UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

sabato 15 febbraio 2014

Destinazione Italia, arriva il condono tombale per i disastri ambientali
Comitati, movimenti e amministratori locali: SI’ alle bonifiche, NO ai regali per gli inquinatori. Chi ha inquinato deve essere pagato: un condono tombale sulle bonifiche per criminali e aziende senza scrupoli con tanto di regalo di miliardi di euro di fondi pubblici.



Foto di Livia Corona

Il Decreto Destinazione Italia è un vero e proprio regalo per gli inquinatori incalliti che hanno devastato il paese deprimendo l’economia di vaste aree italiane e condannando a morte migliaia di cittadini. Questa è la denuncia lanciata oggi durante la conferenza stampa svoltasi a Roma presso la sala stampa della Camera a cui hanno partecipato rappresentanti del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, del Coordinamento Nazionale Siti Contaminati, degli amministratori dei Comuni ricadenti nei Siti Nazionali di Bonifica (SIN) e della campagna Stop Biocidio di Lazio e Abruzzo. In queste ore è scatta la mobilitazione affinché la norma contenuta all’Art.4 del Decreto sia cancellata. Purtroppo la maggioranza in Parlamento pare sorda agli questi appelli lanciati dai cittadini e dai Comuni che da anni si battono contro gli inquinatori, spesso lasciati soli proprio dallo Stato. Si preferisce tutelare gli interessi di grandi aziende che in questi ultimi anni sono spesso salite, è proprio il caso di dirlo, sul banco degli imputati per gravissimi fatti di contaminazione di acqua e suolo.
In Italia lo Stato ha perimetrato 57 Siti di Interesse Nazionale per le Bonifiche, scesi a 39 con una operazione di riclassificazione artificiosa realizzata con un tratto di penna dal Ministro Clini all’inizio del 2013 senza che le bonifiche, per stessa ammissione del Ministero, fossero realizzate e senza che nessuno a livello ministeriale tra alti funzionari e amministratori nazionali pagasse per tale insuccesso. Taranto, Priolo, Marghera, Terra dei Fuochi, Bussi, Brindisi, Gela, Sulcis, Mantova, Brescia sono solo alcune di queste aree, abitate da milioni di persone, in cui l’Istituto Superiore di Sanità ha accertato, con lo studio “Sentieri”, un aumento esponenziale di malattie mortali stimando migliaia di morti in eccesso.
Con queste premesse ci si aspetterebbe un rilancio delle bonifiche a favore dei cittadini, per recuperare lo “spread ambientale” che ci separa da paesi come la Germania che da anni perseguono la riqualificazione ambientale con il consenso e la partecipazione della popolazione dando nuova vita ai territori destinandoli a parchi, ecomusei, luoghi per attività sportive ecc.
Il Governo Letta, Il Ministro Orlando e la maggioranza hanno invece immaginato di poter “reindustrializzare” questi siti puntando al coinvolgimento degli inquinatori, che potranno ricevere fondi pubblici per qualsiasi tipo d’iniziativa produttiva, anche inceneritori, nuove raffinerie ecc.L’accordo di programma potrà essere formato con soggetti già condannati o sotto processo per reati gravissimi, che riceveranno il sostegno dello Stato.
 Ieri la Camera ha riconosciuto la fondatezza dell’allarme lanciato dai comitati approvando l’emendamento Realacci che rischia però di essere solo la foglia di fico per un provvedimento che resta del tutto inaccettabile. A riguardo emblematica è la posizione espressa dalla Rete Comuni Sin, che raccoglie comuni inseriti tra i Siti di Interesse Nazionale per le bonifiche, per cui l’art.4 è da cancellare tout court. Tale posizione è supportata anche da una valutazione che fa ritenere il provvedimento del tutto inadeguato e controproducente perché inserito nell'ennesimo decreto "omnibus" e non all'interno di una strategia complessiva che miri a rendere realmente più efficace la normativa in materia.
Nello specifico, il denaro pubblico erogato nell’ambito dell’accordo di programma potrà essere assegnato agli inquinatori “solo” per i nuovi investimenti produttivi e non per la parte della bonifica, messa in sicurezza e risarcimento. In realtà si sono accorti che il provvedimento era contrario ai principi del nostro ordinamento e di quello comunitario che prevedono da decenni per l’autore del danno alla collettività il ripristino ambientale e il risarcimento del danno. E’ stata introdotta, quindi, questa precisazione che all’atto pratico sarà di difficilissima applicazione vista la complessità degli interventi, dei calcoli connessi all’attuazione degli accordi di programma e, soprattutto, delle verifiche che dovrebbero essere messe in campo che già oggi latitano da parte del Ministero dell’Ambiente. In ogni caso sarà uno schiaffo per cittadini onesti e popolo inquinato e un guadagno per gli inquinatori. Si vedranno finanziare a fondo perduto o, se va male, con il “solo” credito d’imposta impianti produttivi di ogni genere che avranno anche il riconoscimento di opere di pubblica utilità!  Chi ha la fedina sporca o un curriculum da inquinatore saprà scommettere su interventi sostenibili?
 Il tocco finale è nel comma 6 in cui si prevede addirittura un vero e proprio condono tombale, co-finanziato dagli italiani, per gli inquinatori poiché l'attuazione dell'accordo di programma “esclude per tali soggetti ogni altro obbligo di bonifica e riparazione ambientale e fa venir meno l'onere reale per tutti i fatti antecedenti all'accordo medesimo.” Tutto ciò senza considerare che spessissimo (basti pensare ai casi della diffusione della contaminazione del PCB a Brescia o della diossina a Bussi) la gravità reale dell’inquinamento e il vero importo dei danni si scoprono ad anni di distanza.
Nel Decreto è clamorosa la mancanza di norme per assicurare la partecipazione dei cittadini e la trasparenza dei procedimenti nella formulazione degli accordi di programma. Non hanno neanche previsto la Valutazione Ambientale Strategica che è obbligatoria per piani e programmi. Sarà forse la “sindrome di Dracula”, si ha paura della luce? Bisogna utilizzare miliardi di euro di fondi pubblici europei al riparo dagli occhi di quei cittadini che, nonostante il fumo sprigionato dagli impianti inquinanti…, da anni hanno saputo denunciare reati e innescare inchieste (l’ultima ieri a Bussi, coinvolta la multinazionale Solvay)?
Comitati, cittadini e amministratori ritengono che i fondi pubblici debbano essere impiegati in maniera trasparente per progetti sostenibili realizzati da soggetti che abbiano credibilità e che abbassino la pressione antropica sui siti di bonifica già martoriati, sull’esempio dei paesi più civili, attraverso un Piano Nazionale per le Bonifiche condiviso con comunità, associazioni e movimenti. Gli inquinatori devono solo pagare fino in fondo per i disastri che hanno danneggiato l’economia di un intero paese e città meravigliose come Mantova, Taranto etc.
Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
Stop Biocidio Lazio/Abruzzo
Rete Comuni SIN - Siti Interesse Nazionale per le Bonifiche
Coordinamento Nazionale Siti Contaminati
Associazione A Sud
ISDE Lazio


