MUSICA
di Angelo Gaccione
La dolcezza
celestiale del clavicembalo.
Se pensiamo al clavicembalo, la nostra mente corre
subito al salotto, a quello degli aristocratici, e alla musica barocca. Al suo
suono tenue e dolcissimo allo stesso tempo, che dà il meglio di sé in ambienti
raccolti, intimi, familiari. Ottimo per quella che chiamiamo “musica da
camera”, ma a me il suo suono ha incantato e continua ad incantarmi soprattutto
in quelle piccole, spoglie chiese antiche, dove il solista (o la solista), non
ha bisogno d’altro per farmi andare in estasi. Per il recitativo o per
l’accompagnamento e la lettura di brani sacri o poetici è perfetto. Non
sovrasta la voce e la voce non lo sovrasta. Nel Concerto n. 2 in mi maggiore
per clavicembalo e archi (BWV 1053) di Bach, ad esempio, nelle parti soliste il
clavicembalo è meraviglioso. Soffre, poverino, quando gli strumenti a corda,
magari 15 violini, 8 viole, 4 violoncelli e 2 contrabassi, come mi è capitato
di recente in una chiesa milanese, fanno irruzione con i lori timbri potenti e
meravigliosi per ricamare le note di Johann Sebastian. L’avrà fatta da padrone
finché il canto poteva dialogare con il suo timbro e con quello di altri strumenti
senza venirne sopraffatto. Ma già il fortepiano lo insidiava allorché le
interpreti di Pergolesi, Crescentini, Zingarelli, Cimarosa, Rossini e dello
stesso Mozart, ai gorgheggi virtuosistici univano una potenza di petto
considerevole. Potenza che divenne esagerata con la sfida all’ultimo sangue dei
tenori nell’opera lirica; con questi urlatori assatanati capaci di far tremare
i vetri di un salone, spegnere le fiammelle di un candeliere con le vibrazioni
delle loro ugole; che cantano e gridano inferociti in questi drammi sanguinari
e strappalacrime fatti di gelosie, tradimenti, inganni, equivoci, guerrieri,
valchirie, dèi, fato e destino… scatenando un oceano di applausi. Una tempesta
furibonda di voci e di cori, una tempesta di note e di furie musicali come
quelle che troviamo in tante opere di Beethoven, per citare almeno uno dei
virtuosi del nuovo strumento, più potente e più squillante che del clavicembalo
farà giustizia: il pianoforte.


