UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

sabato 27 agosto 2022

IL GIOCO DELLE TRE CARTE  
di Vincenzo Rizzuto


Al meeting di Comunione e Liberazione di Rimini i giovani e i meno giovani ‘leoni’ di sempre hanno applaudito con uguali, potenti ruggiti prima la passionaria Giorgia Meloni con il suo slogan ‘Dio, patria, famiglia’, e poi il ‘divino’ Draghi per avere salvato l’Italia dalla catastrofe. Insomma, per il vecchio movimento cattolico, che fu guidato un tempo anche dal ‘divino’ Formigoni, in politica vale il motto ‘questo o quello per me pari sono’, a meno che i ‘giovani leoni’ non abbiano preso l’abbaglio, diciamo così, di considerare Draghi un rappresentante illustre dei grandi interessi della finanza internazionale, di cui la destra da sempre si fa paladina; comunque, ci si trova di fronte al solito ‘gioco delle tre carte’, che è diventato ormai la costanza di tutta la politica italiana degli ultimi decenni. L’equivoco, o meglio l’imbroglio, lo si può riscontrare in ogni ambito delle grandi scelte, operate sia a destra che a sinistra nella politica interna e internazionale dai vari governi che si sono succeduti. Da una parte, ad esempio, si varano le sanzioni contro la Russia di Putin con il blocco dell’importazione del gas, dall’altra si continua, in modo sotterraneo e alla luce del sole, ad importare dalla medesima Russia non solo cereali, ma petrolio e tante altre merci attraverso rapporti dei grandi magnati dell’industria; e in questo equivoco, intanto, il governo Draghi ha continuato ad inviare armi all’Ucraina, in sfregio ai dettami della Costituzione che vietano di ‘aiutare’ i belligeranti con le armi.
Ma lo abbiamo capito: è la solita, ormai storica sudditanza alla politica americana da cui, dai tempi di De Gasperi ai nostri giorni, siamo condizionati. E a questo proposito mi chiedo, ma per quanto altro tempo ci dobbiamo genuflettere agli americani per essere stati da loro aiutati a liberarci dal nazifascismo? Io credo, senza farmi trascinare da alcuna acrimonia, che la politica italiana ed europea debba liberarsi da questo handicap, diversamente in Europa si assisterà ancora per molto tempo a divisioni, lacerazioni e conflitti che possono distruggerci. Per questo abbiamo bisogno di politiche e di governi totalmente nuovi, che rompano con i soliti trasversalismi, con i soliti equivoci, con le solite convivenze mafiose tra interessi pubblici e privati, che hanno finito per generare veri e propri ‘mostri’ con stragi e crimini di diversa natura, ‘mostri’ che hanno troppo spesso dominato le medesime Istituzioni. In proposito, se prendiamo ad esempio il campo energetico ci si trova di fronte ad un altro ‘mistero buffo’, tipicamente italiano: le bollette aumentano di giorno in giorno in modo esponenziale, si dice per causa della guerra in Ucraina. Ma se poi si va a guardare bene il fenomeno, si scopre che lo stesso aumento è indotto anche dai superprofitti che i grandi gruppi privati fanno con la produzione delle energie alternative, sia quelle eoliche che quelle da fotovoltaico! Eolico e fotovoltaico cofinanziato dallo Stato, cioè con soldi della collettività!


I tre dell'apocalisse...