CAROLI
Una spiritosa parodia in versi di Luigi Caroli
contro i divoratori della città.
"Bosco in città" foto di Livia Corona





Cari amici,
ho lasciato il presidio che in via S.Tomaso, sotto la finestra di Confalonieri
che, bontà sua, cerca di ammansire contro l’inutile e “dannosa” VIA
D’ACQUA, per recarmi alla COMMISSIONE PAESAGGIO.
Nell’attesa ho composto (sette minuti):







PARCHI E PARCHE

Giù le mani dal Pertini;
questo parco è dei bambini.
E di quello delle Cave
voi scordatevi la chiave.

Rovinar Bosco in Città
mostra solo inciviltà
e chi ama correr Trenno
col ditino no fa cenno.

Cambia Sala la tabella?
Porcheria è sempre quella.
Trentanove sono i lochi
a Milan terre dei fuochi.

Vecchie streghe sono le parche.
Di cemento pien bisarche.
Silenziose le assessore,
sotto il trucco v’è rossore.

Fosse almeno di vergogna!
Meno dura sarìa gogna.

Luigi Caroli
BUON COMPLEANNO ARTURO












"ODISSEA" FORMULA AL NOSTRO
COLLABORATORE E AMICO Arturo Schwarz
gli auguri più affettuosi e fraterni per i suoi 90 anni.


Arturo e Linda a Catania


mercoledì 12 febbraio 2014

L'ODIO CRESCENTE PER CERTE PAROLE.
MANTRA, PER ESEMPIO.   
di Antonio Lubrano



Ci sono parole, espressioni fin troppo ricorrenti nella nostra quotidianità, nei confronti delle quali nutriamo ormai un odio crescente. Per l'uso smodato che se ne fa, persino stucchevole. Faccio qualche esempio: riforme, volontà politica, centralità del problema, crescita disordinata, squilibri territoriali, compatibilità del sommerso. E soprattutto mantra. Soffermiamoci su mantra, la troviamo in qualunque editoriale politico. Mantra, secondo il vocabolario, vuol dire “inno, preghiera, formula sacra che viene ripetuta molte volte come pratica meditativa”. Ebbene, che cosa sono queste benedette o maledette riforme che tutti i nostri politici invocano o promettono a ogni ora del giorno da almeno trent'anni? Dei mantra!


In un saggio assai intrigante di Andrea Camilleri e Tullio de Mauro, La lingua batte dove il dente duole (editore Laterza) il padre del commissario Montalbano parla della lingua come strumento di potere. “All'interno della lingua del potere c'è la lingua del potere politico, c'è la lingua del potere burocratico, lingue che diventano delle lingue sacerdotali”. Le espressioni e le parole odiose che ho citato qui sopra appartengono appunto alla lingua del potere. E il linguista De Mauro a sua volta parla di “terrore semantico”, per cui “diciamo occupazione e non persone che lavorano, diciamo imprenditoria e non padroni.”
Mi ha colpito, e persino un po' divertito, la notizia giunta dal Venezuela. Il governo di Nicolàs Maduro, composto di trenta dicasteri si avvale dell'opera di ben centoundici vice-ministri. Uno dei quali, pensate un po', si occupa della “suprema felicità sociale del popolo”. Be', da noi la fantasia ministeriale scarseggia. Però in compenso assicuriamo la felicità sociale con le belle parole, quelle voglio dire che suonano bene ma che non dicono nulla. Anzi, sono subdole perché nascondono un imbroglio. Parole bugiarde.
Negli ormai lontani anni di “Mi manda Lubrano” (90-97), di fronte alle trappole quotidiane che i telespettatori mi segnalavano, non ho fatto altro che scagliarmi contro i furbi e i truffatori, a qualsiasi livello. Vorremmo vivere in un paese normale, dicevo, dove le parole siano sempre trasparenti, senza subire fregature a ogni piè sospinto, sia dai politicanti che dai furfantelli da fiera col loro gioco delle tre carte. 


