un impero mal governato, e da tempo in declino, comporta. Purtroppo non si vede ancora da quali forze possa venire il risveglio: all’appello mancano in particolare la sinistra e la Chiesa. Entrambe sembrano aver perso il carattere distintivo dell’opposizione all’imperialismo, la quale non può che tradursi in un’affermazione di sovranità, per l’una temporale, per l’altra spirituale.

 

NEUTRALITÀ, DISARMO, NON ALLINEAMENTO
DELL’UNIONE EUROPEA ALLA NATO
di Franco Astengo
 

La guerra è crimine, come il militarismo

Da Ovest a Est la transizione egemonica mondiale” questo titolo riassume un articolo di Alfonso Gianni ("il Manifesto" 23 giugno) nel quale l'autore pone in evidenza il nodo di fondo dell'attuale situazione internazionale caratterizzata, apparentemente, dall'invasione russa dell'Ucraina che in realtà nasconde la classica "guerra per procura". Prendendo le mosse da una valutazione riguardante la conclusione del "secolo americano", nel testo dell'articolo appena citato, si analizzano sia lo scenario che prevede "un ritorno a un relativo equilibrio tra molteplici centri di potere" sia la prospettiva di una contesa non ancora militare ma di tipo economico-politico per una transizione egemonica da Ovest a Est. Si aggiunge però che quando nella storia mondiale si sono verificati processi geo-economico-politici di questa natura, legati alle diverse fasi dello sviluppo capitalistico, questi passaggi sono avvenuti in conseguenza di grandi scontri bellici.
Nell'articolo si sottolineano altri due punti:
a) la guerra russo-ucraina può essere vista come un tratto di questo percorso ("particolarmente infelice perché posto su di uno sciagurato piano inclinato");
b) La presenza di armamenti nucleari in dotazione alle grandi potenze dovrebbe renderci coscienti che passare attraverso la guerra per cambiare gli assetti geopolitici del mondo può portare a una comune distruzione. 
Nel quadro del processo di de-globalizzazione in atto da tempo il rischio è quello del riformarsi di una logica dei blocchi.
Quella logica dei blocchi che se nel corso degli anni '50-'60 determinò l'equilibrio del terrore sulla base del quale l'olocausto fu evitato adesso in assenza di soggetti "terzi" che all'epoca operarono attivamente, "non allineati", de-colonizzazione, paesi in via di sviluppo, potrebbe portare, per effetto "trascinamento", alla soluzione estrema.
Nel testo in questione allo scopo di superare questa fase di estremo pericolo e aprire un periodo di transizione si indica la strada di un multipolarismo garantito da organismi internazionali profondamente riformati. Serve allora una proposta immediata sulla quale lavorare anche in termini di mobilitazione politica: rifiutato lo schieramento in blocchi il punto di partenza per una grande iniziativa politica dovrebbe essere quello dell'individuazione dell'Europa quale spazio politico e, di conseguenza, proporre  come temi in discussione quelli della neutralità e del disarmo, della non coincidenza tra NATO e UE, dell’esercizio della democrazia rappresentativa all’interno della istituzioni europee: la sinistra italiana dovrebbe essere chiamata a riflettere su questi elementi anche per poter presentare una propria politica estera coerentemente autonoma e provvista di una qualche visione per il futuro dando un senso di prospettiva per l'istanza pacifista.

Privacy Policy