E allora ci si chiede, come fessi naturalmente, come mai i vari governi, compreso quello dell’ultimo ‘ragazzo prodigio’, non hanno impedito che questi ‘profitti’ si realizzassero a scapito di tutta la collettività? È inutile dire che il ‘gioco delle tre carte’ non finisce qui, basta dare un’occhiata alla sanità pubblica, sacrificata mani e piedi a quella privata. Per avere un’immagine in carne ed ossa di quello che fa la politica italiana in questo campo, ecco un esempio tra infiniti altri: nella città, forse più disastrata d’Italia, Crotone, i dializzati, mentre scriviamo, rischiano la vita perché il relativo reparto è disattivato, nonostante ci sia tutta l’attrezzatura necessaria. Ora, a chiusura di questa breve riflessione, non voglio essere preso per il solito qualunquista che fa di tutte le erbe un fascio, capisco benissimo che fra la destra ‘sovranista’ e la sinistra, pure estremamente debole, c’è grande differenza da tenere ben presente nella pur piccola cabina dell’urna; vorrei solo, e non nascondo che sono fiducioso, che finalmente possa uscire una bocciatura dei soliti grandi ‘tromboni’, che da mezzo secolo ci appestano con il ‘gioco delle tre carte’.

VARIGOTTI IN SCENA




venerdì 26 agosto 2022

LA POESIA È RESISTENZA ALLA MORTE
di Alice Bassi
 

Isabella Iozzi
"Non morirò del tutto"
composizione 2022

La composizione esposta al Piccolo Museo della Poesia di Piacenza il 9 luglio scorso in occasione dell’incontro poetico tenutovi da Angelo Gaccione è stata realizzata dall’artista performer Isabella Iozzi studentessa presso l’Accademia di Brera di Milano e porta come titolo “Non morirò del tutto”. L’artista si è ispirata ai versi della raccolta Spore pubblicata da Interlinea nel 2020. È composta da un libro aperto nelle cui pagine sono state infisse delle spighe di grano. Le spighe, come è noto, sono simboli di vita, di rinascita, simboli di una natura che si rigenera nel suo eterno ritorno. Le spighe danno il grano con cui si fa il pane, contrariamente alle armi che danno la morte, come va ripetendo da mezzo secolo lo scrittore Gaccione, e come ci ha di recente ammoniti con il suo vibrante pamphlet dal titolo Scritti contro la guerra (Tralerighe Libri ed.) e come ci sta mettendo in guardia dalle pagine del giornale “Odissea” (www.libertariam.blogspot.it) da molto prima che il contrasto fra Russia e Ucraina degenerasse in guerra guerreggiata, ospitando un appassionato dibattito a più voci di quanti alla guerra si oppongono in ogni modo. Ben vengano dunque queste felici contaminazioni questa “dialettica fra arte e poesia, accademia e Museo” come ha scritto sul quotidiano “Libertà” di Piacenza Fabio Bianchi, dal momento che (sono sempre parole sue) le “spore sono metafora assai pertinente sulle potenzialità della poesia di fecondare diversi terreni, stimolare diversi ambiti”. Incastonata in un vecchio confessionale, la composizione della Iozzi è visivamente molto suggestiva, oltre che fortemente simbolica.

 

 QUALE INCANTO, PER QUALE PASSIONE
di Giuseppe Oreste Pozzi
 


Una riflessione per accogliere l’appello di padre Alex Zanotelli*.
 