Ebbene, per quel che può valere, le lettere che pervenivano in redazione, eco di oltre cinque milioni di spettatori, erano incoraggianti per il consenso che manifestavano. Un bagliore di speranza.
Quindici anni dopo, però, il paese normale è ancora un miraggio. Anzi, i furbi risultano in aumento, come le parole  bugiarde. Siamo travolti dalle bugie.
Si pensa subito a Pinocchio, al suo naso che si allunga a dismisura. Chi di noi non ne dice? Qualche anno fa una ricerca condotta su un campione di mille persone tra i 15 e i 79 anni, stabilì che il 45% degli adulti italiani dice bugie. Tre milioni e 800mila bugie al giorno. Come avranno fatto questo calcolo, Dio solo sa...


Viviamo, ad ogni modo, in una foresta di nasi lunghi. Trionfa la dissimulazione. Ossia la capacità di tenere nascosta la verità, di alterarla. E chi sono i più bravi nel dissimulare? Dalla già citata ricerca si apprese che il 72% degl’italiani indicava i politici (persino troppo facile), senza distinguere i corretti dai corrotti. Con percentuali di molto inferiori seguivano poi i commercianti e i pubblicitari. Stranamente nella classifica non c’era traccia degli innamorati.
Il guaio è che ci siamo assuefatti agli scandali, alle ruberie e  alle bugie. Così molti di coloro che usano la lingua del potere possono continuare a fare il loro comodo sicuri che non pagheranno mai pegno.



 I MASSACRATORI PREMIATI
Federico Aldrovandi















Roma. Federico Aldrovandi è morto il 25 settembre 2005, a soli 18 anni. Quel giorno il corpo di Federico è rimasto sulla strada dalle 6 di mattina alle 11, quando la polizia avvisò i genitori. Federico era sfigurato dalle percosse e sui suoi vestiti si aprivano larghe macchie di sangue. I poliziotti, poi condannati in via definitiva per eccesso colposo in omicidio colposo tentarono di depistare, dicendo che Federico si era ferito da solo sbattendo la testa contro i pali della luce. Eppure adesso sono tornati in servizio, dopo aver provocato ben 54 lesioni sul corpo di Federico portandolo alla morte.
I medici hanno dichiarato che Federico aveva lo scroto schiacciato, una ferita lacero-contusa alla testa e numerosi segni di percosse in tutto il corpo.
Hanno ucciso a mani nude e con i manganelli un ragazzo di 18 anni. Hanno aspettato 6 ore per avvisare la famiglia. Hanno disinformato, omesso, mentito. A causa dei depistaggi hanno avuto una condanna per un omicidio che di colposo non ha niente. La sicurezza dei cittadini non può essere affidata a chi si è reso responsabile di questo orrore.
Chiediamo pertanto che quei poliziotti non siano mai più nella posizione di poter fare ancora ciò che già hanno fatto.
Non hanno mai chiesto scusa, non si sono mai mostrati addolorati per aver tolto la vita a Federico. Ora possono tornare, armati, a svolgere un servizio istituzionale delicato come quello della gestione dell’ordine pubblico. Ciò è ingiusto.
Dobbiamo continuare a pensare che un'altra polizia è possibile. Dobbiamo continuare a pensare che mai più un cittadino possa subire un controllo di polizia così brutale da esserne ucciso e possa entrare in contatto con apparati così reticenti e omertosi da depistare e insabbiare le indagini. Chiediamo di sapere quale sia stato l’esito del procedimento disciplinare a carico dei quattro poliziotti. E chiediamo che siano messi a svolgere un servizio che non preveda, né ora né mai, alcun contatto con il pubblico. Chiediamo che vengano disarmati e messi nelle condizioni di non nuocere più ad alcuno.
Il 15 febbraio prossimo a Ferrara si terrà la manifestazione Nazionale #ViaLaDivisa con appuntamento alle ore 14 in via Ippodromo.

Luigi Manconi 


FARE L’INDIANO
Pensieri forse oziosi e forse no
Su di un detto popolare di grande attualità
 di Paolo Maria Di Stefano
Foto di Paolo Maria Di Stefano



















“Fare l’indiano”
“Ce l’ho”
Ricordo di una scenetta impostata su di un personaggio che coltivava l’hobby della collezione di proverbi e dei modi di dire.
Quasi la preistoria del cabaret. Almeno credo.
I vecchi adagi e i detti della tradizione popolare, riconosciuti come “pillole di saggezza” da non dimenticare, hanno da sempre significati alcune volte assolutamente chiari, altre volte accettati in modo acritico e citati senza essere compresi a fondo, quasi una voce dell’istinto.
Vi è mai capitato di capire d’improvviso, quando meno ce lo saremmo aspettato, il significato recondito di una parola, di una espressione, di un detto popolare?
A me sì.

