LE FONTANE ARTISTICHE DI
LOANO
di Angelo Gaccione
Le fontane restano una
delle forme più belle e gentili dell’arredo urbano: come gli alberi, come i
giardini, come le aiuole. Le nostre città ne hanno di bellissime, com’è a tutti
noto. Riescono ad essere belle anche quando le amministrazioni comunali le mortificano
piazzandole agli incroci come rotatorie. Sedersi davanti ad una fontana a
guardarne i giochi d’acqua e gli spruzzi è uno spettacolo riposante,
rilassante. Apprendo da una mia interessata lettura che la fontana cinquecentesca che fa bella mostra di sé in Piazza Italia vicino al Palazzo Doria, ora
sede del Comune della cittadina ligure di Loano, un tempo faceva parte di un
vero e proprio viale delle fontane. E così mi sono preso la briga di
andare a vedere e a compierlo questo percorso che, ovviamente, non esiste più,
e ad immaginarmi con la fantasia quanto doveva essere bello e “sonoro”, privo
del rumore ossessivo che ci assedia ai giorni nostri senza requie.
Nei secoli passati i nobili facevano a gara per abbellire lo spazio dei loro possedimenti, e i Doria, signori genovesi, lo fecero anche in questo loro feudo. Si chiama Fontana Giovanna e a farla costruire fu appunto un Doria, Andrea II, figlio di Gianandrea, ammiraglio e principe di Melfi e di Zenobia del Carretto. Un dono all’amatissima moglie Giovanna Colonna discendente della potente famiglia patrizia romana.
In tempi a noi più vicini, Loano ha voluto
arricchire la città di una serie di fontane artistiche e si è rivolto ad alcuni
nomi celebri. Il lungomare di Corso Roma ne contiene tre: Conversazione alla fonte di Bruno Chersicla che ha posizionato sedute
frontalmente sull’orlo due figure, un uomo e una donna, che sembrano intente a
una conversazione. Sono in pietra carsica, alte un paio di metri, e se ti siedi
sul bordo hai l’impressione che anche tu stia partecipando al colloquio.
Un po’ più avanti
c’è la fontana realizzata da Ugo Nespolo dal titolo: In cima al mondo.
In alto, in cima, appunto, lo “stelo” della scultura in bronzo laccato
regge una sfera simbolo del mondo, su cui un bimbo in piedi allunga lo sguardo
verso il mare che gli sta davanti, verso l’orizzonte.
Lungo lo stesso
percorso ci si imbatte nella fontana di Walter Valentini: Le misure, il cielo. Come il titolo suggerisce, la sua scultura in bronzo a
forma di mezzaluna, o di un disco interrotto e che non ha completato la sua
circonferenza, è adagiata al centro della vasca. Dalla base zampillano flutti
d’acqua, mentre il disco porta inciso delle linee che dovrebbero alludere alle
misurazioni dell’universo. Non so se a chi guarda tutto questo risulti evidente
o evochi altro. Io vi ho sostato davanti per un certo tempo, ma senza pormi il
problema del suo significato profondo.
Per trovare la fontana del Nettuno, sempre
di Chersicla, bisogna arrivare fino al porto turistico, mentre per la fontana
di Fulvio Filidei: Vibrazioni
ritmiche loanesi, dovete
spingervi quasi ai confini con Pietra Ligure. Pessima idea. Una fontana non è un
arco di trionfo, non è una torre e non è nemmeno una stele, per poterla mettere
all’ingresso di una cittadina per piccola che possa essere. Il luogo dove viene
posizionata è di fondamentale importanza e deve essere facilmente visibile, fruibile,
per usare una parola tanto abusata e tanto di moda. Solo un cocciuto calabrese
come me poteva prendersi la briga di andarla a scovare in un pomeriggio afoso, con
40 gradi di temperatura e con un sole che picchiava di brutto. Ho dovuto
percorrere un tratto lunghissimo della trafficata via Aurelia, e man mano che
proseguivo chiedevo lumi ai rari passanti che procedevano come me a piedi provenienti
dalla direzione opposta alla mia.
Nessuno conosceva questa fontana, tutti i miei interlocutori ne ignoravano l’esistenza. Con somma sorpresa persino chi abitava il gruppo di case poco oltre da dove poi l’ho individuata. È naturale, la via Aurelia è una strada ad intenso traffico e bisogna tenere gli occhi aperti; in alcuni tratti può risultare pericolosa. Chi vi transita a piedi bada a tutt’altro, figuriamoci chi vi transita in macchina e moto. Non è stata una scelta felice collocarla in un non luogo come questo, anche se i contenuti ed i rimandi potevano avere una giustificazione. Si ispira ad alcuni elementi essenziali del paesaggio loanese: dalle onde marine al riferimento montano; dalla cupola – certamente della chiesa di San Giovanni Battista – alle forme stilizzate delle case. C’è anche il ponte che unisce i due settori della città: il Borgo murato e il Borgo Castello. Si tratta del Ponte di San Sebastiano, ma non si intuisce subito; la scultura non può che procedere per allusioni.
Una gigantesca conchiglia fissata ad una delle estremità del ponte, completa il tutto. La suggestione maggiore questa fontana la offre con il calare del buio, ci dicono. Luci e flusso d’acqua si dovrebbero combinare armoniosamente assieme. Io l’ho trovata priva di acqua e non funzionante, e credo che col buio saranno i fari delle macchine provenienti dai due sensi di marcia, a farla da padrone. L’aiuola intorno presenta escrementi di cani, e l’artista non sarebbe contento di questo trattamento.
La Fontana
delle ore di Sandro Lorenzini impreziosisce via Stella. È una fontana
colorata e originalissima composta da simboli e da corpi geometrici. Gli
spruzzi d’acqua che vi fuoriescono scandiscono un ritmo che qualcuno ha
paragonato allo scorrere del tempo. “Suggestivo orologio ad acqua”, ho anche
letto da qualche parte; ho chiesto lumi ai signori della farmacia lì accanto,
ma non sono riuscito a ricavare granché. Però a mezzogiorno e a mezzanotte
l’acqua esce contemporaneamente da tutti i dodici corpi a colonnine (mi
scuso se non riesco a trovare dei termini più pertinenti) di altezze diseguali,
e vi assicuro che l’effetto non è niente male. In cima ad ogni “colonnina”
l’artista ha posizionato un oggetto, o forse sarebbe meglio dire un simbolo:
c’è una mano aperta, ci sono il sole e la luna, un pesce, una stella, una
nuvola, una fiamma, un uovo, una gallina, un fiore, un vaso e anche un cuore.
Come tutte le
opere d’arte esposte all’esterno, le fontane corrono gravi rischi. Non sono
solo quelli legati alle condizioni atmosferiche, allo scorrere del tempo, al
variare delle stagioni, all’inquinamento. Spesso sono soggette ad atti
vandalici deliberati e a veri e propri sfregi. Sta alla nostra sensibilità e
alla nostra consapevolezza averne cura e preservarle, per tramandare questa
bellezza alle generazioni che verranno. Non è solo un obbligo civile, è
soprattutto un atto di nobiltà.





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