Caro Angelo,
credo che ODISSEA sia il luogo adatto per raccogliere l’appello che mi è arrivato per il tramite di Demos (organizzazione che si ispira ai valori cristiani ed all’azione sociale della Fondazione Sant’Egidio). Mi permetto allora di rileggere l’appello prezioso, quanto inascoltato dai media italiani, che Alex Zanottelli ci propone da anni utilizzando la chiave di lettura che offre il Cardinal Matteo Maria Zuppi che, al Meeting di Rimini, non disdegna certo la festa che i giovani sanno portare con la loro energia ed esuberanza ma ricorda anche che i “cristiani debbono saper passare dalla porta stretta” una porta che non è certamente sponsorizzata dagli influencer di oggi che, anche il Meeting, a volte, non vuole riconoscere e che non hanno nulla a che vedere con i profeti ma, al massino, con le false sirene stonate che ingannano lucrandoci. La realtà culturale, economica, sociale e territoriale dell’Italia, con la sua posizione strategica nel mediterraneo ed in Europa, potrebbe essere il luogo di un riscatto e di una svolta geopolitica opportuna e necessaria mentre si preferisce sistematicamente la comodità del lamento godimento o meglio dei litigi e delle divisioni continue per assicurarsi un potere che poi i nostri miserrimi politici non sanno come gestire, al servizio di chi li ha eletti.  A cosa servono le democrazie occidentali se poi non sanno come fare per andare oltre al periodo buio del colonialismo che ancora imperversa negli imperi economici che continuano a sfruttare le terre e i popoli africani senza nessun ritegno e senza nessun rispetto, senza mai pensare a delle serie politiche di risarcimento.
Togliere i dubbi con gli slogan che ci propinano ogni giorno i partiti in campagna elettorale fa diventare solo più stupidi. La realtà è complessa e va incontrata con il lavoro di chi sa che deve studiare e sudare per capire come saperci fare. È sempre Zuppi che sa come orientarci: “Sentiamo tanta gioia e sempre nuovo stupore per il popolo tratto dall’anonimato e dalla giungla della complessità. È l’incanto così umano che ci libera dal disincanto che si deposita silenziosamente nel cuore e finisce per farci accorgere di Dio e della bellezza dei suoi doni”.
L’Africa, con la sua terra ed i suoi abitanti, è ancora un grande dono umano da valorizzare prima ancora che economico da sfruttare. Zanotelli cita ben 8 paesi nel caos: Sud Sudan, Sudan, Somalia, Eritrea, Centrafrica, Ciad, Libia, Congo. Tutto per gli egoismi e le avidità degli occidentali e le mire espansionistiche di criminali che imperversano con le solite complicità politiche. Come non condividere, allora, l’invito accorato di Zanotelli così da tentare di svegliare la Commissione di Sorveglianza della RAI e le grandi testate nazionali?
 
L’APPELLO AI GIORNALISTI ITALIANI
DI ALEX ZANOTELLI


Condividete e fate in modo che gli italiani sappiano cosa sta veramente vivendo gran parte della popolazione africana
.
 
Un silenzio inaccettabile
«Rompiamo il silenzio sull’Africa.
Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli africani stanno vivendo. Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo, come missionario e giornalista, uso la penna per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani, come in quelli di tutto il modo del resto. Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale. So che i mass-media, purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che veramente sta accadendo in Africa.
Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa. È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa) ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga.
È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur. È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni.
È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa.
È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai. È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera.
È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi. È inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa, soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi.
È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia, Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’ONU.
È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile. È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi. (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!).
Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi. Questo crea la paranoia dell’“invasione”, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi. Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’Africa Compact, contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti.
Ma i disperati della storia nessuno li fermerà. 
Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al sistema economico-finanziario. L’ONU si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. Ed ora i nostri politici gridano: «Aiutiamoli a casa loro», dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’ENI a Finmeccanica.
E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa come patria dei diritti. Davanti a tutto questo non possiamo rimanere in silenzio. (I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?).
Per questo vi prego di rompere questo silenzio-stampa sull’Africa, forzando i vostri media a parlarne. Per realizzare questo, non sarebbe possibile una lettera firmata da migliaia di voi da inviare alla Commissione di Sorveglianza della RAI e alle grandi testate nazionali? E se fosse proprio la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) a fare questo gesto? Non potrebbe essere questo un’Africa Compact giornalistico, molto più utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti?
Non possiamo rimanere in silenzio davanti a un’altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi. Diamoci tutti/e da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa».


*Alex Zanotelli è missionario italiano della comunità dei Comboniani, profondo conoscitore dell'Africa e direttore della rivista Mosaico di Pace.