“Non tutto il male viene per nuocere” è un esempio. Non si tratta di una mera manifestazione di ottimismo, quasi espressione consolatoria e d’un’ombra di speranza. Significa qualcosa di molto più concreto: un invito a guardare a fondo il fenomeno per scoprirne i lati positivi che in qualche modo illuminano quelli giudicati negativi e per qualche ragione evidenziati dalle circostanze di tempo, di luogo, di ambiente.
E allora, la vicenda dei nostri due militari ostaggi in India di una giustizia al confronto della quale la nostra appare fulminea ha, intanto, proprio il vantaggio di dimensionare le critiche di cui da più parti gli italiani fanno oggetto il nostro sistema giudiziario e l’attività dei nostri giudici.
Che è tutt’altro che un male, dal momento che ogni critica, ogni giudizio emesso sull’onda dell’immediato sono probabilmente dimensionati in modo scorretto, per difetto o per eccesso.
E chi ci può assicurare che il comportamento dei magistrati indiani non sia (anche) un modo per comunicare l’invito ad esaminare meglio la situazione, ad approfondirne ogni aspetto in modo tale da consentire alla giustizia di svolgere il compito che le è proprio?

Con qualcosa in più. Gli indiani rivolgono questa esortazione innanzitutto a se stessi, anche in forza di un altro vecchio adagio, “presto e bene raro avviene”, quando si tratta di assumere decisioni importanti, quali quella di individuare correttamente la materia e quindi la o le norme che ad essa si possono o si devono applicare. In questo caso, è bene non aver fretta. Meglio pensare e ripensare e costruire quella certezza che, proprio perché “certa”, ridurrà al minimo le probabilità di errore.

E Giustizia – quella con la “G” maiuscola – sarà fatta.

D’altra parte, non è forse vero che “la libertà è una questione di limiti”?  E dunque, che senso hanno le critiche di coloro che sembrano stigmatizzare il comportamento di uno Stato che tiene prigionieri due militari, quando si pensi che la limitazione oggi imposta alla loro libertà è nulla di fronte alla possibilità di un ergastolo o, addirittura, della pena di morte?
Che sono, entrambi, limiti ben più pesanti.

Foto di Paolo Maria Di Stefano














Dice: ma mentre per l’ergastolo un rimedio è sempre ipotizzabile, la morte non ha vie di uscita.
Balle. E la reincarnazione, allora?
La morte è simile ad una condanna a termine da scontare altrove, con un effetto non trascurabile: il colpevole si reincarnerà in un essere inferiore; l’innocente, in uno superiore.

E ancora una volta Giustizia – quella con la “G” maiuscola - sarà fatta. Per di più, con l’intervento diretto di Dio.

In pratica: se colpevoli e condannati a morte, i militari italiani rinasceranno nella casta – se va male- dei “paria”, dei servi; se va bene, in quella dei cittadini liberi. Se innocenti, le probabilità di rinascere come facenti parte della casta dei guerrieri o addirittura dei bramini non sono assolutamente trascurabili.
Corollario: ma siamo proprio sicuri che i giudici indiani non vogliano condannare a morte i nostri militari perché convinti – i giudici- di far loro un piacere? Sono innocenti? Rinasceranno al vertice della società!
Dice ancora: sì, ma si tratta di italiani, e dunque di appartenenti ad una società diversa da quella indiana, e ad una fede diversa dall’induismo...
È vero, ma volete mettere il vantaggio di rinascere come indiani, e quindi al vertice delle civiltà mondiali?

Sarà, ma frattanto da oltre due anni non si riesce a capire bene di che cosa i militari potrebbero essere accusati.
E allora? Non è forse vero che “il tempo è un grande medico?” Perché “alla lunga tutto si risolve”. E non solo, a pensarci bene.
Un medico, per diventare “grande” ha bisogno di anni di studio e di altri anni di esperienza. Perché per un giudice dovrebbe esser diverso? Anche un giudice, per “fare Giustizia” (sempre quella con la “G” maiuscola), ha necessità di studiare per anni e di aggiungere decenni di esperienza e di pratica.
E non é forse vero che le aspirazioni di ogni individuo sono, se ammalato, di essere curato bene; se imputato, che la Giustizia trionfi ?
E allora, che aspetti!

Ma non è finita.
C’è ancora che un giudice deve essere assolutamente super partes, e non è possibile dubitare che per essere oggettivi i casi sono sostanzialmente due: si ascoltano e si discutono le opinioni di tutti, oppure ci si isola, possibilmente su di un albero oppure in un eremo, in modo che il molesto vociare della gente non turbi il lento e costruttivo elaborare del pensiero vincente.

Nel primo caso – ascoltare- il formarsi di un’opinione oggettiva è reso problematico e difficile, perché se è vero – e lo è – che quot homines tot sententiae, come anche da noi insegnavano i padri latini, sarebbe assolutamente impossibile conoscere tutte le opinioni in materia, e dunque i casi sarebbero ancora due: o tutto va all’eternità, oppure alcune (molte) opinioni non potrebbero essere ascoltate e tanto meno valutate, e dunque la Giustizia stessa sarebbe messa in forse.

Nel secondo caso – isolarsi - meditare su di un albero o in un eremo implica comunque non solo un periodo non breve di “acclimatazione” fisica, ma anche il tempo per “fabbricare il pensiero e la convinzione”. Il tutto complicato, soprattutto se si sceglie l’albero, da problemi di equilibrio anche fisico non del tutto trascurabile. Figuriamoci dunque cosa accadrebbe se i giudici indiani in ritiro su di un albero dovessero anche ascoltare e meditare sulle opinioni di stranieri, italiani o europei che siano!

Foto di Livia Corona
Che suona anche come avvertimento ai nostri: se un giudice indiano decide di ascoltare le voci di noi italiani o – peggio – di noi europei o - peggio ancora - del resto del mondo che noi definiamo occidentale, potrebbero passare secoli…!  D’altra parte, Simeone lo Stilita il Vecchio – che è uno dei nostri santi – trascorse trentasette anni su di una colonna, con un problema in più: non bastandogli, per esser lasciato in pace, quattro metri di altezza, si dovette occupare di sopraelevare la colonna fino a raggiungere i quindici metri. Pare.


Come pare che abbia detto alle donne – per le quali in terra non godeva di particolare simpatia (sempre “pare”!)- “ci vedremo nell’altro mondo”. E allora, perché censurare i giudici indiani dei quali è sempre possibile ipotizzare non solo l’emissione di una sentenza diciamo tra trentasette anni, ma anche che siano l’espressione coerente di una civiltà che risponde alle donne – che in India si dice siano violentate una ogni venti minuti – che chiedono giustizia “ne parleremo nell’altro mondo”.
O no?

Dunque, “fare l’indiano” vuol dire essere talmente saggi da riuscire a non ascoltare nessuno, dare a se stessi il tempo di pensare e di approfondire e di concludere, riconoscere che anche il tempo ha bisogno di tempo e che il tempo degli uomini è nulla a confronto dell’eternità.

E immagino che i giudici indiani in qualche modo si siano isolati non su di una colonna – pessima e pericolosa abitudine dei popoli occidentali – ma più tradizionalmente su di un albero, in qualche modo più sicuro e confortevole. Comunque, su di una colonna o su di un albero, il pericolo è che il supporto per qualche ragione possa cadere, mettendo così a repentaglio la vita stessa dei santoni e degli stiliti di turno.
E allora, ecco la preoccupazione dei giudici che si occupano dei nostri militari: che si tratti di terroristi, inviati da uno Stato, terrorista a sua volta, con il compito di tagliare l’albero, così colpendo uno dei capisaldi della società indiana?

Legittimo dubbio, e forse anche giustificato terrore. Ma alla verità i giudici arriveranno tra qualche anno, forse tra molti anni. Nel frattempo, rassicurano noi italiani: “ci stiamo pensando, e alle idi di febbraio del 2014 vi comunicheremo le conclusioni. Tutti coloro che vorranno ascoltarle saranno i benvenuti. E se non saremo ancora convinti, vuol dire che stiamo pensando, e probabilmente decideremo alle calende di maggio. E voi ne avrete vantaggio, dappoichè avrete la possibilità di approfondire la conoscenza del nostro Paese e della nostra gente.”

E il loro senso della signorilità li spinge a non sottolineare che, nell’attesa non tanto e non solo di una sentenza, ma di una imputazione e dunque del riferimento ad una legge precisa, anche il turismo indiano ne beneficia. Perché più il processo “di pensiero” è lungo, e più esso dura, più si parla dell’India; più si parla dell’India, più si fa pubblicità; più pubblicità si fa, più aumentano le probabilità di fare affari.
Gli indiani sembrano credere fermamente ad una delle più grandi stupidaggini sostenute dai pubblicitari, appunto, e da qualche economista di bocca buona: se ne parli, magari anche male, purché se ne parli! E poiché essi – gli indiani- sono saggi, lasciano che a parlare siano gli altri.

Loro fanno gli indiani. Appunto.

Una nota importante: sembra che “fare l’indiano” affondi le sue radici nel comportamento degli indiani d’America, e che dunque l’estenderlo agli indiani dell’India possa esser considerato un’indebita e gratuita estensione a popolazioni e civiltà e culture tra di loro diversissime. Solo in apparenza, però, perché nella realtà il concetto di eternità e quello di tempo sono assolutamente comuni all’essere umano in quanto tale, e per tutti gli esseri umani il trascorrere del tempo sembra la più concreta speranza di sistemazione delle cose.

Sarà per questa consapevolezza che delle reazioni “occidentali” e in particolare italiane si parla in termini esclusivamente teleologici, senza peraltro concretarne e descriverne neppure una?

In una commedia di Eduardo, il figlio in tono minaccioso avverte “mo’ vidimm int’a sta casa!..” suscitando la reazione di Eduardo in un’irata domanda: “c’avimm  a vede’?”. Sembra l’atteggiamento dell’Italia e – in parte, ma solo in parte – dell’Europa: “mo' vidimmo!”, al quale gli indiani non chiedono neppure cosa si dovrebbe vedere.

Fanno gli indiani.