 

 

È SEMPRE L’ORA DI CASSANDRA   
di Laura Margherita Volante
 


Già più di 30 anni fa il professore di Sociologia Giovanni Cattanei dell'Università di Genova, mio relatore della tesi di laurea, tenne dei convegni sul problema climatico e sullo sfruttamento del pianeta, sulla foresta Amazzonica, sulla cementificazione del territorio, sulle bombolette spray, ecc. prevedendo che se non si fossero presi al più presto provvedimenti, il disastro generato dall'uomo sarebbe stato di tale portata da non poter più porre rimedio, per cui il cancro ambientale era candidato ad una metastasi annunciata e irreversibile. Quella previsione ritenuta esagerata e, addirittura contrastata, poiché secondo eminenti studiosi, la natura ha le sue risorse reattive e difensive, oggi è davanti ai nostri occhi con tragedie di portata apocalittica. Il clima ha raggiunto l'inimmaginabile, con lo scioglimento dei ghiacciai, e relative conseguenze, con criticità ambientali in una sequenza di incendi per la siccità, a rischio di sicura carestia, e di tempeste cicloniche in ogni parte del globo. Una devastazione che sta precipitando in abissi senza ritorno. La complessità dei problemi intorno a dinamiche ingestibili per interessi internazionali di superpotenze economiche, la fa da padrone, con relative tensioni in un conflitto spietato non solo fra uomo e uomo, ma anche fra uomo e ambiente.
Di fronte a questo scenario planetario l'angoscia emotiva si trasforma in assuefazione, come se riguardasse altri popoli, altri paesi, in una sorta di miopia egotica senza speranza. Non c'è più sordo di chi non vuol sentire. Papa Francesco avverte, un tempo si diceva: "Uomo avvisato mezzo salvato".
Ma l'orgoglio di supremazia e di onnipotenza si inginocchia davanti all'unica ara ambita dalla superbia, l'ara del dio denaro. E così il pianeta azzurro morirà fra i suoi cadaveri, candidati al podio del male. E il male per sua natura non salva.
Giovanni Cattanei è stato un sociologo italiano, ordinario di Pedagogia generale all'Università di Genova, morto tragicamente nell'incendio sprigionatosi di notte nella propria biblioteca personale. Studioso appassionato della educazione civica delineò con finezza, già negli anni Sessanta, i legami tra sociologia e pedagogia esaminando la formazione dell'italiano nella dilagante civiltà dei consumi che diventa anche civiltà delle tentazioni. «Il progresso economico ha bisogno di produrre bene, soprattutto di consumare bene. E a questo punto esso cessa di essere soltanto economico, per investire ampiamente in una questione di etica sociale.» (G. Cattanei).

PIOMBINO IN LOTTA




LA TEMPESTA PERFETTA

L. Tussi e F. Cracolici
 
A due voci Laura Tussi e Fabrizio Cracolici.
 
Tussi. Molti intellettuali e attivisti parlano della possibilità di una "tempesta perfetta" nel senso che si portano come esempio l'ingiustizia, il cambiamento climatico, le guerre, la violenza, l'apocalisse nucleare. Questi fenomeni negativi, o meglio queste minacce gravissime che incombono sull'umanità, stanno portando tutti verso una strada che molti considerano di non ritorno e questo pone una domanda, in quanto sussiste un pessimismo diffuso e dilagante. Vediamo molta gente, soprattutto giovani, che non hanno più fiducia nel futuro e cercano proprio di estrarre dalla vita quel poco di felicità possibile; estraggono speranza dal presente perdendo però completamente la dimensione del futuro con un senso di impotenza che è incredibile e questo genera nichilismo e solitudine e grande tristezza. Rispetto a queste istanze, Cracolici, sei più pessimista o sei più ottimista? 
 