Foto di Paolo Maria Di Stefano

















È probabile che gli indiani non avrebbero cambiato atteggiamento se noi e l’Europa avessimo indicato esattamente che cosa l’India dovrebbe aspettarsi in caso di applicazione della legge antiterrorismo e soprattutto in caso di condanna.  Senza contare che il tempo trascorso di sostanziale privazione della libertà dei nostri militari già di per sé richiederebbe una ritorsione.
Il problema sta, forse in una “contraddizion che no'l consente”: da noi “la vita è sacra”, ma cosa volete che sia la vita di due militari, per di più esponenti di un Paese che va perdendo anche il diritto all’iniziale maiuscola, di fronte alle esigenze dell’economia?
Che è una opportunità per dare un contenuto a quel  “mo’ vidimm” che andiamo ripetendo: una Europa (ed una Italia) che si rispetti a questo punto potrebbe troncare ogni rapporto economico con un Paese – l’India- che chiaramente dimostra di non rispettare l’Italia e neppure l’Europa, spingendosi fino ad accusarle di terrorismo.
Ma vogliamo, per una volta, metter da parte gli interessi di bottega e attuare sanzioni che convincano l’India a chiedere scusa?
Scuse dovute, io credo, ad un Paese che è stato costretto a difendere le proprie navi dai pirati dai quali l’India non riesce o non vuole liberare i mari di competenza, e i cui militari sono stati attirati in India con l’inganno, approfittando della buona fede di chi sa di compiere il proprio dovere e crede nella educazione e nel rispetto reciproco.
Che è una delle debolezze della democrazia e, forse, anche un elemento di stupidità.










STA RITORNANDO
Cari avaaziani,



In queste ore il Parlamento potrebbe approvare la legge elettorale Renzi-Berlusconi che darebbe a Berlusconi la più grande opportunità di sempre di tornare presidente. Clicca subito per impedire questa ennesima assurda risurrezione: In queste ore il Parlamento potrebbe dare a Berlusconi la più grande opportunità di sempre di tornare presidente, ma bastano pochi parlamentari per impedire questa drammatica risurrezione e se agiamo subito li possiamo portare dalla nostra parte. Il patto elettorale Renzi-Berlusconi è folle: gli ultimi sondaggi dicono che darebbe a Berlusconi alte probabilità di conquistare l'intero Parlamento. Inoltre continuerà a negare a noi cittadini il diritto di decidere chi siede in Parlamento e farà fuori ogni possibilità che nuovi movimenti entrino nelle istituzioni, blindando lo status quo. Non è quello di cui l'Italia ha bisogno. Ma ora sempre più parlamentari stanno facendo resistenza, e se ci facciamo sentire subito possiamo convincere i pochi indecisi di cui abbiamo bisogno per impedire questo accordo. Il voto decisivo potrebbe essere già in queste ore: clicca subito per firmare e non appena raggiungeremo le 100mila le consegneremo pubblicamente ai parlamentari chiave per far aumentare la pressione su di loro:
http://www.avaaz.org/it/italy_electoral_law_h/?bhvKTcb&v=35701
L'affluenza alle urne degli italiani sta crollando perché non ci fidiamo più della nostra politica, e una delle ragioni principali è che non possiamo neppure scegliere i nomi di quelli da cui siamo rappresentati. L'attuale accordo Renzi-Berlusconi, con le sue liste bloccate, semplicemente non risolve il problema. Inoltre è chiaramente una trappola di Berlusconi: è cucita perfettamente attorno ai numeri che gli danno gli ultimi sondaggi per permettergli di ottenere una facile vittoria. È un incubo e lo dobbiamo scongiurare.
Renzi dice che ne abbiamo bisogno per la stabilità, ma quello che sta succedendo è esattamente l'opposto: in questi giorni media stanno riesumando decine di piccoli partiti fasulli che renderanno un completo caos qualsiasi nuovo Parlamento. Allo stesso tempo la legge farà a pezzi le possibilità di qualsiasi vero nuovo movimento che voglia cercare di farsi rappresentare in Parlamento, con uno sbarramento dell'8% impossibile da raggiungere: esperti costituzionalisti, tra cui Stefano Rodotà, sostengono che questo, assieme al facile premio di maggioranza pro-Berlusconi, la potrebbero rendere addirittura incostituzionale.
Il dibattito alla Camera è iniziato proprio ora e possiamo essere fondamentali per convincere i pochi ulteriori parlamentari necessari per conquistare gli emendamenti che potrebbero cancellare l'accordo e darci la legge elettorale dei cittadini di cui l'Italia ha bisogno. È fondamentale, firma ora e condividi con tutti:
http://www.avaaz.org/it/italy_electoral_law_h/?bhvKTcb&v=35701
Con oltre 1,7 milioni di membri in Italia, la capacità di Avaaz di incidere per ottenere decisioni che tutelino gli interessi e la volontà di tutti i cittadini sta crescendo enormemente. Tramite le nostre azioni in grado di finire sulle prime pagine di tutti i giornali e la pressione focalizzata sui parlamentari chiave, solo alcuni mesi fa siamo stati importantissimi per ottenere il voto palese con cui poi Berlusconi è stato espulso dal Senato. Ora questa comunità può essere di nuovo fondamentale per fare in modo che un condannato in via definitiva resti per sempre fuori dalle nostre istituzioni, e per ottenere una legge elettorale che ci permetta di scegliere davvero chi ci rappresenta.
Con speranza e determinazione,
Luca, Luis Dalia, Aldine, Alice, Ian e il resto del team di Avaaz

ULTERIORI INFORMAZIONI

Italicum, c’è chi dice no. Associazioni e giuristi: “Fermatevi, è incostituzionale” (Il Fatto Quotidiano)
http://tv.ilfattoquotidiano.it/2014/02/02/italicum-ce-chi-dice-no-giuristi-e-associazioni-fermatevi-...
Legge elettorale, l’ex premier Monti attacca :«Il patto sull’Italicum un regalo al Cavaliere» (Corriere della Sera)
http://www.corriere.it/politica/14_febbraio_06/legge-elettorale-l-ex-premier-monti-attacca-il-patto-Vendola: ''Italicum servito a Berlusconi per tornare sulla scena'' (La Repubblica)
http://video.repubblica.it/dossier/legge-elettorale-referendum-no-porcellum/vendola-italicum-servito...
Sondaggi elettorali: con l’Italicum vincerebbe il centrodestra (FanPage)
http://www.fanpage.it/sondaggi-elettorali-con-l-italicum-vincerebbe-il-centrodestra/
Italicum, primo sì alla Camera. Si ricomincia l’11 febbraio (L’Espresso)
http://espresso.repubblica.it/palazzo/2014/01/31/news/italicum-si-votano-le-pregiudiziali-e-dopo-il-salva-lega-spunta-il-salva-sel-1.150726
Legge elettorale, scoglio voto segreto (La Stampa)

http://www.lastampa.it/2014/01/31/italia/politica/legge-elettorale-scoglio-voto-segreto-8HxwrFPJ4U4ja4CH3y04bO/pagina.html



PREMIO MONTESSORI 12° edizione
“FAVOLANDO


     Nella foto "Stella" la vanitosa

Concorso itinerante per bambini
Anno scolastico 2013/2014
Progetto: Laura Margherita Volante

LINGUAGGIO ESPRESSIVO:
PER RITROVARE LA BELLEZZA DELLA PAROLA

  “Evitare i conflitti è opera della politica,
costruire la pace è opera dell’educazione” 
(Maria Montessori)

FINALITÀ
Proporre modelli educativi alternativi che siano validi, estensibili e che portino le nuove generazioni al superamento dell’aggressività individuale e sociale, frutto di incertezze, di paure e, di conseguenza, credere in un futuro che sia un intreccio di giustizia con certezze e valori. Impegno educativo  talmente urgente da passare subito a strategie pratiche che lavorino sulla potenzialità creativa dei bambini fin dalla più tenera età. I bambini, infatti, sono dotati di straordinarie potenzialità e di molteplici risorse affettive, relazionali, sensoriali, intellettive che diventano lo specchio del contesto culturale e sociale. Lo specchio deformato del mondo deve diventare la messa a fuoco di un viaggio interiore che si espande in orizzonti di luci, di colori, di speranza. Il bambino e l’adolescente possiedono molti linguaggi, svariati modi di pensare, di esprimersi, di capire, di incontrare l’altro attraverso pensieri ed esperienze, su cui la vita si manifesta e la conoscenza viene costruita. I linguaggi sono da intendersi come disponibilità che si trasformano e si moltiplicano, nella cooperazione e nell’interazione, tra bambini e tra bambini e adulti. Il momento pedagogico è fondamentale perché educa ai valori offrendogli una modalità di controllo sulle proprie pulsioni per sviluppare abilità e competenza sociale nel comunicare i propri stati d'animo, sentimenti ed emozioni. Sarà compito dell'insegnante far sì che venga colta “la morale della favola” per poterne fare un proprio strumento di educazione. La profonda valenza educativa della favola quindi sta nel fatto che, attraverso l'immaginazione, il bambino sa cogliere un mondo diverso e migliore di quello in cui vive.
Immedesimandosi nel protagonista portatore di morale, i partecipanti potranno conoscere il senso del bene e del male.

  OBIETTIVI FORMATIVI
1)SAPER COMUNICAREC IL VALORE DI SE’ E DEGLI ALTRI;
 2) AVVIARE ALLA CONOSCENZA DI SE STESSI;
3) EDUCARE AI RAPPORTI NELLO SPAZIO DI RELAZIONE CONSAPEVOLE;