Cracolici. La realtà delle cose mi porterebbe ad essere pessimista. Ma, se ci poniamo in una condizione di pessimismo, nulla potrà cambiare quindi non si può fare altro che investire nell'ottimismo e investire nelle azioni concrete e pensare e parlare a quelle realtà che sono le più coinvolte perché, purtroppo, noi, la nostra generazione e alcune generazioni hanno sbagliato. Non siamo riusciti a raggiungere determinati obiettivi e determinati livelli di idealità scritti nella carta costituzionale, frutto di grandi sacrifici, di tanti morti, di stragi, lutti, guerre. Quindi dalle basi, dalle esperienze e dai sacrifici che ci hanno dato e donato le generazioni passate, voglio rivolgermi all'unico gruppo di persone che può realmente fare qualcosa: i giovani. Sembra che i giovani siano sempre più, come si diceva appunto nella domanda, estraniati da questa realtà, ma al contrario sono molto attenti. È necessario aiutare i giovani; bisogna stare loro vicino e tenerli per mano. Occorre partecipare umilmente con quel piccolo contributo che noi siamo in grado di dare per la possibilità di attivarsi con le loro capacità ed energie, i loro mezzi, la loro creatività e cambiare questo pianeta. Come? Noi vediamo i Fridays For Future, vediamo Extinction Rebellion: sono giovani che hanno capito tutto. La realtà non va bene. Hanno capito che qualcosa nel pianeta è in corto circuito e ci sta portando alla distruzione e stanno protestando. Però spesso li vediamo protestare, ma senza la piena consapevolezza di quello che è la gravità e di quello che sta succedendo chiaramente. Quando il sistema, il potere, a questi giovani permette la possibilità di parlare, questo è già indice che non li teme ancora al punto tale di doverli tacitare e bloccare, perché in questo momento i giovani protestano in modo generico e simbolico. Parlano dicendo: "Salviamo il pianeta, non abbiamo un piano B, smettiamo di inquinare".
Ragazzi dobbiamo cominciare a fare i nomi. Chi sono questi grandi inquinatori? È necessario stimolare queste aziende e multinazionali e lobby di potere prima di tutto a smettere di inquinare in questa maniera. In seguito dobbiamo stimolare i nostri governi ad attuare politiche green, politiche di Ecologia e in questi momenti con i soldi che vengono stanziati dalla comunità europea non si sta pensando a investire in green e ad investire in risorse energetiche, si sta investendo ancora e sempre in armi e nucleare e questa è la contraddizione. Ragazzi ascoltatemi il mio è un mettermi a disposizione vostra. Occorre andare da lor signori, da questi personaggi che fino adesso ci hanno raccontato che va tutto bene così e non è vero e dobbiamo dare le nostre motivazioni; dovete dare le vostre motivazioni. Bisogna dire: "Signori il pianeta è uno e lo è anche per voi. Accumulate potere, accumulate ricchezze, ma quando il pianeta si esaurisce? Sappiate che se sparirà, sparirete anche voi. Cosa ve ne fate di quei soldi? cosa ve ne fate di quel potere?
Quindi facciamo una rivoluzione vera, sincera quella che è proprio rivolta a salvare questo pianeta. Cambiamo modalità. Cambiamo modo di ragionare. Rivolgiamoci alla terra con più rispetto perché la terra non è nostra, noi siamo figli di Madre Terra; quindi, ricordiamoci che noi non abbiamo nessun diritto, nessun possesso sulla terra, noi facciamo parte della terra come ne fanno parte gli animali, i vegetali, le piante e ogni singolo elemento fa parte di Madre Terra. Non dobbiamo essere arroganti: dobbiamo essere al servizio del pianeta e trovare il cambiamento. Quindi giovani diamoci da fare. Io sono ottimista...

 

giovedì 25 agosto 2022

LE DESTRE E LE TASSE



Cavano il sangue ai poveri per darlo i ricchi.

TANTO PER CERCARE DI CHIARIRE
di Franco Astengo

 
In vista delle elezioni del 25 settembre.
 