4) EDUCARE ALLA GIUSTIZIA E  ALL’UGUAGLIANZA NELLA DIVERSITA’;
5) CONOSCENZA:  NOI CONTRO LA VIOLENZA;
 6) TENDERE ALLA CONQUISTA DEL LINGUAGGIO NEL FLUIRE DELLA CONVIVENZA, ATTRAVERSO COMPORTAMENTI ED AZIONI ;
7) SVILUPPARE LA CONSAPEVOLEZZA, ATTRAVERSO IL DIALOGO, SUL SIGNIFICATO DELLE PAROLE E SUL LORO PESO COMUNICATIVO;
ITER:
Il concorso si prefigge di segnalare quelle opere creative della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado che, con una fiaba o favola, illustrata e scritta, contribuiscano a sviluppare la relazione con se stessi e con gli altri con l’acquisizione di stili comunicativi nel riconoscimento e nel rispetto dell’altro/persona.
Le opere selezionate per originalità e coerenza al tema del bando (una per sezione) verranno pubblicate e successivamente distribuite nelle biblioteche per ragazzi; le altre segnalazioni di merito saranno pubblicate sul sito www.montessoridesigne.it . Le opere dovranno avere caratteristiche tali da poter essere pubblicate nella parte scritta e nella parte grafica.
Tale percorso si attuerà con la collaborazione e il patrocinio della Regione Marche, dei Comuni e degli Enti preposti alla formazione di una coscienza civile e democratica, di scambio culturale, per un’educazione alla pace.
ORGANIZZAZIONE:
Il Progetto è promosso e organizzato dalla Fondazione Chiaravalle-Montessori  Piazza Mazzini n. 10, 60033 Chiaravalle (AN). Telefono : 0719499296 e-mail: info@mariamontessori.it
REGOLAMENTO
1)         La partecipazione al Concorso è gratuita e aperta a tutti i bambini delle Scuole dell’Infanzia e agli studenti delle Scuole Primarie e Secondarie di 1° grado.
2)         Ogni bambino, studente o classe può partecipare con una singola creazione, fiaba o favola, illustrata e scritta, inedita, mai segnalata in altri concorsi, in formato elettronico e scritta a mano.
Ogni elaborato pervenuto deve essere accompagnato da un file di testo (word) che riproduca il testo ideato dai bambini. Tale file deve essere inviato via e.mail alla Segreteria organizzativa: info@mariamontessori.it
3)         Allegata agli elaborati deve essere consegnata la scheda di partecipazione come in calce al presente regolamento.
Gli elaborati, completi di scheda di partecipazione, devono pervenire alla segreteria organizzativa del Premio entro, e non oltre il 31/03/2014.
4)         La non osservanza di quanto indicato nei precedenti articoli può comportare l’esclusione dal concorso.

5)         Le opere inviate non saranno restituite. Il risultato finale sarà comunicato agli interessati e sarà divulgato tramite sito internet della Fondazione Chiaravalle Montessori www.montessoridesign.it e altri canali di comunicazione on-line.
6)         La Commissione, attraverso un attento esame delle opere, stabilisce una graduatoria utilizzando i seguenti criteri di valutazione: presentazione grafica, narrazione e aderenza al tema del Concorso.
7)         Le opere selezionate, ed eventualmente segnalate, dalla Commissione saranno pubblicate come da iter sopra descritto, a cura della Fondazione Chiaravalle-Montessori. Notizia della pubblicazione sarà diffusa nelle scuole su scala locale, nazionale ed internazionale.
8)         La cerimonia di premiazione avverrà secondo una procedura successivamente comunicata nel rispetto del progetto itinerante che si prefigge di incentivare gemellaggi fra scuole, anche di diversi paesi.
9)         La Commissione esaminatrice è costituita da un presidente e da almeno 5 giurati di riconosciuta fama in ambito pedagogico, artistico e culturale.
10)       Il giudizio della Commissione è insindacabile e inappellabile e la partecipazione al concorso implica la piena e assoluta accettazione del presente regolamento.








domenica 9 febbraio 2014

La memoria oltre la memoria
di Giovanni Bianchi

Senso della memoria
Il discorso sulla memoria si muove in epoca moderna lungo un itinerario dotto e filosofico che va da Heidegger a Paul Ricoeur. È un percorso invece ignorato dalla politica tutta data nelle immagini e nelle mani di un presenzialismo onnivoro. Resiste ancora negli ambiti residui di una cultura storica e politica che non rinuncia alla propria vocazione. In chi insomma pensa che bisogna essere ricchi del passato per guardare al futuro.

Momento cruciale di una verifica in tal senso è risultato il giorno della memoria. Un tempo non sprecato per ritornare sui temi della svolta del Congresso 2012 della Anpc tenutosi a Metanopoli, in omaggio al ricordo fondante di Enrico Mattei. Con una decisione che per guardare al passato con gli occhi del futuro apre alle nuove generazioni attraverso un accordo con le Acli per costituire i "Gruppi di lavoro Resistenza e Costituzione", dove l'esigenza di tramandare la memoria ai giovani si coniuga con quella di introdurre nell'organizzazione nuove e più fresche energie. Per tutte le associazioni partigiane infatti il confronto impari continua ad essere quello con l'anagrafe. (...)
Leggi tutto l'articolo di Bianchi nella Rubrica "Segnali di fumo" 
QUAL È IL BERUF DEI POLITICI CONTEMPORANEI?
 di Fulvio Papi

Beruf è una parola che si trova negli scritti politici di Max Weber e che un tempo (non so adesso) qualsiasi studente del primo anno di discipline politico-filosofiche sapeva tradurre con professione-vocazione, sapendo anche che la traduzione irrigidiva nel significato italiano quel tanto di impegno vitale che ha nella sua origine filosofica. Ricordo anche che tanti anni fa un filosofo, molto valido per la sua qualità intellettuale, anche se oggi, a mio gusto, troppo impegnato a tenzoni mediatiche che non aggiungono nulla al suo livello mentre promuovono degli imbecilli nella considerazione pubblica, mi disse: “Vorrei conoscere il Beruf degli attuali uomini politici”...
(Leggi tutto l'articolo nella Rubrica Agorà)
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