1) L'allarme lanciato da tempo al riguardo della formula elettorale non era frutto dell'ipercriticismo di alcuni appassionati cultori della materia, fra i quali si colloca anche chi era già riuscito a far dichiarare incostituzionali due formule precedentemente varate da qualche "sapientone" ufficiale. La questione vera, al di là delle liste bloccate, è quella della esagerata distorsione contenuta nel meccanismo di traduzione dei voti in seggi, grazie all'impossibilità di voto disgiunto tra parte uninominale e parte proporzionale e quindi del pratico annullamento nel rapporto direttore elettore/eletto tipico del collegio uninominale;
2) Questo particolare aspetto esposto nel punto 1 avrebbe richiesto un di più sul piano della capacità coalizionale: capacità che non sta nel DNA del PD nato con le stimmate della "vocazione maggioritaria" e della riduzione del sistema a bipartitico (si veda Veltroni 2008 e adesso Letta nel tentativo di ridurre lo scontro elettorale al derby PD/FdI). Il PD ha storicamente trascurato la necessaria articolazione del sistema e adesso si trova con una ridottissima area di fiancheggiamento (più o meno del valore del 6-7% quindi nulla rispetto alla parte maggioritaria). Inoltre i deboli alleati del PD si sono mossi soprattutto al riguardo della conservazione del proprio apparato (salvo 1 o 2 candidature rispetto al quadro complessivo);
3) Sotto l'aspetto di quanto riportato al punto 2 prima il PDS poi il PD hanno commesso errori strategici proprio al riguardo del delicatissimo terreno costituzionale. Due tra le modifiche più importanti della nostra Carta Fondamentale realizzate negli ultimi 20 anni erano, infatti, state elaborate per inseguire potenziali alleati: la modifica del titolo V al riguardo della Lega, la riduzione del numero dei parlamentari in riferimento al M5S. Entrambi questi soggetti sono adesso fuori da un contesto elettorale favorevole al PD ( va ricordato che la Lega è sempre stata decisiva per la vittoria del centro - sinistra, come accadde nel 1996 quando lo "sfilamento" da Berlusconi e la parallela "desistenza" del PRC furono all'origine della vittoria dell'Ulivo: vittoria ottenuta dal punto di vista tecnico e non certo politico come fu dimostrato dalle vicende successive);
4) Nel frattempo si è favorita la crescita dall'astensione (ad esempio con l'istituzione della tessera elettorale in luogo della distribuzione dei certificati e con la riduzione nel numero delle sezioni) cullando l'illusione dell'allineamento ai sistemi delle grandi democrazie occidentali (senza vederne la crisi e senza riflettere sulla trasformazione del nostro sistema politico in coincidenza con il mutamento di natura e di ruolo dei partiti). Sicuramente alla crescita dell'astensione hanno contribuito altri e più importanti fattori: in ogni caso adesso ci troviamo, anche nell'occasione di elezioni legislative generali, alla soglia del 40% di non voto: più o meno la somma dei due partiti più forti (che, in sostanza rischiano di valere ciascheduno più o meno il 15% dell'elettorato, se non di meno, ed è questo un fattore centrale di indebolimento del sistema);
5) La riduzione del numero dei parlamentari e la già citata distorsione voti/seggi potrebbero portare la situazione al limite di una coalizione come quella di centro destra ben oltre la maggioranza assoluta, più o meno sul limite del 63-64% dei seggi stando alle cifre fornite dai sondaggi (nei collegi uninominali centro-destra a 112 seggi, centro-sinistra a 31, M5S a 3, centristi a zero). Se si verificherà questa ipotesi la futura XIX legislatura potrebbe essere caratterizzata da un processo di "sfarinamento parlamentare": una maggioranza così netta potrebbe infatti funzionare da "polo d'attrazione" per parlamentari eletti da altre parti (centristi e M5S in particolare) nel quadro del classico "trasformismo italiano" fino a formare una "coalizione dominante" misurata nei pressi della fatidica frazione dei 2/3.
6) In queste condizioni l'unica ancora di salvezza per il centro - sinistra (e forse per la democrazia italiana) sarebbe rappresentata da un recupero dell'astensione tale da ridurre il fenomeno almeno sotto il livello di guardia del 25%. Non pare però che esistano le condizioni di base per una operazione del genere: gran parte dell'elettorato democratico e progressista (vedi esito del referendum del 2016) è stato trascurato in nome della conservazione delle prerogative dell'autonomia del politico e muoversi in questa direzione ha sempre - storicamente - favorito la destra.

IL MOVIMENTO PACIFISTA
In mostra alla Fondazione Corrente





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